AD 1185 c.cca Corazzo, CZ Il medioevo buio di Gregorio e dei longobardi è finito. Al meridione d'italia il regno dei normanni è riuscito a stabilire la pace. Un ex funzionario della corte di Palermo si è ritirato alla vita monastica sull'Aspromonte, ed è ora abate di un piccolo monastero. E' stato praticamente costretto ad accettare la carica: se fosse per lui, non farebbe che studiare le scritture. Ha elaborato una nuova teoria sulle età del mondo e sta per esporla in due opere capitali: Concordia Novi ac Veteris Testamenti, e una Expositio in Apocalypsim.
L'idea di Gioacchino da Fiore (+ 1202) è semplice (e abbastanza trita): la storia del mondo si divide in età. Sette certo, come si deduce dall'Apocalisse e come ha già scritto Agostino, ma anche tre, come le persone della trinità. La terza età del mondo, quella dello spirito santo, sta per arrivare, e sarà "refrigerio per i santi", cioè la promessa età finale in cui i giusti godranno continuamente.
Per Giacchino - e poi anche per i suoi imitatori - ci sono due eventi escatologici: uno che porta a un rinnovamento dopo la sconfitta dell'Anticristo (quello che abbiamo appena menzionato) e, solo dopo di questo, il giudizio universale vero e proprio, con l'ultimo avvento di Cristo contro Gog e Magog.
Gioacchino era convinto che non si potesse conoscere con esattezza la cronologia della fine dei tempi, eppure, attraverso astrusi ma rigorosi calcoli, diede adito a moltissime congetture; la maggior parte di queste convergevano sulla data fatidica del 1260, numero citato in Rivelazione.
Gioacchino scrive che prima della fine ci sarà una grande persecuzione, più intensa che mai. La "bestia che ascende dal mare" attaccherà le due chiese: prima quella immonda, "Babilonia", sconfiggendola, e poi quella pura, per "cancellare il nome di Cristo dalla terra".[2] A quel punto la bestia verrà cruentemente distrutta da Dio.
Per Gioacchino i segnali dell'immintente liberazione dai malvagi ci sono tutti: "sono finite la fede e la verità sulla terra. Dovunque turbamenti e discordie", "niente è stabile in terra".[3]
Non manca anche di sottolineare come alcune parti della chiesa, con la loro opulenza, siano già molto avanti sulla strada che le allontana dalla verità.
L'avvento dell'età finale sarà preceduto da altri grandi sconvolgimenti, di cui immediatamente i seguaci di Gioacchino cominceranno a indovinare i segni (cattivi governanti e corruzione della chiesa, discordie civili e guerre, prodigi astronomici e naturali, siccità e carestie, pestilenze etc.), che sono quelli noti di Mt 24, nonchè l'avvento di un papa santo, inviato dal cielo a salvare la vera chiesa.
Gioacchino muore appena nel 1202, probabilmente credendo che al mondo manchi davvero poco per subire il giorno dell'ira.Le sue idee hanno una eco vastissima: la chiesa condanna alcune sue intuizioni sulla natura trinitaria, ma non fa altrettanto con la sua impostazione numerologica dell'escatologia. Dante, centovent'anni dopo, scriverà del "calavrese abate Giovacchino / di spirito profetico dotato"[4], segno che Gioacchino è ancora ampiamente tenuto in considerazione.
L'influsso del pensiero di Gioacchino si troverà praticamente in tutti i movimenti ecclesiastici almeno fino al rinascimento, e troverà particolare fortuna tra i francescani spirituali e gli apostolici. Gli spirituali (o francescani spirituali) sono un movimento interno ai francescani, quello probabilmente più aderente agli insegnamenti di Francesco di Assisi, con un forte orientamento alla povertà come dimostrazione dell'ubbidienza al vangelo (chiunque abbia letto Il nome della rosa sa di cosa si parla).
Gli apostolici sono un movimento che farà della povertà, della vita comunitaria e dell'attesa attiva della fine dei tempi la sua ragione di esistere, le cui vicende approfondiremo più avanti. Le idee di Gioacchino ebbero rapida diffusione, specie nei movimenti poveri (o pauperistici), come abbiamo detto, e avevano un fortissimo ascendente tra i francescani, tanto che Bonaventura da Bagnoregio (ministro generale dell'ordine) si sentì in dovere di ripetere che "nessuno sa quando queste cose avverranno, nè va investigato questo secondo avvento".[5] A questo punto il collegamento tra rivendicazioni di povertà e attesa escatologica diventa indissolubile: da qui in poi (siamo alla metà del XIII secolo) chi vorrà sostenere attese escatologiche le puntellerà con pretese di povertà assoluta e rigore morale, e viceversa.Pietro di Giovanni Olivi (+ 1298) è un francescano, e viene considerato il più notevole esponente del movimento spirituale. La sua Lectura super Apocalypsim lo pone tra i più sottili escatologi del suo tempo. Per lui il nuovo ordine promesso da Gioacchino verrà realizzato grazie agli spirituali, e l'avversione che la Chiesa nutre contro di loro fa di quest'ultima l'Anticristo.L'evangelizzazione fatta dal suo ordine diventa, per Pietro, un ulteriore segnale dell'avvicinarsi della fine - Francesco di Assisi ha predicato al Saladino, e alcuni spirituali si sono spinti fino in Grecia e in Armenia. Altre sue intuizioni, riguardano
- l'analogia tra la profezia di Gesù riguardo l'assedio romano a Gerusalemme del 70 d.C. e le tribolazioni che precedono la fine del mondo[6],
- la persecuzione di Gog e Magog (una o più forze coalizzate) contro i cristiani prima dell'ultima venuta di Cristo, che li annienterà con il fuoco
- l'avversione alla filosofia antica e specialmente allo studio di Aristotele e dei suoi commentatori (Averroé, Avicenna) che trova spazio nelle più rinomate univerità dell'epoca - "ometto di citare Aristotele... per l'orrore che ho della sua autorità"[7].
Infine anche in Pietro c'è la divisione tra vero cristianesimo e chiesa carnale (Babilonia), e anche lui ritiene, nel suo commento all'Apocalisse, che la chiesa carnale perseguiterà insieme con i re della terra quella spirituale, e infine alcune di queste nazioni coalizzate distruggeranno prima la chiesa carnale - "e coloro che trafficano in faccende civili ... piangeranno perchè persero tutti questi guadagni"[8] - e poi si volgeranno contro la vera religione con l'intento di "cancellare la fede in Cristo dalla terra"[9]. Anche qui queste nazioni andranno incontro al giudizio divino. Infine ci saranno nuovi cieli e nuova terra.
Per Pietro tutti questi avvenimenti sono terribilmente vicini: la fondazione dell'ordine francescano è stata accompagnata da terremoti, devastazioni e guerre, che puntualmente documenta, non ultima l'invasione dell'Ungheria da parte dei Tartari[10], e questo testimonia inequivocabilmente l'imminenza della venuta di Cristo.
Le teorie di Pietro di Giovanni Olivi ebbero eco vastissima, probabilmente tra gli illetterati più di quelle di Gioacchino (ci sono pervenuti compendi in volgare della Lectura), e divennero una delle basi su cui sarebbe stato costruito l'impianto teologico, ammesso che fosse univoco, degli apostolici. Ma questo è un altro capitolo.
Post di Protagora
Riferimenti:
- Gregorio Magno, Homiliarum in Ezech., citato in F. Schupfer , Istituzione politiche longobarde
- Expositio, f. 173
- Expositio, f. 192
- Commedia, III, XII
- Collationes ed. DELORME p . 187
- Super Mattheum f. 166 a,b
- Super II Librum Sententiarum
- Super Apocalypsim f . 107 d
- Super Apocalypsim f . 106 b
- Super Apocalypsim f . 53 b
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