giovedì 31 maggio 2018

Su Marco Pietro e la tradizione cristiana nel I secolo

Il frammento di papiro detto 7Q5 e ritrovato a Qumran 
potrebbe essere, stando ad alcune interpretazioni,
il più antico frammento del Vangelo secondo Marco,
essendo non posteriore al 62, ma l'identificazione è discussa.
Il vangelo di Marco come abbiamo visto è un vangelo silenzioso essenziale nella storia è sempre rimasto indietro rispetto ai monumentali Matteo e Luca. Marco sembra voler rappresentare se stesso anche in questo nonostante la storia incredibile che narra e che ha in gran parte ascoltato con avidità da qualcuno che invece i fatti li aveva vissuti molto più di lui. Gli studi ci dicono che Marco abbia raccolto la testimonianza diretta di un apostolo importante. Abbiamo poche notizie di Marco da giovane compare nella bibbia la prima volta in 

Atti 12:12
"Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera"

Sappiamo che, come Paolo, aveva il doppio nome e che accoglieva in casa della madre Maria una prima congregazione Cristiana. Pietro era stato appena liberato miracolosamente dalle prigioni. Conclude la sua prima lettera con queste parole

1 Pietro 5:13
"13 Colei che è a Babilonia, eletta come voi, vi manda i suoi saluti, e anche Marco, mio figlio. 14 Salutatevi gli uni gli altri con un bacio fraterno. Pace a tutti voi che siete uniti a Cristo"

Interlineare greco:
3    782  [e]
13    Aspazetai
13    Ἀσπάζεται 
13    saluta 
13    V-PIM / P-3S
4771  [e] 
hymas
ὑμᾶς 
si 
PPro-A2P
3588  [e] 

ἡ 
lei 
Art-NFS
1722  [e] 
en
ἐν 
in 
Prep
897  [e] 
Babylōni
Βαβυλῶνι   , 
Babylon 
N-DFS
4899  [e] 
syneklektē
συνεκλεκτὴ   ; 
eletto con [tu] 
Adj-NFS
2532  [e] 
kai
καὶ 

Conj
3138  [e] 
Markos
Μάρκος   , 
Marco
N-NMS
3588  [e] 
ho
ὁ 
l' 
Art-NMS
5207  [e] 
huios
υἱός 
figlio 
N-NMS


1473  [e] 
mou
μου   . 
di me 
PPro-G1S




Questo versetto è probabilmente fra i più contestati di tutta la bibbia dagli esegeti. Da questo verso sono nate desinenze cristiane come la chiesa Copta che sostiene che si riferisse ad una Babilonia Egiziana. Pietro parla di saluti di una sconosciuta? Sua moglie? Da un posto identificato con Babilonia. Era la vera Babilonia? O era qualcosa altro? Poi cita Marco identificandolo come suo figlio. Era davvero suo figlio? Perchè questo versetto è contestato? Per la chiesa cattolica esso assieme alla scrittura di Matteo 16:18 viene utilizzato per sostenere il primato di Pietro come vescovo di Roma. Le pubblicazioni dell'organizzazione hanno dedicato da sempre molto spazio a questo versetto. 


GRM Inv. J-3179.jpgW58 15/9 Hanno gli apostoli dei succesori?

Una prova della debolezza della pretesa che Pietro sia stato a Roma è l’asserzione che la Babilonia indicata in 1 Pietro 5:13 sia Roma. È vero che molti storici religiosi affermano che Pietro andò a Roma, ma quale ne è la prova? Soltanto la tradizione. Per questo la Catholic Encyclopedia ammette che, in un periodo di cento anni successivo ai giorni in cui visse Pietro, abbiano potuto formarsi delle leggende sul fatto che Pietro sia stato a Roma. Essa tenta di colmare questa lacuna citando certe espressioni; da queste però si potrebbe dedurre che Pietro andò a Roma soltanto se vi fossero altre prove che lo dimostrassero...


Più che altro la WT attacca il dogma cattolico che identifica Pietro abbia vissuto a Roma come capo della chiesa capitolina e morto martire durante il regno Neroniano. 

Chi ci dice che Pietro era il mentore del giovane Marco? Un antico vescovo un certo Papia di Gerapoli (70 130) che possiamo definire uno dei primi anziani delle congregazioni cristiane. La testimonianza di Papia la conosciamo attraverso Eusebio di Cesarea (265 340) che in un passo ci fa sapere

"Marco, interprete di Pietro, riferì con precisione, ma disordinatamente, quanto ricordava dei detti e delle azioni compiute dal Signore. Non lo aveva infatti ascoltato di persona, e non era stato suo discepolo, ma, come ho detto, di Pietro; questi insegnava secondo le necessità, senza fare ordine nei detti del Signore. In nulla sbagliò perciò Marco nel riportarne alcuni come li ricordava. Di una sola cosa infatti si preoccupava, di non tralasciare alcunché di ciò che aveva ascoltato e di non riferire nulla di falso,"

(Papia, citato in Eusebio, Storia ecclesiastica, libro III, capitolo 39,15, Vol. I, p. 191)

Chi ci dice che Pietro era a Roma? Sempre Papia, sempre citato da Eusebio che riferendosi a lui dice:

Egli infatti scrive: "Si pensa che Pietro predicasse ai Giudei della dispersione per tutto il Ponto, la Galazia, la Bitinia, la Cappadocia e l'Asia e che infine venisse a Roma dove fu affisso alla croce con il capo all'ingiù, così infatti aveva pregato di essere posto in croce". (Origene in Eusebio, Storia Ecclesiastica III, 1, 2).

Eusebio con la premessa "si pensa" non aiuta molto nella ricerca della verità. Nella questione del primato Pietrino a noi piacciono le cose semplici, daremo il nostro contributo a questa considerazione sostenendo che il versetto parla esplicitamente di Babilonia e non implicitamente di Roma. Non vediamo motivi per credere che Pietro intendesse altri luoghi occulti e non evidenti. 

Ma riprendiamo il discorso con il vangelo di Marco e vediamo alcuni altri aspetti interessanti che invece ci fanno pensare che Marco con il suo vangelo si rivolgesse ad un pubblico gentile dell'ambiente Romano.

Il vangelo stesso ci svela questo da piccoli dettagli che presi singolarmente significano poco ma nell'insieme diventano indizi più significativi. Il vangelo di Marco nonostante fosse stato scritto in greco a differenza degli altri vangeli sono presenti molti termini spiccatamente romani come kenturion (15:39), kodrantes (12:42), xestes (7:4), spekoulator (6:27). Oppure ad esempio non cita dettagli inutili ai lettori che non conoscono la cultura giudaica (tipo la «frangia» del mantello: Mc 5,27; cf. Mt 9,20; Lc 8,44), oppure inserisce spiegazioni dettagliate sul senso dei riti.
Tutte queste peculiarità del testo portano a supporre che sia stato scritto facendo riferimento ad un particolare pubblico quello romano. Ecco qui in effetti si ripresenta il connubio che lega insieme la figura di Pietro con Marco e la citta di Roma. 

Dietro al vangelo di Marco c'è uno scontro filosofico che solo in apparenza sembra si sia risolto negli ultimi secoli. Marco pare che abbia raccolto in se molti degli elementi storici che poi saranno utilizzati dai ben più famosi vangeli di Matteo e Luca. 

C'è un'idea condivisa da molti studiosi che nella stesura di questi Vangeli essi abbiano trovato spunto da fonti comuni. Una di queste fonti pare che sia proprio quella di Marco. (Confrontate le scritture di Matteo 8:2,3 Marco 1:40,42 Luca 5:12,13) Possiamo presupporre che gli apostoli abbiano influenzato direttamente lo sviluppo di quelle prime congregazioni cristiane. Anche se sappiamo anche che non tutti avevano dimostrato di aver chiaro il vero significato del messaggio che Gesù Cristo aveva demandato. Sappiamo inoltre che c'erano correnti apocrife molto agguerrite che aggredirono il pensiero cristiano mischiandolo con filosofie apostate. Vedi le eresie gnostiche donatiste etc etc.

All'inizio l'integrità del pensiero all'inizio veniva garantita dalla presenza fisica dei testimoni di quel meraviglioso racconto. Essi potevano infatti dare prova delle cose che viste e udite. Ma con la morte degli apostoli la tradizione orale non poteva garantire che il messaggio rimanesse integro. Così si utilizzò lo strumento della scrittura per permettere alle generazioni future di poter attingere direttamente dai racconti degli apostolo. Ma non c'erano case editrici così il messaggio poteva essere tramandato grazie al contributo di tanti amanuensi che tramandavano il messaggio.

Ma tornando un pochino indietro nel tempo ci sembra ragionevole considerare che comunque ciascun apostolo abbia in qualche modo personalizzato il racconto. Ci pare ragionevole che questa personalizzazione abbia creato quelle differenze che poi riconosciamo nella stesura dei vangeli. Riteniamo plausibile che Gesù non abbia scelto i suoi apostoli leggendone il curriculum e ci sembra altrettanto plausibile che fossero sostanzialmente analfabeti.

A quel tempo le persone erano organizzate in modo che le vicende importanti della vita potessero comunque essere tramandate senza un testo scritto attraverso una consolidata tradizione orale. La storia di Gesù era così forte, densa di significato e speranza che sicuramente esplose nell'immaginario di quelle persone tanto da creare tradizioni orali apostoliche come quella Giovannea o quella Marciana. A prova di questo fatto ricordiamo lo stesso apostolo Paolo riconobbe la pericolosità della tradizione orale e della tendenza a personificare la verità a chi l'aveva pronunciata.

1 Corinti 1:12
"12 Parlo del fatto che dite: “Io seguo Paolo”, “Io invece Apòllo”, “Io Cefa”, “E io Cristo”. 13 Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse messo al palo per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?"

Quei primi cristiani dovevano al più presto raccogliere tutte le testimonianze orali e scriverle in modo che esse potessero resistere alla prova delle tradizioni che anche non volutamente potevano corrompere il messaggio di Gesù. Marco fu così probabilmente quello che prima di tutti comprese l'importanza della scrittura e come essa avrebbe potuto davvero ripetere le parole di Gesù all'infinito per tutti i lettori che avrebbero voluto che divenisse la guida. Marco involontariamente fu il precursone di questa gigantesca rivoluzione intellettuale umana che poi prese nome con il cristianesimo.



referenze web

http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/allegati/38579/Lezione-II-MARCO-word.pdf
https://en.wikipedia.org/wiki/Synoptic_Gospels
https://en.wikipedia.org/wiki/Q_source
http://www.tuttostoria.net/storia-antica.aspx?code=1127
https://it.wikipedia.org/wiki/Papia_di_Ierapoli
http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=42&page=5
http://www.chiesacristiana.info/studi/roma/ro-testi.htm



La Betel risponde

La fratellanza ci segnala un video interessante di una mini inchiesta della televisione finlandese vengono intervistati una ragazza molestata e poi quello che sembra il rappresentante del CDF locale.
Se qualcuno volesse tradurre la conversazione a beneficio di chi non conosce l’inglese lo ringraziamo da adesso.




mercoledì 30 maggio 2018

La gioia, un frutto dello spirito

Un altro interessante filmato da parte di Brux Cavey, pastore di Meeting House.
Credo che possiamo imparare molto da questo discorso basato su uno dei frutti dello spirito.
Buona visione...


https://youtu.be/BbC739hw47M

lunedì 28 maggio 2018

Direttiva della privacy sentenza europea

Risultati immagini per note service Jehovah witnessRiguardo alla privacy c'è stato un ricorso alla corte europea richiesto dalla WT per acconsentire l'utilizzo delle note di casa in casa emesso a Febbraio di quest'anno che evidentemente è passato in sordina. Il ricorso è stato bocciato e il giudice non ha dato luogo a procedere.

http://www.dw.com/en/jehovahs-witness-note-taking-challenged-at-eus-top-court/a-42408206

Ricorso che ha fatto seguito ad una sentenza emessa dal governo Finlandese che evidentemente metteva in discussione l'uso indiscriminato delle note di casa in casa.

Traduco i punti più importanti

Immagine correlataL'avvocato generale lussemburghese Paolo Mengozzi ha respinto giovedì una causa intentata dal movimento dei Testimoni di Geova affermando che gli appunti ( le note di casa in casa) dei suoi membri sono raccolti solo individualmente e non violano la direttiva sulla privacy dell'UE .
Invece, il rapporto dell'avvocato generale, le cui conclusioni spesso hanno peso nella Corte di giustizia europea, ha concluso che i Testimoni di Geova (JW) sono organizzati centralmente e  le persone visitate dal gruppo devono dare il permesso per prendere appunti.

Nelle immagini ci sono le immagini delle vecchie note di casa in casa. Note che ricordiamo non sono più redatte dall'organizzazione.




Privacy nelle congregazioni

Con la scadenza del 25 Maggio in molte congregazioni si sono avute reazioni strane da parte degli anziani.
Alcuni stanno facendo pressioni su chi non ha firmato, in barba allo spirito di tutela della direttiva europea sulla privacy.
C'è chi minaccia la perdita di "privilegi", chi fa sentire "ribelle" coloro che in coscienza non si sentono di dare un consenso a dir poco assurdo.

In effetti non ci sono linee standard, gli anziani stessi mostrano di non sapere come muoversi al riguardo e spesso non sanno nemmeno loro cosa stanno facendo.

Personalmente ho fatto notare le mie perplessità su due punti:
-Autorizzare affinché i dati siano esportati in paesi con direttive differenti.
-Autorizzare future modifiche in bianco.

Per il momento non ho subito pressioni.

Quali reazioni avete riscontrato?
Avete dati delle vs congregazioni di quanti non hanno firmato?

domenica 27 maggio 2018

La potenza del Cristo

Risultati immagini per cristo potenteIl racconto prosegue nel capitolo cinque, calmata la tempesta giungono all'altra riva del mare, nel paese dei geraseni. Si trovano adesso nella decapoli, in una zona abitata da popoli gentili, infatti vedremo più avanti un allevamento di porci, impensabile in un paese prettamente ebraico. Gli apostoli sono ancora intimoriti dall'ultima dimostrazione di potere che Gesù aveva rivolto ad elementi naturali, ma ora stanno per vedere un espressione di forza ancora maggiore, non verso elementi fisici, bensì contro forze spirituali oscure. Appena sceso dalla barca gli viene incontro un uomo posseduto, dice il racconto, non da un solo spirito impuro ma da un intera legione. Non sappiamo se definirsi legione stesse a significare l'esatto numero di spiriti, una legione romana poteva essere composta da 1000 a 20000 unità, sempre in termini di migliaia si parlava,  probabilmente intendevano piuttosto rendere l'idea del notevole numero di entità che avevano aggredito l'uomo, esso aveva di conseguenza una notevole forza, tanto da rompere ogni legame con cui avevano cercato di soggiogarlo.
Il pover'uomo gridava e si lacerava la carne con pietre, viveva lontano dalle genti, tra le tombe e sui monti, nudo e con escoriazioni fatte dalle sue stesse mani. Uno spettacolo inquietante e penoso al tempo stesso.
Appena Gesù scende dalla barca gli si fa incontro gridando, riconosce in lui il figlio di Dio e lo teme, tuttavia gli resiste, infatti nonostante Gesù gli abbia comandato di uscire dall'uomo si mette a mercanteggiare, o meglio, la legione comunica con lui chiedendo di potersi trasferire in una mandria di porci che pascolano li vicino.
Non finisce bene per le povere bestiole che isterizzate da queste presenze malvage si gettano dalla scarpata e annegano.

È un racconto che mi pone più domande che risposte.
Perché Gesù va nella decapoli quando in altre occasioni afferma di essere stato mandato alle pecore d'Israele?  Perché una legione di spiriti si sono accaniti in un solo uomo? Morti i porci che fine hanno fatto gli spiriti?
Quale insegnamento traiamo da questo racconto?
Spiluccando in giro nei vari siti commentari ho trovato molte speculazioni su significati metaforici e  spiegazioni sulle incongruenze nel racconto,  tanto scolare di moscerino ma ho l'impressione che mi sfugga l'ovvio, il motivo principale per cui questo racconto è stato scelto tra le tante esperienze di Gesù.

Mi colpisce il suo potere, la forza invincibile del suo spirito, sia sugli elementi fisici che spiritici. Eppure, alla richiesta degli abitanti spaventati di andarsene non oppone ne forza ne ragionamento alcuno.
Gesù si offre ma non s'impone.
Non vuole suscitare paura ma amore che attrae. I geraseni vedono nella perdita del branco di porci un disastro piuttosto che il miracolo di guarigione di un loro fratello. La perdita materiale più importante del guadagno spirituale, della salvezza. Perdono così l'occasione di stare con l'uomo più importante che avessero mai potuto incontrare. Tuttavia Gesù ha ancora un dono da offrire, l'uomo guarito lo implora di portarlo con sé ma piuttosto gli ordina di restare e di rendergli testimonianza.
Offre quindi una nuova occasione di accogliere la lieta novella ai geraseni.
La testimonianza vivente di uno di loro, perduto e ritrovato.

Cap. 5,1-20
*Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Geraseni. *Appena Gesù scese dalla barca, subito gli venne incontro dai sepolcreti un uomo posseduto da uno spirito immondo. *Questi dimorava nei sepolcri, e nessuno poteva tenerlo legato, neppure con catene, *perché spesso era stato legato con ceppi e con catene, e le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno riusciva a domarlo. *E notte e giorno sempre nei sepolcri e sui monti andava gridando e percuotendo se stesso con pietre. *Vedendo Gesù da lontano, accorse e gli si prostrò davanti, *e gettando un forte grido disse: Perché ti intrometti tu, Gesù, Figlio di Dio l’Altissimo? Io ti scongiuro per Iddio, non mi tormentare! *Perché Gesù gli diceva: Esci spirito immondo da quest’uomo. *Poi gli domandò: Che nome hai? Gli rispose: Il mio nome è legione, perché siamo molti. *E lo supplicava di non scacciarlo da quel paese. *C’era là, sulle falde del monte, un grosso branco di porci a pascolare. *E si raccomandarono a lui dicendo: Mandaci in quei porci, perché entriamo in essi.
*Egli lo permise. Allora gli spiriti impuri, usciti, entrarono nei porci, e il branco si avventò dall’alto del precipizio nel mare. Erano circa duemila e affogarono nelle acque. *I guardiani fuggirono e portarono la notizia in città e nella campagna, e tutti accorsero a vedere ciò che era accaduto. *Arrivano da Gesù e vedono l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che aveva avuto la legione, e temettero. *Quelli che avevano visto raccontarono loro ciò che era avvenuto all’indemoniato e ai porci. *Allora presero a supplicarlo che se ne andasse dal loro territorio. *E mentre Gesù risaliva sulla barca, colui che era stato indemoniato gli chiese il permesso di stare con lui. *Ma egli non glielo permise, e gli disse: Và a casa tua, dai tuoi e racconta loro quanto il Signore nella sua misericordia ha fatto per te. *Egli se ne andò, e cominciò a divulgare per la Decapoli le grandi cose che Gesù aveva fatte per lui, e tutti ne restavano ammirati.
Ma le manifestazioni di potenza del Cristo non sono finite in questo capitolo. Dopo aver affermato il suo dominio sugli elementi naturali e sugli spiriti c'è ancora un altro aspetto eclatante da sconfiggere: la morte.
Torna all'altra riva e la folla già l'aspetta e gli si accalca attorno.
Tra la folla si affaccia un uomo di spicco, uno dei capi della sinagoga, con estrema umiltà e disperata premura lo prega gettandosi ai suoi piedi, la sua bambina sta morendo ed egli sa che Gesù può salvarla.
Ma tra la folla un'altra donna ha necessità di avvicinarsi a Gesù. Tuttavia come destare la sua attenzione? Sarebbe così vergognoso e umiliante dover confessare una malattia impura come una perdita di sangue, la legge le vietava di stare in mezzo alla gente, il solo ammettere questo problema l'avrebbe condannata agli occhi delle persone presenti. (Lev. 15:19-25). Eppure da dodici anni la sua vita era una tortura, si parla di dolorosa malattia, ma ad aggiungere dolore c'era l'annientamento della vita sociale della donna. Oltre a non poter stare in pubblico probabilmente non aveva figli e se sposata sarebbe stato facile per il marito ripudiarla, se nubile, impossibile farsi una famiglia.
Aveva speso tutto ciò che aveva consultando medici e sottoponendosi a numerose, penose cure, con il solo risultato di peggiorare ulteriormente.
Ella fa l'unica cosa possibile, Gesù sta allontanandosi, non c'è tempo per prenderlo in disparte, figurarsi, ma la sua fede è forte, "se solo tocco il suo mantello sarò guarita! Nessuno se ne accorgerà, non disturberò nemmeno il maestro..."
E qui si scopre che Gesù non aveva una bacchetta magica con cui guarire con leggerezza, qualcosa usciva da lui, della potenza, quindi si stancava. Egli sa esattamente  che tra il pressare della folla c'è stato un contatto diverso, l'energia dello spirito santo è fluita da lui alla donna che infatti all'istante sente di essere guarita. Ella sperava di potersi allontanare in disparte, nessuno avrebbe saputo se non che da ora in poi avrebbe potuto tornare a vivere una vita normale, ma Gesù fa una domanda e lei sa che la sta cercando.
"Chi mi ha toccato?"
I suoi discepoli quasi lo prendono in giro, "Signore, vedi la folla che ti preme e chiedi: chi mi ha toccato?" Questa domanda è quasi buffa per noi che sappiamo il proseguimento della storia ma rivela un aspetto intimo esistente tra gli apostoli e Gesù,  nonostante il precedente timore per le dimostrazioni della sua potenza essi si sentono liberi di esprimersi confidenzialmente con lui. Non capiscono, non sanno del dramma che si sta svolgendo tra lui e la donna ma rivelano quanto fosse avvicinabile e intimo nel suo rapporto con loro.
Gesù si prende la briga di spiegare ciò che per loro non è evidente, della potenza è uscita da lui e intanto si guarda attorno. La frase è rivolta al femminile, "per vedere colei che lo aveva fatto" se ciò corrisponde al greco significa che già sapeva chi fosse e lo immagino incontrare lo sguardo della donna spaventatissima, lei avrebbe voluto passare inosservata, la vergogna per la sua situazione, la condanna per aver trasgredito la legge che le imponeva una sorta di isolamento sociale per non rendere impuro chiunque la toccasse. Correva il rischio di essere presa a insulti e sassate dalla folla, più attenta al legalismo della legge piuttosto che al suo significato.
Eppure Gesù la guarda, se nel toccare la frangia c'era stato un contatto fisico minimo, quasi impercettibile eppure così grande da cambiare la sua vita, nello sguardo di Gesù c'è l'incontro di due anime. Non può sottrarsi, ha paura, è tremante ma si fa avanti. Confessa ciò che ha fatto, la fede della guarigione adesso si mostra in fiducia nel maestro, il suo sguardo non era di accusa e rimprovero, ma come una mano tesa, un invito a uscire dal suo isolamento e infatti una volta confessato avviene un secondo miracolo, Gesù la riporta alla dignità di figlia d'Israele. Non la chiama donna ma figlia, un termine più intimo, le dice "va in pace" non c'è condanna, anche la folla non si oppone essendo testimone del miracolo.
La scrittura dichiarava che ciò che è impuro rendeva impuro ciò che veniva in contatto con esso, ma Gesù rovescia il concetto rendendo con il suo contatto puro ciò che è impuro e nessuno può contraddire tale verità visto la miracolosa guarigione che ne consegue. Nessuno può più giudicare impura la donna quindi di cosa potrebbero accusarla?
C'era una sorta di ossessione per la purezza cerimoniale all'epoca. Il formalismo farisaico aveva reso la vita impossibile, una miriade di legalismi atti a separare il puro dall'impuro che troviamo spesso nei racconti evangelici. Fariseo di fatto significa separato, infatti troviamo spesso questa categoria di religiosi impegnati ad accusare Gesù per il suo anticonformismo al sistema.
Possiamo solo immaginare quindi l'angoscia di questa donna, la profonda vergogna di dover parlare della sua impurità e dell'inferno di quei dodici anni.

Cap. 5,21-43

*E, passato di nuovo Gesù in barca all’altra riva, una grande folla gli si radunò intorno, mentre egli stava in riva al mare. *E gli viene incontro uno dei capi di sinagoga, chiamato Giairo, il quale vedutolo, cade ai suoi piedi, e lo prega insistentemente: La mia bambina è agli estremi; vieni, imponi le tue mani su di lei perché sia salva e viva! *E Gesù andò con lui, e una grande folla lo seguiva e gli si accalcava intorno. *Ora una donna, che da dodici anni soffriva perdite di sangue, *e aveva patito molto in mano di molti medici e speso tutto il suo senza alcun giovamento, anzi piuttosto peggiorando, *udito parlare di Gesù, venne tra la folla alle sue spalle e gli toccò il mantello. *perché diceva: Se riesco a toccare anche solo le sue vesti, sarò guarita. *sull’istante ristagnò il suo flusso di sangue e sentì nel suo corpo di essere guarita da quell’infermità. *E subito Gesù, sapendo che una forza era uscita da lui, voltosi, disse alla folla: Chi mi ha toccato le vesti? *I discepoli risposero: Vedi la folla che ti preme e domandi: chi mi ha toccato? *Ma egli guardava intorno per vedere colei che lo aveva fatto. *Allora la donna, paurosa e tremante, ben sapendo quello che era avvenuto, venne e gli si gettò ai piedi e disse a lui tutta la verità. *Egli disse: Figlia, la tua fede ti ha salvata; và in pace e sii guarita dal tuo male.
*Parlava ancora quando vengono dalla casa del capo della sinagoga a dirgli: La tua figlia è morta, perché disturbare ancora il Maestro? *Ma Gesù, sentito il discorso, disse al capo della sinagoga: Non temere, solo abbi fede. *E non permise che alcuno lo accompagnasse, salvo Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. *Giunti alla casa del capo della sinagoga, Gesù vide del tumulto e gente che piangeva e mandava alte grida. *Entrate disse loro: Perché strepitate e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme. E si facevano beffe di lui. Ma egli, messi fuori tutti, prese il padre della fanciulla e la madre e quelli che l’accompagnavano, ed entrò dove giaceva la fanciulla. *E presala per mano, disse: Talithà qùm! Che vuol dire: Fanciulla, te lo dico io, sorgi. *Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare, perché aveva dodici anni. E furono presi da grande stupore. *Egli raccomandò loro insistentemente che nessuno lo sapesse e ordinò che le fosse dato da mangiare.
L'ultimo episodio,  il più drammatico del capitolo mostra la potenza del Cristo in relazione alla morte, egli può donare la vita! Gesù stesso afferma di essere la risurrezione e la vita, qui ne dà una dimostrazione pratica.
Riuscite ad immaginare il dolore e poi lo stupore e l'incredibile gioia dei genitori  nel rivedere viva la bambina? Gesù raccomanda di non farlo sapere a nessuno, "camuffa" la risurrezione affermando che la fanciulla dorme ma la notizia si sparge nella regione. Perché non vuole far sapere del miracolo?
Probabilmente perché ancora non era il suo tempo, quando risuscita Lazzaro e la notizia giunge ai farisei la conseguenza è che non solo vogliono ucciderlo, ma anche la vita di Lazzaro, testimonianza vivente del suo potere è in pericolo. Inoltre una resurrezione avrebbe potuto portarlo di fronte a uomini potenti desiderosi di possedere un uomo con la capacità di riportarli vita. Anche degli altri miracoli ad esclusione dell'indemoniato nella decapoli Gesù chiede il silenzio. Gesù guarisce, risuscita, ma si rifiuta di farlo per motivi sbagliati. Non compie miracoli per sé stesso, come trasformare le pietre in pani nel deserto o per mostrarsi in modo eclatante, infatti quando i farisei gli chiedono un segno si rifiuta.
Eppure quando vede il bisogno e la fede si dona senza esitare.

Non c'è commercio nelle opere di fede nè il desiderio di appagamento personale, tutto ciò che un cristiano fa, lo fa come gratuito dono di ciò che ha egli stesso ricevuto. Quando i motivi non sono puri si rischia di divenire risonanti cembali.
1Cor 13:1
Ho trovato interessante questo commento sul racconto:


### Anche qui, come in precedenza, c’è un contatto: Gesù le prende la mano e dice: “Talitha kum”. E’ un ordine perentorio. La figlia di Giairo si alza e si mette a camminare. Lo stupore è una delle parti fisse nei racconti di miracolo e rileva la gratuità di qualcosa che è avvenuto e che non è dipeso da noi. Il miracolo, prassi d’antirassegnazione, ci lascia sempre a bocca aperta di fronte alle inedite possibilità di cambiamento. Dopo Gesù si rivolge ai genitori ordinando loro due cose: Non fare della propria figlia un fenomeno da baraccone (raccomandò che nessuno venisse a saperlo); di darle da mangiare. Quest’ultima azione così concreta e così importante pone l’accento che la ragazza ora viveva ma che doveva continuare a vivere.
Un’altra considerazione che possiamo trarre da questa vicenda è il confronto tra Gesù e la morte. Nella casa del capo della sinagoga già si celebrava la morte secondo i riti di partecipazione sociale al lutto. E anche qui vi è un contrasto evidente: Gesù ridimensiona la tragedia della morte e vuol gettare un velo su quello che ha compiuto. Cosa sia avvenuto in quegli istanti tra Gesù e quella ragazzina dodicenne, rimarrà sempre nel cuore di Gesù ed è giusto che “nessuno venisse a saperlo”, perché l’azione di Dio nel cuore di ciascuno e ciascuna di noi possa manifestarsi liberamente oltre gli schemi che a volte ci imprigionano, oltre la folla chiassosa di cui troppe volte facciamo parte, oltre la non voglia di vivere che paralizza.
L’insegnamento che ne traiamo è che come Elia nel deserto, come questa fanciulla, anche noi abbiamo bisogno di riprendere il cammino: un po’ di pane, una mano da stringere e quella parola: Talitha kum!, alzati! ###
Da Adonai.it. it

Nella parte finale del cap 4 e in tutto il cap 5 assistiamo ala potenza del Cristo in rapporto agli elementi naturali, alle forze spirituali, di fronte alle malattie e perfino alla morte. Credere oggi a questi miracoli ci resta più difficile visto che possiamo solo leggerli nelle pagine dei Vangeli,  ma ricordiamo che furono scritti da Testimoni oculari o loro discepoli che furono disposti a lottare e anche a dare la vita per portare avanti questa testimonianza. A quale scopo se fosse stata una menzogna? Essi videro non uno ma innumerevoli miracoli, gli apostoli furono loro stessi in grado di farne. Marco scrisse il suo vangelo avvalendosi della testimonianza dell'apostolo Pietro che fu capace anche di compiere una resurrezione. Questo dovrebbe assicurarci sulla verità del racconto, anche se, infine, l'ultimo passo, il salto della fede ci sarà sempre chiesto di compierlo personalmente.

sabato 26 maggio 2018

Scrittura del giorno 26 Maggio 2018

Sceglietevi oggi chi volete servire (Gios. 24:15)
“Non farmi ragionare”, disse una donna a un amico. “Dimmi soltanto cosa devo fare. È più semplice”. Quella donna preferiva sentirsi dire cosa fare piuttosto che usare il libero arbitrio, un prezioso dono di Dio. E noi? Siamo contenti di poter fare le nostre scelte o preferiamo che altri decidano al posto nostro? Come consideriamo il libero arbitrio? Questo argomento è stato oggetto di dibattiti per secoli. Alcuni sostengono che il libero arbitrio non esista e che tutte le nostre azioni siano predestinate da Dio. Altri dicono che il libero arbitrio nel vero senso della parola può esistere solo a patto che si goda di assoluta libertà. Comunque, per giungere a una corretta comprensione dell’argomento dobbiamo consultare la Parola di Dio. La Bibbia, infatti, rivela che Geova ci ha creato con il libero arbitrio, cioè la capacità e la libertà di operare scelte consapevoli. w17.01 2:1, 2

giovedì 24 maggio 2018

Questioni giuridiche in caso divorzio affidamento figli e libertà di religione

Risultati immagini per figli affidamentoTrascrivo un articolo che potete trovare in questi giorni nel link laterale notizie dall'Italia. Vista la particolare pertinenza degli argomenti lo sottoponiamo alla fratellanza per tutte le considerazioni del caso.

questo è il link  potete trovare l'articolo originale.

Se uno dei genitori cerca di dissuadere il figlio dal cattolicesimo per instradarlo verso un altro credo religioso può farlo? Decide il padre o la madre sui principi religiosi da impartire al minore?
Marito e moglie si separano. Il figlio va a vivere con la madre ma questa, dopo il divorzio, decide di abbracciare un’altra religione, passando dal cattolicesimo a quella dei Testimoni di Geova. Così il sabato sera, nelle riunioni al Tempio, porta con sé anche il ragazzo ancora minorenne. Quest’ultimo, però, dopo aver passato anni nelle chiese cattoliche mostra di non gradire il cambiamento e partecipa al rito in modo seccato e imbarazzato. Lo viene a sapere il padre che, per reazione, intima all’ex moglie di astenersi da qualsiasi opera di conversione religiosa. La donna invece non ci sta: sostiene che, in quanto contitolare della potestà genitoriale, ha tutto il diritto di offrire al figlio una alternativa alla religione più comune in Italia. Chi dei due ha ragione? Si può convertire un figlio a un’altra religione? La questione è stata affrontata dalla Cassazione poche ore fa [1]. Ecco qual è l’insegnamento di questa nuova sentenza.

Quando si verificano dei contrasti tra i genitori sull’indirizzo dell’educazione da dare al figlio minorenne, in assenza di accordo tra i due a decidere è il tribunale. In particolare il padre o la madre può rivolgersi al giudice e chiedergli di adottare la decisione che ritiene più conveniente: non una terza via, ma una delle due in discussione. Nel decidere, il tribunale deve attenersi a un unico parametro: il miglior interesse del minore. Non rilevano eventuali convinzioni religiose o principi morali dei genitori. La questione, di recente, si sta ponendo sempre più spesso con riferimento alla dieta del figlio, tra onnivori, vegetariani e vegani che si scontrano su quale sia la migliore alimentazione da dare ai ragazzi nell’età della crescita.

Allo stesso modo, se un genitore vuol convertire il figlio alla propria religione, quando il minore è sempre stato abituato a un altro credo, non può non tenere conto dell’eventuale disagio da questo manifestato. Ed è perciò che il giudice deve chiamare in gioco i servizi sociali o lo psicologo affinché, dopo una attenta valutazione delle reazioni del giovane, possano esprimere il loro parere in merito, tramite una relazione scritta da depositare agli atti del procedimento civile.

Secondo il tribunale di Roma, il genitore non può imporre al minore la sua nuova religione se questa lo danneggia nella crescita e può compromettere il suo equilibrio emotivo.

Ciò non vuol dire un’astensione totale dal proselitismo, ma neanche una assillante pretesa, né tantomeno una costrizione. Il bambino deve essere messo nella condizione di poter decidere da sé. E se è ancora immaturo per farlo, bisognerà scegliere la via meno traumatica, quindi quella tradizionale nella quale è stato già instradato. La consulenza psicologica insomma definirà se il genitore sta adottando tecniche di convinzione troppo “pervasive” o meno. Non giova al genitore invocare la libertà di religione tutelata dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti umani: il perseguimento del superiore interesse del minore, con l’obiettivo di una crescita sana ed equilibrata, può anche comportare l’adozione di provvedimenti che riducono libertà individuali dei genitori se il relativo esercizio può danneggiare la salute psico-fisica e lo sviluppo del minore.

Un’ordinanza della Cassazione di un paio di anni fa ha stabilito che, se uno dei due coniugi decide di cambiare religione (nel caso di specie divenuto testimone di Geova), l’altro non può per questo chiedere la separazione con addebito né tantomeno l’affidamento esclusivo dei figli [2].

Richiamiamo infine una ordinanza del tribunale di Prato [3] che ha offerto una interpretazione molto rigorosa della problematica. Secondo i giudici toscani, ferma restando la libertà di ciascun genitore di scegliere il proprio credo, quando questa può essere destabilizzante per il figlio quest’ultimo può essere affidato all’altro genitore. Si leggono nel provvedimento testuali parole: «In tema di separazione giudiziale dei coniugi, posto che l’affido condiviso deve escludersi quando possa essere pregiudizievole per l’interesse dei figli minori, deve disporsi l’affido esclusivo del minore – nella specie di cinque anni di età – al genitore in grado di assicurargli un modello educativo predominante idoneo a garantirne un regolare processo di socializzazione, e consentirgli l’acquisizione delle certezze indispensabili per una crescita equilibrata, qualora l’altro genitore – nella specie la madre -per aver abbracciato una nuova religione, quella dei testimoni di Geova, si presenta destabilizzante per il minore stesso, prospettando un modello educativo tale da renderne impossibile una corretta socializzazione».


martedì 22 maggio 2018

Velina-Meeting Sindacato Anestesisti a Roma

Saqure (SAfety, QUality, REliability), Meeting del Sindacato degli Anestesisti Rianimatori Italiani ha organizzato a Roma dal 24 al 26 maggio. Sabato mattina l’evento dedicato al “Biotestamento dopo la Legge 219/2017” in cui, tra gli altri, saranno presenti Amato De Monte, Beppino Englaro e Maria Antonietta Farina Coscioni. Nello stesso giorno verrà affrontato un altro tema di estrema attualità, con l’approfondimento sul “Buon uso del sangue”, in cui è prevista una relazione dedicata alla gestione del Paziente Testimone di Geova, conclude l’Aaroi-Emac.

Programma Evento



Via XX Settembre 98/E - 00187 ROMA
telefono: 06.47825272 - 081.5585160
Dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9 alle ore 17

domenica 20 maggio 2018

“…la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai tornato, rafforza i tuoi fratelli”

Risultati immagini per iniziare dalle piccole coseQuesto argomento trae spunto dalle ultime battute dell’interessante articolo postato da Tommaso, “alle pecore disperse nella diaspora spirituale”, apparso qualche giorno fa, per portarne avanti la riflessione.
Oggi stiamo vivendo una sensazione nuova, mai vissuta, diversa anche da quella che molti hanno provato quando hanno inizialmente conosciuto la "verità". Questo senso di smarrimento è singolare perché per la prima volta le nostre convinzioni sono state realmente e severamente scosse dalle radici. Perché è diverso da quando un giorno siamo diventati testimoni di Geova? E' vero che anche allora la verità ha spiazzato le nostre idee, permettendo di conoscere cose nuove che non ci erano mai state insegnate prima. Ed è stato come passare dalla morte alla vita, o almeno ad una nuova vita, più felice, più soddisfacente. Ci è stato insegnato che vivere avendo "sempre molto da fare nell'opera del Signore" fosse la cosa più sensata che un essere umano potesse impegnarsi a compiere. C'è anche da dire che conoscere la verità, è vero, avrebbe creato difficoltà con parenti e amici, ma almeno, salvo casi di parentela fanatica e irriducibile, nessuno ti avrebbe mai ostracizzato in maniera fredda e irremovibile. Nessuna religione a cui in precedenza appartenevamo avrebbe mai lavorato così radicalmente sulla mente dell'individuo, riuscendo ad isolarlo dal mondo, a staccarlo dalla realtà, a fargli vedere il resto del mondo come un nemico nelle mani del Diavolo da evitare come la peste. O a convincerlo (e non è cosa da poco) della futilità e pericolosità del perseguire una istruzione superiore. Insomma, siamo stati tutti a vario titolo condizionati pesantemente nelle nostre scelte, nelle nostre aspirazioni, nella visione del futuro, perfino nella vita privata. E nella visione stessa della divinità, vissuta in un rapporto di continua sudditanza dovuto alla nostra innata imperfezione, la quale rende indispensabile un continuo bisogno di placare in qualche modo Dio che osserva le nostre vite e accoglie le nostre richieste di perdono se supportate da azioni riparatorie. Il tutto condito con la minaccia continua di un Harmaghedon che spazzerà via chiunque non sia di fatto un testimone di Geova e anche chi lo è, qualora dovesse voltare le spalle a Dio.
Abbiamo dormito per anni sonni tranquilli nella convinzione che non potesse essere neanche ipotizzabile di dover cercare da un’altra parte una nuova verità, perchè quella che vivevamo era LA verità. E l’abbiamo difesa a caro prezzo. Facendo sacrifici. Rinunciando ad aspirazioni legittime per tutti ma non per l’organizzazione. Ci siamo esposti al pubblico ludibrio, fieri di essere diversi a causa del nome di Dio. C’è chi ha rinunciato alla gioia di procreare “in questo sistema di cose” per dedicarsi senza distrazioni ad una causa giusta. Molti uomini in passato hanno dato prova di neutralità lasciandosi imprigionare piuttosto che indossare una divisa. E l’elenco non è assolutamente esaustivo…
E' più facile forse ora capire perché le sensazioni che oggi stiamo provando per la prima volta, all’indomani della consapevolezza che tante cose in cui credevamo non reggono più alcun confronto, siano singolari ed uniche nel loro genere, non paragonabili con nessun altra delle esperienze di cambiamento mai vissute prima. Questa è troppo forte per noi, è fortemente deludente, troppo devastante!
Forse vi ritroverete mentre leggete di seguito una sintesi della rosa di emozioni che si sono avvicendate nella mente dal momento in cui la nostra vita è cominciata a cambiare.

FASE 1 In principio è scattato in noi un senso di difesa della propria fede: navigando in internet, abbiamo scoperto alcuni blog che si permettevano impunemente di esprimersi negativamente su schiavo fedele e dottrine, e, istintivamente, ci siamo imbattuti in discussioni a volte epiche e sanguinose, uno contro tutti, nel tentativo di ricondurre gli altri alla nostra ragione, forti della convinzione di essere sempre noi i depositari della verità, e gli altri solo apostati rabbiosi.

FASE 2  Inizio del turbamento interiore. Abbiamo cominciato ad accorgerci che i siti e i blog in internet, con modi e argomenti diversi, erano davvero tanti. E allora il tarlo del dubbio ha iniziato il suo lavoro di lenta e progressiva erosione delle nostre certezze.

FASE 3. L'angoscia. Abbiamo cominciato a perdere la nostra tranquillità e ore di sonno, pensando e ripensando con una morsa allo stomaco a tutto quello che leggevamo e rileggevamo in questi siti “apostati”. La cosa ci ha inizialmente fatto sentire sporchi, dato che abbiamo dedicato sempre più tempo a sbirciare su questi siti tassativamente proibiti dallo schiavo fedele che ha lanciato su di essi ripetutamente i suoi anatemi. Ma ormai un altro meccanismo si era avviato in noi, conducendo alla fase 4.

FASE 4. Le nostre letture proibite sono aumentate in termini di frequenza e quantità. Abbiamo iniziato a fare ricerche personali a 360°, e ci siamo accorti che la portata di questa nuova ondata superava le nostre aspettative. Abbiamo scoperto che in tutto il mondo esistono siti e blog che parlano dell'argomento testimoni di Geova. La cosa ci ha sconcertato, ma da un altro punto di vista ha cominciato a rasserenarci, facendoci sentire non più soli, ma parte di una comunità virtuale enorme, mondiale, estesa, come la stessa fratellanza in cui abbiamo sinora militato.

FASE 5 Il nostro apporto nei salotti virtuali comincia a cambiare connotati. Continuiamo sì a contrastare quello che secondo noi sono solo false accuse nei confronti dell'organizzazione e della dottrina, ma cominciamo a manifestare i primi segni di accondiscendenza su argomenti indiscutibili e verificabili nelle congregazioni, quali il comportamento di quelli definiti "cavalieri rampanti della fede", ovvero l'ipocrisia di fratelli che predicano bene ma razzolano male. Il tarlo continua a rosicare nella nostra mente…

FASE 6 Una pietra miliare. Lo scandalo pedofilia. Ecco la goccia che ha fatto traboccare i nostri vasi. La vergognosa esposizione dello schiavo di fronte ad una commissione governativa che con totale disinvoltura e professionalità riesce a mettere alle corde un suo rappresentante proprio su un campo in cui egli dovrebbe essere "infallibile", la esegesi biblica! Versetti alla mano, un "semplice" impiegato dello stato australiano riesce più volte a mettere in serio imbarazzo un membro unto del corpo direttivo. Lo shock che abbiamo subìto in questa vicenda ci ha lasciato ancora oggi storditi e disorientati, vuoi anche per la sconcertante scoperta della piaga pedofilia nel popolo di Dio, popolo che si permetteva il lusso di puntare il dito su tutte le altre denominazioni religiose su questo e altri argomenti.

FASE 7 Scatta in noi una reazione inquietante. "Ma allora è proprio vero quello che dicono in questi siti circa lo schiavo, che non è infallibile e può dunque sbagliarsi? Allora se possono sbagliarsi, possono anche fallire su decisioni capitali che potrebbero prendere per me, circa la neutralità cristiana, il sangue e altre cose ancora…" Allora abbiamo continuato ad approfondire le cose e siamo venuti a conoscenza dei modi sospetti in cui lo schiavo ha gestito le risorse finanziarie della fratellanza, delle vendite sospette di sale delle assemblee e sale del regno, betel e appartamenti di cui neanche conoscevamo l'esistenza e la lussuosità degli stessi, il tutto senza alcuna rendicontazione ai fratelli contribuenti. Allora scatta la fase successiva

FASE 8 Approfondimenti dottrinali. Cercando ancora di prendere le difese della nostra “organizzazione”, abbiamo almeno tentato di salvare il salvabile. Ok, lo schiavo ha assunto comportamenti deludenti, ma almeno la dottrina, la verità, è fatta salva! Invece facciamo l’amara scoperta che: il 1914 è una data non additata dalle profezie bibliche, che Gerusalemme senza ombra di dubbio non è stata devastata nel 607 a.E.V., che la dottrina sul sangue è errata perché semplicemente non sostenuta dalle scritture, che la pratica dell’ostracismo seguito alla disassociazione non è un insegnamento cristiano, che la commemorazione della morte di Gesù così come da noi celebrata è tutta da rivedere,  e tante altre spiegazioni che di scritturale hanno ben poco. Queste sono state scoperte paragonabili ad un raid aereo americano che, come nel caso letterale della guerra del golfo dei primi anni ’90 devastò e rase al suolo un regime totalitario, in senso spirituale hanno dilaniato la nostra mente e la nostra coscienza spazzando via ogni nostra precedente certezza in materia dottrinale.

FASE 9  La consapevolezza. Siamo all’approdo. Ormai ci rendiamo conto di aver conseguito una rinnovata mentalità, finalmente aperta e disinvolta, ci sentiamo cristiani ma non con la necessità di aderire strettamente ad una confessione religiosa in quanto ritenuta ora un mezzo al servizio della nostra adorazione resa a Dio. Viviamo un’ euforia, “confusi e felici”, per usare una citazione musicale. Perché da un lato tutto questo ci fa sentire bene, soddisfatti. Dall’altro ci rendiamo conto di essere dei clandestini, non potendo condividere queste nuove scoperte con nessuno dei nostri familiari e amici. Siamo ancora testimoni di Geova ma non nel senso più proprio di come i nostri fratelli e parenti cristiani lo intendono. Ormai siamo persone diverse, con nuove convinzioni “open source”, riusciamo a mettere tutto liberamente in discussione e non temiamo più di doverci confrontare con fedi diverse e filosofie, che da questo momento vengono recepite come modi diversificati per arrivare a tendere ad una verità più autentica. Però…

FASE 10 La più critica. La fase delle reazioni a tutto questo stravolgimento mentale. Ed eccoci all’epilogo di questo lungo discorso. Le reazioni. Si nota, leggendo qua e là e ascoltando in giro, che sono molti quelli che si sono fatti prendere dalla rabbia, e hanno bruscamente smesso di servire Dio. Alcuni stanno avendo problemi familiari, nel tentativo di convincere forzosamente il coniuge ad accettare queste nuove vedute, altri stanno abbracciando idee atee, agnostiche. C’è chi mette in totale discussione l’intero testo biblico. E c’è chi infine, come molti di noi in questo blog, spero tutti, che sta tentando di capire il da farsi cercando di non perdere l’equilibrio e cedere ad azioni sconsiderate.

La domanda ora è: “Quale sarà invece la fase 10 per noi consapevoli che vogliamo continuare ad avere una stretta relazione con Dio padre e suo figlio Gesù?” Sì, come pensiamo di affrontare questa nuova realtà che sta costringendo tutti noi a vivere da clandestini in una congregazione che sentiamo sempre meno nostra? Altri di noi stanno vivendo per la prima volta la situazione della famiglia religiosamente divisa, con moglie contraria o marito contrario perché l’altro o l’altra non ci ha seguiti ancora in questa metamorfosi.

Qualcuno pensa sia utile,  per smorzare i pugni che la propria coscienza sta sferrandoci nello stomaco,  trovare il modo per defilarsi da incarichi di insegnamento, per chi ad oggi è un nominato in congregazione. Già questo garantirebbe una convivenza più sostenibile tra nuove vedute e precedenti insegnamenti, visto che almeno non sarai costretto ipocritamente ad insegnare ad altri quello in cui non credi più.
Un’altra idea che altri stanno attuando è quella di predicare la buona notizia con il solo uso della Bibbia quale “kit (unico) dell’ insegnante”. Ciò non è solamente nobile e quanto di più bello possa fare un cristiano, ma tra l’altro è anche “consentito” dal protocollo, visto che una delle presentazioni suggerite della guida cristiana prevede il solo uso della Bibbia. E dunque non destereste mai il sospetto di nessuno e contemporaneamente dareste un buon esempio a chi vi osserva.
Se fosse possibile, sarebbe davvero rafforzante, perché no,  incontrarsi con qualche altro consapevole. Ecco un altro suggerimento utile.
Col proprio coniuge, è consigliabile fare piccoli passi. Si potrebbe, come qualcuno già sta attuando, inizialmente cominciare col dire che avete letto qualcosa di interessante non già sui blog che potrebbero essere presi per apostati, ma su siti ufficiali, per esempio quelli della royal australian commission, o quelli dell’OSCE, dove si evince la presenza strana della watchtower in una commissione governativa assimilabile all’ ONU, o quelli relativi a fondi speculativi in cui, se fate bene ricerche, esce fuori il nome della watchtower che investe in titoli che non si addicono ad una religione cristiana. E poi, pian piano che le linee difensive del nostro coniuge cominciassero ad arretrare, proseguite con cautela su argomenti più dottrinali. Il tempo mostrerà il da farsi in base alle opportunità. Ma per favore non scateniamo inutili crociate, presi dal fervore di quanto ormai si schiude sotto i nostri occhi. Questo è controproducente e pericoloso. Il nostro coniuge, come noi finora, è stato dotato di un sistema immunitario tale da riconoscere immediatamente l’apostata e isolarlo in un batter d’occhio. Se dovesse accadere ciò, il rischio di una crisi è dietro l’angolo! Non diamo luogo al diavolo.

Questi, ci rendiamo conto, sono dei compromessi. Non è certo quello che auspichiamo per le nostre esistenze. Ma capiamo che il percorso è ancora lungo. I nostri familiari avranno bisogno dei loro tempi per maturare queste nuove convinzioni. Se mai lo faranno. E nel frattempo?
Non è facile percorrere il sentiero in cui ci siamo imbattuti. Le insidie sono tante. E sarà sfibrante in certi casi sopportare quello che più non sentiamo, che non ci appartiene, ormai. Ma la gioia interiore di aver scoperto finalmente una libertà che “renderà liberi” non ha prezzo. Penso di interpretare il sentimento di ciascuno di voi in tal senso. La verità costa sempre qualcosa. Ma è un prezzo che vale la pena di pagare, se significherà dare un senso diverso e più vero alla vita….

Qualunque altra cosa vi venga in mente, qualunque suggerimento utile alla sopravvivenza in questa “terra di mezzo” in cui ci troviamo, rendetelo per favore fruibile alla comunità.

Una cosa è certa: non potremo più tornare indietro. Quel che è fatto è fatto. Tanto vale provare a vivere questa nuova esistenza dal futuro nebuloso, per ora, ma con la prospettiva di ricevere la benedizione del nostro Dio il quale, se è Sua volontà, non lascerà che il nostro attuale sacrificio volto ad avvicinarci maggiormente a Lui passi inosservato e non abbia la sua opera compiuta.

Chatteria