domenica 24 maggio 2026

"Conosceranno che un profeta [NON] è stato in mezzo a loro"



I Testimoni di Geova usano il passo di Deuteronomio 18:20-22 per distinguere i profeti veri dai falsi. Il principio biblico lì esposto è semplice: se qualcuno parla nel nome di Dio e ciò che annuncia non si avvera, quel messaggio non viene da Lui. Ma cosa accade se questo criterio viene applicato alla Watch Tower stessa?


Nel corso dei decenni hanno affermato e ribadito il proprio ruolo profetico e tuttavia sostengono di non aver mai preteso ispirazione divina e quindi di non poter essere considerati un falso profeta. Queste due posizioni sono compatibili?


Si paragonano a Ezechiele e a Geremia

Nel 1972 la Torre di Guardia pubblicò un articolo dal titolo “Conosceranno che un profeta è stato in mezzo a loro” (Ezechiele 2:5):

Questo “profeta” non fu un uomo, ma un gruppo di uomini e donne. Fu il piccolo gruppo dei seguaci delle orme di Gesù Cristo, chiamati a quel tempo Studenti Biblici Internazionali. Oggi si chiamano cristiani testimoni di Geova. Essi proclamano ancora l’avvertimento, e centinaia di migliaia di persone che hanno ascoltato con fede il loro messaggio si sono unite a loro e li hanno assistiti nell’opera loro affidata. Certo, è facile dire che questo gruppo agisce quale “profeta” di Dio. Darne la prova è un altra cosa. Il solo modo in cui questo si può fare è di considerare la storia. Che cosa mostra?”.

(w72 15/9 p. 549)

Ezechiele era stato mandato agli israeliti per avvisarli e fece previsioni molto precise che si adempirono puntualmente. L’articolo spiegava che questo gruppo agiva similmente quale “profeta” di Dio e aggiungeva che la prova si sarebbe vista quando la storia avrebbe confermato l’adempimento delle sue dichiarazioni. Qui non dicono di essere semplici studiosi della Bibbia che cercano di comprendere le Scritture ma applicano a sé stessi il ruolo di “profeta”.

Nel 1980 la Torre di Guardia ribadì ulteriormente questo concetto:

Oggi i testimoni di Geova indicano come la profezia di Gesù si è progressivamente adempiuta dal 1914. Egli non predisse alcuna pace durevole per questo mondo nell’immediato futuro, entro questa generazione. Chi perciò è stato mandato da Geova, e chi sono quelli che parlano nel suo nome: Il clero della cristianità, che profetizza il contrario, o l’odierna classe di Geremia? Gli eventi futuri mostreranno chi ha detto la verità.”.

(w80 15/5 p. 25)


Qui l’organizzazione si paragona a Geremia il quale, come Ezechiele, non era semplicemente un uomo religioso che esprimeva opinioni personali ma un profeta incaricato da Dio di parlare nel Suo nome. Come nel caso di Ezechiele i suoi avvertimenti erano ispirati e quindi le sue profezie si adempirono immancabilmente al tempo previsto.

La rivista si pone in tono di sfida e con una certa presunzione con l'affermazione che potremmo così parafrasare: 'Chi è stato mandato da Geova? Il clero o noi che siamo la classe di Geremia? gli eventi futuri mostreranno chi ha detto la verità'. Come si vede dal contesto tale affermazione era collegata direttamente a quanto detto appena prima ovvero che la generazione del 1914 avrebbe visto arrivare la fine del sistema mondiale. 

Gli “eventi futuri” dovevano rivelare chi diceva la verità. Cosa è stato dimostrato?


Il 1914 dimostra la guida divina?

Anche le pubblicazioni successive e più recenti insistono sul fatto che i Testimoni avrebbero identificato correttamente il 1914 in anticipo.

L’opuscolo del 1987 “Ecco, faccio ogni cosa nuova” afferma:

Per circa 35 anni prima del 1914, La Torre di Guardia aveva richiamato l’attenzione sul 1914 quale anno indicato dalle profezie bibliche. Nel 1914 queste profezie cominciarono ad adempiersi in modo sorprendente. ”.

(Ecco, faccio ogni cosa nuova pp. 24)

Anche la Torre di Guardia del febbraio 2024 dichiara:

Charles Taze Russell e i suoi collaboratori iniziarono a capire che... il 1914 sarebbe stato un anno importante... Fu chiaro che era Geova che li stava guidando”.

(w24 febbraio pp. 22-23)

La narrazione attuale lascia quindi intendere che Geova guidò quegli uomini verso una corretta comprensione profetica. Non dicono che prima del 1914 gli Studenti Biblici si aspettavano per quella data la fine dei governi umani, la glorificazione dei santi e cambiamenti mondiali immediati, tutte cose che non si verificarono.

Le successive interpretazioni del 1914 furono sviluppate solo dopo il fallimento delle aspettative originali. Negli anni '80 l'interpretazione in vigore era quella riportata sul libro del 1982 "Potete vivere" da cui è tratta l'illustrazione sopra e che veniva così spiegata:

A quale generazione si riferiva Gesù? Alla generazione di persone in vita nel 1914. I rimanenti di quella generazione sono ora molto anziani. Ma alcuni di loro saranno ancora in vita quando verrà la fine di questo sistema malvagio. Possiamo quindi essere certi di questo: fra breve sopraggiungerà l’improvvisa fine di tutta la malvagità e di tutti i malvagi ad Armaghedon.”.

(pe cap. 18 p. 154)

Una previsione può essere considerata prova di guida divina quando le aspettative associate ad essa si rivelano più volte completamente errate? Anche se le varianti sono molte di più le potremmo così sintetizzare e semplificare in tre gruppi: Prima del 1914 si credeva che in quell'anno sarebbe successo quello che ora ci si attende per Armaghedon. Dopo si credeva che Armaghedon sarebbe arrivato entro un periodo da quella data pari alla durata della vita di una persona. Ora, con l'attuale teoria della "generazione sovrapposta"TM, si crede che verrà entro un periodo da quella data pari alla durata della vita di due persone. Cosa dimostrano tutte queste reinterpretazioni?

La difesa della Watch Tower: “Non siamo ispirati”

La Watch Tower (parlando in terza persona come se non fossero loro) adotta questa linea difensiva:

È vero che alcuni predicono la fine del mondo in maniera plateale per attirare l’attenzione e avere seguaci, ma altri sono sinceramente convinti che ciò che proclamano è vero. Dicono agli altri ciò che prevedono in base alla loro interpretazione di qualche passo biblico o di qualche avvenimento. Non dicono che le loro predizioni siano rivelazioni dirette da parte di Geova, per cui non pretendono di profetizzare nel nome di Geova in questo senso. Per questo motivo, quando le loro parole non si avverano essi non vanno considerati falsi profeti alla stregua di quelli contro i quali mette in guardia Deuteronomio 18:20-22. Essendo uomini soggetti a sbagliare, hanno interpretato male le cose”.

(g93 22/3 pp. 3-4)

Secondo questa rivista quindi, siccome la Watch Tower non rivendica ispirazione divina, gli errori sarebbero semplicemente interpretazioni umane sbagliate e non falsa profezia. Leggendo queste parole sembra inoltre che, essendo sinceramente convinti di ciò che affermano, questo riduca il loro grado di responsabilità. Alla luce delle citazioni indicate nella prima parte di questo articolo tale tesi è sostenibile?

Riassunto e domanda finale

Da una parte la Watch Tower:

  • si definisce il “profeta” di Dio;

  • si paragona a Ezechiele e a Geremia;

  • afferma di parlare nel nome di Geova;

  • sostiene che Geova guidò Russell e i suoi collaboratori;

  • presenta il 1914 come prova della guida divina.

Dall’altra, quando le predizioni non si avverano:

  • afferma di non essere ispirata;

  • dice che il corpo direttivo è composto da uomini imperfetti;

  • sostiene che le interpretazioni profetiche possono sbagliare.

C’è quindi un doppio criterio:

  • se una previsione appare riuscita, viene presentata come prova della guida di Geova;

  • se invece fallisce, viene classificata come semplice errore umano.


Quando un’organizzazione religiosa si definisce “il profeta” di Dio, si paragona a Ezechiele e Geremia, afferma di essere guidata da Geova e dichiara che “gli eventi futuri mostreranno chi ha detto la verità”, cosa si dovrebbe concludere quando quegli eventi smentiscono le aspettative annunciate?



domenica 17 maggio 2026

Spiritualità vs Religiosità: Il Cuore oltre la Forma

Buongiorno a tutti. Oggi vorrei condividere con voi una riflessione per certi versi banale che riassumo in una domanda: si può essere spirituali senza essere religiosi? oppure: È possibile abitare o vivere in una struttura (il "contenitore") senza che questa soffochi la nostra verità interiore?

1. Il Contenitore e la Trappola della Forma.
La religiosità è, per sua natura, un contenitore che contiene: il rito, l’appartenenza, la tradizione che tramanda l’esperienza del trascendente. È un elemento importante nella vita di un individuo, per fare un esempio è come se fosse un prezioso vaso di acqua della vita, che però nasconde una trappola insidiosa: spesso capita di  scambiare il vaso, per l'acqua. Questo è molto più comune di quello che sembra. Quando capita questo surreale scambio? Quando il rito diventa una recita meccanica, abitudinaria, in quel contesto la religiosità si svuota e la spiritualità svsnisce. Gesù lo diceva con una lucidità disarmante: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da   me» (Mt 15,8). Se la pratica diventa solo un’abitudine, non è più un ponte che porta a Dio, ma un muro che non ti fa passare.

2. Lo Spazio dell'Integrità
La spiritualità abita invece quello spazio che Gesù
chiamava la "stanza segreta" (Mt 6,6). Non è un luogo fisico, ma una specie di spazio interiore dove cade ogni maschera e non serve più apparire simulando. È il luogo della verità assoluta dove, ad esempio parlando con la Samaritana al pozzo, Gesù scardina il formalismo: «Dio è spirito, e si adora in spirito e verità» (Gv 4,24). Non è più il tempio a dare valore alla preghiera, ma la disposizione del cuore (l'acqua vera). Le intenzioni sono importanti.

3. Lezioni dalla Storia: L’Integrità  va oltre il dogma e
guardando al passato, troviamo movimenti che hanno pagato caramente il tentativo di far coincidere questi due mondi. 
  •  Pietro Valdo (1173) e il potere della parola: Valdo non era un teologo, ma un ricco mercante di Lione. La sua "scelta" fu quella di pagare di tasca propria dei traduttori per avere la Bibbia in lingua volgare. Voleva capire senza intermediari. Fu perseguitato non perché fosse ateo o eretico, ma perché rivendicava che la spiritualità non fosse relegata e riti e procedura  gestita da pochi.
  • Il Massacro di Béziers (1209): Durante la
    crociata contro i Catari, avvenne un episodio che è rimasto emblematico e spesso, nella sua estrema ferocia, ripetuto in contesti diversi. Quando i soldati chiesero al legato papale Arnaldo Amalrico come distinguere i buoni cattolici dagli eretici, egli rispose: «Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi». Quando un sistema religioso diventa fanatismo identitario, smette di essere umano per far diventare le persone peggio delle bestie.
  • I Fraticelli e la tunica di Cristo (1323): I Fraticelli scelsero la povertà assoluta, una scelta estrema che oggi potremmo non condividere affatto. Non avevano uno Stato o un territorio proprio, ma vivevano soprattutto in diverse zone dell’Italia centrale e meridionale. Erano presenti in particolare in Umbria, nelle Marche, in Toscana e nel Regno di Napoli. Alcuni gruppi si diffusero anche in Francia e nella Germania.
    Spesso vivevano in piccoli conventi isolati, eremi o comunità povere, cercando di seguire l’esempio di vita semplice di Francesco d'Assisi. Dopo la condanna della Chiesa, molti furono costretti a nascondersi o a spostarsi continuamente per evitare persecuzioni dell’Inquisizione.Ma qual era il cuore dello scontro con Papa Giovanni XXII? Il Papa  arrivò a emanare bolle per decidere se Cristo possedesse o meno la tunica che indossava. Per i Fraticelli era una questione di coerenza: se il Maestro era povero, come poteva la Chiesa essere opulenta? Non era fanatismo, era il rifiuto di vivere in un sistema che  diceva una cosa e ne faceva un'altra.
  • Felix Manz e la terza immersione: Manz rappresenta una delle figure più simboliche della Riforma radicale del Cinquecento. Manz era per dirla in sintesi un anabattista. La sua morte nel 1527 a Zurigo ha avuto un forte valore storico e simbolico: fu condannato all’annegamento nel fiume Limmat proprio per le sue idee sul battesimo che voleva si applicasse solo per persone adulte e non come veniva interpretato forzatamente a persone non senzienti. Gli Anabattisti ritenevano infatti che il battesimo dovesse essere una scelta personale e consapevole, ricevibile solo in età adulta, e rifiutavano quindi il battesimo imposto ai neonati dalla Chiesa tradizionale. Per questo venivano accusati di sovvertire l’ordine religioso e politico. L’esecuzione di Manz fu chiamata ironicamente “la terza immersione”: per lui dopo il battesimo da neonato e il battesimo da adulto praticato dagli Anabattisti, arrivò l’immersione definitiva nelle acque del Limmat. Con la sua storia è evidente quanto le divisioni religiose della Riforma sfociassero  anche conflitti politici e sociali pretestuosi. Non solo la Chiesa cattolica perseguitava i dissidenti, ma anche le autorità protestanti, come quelle di Zurigo legate a Huldrych Zwingli, e reprimevano i movimenti considerati troppo radicali.
4. Il centro della questione: La lotta per la Verità.
Analizzando questi esempi, il punto non è se le loro scelte (la povertà estrema, il rifiuto dei riti) fossero "giuste" in generale quello che voglio evidenziare è la tensione che si crea fra 'integrità del singolo e la rigidità del sistema. Questi uomini e donne nelle loro esperienze ci interrogano su quanto siamo disposti a sacrificare della nostra vita per non tradire la nostra verità interiore. Ricordano che la religiosità diventa pericolosa quando pretende di soffocare la coscienza individuale in nome dell'obbedienza alla forma.

5. Verso una Coerenza Possibile
Forse la domanda non è quale strada scegliere, ma: "Le mie pratiche da religioso sono coerenti con i miei valori spirituali, o me ne stanno allontanando?" Un ultima considerazione, per avere una misura delle cose abbiamo bisogno di un metro. In senso morale ed etico è complicato avere un metro univoco, ma un limite generale è quello di essere coerenti. Già questo è un passo enorme. 

In questa evoluzione spirituale, i riti (come le adunanze i raduni le comitive…) non sono il fine, ma un mezzo per raggiungere l'autenticità della nostra vita e come tale non potrà mai essere più importante di come vogliono fare per servire Dio. Sentite che le vostre abitudini (religiose o laiche) rispecchiano davvero ciò che sentite nel profondo, o vi capita mai di sentirvi prigionieri di un "contenitore" che non vi appartiene?

  
  #Spiritualità #FedeAutentica #Vangelo #Storia #Integrità #Coerenza #Riflessioni #Religione 

lunedì 11 maggio 2026

Il pelato è uno di noi...

Uno dei racconti biblici più amati dalla WT e più raccontati ai bambini della mia generazione é il racconto di 2 Re 2, 23-25 che viene così riportato nella versione della CEI

"Eliseo andò a Betel. Mentre egli camminava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo:

"Vieni su pelato; vieni su, calvo!" Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore.

Allora uscirono dalla foresta due orse che sbranarono quarantadue di quei fanciulli.

Di là egli andò al monte Carmelo e quindi tornò a Samaria".

La città un tempo chiamata Betel ha oggi circa 400 abitanti, immaginiamo di trovarci su una macchina del tempo che ci trasporta fino alla Betel del tempo di Eliseo, guardiamoci intorno, noi siamo nel gruppo dei ragazzetti del villaggio, c'é Ben Gurion il ciccio, Dan lo smilzo, Beniamino il veloce e tutti i nostri compagni di giochi, le nostre giornate sono monotone, viviamo in un paesone agricolo che vive del ricordo di un passato remoto di una qualche importanza ma a noi ragazzi questo non interessa, non lo cogliamo, a noi interessa vivere, correre, ridere, raccogliere dei frutti e immaginare il nostro futuro mentre giochiamo nelle pianure polverose quando, ecco sulla strada per il paese arriva uno straniero vestito in modo strano, ed un uomo pelato! Ci guardiamo intorno e senza neanche porci il problema gli andiamo incontro canzonandolo per la calvizie, se si arrabbierà ancora meglio! Scapperemo via ridendo e racconteremo la cosa ai nostri genitori questa sera a cena.

Tutto a un tratto però due orse escono dal bosco e sbranano Ben Gurion, Salmon, Dan e altri 39 nostri amichetti! Terribile!! Terrorizzati scappiamo verso il villaggio, le urla della madri e i pianti dei padri non li scorderemo mai più come non scorderemo il volto di quell'uomo che ci ha maledetto!! Un giorno terribile!

Sempre rimanendo a quel tempo ribaltiamo la scena, noi siamo il potente Eliseo!!!! Camminiamo verso Betel quando vediamo un nugolo di bambini venirci incontro intonando una canzoncina irritante essi si prendono gioco di noi!!! Cosa facciamo? Invochiamo una maledizione e vediamo due orse che sbranano 42 bambini che non hanno rispettato me e il mio ruolo di profeta.

Questi ragazzi saranno risuscitati? Sono morti vittima di un giudizio divino e pertanto non c'é il perdono? Questo racconto come ci può aiutare? Questi bambini verranno giudicati come dice il nuovo intendimento, per quello che hanno fatto in vita? Erano realmente consapevoli? Dio ha guardato nei loro cuori ed essi erano così irrecuperabili da giustificare la distruzione eterna? O la loro tragica morte?

Vi confesso che un paio di volte ho dovuto esporre quelle che non erano le mie tesi e non erano le mie idee in discorsi che analizzavano l'episodio sopra descritto, allora lo schema del discorso e TUTTE LE PUBBLICAZIONI WT ASSERIVANO CHE IL GIUDIZIO FOSSE STATO ESEGUITO PERCHE' QUEI BAMBINI NON AVEVANO AVUTO RISPETTO PER CHI ERA STATO INCARICATO DA DIO.



Per rispondere a quanti mettevano così in dubbio che egli fosse il successore di Elia e per insegnare (!!!!????) a quei ragazzi e ai loro genitori il dovuto rispetto per un profeta di Geova, Eliseo invocò il male nel nome dell’Iddio di Elia sulla turba beffeggiatrice. Fu una prova della sua identità profetica. Geova mostrò di approvare Eliseo facendo sì che due orse uscite da un bosco vicino sbranassero 42 fanciulli. — 2Re 2:23, 24.

g03 8/6 pp. 18-20

Per esempio nel libro biblico di Secondo Re si parla di un gruppo di ragazzi che molestarono verbalmente il profeta Eliseo. Il racconto dice che “si burlavano di lui” e “gli dicevano: ‘Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!’” Geova, che vide il cuore di questi ragazzi e capì il loro intento malevolo, considerò molto gravi i loro insulti. Si legge che a causa della loro violenza verbale Dio mise a morte 42 ragazzi. — 2 Re 2:23, 24.

w96 15/6 pp. 12-17

Non ci è dato di sapere cosa abbia detto esattamente Eliseo quando pronunciò quella maledizione invocando il male sui ragazzini che si burlavano di lui. Tuttavia quella dichiarazione ebbe effetto perché fu pronunciata nel nome di Geova Dio da un suo profeta che agiva in armonia con la sua volontà.

w92 1/11 pp. 8-9

In 2 Re 2:23, 24 leggiamo che una banda di giovani si mise a canzonare il profeta di Dio dicendogli: “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!” Per tutta risposta, Eliseo “invocò il male su di loro nel nome di Geova. Quindi due orse uscirono dal bosco e sbranavano quarantadue fanciulli di fra loro”. Gli orsi bruni siriani potevano reagire con ferocia se colti di sorpresa o se pensavano che i loro piccoli fossero in pericolo. (2 Samuele 17:8; Proverbi 17:12; 28:15) Geova Dio se ne servì per eseguire la sua giustizia contro coloro che avevano gravemente mancato di rispetto al suo rappresentante e quindi a Lui stesso.


Ovviamente la conclusione a cui si voleva far arrivare l'uditorio era: "se dei bambini sono stati sbranati dalle orse per una canzoncina irrispettosa cosa succederà ai peccatori che si macchiano di gravi peccati? Se io oggi devo imparare che sono obbligato al massimo rispetto verso l'incaricato di Dio in terra mi devo chiedere chi é oggi questo incaricato? Come posso mancare di rispetto a questo unto o incaricato? Usciranno delle "orse" dal bosco a sbranarmi perché guardando uno dei video JW sorrido, anzi alle volte rido proprio di gusto?"

Oggi viene richiesta ubbidienza ad un gruppo di uomini che affermano di essere stati incaricati da Dio (ma lo negano nei tribunali), mi viene detto che non é possibile contestare il loro operato, dubitare di loro, persino fare qualche innocente domanda che li possa mettere in difficoltà.

Vorrei capire tante cose ma devo aspettare il tempo opportuno, ho dei dubbi su qualche insegnamento ma non posso confidarli a nessuno, devo fidarmi perché loro dicono di essere quello che sono e di questo ruolo non mi danno evidenze, niente profezie, niente miracoli, una conoscenza superficiale della Bibbia, un'interesse alla promozione di materiale propagandistico che ha sostituito l'amore per lo studio e la condivisione del sapere.

Quando leggo questo racconto mi sento male a pensare che dei bambini siano stati sbranati per avere chiamato "calvo"... un calvo! Se l'applicazione che ne da la wt é vera, devo avere terrore di contestare il lavoro di Jackson, di Lett, di Sanderson e degli altri.

Ricordiamoci di Eliseo! Eliseo il calvo che per essere stato deriso maledisse dei bambini che per questo potrebbero essere stati condannati all'oblio eterno, per una canzoncina!

Ricordiamoci di Eliseo, l'incaricato di Dio che non poteva essere preso in giro neanche per un evidente difettuccio fisico e badiamo bene a noi stessi, perché questo ruolo oggi é ricoperto da altri uomini che ci dicono: "attenti a quello che dite o che pensate, badate bene e ricordatevi tutti del pelato Eliseo perché il pelato Eliseo é uno di noi !"

post di Beth Sarim

venerdì 1 maggio 2026

Norvegia, Corte Suprema e Testimoni di Geova: il confine tra legale e giusto

La sentenza della Corte Suprema norvegese sul caso tra Stato e Testimoni di Geova viene già presentata, in certi ambienti, come una vittoria piena e definitiva della libertà religiosa. Vale la pena leggersela con un po’ più di calma.

I fatti e i limiti della decisione


Il contenzioso nasce dalla decisione dello Stato di revocare ai Testimoni di Geova il riconoscimento come comunità religiosa registrata e l’accesso ai finanziamenti pubblici. I motivi addotti riguardavano soprattutto il trattamento degli ex membri — la pratica dell’ostracismo — e le possibili conseguenze sui minori. Dopo un percorso giudiziario non lineare, la Corte Suprema ha alla fine dato ragione ai Testimoni, stabilendo che lo Stato aveva oltrepassato i limiti consentiti nell’intervenire sull’organizzazione interna di una comunità religiosa.
Fin qui, i fatti.
Il problema è ciò che da questa decisione si vuole ricavare. La Corte non ha detto che l’isolamento sociale degli ex membri è innocuo. Ha detto che non è stato dimostrato, in sede legale, un danno sufficiente a giustificare un intervento così drastico. La distinzione non è sottile: una cosa è stabilire dove finisce il potere dello Stato, un’altra è pronunciarsi sulla bontà di una pratica religiosa. La sentenza fa la prima cosa, non la seconda.

Una decisione che lascia questioni aperte

La questione più spinosa resta quella dei minori. Un ragazzo cresciuto in un sistema in cui uscire significa perdere famiglia e amici — tutto in una volta — è in grado di scegliere liberamente? La Corte ha ritenuto che non ci fossero elementi sufficienti per intervenire. Ma “insufficienti per un’azione statale” e “irrilevanti” non sono la stessa cosa. Realtà come AvoidJW raccolgono da anni testimonianze di ex membri che descrivono un impatto emotivo e relazionale molto pesante legato alla disassociazione. Non sono prove giuridiche, d’accordo. Ma ignorarle del tutto significa smettere di voler capire cosa accade davvero.

È prevedibile che questa sentenza venga usata come conferma della correttezza delle pratiche in questione. Ma una Corte Suprema che stabilisce i limiti dell’azione statale non sta approvando una dottrina religiosa. Confondere le due cose è comodo, ma non è onesto.
Tra quello che è legale e quello che è giusto c’è spesso uno spazio vuoto. Questa sentenza come abbiamo detto non lo riempie — lo lascia lì, aperto, esattamente com’era prima.

domenica 26 aprile 2026

Testimoni di Geova nel mondo di domani: adattarsi per sopravvivere


Hotel sostenibile in Kenia, territorio Maasai

Alcune strutture non cambiano perché hanno capito di aver sbagliato, cambiano per sopravvivere. Questo è un principio che si osserva chiaramente nella storia di molte società umane. Gruppi etnici come i Maasai, ad esempio, nel corso degli ultimi decenni hanno visto modificarsi profondamente il proprio contesto economico e ambientale: da forme tradizionali di sussistenza basate sulla pastorizia e sulla caccia in territori sempre più limitati, a modalità che includono il turismo culturale e la valorizzazione delle proprie tradizioni. Magari il bisnonno cacciava con l’arco nella savana e il nipote gestisce un hotel sostenibile per chi visita la loro comunità o ha un negozio di gadget che richiamano la loro cultura. In questi casi cambia il modo in cui l’identità si esprime all’interno di un ambiente che non è più lo stesso di prima. Alcuni elementi si conservano, altri si trasformano, altri ancora vengono reinterpretati: si chiamano sempre Maasai, vivono nello stesso territorio e quando fanno le loro danze tradizionali si vestono ancora allo stesso modo. Tuttavia nell’arco di poche generazioni le trasformazioni sono state così profonde che se il bisnonno tornasse in vita farebbe fatica a riconoscersi nella sua stessa tribù.

Un Maasai gestisce un negozio di articoli etnici
Negli ultimi anni, anche all’interno dei Testimoni di Geova, si sono registrati cambiamenti riguardanti aspetti che per lungo tempo erano stati considerati fortemente identitari e distintivi. Tali mutamenti hanno interessato l’immagine esterna e i codici comportamentali (come l’abbigliamento maschile e femminile nei contesti pubblici, il brindisi e l’uso dei social network), la sfera privata e familiare (come le regole sul tipo di rapporti sessuali consentiti nel matrimonio), la disciplina comunitaria e le relazioni interne (in particolare il trattamento dei disassociati), nonché alcune prassi organizzative storicamente applicate con notevole rigidità, come la rendicontazione delle ore di servizio, e certe interpretazioni restrittive in ambito sanitario, come quelle relative alle trasfusioni autologhe. Tali modifiche, chiamate in gergo TdG luce progressiva, sono il segnale di un adattamento più profondo a un ambiente sociale in profonda trasformazione. Tra Russell e un Testimone di Geova moderno c’è un abisso al punto che se qualcuno sostenesse oggi le sue idee sarebbe considerato un apostata.

Un’organizzazione che percepisce il cambiamento del mondo

Viviamo in una società sempre più istruita, interconnessa e culturalmente mista. Le nuove generazioni, anche grazie a internet, crescono con accesso immediato alle informazioni, confrontano fonti diverse. Tollerano quindi sempre meno regole arbitrarie e chiedono spiegazioni coerenti. In un contesto del genere, i sistemi religiosi fondamentalisti vanno sotto pressione.

Per decenni l’identità dei Testimoni si è costruita attraverso una fitta rete di distinzioni: noi e loro, dentro e fuori, consentito e sconveniente. spirituale e mondano. Queste distinzioni spesso non derivavano da versetti biblici espliciti ma da una prassi sedimentata nel tempo. Oggi però mantenere centinaia di regole arbitrarie diventa costoso in termini di credibilità, di immagine pubblica e di tenuta interna; sono infatti sempre di più i giovani e le famiglie che se ne vanno.

Perché le regole vengono tolte gradualmente?

Un edificio subisce una ristrutturazione strutturale senza essere demolito 
Ormai è chiaro che moltissime delle regole e delle limitazioni imposte sono arbitrarie e non bibliche. Siamo quindi passati a una fase che potremmo definire di "demolizione controllata". Immaginate di avere un grande edificio pericolante con molte parti strutturali da sostituire come quello della foto qui a fianco. Potreste farlo mentre le persone ci abitano? Sarebbe molto pericoloso! Alcuni dei residenti potrebbero sloggiare pur non essendo sfrattati per la paura che crolli tutto. Inoltre l’edificio in questa fase risulterebbe ibrido con parti rinnovate e altre vetuste e non coerenti. Qualcosa di simile sta succedendo all'organizzazione dei testimoni di Geova: sono in corso tanti cambiamenti, alcuni dei quali sostanziali, ma lo si fa per gradi affinché tutto non collassi e i membri non scappino. La novità sul brindisi ad esempio doveva essere coerentemente varata con quella dei compleanni ma, per illustrare, demolire il solaio del primo e del secondo piano lo stesso giorno poteva far collassare l’edificio. Se potessero fonderebbero subito una nuova religione, con un nuovo nome e rinnegando molte delle vecchie dottrine: il 1914, la generazione sovrapposta, i 144.000, le trasfusioni, i compleanni, ecc. Il famoso piano decennale lo attuerebbero in dieci giorni. Vorrebbero smettere di essere visti come un movimento con dinamiche settarie e sembrare una religione “normale”. Troppi cambiamenti nelle dottrine fondamentali in poco tempo, tuttavia, potrebbero scioccare molti ed allontanarli definitivamente ed è questo il motivo principale che li frena.

Questi cambiamenti quindi non sono una svolta liberale ma una strategia di adattamento controllato che ha lo scopo di:

  • trattenere giovani e famiglie 

  • apparire più ragionevoli

  • vincere le cause legali in corso

  • preservare la struttura di autorità

Qual'è la traiettoria?

Non è in atto un processo di piena apertura ma una strategia mista e asimmetrica: alcuni elementi vengono aggiornati e altri restano vincolanti e altri addirittura rafforzati. Rimane forte la pressione ad aderire alle regole interne, il rapporto con i disassociati è ancora fortemente limitato, il potere decisionale è indiscutibilmente nelle mani del Corpo Direttivo.

Questa strategia mista comporta notevoli problematiche: il sistema appare contraddittorio e difficile da giustificare. Ad esempio alcuni si chiedono: "Perché il brindisi sì e il compleanno no?" Aumenta di conseguenza la tensione interna: alcuni si aspettano più libertà, altri più rigidità, altri sono disorientati. Ricordo in congregazione alcuni anziani perplessi sulla barba mentre altri se la sono fatta crescere subito. Questo aveva creato una certa tensione. Lo stesso i pantaloni delle sorelle che alcuni anziani più avanti con gli anni ritenevano troppo attillati creando una sorta di "frizione generazionale".

Il sistema quindi non viene più percepito come immutabile ma neppure in trasformazione completa. Alcune regole e dottrine vengono adattate per ridurre l'attrito con la società esterna e altre rafforzate per evitare la perdita di identità e di controllo interno rendendo così molti confusi e disorientati. 

Svegliatevi! inglese corrispondente a quella dell’8/10/1970
In conclusione quindi quello che diceva la "Svegliatevi!" del 08/10/1970 si applica ora, per ironia della sorte, a chi l'ha scritta anziché a coloro a cui si riferiva. L’articolo a pag. 8 si intitolava "I cambiamenti che turbano le persone". Per far notare i parallelismi ho sostituito alcune parole dell'articolo (che vedete cancellate) e ne ho inserite altre (che vedete tra le parentesi quadre).

"Perché c’è questo declino nella religione [dei Testimoni di Geova]?

Una ragione è che la gente è turbata da quello che vede avvenire nelle chiese [congregazioni]. Sì, milioni di persone sono rimaste sorprese apprendendo che certe cose che avevano imparato a considerare essenziali per la salvezza sono ora ritenute sbagliate dalla loro chiesa [organizzazione]. Avete anche voi provato scoraggiamento, o perfino disperazione, a causa di ciò che accade nella vostra chiesa [Sala del Regno]? Un commerciante di Medellín, in Colombia, espresse l’effetto che hanno avuto i cambiamenti su molti.

“Ditemi”, chiese, “come posso aver fiducia in qualche cosa? Come posso credere nella Bibbia, in Dio, o aver fede? Solo dieci anni fa, noi cattolici [Testimoni di Geova] avevamo l’assoluta verità, riponevamo ogni fede in essa. Ora il papa [Corpo Direttivo] e i sacerdoti [gli anziani] ci dicono che non si deve più credere così, ma che dobbiamo credere a ‘cose nuove’ [una nuova luce]. Come so che le ‘cose nuove’ saranno [la nuova luce sarà] la verità fra cinque anni?”



domenica 19 aprile 2026

La chiamata di Dio: atto sovrano, non costruzione umana


Nel tempo, molti hanno interpretato la chiamata in modi contrastanti: alcuni Testimoni di Geova hanno riferito 
visioni di angeli che “svolazzavano” durante la commemorazione, altri parlavano di una consapevolezza interiore crescente proprio quella sera. Alcuni tra i PIMO (“fisicamente dentro, mentalmente fuori”) e i POMO (“fisicamente fuori, mentalmente fuori”) hanno ricevuto la chiamata secondo le Scritture. In altre fedi, la chiamata viene associata a fenomeni carismatici: visioni, voci, guarigioni, oppure all’idea che si manifesterà solo al ritorno di Cristo. Il risultato è una vera babele  di interpretazioni. Questo argomento, invece, è basato sulla Scrittura e sull’interlineare greco. 



Chi chiama?

Tessalonicesi 2:12 Dio vi chiama al suo regno e gloria.

Romani 8:30 “Quelli che ha predestinati, li ha anche chiamati.”

1 Corinzi 1:9 “Fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati.” 

In tutti questi testi, il soggetto del verbo chiamare (καλέω) è sempre Dio. Il Nuovo Testamento non attribuisce mai a Cristo o allo Spirito il verbo chiamare quando si tratta della chiamata salvifica.


Dio conosce il cuore prima di chiamare

2Cronache 16:9 “L'Eterno infatti con i suoi occhi scorre avanti e indietro per tutta la terra per mostrare la sua forza verso quelli che hanno il cuore integro verso di lui

1Samuele 16:7 Ma l'Eterno disse a Samuele: Non badare al suo aspetto né all'altezza della sua statura, poiché io l'ho rifiutato, perché l'Eterno non vede come vede l'uomo; l'uomo infatti guarda all'apparenza, ma l'Eterno guarda al cuore.

1 Re 8:39 “Tu solo conosci i cuori di tutti i figli degli uomini”. 

Questi versetti mostrano che Dio conosce, osserva e discerne il cuore prima di agire, e non l’appartenenza religiosa. 

Nella Scrittura, il “cuore” è il centro interiore della persona: il luogo dove nascono intenzioni, pensieri nascosti e decisioni morali. Un’opera di riferimento come il Kittel lo definisce la sede della volontà, mettendo in luce che è lì che si formano le disposizioni più intime dell’uomo.

 

La formazione prima della chiamata                     

Come essere umano di carne e ossa, sulla terra Gesù fu esposto a situazioni che prima aveva solo osservato dal cielo. Provò stanchezza, sete e fame (Matteo 4:2; Giovanni 4:6, 7). La Lettera agli Ebrei afferma che, avendo sofferto ed essendo stato provato, può soccorrere quelli che attraversano la prova (Ebrei 2:18). E ancora: il nostro Sommo Sacerdote “è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, rimanendo però senza peccato, ed è per questo che può 
compatire le nostre debolezze Ebrei 4:15. La sua capacità di aiutare nasce dall’aver conosciuto la fragilità umana sulla sua pelle, non in modo teorico ma attraverso l’esperienza vissuta.

La formazione del cuore prima della chiamata

La Scrittura mostra che la chiamata di Dio non arriva mai in una vita priva di esperienza. Prima che Dio chiami, la persona ha già attraversato prove, ingiustizie e sofferenze che hanno formato il suo cuore. Nulla è sprecato: ogni ferita, ogni caduta e ogni rialzata diventano parte della preparazione.È un processo silenzioso, spesso invisibile, ma reale: un lavorio interiore che affina la sensibilità, purifica le intenzioni e rende capaci di comprendere gli altri.

La vita stessa diventa una scuola. Attraverso sofferenze, errori, cadute e risalite, la persona impara empatia, misericordia e il valore del perdono. La teoria informa, ma è l’esperienza che trasforma: solo chi ha conosciuto il dolore può davvero comprendere la debolezza dell’uomo. È questo percorso interiore che rende una persona capace di accogliere, ascoltare e intuire ciò che non viene detto.


La Scrittura mostra che Dio non scarta il passato di una persona, nemmeno quando è stato vissuto in modo errato. Paolo lo riconosce apertamente: “Io, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma ho ottenuto misericordia” 1 Timoteo 1:13. Dio non cancellò la sua storia: trasformò il suo zelo e la sua forza interiore in strumenti utili per la sua opera.

Lo stesso principio appare nella scelta di Davide: non fu scelto per l’aspetto, ma per ciò che era maturato nel suo cuore attraverso anni di solitudine, responsabilità e lotte (1 Samuele 16:7). Anche Giuseppe lo conferma: venduto, accusato ingiustamente e imprigionato, visse un dolore così profondo che “il ferro entrò nella sua anima”. Solo dopo quel percorso Dio lo elevò alla seconda posizione più alta dell’Egitto. Prima della gloria, c’è sempre un cammino di umiltà e formazione del cuore.

Il messaggio è chiaro: nessun passato è inutile quando Dio chiama. Egli usa ciò che la vita ha temprato per preparare la persona all’incarico che darà. La capacità di amare, comprendere e guidare nasce da ciò che si è attraversato, non da ciò che si è semplicemente imparato.

Come Dio fa comprendere la chiamata

La chiamata non nasce dall’interno della persona, cioè non proviene dal suo retaggio culturale, né da emozioni o desideri personali. Dio si serve dello Spirito Santo per far comprendere ciò che ha stabilito. È un’azione che viene dall’esterno e si impone nell’interiorità dell’uomo. Per questo Paolo afferma: “Lo Spirito testimonia al nostro spirito” Romani 8:16.

• È simile a una radio accesa che però non riceve alcun segnale. Finché la trasmissione non parte dall’esterno, la radio rimane muta, pur essendo predisposta a funzionare. Allo stesso modo opera lo Spirito: è Lui che “trasmette” la chiamata, e l’uomo la percepisce come qualcosa che gli arriva dentro, non come qualcosa che nasce da lui.

Inoltre, la Scrittura non presenta la chiamata come una serie di manifestazioni spirituali o come un percorso fatto di continue conferme. 

• È simile alla comunicazione ufficiale con cui un’azienda informa qualcuno della sua assunzione: quell’atto avviene una sola volta. Nessuno si aspetta ulteriori conferme nel tempo. Allo stesso modo, la chiamata è un evento unico, non una sequenza. Dio chiama una volta, e quella chiamata rimane.

Come la persona comprende di essere stata chiamata

Lo Spirito testimonia insieme al nostro spirito Romani 8:16. Il verbo greco συμμαρτυρεῖsignifica: attesta, conferma, rende certo. È una certezza sobria, interiore, che non nasce da emozioni o da desideri personali. 

• Quando Dio chiama tramite lo Spirito Santo, è come riconoscere la voce di una persona cara al telefono: non hai bisogno di vederla, perché sai che è lei. Così lo Spirito produce una certezza che non dipende da segni esterni.

Entrano in una relazione intima con il Padre e il Figlio. La testimonianza dello Spirito fa comprendere alla persona di essere stata accolta come figlio di Dio e di essere resa parte della famiglia celeste. Questa certezza interiore genera pace, fiducia e sicurezza nell’amore del Padre e del Figlio.

È spontaneo chiamare Dio “Padre”. Lo Spirito Santo spinge la persona a rivolgersi a Dio come a un Padre amato, presente e vicino“Lo Spirito grida: ‘Abba, Padre!’” Galati 4:6.

Desiderano seguire Cristo ovunque vada. La chiamata crea un desiderio profondo di seguire l’Agnello, partecipare alla sua vita e condividere il suo regno“Seguono l’Agnello dovunque vada” Apocalisse 14:4. Cristo diventa la loro gioia, la loro speranza e il centro della loro vita.

Lo Spirito Santo aiuta la persona a manifestare qualità come amore, pace e autocontrollo, e le dà forza per combattere ciò che appartiene alla carne. È una trasformazione concreta, segno evidente che lo Spirito è all’opera nella sua vita“Camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne” Galati 5:16. “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace…” Galati 5:22.

Perché la persona viene portata a Cristo: lo scopo secondo le Scritture

Quando si leggono i versetti del Nuovo Testamento, l’interlineare mostra che lo Spirito Santo agisce sempre con una direzione precisa: 
condurre la persona a Cristo. Gesù stesso disse: “Il soccorritore renderà testimonianza riguardo a me” Giovanni 15:26, e “Egli mi glorificherà” Giovanni 16:1415.  

Essere condotti a Cristo significa anche essere introdotti nel privilegio che Egli ha promesso: “Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò” Giovanni 14:13. Chiedere “nel suo nome” nasce da una relazione di fiducia con il Figlio. Nella Scrittura, il “nome” indica identitàautorità posizione. Il Padre ha stabilito che ogni richiesta passi attraverso il Figlio, perché “ha dato ogni cosa nelle sue mani” Giovanni 3:35, e “gli ha dato autorità su ogni carne” Giovanni 17:2.

Lo Spirito Santo conduce la persona a Cristo anche per un altro motivo: solo in Lui c’è l’accesso al Padre e la certezza che la preghiera viene ascoltata. Cristo intercede per i suoi (Romani 8:34) e attraverso di Lui abbiamo “libertà di accostarci a Dio con piena fiducia” Efesini 3:12. La centralità del Figlio, stabilita dal Padre, si manifesta anche nella preghiera: chi si rivolge a Cristo si rivolge al Padre, perché il Padre ha posto il Figlio come mediatore della sua volontà.

La persona viene condotta a Cristo per diventare parte della sua Sposa simbolica e ricevere un incarico speciale: formare, insieme a lui, il governo che opererà a favore dell’umanità

Conclusione

La chiamata rivela l’amore e la sapienza di Dio: Egli prepara un popolo unito a Cristo, reso idoneo a condividere il suo governo per portare vita, giustizia e pace all’umanità. Per questo è fondamentale non affidare la propria fede agli uomini, ma a Cristo solo.

La speranza rimane aperta per tutti: chi ha dubitato, chi ha sofferto, chi si sente lontano o indegno. Cristo e la sua Sposa desiderano accogliere e guarire, mostrando misericordia a ogni persona.

Questo cammino può iniziare già oggi, con un cuore che ascolta e risponde. L’amore del Padre, che ha dato il suo Figlio, si manifesta anche nel Regno preparato da Cristo e dalla sua Sposa: un Regno al servizio dell’umanità, perché ciascuno possa essere condotto alla vita eterna.


Post di Resiliente