giovedì 4 gennaio 2024

Viaggio nella storia dei significati: La sacralità della vita e la sua rappresentazione del sangue

Immergiamoci in un viaggio di comprensione e analisi, esplorando il paragrafo 11 dell'opuscolo dei Testimoni di Geova sul problema del sangue. Un'affascinante riflessione ci porterà a esaminare Genesi 9:4-6 e il significato ancestrale che gli antichi ebrei attribuivano al sangue. Scopriamo insieme le connessioni tra vita, anima e la proibizione del consumo di sangue, esplorando le sfumature tra interpretazione moderna e antiche credenze

Ora preliminarmente per il Testimone di Geova in genere non prendere la trasfusione di sangue viene più visto come una soluzione che non un problema. In questo opuscolo l'organizzazione tenta di affrontare l’argomento cercando di trovare una base logica convincente. Nel paragrafo 11 dopo una breve disamina sull'argomento si cerca di descrivere la base biblica che descriva il pensiero di Dio sul sangue e il suo uso. Leggiamo

11 In primo luogo, il Creatore provvedeva una regola dietetica in un tempo in cui il genere umano stava avendo un nuovo inizio. (Confronta Genesi 1:29). Tuttavia, Dio mostrò che nell’uccidere animali per cibo vi era implicata più che la dieta. Questo accadeva perché il sangue di una creatura ne rappresentava la vita o anima. Perciò alcune traduzioni della Bibbia rendono Genesi 9:4: “Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue”. — La Bibbia di Gerusalemme; Versione Riveduta.
Come ci conferma l'organizzazione stessa, il comando descritto in Genesi 9:4 di astenersi dal sangue nasce da una regola dietetica e già qui ci sarebbero tanti dubbi da dover affrontare, perchè ancora adesso gli ebrei ultraortodossi intendono esattamente ma solo in questo modo, il versetto in questione. Ma notiamo il salto logico successivo quando viene interpretato Genesi 9:4 dove si crea la relazione fra la vita e il sangue. La scrittura dice:

Genesi 9:4: “Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue”.

In questo versetto è piuttosto evidente che il nostro antico scrittore biblico aveva un idea precisa sul significato di vita e sangue. La relazione fra il sangue e la vita è stretta e non figurativa o "rappresentativa". Così come si spiega in Deuteronomio ripetendone il concetto ma anche spiegando bene il motivo della scelta dietetica.

Deuteronomio 12:23 Però, sii fermamente deciso a non mangiare il sangue,+ perché il sangue è la vita,*+ e tu non devi mangiare la vita* con la carne

Come si può notare però nel paragrafo precedente dell'opuscolo c'è un elemento di ambiguità perchè l'interpretazione del versetto viene spiegata in modo diverso.
Questo accadeva perché il sangue di una creatura ne rappresentava la vita o anima
Per l'organizzazione il sangue è un elemento rappresentativo e simbolico della vita. Il sangue ha la vita o rappresenta la vita? Prima di rispondere a questa domanda visto che abbiamo preso spunto da una scrittura biblica potrebbe essere utile chiedersi: Quale opinione aveva quell'antico scrittore sul sangue? Siamo in grado di rispondere a questa domanda?

Nella voce di riferimento "Sangue nella religione" leggiamo testualmente da wikipedia, come concepivano la natura del sangue le antiche civiltà, notate il riferimento al potere magico:

Secondo la concezione comune delle religioni dell'antichità, il sangue è simbolo di vita; esso conterrebbe una forza vitale che agisce con un potere magico.[1][2]

In un'altro sito di riferimento leggiamo riguardo alla consapevolezza che avevano gli ebrei del sangue.

Nella Bibbia ebraica, l'identificazione del sangue (dām דם; plurale, dāmîm דמים) con la “vita” o forza vitale (nepeš נפש) in diversi testi biblici fornisce la base logica per la proibizione del consumo di sangue con carne (ad esempio, Gen 9:4; Lev. 17:10-14; Deut. 12:23-24), ma solo una volta questa identificazione sangue-vita è esplicitamente collegata alla manipolazione rituale del sangue sacrificale (Lev. 17:11)

https://www.oxfordbibliographies.com/display/document/obo-9780199840731/obo-9780199840731-0148.xml 


Notate il riferimento della base logica che hanno utilizzato per far capire il principio morale che gli ebrei avrebbero dovuto poi rispettare. Non era una semplice astensione dietetica ma aveva un suo processo logico che era descritto in modo chiaro. L'idea sostanziale di quel tempo era che nel sangue c'era l'anima del essere vivente, ed era quella in realtà che non poteva essere mangiata perchè considerata di proprietà di Dio. 
Se a quell'ebreo (antico) qualcuno gli avesse spiegato che il sangue non è altro che una forma tessuto corporeo simile quindi per caratteristiche alla pelle o muscoli che lo compongono e che non conteneva l'anima della persona non avrebbe avuto nessun problema a evitare questa regola dietetica.
Il ragionamento che facevano in quel tempo sul sangue e sul suo uso ovviamente non era frutto di analisi scientifica ma era il risultato di una serie di relazioni empiriche che le persone facevano e che legavano in una relazione biunivoca il sangue alla capacità dell'essere vivente di avere la vita.

In tutte le religioni dell'epoca il sangue aveva un forte significato ritualistico connesso alla concezione che si avevano sulla natura della vita. Prendiamo spunto da una interessante pagina web sull'argomento che ci fa vedere come sempre nella visione ebraica l'intera umanità abbia origine dall'unione fra la terra e il sangue.

Nella Genesi, la parola ebraica “DAM”, significa “sangue”, e condivide una radice linguistica con Adamo. Questa comunanza porta a svelare la visione teologica della natura dell'umanità. Il nome “Adamo” è anche strettamente legato alla parola ebraica “ADAMAH”, che significa “terra”. Questa connessione è evidente in Genesi 2:7 
3335 [e]   7
way·yî·ṣer   7
וַיִּיצֶר֩   7
And formed   7
Conj‑w | V‑Qal‑ConsecImperf‑3ms   7
3068 [e]
Yah·weh
יְהוָ֨ה
Yahweh
N‑proper‑ms
430 [e]
’ĕ·lō·hîm
אֱלֹהִ֜ים
God
N‑mp
853 [e]
’eṯ-
אֶת־
 - 
DirObjM
120 [e]
hā·’ā·ḏām,
הָֽאָדָ֗ם
man
Art | N‑ms
6083 [e]
‘ā·p̄ār
עָפָר֙
[from] the dust
N‑ms
4480 [e]
min-
מִן־
of
Prep
  
 

 
 
 127 [e]
hā·’ă·ḏā·māh,
הָ֣אֲדָמָ֔ה
the ground
Art | N‑fs
5301 [e]
way·yip·paḥ
וַיִּפַּ֥ח
and breathed
Conj‑w | V‑Qal‑ConsecImperf‑3ms
639 [e]
bə·’ap·pāw
בְּאַפָּ֖יו
into his nostrils
Prep‑b | N‑mdc | 3ms
5397 [e]
niš·maṯ
נִשְׁמַ֣ת
the breath
N‑fsc
  
 

 
 
 2416 [e]
ḥay·yîm;
חַיִּ֑ים
of life
N‑mp
1961 [e]
way·hî
וַֽיְהִ֥י
and became
Conj‑w | V‑Qal‑ConsecImperf‑3ms
120 [e]
hā·’ā·ḏām
הָֽאָדָ֖ם
the man
Art | N‑ms
5315 [e]
lə·ne·p̄eš
לְנֶ֥פֶשׁ
a being
Prep‑l | N‑fs
  
 
.
 
 
 2416 [e]
ḥay·yāh.
חַיָּֽה׃
living
Adj‑fs































Dove Dio forma il primo essere umano, Adamo, dall'ADAMAH. Pertanto, "Adamo" significa l'origine terrena dell'umanità. D'altra parte, "DAM" (sangue) rappresenta la vita. (Levitico 17:14).

DAM = Sangue. ADAM AH = Terra.

Il nome “Adam” incarna in modo intrigante una fusione di questi due concetti. Può essere interpretato come un suggerimento di una profonda connessione tra l'umanità (Adamo) e la forza vitale (sangue), nonché la terra (terra) da cui siamo stati creati. (Eitan Bar)

           https://eitan.bar/articles/hebrew-word-study-blood-dam/

Per capire meglio prendiamo spunto da una ulteriore pagina web che spiega meglio l'interpretazione biblica della parola sangue in quel tempo.


Il sangue nella Bibbia
Il sangue gioca un ruolo enormemente importante nella Bibbia, ma la ragione precisa sembra essere andata perduta nel tempo. ...


È essenziale che il lettore comprenda che gli ebrei associavano il sangue in modo diverso rispetto a noi oggi: la nostra parola inglese "sangue" è primaria; non deriva ovviamente da qualcosa di più fondamentale e serve come base per un piccolo gruppo di parole sanguinarie che hanno per lo più a che fare con la violenza. In ebraico la parola "sangue" è prima di tutto una parte associativa (anche se non necessariamente etimologica) di un insieme di radici che hanno a che fare con la quiete e la produttività.


Nel nostro articolo sulla parola greca per sangue, vale a dire αιμα ( haima ), sosteniamo che quando YHWH trasformò il Nilo in sangue, le acque non iniziarono tanto ad assomigliare a sangue rosso e denso, ma piuttosto smisero di scorrere. Quando YHWH trasformò il Nilo in sangue, forse lo fece in risposta a un uso troppo generoso dell'acqua per l'irrigazione, che rese il Nilo un sistema chiuso e circolante localmente (e quindi cumulativamente contaminante), a causa del quale i pesci morirono.
In secondo luogo, la Torah sottolinea che il sangue serve al corpo come sede dell'anima e per questo motivo non deve essere consumato (Genesi 9:4, Levitico 17:10-14, Deuteronomio 12:24, ATTI 15:20 , 21: 25 ). L'unico "sangue" che poteva essere consumato era il "sangue dell'uva" (Genesi 49:11, Deuteronomio 32:14), che avviene quando l'uva viene strappata dai rami e i suoi succhi individuali vengono uniti e mescolati (il che spiega anche perché Gesù avrebbe insistito affinché fosse bevuto il suo "sangue"; ovviamente non il sangue del suo corpo terreno).


Il sangue è la sede dell'anima, ma l'idea ebraica di anima - נפש ( nepesh ) - non è affatto la stessa cosa che la gente oggi comunemente pensa che sia (e la traduzione della parola nepesh come "anima" è davvero piuttosto sfortunata). . In ebraico, la propria nepesh non equivale a una vaga sostanza eterea ma semplicemente alla propria condizione di vita; è strettamente associato agli atti della respirazione (gli ebrei conoscevano bene il sistema respiratorio e sapevano che il sangue trasporta il respiro) e secondariamente al desiderare.

          https://www.abarim-publications.com/Dictionary/a/a-d-mfin.html 

Notate invece come viene descritta la santità del sangue

I TESTIMONI DI GEOVA sono ben noti per il loro rifiuto di accettare trasfusioni di sangue. Perché questa presa di posizione? Perché la Bibbia mostra chiaramente che il sangue rappresenta la vita della creatura, o anima, per cui è sacro.

Le pubblicazioni parlano riferendosi esplicitamente al sangue e al suo uso come se fosse un mezzo raffigurativo o rappresentativo della vita di una persona. In Genesi 9:4 si parla però di sangue animale ma sarà la base che l'organizzazione utilizzerà per arrivare ad applicare il concetto di sacralità applicata al sangue umano. Se riprendiamo la pubblicazione precedente guardate come espande nel paragrafo 12 il ragionamento espresso nel paragrafo 11:

12 Quindi questa regola divina non era semplicemente una restrizione sulla dieta, come quando un medico consiglia a un paziente di evitare il sale o i grassi. Il Creatore attribuì al sangue un importantissimo principio morale. Versando tutto il sangue che si poteva ragionevolmente scolare, Noè e i suoi discendenti avrebbero manifestato riguardo per il fatto che la vita veniva e dipendeva dal Creatore. 

Perchè è importante sottolineare questa differenza? Se l'antico scrittore come la gran parte dei suoi contemporanei di 5000 anni fa avevano l'idea che nel sangue ci fosse la vita della persona intesa come anima essenza, c'era una base logica diversa rispetto a chi invece parla del sangue come elemento simbolico figurativo. Non pare anche a voi?

Da questa ambiguità iniziale parte tutta la catena logica che arriva alle trasfusioni. Prendete il paragrafo successivo sempre della pubblicazione "..il problema del sangue" che tenta di descrivere il ponte logico fra l'utilizzo del sangue animale e quello umano
13 La succitata scrittura si applica al sangue animale. Si applicherebbe lo stesso principio al sangue umano? Sì, anche con maggior vigore. Poiché Dio continuò a dire a Noè: “Oltre a ciò, io richiederò il sangue delle vostre anime. . . . Chiunque sparge il sangue dell’uomo, il suo proprio sangue sarà sparso dall’uomo, poiché a immagine di Dio egli ha fatto l’uomo”. (Genesi 9:5, 6) Quindi, se il sangue animale (che rappresenta la vita animale) aveva presso Dio un significato sacro, è ovvio che il sangue umano aveva un significato sacro di valore ancora più grande. Le persone che si sarebbero conformate a queste prescrizioni divine non avrebbero sparso il sangue degli uomini (uccidendoli), e nemmeno avrebbero mangiato il sangue sia degli animali che degli uomini.

Ora notate anche qui le ulteriori argomentazioni contradditorie che si sovrappongono alle premesse disallineate iniziali. Dal paragrafo 13 è evidente che l'organizzazione esegua una relazione logica fra la scrittura di Genesi 9:4 e la scrittura successiva di Genesi 9:5,6. 

Le scritture come si può notare hanno come termine in comune il sangue, ad una prima lettura sembra che si riferisca agli stessi aspetti. Ma in realtà lo scrittore ebreo sta parlando di applicazioni del termine in modo diverso. In Genesi 9:4 c'è una regola dietetica sul sangue animale, mentre nella scrittura seguente da Genesi 9:6 si parla del sangue come sinonimo, come quella parte che contiene la vita della persona che è il vero elemento sacro. A questo punto viene da chiedersi: se il sangue contiene l'anima vuol dire che a quel tempo gli ebrei pensavano ad un anima che fosse separabile dal corpo? Certo che si. Innanzi tutto abbiamo la scrittura di Genesi 2:7 dove leggiamo che viene data da Dio all'uomo. Ma che l'anima delle persone fosse separabile dal corpo era del tutto accettato dal mondo antico e in particolare quello Ebraico con tante prove scritturali.

Ricordiamo infatti il passo biblico molto controverso di Saul che vuole parlare con la strega di En dor per rievocare il suo mentore e profeta Samuele (morto da poco). Il racconto che possiamo trovare in 1 Samuele 28, è molto bello ci da il perfetto spaccato dell'epoca e ci dimostra che a quel tempo c'era al di fuori di ogni dubbio l'idea di un'anima separabile dal corpo che risiedeva in un luogo sottostante (inferno) alle terre abitate e che poteva essere richiamata e mettersi in contatto nel mondo di sopra.

Il racconto lascia poco spazio alle fantasie e alla retorica della metafora. Ovviamente per quello che ci riguarda non pensiamo che la persona chiamata fosse davvero Samuele ma nemmeno pensiamo così come ci vuol far credere l'organizzazione il personaggio in questione fosse un qualsiasi demone dell'ultim'ora che si è messo li a fare o'mariuolo.

Per quello che ci riguarda l'aspetto è utile solo a dimostrare antropologicamente che a quel tempo c'erano idee e visioni che non sono del tutto allineate con il pensiero di questa organizzazione e che ci vuole far credere nella sacralità magica del sangue animale e umano o l'esistenza di un'anima separabile dal corpo. Ma queste considerazioni che diventano beghe ideologiche e dogmatiche, sono problemi che lasciamo volentieri alla religione e chi vuole divertirsi nella retorica dello spiritualismo moderno.

Avremo in realtà anche tanti altri argomenti a riguardo, ma già per le differenze di idee e di concetto fra il pensiero ebraico e quello di questa organizzazione religiosa, ci sono ampi margini per rendere il sangue non più un elemento inviolabilmente sacro, ma considerarlo per quello che è cioè una parte del nostro corpo importante che ci garantisce l'esistenza e che per questo deve essere sacro perché garantisce la vita perchè è lei ad essere sacra e non viceversa.

In conclusione, la nostra incursione nelle antiche credenze ebraiche e nella logica interpretativa teocratica ci hanno offerto uno sguardo profondo sulle intricanti connessioni tra vita, anima e il divieto del consumo di sangue. Mentre l'organizzazione interpreta il divieto come radicale, abbiamo visto che la radice di questa proibizione risiede in un'antica comprensione del sangue come portatore di vita e anima e non come mero elemento raffigurativo o simbolico. Questo viaggio nel passato ci invita a riflettere sulle sfumature filosofiche che hanno poi plasmato le credenze, portandoci ora a una consapevolezza più profonda delle complessità legate a questa pratica religiosa. La storia del divieto del sangue si rivela così come un affascinante intreccio tra antiche concezioni e interpretazioni contemporanee, offrendoci uno spunto prezioso per esplorare il perenne dialogo tra tradizione e evoluzione delle credenze umane.

un saluto 






 

domenica 24 dicembre 2023

Un Viaggio Riflessivo attraverso i Temi Profondi di Osservatore Teocratico - Guardando al Futuro con Speranza e Crescita Spirituale

Al termine di quest'anno facciamo un po' il punto degli argomenti trattati. Sono stati tanti ma è stata davvero tanto per il nostro blog e per il tipo di argomenti che trattiamo l'interesse che ci avete dedicato. 

Un grazie infinto a tutti voi per il vostro contributo e più che altro per i tanti commenti che avete prodotto e che hanno creato il vero insieme di contenuti a cui i post fanno solo da cornice che sono l'essenza e lo spirito del blog. I post ed anche i commenti sono in gran parte di dissenso dall'organizzazione. Per molti questo dissenso si è concretizzato poi in prese di posizione che hanno profondamente segnato la propria vita. Per altri invece si è rimodulato il senso di appartenenza e in un certo senso il blog è stato visto come un ausilio per confermare le tante situazioni di disagio concrete che vedono nella congregazione e che impediscono loro di avere una vita spirituale serena.

Purtroppo le vicende di questo 2023 hanno ricreato i sentimenti di instabilità rifacendo sprofondare le persone all'interno di incubi che speravamo fossero dimenticati e invece sono ritornati in vita nella loro più feroce crudeltà. Tra gli eventi più significativi mondiali di instabilità politica abbiamo avuto l'assalto al congresso nazionale del Brasile, la svalutazione del pesos argentino per risolvere la nuova crisi finanziaria, il colpo di stato del Niger e il conflitto in Sudan. Non ci siamo fatti mancare gli attentati terroristici di tutto livello come l'attentato alla moschea di Peshawar (100 morti), il massacro al Covenant School (6 morti)  e possiamo ben includere al recentissimo sconvolgente assalto all'università di Praga (14 morti). Con la rivolta del gruppo Wagner probabilmente siamo stati  più vicini di quanto pensiamo sull'orlo di un ennesimo sconvolgimento epocale, però alla fine fortunatamente e non si saprà mai quanto si è risolto con un alito di vento.

Per ultimo ma non per importanza il 2023 ci lascia con segnali non proprio positivi sull'economia cinese che dopo anni arrembanti si stanno addensando nubi fosche di recessione e deflazione economica mentre l'Italia continua indipendentemente dal governo in carica, il suo bel trend di cicala internazionale spendendo ogni anno sempre di più di quello che produce e aumentando il mostruoso debito pubblico che si porta dietro da decenni.

Quest'anno sono state scoperte le super onde gravitazionali, onde cosmiche che fanno fluttuare lo spazio e il tempo tutto quello che esiste nell'universo ed è stato presentato un computerino Frontier che pare abbia una potenza di calcolo 10^18 istruzioni al secondo miliardi di volte più potenti di un normale PC casalingo. Ci sono stati importanti sviluppi anche nella medicina contro l'obesità, la malaria, insomma abbiamo avuto anche aspetti positivi da un punto di vista scientifico.

Per quanto riguarda il nostro blog nel nostro piccolo abbiamo continuato a proporre temi molto legati al mondo interno dei Testimoni di Geova qualcuno è riuscito nell'intento altri un po' meno ma alla fine il risultato ottenuto nel suo complesso è stato indubbiamente molto positivo. Ringraziamo tutti e in contrasto con uno fra i tanti aspetti negati alla fratellanza, cogliamo l'occasione e vi facciamo i nostri più sentiti auguri di fine anno e inizio anno nuovo, tenendo conto che però non sono i soliti auguri ipocriti di questo sistema di cose.  

Capiamo che questo potrebbe turbare molti di voi, ma lo vogliamo fare perché pensiamo che si debba imparare a rompere le catene della consuetudine. Facciamo questo tenendo conto che vogliamo bene a voi e a questo blog e sento di interpretare tutti quelli che hanno partecipato a questo progetto il desiderio di esprimere la nostra sincera gratitudine a: Tommaso, Gamma, Bet Sarim, Gatto di Schrödinger, Virgilio, Andrea, Pasquino, Beatrice, Luigi, Nonsense, Arkutrus, Salmone sa, Michel, Roberto 62, Marcus, Legenda, Stilton, Voice, Victor, Gamma, Socrate, Riflessivo e scusatemi tanto se dimentico qualcuno. Tanti auguri anche agli altri bloggatori Jhon C e anche a quel brighella di 007 un'abbraccione sentito a tutti.

Perché gli auguri? Il senso è che così come quando ti incontro ti dico buon giorno, non ha nessun senso non dirti buon anno perché è un augurio fatto in una festività che non onora Dio. Il senso religioso o l'apostasia religiosa legata all'evento è completamente ininfluente ed è secondaria rispetto a tanti altri aspetti a cui è legato invece l'augurio. Cosa diversa è l'atteggiamento ipocrita degli auguri e alla superficialità quando diventa una convenzione oppure peggio un obbligo. Li trovo coerente evitare questo approccio schizofrenico delle persone.

Sono tanti i posti belli da rileggere ne cito due "il sole torna sempre a risplendere dopo la tempesta" e "e adesso?" molto introspettivi che sono di indubbio aiuto a tutta la fratellanza che sta cercando le tante risposte che questa organizzazione purtroppo non riesce a dare. Di seguito l'elenco dei post che abbiamo fatto in questo anno, sono tanti i temi sviluppati che possono essere velocemente ripresi dal link iterativo disponibile. 

Gennaio


Febbraio

Marzo

Aprile

Maggio

Giugno




158.893 Visite complessive 2023
2.489 Commenti utenti 2023

Per finire proposta di temi da sviluppare per il prossimo anno: Cosa ne dite?

  • Il Ruolo della Tecnologia e Intelligenza Artificiale nelle Religioni: Esploriamo come le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale stanno influenzando le pratiche religiose, la divulgazione e la comprensione spirituale.
  • Diversità e Inclusione nelle Comunità Religiose: Affrontiamo il tema della diversità, inclusione e tolleranza all'interno delle comunità religiose, esplorando come le differenze vengono affrontate e celebrate.
  • La Spiritualità nell'Era Post-Pandemica: Come la pandemia ha influenzato la spiritualità e le credenze religiose? Come le persone hanno cercato conforto e significati spirituali durante tempi difficili.
  • La Religione e l'Ambiente: Approfondiamo il legame tra fede e ambiente, esaminando le risposte religiose alle sfide ambientali e l'importanza della custodia del pianeta.
  • Libertà Religiosa e Diritti Umani: Esploriamo il concetto di libertà religiosa in tutto il mondo, evidenziando situazioni in cui questa libertà è minacciata e come la religione può essere un catalizzatore per il cambiamento positivo.
  • Nuove Forme di Spiritualità e Religiosità: Indaghiamo sulle nuove espressioni di spiritualità che emergono nella società contemporanea, comprese le pratiche non tradizionali e la ricerca individuale di significato spirituale.
  • Etica nell'Innovazione Tecnologica: Approfondiamo la discussione sull'etica legata allo sviluppo tecnologico, in particolare considerando come affrontare le sfide etiche nel mondo digitale.
  • Religione e Arte: Esploriamo l'intersezione tra religione e arte, analizzando come un opera d'arte esprime e influenza la credenze religiosa e spirituali.
  • Storie di Resilienza Religiosa: Condividiamo storie di comunità religiose che hanno affrontato sfide e difficoltà, illustrando come la fede può essere un sostegno in tempi di crisi.
  • Dialogo Interreligioso: Promuoviamo il dialogo aperto tra rappresentanti di diverse tradizioni religiose, cercando punti di incontro e comprensione reciproca.

Che la pace e la serenità sia in tutti i vostri cuori ora e nei vostri giorni futuri.


Con affetto CK












domenica 17 dicembre 2023

"Tra barba e ipocrisia: Riflessioni sulle scelte personali e le discriminazioni nell'organizzazione religiosa"

Oggi parleremo del video recente sulla precisazione fatta dal Corpo Direttivo sulla barba. Prima di arrivare al video però vorrei trattare un argomento più generale che ci aiuterà a comprendere meglio le considerazioni che faremo poi nel dettaglio. Parleremo quindi di Gesù ma ancora meglio del senso dell'autorità religiosa che aveva e percepiva in quel tempo e come questo dovrebbe o deve influenzare la nostra vita. Questa premessa ci tornerà utile anche in futuro per capire meglio la posizione che avremo quando si vorrà mantenere nella mente, e più che altro nel nostro cuore, la voglia o la volontà di continuare a mettere al primo posto le cose spirituali. 
La religione può essere una forza potente per il bene nel mondo. Può fornire conforto, ed essere una importante guida spirituale per le persone. Una domanda interessante potrebbe essere quella di chiedersi: come la religione può diventare una guida e quindi quale grado di autorità deve esercitare sulle persone?
La scrittura chiave è quella di Matteo 20:25-28

In questo passaggio, Gesù insegna ai suoi discepoli che il potere non dovrebbe essere usato per dominare gli altri, ma per servire gli altri. Dice:

"I capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi le opprimono. Ma voi non sarete così; anzi, chiunque tra voi vorrà diventare grande, sarà vostro servitore; e chiunque tra voi vorrà essere il primo, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti".

Ora le parole di Gesù in questo caso, ma anche in generale non possono essere prese così ma devono essere viste nel contesto  guardando un po' tutta la sua vita complessivamente. Il disaccordo di Gesù verso la religione istituita era evidente in tanti aspetti che non tenevano conto delle vere cose importanti ma che fondavano la spiritualità nell'ipocrisia delle formalità.

  • Sabato: 
    • Matteo 12:1-14: Gesù guarisce un uomo con la mano paralizzata di sabato. I farisei lo accusano di violare la legge, ma Gesù risponde che il sabato è fatto per l'uomo, non l'uomo per il sabato.
    • Luca 14:1-6: Gesù guarisce un uomo con la gamba gonfia di sabato. I farisei lo accusano di violare la legge, ma Gesù risponde che il figlio dell'uomo è signore del sabato.
  • Il perdono: 
    • Luca 7:36-50: Gesù perdona una donna peccatrice che gli ha lavato i piedi. I farisei lo criticano per questo, ma Gesù risponde che il perdono è un dono di Dio.
  • L'importanza dell'amore
    • Luca 10:25-37: Un dottore della legge interroga Gesù per metterlo alla prova. Gesù risponde che il comandamento più importante è amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente. Il secondo comandamento più importante è amare il prossimo come se stessi.
Considerate o meglio consideriamo Gesù una autorità religiosa? Se si le sue parole dovrebbero assumere un significato particolare specialmente riguardo al senso dell'autorità che Gesù stesso dava alla religione "istituita" a quel tempo. Autorità, come abbiamo visto, che non era quella di controllare gli altri, così come faceva la legge mosaica, ma di servire gli altri.

Ora si pongono tante questioni: Quale tipo di autorità dovrebbe esercitare una qualsiasi religione cristiana? Una sana autorità religiosa potrebbe rendere plausibile esercitare pressioni indebite sulle scelte personali dell'individuo? Una sana autorità religiosa potrebbe permettere che ci siano precetti religiosi che oltrepassino le indicazioni morali e stabiliscano regole private sull'abbigliamento intimo?

Fatta questa premessa prendiamo in considerazione il recentissimo video che è comparso sul broadcasting di Dicembre



Il video lascia piuttosto sconcertati non tanto sul merito della questione per il quale anzi ho più di un dubbio ma lo vedremo fra poco. A mio modesto avviso, questo chiarimento ufficiale del Corpo Direttivo, letto da un pizzino passato alla velina Lett, è in realtà una necessaria puntualizzazione ad una posizione che è stata già ampiamente trattata precedentemente dalla Torre di Guardia solo qualche anno fa. Infatti l'organizzazione aveva "chiaramente" (virgolette d'obbligo) espresso una posizione di questo tipo nel W 2016 pag 21

17 Che dire della barba? È appropriata per un fratello? La Legge mosaica richiedeva che gli uomini portassero la barba. I cristiani però non sono sotto la Legge e quindi non hanno l’obbligo di osservarla (Lev. 19:27; 21:5; Gal. 3:24, 25). In alcune culture una barba ben curata è accettabile e dignitosa, e potrebbe non riflettersi negativamente sul messaggio del Regno. In questi posti anche alcuni fratelli nominati hanno la barba. Altri invece decidono di non portarla (1 Cor. 8:9, 13; 10:32). In altri luoghi ci sono usanze diverse e non c’è l’abitudine di avere la barba. Di conseguenza portarla non è considerato appropriato per un ministro cristiano. In questi luoghi, portare la barba potrebbe impedire a un fratello di dare gloria a Dio con il proprio aspetto; il fratello quindi potrebbe non essere considerato irreprensibile (Rom. 15:1-3; 1 Tim. 3:2, 7).

Così come potete notare già dal 2016 c'era una posizione tollerante sulla barba. Cosa è successo quindi? Chiediamoci: Perchè questa necessità di chiarire ulteriormente con un "posizione UFFICIALE" del corpo direttivo sulla barba? (virgolette e maiuscolo non sono errori editoriali n.d.r.)

E' successo che purtroppo questa organizzazione è molto debole nel gestire le "questioni di coscienza" ed è fortemente condizionata da decenni di controllo (molto settario in alcuni aspetti) sul comportamento e sull'abbigliamento delle persone. A suo tempo quindi nel 2016 a seguito dell'analisi fatta dall'articolo letto, tanti fratelli avevano deciso incautamente di farsi crescere la barba pensando che fosse cambiato il modo di pensare così come l'articolo sembra sostenere. In realtà le cose non sono state così.

Purtroppo la retorica dell'articolo è articolata in modo da dire tutto ma anche il contrario di tutto. I concetti generali di "alcune culture", "altri luoghi" sono stati di inciampo per alcuni fratelli che pensando di essere in quelle condizioni hanno deciso di farsi crescere la barba senza tenere conto che all'interno dell'organizzazione esiste un doppio binario interpretativo.

Cosa significa questo? Chi fece la scelta di farsi crescere la barba, fu oggetto di riprensione perché i fratelli sostennero che in quel luogo non era "usanza" portarla. I fratelli poi coinvolti dalla riprensione furono oggetto di scandalo e denigrati non solo nelle congregazioni vicine ma anche nelle circoscrizioni tanto che fu inevitabile l'abbandono di loro stessi della congregazione, perché tacciati da ribelli rendendo impossibile un accordo.

Ma approfondiamo un po' la questione, a chi si riferisce nell'articolo il termine "usanza" o "cultura del luogo" ? Altra considerazione: chi di voi che ci legge conosce un solo fratello che sente di essere davvero influenzato "dall'usanza" mondana di considerare accettabile che una persona porti la barba o meno? Nessuno giusto? E quindi di quale "usanza" parliamo? La faccio breve, semplicemente non è l'usanza esterna di quelli "del mondo" ma 
quella che esiste all'interno della stessa congregazione.

Per questo motivo i fratelli sono stati oggetto di riprensione non perché si erano fatti crescere la barba ma perché creavano scandalo perchè "l'usanza" della congregazione era quella di non avere la barba. 
L'ambiguità del termine Lett non la spiega anche perchè lui e li  per dire quello che a concordato di dire. Lett in modo esplicito contrariamente alla Torre di Guardia fa riferimento alle nomine impegnate nel servizio a tempo pieno come pionieri speciali e sorveglianti ed è evidente che vogliono chiarire facendo riferimento all'usanza in voga nelle congregazioni. 
Ora considerate anche questa ulteriore considerazione. La barba contrariamente a quello che si pensa necessita di molte più cure personali, rispetto a chi si rade tutti i giorni. Deve essere sempre rasata, lavata, spazzolata ogni giorno. Farsi crescere la barba necessita che la persona abbia una maggiore cura e attenzione al proprio aspetto, molto più di chi sceglie di rasarsi anche quotidianamente. Farsi crescere la barba pone anche altre problematiche legate all'enorme varietà che il taglio potrebbe avere. 


Come fai a ritenere un taglio più spirituale di quell'altro? Ogni tipo poi, di volta in volta, porta al cambio sostanziale della fisionomia della faccia senza tenere conto che una barba troppo curata, potrebbe davvero attirare indebita attenzione verso il nostro interlocutore.

Da un punto di vista pratico in tutta confidenza se io dovessi essere il Corpo Direttivo direi che per uscire nel servizio di campo, radersi rimane la scelta migliore.

Ma detto questo rimangono tutte le problematiche che abbiamo da tanti anni trattato nelle pagine di questo blog. Le cose davvero importanti da rivedere non sono il chiarimento sulla barba ma il resto come ad esempio è l'ipocrisia discriminatoria che questo chiarimento si porta dietro. Ipocrisia che si evidenzia in tre aspetti sostanziali:
  1. Un organizzazione religiosa dove il Corpo Direttivo deve perdere del tempo a chiarire un aspetto secondario alle scelte personali di abbigliamento (naturalmente ipocrite) è indice di poca assennatezza generale. Vuol dire che il sistema nel suo insieme non sta funzionando bene.
  2. Per il punto precedente, se per decenni quella che è una scelta personale è stata oggetto di riprensione, il problema non sta nella scelta personale dei fratelli ma nella gestione delle riprensioni, che rendono il sistema isterico e squilibrato. Il corpo direttivo dovrebbe dare indicazioni non sulle scelte dei fratelli (cosa che non ha senso perchè li fa diventare ipocriti) ma lavorare proprio sulle riprensioni facendole diventare più equilibrate.
  3. C'è da considerare anche come l'organizzazione ancora adesso agisce nelle tante scelte dei fratelli e anche in particolar modo delle sorelle. Ad esempio per il mondo femminile l'uso obbligatorio della gonna considerando i pantaloni un esclusivo abbigliamento maschile. Una sorella che mette i pantaloni in sala gli vengono tolti i "privilegi" di servizio tagliandola fuori da tutte le attività di congregazione. Ora mentre la barba in fin dei conti è un elemento puramente estetico, usare un tipo di abito o un altro potrebbero esserci altre considerazioni non vi pare? Spesso le sorelle ci hanno ricordato di come la gonna risulti un impedimento e anche un disagio in alcune occasioni. Però mentre per l'estetica maschile si chiude un occhio per la concreta e reale praticità femminile si rimane desueti oltranzisti integralisti. Non vi pare un palese controsenso?
Nel cercare la verità dietro le scelte personali, possiamo trovare ispirazione nel libro dei Proverbi 16:9: 'Il cuore dell'uomo trama il suo cammino, ma il Signore dirige i suoi passi.' Ognuno così possa seguire il proprio cammino con fiducia, sapendo che Gesù e il nostro creatore guidano ogni nostro passo.

E, nel risolvere le controversie e le discriminazioni, possiamo trarre forza dalla Parola di Matteo 7:12: 'Quindi, tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro; questa infatti è la Legge e i Profeti.' Nell'amore e nel rispetto reciproco, possiamo superare le divisioni e costruire ponti che collegano cuori e menti.

Che ognuno trovi la forza di essere vero a se stesso, superando le barriere e abbracciando la diversità senza ipocrisie ma solo con puro amore fraterno. Amen.

venerdì 15 dicembre 2023

Testimoni di Geova contro associazione vittime testimoni di Geova, la sentenza.

Copio e incollo da un commento su PC. Una sentenza che potrebbe dare una svolta a livello europeo.


 Un giudice di Madrid ammette che i testimoni di Geova possono essere descritti come una "setta distruttiva" e i loro seguaci come "vittime"

20MINUTI


NOTIZIE14.12.2023 - 11:55H


Il magistrato respinge una denuncia contro l'Associazione delle vittime dei testimoni di Geova.


Il tribunale ha respinto una causa intentata dalla rappresentanza legale dei Testimoni Cristiani di Geova di Spagna contro l'Associazione Spagnola delle Vittime di quella confessione religiosa sulla base del fatto che il diritto alla libertà di espressione prevale sul diritto all'onore di quella confessione.


Nella sua sentenza, in cui assolve l'Associazione spagnola delle vittime dei testimoni di Geova "da tutte le accuse mosse contro di loro", il capo del Tribunale di primo grado numero 6 di Torrejón de Ardoz, Raquel Chacón, raccoglie numerose critiche da parte di ex membri di quella confessione religiosa contro certe pratiche o abusi subiti.



In questo senso, sottolinea che si tratta di "una critica legittima a certi comportamenti generalizzati compiuti dalla confessione religiosa dei testimoni di Geova, non solo in Spagna, ma anche all'estero" e sottolinea che "solo i movimenti di fedeli, o di ex fedeli, di qualsiasi religione, che denunciano pubblicamente abusi di natura spirituale o oltraggi sessuali o di qualsiasi tipo, discriminazioni o trattamenti degradanti, irregolarità, ecc., possono portare alla loro scomparsa".


Il testo del magistrato accetta anche che l'Associazione qualifichi i Testimoni di Geova come una "setta": "Per quanto riguarda la qualificazione di questa come una setta distruttiva (...) Deve essere inteso come protetto dalla libertà di espressione, anche se è fastidiosa o offensiva".


A questo proposito, egli sottolinea che gli stessi testi religiosi dei Testimoni di Geova "possono essere considerati ai nostri giorni come un controllo eccessivo sulla vita dei fedeli" e sottolinea che "l'insistenza nel conoscere i dettagli di certe relazioni, sentimentali o meno, la diffidenza nei confronti delle testimonianze o l'obbligo di consultare prima gli anziani, rispettando un rigido sistema gerarchico, rivelano un'atmosfera di insistente vigilanza" sui fedeli.


Per quanto riguarda la qualifica di "vittime", sottolinea che "moltissime persone affermano di aver subito molti danni a seguito della loro esperienza di fedeli di confessione religiosa, e vietare questo termine a nome dell'Associazione sarebbe una censura ingiustificata per queste persone che esprimono liberamente la loro opinione a seguito di esperienze in prima persona".


L'avvocato Carlos Bardavío, autore del libro Sects in Criminal Law, si è congratulato con l'associazione spagnola delle vittime dei Testimoni di Geova per la sentenza, che ha descritto come la loro "più grande vittoria giudiziaria fino ad oggi".


"Come dice il titolo, la sentenza riconosce che i Testimoni di Geova esercitano un controllo eccessivo sui loro membri e questo può essere criticato come una setta", ha scritto in un messaggio su Twitter, in cui ha anche rilasciato la sentenza per intero.


https://victimasdetestigosdejehova.org/wp-content/uploads/2023/12/SentenciaProc729-2021_sin_nombres_fin.pdf


sabato 9 dicembre 2023

"Esplorando la Sessuofobia e la Discriminazione di Genere: Riflessioni su Dina e la Responsabilità delle Amicizie"

Salve ragazzi oggi parleremo di un aspetto particolare legato alla relazione tra uomini e donne. In particolare alla visione di come vengono interpretati certi aspetti che rischiano di travalicare nella misoginia latente.

Prima di affrontare questo aspetto, desideriamo dedicare un momento all'attenzione di tutti voi che leggete e commentate nel blog. Abbiamo cercato più volte di sottolineare l'importanza dei vostri commenti, che oggettivamente riteniamo siano la parte più significativa del nostro blog. Ormai ad un po' di tempo siete voi, in realtà, a diventare i custodi di questo blog e dei temi che presenta. In un certo senso, nel corso di tutti questi anni, abbiamo affrontato la maggior parte degli argomenti grazie al vostro contributo, analizzando e approfondendo molti aspetti scritturali in modo più completo. Adesso, in un certo senso, vogliamo chiedervi di assumervi una responsabilità maggiore nei confronti del blog, rendendolo un luogo piacevole dove è possibile esprimere opinioni anche in disaccordo ma tenendo sempre in mente la finalità del blog. Tutti noi dobbiamo come imparare ad usare questi nuovi strumenti di comunicazione le parole scritte hanno un valore diverso rispetto a quelle dette.

Ci sono temi di grande importanza che toccano profondamente e rappresentano una serie di visioni ed opinioni che questa organizzazione inietta nelle persone e nei 'fratelli', condizionando i loro giudizi e la loro visione del mondo.

Uno di questi temi e la discriminazione di genere e nello specifico quella relativa alla considerazione che viene data ed accettata (cosa da non dimenticare) alle donne.

Per capire meglio di cosa parliamo prendiamo spunto dal libro  Come rimanere nell’amore di Dio e arriviamo al capitolo Stai alla larga dall’immoralità sessuale!. In questo capitolo raggiungiamo il sottotitolo La scelta sbagliata di Dina. Ora questo capitolo e queste considerazioni non sono per nulla una novità, da sempre l'interpretazione che viene data a questo passo biblico è questa. Ora confrontatevi un attimo sul testo è ragionateci su.


LA SCELTA SBAGLIATA DI DINA
13. Quali amicizie scelse Dina?

13 Le amicizie che scegliamo possono influenzarci molto, sia in bene che in male. Se i tuoi amici rispettano le norme di Dio, potranno aiutarti a fare lo stesso (Proverbi 13:20; leggi 1 Corinti 15:33). Quello che successe a Dina dimostra quanto è importante scegliere bene i propri amici. Dina era una delle figlie di Giacobbe, quindi crebbe in una famiglia che adorava Geova. Lei non era una persona immorale, ma fece amicizia con alcune ragazze cananee che non adoravano Geova. I cananei la pensavano in modo molto diverso riguardo al sesso rispetto al popolo di Dio, ed erano conosciuti per la loro immoralità (Levitico 18:6-25). Mentre era con le sue amiche, Dina incontrò Sichem, un ragazzo cananeo, che fu attratto da lei. Sichem era considerato “l’uomo più onorevole” della sua famiglia. Lui però non amava Geova (Genesi 34:18, 19).

14. Cosa successe a Dina?
14 Sichem fece qualcosa che per lui non era sbagliato ma normale. Dato che Dina gli piaceva, “la prese e la violentò”. (Leggi Genesi 34:1-4.) Quello stupro scatenò una serie di eventi che si rivelarono tragici per Dina e per tutta la sua famiglia (Genesi 34:7, 25-31; Galati 6:7, 8).

15, 16. Come possiamo diventare saggi?
15 Non dobbiamo fare gli stessi errori di Dina per capire che le norme morali di Geova sono per il nostro bene. La Bibbia avverte: “Chi cammina con i saggi diventerà saggio, ma chi va con gli stupidi se la passerà male” (Proverbi 13:20). Poniti l’obiettivo di comprendere “ciò che è giusto” per Geova; così ti eviterai inutili problemi e sofferenze (Proverbi 2:6-9; Salmo 1:1-3)
Condividete gli aspetti che sono sopra descritti? Dina ha davvero fatto una scelta sbagliata? Dina è davvero la causa degli eventi tragici che poi si sono riversati su tutta la famiglia? Considerate anche ma questa è davvero la chiave di lettura corretta?

Per decenni abbiamo considerato questa storia come se Dina fosse effettivamente la causa del male arrecato alla famiglia di Giacobbe ma siamo davvero sicuri che sia così? Cosa dice la Bibbia a riguardo? La Bibbia accusa Dina di aver provocato la strage? Il passo biblico in questione è quello di Genesi 34 

Dina, la figlia che Giacobbe aveva avuto da Lea,+ aveva l’abitudine di uscire per stare con* le ragazze del paese.+Sìchem, figlio di Èmor l’ivveo,+ un capo del paese, la notò; quindi la prese e la violentò 

ma ad esempio potrebbe essere utile leggere Genesi 33 per capire per quale motivo Dina era li.
18 Dopo essere partito da Pàddan-Àram,+ Giacobbe arrivò sano e salvo nella città di Sìchem,+ nel paese di Cànaan,+ e si accampò vicino alla città. 19 Quindi acquistò dai figli di Èmor, padre di Sìchem, una parte del campo in cui aveva piantato la sua tenda. La pagò 100 pezzi di denaro.+Quindi acquistò dai figli di Èmor, padre di Sìchem, una parte del campo in cui aveva piantato la sua tenda. La pagò 100 pezzi di denaro.+20 Lì eresse un altare e lo chiamò “Dio è l’Iddio di Israele”.+

E si proprio Giacobbe si era messo a commerciare con i Cananei. Era stato lui ad andare in quel luogo. Era davvero colpa di Dina? Ora il sospetto piuttosto evidente è che il giudizio dato a questo racconto sia in realtà un "pregiudizio", dato purtroppo alla considerazione che viene dato al genere femminile. Abbiamo continue notizie di omicidi efferati che fanno parte di un mondo purtroppo dove risulta evidente che ancora adesso si può arrivare alla perdita della cognizione di realtà. Purtroppo alcuni di questi sono rivolti a donne che hanno chiesto di cambiare vita e non sono state comprese. Per un momento però vorrei che si tentasse di vedere la cosa da un punto di vista ancora più alto rispetto a quello legato alla "semplice" misoginia.

Perché per arrivare alla misoginia c'è un primo step che è quello di confondere le cause. Prima della misoginia ci sono articoli come quello che abbiamo appena letto che confondendo le cause con gli effetti inducono in errore condizionando però la nostra vita. 

Attenzione però perché il tema delle amicizie sbagliate non è un tema scorretto ma potrebbe diventarlo se usiamo un  esempio biblico come quello di Dina che risulta essere molto debole e inefficace per questo scopo anzi potrebbe essere frainteso.

Da qui ovviamente nasce un altro problema endemico di questa organizzazione. Nello specifico io che attualmente non sono convinto che Dina sia la causa dei problemi suoi e della sua famiglia, non posso rispondere alla domanda dello studio, perché se dico quello che penso ad una adunanza pubblica riceverei subito una visita dagli anziani e da li a poco verrei disassociato perché la mia opinione causerebbe divisione nella congregazione. 

Ora condividerete con me che se la visione generale è quella di fraintendere l'esperienza di Dina facendole diventare in un colpo solo vittime due volte vuol dire proprio che non ci siamo. Siamo al paradosso che Dina diventa vittima perché è stata stuprata da Sichem e in più giudicata peccatrice dalle opinioni di  questa organizzazione in modo strumentale. Possiamo solo considerare che siamo davanti ad un abbaglio clamoroso? o sbaglio?

Riflettiamo e consideriamo la saggezza contenuta nella Profezia di Isaia, Capitolo 5, Versetto 20: 

'Guai a quelli che chiamano bene il male e male il bene; che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre; che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro!' 

In un mondo dove la confusione tra cause ed effetti può generare pregiudizi e giudizi distorti, dobbiamo però ricordare l'insegnamento di Gesù, che ci esorta a 'non giudicare affinché non siate giudicati' (Matteo 7:1).

Il tema delle amicizie e il caso di Dina quando frainteso ci portano a riflettere sul potere delle narrazioni e sulla responsabilità nell'utilizzo di esempi biblici. Come affermato in Ebrei 4:12,

'La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito'.

È nostra responsabilità utilizzare la Parola di Dio con discernimento. La difficoltà di esprimere opinioni divergenti è un problema reale, ma dobbiamo continuare a cercare la verità focalizzandoci non sulle persone ma sugli argomenti. 

In conclusione, con questo post possiamo trovare il coraggio di guardare a Dina non solo come vittima di un atroce crimine, ma anche come una figura che ci sprona a esaminare criticamente il modo in cui comprendiamo e applichiamo la Parola di Dio nelle nostre vite. Che il nostro cammino sia guidato dalla verità, dall'amore per le cose spirituali e dalla comprensione. Amen.