mercoledì 28 novembre 2018

Video della serie Tedx: Il segreto per cambiare gli altri

Allego un interessante video per tutti quelli che hanno fatto della lamentela la ragione di vita. L'oratore è Luca Mazzucchelli psicologo vice presidente dell'ordine di psicologia della Lombardia



martedì 27 novembre 2018

OT domande ai lettori: Il rimanente che rimane

Secondo uno degli ultimi intendimenti da Salmo 87:5,6 (cito dall’articolo w16/01) “è probabile che in futuro sapremo tutti i nomi di quelli che saliranno in cielo”. Ora personalmente tutte le volte che leggo “è probabile” il resto della frase mi lascia sempre molto perplesso. Ma veniamo al punto dal 2007 in modo piuttosto clamoroso il numero degli unti sta aumentando ogni anno. Dopo decenni di lento declino l’impennata è stata molto decisa. Al 2017 sono registrati 18564 persone che nel mondo hanno la speranza celeste. Da un punto di vista numerico sono circa il 13% del totale ma numericamente sono più che raddoppiati in 10 anni. Abbiamo qualche riscontro per giustificare questa inversione di tendenza, escludendo le male lingue sostengono che se non viene il regno per garantire di avere un corpo direttivo decente si debba far affidamento ad un campione numerico congruo ?

domenica 25 novembre 2018

Commento all'articolo "Onnipotente ma premuroso"

Risultati immagini per galassiaMolti della fratellanza hanno da poco concluso lo studio dell'articolo di questa settimana dal titolo "Onnipotente ma premuroso".
Perché facciamo questo commento? Perché abbiamo notato diversi aspetti che ci hanno lasciato perplessi. Così vogliamo condividerli con voi e sapere cosa ne pensate. 

La scrittura di riferimento è quella del Salmo 103:14 "Geova sa bene come siamo formati, ricordando che siamo polvere".

L'articolo prende in considerazione tre esperienze di fedeli servitori che sono stati oggetto della premura di Geova. Premura che nasce dalla consapevolezza della miseria umana che la scrittura del Salvo ricorda abbiamo intrinseca.

Gli esempi di questa speciale considerazione sono 3. Eli ripreso da Samuele, Mosè che rifiuta l'incarico, gli Israeliti che escono dall'Egitto.

Le anomalie che riscontriamo sono diverse. Nella prima esperienza l'articolo evidenzia come Geova aiuta Eli a comprendere l'importanza delle parole che dovrà pronunciare a Samuele. L'applicazione però è disallineata rispetto al racconto e al tema della torre di Guardia.
In un primo momento (par. 5) si capisce che l'oggetto della premura è Eli ma nella applicazione (par. 6) invece si incoraggia i giovani a non aver paura.
Qui sembra che l'articolo devii dal tema scottante che si rischiava di cadere. Eli era il sommo sacerdote di Israele e Samuele non era ancora il profeta di Geova ed era solo un adolescente. Chi rappresentavano Eli e Samuele? Eli non rappresenta l'autorità teocratica uno dei sommi sacerdoti che aveva la responsabilità spirituale in Israele? Non era lui Eli un eletto venuta meno e Samuele la voce che avrebbe dovuto pronunciare la sentenza di Geova nei suoi confronti?
Ripetiamo. Come viene applicato questo racconto? Nel par. 6 Eli viene semplicemente dimenticato e Samuele diventa il giovane da incoraggiare a non aver paura perchè Geova è premuroso con lui così come lo è stato con Samuele.

La seconda esperienza e Geova che da un incarico a Mosè e Mosè gentilmente rifiuta. Ora questa cosa mi fa impazzire perchè c'è gente che nella teocrazia farebbe carte false per ottenere incarichi e "privilegi" e invece qui abbiamo un Mosè che proprio non ne vuole sapere rimandando al mittente a Geova stesso il privilegio che voleva dargli. 
Come viene applicato? Nel par. 10 viene detto sostanzialmente che così come Geova è stato premuroso verso Mosè anche noi dobbiamo esserlo con chi dobbiamo rendere conto con la nostra autorità essendo gentili e avvicinabili.
Anche in questo caso noto un disallineamento interpretativo, perchè non intravediamo un problema di avvicinabilità. E' evidente che Geova Dio non rappresenta un autorità relativa ma l'autorità assoluta e nonostante tutto Mosè non sembra che fosse condizionato ne tanto meno suggestionato da Geova. Geova rispettò la dignità di Mosè e si adeguò alle sue necessità. Possiamo dire che accade lo stesso nelle congregazioni? Possiamo dire che vengono dati incarichi con questo tipo di premura? Possiamo dire che viene data dignità alla fratellanza quando i fenomeni di dissenso vengono sedati con strategie teocratiche?

Veniamo al terzo ed ultimo punto. Qui in questo articolo l'anomalia è di un altro tipo. Nel par 11 si legge:


"Gli israeliti erano probabilmente più di tre milioni quando nel 1513 a.E.V. lasciarono l’Egitto. Tra loro c’erano tre o anche quattro generazioni di persone..."

Qui c'è una anomalia nell'uso della parola generazione che ho condiviso con altri fratelli consapevoli. Diciamo che da un po' di tempo a questa parte il concetto è cambiato per cercare di giustificare l'interpretazione di chi avrebbe visto e vissuto negli ultimi giorni dal 1914. Quini abbiamo una generazione unica che condivide un tempo lungo di durata ignota. Ma in questo paragrafo si parla invece di più generazioni contemporanee ripristinando in parte il concetto che avevamo dall'inizio di questo termine. Questo saltello da un concetto all'altro crea un po' di disordine e stride un po' con la dichiarazione di intenti seguenti che leggiamo nel par. 15 dove si ricorda invece che Geova è un Dio di ordine.

Che la pace dello spirito santo sia con tutti voi.


CK







venerdì 23 novembre 2018

Domande sul diluvio: Le risposte della fratellanza 3 parte

Domanda 8 - Per questa domanda abbiamo bisogno di fare una premessa: Gesù ha usato metafore e allegorie diverse; in una, molto particolare, si parla di persone morte che hanno una vita nell'aldilà (Luca 16:19,31). Quale metodo usiamo per comprendere la natura di questa controversa parabola? Come riusciamo a riconoscere che le figure di questo raccondo conosciute da tutti i giudei dell'epoca sono metaforiche? Fatta questa premessa in Matteo 24:37,39 Gesù utilizza il racconto del Diluvio evidenzianto la parte allegorica del racconto stesso. Gesù testimonia quindi che il diluvio è esistito e le persone che, a differenza di Noè, erano disapprovate da Dio continuarono la loro vita "finché venne il diluvio e li spazzò via tutti". In questo caso risulta evidente che Gesù testimonia l'universalità del giudizio solo su tutti i malvagi e non di tutta la terra. E corretta una affermazione di questo tipo?

  • Si, Salmo 78:2-4 secondo me è la chiave di lettura di questo racconto, citato in Matteo 13:34,35 con riferimento a Gesù. it-1 1261-1262 “un’espressione proverbiale” (ebr. mashàl), termine che lo scrittore del Vangelo traduce col greco parabolè". Questo modo di esprimersi è scrivere era comune nei popoli orientali, quindi per il Diluvio trattasi di una parabola che descrive fatti e personaggi reali.
  • Gesù insegnava in modo da poter essere capito. All'epoca alcuni giudei credevano nell'aldilà e lui lo usa per insegnare, credevano nel diluvio universale e lui lo usa per insegnare. Mio figlio crede in cappuccetto rosso e io lo uso per insegnare, anche se è ovvio sia una favola.
  • A mio modesto parere la domanda andrebbe riformulata in modo più chiaro.
  • e ci mettiamo anche lo schiavo fedele e saggio fra le metafore? c'è posto!
  • Se il giudizio fu universale nel senso dell'umanità, allora bisogna almeno riconoscere che l'universalità rispetto al pianeta è comunque un'opzione. Altrimenti, sarebbe dovuto servire un altro miracolo per arrestare le acque dal coprire l'intero globo. E' difficile, poi, ricavare lezioni sull'aldilà da una parabola, e anche da che cosa Gesù indicasse con "tormenti" dato che parlava in aramaico ed è una traduzione in greco. Lo stesso Lutero aveva enormi dubbi sulla portata letterale di quella parabola. Pecore e capri non si intendono, infatti, a livello letterale. Ma anche se fosse davvero così, questo non fa altro che corroborare l'ipotesi della vera universalità del diluvio.

Domanda 9 - La quantità di acqua presente sulla terra non è sufficente per coprire tutti i monti della terra. Per giustificare la copertura dei monti si parla di sconvolgimenti geologici causati dalla pressione dell'acqua (g68 1/12). Tralasciamo il fatto che è impossibile giustificare fisicamente la creazione pressochè istantanea di catene montuose con un semplice calcolo di compenso energetico. In tutta la terra ci sono conformazioni che non possono aver resistito agli sconvolgenti trasformazioni telluriche del 3000 aEV senza lasciare alcun indizio (Gran Canyon o anche i millenari ghiacciai dell'antartide). Un altro elemento naturale che per comprendere l'età non ha bisogno della datazione al C14 è la stallatite delle grotte. In Germania nell'Erdmannshöhle c'è una stallatite che ha più di 100.000 anni. Le stallatiti di tutto il mondo crescono con medie di 2 mm ogni 10 anni e sono estremamente delicate e fragili. Una stallatite prediluviana è lunga circa un metro e sono presenti in tutto il globo. Come possono aver resistito alla creazione di un nuovo profilo geologico terrestre ?

  • Domanda giusta, a conferma delle altre risposte.
  • Miracolo! Dio è giusto, erano solo gli uomini e gli animali, in quanto peccatori, che andavano distrutti, le povere stalattiti che avevano fatto?
  • Vedi risposta alla domanda 2.
  • la citata g68 1/12 è abbastanza da sola per far sanguinare gli occhi nel leggerla, purtroppo però si è aggiunto altro nel corso del tempo dando l'impressione alla fratellanza di essere perfettamente in grado di confutare chiunque possa mettere in dubbio l'universalità del diluvio. Recentemente si è cambiato passo; ben consapevoli che confutare efficacemente la mole di evidenze contrarie presenta difficoltà assimilabili a quelle che una squadra di calcio di raccoglitori di pomodoro di Sezze Romano avrebbe contro il Barcellona in una delle sue giornate migliori, si è declinata la cosa a dogma della fede.
  • Questo non è affatto vero. Sotto casa mia ci sono delle piccole stalattiti che si riformano ogni anno sotto il cemento e possono arrivare a vari centimetri di lunghezza. Dipende soprattutto dalla consistenza dei minerali delle rocce a cui sono appese. Basta fare una ricerca per vedere che, inoltre: 1) il Gran Canyon è invece una delle prove più schiaccianti del diluvio globale 2) sono i presupposti del gradualismo a identificare negli strati di ghiaccio un tot di anni. Anche seguendo però quei presupposti, circa 5000 anni fa si rileva un forte inquinamento di polvere, terra ecc. nei ghiacci antartici. Prova a darne una spiegazione!



Domanda 10 - Perchè la questione del diluvio è diventata così dogmatica? Perchè da parte dell'organizzazione non è pensabile che la fratellanza possa considerare alternative comunque palusibili che siano più ragionevoli, pratiche e convincenti da un punto di vista fisico e che comunque consentano di mantenere la coerenza del messaggio biblico di giudizio? In tutti i casi perche chi ha dubbi su questi aspetti marginali vengono compromessi privilegi e incarichi?

  • La fede non dovrebbe essera basata sui dogmi, ma sull'evidente dimostrazioni di realtà benche non vedute. Ci vuole molta umiltà per fare un passo di lato.
  • Se non c'è il diluvio così come raccontato nella Bibbia si comincia a dubitare che sia tutta ispirata e cominciano le domande: Noè è esistito? Il comando sul sangue lo ha ricevuto? E se non lo ha ricevuto che dire delle trasfusioni? E se non è avventa una fine così catastrofica allora, significa che devo vivere meno nel terrore di Harmaghedon? Se l'arca non c'è stata, l'organizzazione odierna paragonata all'arca non serve a salvarmi? E via così......
  • Le organizzazioni che diventano talmente grandi da divenire poi fine a stesse, per mantenere il controllo e continuare a crescere o semplicemente a sussistere hanno bisogno di stabilire obbligatoriamente una gestione di stampo “farisaico”. Questo comporta una necessaria rigidità di pensiero e regole uguali per tutti, insieme alla politica della tolleranza zero verso chi dissente o ha una visione anche solo leggermente diversa da quella ufficiale.
  • Perché oramai la sovrastruttura dottrinale è divenuta talmente rigida, matematicamente inflazionata e sclerotica che il "livello di astrazione" della dottrina stessa non ha più nulla a che vedere con le logiche e i paradigmi del "linguaggio di programmazione" originale di basso livello. Ci siamo beati di affogare nelle parole per decenni stratificando dottrine su ipotesi prese come leggi invarianti e su variabili prese come costanti e adesso abbiamo un bel problema di debug. Meglio dire "avremmo", perché adesso come adesso a tutta la struttura possiamo permetterci solo di mettere "patch" temporanee (vedi doppia generazione) determinato che qualsiasi modifica decidessimo di portare all'architettura del nostro impianto dottrinale farebbe venire inevitabilmente giù tutto. Specialmente spaccherebbe la percezione della fratellanza di trovarsi dentro una organizzazione che ha chiaro tutto quanto e ha una risposta per tutto, che non lascia spazio all'indeterminato e insuffla sicurezza. Già la frattura fra aspettative ed evidenze produce percentuali da outlier relativamente all'incidenza di depressioni, attacchi di panico e compagnia cantante (aggravate dai campionati congregazionali di sensi di colpa), dovesse pure venire meno la certezza che "se ti va male è colpa tua" sarebbe per moltissimi un disastro, toccherebbe analizzare la realtà per quanto vasta cosa più complessa di faticosa che biasimare se stessi.
  • No, non è dogmatica. Va perfettamente bene ritenere che non sia stato globale, basta però non screditare il resto delle Scritture, come fanno su un altro deprecabile blog. Nel caso della WTS, non è solo il diluvio dogmatico ma ogni singolo dettaglio inutile che esce dalla bocca dello SFS, come se fossero espressioni divine. Dunque non c'è da sorprendersi se una discussione sul diluvio solleverebbe un polverone non privo di conseguenze.

giovedì 22 novembre 2018

Obiezione di coscienza, il coraggio delle proprie idee

Molti di voi avranno sentito parlare di Remigio Cuminetti, un giovane studente biblico che rifiutò di collaborare nel servizio bellico.
A questo link la sua storia, commovente la sua frase: "Leggendo la Bibbia ho potuto comprendere la verità, Iddio mi ha rivelato che la vita è amore, ed io non debbo far male ad alcuno. Indossando la divisa io mi distinguerei da uomini di altre nazioni che sono miei fratelli".
In un mondo impazzito dall'isterismo bellico, Remigio si distinse come illuminatore del mondo.



     http://www.nuovasocieta.it/il-primo-obiettore-di-coscienza-in-italia-remigio-cuminetti/

lunedì 19 novembre 2018

Le 9 felicità

Matteo 5:3-11
La felicità come deriva dalle parole di Gesù descritta in questi versetti è legata a certi schemi mentali come 1) la consapevolezza, 2) l'afflizione, 3) la mitezza, 4) il desiderio di giustizia, 5) la misericordia, 6) la purezza, 7) la pace, 8 e 9) la persecuzione.

Ma cosa voleva veramente insegnare Gesù?
Perchè le 9 felicità compaiono in Matteo un vangelo scritto in ebraico per gli ebrei?

Credo che la felicità sia un processo di sottrazione, quando riusciamo a tagliare i fili di certi schemi mentali allora la felicità fluisce liberamente senza ostacoli.

Vi faccio due esempi che sono in antitesi:
1) in generale le persone associano la felicità alla ricchezza, se tagli l'associazione di questo schema mentale vedrai che potrai essere povero ma felice.

2) un ladro è felice quando riesce a farla franca e ottenere un bel gruzzolo di euro, se tagliasse questo schema mentale, forse per un po' sarebbe infelice (uso il congiuntivo perchè dipende dal desiderio di cambiamento del ladro).

E allora perchè Gesù fece queste associazioni?

Credo che Gesù volesse insegnare proprio questo a quella povera gente che soffriva perchè emarginata, erano infelici perchè tale sentimento fluiva dall'associazione col modo di pensare della cultura dominante farisaica.

Gli schemi mentali associati alla felicità descritti da Gesù, non erano praticate dai farisei verso la povera gente, a eccezzione dello schema numero 2, 8 e 9 praticata con grande soddisfazione dei farisei, materializzatasi con l'uccisione di Gesù.

Per come leggo questi versetti da consapevole, (la consapevolezza la prima delle felicità che apre la strada a tutte le altre) Gesù invitava a tagliare gli schemi mentali farisaici evidenziando l'esatto contrario, liberarsene per poter essere realmente felici, e non credo volesse far diventare quegli uomini e donne schiavi e infelici di nuovo soggetti a ideologie simil farisaiche.

sabato 17 novembre 2018

Intervista a Carlo Rovelli

Volevo proporre al popolo consapevole l'intervista fatta a Carlo Rovelli un fisico che è diventato famoso come divulgatore scentifico e per un libro best seller "7 brevi lezioni di fisica". A scanso di equivoci Rovelli è dichiaratamente ateo.


giovedì 15 novembre 2018

Le nostre fragilità ci salveranno dall'Homo Stupidus

Il famoso psichiatra è molto preoccupato: «Oggi vige la paura dell'altro, la cultura del nemico, "dell'Io, da solo"». «Accettiamo di essere fragili, diciamo "Noi, insieme, ce la faremo"»
 
Lo scrive nero su bianco, a pagina 146 del suo nuovo libro Homo Stupidus Stupidus (Rizzoli) «L'attuale società non mi piace» poco più avanti il professor Vittorino Andreoli, uno dei maggiori psichiatri italiani, è lapidario e parla di «agonia della nostra civiltà».

Professore siamo messi davvero così male?
«Intendiamoci, non è un libro apocalittico il mio, non pronostico la fine del mondo. Quello che io vedo sono i segnali della fine della nostra società occidentale, quella nata dall'Atene classica, cresciuta con l'Umanesimo, quella che io amo. Non sono un filosofo, non so fare teorie astratte. Io raccolgo ciò che mi racconta la gente che viene da me perché sta male, è angosciata».

Perché questa angoscia diffusa?
«Il sentimento comune è la paura, ma non quella sana, che ci permette di essere prudenti e prevenire i pericoli; quella, insomma, del bambino che siccome ha paura del buio non va in giro quando non ci vede rischiando così di cadere. Oggi siamo in preda al panico diffuso, che ci fa vedere in ogni angolo un nemico e non ci fa più comunicare con l'altro, con il diverso. Così il nostro mondo si restringe a questo oggetto che teniamo in tasca, il telefonino, in cui riponiamo tutto».

I cellulari, la tecnologia, non li vede come opportunità?
«Per come li stiamo usando no. Perché l'uomo si sta comportando in modo stupido: fa cose contro se stesso, contro l'evoluzione. Affida la propria memoria, quella dei numeri oltre che quella semantica, alle batterie al lido e questo porta a una, regressione cerebrale purché quando un organo non è usato, regredisce. Altro che Sapiens, Stiamo diventando Homo Pulsionalis. Le nostre azioni sono mosse più dagli istinti che dalla ragione».

Da che cosa si desume?
«Prima di tutto dalla distruttività senza scopo: l'uomo distrugge, uccide l'altro, se stesso, non rispetta la vita, la spreca facendosi dei selfie in bilico su un tetto e cadendo di sotto, oppure gettando i figli da un balcone, annientando le donne. Facciamo del male agli altri pur sapendo che si riverserà su di noi. È un controsenso chiamare questi uomini Sapiens. Stiamo distruggendo persino la memoria del passato, i siti archeologici, l'ambiente che ci serve per vivere. Tutto»

Il passato non ci interessa. E il futuro?
«I miei pazienti, oltre alla paura, soffrono perché non riescono a immaginare il futuro. Ma se non si immagina il futuro, non esiste il desiderio, che è la spinta di ciascuno a essere domani diverso da oggi. Siamo appiattiti sul presente, instupiditi, appunto».

Un presente in cui l'uomo, dice lei, è senza etica?
«Certo, se chiamo tutti nemici, perché vivo nella paura, se temo perfino mio fratello, allora il rispetto dell'altro, le regole dei vivere sociale, non esistono più. Esiste solo l'Io, smisurato, che vive ogni eccesso, anche quello di mostrarsi, di continuo. Nell'era dell'uomo senza misura, che vuole apparire a tutti i costi, bisogna puntare su quelli che io chiamo i Nessuno con la N maiuscola, grandi forze ma silenziose».

Professore, ma ci sarà un rimedio?
«Dall'era dell'Homo Stupidus Stupidus ci salverà la riscoperta dell'Homo Fragilis, colui, che non dice sempre: "io posso e quindi faccio", perché il verbo "potere" in questo modo è davvero odioso. L'Homo Fragilis sa che la fragilità non è debolezza, ma è il riconoscimento dei propri limiti, che sono naturali: non siamo fatti per volare, no? Così si riscopre l'altro dicendo: "Se tu mi aiuti noi, insieme, ce la faremo". E solo quando Io troverà di nuovo Noi, rinascerà un nuovo Umanesimo. L'Umanesimo delle fragilità. Oggi nessuno vuole essere fragile, ci si preoccupa se un figlio lo è: ma dall'incontro tra due fragilità nasce il bisogno dell'altro l'amore, la forza, la famiglia».

Betta Carbone

La fede del e nel Cristo, parte 1

Risultati immagini per la moltiplicazione dei pani e dei pesciLa seconda moltiplicazione dei pani

Marco 8,1-10

*In quei giorni, radunatosi di nuovo una grande folla e non avendo essa da mangiare, Gesù chiamò i discepoli e disse loro: *Ho pietà di questa gente, poiché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare. *Se li rimando a casa digiuni, verranno meno per la strada; alcuni di loro sono venuti da lontano. *Gli risposero i discepoli: Dove trovare pane per sfamarli, qui nel deserto? *Egli chiese loro: Quanti pani avete? Risposero: Sette. *Allora ordinò alla folla di sedersi per terra. E, presi i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dette ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. *Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver recitato la benedizione su di essi, ordinò che fossero distribuiti anche quelli. *E mangiarono e si saziarono, e degli avanzi di pezzi rilevarono sette sporte. *Erano circa quattromila. Poi Gesù li congedò, *e subito, salito sulla barca con i suoi discepoli, venne dalle parti di Dalmanùta.


Questa è la seconda volta che nel vangelo di Marco si narra della moltiplicazione del cibo da parte di Gesù. Un miracolo che possiamo trovare in tutti e quattro i vangeli.

Se nel cap.6 veniva fatto per il popolo ebraico, qui avviene per persone pagane. Da tre giorni lo ascoltano e il suo cuore è toccato dalla loro fede. Essi non pretendono come alcuni israeliti, ma sono attratti da questo maestro straordinario che non solo guarisce, ma insegna e trova il tempo per un popolo straniero a differenza del rifiuto altezzoso di molti giudei.

Ancora una volta i suoi discepoli mettono di fronte a Gesù l'impossibilità di sfamare una folla con i pochi mezzi a disposizione. Non era solo una questione di fede nel miracolo, lo avevano visto accadere già poco tempo prima. Con gli occhi di chi legge il racconto 2000 anni dopo, col senno di poi, è facile dare un giudizio. Forse ci sfugge la difficoltà del momento, l'imprinting di tutta una vita che i discepoli si portavano sulle spalle nascendo nel popolo eletto.

Sappiamo bene che consideravano impuri i gentili e leggendo i vangeli e gli atti apostolici si intravede come questa difficoltà viene cancellata progressivamente e a fatica dai loro cuori. Gesù è paziente, li prepara un poco alla volta. Pietro in seguito, pieno di spirito santo affermò di comprendere che Dio non era parziale, ma che in ogni nazione l'uomo che lo teme e opera giustizia gli fosse accetto. (Atti 10: 28, 34,35) Eppure pochi anni dopo dimostrò di avere ancora riserve. (Galati 2:11-14) Gesù prende i pani, li spezza e li affida ai discepoli affinché li offrano alla folla. Il miracolo si ripete e tutti sono saziati.

C'è una coerenza sequenziale nel racconto di Marco. Il filo conduttore è il cibo, il pane che viene condiviso.

C'è un banchetto di morte, il compleanno di Erode (6:17-29),

poi un banchetto di vita (6:30-44),

la traversata in cui si narra della loro difficoltà a capire il significato dei pani e dei pesci (6: 51,52),

Gesù che dichiara puro ogni alimento (7:1-23),

Le briciole alla donna cananea (7: 24-30),

La seconda moltiplicazione per i pagani (8: 1-10)

Se la pasqua era una festa prettamente ebraica, in seguito Gesù porta il pane vero a tutte le nazioni. Progressivamente aiuta i discepoli ad accettare questa nuova visione dei non giudei, il suo messaggio di salvezza diverrà universale. Moltiplicare il pane per i seguaci non giudei è quindi un passo progressivo all'accettazione. I discepoli vengono chiamati alla partecipazione, Gesù provvede il pane, ma loro lo distribuiscono. Avverrà così anche nelle nuove ekklesie, dove il cibo e l'aiuto saranno distribuiti indistintamente nonostante un primo empasse. (Atti 6:1-6)

Anche oggi quali consapevoli siamo chiamati a non fare distinzioni. Se da inconsapevoli forse ci eravamo fatti prendere dal pensiero di essere in qualche modo un popolo eletto, adesso dovremmo mostrare amore, compassione ad ogni sorta di persona. Senza pregiudizi mostriamoci pronti a comprendere l'altro.

Stiamo attenti a non saltare semplicemente dall'altra parte del fosso cominciando a criticare i nostri fratelli inconsapevoli ricordando che anche noi lo siamo stati. Adesso siamo chiamati a vincere il male col bene e ne saremo all'altezza solo se ci affideremo con fede all'esempio del Cristo.

Dal sito: pensieri e parole.

"Ha compassione della folla, il Signore. Ha compassione di noi uomini, sa bene che la vita è un cammino impegnativo, sa bene che, lontani da lui, possiamo mancare per strada, perdere il sentiero, smarrire la direzione giusta. E allora ci offre un pane per il cammino, un nutrimento per tornare alle nostre case, al luogo del ristoro, alla meta ultima. Un pane del cammino che si moltiplica a partire da ciò che i discepoli mettono a disposizione. Il Signore amplifica la nostra generosità, il pane del cammino altro non è che il nostro pane condiviso e, perciò, moltiplicato. Siamo noi discepoli a sfamare la folla, a permettere ad ogni uomo di camminare verso casa. Ma ad una condizione: mettere in gioco tutto quello che siamo, fino alla fine, fino all’ultimo respiro. Sono sette i pani dei discepoli, sette: il numero della perfezione. Guai a noi se mettiamo in gioco la nostra fede solo a metà, guai a noi se, davanti alla folla affamata, scarichiamo le responsabilità su Dio. A noi è chiesto di sfamare le folle di cui Dio ha compassione. E non abbiamo di che temere: una volta condiviso il pane, ne avanzeremo sette sporte: ciò che avremo interamente donato ci sarà restituito cento volte tanto."

lunedì 12 novembre 2018

La sindrome da Puffo.

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Proverbi 12:11
11 Chi coltiva il suo terreno si sazierà lui stesso di pane, ma chi insegue cose senza valore manca di cuore.


Accade quotidianamente che nell'insieme di tutte le attività che il mondo ci offre dobbiamo affrontare  delle situazioni ambigue e difficilmente riconducibili a principi biblici specifici. In tanti di questi casi la persona per levarsi dall'imbarazzo fa quello che ogni persona timorata di Dio fa. Chiede"aiuto". A chi? Ai pastori della sua congregazione per capire se e come ci sono principi biblici che ignora e che possono aiutarlo in quella determinata situazione. In alcuni casi i fratelli si rivolgevano alla betel che aveva un call center piuttosto attivo che dispensava indicazioni a tutta la fratellanza.

La maggioranza dei problemi che sono implicati sono naturalmente ambigui e alla fine l'anziano o qualsiasi rappresentante ufficiale aveva un unica sostanziale risposta finale "è una questione di coscienza". Quali problemi sorgono nelle questioni di coscienza? Tanti ma prima di arrivare alle questioni di coscienza c'era da scoprire un problemino che non era ben chiaro a tutta la fratellanza devotamente coinvolta.

Le questioni di coscienza non sono questioni di coscienza.

Molti avevano ed hanno assunto una idea malsana che l'organizzazione avendo una aspirazione alla santità sia naturalmente in grado di rispondere a qualsiasi domanda dello scibile umano. Molti che si sentono rappresentanti dell'organizzazione hanno questa stessa caratteristica e cioè quella di diventare dei "problem solver" globali delle coscienze altrui. Alcuni ad esempio si sono immedesimati nella parte che anche da fuoriusciti mettono su blog dispensando la più nuova verità rivelata. Quelli a cui mi riferisco sono all'interno della congregazione e così dispensano perle di saggezza fatte di scritture e le tradizioni orali delle circolari. 

Non si sa per quale motivo ma evidentemente i problemi di coscienza aumentavano enormemente specialmente quando le differenze fra il sistema organizzato e tutto il resto del mondo diventavano sempre più evidenti. Una su tutti che probabilmente molti di voi avete vissuto è stato il gigantesco recupero del gap tecnologico. 

Sino alla fine del secolo scorso ad esempio l'utilizzo delle mail erano un problema. Per capirlo questo è un articolo del ministero del regno specificatamente scritto per avvertire la fratellanza di un potenziale problema spirituale. ( km 9/02 )Il titolo dell'articolo era "Non inseguiamo “cose senza valore”. Cito l'inizio dell'articolo giusto per capire

1 Oggi la posta elettronica è un mezzo di comunicazione molto diffuso. Sebbene scambiarsi esperienze e idee via E-mail sia appropriato tra familiari e amici, quali “cose senza valore” possono essere associate all’uso spropositato della posta elettronica? — Prov. 12:11.

L'articolo poi continua cercando di spiegare cosa si intende con l'uso spropositato della posta elettronica. Chi ha scritto l'articolo non aveva la più pallida idea di cosa fosse internet e dei suoi meccanismi globali. Ma questo è parte del problema, probabilmente per l'uso che ne viene fatto ancora adesso le idee non sono molto chiare, ma sono sicuro che tra non molto avremo ulteriori e importanti cambiamenti radicali sull'argomento.
Ora come spesso accade per semplificare i discorsi e le cose da fare il contenuto dell'articolo si chiude con il titolo che non lascia scampo sulla considerazione che la persone avrebbero dovuto dare a questo strumento tecnologico. La posta elettronica per il testimone di Geova diventava una cosa "senza valore" e quindi naturalmente sconsigliata. Che tipo di consigli potevano venire dati? Che tipo di considerazioni si potevano poi fare se il fratello accettava il compromesso di continuare ad usare le mail?

Come si vede in questo e in tantissimi altri casi il problema di coscienza non si pone perchè le indicazioni vengono sempre date sia direttamente che indirettamente. Questo modello mentale permane ed è così generalizzato da includere i temi più incredibili e disparati. Per capire facciamo un alto esempio allegando questa risposta della Betel data ad un fratello che chiedeva informazioni su un famosissimo cartone animato degli anni 80 i Puffi. La posto integralmente perchè è un ottimo esempio.


"Ci chiedi informazioni intorno a quei fumetti chiamati Puffi. I nostr pensieri riguardo a questi personaggi immaginari disegnati in forma di pupazzetti e classificati come fumetti li abbiamo espressi su G 22.11.83. A p 10 viene detto: "Anziché condannare tutti i fumetti non sarebbe più utile incoraggiare il bambino ad allargare le sue vedute? Se qualcuna delle letture di vostro figlio è discutibile, perché non gli spiegate quello che voi pensate di ciò che legge e perché la pensate così? Aiutare un bambino a scegliere le letture è molto più difficile che decidere per lui cosa deve leggere. ... Se un individuo che ama i racconti fantastici finisse per occuparsi di pratiche occulte, farebbe il gioco di colui che per secoli ha sviato l’umanità, Satana." A p 11 viene dato questo avvertimento: "Per questo motivo il cristiano evita gli svaghi che rasentano la magia, la stregoneria, lo spiritismo e simili contatti col soprannaturale". Le 19:26, 31; Deu 18:1012. Come hanno riferito i giornali, questi Puffi farebbero parte di un mondo fantasioso, irreale. Qualcuno li ha classificati come spiritelli, cioè come dice lo Zingarelli, "Nelle mitologie nordiche, ciascuno dei geni o spiriti elementari che abitano i vari regni naturali". La Bibbia non menziona l'esistenza di tali spiritelli. Nella G 8.4.69 si parla di tale argomento ed è detto: "Quelli che vogliono servire Dio e adorarlo con spirito e verità, non saranno ingannati a questo riguardo. Non permetteranno che storie di creature sovrumane influiscano sulle cose che fanno. Riconosceranno che Satana e i suoi demoni usano tali credenze per sviare coloro che non conoscono accuratamente la Parola di Dio". Ritornando all'argomento dei fumetti, i genitori devono assumersi la responsabilità di vedere che effetto fanno sulla mentalità dei loro figli. Non si possono stabilire regole dove non appare una chiara violazione di un principio biblico. W 1.11.72 p 647 suggerisce: "Si dovrebbe comunque ricordare che l'effetto che le figure o altre rappresentazioni producono sulle persone varia considerevolmente. Nessuno può fare una regola per altri. Se un uomo ha dunque riscontrato che non può guardare un'immagine senza provare l'attrazione per la falsa religione, agirà con saggezza disfacendosene. Ogni qualvolta ci sia qualche ragionevole dubbio, è sempre meglio preferire la condotta che lascia con una coscienza pura dinanzi a Dio" (DC 11.12.84)


Vari giornali hanno parlato dei Puffi. Ad es. La Stampa del 14.12.83 riportava le testuali parole dell'inventore: "Avevo bisogno di personaggi che fabbricassero un flauto magico ed ero sempre stato affascinato dai piccoli abitanti dei boschi, elfi, e folletti, di cui si racconta nelle saghe. Così nacquero i Puffi". Riguardo alla credenza in tali creature sovrumane chiamate elfi, fate, folletti, ninfe dei boschi, ecc., e come deve stare in guardia il cristiano dalla loro influenza, troverete utili informazioni su G 8.4.69 p 27 (DC 30.3.84)


Riguardo alla tua domanda relativa ai giocattoli sul tipo dei ‘puffi’, ti suggeriamo di rivedere attentamente la G 22.11.83 che contiene diversi articoli sui fumetti. Vi troverai diversi consigli dati ai genitori cristiani perché sappiano come educare i loro figli per quanto riguarda gli svaghi. Vanno specialmente curati quei figli che fanno fatica a distinguere tra fantasia e realtà. Poiché in molte cose della vita non ci sono norme bibliche specifiche da osservare, occorre usare buon senso e mantenere sempre una buona coscienza davanti a Dio, al prossimo e per noi stessi. Alle volte è meglio rinunciare a qualcosa a cui si ha diritto pur di non far inciampare altri.  1Co 10:2333 (DC 8.10.84)



Riguardo ai Puffi, ogni individuo e i genitori per i loro figli, dovranno prendere le proprie decisioni sul tipo di fumetti che vedranno o consentiranno di vedere ai propri figli per mezzo della TV o del cinema. È una decisione che lasciamo ai singoli individui. Articoli come la G 8.4.69 p 27 e G 22.11.83 p 8 aiutano a determinare quali princìpi sono da prendere in considerazione nel decidere se vedere o meno tali fumetti. Naturalmente lo stesso principio vale per tenere nella propria casa Puffi o pupazzi del genere (SCE:SSH 23.1.87)"

Che dire. Lungi da me e dalle intenzioni del blog di assecondare lo spirito satanico del mondo. Ma come non riconoscere in questa lettera un atteggiamento fortemente Manicheo e reazionario? Avete notato la sequenza logica che porta dal Puffo a Satana? Immaginate una lettera di questo tipo ad un fratello nato nel 1940 che ha un figlio nato nel 1970 e che nel 1980 vuole vedere un cartone animato con protagonisti i PUFFI. Cosa pensate possa accadere? Quello che è successo. Un delirio. Non ho altri termini per descrivere le cose che sono state dette sul loro conto. Tutte le congregazioni che ho visitato hanno vissuto in maniera più o meno grave questa sindrome. Quando andava bene si ricevevano consigli diretti in alcuni casi si faceva esplicito riferimento allo spiritismo e alla propaganda Satanica. Consigli incoraggiamenti vari venivano elargiti verso quella che veniva interpretata come un abile stratagemma satanico. Satana travestito da Puffo affascinante vero? I Puffi eterei come tutti i tormentoni di quegli anni svanirono così come erano arrivati nella nebbia mediatica. Non vi tedio con i pizzini (a quei tempi non esisteva whatsapp) che arrivavano da tutte le parti con l'indice dei complessi rock, delle canzoni e dei film nelle videoteche di contrabbando della fratellanza.

Le cose senza valore

Ecco quello che intravedo e ritengo contestabile di quel periodo è stato quello di accanirsi verso cose "senza valore". Ci siamo preoccupati dei PUFFI senza dedicare attenzione ai problemi che potevano nascere e che nascevano proprio in quel momento. Quando all'interno delle congregazioni di tutto il mondo purtroppo sono accaduti abusi di ogni genere. In questo sistema ci sono cose più pericolosamente importanti e pericolose dei Puffi a cui i genitori e in particolare i figli devono fare attenzione. Proprio in quei giorni che si parlava dei Puffi non sarebbe stato meglio anziche parlare di puffi incoraggiare a non lasciare i propri figli incustoditi, senza controllo, nelle mani di qualsiasi presunto fratello o sorella? 


Dispensiamo anche noi saggezza e dicamo: Come si riconosce la sindrome da Puffo? La si riconosce dall'arroganza e dalla supponenza che si nota ad esempio anche nella lettera citata soprastante. Ad esempio: se chiedete ad un nominato che cosa pensa del coinvolgimento dell'organizzazione sull'indagine fatta dalla commissione Australiana contro la pedofilia e questo fratello vi risponde che è tutta propaganda di Satana ecco questo fratello ha la sindrome da Puffo. Altro esempio: sei un geometra e dopo aver letto un articolo su Focus vai sul podio a parlare di decadimento radiattivo di raggi gamma ed elettroni per dimostrare che la terra ha solo sei mila anni. Ecco rendiamo trascurabile l'anagrafica del fratello risulta chiaro che in tutti i casi ha questa sindrome.


Si può guarire? Si. Si può guarire da tutte le malattie spirituali anche da questa. La cura in questo caso è quella di diventare consapevoli. Di essere realisti di vedere le cose non come le vediamo noi ma dall'alto come fa Geova. Chiudete quello smartphone che avete e fatevi una passeggiata nel bosco per sentire il respiro di Dio anche questo è un modo per guarire dalla sindrome da Puffo.

Note:

I puffi una loggia massonica (articolo di Massimo Introvigne)

L’utilizzo delle fiabe nello sviluppo psicologico dei bambini. (Prova di laurea Università Cà Foscari di Venezia)




sabato 10 novembre 2018

Commento a "Rafforziamo gli altri con il nostro amore"

Risultati immagini per idoli antichiContinuiamo con un nuovo commento alla Torre di Guardia di questa settimana. Che ha il titolo "Rafforziamo gli altri con il nostro amore". La scrittura di riferimento presa dallo schiavo è quella 1 Corinti 8:1 che dice 


"Per quanto riguarda il cibo offerto agli idoli, sappiamo che tutti abbiamo conoscenza. La conoscenza gonfia, mentre l’amore edifica."

Scrittura dell'apostolo Paolo proprio nel pieno di una bufera che lo aveva investito a Gerusalemme sull'utilizzo della carne sacrificata agli idoli. In quel infante protocristianesimo le battaglie sui dogmi della fede erano una costante talmente resa abituale che è divenuta una variante genetica. Il concilio di Gerusalemme in Atti 15:20 aveva vietato l'utilizzo della carne. Ma l'apostolo Paolo stava raddrizzando l'intendimento del corpo direttivo investito dalla componente cristiano gentile che pressava per una visione ragionevole delle cose. I consapevoli esistevano anche nel primo secolo! 


Torniamo all'articolo della Torre di Guardia i paragrafi  hanno come tema l'applicazione dell'amore. Così si tenta di rispondere a domande importanti sul perchè l'amore è particolarmente importante oggi oppure come l'amore di Geova o di Gesù ci rafforza e infine come ognuno di noi può manifestare l'amore che edifica.

Si inizia con una triste stima dove si dice che ogni anno ci siano circa 800.000 suicidi e si conclude con l'ammissione che anche le nostre congregazioni non sono escluse da questa afflizione. Per completare il paragrafo diciamo però che il suicidio essendo una violazione di un comandamento biblico è soggetto all'intervento di un comitato giudiziario. Ovviamente post mortem non si può fare nulla anche se qualcuno magari ci ha pensato tanto che anche i discorsi al funerale sono regolamentati. (Domanda ai lettori: Se qualcuno si suicida, è opportuno che un ministro cristiano pronunci il discorso funebre?)

Nel caso di uno che ci provi ma non ci riesca allora diventerà oggetto di verifica spirituali. Sarebbe una cosa abbastanza delirante fare un comitato giudiziario ad uno che tenta di suicidarsi ma evidentemente la fratellanza è molto ligia così nel tentativo di arginare i comportamenti deprecabili dei comitati nel KS scoraggiano questo accanimento terapeutico.

KS 10-E
4. Il tentativo di suicidio potrebbe essere il risultato di grave depressione. In più di una occasione i comitati giudiziarei non sono necessari -Sal. 88: 3, 17J 18; Provo IS: w90 3/1 pp. 5-9; 15/3 pp. 26-30; g90 9/8. w83 8/1 pp. 3-1L

Il KS ricorda agli sventurati che dovranno affrontare la questione che se la persona è arrivata a togliersi la vita magari aveva qualche problemino. Magari questo problemino potrebbe essere invece oggetto di altre cure. Sembra quindi che ci siano comitati che giudicano a discrezione la depressione delle persone stabilendo un livello di handicap spirituale che se superato  può essere oggetto di epurazione e buttato giù dalla torre... scusate volevo dire disassociato.

Le congregazioni costringono centinaia di fratelli alla comunione di spazi e di vite che devono essere gestite da loro stessi. La natura alienata di molti fratelli rende complesso questo braccetto stretto con i tanti componenti della congregazione. La vicinanza rende più evidenti i difetti e le incompatibilità caratteriali. Le congregazioni sembra che abbiano setacciato dal mondo soggetti con la sindrome di Asperger ma quello sarebbe il male minore almeno si condivide una patologia in comune. Le congregazioni ideali si suddividono in due recinti principali. Da una parte ci sono i dottori e dall'altra ci sono i malati. Da una parte i nominati e dall'altra quella con i problemi spirituali. I dottori rimangono dottori e i malati rimangono malati per sempre. Le congregazioni reali dopo 20 30 40 anni si aggiunge il terzo recinto che è quella degli ex nominati i dimissionari. La confidenza prende il sopravvento e si va avanti fra vaffa e pacche nelle spalle asfaltando tutte le buone intenzioni del paragrafo 14. In questo paragrafo si dicono banalità che forse posso dire a mio figlio adolescente o a mio nipote. Ad un certo punto si dice anche di fare attenzione a parlare senza riflettere, sembra proprio un assurdo come la serie di luoghi comuni che si sono letti sino a questo punto. In tutto l'articolo respiro aria infantile di scarso spessore proprio come un padre non troppo brillante che cerca di aiutare il suo figlio che insomma non è proprio sveglio. Il sospetto è che sia proprio così tutte le congregazioni sembrano così prese d'assalto da bambini che giocano a fare i grandi. Forse sarà vero non lo so, forse è meglio non saperlo mai.

Termino qui la disanima e lascio a voi i commenti. Buona serata e buon studio.




Chatteria