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domenica 16 settembre 2018

La purezza spirituale del Cristo, parte 1


Cap. 7,1-13

*Gli si radunarono intorno i farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, *i quali videro che alcuni dei suoi discepoli mangiavano con mani impure, cioè non lavate. *Perché i farisei e tutti i giudei, se non si lavano accuratamente le mani, non mangiano, attenendosi alla tradizione degli antichi; *e quando vengono dal mercato non mangiano senza fare abluzioni; vi sono poi tante altre cose che osservano per tradizione: lavature di bicchieri, stoviglie e piatti. *I farisei e gli scribi dunque gli chiesero: Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi e mangiano con mani impure?
*Rispose loro: Isaia ben profetò di voi, ipocriti, quando scrisse: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. *Vano è il culto che mi rendono; le dottrine che insegnano sono precetti umani. *Voi trascurate il comandamento di Dio per attenervi alla tradizione degli uomini. *E soggiungeva: Voi siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. *Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. *Voi invece dite: Se un uomo dice al padre o alla madre: Tutto ciò con cui potrei assisterti è qorban, cioè offerta (sacra), non gli permettete più di fare nulla per suo padre e sua madre, *rendendo vana la parola di Dio per la tradizione che voi trasmettete. E molte altre cose simili fate.

 Ancora una volta i farisei restando turbati dal modo di fare di Gesù e dei suoi discepoli. Come sempre, essi danno enorme importanza alla minuziosa osservazione di tradizioni umane che hanno cucito addosso alla legge data da Dio.
Ricordiamo il significato della parola fariseo, separato. Per un fariseo sarebbe stato gravissimo mangiare con un peccatore, omettere qualche pratica rituale o non rispettare tutto il corollario di regole sul sabato. Quindi appena vedono alcuni discepoli di Gesù mangiare senza essersi lavati le mani, subito intervengono puntando il dito su questa palese mancanza.
Marco, scrivendo per i romani fa una precisazione, un appunto volto a spiegare ai lettori le usanze comuni e conosciute fra gli ebrei in merito, infatti il popolo giudeo non mangiava senza prima lavarsi le mani fino al gomito. Il racconto puntualizza: "osservando la tradizione degli uomini dei tempi passati". Non si tratta quindi di un comando della legge ma di tradizione.
Nella legge c'era in effetti il comando di lavarsi e di immergere calici, brocche e vasellame, ma era un comando riservato ai leviti in servizio sacro. (Lev 22: 1-16 ) Nel tempo fu esteso a tutto il popolo.
Tuttavia Gesù riporta la questione alla sua base cruciale: ciò che è puro e ciò che non lo è, non tanto in termini di riti e opere, ma va alla fonte di tali opere, ovvero, il cuore.
Il cuore è la fonte delle impurità morali e rende inutile tutto il corollario di riti come lo sarebbe indossare un abito sontuoso sopra un corpo lurido.
Nel tempo, questa minuziosa osservanza di regole rende insensibile il cuore che si sente a posto per le opere e smette di scavare a fondo nei motivi.
Gesù cita isaia: "Questo popolo mi onora con le labbra ma il loro cuore è lontano da me, invano continuano ad adorarmi perché insegnano come dottrine comandi di uomini". Parole forti, parole che i farisei sentono offensive perché ciechi alla vera scala di valori spirituali.  Essi pensano di essere superiori per la loro scrupolosa osservanza quando nel cuore non hanno coltivato amore, compassione, empatia, spirito altruistico.
Gesù poi argomenta in modo implacabile mostrando quanta ipocrisia abbia il loro modo di adorare formalistico. Le regole e la tradizione che tanto vanno declamando sono ciò che li porta a trasgredire la legge sacra data da Dio. "Voi siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione". Qui li dichiara abili, c'era malizia nelle loro manipolazioni allo scopo di eludere quella legge che tanto sostenevano di volere osservare giusto proteggendola nel perimetro delle tradizioni. Fa un esempio lampante, dichiarano "corban" i loro averi, ovvero, un dono dedicato a Dio e per questo evitano di onorare i loro genitori nel bisogno. Nel frattempo però usano quelle stesse proprietà finché sono in vita per sé stessi.
É così evidente l'ipocrisia suscitata dal loro modo di adorare, basarsi sull'esteriorità delle opere rischia di far scivolare l'adorazione nel formalismo, nella superficialità.
Non dovremmo sorprenderci di ritrovare le stesse problematiche ai nostri giorni. Il corollario di regole che soffocano la semplice adorazione che rendiamo a Dio sono una spontanea degenerazione religiosa. Si comincia con piccoli gruppi in cerca della verità ma pian piano, ingrandendo,  servono regole e organizzazione che alla lunga finiscono per soffocare ciò che in realtà volevano preservare.
Dovremmo personalmente fare il punto e chiederci se abbiamo bisogno di aggiustare il tiro. Nel tempo il desiderio di servire Geova è divenuto desiderio di "brillare" in congregazione? Continuiamo a coltivare una coscienza pura o stiamo divenendo "abili" nell'eludere le scritture a nostro beneficio?
Un cristiano non adotta scuse per tirarsi indietro e vivere una vita per sé stesso, ma nemmeno corre una corsa che è una carriera teocratica anziché una corsa cristiana.
Il bene si fa nell'ombra, non alla ribalta del podio, non nelle ampie vie. Privilegi e nomine lasciano il tempo che trovano come i Filattieri che portavano i farisei.
Ricordiamo che Gesù spesso chiedeva di non dire dei suoi miracoli, li faceva perché amava le persone, fossero esse ebrei, pecore disperse della casa d'Israele,  o gentili.
Amiamo. Amiamo le persone, siano esse fratelli in congregazione, consapevoli, inconsapevoli, inattivi, disassociati, del mondo... quanti termini inutili... amiamo il prossimo come noi stessi e adempiremo la legge del Cristo, comprenderemo cosi la purezza spirituale del Cristo.

giovedì 12 luglio 2018

Il ministero del Cristo parte 2

Cap. 6,30-44

*Gli apostoli si raccolsero intorno a Gesù e riferirono tutto quanto avevano fatto e quanto avevano insegnato. *Egli disse loro: venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco. Poiché erano tanti quelli che venivano e andavano che neppure avevano tempo di mangiare. *Partirono dunque in barca verso un luogo deserto e appartato. *Però molti li videro partire e compresero e da tutte le città accorsero là a piedi, e li precedettero. *Quando Gesù sbarcò e vide tanta folla, ne ebbe compassione, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 35 Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; 36 congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare». 37 Ma egli rispose: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». 38 Ma egli replicò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». E accertatisi, riferirono: «Cinque pani e due pesci». 39 Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull'erba verde. 40 E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. 41 Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. 42 Tutti mangiarono e si sfamarono, 43 e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. 44 Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Il ministero si fa impegnativo e Gesù si prende cura dei suoi apostoli. Dopo averli addestrati con il suo esempio e istruiti, adesso vuole che si prendano un po di tempo per riposare. Come un pastore ha amorevole cura del suo gregge ma accade un fatto che lo porta a considerare bisogni ancora maggiori. Le folle vedendoli partire in barca intuiscono la loro meta. Subito si affrettano a fare il giro del lago e una volta arrivati una considerevole folla li aveva preceduti. Gesù non resta impassibile di fronte a questa moltitudine attratta dalla voce del pastore, il racconto narra che fu mosso a compassione, comprendeva che avevano bisogno di guida, di un riferimento che non avevano trovato affatto nei loro maestri religiosi. Le parole di Gesù erano differenti, toccavano il cuore perché da li venivano. Egli insegnava come uno che ha autorità, ma anche mostrando sentimenti genuini di amore ed empatia. Toccava i lebbrosi, parlava alle donne considerandole alla pari, trovava il tempo per stare con i bambini che andavano a lui con la naturalezza istintiva di chi si sente accolto e accettato per ciò che è. Gesù guariva i loro corpi, ma leniva anche le loro anime maltrattate dai facili giudizi di scribi e farisei che nella loro ipocrita giustizia si sentivano superiori e restavano appartati da questa gente della terra, ne avevano coniato un termine che credo abbia un corrispondente ugualmente dispregiativo nell'italiano "terrone". Come molti italiani del nord anche i farisei ignoravano il fatto che proprio grazie a questa umile gente lavoratrice l'economia girava. Che la mancanza di studi non ne rendeva i cuori meno sensibili. Essi preferivano sfruttarli e appesantirli con gravi carichi piuttosto che condividere con loro la conoscenza delle scritture.

Gesù era diverso.

Si rimbocca le maniche e si mette sotto il giogo al loro fianco. Mangia insieme a loro, guarisce i malati, sana gli indemoniati, tocca il cuore dei peccatori inducendo a sperare nel cambiamento.

Così adesso queste folle lo cercano ed egli viene mosso a compassione, il verbo greco è "splanchnízo" che ha a che fare con quello che viene chiamato il nostro secondo cervello, le viscere. Si potrebbe tradurre "viscerale compassione", sentimenti che si riflettono nel fisico, quanti di voi hanno provato ad esempio le farfalle nello stomaco innamorandosi o hanno sentito lo stomaco chiuso e rivoltato affrontando qualche grosso stress? Non si tratta di sentimenti superficiali ma di qualcosa che colpisce nel profondo.

Come può quindi congedare le folle?!

Li vede per ciò che sono: pecore senza pastore, non hanno nessuno che le nutra, che si prenda cura di loro, nessuno che li faccia sentire che valgono. Sembrerebbe che non compia in questo caso miracoli, mi piace pensare che queste folle abbiano già ricevuto una guarigione fisica, infatti anticipano il suo arrivo velocemente facendo il giro del lago. Tuttavia adesso che il fisico è sano è il loro cuore ad aver bisogno di cure, quindi anche se stanco si mette ad insegnare loro molte cose.

A questo punto le folle sono placate nelle loro sofferenze fisiche e consolate nello spirito, ma il ministero del Cristo ancora non è compiuto.

I discepoli si rendono conto che presto il giorno finirà e trovandosi in un luogo isolato non ci sono villaggi dove poter comprare del cibo per tutte quelle persone. Così consigliano a Gesù di congedare la gente affinché possano provvedere a se stessi. Forse vi siete trovati talvolta nell'imbarazzante occasione di ricevere la visita di qualche conoscente, la conversazione si protrae e giunge l'ora di pranzo ma, vi rendete conto che in casa avete ben poco da offrire, così sperate che l'ospite si congedi affinché non vi lasci nell'imbarazzo di imbandire una ben misera tavola.

Gesù da buon padrone di casa invece vuole onorare i suoi ospiti e invita gli apostoli a dar loro da mangiare, ma con cosa sfamare 5000 persone?

Gli apostoli hanno solo 5 pani e due pesci, è assurdo!


Forse si sono dimenticati un episodio del passato in cui cento persone furono sfamate con 20 pani, ogni pane d'orzo era la porzione adatta ad un solo uomo, lo troviamo in 2 Re 4:42-44


La moltiplicazione dei pani


42Una volta, arrivò un uomo dal villaggio di Baal-Salisa: portò al profeta venti pani d'orzo, fatti con farina nuova, e un sacco di grano appena raccolto. Eliseo disse al suo servo di sfamare il gruppo con quei viveri. 43Ma il servo rispose:

- Questa roba non basta per dar da mangiare a cento persone!

- Distribuisci questi viveri, - disse Eliseo, perché il Signore dice: 'Ognuno avrà abbastanza da mangiare e ne avanzerà anche!'. 44Il servo li distribuì e ne avanzò, come il Signore aveva detto.


Ciò che agli uomini è impossibile non lo è a Dio e suo figlio lo sa bene. Fa quindi accomodare le genti in gruppi di 50 o 100 sull'erba e pronuncia una benedizione sui pani e sui pesci, dopodiché li spezza, quasi un anticipo del futuro pasto di comunione e non solo ce n'è abbastanza per tutti ma ne avanza in abbondanza.

Riuscite ad immaginare la gioia, la pace, l'allegria di quel grande Pic nik all'aperto? Nessuno in quella grande assemblea è malato, le parole del Cristo li hanno ristorati, si sentono accettati, rafforzati spiritualmente e adesso partecipano insieme a un grande banchetto, fatto di cose semplici, pane e pesce, ma condiviso in fratellanza.

Gesù è stanco eppure spende ancora energia per sfamare questo gregge di persone che lo cercano. Gli apostoli servono tutti ed infine raccolgono anche gli avanzi, 12 ceste piene.

Se a Nazaret poté far poco non era certo per mancanza di generosità. Egli offre ma non impone. Invita ma non costringe. Ama ma non pretende amore forzatamente.

"Noi amiamo perché egli per primo amò noi".


Cap. 6,45-52


*Subito dopo Gesù ordinò ai suoi discepoli di salire sulla barca e di precederlo sulla riva opposta in direzione di Betsaida, mentre egli congedava il popolo. *Appena li ebbe congedati, se ne andò sul monte a pregare. *Fattasi notte, la barca era in mezzo al mare, ed egli era solo a terra. *Vedendo che si affannavano a remare per il vento contrario, già verso l’ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare; e voleva oltrepassarli. *Ma essi, vedendolo comminare sul mare, pensarono che fosse un fantasma e gridarono, *perché tutti lo videro e ne furono spaventati. Ma egli subito parlò e disse loro: Coraggio, sono io, non temete. *Montò sulla barca con loro e il vento cessò. Essi erano enormemente stupiti in se stessi *perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.

Adesso che la folla è sazia in ogni aspetto comanda agli apostoli di ripartire, mentre lui resta, la giornata è stata estenuante ed ha bisogno di ricaricare le energie. Sale sul monte a pregare. Il contatto con il padre è essenziale per riprendersi. Ha bisogno di restare solo.

C'è un'altro aspetto che emerge dal racconto parallelo di Giovanni 6:1-15 le folle vedendo che guarisce e sfama miracolosamente vogliono farlo re. Riconoscono in lui il Messia ma hanno una loro personale idea del Messia. Vogliono un salvatore, qualcuno che si prenda cura di loro. In seguito Gesù ha da ridire sui motivi per cui lo cercano. Egli insegna l'amore, donare se stessi, loro vogliono qualcuno che riempia la pancia e liberi Israele dal giogo romano.

Non invita i discepoli ma comanda, ordina loro di allontanarsi, non vuole che vengano presi dall'entusiasmo per un Messia che si aspettano diverso da cio che è.

Ma il mar di Galilea è traditore, un forte vento li mette in difficoltà. Non è la prima volta che Gesù fa cose straordinarie eppure appena lo vedono camminare sulle acque si spaventano, erano stati testimoni oculari di innumerevoli miracoli ma qui Marco fa un'affermazione che mi lascia a bocca aperta: erano enormemente stupiti perché non avevano capito il fatto dei pani e I LORO CUORI ERANO INDURITI. Mi sorprende che dopo tutto questo tempo insieme al maestro, dopo esser stati testimoni della sua potenza in molti modi ancora si spaventino. La spiegazione che da marco è semplice. Il loro cuore era indurito. Ricorda il faraone, il cui cuore continuò ad indurirsi, gli israeliti a Meriba che indurirono il loro cuore. Ma in questi casi si trattava di un re pagano e di un popolo dal collo duro. Il termine è lo stesso che troviamo in Romani 11:7 e 2 Corinti 3:14 che viene tradotto "le loro menti erano intorpidite"TNM 2017, "le loro facoltà mentali erano intorpidite" TNM rb8, "le loro menti furono accecate" La bibbia di Gerusalemme. (Grazie Sus per l'aiuto)

La TNM 2017 traduce marco 6:52 " Perché non avevano afferrato il significato dei pani; in effetti il loro cuore faceva ancora fatica a capire".

Volevano un Messia che realizzasse le loro aspettative. Erano vittime di un bias cognitivo, avevano in mente uno steriotipo inculcato sin da piccoli, dove il Messia li avrebbe liberati dal giogo straniero, non prendevano in considerazione quindi che Gesù aveva una missione più ampia, qualcosa che partendo da Israele avrebbe portato la liberazione dell'umanità intera e non era una questione politica, Gesù avrebbe aperto la porta all'umanità per la vita eterna, li avrebbe riportati ad essere figli di dio perfetti e completi. Stretti nel loro recinto religioso facevano fatica ad afferrare l'ampiezza del disegno divino. Si spaventano nel vederlo camminare sulle acque, nel calmare tempeste, eppure intuiscono qualcosa di speciale in lui e continuano a seguirlo.


Che dire di noi. Siamo sicuri di essere immuni da preconcetti? Siamo certi di non esserci fatti idee errate su chi sia realmente Gesù, sul ritorno di Cristo, sulla speranza futura, su insegnamenti in cui crediamo da anni... Non é facile resettare e non è facile capire cosa mantenere e cosa invece dobbiamo lasciare andare. Gesù non ebbe fretta, sapeva che il terreno era buono, gli apostoli erano sinceri e ben motivati, terra fertile ma indurita dalla mancanza di vera acqua spirituale, pressata dal continuo calpestio di insegnamenti farisaici basati più su tradizioni umane, piuttosto che sulle Scritture.


Ho un'immagine in testa, una speranza, un giorno futuro in cui tutte queste incertezze, questo continuare a cercare di capire e prendere cantonate sarà solo un ricordo. In questa immagine sono su una collina, in mezzo al grano maturo che ondeggia al vento. Tutto intorno il silenzio del primo pomeriggio interrotto solo dal suono delle cicale. Cammino godendomi la pace e la solitudine del momento riflettendo su quanti pensieri sciocchi, idee errate avevo coltivato nel passato, secoli, millenni fa. Adesso tutto mi è così chiaro ed è molto più sorprendente e meraviglioso di quanto avessi potuto sperare. Non vedo più velatamente, come in uno specchio, ma faccia a faccia. Capisco appieno le parole che Gesù disse agli apostoli: "Avrei molte cose da dirvi, ma non siete in grado di contenerle al presente". È un'immagine che mi da pace, mi permette di ridimensionare tutte le questioni irrisolte attuali e focalizzarmi su ciò che veramente è importante ovvero fede, speranza e amore. Ma molto, molto probabilmente anche questa immagine in futuro sarà tra le cose sciocche e le cantonate a cui penserò sorridendo, di fronte a tutte le domande che hanno trovato risposta.

Quando ci sentiamo abbattuti, quando sembra che nonostante i nostri sforzi non riusciamo a fare progresso nel comprendere la direzione o nell'attuarle ricordiamo che Gesù non è lontano da ciascuno di noi. Come con gli apostoli spaventati dal vento contrario è il momento di affidarci senza timore nelle mani forti e amorevoli del nostro unico condottiero che ci dice: "non temete, sono io!" Ecco una riflessione importante dal sito Adonaj.it. :

"Quante volte ci sentiamo anche noi stremati dalla fatica quotidiana, dalla delusione, dai fallimenti, dalla sfiducia, dalle incomprensioni, dalle prove che la vita ci riserva, sbattuti dal vento d’opposte tendenze, di contrarie ideologie, di passioni violente…”La vita dell’uomo è una lotta” (Giob.7,1). Ma ecco il fatto sconvolgente e consolante, proprio quando stiamo per affogare nella melma delle tentazioni e dei pericoli in cui ci imbattiamo, Gesù cammina accanto a noi e ci ripete : “Coraggio, sono io, non temete”."
Guarigioni a Genesaret

Cap. 6,53-56

*Passati all’altra riva vennero a Genesaret e approdarono. *Ma appena sbarcati, subito lo riconobbero, *e accorrendo da tutta la regione, cominciarono a portare i malati sui loro lettucci, dovunque udivano che si trovasse. *E dappertutto dove Gesù entrava, nei villaggi, nelle città e nelle campagne, portavano gli infermi nelle piazze e lo pregavano di lasciarli toccare almeno la frangia del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.


Ovunque Gesù si reca, sull’una o sull’altra riva del lago, il suo passaggio cambia letteralmente la vita e le giornate delle cittadine e dei villaggi. La descrizione evangelica di queste improvvisate file di barelle e di malati nelle piazze e nelle strade mostra che finalmente è giunto tra gli uomini il compassionevole, colui che sa commuoversi sul dolore degli uomini. Tutti confidano in lui e nella sua forza di guarigione: è sufficiente per molti anche solo toccare la frangia del suo mantello per essere guariti. Dobbiamo chiederci se non dovrebbe ogni comunità cristiana, come anche ogni discepolo, essere come il lembo del mantello del Signore che i poveri e i malati possono raggiungere con le loro mani.


C’è bisogno che i deboli e i poveri possano “toccare” con le loro mani il “Corpo di Cristo” che è la comunità messianica dei discepoli per essere sanati e guariti. Ciò che emerge ancora una volta in questa pennellata di versetti è il tema caratteristico di Marco: la gente accorre per far guarire gli ammalati. In questo riassunto non viene menzionato l’insegnamento di Gesù che caratterizza il suo rapporto con il popolo, ma sono soltanto ricordate le numerose guarigioni. Infatti, come sappiamo dai versetti, Gesù accondiscende a compiere molte guarigioni, ma non parla. Persiste l’equivoco sulla buona novella che egli era inviato ad annunciare, sulla salvezza, sulla sua stessa identità.


Le folle cercano il pane, cercano la guarigione, e dimenticano la conversione del cuore, l’adesione alla persona di Gesù, il perdono dei peccati che egli è venuto a portare. Quanta gente attende ancora oggi un simile “sbarco” di Gesù: che porti la salvezza esteriore, facile, ottenuta semplicemente “toccando le sue vesti”, recitando una preghiera, compiendo una pratica esteriore, o magari entrando in un’associazione, in un ordine religioso. La salvezza invece è profonda, interiore, radicale: guarisce il profondo del cuore. Le altre guarigioni sono soltanto dei segni: segni della volontà di Cristo di donarci la vera salvezza totale. Gesù vuole mettere la sua potenza soprattutto a servizio della conversione del cuore."

Gesù viene riconosciuto dai semplici, non per nulla nel sermone del monte afferma: "beati I puri di cuore, poiché vedranno dio". Egli sa che la maggioranza vede in lui la liberazione da angosciose situazioni, malattie, fame, ingiustizie. Vorrebbe che scavassero più a fondo, che desiderassero dissetarsi alla fonte di acqua viva spirituale che sgorga da lui ma, comprende che per adesso è già tanto che pecore mal ridotte riconoscano la voce del pastore. L'empatia lo porta a donarsi.

Vi capita di sentire fratelli di fede con simili aspettative? Quando si soffre è facile aspettarsi sollievo, pretendere adesso. Solo chi per anni ha affrontato situazioni angosciose può capire l'urgenza che scavalca ogni altra considerazione. Eppure sarebbe importante riflettere sull'enorme ampiezza della figura del Cristo che va oltre le nostre personali necessità, dovremmo anelare a conoscerlo più possibile ed essere pronti ad accettare anche ciò che non ci aspetteremmo da lui, certi che affidarci nelle sue mani, porre le nostre vite a seguirne le orme è la cosa migliore è più significativa che possiamo mai fare.

Matteo 11: 25 In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. 27 Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo. 28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».


venerdì 29 giugno 2018

Il ministero del Cristo parte 1

Marco Cap. 6,1-6

*Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli l’accompagnavano. *Venuto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. I molti che l’udirono ne rimasero stupiti e dicevano: Donde gli viene questo? E che sapienza è mai questa che gli è data? E questi grandi miracoli compiuti dalle sue mani? *Non è costui l’artigiano, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Giuseppe, di Giuda e di Simone? *E le sue sorelle non sono qui tra noi? Ed erano sconcertati a suo riguardo. Ma Gesù diceva: Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e tra i suoi parenti e in casa sua. *E non poteva fare là nessun prodigio: tuttavia, impose le mani ad alcuni infermi, li guarì. *E si stupiva della loro incredulità. Poi andò attorno per i villaggi circostanti insegnando.
Gesù prosegue il suo viaggio fino ad arrivare a Nazaret, il suo villaggio. La sua fama l'ha preceduto, le guarigioni, l'insegnamento. Come sua abitudine entrò nella sinagoga di sabato.
Non sappiamo da quanti giorni fosse a casa, di solito veniva accolto appena arrivato dalla gente che gli portava i malati, ma qui lo troviamo subito ad insegnare nel luogo di pubblico incontro, con un uditorio attento ed incuriosito dalle voci che circolano su di lui. Sembra che rimangano stupiti dal suo insegnamento, eppure sappiamo che già a dodici anni aveva mostrato un acume fuori dell'ordinario, probabilmente fino al battesimo frequentava quella stessa sinagoga e avevano già avuto modo di ascoltarlo. Dal passo parallelo di Luca 4:16-30 scopriamo altri particolari, gli viene dato il rotolo di Isaia e legge  il brano che noi troviamo nel cap 61:1,2. 

Una volta letto si prende il tempo di riavvolgerlo, riconsegnarlo al servitore e sedersi. Gli occhi di tutti sono fissi su di lui l'atmosfera è carica per le parole che sta per pronunciare: "oggi questo passo della scrittura che avete appena ascoltato si è adempiuto". L'annuncio è ben accolto, si meravigliano delle sue parole, ma al tempo stesso si stupiscono che un semplice falegname, un uomo che conoscono fin da bambino, il classico ragazzo della porta accanto stia acquistando tanta fama e applichi a se stesso una profezia messianica.

Vogliono prove, si aspettano che compia segni anche maggiori che negli altri villaggi ma invece ricevono una doccia fredda. Gesù sa che si aspettano, pretendono da lui opere anche più grandi rispetto a quelle udite. Non sono forse i suoi concittadini? Non hanno quindi maggior diritto di beneficiare delle sue attenzioni? Ma poi, è mai possibile che un falegname di Nazaret sia non solo un profeta ma addirittura il Messia?

In questo clima la scrittura dice che egli non poteva fare alcun prodigio, non che non volle, ma che non poté. Perché?
Non sembra strano che a differenza delle altre occasioni la casa in cui è ospitato non sia presa d'assalto? I Nazareni lo incontrano solo quando arriva il momento di andare nella sinagoga, lo spirito di scetticismo avrebbe reso i suoi miracoli opere da baraccone, per mostrare i suoi poteri. Sappiamo che più volte rifiutò di usarli in tal modo. Gesù non si fa problemi a guarire anche chi solo tocca il lembo della sua veste ma non vuole una fede da avanspettacolo. Le sue opere sono un dono, non una prova di forza. Così lo ritroviamo stupito per la loro incredulità, ma tuttavia prosegue il suo ministero nei villaggi circostanti.

La missione dei dodici
Cap. 6,7-13

*E chiamati a sé i dodici, cominciò a mandarli a due a due, dando loro potere sopra gli spiriti immondi, *e ordinò loro di non prendere per via altro che un bastone; non pane, non bisaccia, non denaro nella cintura; *ma calzate sandali e non indossate due tuniche.
*E diceva loro: In qualunque casa entriate, trattenetevi in essa finché non partiate di là; *e se in qualche luogo non vi ricevono e non vi ascoltano, andatevene e scuotete la polvere dai vostri piedi in testimonianza contro di loro.
*Essi dunque, partiti, predicavano la conversione, *scacciavano molti demoni e ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Inizia così l'attività missionaria degli apostoli, dopo aver vissuto a stretto contatto e visto il maestro predicare e compiere segni viene dato anche a loro questo dono e vengono inviati a due a due ad annunciare l'imminenza del regno dei cieli. In queste prime istruzioni viene comandato loro di non portare scorte, avrebbero dovuto confidare che alloggio e cibo fossero provveduti strada facendo. Sembra che una volta entrati in un villaggio la predicazione venisse fatta pubblicamente, forse in luoghi di mercato, o nelle sinagoghe, da qui, qualcuno li avrebbe invitati nella propria casa, un evento usuale per la cultura ebraica dell'epoca e li dovevano rimanere facendone un centro per la missione.

La predicazione casa per casa veniva usata dagli apostoli?

Probabilmente no, ma ciò non significa che debba necessariamente essere sbagliata, Gesù sfruttava ogni occasione, come per la samaritana al pozzo ad esempio, le folle spargevano la voce col passaparola, il regno veniva predicato e questo era importante. Piuttosto che il come sarebbe ben più importante capire cosa predicare, nel corso del tempo come tdG ci siamo fatti la nomina di predicare la fine del mondo, un grido "al lupo al lupo" che ormai sta perdendo credibilità. Forse sarebbe meglio concentrarci sulle parole di Gesù,  sui principi biblici e su come accrescere la fede in Dio.

I cristiani da ultimi giorni sanno tanto di interesse a scampare perdendo l'ultima occasione, sono più fedeli della paura piuttosto che dell'amore e le conseguenze sul gregge si ritrovano in uno spirito farisaico governato dalle opere, come se il regno si potesse guadagnare e non ricevere per immeritata benignita. Confesso che la predicazione con presentazioni modello e gli studi sul libro apposito non fanno più parte del mio modo di predicare. Piuttosto utilizzo le scritture cercando di farle rivivere, di raccontare i vangeli come storie che toccano il cuore e talvolta vedo brillare una luce negli occhi delle persone che mi ricompensa dello sforzo fatto.
La voce si sarebbe sparsa rapidamente e infermi e ammalati sarebbero giunti alla casa non solo per guarire, ma anche per ascoltare le parole degli inviati, o mandati, significato del nome apostoli. Riuscite a immaginare la gioia e l'entusiasmo di questi primi discepoli nell'udire la buona notizia e nel vedere coi loro occhi il potere di guarigione? La notizia sicuramente si spande a macchia d'olio, non solo nella Galilea,  ma anche in Giudea e nelle province confinanti. Qualcosa di straordinario stava accadendo e ricordiamo anche che il popolo era in aspettativa perché dalle profezie sapevano che doveva arrivare il Messia.

Ho trovato interessante questo commento su Qumran.net :

"• Il Vangelo di oggi continua quanto abbiamo visto nel vangelo di ieri. Il passaggio per Nazaret fu doloroso per Gesù. Fu rifiutato dalla propria gente (Mc 6,1-5). Quella che prima era la sua comunità, ora non lo è più. Qualcosa è cambiato. A partire da questo momento, come dice il vangelo di oggi, Gesù cominciò ad andare per i villaggi della Galilea per annunciare la Buona Novella (Mc 6,6) e mandare i dodici in missione. Negli anni 70, epoca in cui Marco scriveva il suo vangelo, le comunità cristiane vivevano una situazione difficile, senza orizzonte. Umanamente parlando, non c’era futuro per loro. Nel 64, Nerone cominciò a perseguitare i cristiani. Nel 65, scoppiò la rivolta dei giudei della Palestina contro Roma. Nel 70, Gerusalemme fu totalmente distrutta dai romani. Per questo la descrizione dell’invio dei discepoli, dopo il conflitto a Nazaret, era fonte di luce e di coraggio per i cristiani.
• Marco 6,7. L’obiettivo della Missione.Il conflitto crebbe e toccò da vicino la persona di Gesù. Come reagisce? In due modi: a) Dinanzi alla chiusura mentale della gente della sua comunità, Gesù lascia Nazaret ed inizia a percorrere i villaggi nelle vicinanze (Mc 6,6). b) Allarga la missione ed intensifica l’annuncio della Buona Novella chiamando altre persone per coinvolgerle nella missione. “Chiamò i dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi”. L’obiettivo della missione è semplice e profondo: La partecipazione dei discepoli alla missione di Gesù. Non possono andare da soli, devono andare due a due, perché due persone rappresentano la comunità meglio di una sola e si possono aiutare a vicenda. Ricevono potere sugli spiriti immondi, cioè devono essere di sollievo agli altri nella sofferenza e, attraverso la purificazione, devono aprire le porte di accesso diretto a Dio.
• Marco 6,8-11. Gli atteggiamenti da avere nella Missione. Le raccomandazioni sono semplici: “E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: “Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”. E se ne andarono. E’ l’inizio di una nuova tappa. Ora non solo Gesù, bensì tutto il gruppo, annuncia la Buona Novella di Dio alla gente. Se la predicazione di Gesù causava conflitto, molto più ora, con la predicazione di tutto il gruppo. Se già il mistero era grande, ora sarà maggiore con la missione intensificata.
• Marco 6,12-13. Il risultato della missione. “E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano”. Annunciare la Buona Novella, produce conversione o cambiamento nelle persone, è sollievo nel dolore, cura le infermità e scaccia i demoni.
• L’invio dei discepoli in Missione. Al tempo di Gesù c’erano diversi altri movimenti di rinnovamento. Per esempio, gli esseni ed i farisei. Anche loro cercavano un nuovo modo di vivere in comunità ed avevano i loro missionari (cf. Mt 23,15). Però costoro, quando andavano in missione erano prevenuti. Portavano bisaccia e denaro per occuparsi del proprio cibo. Perché non avevano fiducia nel cibo della gente, che non era sempre ritualmente “puro”. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepole di Gesù ricevevano raccomandazioni diverse che aiutavano a capire i punti fondamentali della missione di annunciare la Buona Novella, che ricevevano da Gesù e che è anche la nostra missione:
a) Dovevano andare senza nulla. Non dovevano portare nulla, né bisaccia, né denaro, né bastone, né pane, né sandali, né avere due tuniche. Ciò significava che Gesù li obbliga ad avere fiducia nell’ospitalità. Perché colui che va senza nulla, va perché ha fiducia nella gente e pensa che sarà accolto. Con questo atteggiamento criticavano le leggi di esclusione, sostenute dalla religione ufficiale, e mostravano, per mezzo della pratica nuova, che avevano una concezione diversa della comunità.
b) Dovevano mangiare ciò che la gente mangiava o ciò che la gente dava loro. Non potevano vivere separati con il proprio cibo, ma dovevano accettare di mettersi insieme a tavola (Lc 10,8). Ciò significa che nel contatto con la gente, non dovevano aver paura di perdere la purezza così come veniva insegnata all’epoca. Con questo atteggiamento criticavano le leggi della purezza in vigore e mostravano, per mezzo della nuova pratica, che avevano un altro tipo di accesso alla purezza, cioè, all’intimità con Dio. 

c) Dovevano rimanere ospitati nella prima casa in cui fossero stati accolti. Dovevano vivere insieme in modo stabile e non andare di casa in casa. Dovevano lavorare come tutti gli altri e vivere di ciò che ricevevano in cambio, “poiché l’operaio merita il suo salario” (Lc 10,7). In altre parole, dovevano partecipare alla vita ed al lavoro della gente, e la gente li avrebbe accolti nella sua comunità e avrebbe condiviso con loro il cibo. Significa che dovevano aver fiducia nella condivisione.
d) Dovevano occuparsi dei malati, curare i lebbrosi e scacciare i demoni (Lc 10,9; Mc 6,7.13; Mt 10,8). Dovevano svolgere la funzione di “difensori” (goêl) ed accogliere dentro del clan, nella comunità, coloro che vivevano da emarginati. Con questo atteggiamento criticavano la situazione di disintegrazione della vita comunitaria del clan e puntavano a soluzioni concrete. Erano questi i quattro punti fondamentali che dovevano dare slancio all’atteggiamento dei missionari che annunciavano la Buona Novella di Dio, nel nome di Gesù: ospitalità, comunione, condivisione ed accoglienza degli esclusi. Se queste quattro esigenze venivano rispettate, loro potevano e dovevano gridare ai quattro venti: “Il Regno è venuto!” (cf. Lc 10,1-12; 9,1-6; Mc 6,7-13; Mt 10,6-16). Poiché il Regno rivelato da Gesù non è una dottrina, né un catechismo, né una legge. Il Regno di Dio viene e si rende presente quando le persone, motivate dalla loro fede in Gesù, decidono di vivere in comunità per dare testimonianza e rivelare a tutti che Dio è Padre e Madre e che, quindi, noi esseri umani siamo fratelli e sorelle tra di noi. Gesù voleva che la comunità locale fosse di nuovo un’espressione dell’Alleanza, del Regno, dell’amore di Dio Padre, che fa di tutti noi fratelli e sorelle."

Cap. 6,14-29

*Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché il nome di lui era diventato famoso e si diceva: Giovanni il Battista è risorto, per questo il potere di fare miracoli opera in lui. *Altri dicevano: E’ Elia. E altri: E’ un profeta come uno dei profeti. *Ma Erode, udite queste cose, diceva: E’ quel Giovanni che io ho fatto decapitare: E’ lui risorto. *Erode infatti aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo teneva in carcere a causa di Erodiade, la moglie di Filippo suo fratello, ch’egli s’era preso in moglie .*Perché Giovanni diceva a Erode: Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello. *Perciò Erodiade gli teneva rancore e bramava di farlo morire, ma non poteva *perché Erode aveva timore di Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e lo proteggeva; quando lo udiva, restava molto perplesso, tuttavia l’ascoltava volentieri. *Ma venne il giorno propizio in cui Erode, per il suo compleanno, fece un convito ai grandi della sua corte, agli ufficiali e ai notabili della Galilea.
*La figlia di Erodiade, entrata a danzare, piacque a erode e ai convitati. Allora il re disse alla fanciulla: Chiedimi ciò che vuoi e te lo darò. *E le giurò: Qualunque cosa tu chieda, te la darò, fosse anche la metà del mio regno. *Ed essa, uscita, chiese alla madre: Che cosa debbo chiedere? Quella rispose: La testa di Giovanni il Battista. *E subito rientrata in fretta dal re, chiese: Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista. *Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento fatto e dei commensali, non volle darle un rifiuto. *E subito, chiamato un carnefice, gli ordinò di portare la testa di Giovanni. Quello uscì, lo decapitò in carcere, *ne portò via la testa in un vassoio e la dette alla fanciulla e la fanciulla a sua madre. *Saputo il fatto, i suoi discepoli andarono, presero il cadavere e lo deposero in un sepolcro.
Si sviluppano voci su questo predicatore itinerante, voci che giungono anche ai potenti dell'epoca, tra cui Erode. Qui Marco amplia il racconto narrando dell'uccisione di Giovanni battista. È interessante come si mette a descrivere i conflitti interni a cui Erode va incontro, egli fa imprigionare il Battista,  ma vuole anche proteggerlo essendone affascinato. Sente di avere a che fare con un uomo speciale che ha relazione con Dio, che non teme la sua autorità,  né cerca di ingraziarselo, piuttosto lo condanna apertamente per la relazione adulterina che sta portando avanti.
Emerge la figura di un monarca pavido, attratto dal mondo spirituale, ma che vorrebbe afferrare senza dover rinunciare alla propria vita,  sa cosa dovrebbe fare ma segue tuttavia i desideri della carne, non permette quindi alla parola di Dio di radicare nel suo cuore. Sa che uccidere un uomo giusto è criminale, tuttavia non vuole perdere la faccia e posto di fronte ad un tranello cede, per poi spaventarsi notevolmente alle voci di un possibile Giovanni risorto.
Erode anche se controvoglia fa la sua scelta, adora se stesso e la sua vita piuttosto che l'amore di Dio.
A tutti noi verrà chiesto di fare la nostra scelta.
Sarà una scelta che ci porrà di fronte al sacrificio della nostra vita comoda, sia essa la nicchia che abbiamo in congregazione, in famiglia o dovunque abbiamo interessi nel nostro cuore.

Da consapevoli abbiamo fatto un passo, quello di voler sapere. La conoscenza comporta responsabilità. Leggendo queste parole so che ciascuno di voi rabbrividisce pensando a qualcosa a cui teme di dover rinunciare. Lo so perché è  quello che provo anche io in prima persona.
Al momento stiamo continuando a capire, verrà il momento di tirare le somme e ciascuno avrà il suo personale conto da pagare per seguire il Cristo.

domenica 27 maggio 2018

La potenza del Cristo

Risultati immagini per cristo potenteIl racconto prosegue nel capitolo cinque, calmata la tempesta giungono all'altra riva del mare, nel paese dei geraseni. Si trovano adesso nella decapoli, in una zona abitata da popoli gentili, infatti vedremo più avanti un allevamento di porci, impensabile in un paese prettamente ebraico. Gli apostoli sono ancora intimoriti dall'ultima dimostrazione di potere che Gesù aveva rivolto ad elementi naturali, ma ora stanno per vedere un espressione di forza ancora maggiore, non verso elementi fisici, bensì contro forze spirituali oscure. Appena sceso dalla barca gli viene incontro un uomo posseduto, dice il racconto, non da un solo spirito impuro ma da un intera legione. Non sappiamo se definirsi legione stesse a significare l'esatto numero di spiriti, una legione romana poteva essere composta da 1000 a 20000 unità, sempre in termini di migliaia si parlava,  probabilmente intendevano piuttosto rendere l'idea del notevole numero di entità che avevano aggredito l'uomo, esso aveva di conseguenza una notevole forza, tanto da rompere ogni legame con cui avevano cercato di soggiogarlo.
Il pover'uomo gridava e si lacerava la carne con pietre, viveva lontano dalle genti, tra le tombe e sui monti, nudo e con escoriazioni fatte dalle sue stesse mani. Uno spettacolo inquietante e penoso al tempo stesso.
Appena Gesù scende dalla barca gli si fa incontro gridando, riconosce in lui il figlio di Dio e lo teme, tuttavia gli resiste, infatti nonostante Gesù gli abbia comandato di uscire dall'uomo si mette a mercanteggiare, o meglio, la legione comunica con lui chiedendo di potersi trasferire in una mandria di porci che pascolano li vicino.
Non finisce bene per le povere bestiole che isterizzate da queste presenze malvage si gettano dalla scarpata e annegano.

È un racconto che mi pone più domande che risposte.
Perché Gesù va nella decapoli quando in altre occasioni afferma di essere stato mandato alle pecore d'Israele?  Perché una legione di spiriti si sono accaniti in un solo uomo? Morti i porci che fine hanno fatto gli spiriti?
Quale insegnamento traiamo da questo racconto?
Spiluccando in giro nei vari siti commentari ho trovato molte speculazioni su significati metaforici e  spiegazioni sulle incongruenze nel racconto,  tanto scolare di moscerino ma ho l'impressione che mi sfugga l'ovvio, il motivo principale per cui questo racconto è stato scelto tra le tante esperienze di Gesù.

Mi colpisce il suo potere, la forza invincibile del suo spirito, sia sugli elementi fisici che spiritici. Eppure, alla richiesta degli abitanti spaventati di andarsene non oppone ne forza ne ragionamento alcuno.
Gesù si offre ma non s'impone.
Non vuole suscitare paura ma amore che attrae. I geraseni vedono nella perdita del branco di porci un disastro piuttosto che il miracolo di guarigione di un loro fratello. La perdita materiale più importante del guadagno spirituale, della salvezza. Perdono così l'occasione di stare con l'uomo più importante che avessero mai potuto incontrare. Tuttavia Gesù ha ancora un dono da offrire, l'uomo guarito lo implora di portarlo con sé ma piuttosto gli ordina di restare e di rendergli testimonianza.
Offre quindi una nuova occasione di accogliere la lieta novella ai geraseni.
La testimonianza vivente di uno di loro, perduto e ritrovato.

Cap. 5,1-20
*Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Geraseni. *Appena Gesù scese dalla barca, subito gli venne incontro dai sepolcreti un uomo posseduto da uno spirito immondo. *Questi dimorava nei sepolcri, e nessuno poteva tenerlo legato, neppure con catene, *perché spesso era stato legato con ceppi e con catene, e le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno riusciva a domarlo. *E notte e giorno sempre nei sepolcri e sui monti andava gridando e percuotendo se stesso con pietre. *Vedendo Gesù da lontano, accorse e gli si prostrò davanti, *e gettando un forte grido disse: Perché ti intrometti tu, Gesù, Figlio di Dio l’Altissimo? Io ti scongiuro per Iddio, non mi tormentare! *Perché Gesù gli diceva: Esci spirito immondo da quest’uomo. *Poi gli domandò: Che nome hai? Gli rispose: Il mio nome è legione, perché siamo molti. *E lo supplicava di non scacciarlo da quel paese. *C’era là, sulle falde del monte, un grosso branco di porci a pascolare. *E si raccomandarono a lui dicendo: Mandaci in quei porci, perché entriamo in essi.
*Egli lo permise. Allora gli spiriti impuri, usciti, entrarono nei porci, e il branco si avventò dall’alto del precipizio nel mare. Erano circa duemila e affogarono nelle acque. *I guardiani fuggirono e portarono la notizia in città e nella campagna, e tutti accorsero a vedere ciò che era accaduto. *Arrivano da Gesù e vedono l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che aveva avuto la legione, e temettero. *Quelli che avevano visto raccontarono loro ciò che era avvenuto all’indemoniato e ai porci. *Allora presero a supplicarlo che se ne andasse dal loro territorio. *E mentre Gesù risaliva sulla barca, colui che era stato indemoniato gli chiese il permesso di stare con lui. *Ma egli non glielo permise, e gli disse: Và a casa tua, dai tuoi e racconta loro quanto il Signore nella sua misericordia ha fatto per te. *Egli se ne andò, e cominciò a divulgare per la Decapoli le grandi cose che Gesù aveva fatte per lui, e tutti ne restavano ammirati.
Ma le manifestazioni di potenza del Cristo non sono finite in questo capitolo. Dopo aver affermato il suo dominio sugli elementi naturali e sugli spiriti c'è ancora un altro aspetto eclatante da sconfiggere: la morte.
Torna all'altra riva e la folla già l'aspetta e gli si accalca attorno.
Tra la folla si affaccia un uomo di spicco, uno dei capi della sinagoga, con estrema umiltà e disperata premura lo prega gettandosi ai suoi piedi, la sua bambina sta morendo ed egli sa che Gesù può salvarla.
Ma tra la folla un'altra donna ha necessità di avvicinarsi a Gesù. Tuttavia come destare la sua attenzione? Sarebbe così vergognoso e umiliante dover confessare una malattia impura come una perdita di sangue, la legge le vietava di stare in mezzo alla gente, il solo ammettere questo problema l'avrebbe condannata agli occhi delle persone presenti. (Lev. 15:19-25). Eppure da dodici anni la sua vita era una tortura, si parla di dolorosa malattia, ma ad aggiungere dolore c'era l'annientamento della vita sociale della donna. Oltre a non poter stare in pubblico probabilmente non aveva figli e se sposata sarebbe stato facile per il marito ripudiarla, se nubile, impossibile farsi una famiglia.
Aveva speso tutto ciò che aveva consultando medici e sottoponendosi a numerose, penose cure, con il solo risultato di peggiorare ulteriormente.
Ella fa l'unica cosa possibile, Gesù sta allontanandosi, non c'è tempo per prenderlo in disparte, figurarsi, ma la sua fede è forte, "se solo tocco il suo mantello sarò guarita! Nessuno se ne accorgerà, non disturberò nemmeno il maestro..."
E qui si scopre che Gesù non aveva una bacchetta magica con cui guarire con leggerezza, qualcosa usciva da lui, della potenza, quindi si stancava. Egli sa esattamente  che tra il pressare della folla c'è stato un contatto diverso, l'energia dello spirito santo è fluita da lui alla donna che infatti all'istante sente di essere guarita. Ella sperava di potersi allontanare in disparte, nessuno avrebbe saputo se non che da ora in poi avrebbe potuto tornare a vivere una vita normale, ma Gesù fa una domanda e lei sa che la sta cercando.
"Chi mi ha toccato?"
I suoi discepoli quasi lo prendono in giro, "Signore, vedi la folla che ti preme e chiedi: chi mi ha toccato?" Questa domanda è quasi buffa per noi che sappiamo il proseguimento della storia ma rivela un aspetto intimo esistente tra gli apostoli e Gesù,  nonostante il precedente timore per le dimostrazioni della sua potenza essi si sentono liberi di esprimersi confidenzialmente con lui. Non capiscono, non sanno del dramma che si sta svolgendo tra lui e la donna ma rivelano quanto fosse avvicinabile e intimo nel suo rapporto con loro.
Gesù si prende la briga di spiegare ciò che per loro non è evidente, della potenza è uscita da lui e intanto si guarda attorno. La frase è rivolta al femminile, "per vedere colei che lo aveva fatto" se ciò corrisponde al greco significa che già sapeva chi fosse e lo immagino incontrare lo sguardo della donna spaventatissima, lei avrebbe voluto passare inosservata, la vergogna per la sua situazione, la condanna per aver trasgredito la legge che le imponeva una sorta di isolamento sociale per non rendere impuro chiunque la toccasse. Correva il rischio di essere presa a insulti e sassate dalla folla, più attenta al legalismo della legge piuttosto che al suo significato.
Eppure Gesù la guarda, se nel toccare la frangia c'era stato un contatto fisico minimo, quasi impercettibile eppure così grande da cambiare la sua vita, nello sguardo di Gesù c'è l'incontro di due anime. Non può sottrarsi, ha paura, è tremante ma si fa avanti. Confessa ciò che ha fatto, la fede della guarigione adesso si mostra in fiducia nel maestro, il suo sguardo non era di accusa e rimprovero, ma come una mano tesa, un invito a uscire dal suo isolamento e infatti una volta confessato avviene un secondo miracolo, Gesù la riporta alla dignità di figlia d'Israele. Non la chiama donna ma figlia, un termine più intimo, le dice "va in pace" non c'è condanna, anche la folla non si oppone essendo testimone del miracolo.
La scrittura dichiarava che ciò che è impuro rendeva impuro ciò che veniva in contatto con esso, ma Gesù rovescia il concetto rendendo con il suo contatto puro ciò che è impuro e nessuno può contraddire tale verità visto la miracolosa guarigione che ne consegue. Nessuno può più giudicare impura la donna quindi di cosa potrebbero accusarla?
C'era una sorta di ossessione per la purezza cerimoniale all'epoca. Il formalismo farisaico aveva reso la vita impossibile, una miriade di legalismi atti a separare il puro dall'impuro che troviamo spesso nei racconti evangelici. Fariseo di fatto significa separato, infatti troviamo spesso questa categoria di religiosi impegnati ad accusare Gesù per il suo anticonformismo al sistema.
Possiamo solo immaginare quindi l'angoscia di questa donna, la profonda vergogna di dover parlare della sua impurità e dell'inferno di quei dodici anni.

Cap. 5,21-43

*E, passato di nuovo Gesù in barca all’altra riva, una grande folla gli si radunò intorno, mentre egli stava in riva al mare. *E gli viene incontro uno dei capi di sinagoga, chiamato Giairo, il quale vedutolo, cade ai suoi piedi, e lo prega insistentemente: La mia bambina è agli estremi; vieni, imponi le tue mani su di lei perché sia salva e viva! *E Gesù andò con lui, e una grande folla lo seguiva e gli si accalcava intorno. *Ora una donna, che da dodici anni soffriva perdite di sangue, *e aveva patito molto in mano di molti medici e speso tutto il suo senza alcun giovamento, anzi piuttosto peggiorando, *udito parlare di Gesù, venne tra la folla alle sue spalle e gli toccò il mantello. *perché diceva: Se riesco a toccare anche solo le sue vesti, sarò guarita. *sull’istante ristagnò il suo flusso di sangue e sentì nel suo corpo di essere guarita da quell’infermità. *E subito Gesù, sapendo che una forza era uscita da lui, voltosi, disse alla folla: Chi mi ha toccato le vesti? *I discepoli risposero: Vedi la folla che ti preme e domandi: chi mi ha toccato? *Ma egli guardava intorno per vedere colei che lo aveva fatto. *Allora la donna, paurosa e tremante, ben sapendo quello che era avvenuto, venne e gli si gettò ai piedi e disse a lui tutta la verità. *Egli disse: Figlia, la tua fede ti ha salvata; và in pace e sii guarita dal tuo male.
*Parlava ancora quando vengono dalla casa del capo della sinagoga a dirgli: La tua figlia è morta, perché disturbare ancora il Maestro? *Ma Gesù, sentito il discorso, disse al capo della sinagoga: Non temere, solo abbi fede. *E non permise che alcuno lo accompagnasse, salvo Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. *Giunti alla casa del capo della sinagoga, Gesù vide del tumulto e gente che piangeva e mandava alte grida. *Entrate disse loro: Perché strepitate e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme. E si facevano beffe di lui. Ma egli, messi fuori tutti, prese il padre della fanciulla e la madre e quelli che l’accompagnavano, ed entrò dove giaceva la fanciulla. *E presala per mano, disse: Talithà qùm! Che vuol dire: Fanciulla, te lo dico io, sorgi. *Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare, perché aveva dodici anni. E furono presi da grande stupore. *Egli raccomandò loro insistentemente che nessuno lo sapesse e ordinò che le fosse dato da mangiare.
L'ultimo episodio,  il più drammatico del capitolo mostra la potenza del Cristo in relazione alla morte, egli può donare la vita! Gesù stesso afferma di essere la risurrezione e la vita, qui ne dà una dimostrazione pratica.
Riuscite ad immaginare il dolore e poi lo stupore e l'incredibile gioia dei genitori  nel rivedere viva la bambina? Gesù raccomanda di non farlo sapere a nessuno, "camuffa" la risurrezione affermando che la fanciulla dorme ma la notizia si sparge nella regione. Perché non vuole far sapere del miracolo?
Probabilmente perché ancora non era il suo tempo, quando risuscita Lazzaro e la notizia giunge ai farisei la conseguenza è che non solo vogliono ucciderlo, ma anche la vita di Lazzaro, testimonianza vivente del suo potere è in pericolo. Inoltre una resurrezione avrebbe potuto portarlo di fronte a uomini potenti desiderosi di possedere un uomo con la capacità di riportarli vita. Anche degli altri miracoli ad esclusione dell'indemoniato nella decapoli Gesù chiede il silenzio. Gesù guarisce, risuscita, ma si rifiuta di farlo per motivi sbagliati. Non compie miracoli per sé stesso, come trasformare le pietre in pani nel deserto o per mostrarsi in modo eclatante, infatti quando i farisei gli chiedono un segno si rifiuta.
Eppure quando vede il bisogno e la fede si dona senza esitare.

Non c'è commercio nelle opere di fede nè il desiderio di appagamento personale, tutto ciò che un cristiano fa, lo fa come gratuito dono di ciò che ha egli stesso ricevuto. Quando i motivi non sono puri si rischia di divenire risonanti cembali.
1Cor 13:1
Ho trovato interessante questo commento sul racconto:


### Anche qui, come in precedenza, c’è un contatto: Gesù le prende la mano e dice: “Talitha kum”. E’ un ordine perentorio. La figlia di Giairo si alza e si mette a camminare. Lo stupore è una delle parti fisse nei racconti di miracolo e rileva la gratuità di qualcosa che è avvenuto e che non è dipeso da noi. Il miracolo, prassi d’antirassegnazione, ci lascia sempre a bocca aperta di fronte alle inedite possibilità di cambiamento. Dopo Gesù si rivolge ai genitori ordinando loro due cose: Non fare della propria figlia un fenomeno da baraccone (raccomandò che nessuno venisse a saperlo); di darle da mangiare. Quest’ultima azione così concreta e così importante pone l’accento che la ragazza ora viveva ma che doveva continuare a vivere.
Un’altra considerazione che possiamo trarre da questa vicenda è il confronto tra Gesù e la morte. Nella casa del capo della sinagoga già si celebrava la morte secondo i riti di partecipazione sociale al lutto. E anche qui vi è un contrasto evidente: Gesù ridimensiona la tragedia della morte e vuol gettare un velo su quello che ha compiuto. Cosa sia avvenuto in quegli istanti tra Gesù e quella ragazzina dodicenne, rimarrà sempre nel cuore di Gesù ed è giusto che “nessuno venisse a saperlo”, perché l’azione di Dio nel cuore di ciascuno e ciascuna di noi possa manifestarsi liberamente oltre gli schemi che a volte ci imprigionano, oltre la folla chiassosa di cui troppe volte facciamo parte, oltre la non voglia di vivere che paralizza.
L’insegnamento che ne traiamo è che come Elia nel deserto, come questa fanciulla, anche noi abbiamo bisogno di riprendere il cammino: un po’ di pane, una mano da stringere e quella parola: Talitha kum!, alzati! ###
Da Adonai.it. it

Nella parte finale del cap 4 e in tutto il cap 5 assistiamo ala potenza del Cristo in rapporto agli elementi naturali, alle forze spirituali, di fronte alle malattie e perfino alla morte. Credere oggi a questi miracoli ci resta più difficile visto che possiamo solo leggerli nelle pagine dei Vangeli,  ma ricordiamo che furono scritti da Testimoni oculari o loro discepoli che furono disposti a lottare e anche a dare la vita per portare avanti questa testimonianza. A quale scopo se fosse stata una menzogna? Essi videro non uno ma innumerevoli miracoli, gli apostoli furono loro stessi in grado di farne. Marco scrisse il suo vangelo avvalendosi della testimonianza dell'apostolo Pietro che fu capace anche di compiere una resurrezione. Questo dovrebbe assicurarci sulla verità del racconto, anche se, infine, l'ultimo passo, il salto della fede ci sarà sempre chiesto di compierlo personalmente.

mercoledì 16 maggio 2018

L'insegnamento del Cristo




Il capitolo quattro del vangelo di Marco comincia con delle storie, o meglio, parabole che Gesù spesso usava per insegnare. Se da una parte l'utilizzo di paragoni e illustrazioni poteva rendere più semplice comprendere un insegnamento, potevano al tempo stesso rendere criptica la comprensione di aspetti che solo chi era disposto a scavare e cercare riusciva ad estrarre. I primi paragrafi ci introducono quindi in una visione molto comune per l'epoca: Un seminatore che sparge il seme, esso cade su vari tipi di terreno con effetti differenti pur trattandosi dello stesso seme.

Ciò che fa la differenza non è quindi il messaggio del regno, il seme, bensì il terreno su cui cade, il cuore delle persone che ascoltano. Significa questo che siamo destinati ad essere recettivi o insensibili al messaggio?

Un terreno può cambiare nel tempo. Il continuo calpestio può trasformare in terra battuta un terreno fertile, la cura e il giusto lavorio può trasformare in soffice terriccio un terreno arido. Alcuni fratelli un tempo gioiosi e zelanti sono stati continuamente calpestati da direttive e anziani incompetenti fino a spegnersi spiritualmente. Persone un tempo atee sono fiorite in modo inaspettato a contatto con l'acqua vivificante delle scritture, semi che sembravano persi hanno dato molto frutto. Tuttavia, la semina dev'essere generosa, incurante del terreni su cui possa cadere, l'esortazione che troviamo nei salmi è di seminare ovunque possiamo perché non sappiamo dove avrà successo. La predicazione di casa in casa è solo una possibile applicazione e nemmeno la più vicina a quello che facevano i primi cristiani, ciò non toglie che parlare del vangelo è importante. Una predicazione informale, compresa la testimonianza vivente dei principi biblici è senz'altro alla portata di tutti.

Risultati immagini per seminatoreMarco 4: 1-9 E di nuovo cominciò a insegnare in riva al mare. Ed essendosi radunata una grande folla intorno a lui, egli entrò in una barca e se ne stava in mare, mentre la gente era a terra sulla riva. *E insegnava loro soprattutto in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: *Ascoltate: Ecco, il seminatore uscì a seminare. *E nel seminare avvenne che parte del seme cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e se lo beccarono. *E altro cadde sul suolo roccioso, dove non trovò molta terra e subito spuntò, non avendo fondo di terra, *ma levatosi il sole, riarse, e per mancanza di radici seccò. *E altro ancora cadde fra le spine; e le spine crebbero e lo soffocarono e non fece frutto. *E altro ancora cadde nella terra buona, e rese, crebbe e granì e produsse dove il trenta, dove il sessanta e dove il cento per uno. *E diceva: Chi ha orecchi per intendere intenda.

Gesù esorta più volte ad ascoltare attentamente, le parabole possono avere diversi significati che solo un uditore attento riesce a cogliere, infatti la maggioranza della folla se ne va senza richiedere spiegazioni ma alcuni non si accontentano e vengono premiati con ulteriore luce. Dovremmo quindi imparare la lezione, se vogliamo davvero scavare a fondo non possiamo arrendeci alle prime difficoltà. 

10Quando la folla andò via, quelli che gli stavano intorno insieme ai Dodici gli fecero delle domande sulle parabole.+ 11 Lui disse loro: “A voi è stato dato il sacro segreto+ del Regno di Dio, ma per quelli di fuori ogni cosa è in parabole,+ 12 così che guardino, ma senza vedere, e odano, ma senza capire, e non si convertano né ricevano il perdono”.+13 Inoltre disse loro: “Se non capite questa parabola, come capirete tutte le altre?

Questa parabola ha poi la sua spiegazione nei versetti successivi:

4: 13 Poi disse loro: Voi non intendete questa parabola; come comprenderete tutte le parabole? *Il seminatore semina la parola. *Alcuni sono come i semi lungo a via, dove è seminata la parola; ricevono la parola, ma subito viene satana e porta via la parola seminata in loro. *Allo stesso modo quelli che ricevono il seme sul suolo roccioso sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito con gioia l’accolgono, * ma non avendo in sé radici, sono incostanti, e quando, a causa della parola, viene l’avversità o la persecuzione, subito vengono meno. *Altri sono come il seme caduto tra le spine: ascoltano la parola, *ma quando sopraggiungono le preoccupazioni del vivere e l’inganno della ricchezza e le altre cupidigie soffocano la parola che rimane senza frutto. *Infine quelli che ricevono il seme nella terra buona sono coloro che ascoltano e accolgono la parola e portano frutto, chi il trenta, chi il sessanta, chi il cento per uno.

Anziché preoccuparci per il seme sprecato dovremmo pensare a che tipo di terreno siamo noi o a che tipo di terreno stiamo diventando. É possibile che per molto tempo abbiamo accolto con gioia la parola di Dio, ma cosa ci sta accadendo adesso che la consapevolezza ci ha creato non poca crisi spirituale?

La difficoltà di mantenere forte la fede sta forse rivelando zolle dure nel terreno del nostro cuore? Oppure adesso, delusi dagli uomini stiamo accantonando l'idea di cercare prima il regno e permettiamo a "spine" di soffocare la nostra fede? I principi biblici imparati dovrebbero aver messo profonda radice nel terreno dei nostri cuori, se abbiamo rinunciato a vivere una vita immorale, dedita ai piaceri dovremmo esserne felici, oppure rimpiangiamo le occasioni perse? Certo, adesso ci rendiamo conto che insieme a buoni principi abbiamo inseguito o sostituito con la "carriera" spirituale una vita normale, facciamo il punto cercando di capire cosa è giusto mantenere e cosa non serve alla nostra corsa cristiana, senza recriminare gli errori andiamo avanti.

In questo modo dimostreremo di essere terreno eccellente, o come leggiamo nella stessa parabola in Luca 8:15, coloro che odono la parola con cuore onesto e buono e la ritengono per portar frutto.

Risultati immagini per gesu luceSegue un ammonimento ripetuto, prestare attenzione a come si ascolta e si recepisce la parola. Essa è una luce che non va nascosta. Il Moggio era un contenitore, un cesto per cereali, la parola, paragonata alla luce di una lampada non può essere nascosta, non è questo lo scopo della luce. Che dire se cercassimo di tenerla per noi intrappolandola sotto un cesto? Essa filtrarebbe comunque ma soffocata. Non ne trarremmo beneficio né noi, né altri.

Ho pensato che usare nell'esempio un Moggio, un cesto per contenere cereali non fosse casuale. Da l'idea di voler tenere per sé, in un contenitore la luce. Come seppellire il talento affidatoci. Infatti anche qui, come nella parabola dei talenti, viene ripetuto che ci sarà tolto anche ciò che pensiamo di avere se non lo facciamo fruttare.

Ricordiamo che la luce con cui risplendiamo come illuminatori del mondo non si limita alle parole. Non è la predicazione del vangelo, anche se ne fa parte ma questa luce sono le opere buone che la parola ci spinge a fare.

Cap. 4,21-25

*E diceva loro: Viene forse la lucerna per metterla sotto il recipiente o sotto il letto? O non piuttosto sul candelabro? *Perché nulla vi è di nascosto che non sarà manifestato, e nulla di segreto che non sarà messo in luce. *Se uno ha orecchi per intendere, intenda. *E diceva ancora: Fate attenzione a ciò che ascoltate: Nella misura con la quale misurate, sarà rimisurato a voi, e vi sarà dato anche di più. *Poiché a chi ha sarà dato, e a chi non ha anche quello che ha sarà tolto.

Ho trovato questo interessante commento dal sito Qumran.net. net:

###La lampada è la parola di Dio: "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino" (Sal 119,105; cfr 2Pt 1,19). La parola del vangelo è come una luce posta sul candelabro: essa illumina tutto ciò che è nascosto nel cuore dell'uomo. Nella Lettera agli Ebrei 4,12-13 si legge: "Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto".

E' la parola che mostra chiaramente se l'uomo è simile a un buon terreno o a un terreno pieno di pietre o di spine. Essa ha la funzione di giudice: è l'espressione del giudizio di Dio. Ognuno faccia dunque attenzione al proprio modo di ascoltare, perché l'ascolto è la misura del messaggio ricevuto: ognuno infatti intende solo ciò che può o vuole intendere. L'uomo si giudica da se stesso, secondo il modo e la misura del suo ascolto.

La frase finale: "A chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha" si chiarisce alla luce del contesto: ciò che si tratta di avere sono, anzitutto, delle orecchie in grado di ascoltare. Ritroviamo qui il tema sapienziale della capacità di accoglienza della conoscenza; questa aumenta a misura della disponibilità. La sapienza divina è principio di comprensione sempre più profonda per chi si lascia ammaestrare da lei: "Ascolti il saggio e aumenterà il sapere" (Pr 1,5), ma diventa progressivamente impenetrabile per chi la rifiuta: "Il beffardo ricerca la sapienza, ma invano" (Pr 14,6).

Come nella parabola del seminatore si sottolinea la necessità di non soffocare il seme del regno di Dio, annunciato dalla parola di Gesù, così in questo brano siamo invitati a non chiudere gli occhi dinanzi alla luce che si manifesta e che, se accolta, diventerà sempre più sfolgorante.###

Segue adesso una parabola sempre relativa alla semina del regno, i personaggi sono gli stessi: il seminatore, il seme, il terreno. Questa parabola si trova unicamente nel vangelo di Marco e pone l'accento sulla crescita misteriosa che avviene quando il seme incontra un terreno fertile. Crescita che resta al di fuori della portata del contadino, egli si limita al suo compito di seminare fiducioso che il potenziale contenuto nel seme farà il resto.

Cap. 4,26-29
*E diceva loro: Avviene del regno di Dio come di un uomo che sparge il seme nel terreno: *dorma o vegli, di notte e di giorno, il seme germoglia e cresce ed egli non sa come. *La terra da sé produce: prima l’erba, poi la spiga e infine il grano gremito nella spiga. *E quando il frutto è maturo, subito vi si mette la falce, perché è venuto il momento della mietitura.

Dal blog: Prediche online

###Rudolf Schnackenburg scrive: “ Gesù vuole certamente con questa parabola innanzi tutto dare un conforto agli uditori, che devono rendersi conto che la seminagione è in atto, già operano le forze di Dio, anche se si sviluppano nascostamente e senza chiasso. Non è ancora giunto il tempo della mietitura, ma la sua venuta è certa. Nell’attesa bisogna aspettare con pazienza e serenità, fiduciosi nella potenza divina. Non è con un’inqueta attività personale che si potrà raggiungere lo scopo, perché il regno di Dio non viene eretto dagli uomini. Per quanto peso abbia la predicazione, la cosa più importante rimane pur sempre l’azione di Dio”.

Secondo questo punto di vista allora Gesù ha detto questa parabola per incoraggiare i Suoi discepoli, mirava a rafforzare la fiducia di chi lo ascoltava, in Dio e nella Sua opera: il seme cresce in silenzio e misteriosamente per la potenza di Dio, e alla fine ci sarà di certo la mietitura.

Il succo della parabola, dunque è che il regno di Dio sarebbe cresciuto in segreto non per le capacità umane (né i cristiani e né altri possono edificare il regno di Dio, o forzare il corso della storia), e ci sarà sicuramente il raccolto da parte di Dio alla manifestazione gloriosa, di conseguenza i credenti possono essere incoraggiati e avere fiducia nonostante le persecuzioni, i problemi, nonostante non si vedano nel presente grandi risultati.  Anche se il regno di Dio sembra essere inattivo, in realtà è in crescita e la raccolta verrà come vuole Dio e al suo tempo. Cristo è venuto a seminare, ha inaugurato e in futuro verrà a raccogliere!###

Possiamo applicare i principi di semina, lasciar crescere, raccogliere, a tre aspetti:

  • nell'evangelizzazione, 
  • nella crescita personale, 
  • nella realizzazione del regno di Dio.

Per quanto siamo chiamati all'attività, la crescita non dipende da noi. Se lasciamo fare a Dio, ciò che abbiamo seminato porterà frutto. Le parole che diffondiamo possono trovare un terreno fertile e produrre senza che noi mai lo sapremo. Il continuo seminare nel nostro cuore con lo studio delle scritture farà crescere in noi il frutto dello spirito, un lavorio lento e costante che darà frutto quasi senza che ce ne accorgiamo ma trasformera la nostra vita dandole significato. 

Il regno si realizzerà secondo la volontà divina e sta già portando avanti il progetto, nonostante non ne vediamo le evidenze, un po come le radici che il seme emette sotto il terreno e i germogli che spuntano dal suolo. Non a caso Gesù in una profezia viene chiamato germoglio, infatti da lui, piccolo germoglio, cresce qualcosa che influirà nella vita di miliardi di persone e trasformerà l'intera terra. (Is. 11:1)

###Ecco allora l’insegnamento di Gesù: occorre meravigliarsi del regno che si dilata sempre di più, anche quando noi non ce ne accorgiamo, e di conseguenza occorre avere fiducia nel seme e nella sua forza. E il seme è la parola che, seminata dal predicatore, darà frutto anche se lui non se ne accorge né può verificare il processo: di questo deve essere certo! Nessuna ansia pastorale, ma solo sollecitudine e attesa; nessuna angoscia di essere sterili nel predicare: se il seme è buono, se la parola predicata è parola di Dio e non del predicatore, essa darà frutto in modo anche invisibile. Questa la certezza del “seminatore” credente e consapevole di ciò che opera: la speranza della mietitura e del raccolto non può essere messa in discussione.

Segue un’altra parabola, sempre sul seme, ma questa volta su un seme di senape. Gesù è veramente un uomo intelligente e sapiente, e anche in questa parabola le sue parole mostrano come egli non fosse mai distratto, ma tutto e tutti vedesse e pensasse. Egli sa bene che il chicco di senape è tra i semi più minuscoli, non più grande di un granello di sale; eppure anch’esso, se seminato in terra, diventa un albero che si impone. Sembra impossibile che da un seme così minuscolo possa derivare un albero tanto rigoglioso: anche qui c’è dunque da stupirsi, da meravigliarsi! Eppure proprio ciò che ai nostri occhi è piccolo, può avere una forza impensabile per noi umani… Ecco, infatti, che il seme di senape sotto terra marcisce, germoglia, poi spunta e cresce fino a essere un arbusto sulle cui fronde gli uccelli possono fare il nido. Qui Gesù allude certamente a quell’albero intravisto da Daniele, simbolo del regno universale di Dio (cf. Dn 4,6-9.17-19). Sì, anche questa parabola vuole comunicarci qualcosa di decisivo: la parola di Dio che ci è stata donata può sembrare piccola cosa, rivestita com’è di parola umana, fragile e debole, messa in bocca a uomini e donne poveri, non intellettuali, non saggi secondo il mondo (cf. 1Cor 1,26). Eppure quando essa è seminata e predicata da loro, proprio perché è parola di Dio contenuta in parole umane, è feconda e può crescere come un albero capace di accogliere tante creature.

Risultati immagini per parabola seme senapeQueste parabole ci devono interrogare sulla nostra consapevolezza della parola di Dio che ci è data e che noi dobbiamo seminare, sulla nostra visione del Regno come realtà di piccoli e di poveri, realtà di un “piccolo gregge” (Lc 12,32), che può divenire una raccolta delle genti del mondo intero, in cammino verso il regno di Dio veniente per tutti. Ma pensiamoci un momento: chi pronunciava queste parabole era un oscuro laico di Galilea, non sacerdote e neppure rabbino formatosi in qualche scuola riconosciuta a Gerusalemme o lungo il lago di Galilea. E con lui c’era una comunità itinerante che lo seguiva: una dozzina di uomini e poche donne senza cultura; una realtà piccola e oscura ma significativa. Allora, perché avere timore di essere noi cristiani una minoranza oggi nel mondo? Basta che siamo significativi, cioè che crediamo alla potenza della parola di Dio, che la seminiamo con umiltà e molta pace, senza angoscia né frenetica attesa di vedere i risultati…###
Dal sito: Monastero di Bose

Mi ha colpito particolarmente questo commento per il suo ripetere una parola che abbiamo adottato per identificarci: cristiani consapevoli. La consapevolezza non appartiene solo a noi con un vissuto da tdG, ma ad ogni cristiano che ad un certo punto si rende conto di dover diventare discepolo di Cristo e non di una religione. Siamo come bambini che iniziano a camminare con le proprie Gambe anziché affidarsi a qualche tutore. Eppure quel tutore ha avuto la sua importanza affinché imparassimo a muovere i primi incerti passi, affinché prendessimo in mano le scritture e ne comprendessimo il valore.  Come tutori le varie denominazioni cristiane hanno contribuito a tradurre e diffondere il seme del regno ma purtroppo nel tempo sono divenute gelose del proprio lavoro e hanno cercato di mantenere bambini i piccoli loro affidati. Ecco che diventa importante cominciare a nutrirci in modo indipendente per non rimanere bambini sempre bisognosi che qualcun'altro provveda alle nostre necessità. Come possiamo crescere? Continuando a cercare, bussare, chiedere, cercando di muovere passi nuovi, non di ribellione o rabbia ma di consapevole maturità, da bambini diverremo prima adolescenti ancora incerti ma poi uomini fatti, in grado di distinguere il bene e il male, in grado di applicare i principi anche senza un tutore pronto a dettarci regole o a correggerci.

Eb. 5:13 Infatti chi continua a nutrirsi di latte non conosce la parola della giustizia, perché è bambino.+

14 Ma il cibo solido è per le persone mature, per coloro che con l’uso hanno allenato la propria facoltà di giudizio* a distinguere il bene dal male.
Cap. 4,30-34

* Diceva ancora: A che paragoneremo noi il regno di Dio, o con quale parabola lo raffigureremo? *A un chicco di senapa: quando si semina nel terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sopra la terra; * ma appena seminato, cresce e diventa più grande di tutti gli ortaggi e mette rami così grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra. *E con molte di queste parabole esponeva loro la parola secondo che erano in grado di intendere.*E non parlava loro senza parabole, ma in privato spiegava ogni cosa ai suoi discepoli.

Adesso la scena si sposta. Gesù e i suoi apostoli hanno passato una giornata intensa in compagnia delle folle, spesso non c'era nemmeno il tempo per mangiare, tutti accorrevano per ricevere conforto e guarigione, sappiamo che Gesù si rendeva conto che della potenza usciva da lui (5:30), quindi doveva essere stanco. Chiede agli apostoli di spostarsi attraverso il mar di Galilea, un sistema semplice per allontanarsi dalla folla che congeda. Si addormenta, stanco del lavoro svolto ma anche fiducioso che nulla di male sarebbe accaduto, Dio era con lui. Sal.23:4.

Non è così per gli apostoli, benché abili marinai si ritrovano a combattere con un improvvisa e violenta tempesta che in quell'ambiente, un lago sotto il livello del mare circondato da montagne, poteva davvero far paura. Nonostante avessero visto decine, centinaia di miracoli di fronte alla tempesta la loro fede viene meno e svegliano Gesù allarmati dal pericolo. Non chiedono cosa fare ma quasi lo accusano di questa situazione angosciosa: " Maestro, non t'importa che noi andiamo perduti?" Un rimprovero, come dire, hai salvato le folle oggi e lasci noi nel pericolo? Basta poco a Gesù per calmare le acque e il vento ma fa un inquietante domanda ai suoi discepoli: " Perché avete paura? Non avete ancora fede?"

Sì pensa a Pietro che affondando implorò il maestro ma qui tutti loro fecero la stessa cosa ed ebbero lo stesso rimprovero. La loro fede non era ancora abbastanza forte e di fronte ad una prova vennero meno, ma seppero a chi rivolgersi. Ci accade spesso di sentir venir meno la fede, a volte le tempeste della vita ci spaventano e sconvolgono così tanto da arrivare a chiederci se a Dio importa di noi. Se davvero ci ama o forse i pericoli, le lotte, i problemi che affrontiamo non siano la dimostrazione che siamo soli, abbandonati. Non scoraggiamoci, anche i discepoli vennero meno ma Gesù non li abbandonò. Li considerò ciò nonostante suoi amici e uomini maturi affidandogli in seguito la cura dell'ekklesia.  In realtà il vero pericolo non è continuare a farci domande e cercare aiuto ma credere di essere arrivati e non aver bisogno d'altro. Pensare di aver tutto compreso, magari guardando con alterigia chi secondo noi ancora non ha capito. Come vediamo i nostri fratelli non consapevoli? Li vediamo con amorevole compassione o con disprezzo? 

Anche dopo aver visto questo ennesimo, grande miracolo essi si concentrano sul punto sbagliato. Anziché rinnovare la fiducia in lui ne hanno timore e si chiedono chi mai sia da poter persino comandare al vento e al mare. 

E io mi immagino che nelle stesse condizioni, di fronte a un miracolo, avremmo la medesima reazione di spavento...

Cap. 4,35-41
*Venuta la sera di quel giorno, disse loro: Passiamo all’altra riva. *Essi, congedata la folla, lo condussero, così com’era, nella barca. Vi erano anche altre barche intorno a lui. *E si levò un turbine impetuoso di vento che spingeva le onde nella barca e già ne era piena. *Egli a poppa, sopra un guanciale, dormiva. Lo destarono e gli dissero: Maestro, non ti importa che noi andiamo perduti? *Egli svegliatosi, comandò al vento e disse al mare: Taci! Quietati! Il vento cessò, e si fece una grande calma. *E disse loro: Perché siete così paurosi? Come mai non avete fede? *Essi, presi da timore grande, dicevano gli uni gli altri: Chi è dunque costui che perfino il vento e il mare gli ubbidiscono?