Osservatore Teocratico
Matteo 5:3 “Felici quelli che sono consapevoli del loro bisogno spirituale, perché a loro appartiene il Regno dei cieli.
domenica 28 giugno 2026
Le nubi della gloria: simbolo di invisibilità o manifestazione divina?
domenica 21 giugno 2026
CANTA, CHE TI PASSA
Cari tutti, in vista delle prossime meritate vacanze estive, volevo allietare le vostre menti rievocando un aspetto della nostra passata vita “teocratica”: i cantici.
“Insieme a noi lodate Iah!”
“Questo l’ho già sentito…”
“Rimanete nel mio amore”
Il caso “Germania, calcio e cantico 64”
Altri cantici e derive mentali
- Geova è il mio Pastore → praterie infinite, dissolvenze stile La casa nella prateria
- Cantico della creazione → documentario naturalistico con voce di Piero Angela interiore che ci spiegava l'acido desossiribonucleico
- Lodate Geova con canti → sigla di apertura di anime storico
- Serviamo Geova con gioia → marcia allegra con coreografie immaginarie
- Confidiamo in Geova → tempesta emotiva e vento cinematografico
- Cantiamo a Geova → closing credits con fade out lento
Classifica non ufficiale dei cantici “pericolosi per la fantasia infantile”
- Insieme a noi lodate Iah! — sigla RAI del pomeriggio, verdi pascoli e caprette
- Rimanete nel mio amore — anime malinconico con vento fisso
- Geova è il mio Pastore — western emotivo, carovana di pionieri in marcia verso la Monument Valley
- Cantico della creazione — documentario naturale interiore
- Lodate Geova con canti — opening storico in stile epico
- Serviamo Geova con gioia — coreografia invisibile collettiva
- Confidiamo in Geova — colonna sonora da tempesta
- Cantiamo a Geova — finale anime con dissolvenza
- Rendete grazie a Geova — inno solenne da cerimonia
- Seguiremo Cristo — credits finali e luce che sfuma
domenica 14 giugno 2026
La grande folla di Apocalisse 7
Nel linguaggio apocalittico, il verbo εἶδον (“vidi”) non indica mai un luogo reale, ma introduce sempre una scena visionaria. Ogni volta che Giovanni dice “vidi”, come in Apocalisse 13:1 “e vidi una bestia salire dal mare”, sta descrivendo ciò che gli appare nella visione, non il luogo in cui si trova. Per questo, vedere la grande folla “davanti al trono” non significa che essa sia fisicamente in cielo, ma che la scena gli viene mostrata così nella visione.
Un esempio aiuta a capire il punto: dire “vedo il precipizio davanti a me” non significa trovarsi davvero su un dirupo; è un modo metaforico per esprimere una situazione difficile.
In questo tipo di visioni, ciò che appare “davanti al trono” non indica automaticamente dove quel gruppo si trova. La visione potrebbe comunicare un messaggio, più che una destinazione.
La Bibbia non dice esplicitamente che la grande folla ascende o si trovi in cielo. Se questa fosse davvero la loro destinazione, come mai la Scrittura non lo afferma maiin modo chiaro e diretto?
Si potrebbe concludere che, se la grande folla appare “davanti al trono”, ciò implichi una collocazione celeste. Tuttavia, la Bibbia mostra che questa espressione non descrive sempre una destinazione. In Matteo 25:31, 32 leggiamo: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, allora siederà sul trono della sua gloria. E tutte le nazioni saranno radunate davanti a lui”. Qui “tutte le nazioni” si trovano davanti al trono del Figlio dell’uomo, ma si tratta chiaramente di persone sulla terra. Questo suggerisce che “stare davanti al trono” possa indicare non tanto il luogo in cui ci si trova, quanto la condizione in cui si è esaminati, giudicati o ricompensati, a seconda del contesto della visione.
“Davanti al trono” può quindi esprimere una condizione di approvazione o riconoscimento davanti a Lui, come quando si dice che qualcuno è “al cospetto del re”. In questo senso, l’espressione descrive la posizione che quel gruppo occupa nel giudizio o nel favore divino, non necessariamente la sua collocazione geografica. La visione mette in evidenza il loro rapporto con Dio, non il luogo. E il testo non dà alcuna indicazione che li collochi in cielo.
Apocalisse 7:11 dice che “tutti gli angeli stavano intorno al trono”. La Bibbia parla di “miriadi di miriadi” di angeli, un numero incalcolabile. Il testo non descrive per quanto tempo vi rimangano o con quale scopo.
2. Il naós: non un luogo, ma il tipo di servizio
Apocalisse 7:15 afferma che la grande folla “serve Dio giorno e notte nel suo tempio (naós)”. L’interlineare mostra che naós indica il santuario interno, ma nel linguaggio apocalittico non descrive necessariamente un luogo fisico: può indicare una funzione sacra. Inoltre, l’interlineare non usa verbi come “entrare” o “abitare”: il testo dice solo che servono Dio nel naós, non che vi entrano o vi risiedono. Questo mostra che il naós, nelle visioni, descrive il tipo di servizio e non la collocazione geografica.
L’immagine sacerdotale richiama il ruolo di guida e riconciliazione verso i risuscitati e verso coloro che nasceranno nel millennio, in armonia con figure come i “principi” di Isaia 32:1. Se questo collegamento fosse corretto, la visione potrebbe suggerire una funzione più che una collocazione.
Un esempio aiuta a capire il punto: dire “lavoro per il governo italiano” non significa trovarsi fisicamente a Palazzo Chigi. Si può operare da un’altra città o da casa: ciò che conta è la funzione svolta, non il luogo in cui si opera.
Allo stesso modo, in Apocalisse 7:15 il naós potrebbe indicare più il tipo di servizio che dove si trova la grande folla.
3. Vesti bianche e servizio “giorno e notte”: simboli di approvazione, non di destinazione
Sebbene indossino vesti bianche, il testo non parla di perfezione. E la perfezione è una condizione necessaria per vivere in cielo. Lo si vede in 1 Corinti 15:50, dove l’interlineare mostra che l’espressione “carne e sangue”, σὰρξ καὶ αἷμα (sarx kai haima), non indica semplicemente il corpo fisico, ma la condizione umana corruttibile e imperfetta, che “non può ereditare il regno di Dio”. Nei versetti successivi Paolo aggiunge che “questo corruttibile deve rivestire incorruttibilità e questo mortale deve rivestire immortalità” (vv. 53,54), indicando che solo attraverso questa trasformazione si può accedere alla sfera celeste.
Lo stesso simbolo ricorre in Apocalisse 3:4,5 dove Cristo promette ai vincitori: “chi vince sarà così vestito di vesti bianche”. Anche qui le vesti bianche evidenziano la perseveranza e la fedeltà, non una destinazione celeste.
Si potrebbe obiettare che, se la grande folla serve Dio “giorno e notte nel naós”, ciò implichi un servizio sacerdotale nel santuario celeste. Tuttavia, la Bibbia mostra che “servire Dio giorno e notte” è spesso un’espressione idiomatica che indica dedizione costante, non un luogo o una funzione celeste. E anche se la visione colloca la grande folla nel naós per indicarne il significato sacerdotale, ci si potrebbe chiedere se la Scrittura richieda davvero che questo servizio debba svolgersi in cielo, poiché il testo non afferma in modo diretto che questo servizio debba svolgersi in cielo.
L’espressione ha lo stesso significato che troviamo in Luca 2:37, dove Anna “serviva Dio notte e giorno”. Il termine usato non è naós ma hierón, i cortili del tempio accessibili a tutti: Anna non era sacerdotessa e non svolgeva funzioni cultuali. La frase descrive semplicemente la sua dedizione continua.
Lo stesso uso idiomatico compare in Salmo 1:2, dove dell’uomo di Dio si dice che “nella sua legge medita giorno e notte”. Anche qui l’espressione indica continuità e impegno costante.
4. La grande tribolazione: provenienza, non destinazione
L’obiezione che viene sollevata è che il testo non dice “attraversano la grande tribolazione”, ma “vengono dalla grande tribolazione”, come se l’espressione implicasse un cambio di luogo: “vengo da Roma e ora mi trovo altrove”.
Apocalisse 7:14 afferma che la grande folla “viene dalla grande tribolazione”. L’interlineare usa il participio presente ἐρχόμενοι (erchómenoi), che indica un’azione in corso (“quelli che stanno venendo”), non un trasferimento già avvenuto. Il testo descrive la provenienza, non la destinazione. Nella Scrittura, “venire da” indica un percorso formativo, non un cambiamento di dimora.
L’esempio chiarisce perfettamente il punto: dire “io vengo dalla gavetta” non significa che da un precedente luogo ora mi trovo in un altro, ma che provengo da un percorso difficile che ha formato la mia identità e le mie capacità. Così anche la grande folla “viene dalla tribolazione”: non indica dove si trovano ora, ma da quale esperienza provengono.
5. “Di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”: universalità, non destinazione
Apocalisse 7:9 descrive la grande folla come composta “da ogni nazione, tribù, popolo e lingua”, e l’universalità del gruppo viene presa come indicazione della loro presenza in cielo. La stessa formula ricorre in Apocalisse 5:9,10: Cristo ha acquistato ‘persone di ogni tribù, lingua, popolo e nazione’ e le ha fatte essere ‘un regno e sacerdoti’. Questa espressione viene spesso intesa come riferita a un gruppo celeste.Il parallelismo linguistico viene quindi interpretato come prova di una medesima collocazione.
Tuttavia, il testo sottolinea l’identità della grande folla, non la sua destinazione. L’accento è sulla provenienza eterogenea e globale del gruppo, mostrando che il favore divino non è limitato a un solo popolo o a una sola etnia. Lo si vede chiaramente osservando come la Scrittura utilizzi la stessa formula in altri contesti. In Apocalisse 14:6 l’angelo annuncia la buona notizia “a ogni nazione, tribù, lingua e popolo”; in Daniele 7:14 il dominio del Figlio dell’uomo si estende a “popoli, nazioni e lingue”.
In questi casi l’espressione non indica una destinazione celeste, ma la portata universale del messaggio o del dominio. Allo stesso modo, in Apocalisse 7:9 la formula descrive la composizione globale della grande folla, non il luogo in cui essa vivrà.
Aspetti terreni nella visione
La visione di Apocalisse 7:9,16,17 presenta la grande folla con elementi che appartengono chiaramente alla sfera terrena, e ci si può chiedere come mai questi non possano collocarla sulla terra: “vestiti di lunghe vesti bianche, e tenevano in mano rami di palma”. “Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà più il sole né alcuna calura”. “L’Agnello li guiderà alle sorgenti delle acque della vita”. Sono immagini di sollievo, ristoro e guarigione: bisogni tipicamente umani. Se la visione utilizza un linguaggio simbolico, non risulta più coerente leggerla tutta come tale? E, in definitiva, non è il lettore a decidere cosa sia simbolico e cosa letterale per sostenere il proprio credo?
La questione della perfezione
La Bibbia non parla mai di perfezione in relazione alla grande folla. Secondo il testo, questo popolo viene preservato grazie alla sua perseveranza, devozione e fedeltà a Dio. La Bibbia non presenta la grande folla come parte dei “chiamati”, la futura sposa di Cristo. Paolo afferma: “Lo spirito stesso attesta insieme al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Romani 8:16), e la Scrittura identifica i chiamati come coloro che formano un “regno e sacerdoti” (Apocalisse 1:6).
Apocalisse 5:9,10 riporta: “Hai acquistato persone per Dio con il tuo sangue da ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e sacerdoti, e regneranno sulla terra”. Questo ruolo regale e sacerdotale è attribuito ai chiamati, non alla grande folla, che non viene mai descritta come parte della sposa o del gruppo celeste incaricato di regnare.
Un punto importante è che nell’antichità i sacerdoti servivano come sacerdoti e non come re. Le due funzioni erano distinte: il sacerdozio apparteneva alla casa di Aronne, mentre la regalità alla casa di Davide. Nel Nuovo Patto, invece, solo i chiamati sono descritti come “re e sacerdoti”. In Apocalisse 5:9, 10 l’interlineare usa due termini precisi: βασιλεῖς (basileîs) per “re” e ἱερεῖς (hiereîs) per “sacerdoti”, e aggiunge che essi “regneranno”, reso nell’interlineare con βασιλεύσουσιν(basileúsousin), che indica esercizio reale di autorità. Questo mostra che regnare è prerogativa dei chiamati, non della grande folla, che la Scrittura presenta come un gruppo che serve, non che regna.
Che dire dei figli, dei bambini e perfino dei neonati? Anche loro farebbero parte della grande folla e, se così fosse, andrebbero in cielo a servire Dio nel naós come i sacerdoti dell’antichità, che erano uomini adulti?
Conclusione
L’analisi di Apocalisse 7 mostra che il testo non fornisce elementi sufficienti per stabilire con certezza la destinazione della grande folla. Per questo, qualunque posizione si assuma rimane nel campo della teologia e dell’interpretazione.
Di fronte a temi complessi, che presentano lacune e domande aperte, il credente è chiamato a non proclamare certezze che la Scrittura non afferma, ma a coltivare umiltà, prudenza e rispetto per la Parola, e per chi con sincerità arriva a conclusioni diverse. Come ricordava Pietro, alcune cose sono “difficili da capire” 2 Pietro 3:16, e il libro apocalittico, ricco di simbolismi, ne è un esempio evidente.
Ma ciò che rimane limpido è il cuore del messaggio: Dio salva, protegge e accoglie chi lo cerca. La grande folla, qualunque sia la sua destinazione finale, è la prova che il suo amore raggiunge davvero “ogni nazione, tribù, popolo e lingua”.
Ilresiliente1914
domenica 7 giugno 2026
Perché i Testimoni di Geova non ricevono l'otto per mille come le altre religioni?
Nel 2007 i Testimoni di Geova stavano per stipulare un’intesa con lo stato e di conseguenza ottenere l’otto per mille come altre religioni. Uno dei principali motivi per cui non ci riuscirono fu la testimonianza di Adriano Fontani, rappresentante del coordinamento nazionale fuoriusciti dai Testimoni di Geova
Roma, Camera dei Deputati, 16 luglio 2007. Presiede l’onorevole Luciano Violante
PRESIDENTE: L’ordine del giorno reca, nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di liberta` religiosa, l’audizione di rappresentanti del Coordinamento nazionale fuoriusciti dai Testimoni di Geova. Do la parola al fondatore del Coordinamento, Adriano Fontani.
ADRIANO FONTANI: Signor presidente, la ringrazio molto per l’invito. Si tratta di una legge che riguarda un diritto fondamentale degli uomini e, soprattutto, investe l’aspetto delicato della liberta` di religione, che spesso e` la prima ad essere toccata quando sono in gioco le liberta` in genere. Personalmente, rappresento un gran numero di persone che, ovviamente, sono direttamente interessate da quanto riguarda i Testimoni di Geova. Riconosco che il nostro compito e` ingrato, perche´ siamo coloro che devono dire qualcosa contro. Tuttavia, ci assumiamo questa responsabilita`. Siamo persone che hanno militato per anni nella congregazione dei Testimoni di Geova, spesso per decenni, e di conseguenza hanno maturato nel tempo la consapevolezza di aver vissuto in un’organizzazione non conosciuta nel suo vero aspetto. Abbiamo cominciato, quindi, da vent’anni a questa parte, una massiccia opera di informazione volta a sensibilizzare innanzitutto le istituzioni, ma anche la popolazione, a livello preventivo. Il nostro coordinamento ha raccolto un immenso quantitativo di materiale. Mi pregero` di lasciarglielo, signor presidente, affinche´ possa essere utilizzato da lei e dai membri della Commissione. Per guidarvi in questa ingente mole di materiale, ho suddiviso tutto in cartelline. Premetto che tale materiale ha due caratteristiche: una testimoniale e una documentale. Vi sono testimonianze e documenti ufficiali – che costituiscono la parte piu` importante – della congregazione cristiana dei Testimoni di Geova. Non possiamo non porci problemi seri quando analizziamo questa legge. Crediamo e sappiamo che la congregazione cristiana dei Testimoni di Geova voglia avvalersi della facolta` di stipulare un’intesa con lo Stato italiano. Il primo problema e` costituito dal fatto che questa organizzazione, piu` di altre, ha capacita` di dissimulazione e di presentare alle istituzioni una facciata di comodo, unica nel suo genere. Essa infatti e` studiata a tavolino. Esiste in proposito una teoria in merito, contenuta nel primo fascicolo e denominata « strategia della guerra teocratica ». Siamo davanti ad un gruppo religioso che ritiene di essere in guerra con il mondo o, meglio, che il mondo sia in guerra con esso. Vi e` una visione paranoica, secondo la quale « tutto e` Satana ». Inoltre, esplicitamente, nella Torre di guardia si fa riferimento al dovere di mentire. Per loro, si mente solo quando lo si fa all’interno; quando invece si mente alle istituzioni o ai giornalisti o ai Governi, non solo non e` peccato, ma e` un dovere sacrosanto, giustificato dalle scritture bibliche per acquisire privilegi e penetrare nello Stato. Potro` dimostrarvi che la possibilita` di penetrazione nei gangli vitali dello Stato di questa ricca e potente associazione – non esito a definirla sui giornali « setta », ma in queste sede ritengo giusto chiamarla « confessione religiosa » – e` immensa ed avviene attraverso metodologie particolari, che condizionano di fatto le istituzioni. Molti hanno ribattezzato tale metodologia « Ester-Mardocheo », che significa piazzare persone di fiducia – il giardiniere, l’autista, il domestico di un importante uomo politico, di un importante giornalista radiotelevisivo – con il compito di dare una certa immagine, in modo che non si parli in termini negativi di questa organizzazione. Si tratta di una tecnica che funziona moltissimo e benissimo. Vengo all’analisi del parere del Consiglio di Stato del 30 luglio 1986 – menzionata nel secondo fascicoletto di materiale che vi lascero` –, che concesse alla congregazione la veste giuridica. Leggo, nel testo di legge, che il Consiglio di Stato ha tuttora un ruolo importante nel concedere riconoscimenti ed intese alle religioni. Se tale organo deve limitarsi ad esaminare lo statuto ed altre pubblicazioni ufficiali, puo` incorrere negli errori clamorosi in cui e` incorso nel 1986. Ho qui il testo del parere del 1986. A noi fuoriusciti caddero le braccia, quando lo leggemmo e constatammo che, secondo il Consiglio di Stato, scelte delicate quali – lo sapete meglio di me – emotrasfusioni, proibizione del voto e servizio militare erano considerate libere manifestazioni individuali, scevre da ogni condizionamento confessionale. Noi abbiamo pagato sulla nostra pelle. Quando una persona accetta una trasfusione, va a votare o assolve all’obbligo del servizio militare o civile, subisce un umiliante processo, sulla base del quale viene espulso e isolato. Veniamo, allora, all’aspetto piu` delicato dell’intera problematica: una persona, una volta espulsa dal gruppo dei Testimoni di Geova, e` un morto, non esiste piu` neanche per i propri parenti che rimangono Testimoni di Geova. Le conseguenze, quindi, sono pesantissime. Come e` potuto cadere il Consiglio di Stato in un errore cosı` clamoroso ? Ci permettiamo di dire che e` stato clamorosamente ingannato, per un motivo molto semplice: non ha mai ascoltato la testimonianza dei fuoriusciti ne´ ha mai preso in considerazione la nostra documentazione, anche perche´ il nostro coordinamento e` nato esattamente due anni dopo. Non vorremmo che lo Stato ripetesse questo errore. Vi forniamo, quindi, documentazione di prima mano, tratta dalle stesse pubblicazioni della Torre di guardia, per aiutare gli organi dello Stato a non ripetere un errore cosı` grossolano. D’altra parte, all’articolo 6 del progetto di legge, si parla del diritto di recesso. Si puo` recedere in modo libero ed incondizionato. A mio avviso, questa parte potrebbe essere meglio specificata. Si dovrebbe specificare il dovere di un’associazione di non esprimere e di non prevedere nei propri organi ufficiali regole fortemente penalizzanti per coloro che decidono di uscirne. Le pubblicazioni della societa` Torre di guardia definiscono letteralmente noi fuoriusciti – me come tanti altri – « scrofe tornate al proprio vomito », « maiali che si rotolano nel fango », « esseri ripugnanti ». Siamo definiti « cancro da eliminare », « insetti da schiacciare ». Le pagine della Torre di guardia sono allegate alla documentazione. Naturalmente, di conseguenza siamo trattati come tali, persino dai familiari...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, quali sono i motivi prevalenti per i quali si esce ?
| Adriano Fontani |
| Il presidente Luciano Violante |
ADRIANO FONTANI. Sono stato trasferito in un’altra scuola.
PRESIDENTE. Dello stesso comune ?
ADRIANO FONTANI. No, di un comune diverso.
ROBERTO ZACCARIA. Dottor Fontani, ha letto l’articolo 15, comma 3 ?
ADRIANO FONTANI. Li ho letti un po’ tutti, onorevole Zaccaria.
ROBERTO ZACCARIA. Noi siamo in grado di intervenire sui punti che riguardano l’ordinamento generale.
ADRIANO FONTANI. Si riferisce all’articolo 15 ?
ROBERTO ZACCARIA. Leggo: « La violazione del diritto di discriminazione comporta, in ogni caso, la nullita` degli atti che la realizzano e la responsabilita` per danno patrimoniale e non patrimoniale a carico di chi la pone in essere ». Una legge interviene sugli elementi di rilevanza per l’ordinamento generale. Noi stiamo parlando di un provvedimento discriminatorio adottato nei suoi confronti...
ADRIANO FONTANI. Le ricordo che sono in corso cause penali.
ROBERTO ZACCARIA. D’accordo, pero` voglio solo chiarire che questa legge fornisce molti piu` strumenti di quanti non ve ne fossero in precedenza.
ADRIANO FONTANI. Ne sono consapevole e la ringrazio. Il problema che intendo porre e` quello del potere, spesso sottovalutato, che hanno queste grandi e potenti organizzazioni internazionali. Ne cito solo due: Scientology e i Testimoni di Geova. Nel 1990, ricevetti una lettera da una maestra di Mogliano Veneto. Essendo diventato un po’ il referente nazionale del movimento a difesa dei diritti dei fuoriusciti, questa maestra mi scrisse una lettera. Aveva anche lei sollevato il problema dell’inserimento dei figli dei Testimoni di Geova a scuola, con assemblee e con articoli sui giornali. Si rivolse ai sindacati, i quali le risposero: non si possono toccare i Testimoni di Geova; sono stati riconosciuti come ente morale quattro anni fa, quindi non ti mettere contro di loro. Mi riferı` di aver dovuto tacere perche´ i dirigenti scolastici l’avevano minacciata di sanzioni disciplinari. La lettera manoscritta la troverete nel materiale che vi ho messo a disposizione. Questo episodio riporta ad un altro aspetto, gia` trattato da una signora con riferimento al tema riguardante il mondo islamico: movimenti di questo genere si fanno forza dei riconoscimenti che ottengono – ad esempio, la personalita` giuridica riconosciuta nel 1986 o la domanda d’intesa – per diventare ancora piu` forti ed arroganti. Non a caso, nella trasmissione Chi l’ha visto ? di sette mesi fa, quando si e` parlato di clamorose sparizioni legate ai Testimoni di Geova, i Testimoni hanno replicato solo in un modo, dichiarando: « Noi siamo riconosciuti dallo Stato ». Basta. Lo Stato, quindi, deve sapere bene che dare riconoscimenti – quindi finanziamenti, come l’8 per mille – significa in realta` rafforzare la repressione e la violazione di diritti umani che all’interno si opera. A nostro parere, quindi, e` un errore concederli ad un’organizzazione che codifica in questo modo le regole sugli espulsi e che reagisce in tale maniera con le persone che dissentono, anche leggermente. Sono vere e proprie forme di giustizia parallela. Ho letto con attenzione l’articolo riguardante la procedura interna.
ROBERTO ZACCARIA. Il giusto processo.
| Tra le 14 opzioni disponibili per l'otto per mille non ci sono i TdG |
ADRIANO FONTANI. Esatto, il giusto processo. Lo ritengo un articolo meraviglioso. Mi piacerebbe – ne ho parlato anche con alcuni amici che mi hanno telefonato da varie parti d’Italia, quando si e` parlato di questa audizione – vederlo rafforzato, onorevole Zaccaria. Difatti, il comitato giudiziario dei Testimoni di Geova e` un esempio di terrore, a cavallo tra l’inquisizione medievale e i processi staliniani. L’imputato non ha diritto a nessuno che lo difenda, perche´ chi lo fa segue la sua stessa sorte. Non si ha diritto ad alcuna carta, perche´ tutti gli incartamenti e i dossier rimangono a vita. Troverete le circolari ufficiali dell’organizzazione che dettano come e quando conservare gli incartamenti. Io non ho alcuna carta in mano e non posso neanche dimostrare, al limite, di essere stato espulso per apostasia o ribellione, mentre questa organizzazione religiosa ha a disposizione migliaia di carte delicatissime nei miei confronti di cui non ho ne´ mai avro`, copia. Pertanto, rafforzerei il dovere non soltanto di prevedere, ma anche di far ottenere alla persona verso la quale vengono irrogate sanzioni copia di tutti gli atti che la riguardano. Finora, i vertici dei Testimoni di Geova sono stati completamente insensibili a questo problema. Infatti, in Danimarca – l’organizzazione e` uguale dappertutto –, nel 1992, lo Stato confisco` qualche tonnellata di documentazione relativa proprio ai comitati giudiziari. Ebbene, anche questo e` un punto delicato che andrebbe rafforzato, in modo da evitare che un aderente sia soggetto a « processi farsa », che pero` hanno pesanti conseguenze e ripercussioni sulla sua vita personale, familiare, affettiva e anche professionale. Dovete sapere che, quando una persona viene espulsa dal gruppo, spesso perde il lavoro. Ve ne spiego il motivo. Un caso clamoroso, fra quelli di suicidio che vi ho citato, riguarda un signore che stermino` tutta la famiglia e poi si suicido`. Non era affatto una persona insana di mente, bensı` era sanissimo e svolgeva la sua attivita` in modo normale. Un giorno fu espulso dal gruppo dei Testimoni di Geova. Che cosa comporto` questo evento ? Intanto, il padre lo ripudio`, si tiro` fuori dalla sua societa` di giardinaggio e gli fece causa per togliergli i figli, dal momento che non li avrebbe piu` educati secondo le norme stabilite dall’organizzazione. I suoi clienti erano per il 90 per cento Testimoni di Geova e, naturalmente, non accettarono tale situazione, non sognandosi neppure di assumere un giardiniere fuoriuscito. Di conseguenza, non pote´ piu` pagare il mutuo in banca, e quindi ando` in rovina tutta la sua vita, affettiva, familiare, economica e patrimoniale.
PRESIDENTE. Ritengo che il quadro appena descritto sia sufficientemente disastroso.
ADRIANO FONTANI. Sı`, il quadro e` sufficientemente disastroso, sono d’accordo con lei.
PRESIDENTE. Le questioni poste sono numerosissime. Rifletta dunque, professore, se vuole dare una risposta assai sintetica, per poi farci avere per iscritto ulteriori osservazioni rispetto ai problemi molto importanti che hanno posto i colleghi intervenuti.
Vi ringrazio moltissimo per averci dato la possibilità di esprimere la nostra opinione. Vi comunico che formalizzeremo alcune proposte. In conclusione, ben venga questa legge, ma noi siamo preoccupati per altri aspetti.
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Quando l’appartenenza all’organizzazione religiosa dei Testimoni di Geova viene indicata come l’unico sentiero verso la salvezza, il dubbi...
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Uno dei racconti biblici più amati dalla WT e più raccontati ai bambini della mia generazione é il racconto di 2 Re 2, 23-25 che viene così...





