sabato 15 agosto 2026

La carità e la Società Torre di Guardia


assembela come la immagina l'IA
Cari amici, recentemente ho visto fotografie di persone sorridenti e apparentemente serene, partecipanti alle assemblee estive: volti felici, spillette celebrative appuntate sugli abiti, persone riunite nonostante il caldo per ascoltare come avvicinarsi all’Eterna felicità promessa dalla WT, una speranza che essa fonda sulle promesse contenute nel Libro dei Libri.
Secondo la WT, il futuro dell’umanità fedele sarà una vita eterna su una terra trasformata in un paradiso. Ma forse vale la pena fermarsi un momento e chiederci: come viene realmente immaginato questo paradiso?
Più ancora delle parole, sono le immagini a comunicarne l’idea. Un paradiso terrestre popolato da persone sorridenti e serene, che vivono in armonia, sedute davanti a case accoglienti, circondate da abbondanza e bellezza. Tavole imbandite con frutti di ogni genere, caraffe di bevande fresche, paesaggi spettacolari, animali mansueti, bambini felici: un quadro che evoca pace, sicurezza e assenza di sofferenza.
È un’immagine certamente affascinante.
Chiunque desideri un mondo migliore può facilmente riconoscersi in una rappresentazione simile.
Ma esiste una domanda forse ancora più importante: quanto spazio viene dato alla qualità interiore dell’uomo che dovrebbe abitare quel mondo?
L’apostolo Paolo, quando nella sua prima lettera ai Corinti parla delle cose veramente essenziali, non descrive il futuro attraverso condizioni materiali perfette, ambienti splendidi o una vita priva di difficoltà. Indica invece qualcosa di molto diverso:
“Se parlo le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, sono divenuto un pezzo di rame risonante o un cembalo squillante. E se ho il dono di profezia e conosco tutti i sacri segreti e tutta la conoscenza... ma non ho amore, non sono nulla”.
Per Paolo, il fondamento della vita con Dio non è innanzitutto ciò che una persona possiede, conosce o spera di ricevere, ma ciò che è diventata interiormente.
La carità cristiana, l’ AGAPE, non coincide semplicemente con un atteggiamento gentile o con un comportamento educato.
Non è soltanto un sorriso, una buona relazione tra persone che condividono la stessa fede o una forma di cordialità sociale é una trasformazione profonda dell’essere umano: un amore paziente e benevolo, libero dall’invidia, dall’arroganza e dalla ricerca del proprio interesse.
Ed è proprio qui che nasce una riflessione forse poco affrontata.
Si parla molto del luogo dove l’uomo vivrà, delle condizioni esterne del futuro e delle benedizioni che Dio concederà. Ma quanto si parla della trasformazione necessaria affinché uomini imperfetti possano davvero vivere insieme in pace?
Perché un paradiso senza una trasformazione del cuore rischierebbe di essere soltanto una versione migliorata del mondo attuale: persone con corpi perfetti, ma ancora segnate da egoismo, orgoglio, rivalità e desiderio di affermare se stesse.

La domanda fondamentale allora non è soltanto:

“Come sarà il Paradiso?”


Forse la domanda più profondamente biblica è:

“Quale tipo di persona dovrò diventare per poter vivere in un Paradiso?”



La WT insegna che saranno necessari mille anni per raggiungere pienamente i requisiti richiesti ai futuri abitanti del Regno. Ma rimane una questione interessante: se un mondo perfetto richiede comunque un lungo processo di trasformazione, quale significato assume l’opera di preparazione e di giudizio compiuta oggi? Tutti gli esseri umani possono realmente cambiare oppure alcuni sono considerati irrimediabilmente perduti?

Gesù non disse che i suoi discepoli sarebbero stati riconosciuti dalle loro abitazioni, dalla quantità delle loro conoscenze spirituali o dalla precisione delle loro interpretazioni profetiche.

Disse invece:

“Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli: se avete amore fra voi”.

È significativo che proprio la qualità che Paolo considera superiore a ogni conoscenza, a ogni capacità profetica e a ogni forma di religiosità organizzata sia anche quella più difficile da misurare, classificare e rappresentare.

Forse perché la carità non produce immagini spettacolari.

Non ha bisogno di ville panoramiche, paesaggi perfetti o tavole abbondanti. Non compare nelle immagini promozionali presenti nelle pubblicazioni, si manifesta in modo molto più semplice e, forse, molto più difficile: nel modo in cui una persona tratta chi dissente, chi è fragile, chi pone domande, chi appartiene a un gruppo diverso dal proprio.

Il vero paradiso biblico, prima ancora di essere un luogo, sembra essere una condizione del cuore umano.

E forse la più grande sfida per chi attende il futuro promesso non è soltanto immaginare dove vivremo, ma chiederci se stiamo già diventando il tipo di persone che vorremmo incontrare in quel mondo.

Perché, come ricordava Paolo, anche la conoscenza più accurata, la fede più forte e la speranza più luminosa rimangono incomplete se manca ciò che dà senso a tutto il resto: la carità.

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post redatto da Beth Sarim

sabato 8 agosto 2026

Pubblicazione dei lettori di Osservatore: Esegesi critica: Appunti di un percorso di studio

Cari amici,

sono passati otto anni da quando sono entrato nel mondo dei blog con Proclamatori Consapevoli e Osservatore Teocratico. In questi anni abbiamo affrontato centinaia di argomenti, pubblicato numerosi articoli e condiviso riflessioni attraverso i commenti e il confronto reciproco.

Durante questo percorso di studio e ricerca non sono mancate le domande; alcune hanno trovato una risposta, altre continuano ancora oggi a stimolare la riflessione. Proprio da queste domande nasce il libro Esegesi critica. Appunti di un percorso di studio.

In queste pagine ho raccolto osservazioni, analisi e interrogativi maturati nel corso degli anni, con l'intento di offrire al lettore spunti di approfondimento e strumenti per una riflessione personale e consapevole.
Sinossi del libro:

Come si interpreta un testo sacro?
Da questa domanda prende avvio un percorso che attraversa storia, filologia, archeologia, psicologia e teologia per esplorare uno dei testi più influenti della civiltà occidentale: la Bibbia.

Lontano sia dall’apologetica sia dalla polemica antireligiosa, questo volume accompagna il lettore nell’indagine critica dei testi biblici e dei problemi dell’esegesi biblica contemporanea.

Attraverso l’analisi dei manoscritti, delle varianti testuali e del contesto storico in cui i Vangeli sono nati, il libro mostra come le Scritture siano il risultato di una complessa storia di trasmissione, interpretazione e riscrittura.

Il percorso affronta questioni centrali della ricerca attuale: la formazione dei Vangeli, il rapporto tra il Gesù storico e il Cristo della fede, le tensioni interne ai testi e il ruolo delle comunità che hanno tramandato le tradizioni cristiane.

Accanto all’indagine storica, trovano spazio le riflessioni della psicologia cognitiva e delle scienze umane, utili a comprendere come gli esseri umani costruiscano significati, credenze e interpretazioni del sacro.

L’obiettivo del libro non è stabilire che cosa si debba credere, ma mostrare i limiti di ogni metodo e riconoscere l’incertezza che accompagna le domande ultime su verità, esistenza e trascendenza.

Il risultato è un invito alla ricerca consapevole: un viaggio che non pretende risposte definitive, ma offre strumenti per formulare domande migliori.

Come nel finale del Vangelo di Marco, il racconto si interrompe lasciando aperto il significato. Il passo successivo non appartiene più all’autore, ma al lettore.

Ecco un paio di link dove potrete scaricate il libro:

https://amzn.eu/d/0htChA8d


Esegesi critica eBook di Tommaso P.I.M.Q. - EPUB | Rakuten Kobo Italia


domenica 2 agosto 2026

I Testimoni di Geova fanno propaganda?

Cos’è la propaganda?

La propaganda è definita come la diffusione sistematica di messaggi con lo scopo di influenzare le opinioni, gli atteggiamenti o i comportamenti di un gruppo di persone.

Non consiste semplicemente nel fornire informazioni. Chi fa propaganda seleziona, mette in risalto e presenta i fatti in modo da guidare il pubblico verso una determinata conclusione. Le informazioni possono anche essere vere, ma ciò che distingue la propaganda è l'uso mirato di tali informazioni per orientare il modo in cui vengono interpretate.


Le tecniche comuni della propaganda sono:

  1. Presentare solo i fatti favorevoli, omettendo quelli contrari.

  2. Fare leva sulle emozioni (paura, orgoglio, speranza, indignazione).

  3. Ripetere frequentemente gli stessi messaggi.

  4. Creare una netta distinzione tra "noi" e "loro".

  5. Appellarsi all'autorità ("gli esperti dicono...", "il leader ha detto...") senza incoraggiare una verifica indipendente.

La propaganda implica un certo grado di occultamento, manipolazione, selettività rispetto alla verità. Ciò che la distingue non è la veridicità o la falsità delle singole affermazioni in sè, ma l'intento persuasivo e il modo in cui le informazioni vengono selezionate e presentate.

La propaganda è quindi una forma di comunicazione orientata principalmente a persuadere e non a fornire un'informazione completa e imparziale. Bisognerebbe chiedersi ogni volta non solo se ciò che viene detto è vero, ma anche quali informazioni sono state escluse e quale effetto si è voluto ottenere presentandole in quel modo.


Esempi di propaganda JW:

Riprendendo i cinque punti dell’elenco in premessa facciamo alcuni esempi di propaganda presente nelle pubblicazioni e nei video della WTS.

1) Presentare solo i fatti favorevoli, omettendo quelli contrari.

https://www.jw.org/it/news/area-geografica/belgio/Commemorazione-2021-I-Testimoni-di-Geova-in-Belgio-registrano-il-pi%C3%B9-alto-numero-di-presenti-degli-ultimi-decenni/


Questo articolo presenta i dati relativi ai presenti alla commemorazione in Belgio nel 2021 indicando anche il numero degli studi biblici e dei battezzati . Nel farlo si concentra sul dato di 49.040 presenti, che è “il più alto dal 1995”. Viene poi indicato a contorno “un massimo di 11.804 persone che studiavano la Bibbiache rappresenterebbe un aumento di 1.000 in più rispetto al massimo precedente e infine il dato di 450 battezzati in media negli ultimi 5 anni.

Ora vediamo alcuni dati che sono stati “dimenticati” relativi al Belgio: Tra il 1992 e il 1995 i presenti alla commemorazione erano più di 50.000, poi sono gradualmente scesi e dal 2005 sono stati sempre meno di 45.000. L’unico anno in cui hanno superato quella soglia è il 2021. Si assiste quindi a un calo di circa il 10% rispetto agli anni ‘90 senza alcun segno di ripresa.

La stessa cosa si può dire degli studi e dei battezzati. Dal 1991 al 1994 gli studi erano oltre 12.000. Dire ora che 11.804 sia il massimo è quantomeno fuorviante. Massimo rispetto a cosa? I battezzati nel 1989 erano oltre 1.500, ovvero il triplo degli attuali 450. Nel 2022 sono stati solo 334. Quindi anche in base a questi due dati emerge un quadro ben diverso da quella presentato. La selezione delle informazioni e il modo in cui sono proposte sono stati neutrali? C’è poi da chiedersi a cosa portano tutti questi studi, questi presenti alla commemorazione e questi battezzati visto che in Belgio ci sono meno Testimoni di Geova adesso di 30 anni fa.

Il rapporto mondiale indicante le statistiche è un altro classico esempio di presentazione di soli dati positivi. I numeri con segno più vengono anticipati con un comunicato carico di entusiasmo. Segue un rapporto dettagliato che però quasi nessuno esamina. Ricordo ad esempio quando nel 2023 il numero di battezzati fu quasi il doppio dell’anno precedente… ovvero lo stesso di 2 anni prima. Niente di straordinario quindi, ma il fatto che ci fosse un aumento del genere fu presentato come un risultato eccezionale.

2) Fare leva sulle emozioni.

In particolare le esperienze contenute nei video e nei film puntano sulle emozioni e non sulle informazioni. Vengono mostrate persone che affrontano ogni tipo di menomazione fisica, di violenza e di degrado e che superano gli ostacoli grazie alla “verità”. Il coinvolgimento emotivo è rafforzato anche dalla musica, dalle inquadrature e dalle parole accuratamente scelte. Persone senza braccia che sfogliano la Bibbia, altre senza gambe che predicano a tempo pieno, orfani cresciuti in famiglie violente che trovano una grande famiglia. Di seguito il link al video “Lucas Lakra. Un orfano trova un Padre”

https://www.jw.org/finder?srcid=share&wtlocale=I&lank=pub-jwb-126_6_VIDEO

Ecco il testo della prima parte:

Sono cresciuto in un villaggio in India, la mia famiglia era molto povera. Entrambi i miei genitori avevano il vizio di bere. Spesso litigavano. Mio padre picchiava mia madre con un bastone e a volte picchiava anche noi. In quei momenti io, le mie sorelle e mio fratello scappavamo fuori e ci nascondevamo. Un giorno mio padre era a casa completamente ubriaco. Io ero molto piccolo, avrò avuto sei anni. A un certo punto arrivò mio zio e si mise a urlare contro mio padre. Corsi a vedere cosa stava succedendo e mio padre fu ucciso davanti ai miei occhi”

Il racconto continua dicendo che il bambino fu portato via dalla madre per lavorare come domestico, veniva preso a pugni e calci. Gli mancava la mamma la quale era malata di cancro, chiese il permesso di andare a trovarla ma gli fu sempre negato. Quando scoppiò a piangere dicendo “voglio andare a casa” gli risposero che ormai sua madre era morta. Nel frattempo il bambino si dispera…

Il video usa immagini che rappresentano quella terribile realtà con una triste musica di sottofondo. Chi non rimarrebbe coinvolto intimamente da una storia simile? Chi non si indigna di fronte a una tale ingiustizia, violenza e sofferenza? L’effetto di questo modello di narrazione è coinvolgere emotivamente lo spettatore al punto che non farà un’analisi critica delle informazioni presentate. Quando il protagonista inizia una nuova vita grazie all'incontro con i Testimoni di Geova lo spettatore è portato a identificare questa come la sola soluzione possibile e l'organizzazione che lo ha aiutato come l'unica e vera religione.

3) Ripetere frequentemente gli stessi messaggi.

La Torre di Guardia dell’aprile 2023 p. 30 racconta di una certa Barbara che dice: “Ho sempre riscontrato che l’opera di predicazione rafforza la fede. Più parlo ad altri delle meravigliose promesse di Geova, più la mia fede si mantiene viva e forte”. Certo che sentire e ripetere le stesse cose, seppure con piccole varianti, imprime nella mente il convincimento che siano vere. Adunanze settimanali, congressi, assemblee, broadcasting e video vari, studio familiare, predicazione … Il martellamento è costante. Concetti come “il nuovo mondo è vicino” “bisogna fidarsi e ubbidire al corpo direttivo” “Geova benedice chi mette il regno al primo posto” vengono ripetuti più e più volte per rimanere impressi in modo indelebile.

4) Creare una netta distinzione tra "noi" e "loro"

Non dovremmo nutrire nessun desiderio di esporci al corrosivo pensiero e spesso alla pervertita condotta delle persone del mondo” - w73 15/7 pp. 421-427

Perché le persone del mondo non hanno un durevole “vincolo d’unione”? Sarebbe difficile che persone del mondo corrispondenti a tale descrizione avessero qualcosa di altruistico, di puro, che le unisca in un perfetto e infrangibile vincolo. In realtà non hanno nessun “perfetto vincolo d’unione”. - w83 15/3 pp. 12-17

Fin dall’antichità i fedeli servitori di Geova si sono distinti dalle persone del mondo empio” - w11 15/11 pp. 16-20

Come possiamo evitare l’empia influenza delle persone del mondo in mezzo alle quali viviamo?” - w69 1/9 pp. 521-526

Questi sono solo alcuni dei pensieri contenuti della rivista Torre di Guardia che alimentano la distinzione tra i TdG e “le persone del mondo”. Chi non appartiene alla fede viene classificato come pervertito e privo di amore. Tale dicotomia viene ribadita regolarmente fino al punto di diventare convincente. Personaggi come Oskar Schindler, Martin Luther King o Madre Teresa di Calcutta hanno fatto del loro meglio ma, essendo “persone del mondo” fanno parte dei cattivi esempi di corrosivo pensiero e condotta pervertita da cui stare alla larga.

5) Appellarsi all'autorità senza incoraggiare una verifica indipendente.

Ci sono molti esempi anche in questo caso. Prendiamo questo passaggio dal libro "Ragionamento dalle Scritture" p. 89:

"La parola greca resa "croce" in molte versioni moderne della Bibbia ("palo di tortura" nella NW) è stau·ros´. Nel greco classico, questa parola significava semplicemente un palo verticale o una palizzata. In seguito venne usata anche per indicare un palo di esecuzione con una traversa. L'Imperial Bible-Dictionary lo riconosce, affermando: "La parola greca per croce, [stau·ros´], propriamente significava un palo, un'asta verticale o un pezzo di palizzata, su cui si poteva appendere qualcosa o che poteva essere usato per impalare [recintare] un pezzo di terreno. . . . Anche tra i Romani la crux (da cui deriva la nostra croce) sembra essere stata originariamente un palo verticale." - A cura di P. Fairbairn (Londra, 1874), Vol. I, p. 376." 

Cosa nasconde esattamente questa citazione attraverso l'uso dei puntini di sospensione? La citazione completa è (la parte omessa è sottolineata):

"La parola greca per croce (stauros) indicava propriamente un palo, un'asta verticale o un pezzo di palizzata, su cui si poteva appendere qualcosa o che poteva essere usato per recintare un pezzo di terreno. Ma una modifica fu introdotta quando il dominio e gli usi di Roma si estesero nei paesi di lingua greca. Anche tra i Romani, la crux (da cui deriva la parola croce) sembra essere stata originariamente un'asta verticale, e rimase sempre la parte più prominente. Ma dal momento in cui iniziò ad essere usata come strumento di punizione, venne comunemente aggiunto un pezzo di legno trasversale: non sempre, però. … Non c'è dubbio, tuttavia, che quest'ultimo tipo fosse il più comune, e che intorno al periodo dell'Età del Vangelo, la crocifissione veniva solitamente eseguita sospendendo il criminale su un pezzo di legno trasversalema la forma più comune, si ritiene, era quella in cui il pezzo di legno verticale veniva attraversato da un altro vicino alla cima, ma non esattamente su di esso, con l'asta verticale che correva sopra l'altra, formando così "una croce" e quindi quattro, non semplicemente due angoli retti. Fu su una croce di questa forma, secondo la tradizione generale, che nostro Signore soffrì.

Leggendo tutto il contesto quindi il significato della citazione cambia completamente. Ma questo non è l’unico caso. Ad esempio citano lo scienziato Fred Hoyle quando sostiene che l'origine spontanea della vita fosse estremamente improbabile. Nella Svegliatevi! dell’8 febbraio 1999 in un articolo dal tema “Dio esiste? La risposta di alcuni scenzati” viene riportata questa sua affermazione: “Credere che la prima cellula si sia formata in maniera casuale è come credere che un tornado che investa un deposito di rottami pieno di pezzi d’aereo buttati alla rinfusa possa produrre un Boeing 747”. Letta così cosa pensereste? Eppure Hoyle non era un creazionista biblico e non pensava che Dio avesse creato la vita.

Anche riguardo alla data della distruzione di Gerusalemme — comunemente collocata dagli storici nel 587 a.e.v. — sono state utilizzate spesso citazioni in modo selettivo o fuori contesto per sostenere la data del 607 a.e.v.

Questo fenomeno è noto come quote mining (estrapolazione di citazioni): consiste nel riportare una frase vera ma isolata dal contesto, così che sembri sostenere una tesi che l'autore originale non intendeva sostenere. Questa tecnica è spesso usata dai Testimoni di Geova.


Non ci comportiamo con astuzia ne in modo ingannevole’

Se si possiede l’unica e innegabile “Verità” non c’è bisogno di ricorrere alla propaganda per convincere gli altri, basta esporre i fatti. Manipolare i dati e le citazioni, creare una forte dicotomia tra "noi" e "loro", ripetere continuamente gli stessi concetti e fare leva sulle emozioni non serve a chi sa di aver ragione; al contrario, fa sorgere dubbi sul contenuto stesso del messaggio, sui risultati, sulle dottrine e così via.

Alla propaganda siamo abituati: politici desiderosi di potere e commercianti che devono vendere un prodotto sono maestri in questo campo. La Bibbia però esorta a comportarci diversamente; 2 Co 4:2 dice: “Non ci comportiamo con astuzia né falsifichiamo la parola di Dio; ma rendendo manifesta la verità ci raccomandiamo alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio”. 1Ts 2:3 aggiunge “L’esortazione che diamo non nasce da falsità o da motivi impuri e non è ingannevole”. Sotto questo aspetto i Testimoni di Geova si distinguono dal modo di fare del mondo che condannano?