Nelle congregazioni ci sono due elementi che influenzano profondamente la vita spirituale dei fratelli: i nominati e la catechesi. Sono loro i punti di riferimento principali, e attorno a questi due aspetti si sviluppano molte delle dinamiche — positive e meno positive — che caratterizzano la quotidianità.
Da una parte troviamo i nominati, cioè anziani, servitori e sorveglianti. Persone sincere, spesso animate da buone intenzioni, ma che come tutti possono avere limiti, difficoltà personali o modi di fare che non sempre favoriscono serenità e dialogo. A volte rigidità, poca empatia o eccesso di zelo possono creare tensioni o incomprensioni.
In questo link c'è una descrizione di cosa significhi da un punto di vista pratico essere anziani link
In quest'altro link c'è la testimonianza interessante di un anziano che evidentemente non si è più riconosciuto nell'incarico e vuole aiutare i fratelli a prendere le distanze link
Dall’altra parte c’è la catechesi, anche se questo termine che ho usato può sembrare insolito e far inorridire qualcuno. In pratica voglio identificare l’insieme di attività spirituali quotidiane: letture, preparazioni, pubblicazioni, scrittura del giorno per i fratelli ma anche circolari e attività di congregazione che insieme formano l'insieme di norme e direttive che diventano i collanti di una pseudo spiritualità organizzativa specialmente ma non solo per i nominati. Spesso queste norme sono oggetto di critica e spesso hanno poco discernimento e poca assennatezza. Per fare esempi pratici il controllo sui dat e le terapie mediche oppure la frequenza delle comitive e il controllo della presenza dei fratelli (in particolare dei nominati).Spesso si pensa che i problemi spirituali derivino da questi due fattori: da un lato le debolezze dei nominati, dall’altro norme e direttive inadeguate. E così, quando si cerca di migliorare la situazione, si interviene su questi aspetti: si prova a formare anziani più equilibrati, oppure a rivedere alcune procedure o abitudini.
Ma questi interventi, pur importanti, non risolvono il problema alla radice. Perché sia i nominati sia la catechesi sono parte di un quadro più ampio. Infatti c'è un terzo elemento chiave che non abbiamo considerato.
Nel tempo, l’organizzazione ha assunto un ruolo molto centrale nella vita dei fratelli. Un ruolo così forte da diventare, per molti, il principale punto di riferimento spirituale. Questo porta a un’eccessiva identificazione tra ciò che è “organizzativo” e ciò che è “spirituale”, creando una sorta di sovrapposizione che non aiuta a mantenere equilibrio e serenità.
Quando la lealtà all’organizzazione diventa il criterio di riferimento, accade che alcuni valori — come l’ascolto, la compassione, la sincerità — passino costantemente in secondo piano per lasciare spazio a aspetti negativi come l'ipocrisia. Non per cattiva volontà, ma perché il sistema stesso se ci pensiamo bene privilegia uniformità coesione e controllo.
Escludiamo per il momento i casi limite come ad esempio la gestione della pedofilia che sono un altro livello di problematica che merita una serie di considerazioni.
Il confronto con l’insegnamento di Gesù
Diciamo una banalità quando apprendiamo dalle scritture che Gesù ha sempre messo al centro la persona e i suoi valori spirituali. Non ha mai chiesto fedeltà a una struttura, né ha imposto procedure che potessero schiacciare la coscienza individuale. Ha ricordato che:
“Uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli.”
Il suo modo di guidare era semplice, diretto, basato sull’amore e sulla libertà interiore. Quando si osserva la realtà attuale, alcuni principi organizzativi hanno preso il sopravvento su quelli scritturali si percepisce la lontananza dai valori spirituali che insegnava Gesù. Prendete ad esempio alcuni aspetti scritturali sulla sua vita quando ad esempio guarisce di sabato (Marco 3:1‑6; Luca 13:10‑17) Il sabato era una struttura religiosa rigidissima. Eppure Gesù guarisce una persona proprio quel giorno, davanti a tutti. La sofferenza della persona viene prima della regola della catechesi, la compassione viene prima della tradizione. Ora immaginate di applicare questo principio a quello ad esempio sulla santità del sangue e alla dissociazione indotta. Pensate a quanto questa sia lontana o vicina a quello che Gesù ha insegnato nella sua vita.
Oppure considerate il passo quando tocca il lebbroso (Marco 1:40‑45) La legge vietava di toccare un malato di lebbra. Gesù non solo lo guarisce, ma lo tocca perché non c'è niente di più lenitivo per una persona abbandonata e sola di essere toccate e di sentire la vicinanza del prossimo. Oppure considerate quando parla con la Samaritana (Giovanni 4:1‑26) Un gesto che era oggetto di critica e mancanza di spiritualità. Un uomo giudeo non avrebbe dovuto parlare con una donna samaritana. Gesù invece le dedica tempo, ascolto e verità spirituale profonda. Non sono tutte prove che mettono in evidenza il valore delle persone più delle tradizioni organizzative?
Kierkegaard sosteneva che "la vertà è soggettività" ma non nel senso che ognuno la pensa come gli pare, ma nel senso che non esiste verità oggettiva senza che questa non sia fatta propria dal soggetto. Senza una coscienza non esiste verità ma solo controllo.
Finché la fedeltà all’organizzazione verrà percepita come prioritaria rispetto alla spiritualità vera quella legata a Dio, sarà difficile trovare un equilibrio duraturo. In pratica questo significa che sono e saranno inutili tutte le riforme che verranno attuate se l'organizzazione continuerà ad essere considerata un fine e non un mezzo. Gesù ci ha fatto vedere come sia in grado di liberare le coscienze mentre le organizzazioni tendono a regolarle ed opprimerle. E quando le due cose entrano in tensione, è importante ricordarci la nostra priorità.
Nessun commento:
Posta un commento
Grazie per il commento.