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domenica 11 giugno 2023

Oltre le Apparenze: Immersione nel Mondo Segreto delle Doppie Vite

"Ognuno di noi è un universo di emozioni, un mare di segreti, un mondo di pensieri. E in questa vastità interiore, spesso nasce la necessità di vivere una doppia vita." - Autore sconosciuto


Questa citazione mette in evidenza il concetto che ciascuno di noi porta con sé una complessità interiore, fatta di emozioni, segreti e pensieri che non sono visibili agli altri. Il nostro pensare, che è quel continuo borbottio interiore dove galleggia la nostra mente, spesso si assilla nelle questioni irrisolte affondando l'animo nelle inquietudini marosi della depressione. Alla fine nell’indeterminatezza prendiamo posizioni di cui non siamo convinti, per poi cercare di aggiornare le nostre posizioni sperando che il tempo ci porti consiglio. 

Prendiamo l’esempio di Alfredo un tecnico di laboratorio chimico. Un giorno si rese conto che l’azienda di prodotti dove lavorava stava venendo meno a norme di sicurezza basilari che mettevano potenzialmente a rischio la vita delle persone. Cosa fare in questi casi? Andrea poteva decidere di accettare che queste cose accadessero, sino a quando non fosse stato direttamente coinvolto, in fin dei conti, non sarebbe mai stato ritenuto direttamente responsabile. Oppure spinto da motivi etici poteva prendere posizione e iniziare a raccogliere le prove delle azioni illegali per poi denunciarle alle autorità competenti.
In ogni caso, è inevitabile che Alfredo provi in quei momenti confusione, poiché indipendentemente da ciò che sarebbe successo, sapeva che ci sarebbero state comunque ripercussioni nella sua vita futura. Fino a quando le questioni non si sarebbero risolte, Andrea sarà costretto a vivere una doppia vita che la naturale conseguenza delle complessità della nostra esistenza.

La doppia vita ha più sensi e significati, nel mondo religioso da Testimoni di Geova abbiamo da sempre dato una connotazione sostanzialmente negativa. Chi ha una doppia vita religiosamente parlando è quella persona che si comporta o sostiene cose diverse a seconda del contesto in cui si trova. Quindi che ne so l’esempio tipico è quello di un giovane “fratello” che frequenta persone del mondo magari la sera frequentando discoteche e poi il giorno esce in servizio. Quel fratello ha una doppia vita e viene percepito come un "traditore".

Un altro esempio di doppia vita, più privato, è quando viene attuata la coercizione di precetti e regole che non hanno nessuna valenza spirituale. 

Apriamo una parentesi, abbiamo più volte citato l’esempio del compleanno e delle grandi perplessità che questo evento sia effettivamente oggetto di condanna da parte di Dio. Ora come avrete sicuramente notato le perplessità sono legate ai futili motivi o forse meglio al ragionamento con il quale si arriva a concludere che il nostro grande creatore chieda al suo servitore di tenersi ben lontano da questa ricorrenza.

L’estrema debolezza del ragionamento è talmente evidente che un bambino o peggio un adolescente può solo che imparare a farsene una ragione accettando la cosa, ma senza avere una valida certezza. A ben vedere tutto il percorso teocratico dei fratelli è fatto di attività che non si comprendono. Siamo seri, non è convincente sostenere che Dio non approvi i compleanni solo perché nella bibbia non vengono citati.

Questo tipo di approccio esegetico interpretativo, ovviamente sbagliato, porta a enormi fraintendimenti quando viene applicato in generale. Quante cose della nostra vita non vengono citate nella bibbia e quante di queste pensiamo che siano di conseguenza condannate da Dio? Un bias simile lo ritroviamo ad esempio anche con le trasfusioni di sangue. La bibbia non fa minimamente accenno ad un uso medico del sangue, ma ci illudiamo che seguendo le indicazioni fallaci di questa organizzazione che Dio ci abbia indicato la verità con suoi salti logici irrazionali e che ci dicono di considerare avverso l'uso medico del sangue.

Ma chiudiamo la parentesi e ritornando al nostro argomento, avere una doppia vita “spirituale” per il Testimone di Geova, di norma è un concetto che ha una connotazione tipicamente molto negativa. E’ sempre associato alla stessa stregua di un tradimento un po’ come fece Giuda con Gesù. Ma ora veniamo alla questione centrale del post, molti “fratelli” frequentando questo blog ma anche altri di questo tipo vivono un particolare tipo di consapevolezza. Proprio in questo momento leggendo queste considerazioni, che non sono per nulla allineate con il pensiero teocratico, potrebbero far nascere sentimenti contrastanti di disagio e di conflitto interiore.

Perché?

Ricordate l’esempio di Alfredo nella azienda chimica citato all’inizio del post? Anche se siamo convinti che ora abbiamo compreso verità che non erano chiare, ci troviamo di fronte a tante questioni che sono molto delicate e che ci costringono a vivere quella che potrebbe essere definita una doppia vita per l’organizzazione, ma a be vedere non lo è.

Come Alfredo potremmo vivere una condizione intermedia utile per raccogliere indizi che ci aiutino a rendere chiaro l'organizzazione che ci circonda. Questa raccolta di indizi non è mai un lavoro semplice, ci vogliono tempo e capacità. Alle volte la chiave potrebbe essere quella di non avere fretta ad arrivare velocemente a conclusioni.

Prendetevi tutto il tempo che vi serve, nella consapevolezza che Geova ne terrà sempre conto. Approfittate di questo blog che oramai da anni continua nella sua opera di debunking teocratico. In tutti i casi nel fare questo è bene partire dal presupposto che la doppia vita e cioè, quell’insieme di opinioni che sono in contrasto con l’organizzazione, non è necessariamente sintomatica di una malattia spirituale ma anzi è esattamente il contrario, vuol dire che siete spiritualmente vivi.

Prendete le vicende dell’antico Israele che per tanti motivi è stato considerato il popolo di Dio. Ecco fermatevi un attimo qui, siete d’accordo con questa affermazione? Geova aveva stabilito con Abramo che fosse il popolo eletto, giusto? Site d'accordo che poi dalle scritture sarebbe nato un Israele spirituale erede di un regal sacerdozio (1 Pietr 2:9)? 

A ben vedere però guardando fra le righe delle sacre scritture le prove che Geova guardasse oltre l’identità nazionale e quindi ad una organizzazione terrena, erano evidenti anche nei tempi antichi. Prendete l’esempio il racconto di Giuseppe figlio di Giacobbe. Giuseppe quando fu venduto agli Egiziani ebbe sicuramente una doppia vita. Gli egiziani erano un popolo che non era approvato da Geova ma nonostante questo Giuseppe si dimostrò un capace organizzatore tanto da diventare un comandante. Ora a quel tempo religione e stato erano la stessa cosa in Israele, ma anche e in particolar modo in Egitto e non c'è bisogno di molta fantasia per comprendere che Giuseppe non avrebbe mai potuto diventare comandante in Egitto senza essere coinvolto religiosamente all'ambiente Egiziano. Ma e questo è il punto, nonostante tutto, Giuseppe fu benedetto da Dio diventando Egiziano e non Ebreo. 

Non vi sembra una cosa strana? Non vi sembra strano che Geova utilizzi un popolo pagano, per benedire una persona tradita dai suoi stessi fratelli che invece facevano parte del suo popolo eletto? 

Immaginate la storia di  antitipica di Giuseppe: immaginate un fratello che viene tradito da questa organizzazione e dai suoi fratelli che lo disassociano perchè non crede nella santità del corpo direttivo e che poi accolto da una comunità cattolica viene benedetto da Dio diventando vescovo e alla fine grazie alla sua influenza, prima che le religioni vengano distrutte, aiuterà i fratelli durante la persecuzione ad Harmaghedon. 

Orripilante? Che orrore direbbe qualcuno, non è vero? Oppure: che cosa ridicola, direbbe qualche apologeta della fede.

Per quanto questa cosa vi sembri assurda, però questo è quello che è accaduto a Giuseppe. Il popolo Egiziano è da sempre stato considerato come un nemico del popolo di Dio e nonostante tutto Dio stesso lo ha usato per benedire Giuseppe. Chiediamoci: Se i racconti biblici sono utili alla nostra crescita spirituale a cosa è servito raccontare questa vicenda? Cosa ci insegna questo racconto riguardo a Geova e alla relazione che possiamo avere con lui?

Questo ma anche altri racconti aiutano a comprendere che il nostro creatore non ha mai giudicato le persone per l’appartenenza ad un popolo. Giuseppe ebbe una doppia vita naturale, necessaria per affrontare una realtà avversa e difficile ma nel suo intimo, mantenne un unica vita interiore fatta di fede e integrità che la religione non poteva intaccare. Senza fare affidamento a nessuna organizzazione attinse direttamente dallo spirito di Dio camminando con le proprie gambe e Geova per questo lo benedisse. Notate che la sua forte spiritualità gli dette anche la capacità dopo molto tempo, di perdonare quegli stessi fratelli che l’avevano tradito. L’appartenenza ad un popolo come ad una organizzazione non ci da la garanzia di essere suoi veri servitori perché è evidente che sia le nazioni che le organizzazioni di questo mondo possono tradire Geova.

Allo stesso modo molti di noi, in questa realtà consapevole, sono diventati degli odierni Giuseppe e cioè fratelli che vivono in un paese straniero e ostile, traditi dai fratelli che compongono questa organizzazione che manipola la parola di Dio aggiungendo pesi inutili e abusando del suo nome.

Nonostante tutto, questi fratelli (e fra voi ce ne sono tanti), stanno continuando a combattere sforzandosi di essere parte del grande e vero popolo di Dio non come Israeliti carnali ma spirituali. Come Giuseppe si sforzano mantenendo ancora più alte norme morali e spirituali imparate attraverso una sana lettura e uno sano studio delle scritture e della conoscenza spirituale.

Mentre il post "Oltre le Apparenze: Immersione nel Mondo Segreto delle Doppie Vite" giunge alla sua conclusione, ci lascia così con un'enigmatica riflessione. Siamo stati affascinati dalle storie di coloro che hanno scelto di vivere una doppia vita, spingendoci a scrutare più a fondo le sfumature nascoste nelle persone che ci circondano e che abbiamo incontrato in questo bellissimo ma controverso cammino.

Forse, in mezzo a queste doppie vite, dobbiamo anche riflettere sulle nostre stesse identità. Chiediamoci: noi cosa nascondiamo al mondo? Cose brutte, orribili da condannare o meravigliosi doni da condividere? Quali parti di noi rimangono segrete, sepolti sotto il peso delle aspettative o delle nostre paure interiori?

Potrebbe essere questo il momento per un'autentica introspezione, per sfidare noi stessi a rivelare la nostra vera natura e ad abbracciare la nostra interezza senza inutili colpi di testa, che non servono a nulla, mettendo a repentaglio le nostre cose più care come gli affetti famigliari. Solo quando abbracceremo tutte le sfaccettature del nostro essere, anche quelle più intime e nascoste, potremo sperare di vivere una vita autentica e appagante.

Mentre continuiamo ad osservare il mondo delle doppie vite che ci circonda, non dimentichiamo di guardare anche dentro di noi. Lì, nel nostro mondo segreto, potremmo scoprire un potenziale che va al di là di ciò che immaginiamo. E chissà, potremmo persino trovare il coraggio di sfidare le apparenze, abbracciare la verità e rivelare la nostra più autentica vita che abbiamo.

un saluto fraterno


Matteo 6:24 "Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o sarà fedele all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e le ricchezze."