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sabato 11 febbraio 2023

Abuso o disciplina?

Cari lettori,
Mi è giunta un'esperienza da una consapevole del sol levante che vorrei condividere con voi e le vostre riflessioni. Nel leggerla vorrei che teneste conto del fatto che in anni passati, in varie culture, compresa la nostra era comunemente accettato disciplinare i figli con punizioni corporali.
Un paio di esempi li potrei estrarre da esperienze personali: parenti non tdg che usavano tenere una bacchetta apposita in casa, ma anche il battipanni aveva la stessa funzione. Ricordo personale all'età di 8 anni, un paio di schiaffoni affinché non mi addormentassi all'adunanza serale. Bambini che iniziavano a piangere non appena venivano portati in seconda sala, già sapendo che avrebbero subito punizioni.
Ciò nonostante si conferma anche in questo caso, l'incapacità della congregazione di salvaguardare i fratelli dalle realtà dell'epoca. Purtroppo sappiamo bene, non solo da discipline abusanti, ma anche da abusi ben peggiori.

OSAKA -- Un'ex Testimone di Geova, che ha parlato dei suoi rimpianti per aver abusato di suo figlio in nome della religione, è tra le molte persone che stanno rivelando le loro esperienze legate ai bambini cresciuti come "seguaci di seconda generazione" sulla scia dell'assassinio dell'ex primo ministro Shinzo Abe. La donna sulla cinquantina, conosciuta con lo pseudonimo di Ryoko, vive nella città di Osaka, nel Giappone occidentale. Anche dopo 30 anni, ricorda ancora suo figlio che piangeva e il dolore che sentiva sul palmo mentre sculacciava suo figlio in grembo come punizione per non essere rimasta seduta a una riunione religiosa.

Sebbene pensasse se dovesse davvero sculacciare suo figlio, all'epoca di 2 anni, seguì l'insegnamento che "è per il bene del bambino picchiarli". La pratica di "frustare" i bambini sulla base di descrizioni bibliche era dilagante tra alcuni seguaci.

Ryoko, che non ha avuto un'educazione religiosa, si è trasferita a Tokyo quando aveva 19 anni e ha sposato un uomo del suo posto di lavoro. Aveva 21 anni quando ha dato alla luce suo figlio. Suo marito, da cui in seguito ha divorziato, è diventato violento nei suoi confronti dopo che è rimasta incinta e il suo corpo era coperto di lividi. Ha anche picchiato il loro bambino appena nato perché piangeva. Mentre lottava, volendo lasciare la sua relazione violenta, un seguace che viveva nelle vicinanze le si avvicinò e le chiese: "Perché non vieni a una sessione di studio biblico?"

Quando la donna partecipava alle adunanze, tutti i seguaci erano gentili con lei. Siccome era sola e non aveva nessuno con cui parlare dei suoi problemi familiari, ha approfondito la sua fede come per colmare un vuoto nel suo cuore. "Volevo essere amata da qualcuno. Nella religione, hai una relazione uno a uno con Dio. Mi sono sentita soddisfatta dall'essere amata da Dio", ha spiegato.

Il luogo della riunione aveva un angolo cottura buio delle dimensioni di un tatami. C'era una frusta di gomma nel cassetto del lavandino. I genitori usavano quella stanza per frustare i loro figli quando non stavano seduti fermi durante gli studi biblici.

Allora, era un detto comune tra i seguaci che "non ci sono abbastanza fruste". I seguaci sono stati persino coinvolti nelle frustate di altre famiglie, come se si stessero tenendo d'occhio l'un l'altro.

All'inizio, Ryoko era molto titubante riguardo alla pratica e si chiedeva perché avesse dovuto picchiare suo figlio. Quando ha chiesto: "È davvero per il bene dei bambini?" l'anziano che guidava tutti i seguaci la ammonì, dicendo: "Non frustarli significherebbe che odi tuo figlio".

Spinta da altri a farlo, iniziò a frustare suo figlio. Copriva la bocca di suo figlio per impedirgli di piangere e urlare. È diventata insensibile dopo aver picchiato ripetutamente suo figlio ed è arrivata a pensare che "stava facendo la cosa giusta".

La donna ha divorziato nei primi anni della scuola elementare di suo figlio e viveva da sola con suo figlio. Fece battezzare suo figlio al secondo anno di scuola media per renderlo un evangelista a tutti gli effetti, ma la sua fede si indebolì.

Quando suo figlio era al suo terzo anno di scuola media, Ryoko gli tirò la mano per costringerlo a partecipare alla riunione, ma lui rifiutò ostinatamente. Ha pianto, sentendosi sola nel locale, ma suo figlio l'ha trattata con gentilezza quando è tornata a casa.

A poco a poco, Ryoko iniziò a dubitare degli insegnamenti. Se un seguace deviava dalla dottrina, veniva ostracizzato. Anche ai membri della famiglia era appena permesso di parlare tra loro e le relazioni furono interrotte.

"È questo ciò che farebbe un Dio amorevole? Ci deve essere qualcosa di sbagliato nella loro interpretazione (della Bibbia)", ha ricordato la donna pensando. Gli insegnamenti prevedevano che il mondo giungesse alla fine, cosa che non sembrava sarebbe accaduta tanto presto.

I seguaci di seconda generazione che avevano lasciato la comunità religiosa avevano scritto degli abusi subiti da bambini online, dicendo che erano ancora emotivamente segnati anche dopo essere cresciuti. Si rese conto di aver inflitto lo stesso tipo di cicatrici anche a suo figlio. Diventava sempre più incapace di perdonare se stessa per quello che aveva fatto.

Molti seguaci dei Testimoni di Geova, che dedicano la loro vita all'evangelizzazione, non vanno all'università. Quando suo figlio è entrato al liceo, Ryoko gli ha detto: "Se vuoi andare all'università, la pagherò io". Ha ricordato di aver pensato: "Dal momento che non posso lasciare soldi per lui. Voglio almeno che abbia una buona istruzione".

Quando il grande terremoto del Giappone orientale ha colpito l'11 marzo 2011, Ryoko ha chiamato suo figlio, che frequentava un'università nella regione di Kanto, nel Giappone orientale, e gli ha chiesto: "Dove sei? Sei al sicuro?" Lo invitò a stare a casa dei suoi genitori a Osaka e trascorsero circa un mese vivendo insieme in pace.

Ryoko ha accompagnato suo figlio sul binario della stazione di Shin-Osaka il giorno in cui è tornato nella regione di Kanto. Poco prima della partenza del treno proiettile shinkansen, ha tenuto la mano di suo figlio e ha detto: "Quando eri piccolo, ti ho colpito molte volte. Ho fatto qualcosa che non può essere annullato. Mi dispiace tanto".

Le strinse dolcemente la mano e annuì con un sorriso. Dopo che il treno è partito, ha ricevuto un messaggio di testo da suo figlio, che diceva: "Anche se Dio e Cristo non ti perdoneranno, o non puoi perdonare te stesso, ti perdonerò".

In quel momento, Ryoko decise di lasciare la comunità religiosa. Amava suo figlio, ma suo figlio le aveva mostrato un affetto più profondo. "Il modo in cui amavo mio figlio, che non gli lasciava altra scelta che perdonarmi, era sbagliato."

Ryoko ha ancora dei sogni in cui si ferma dal picchiare il suo bambino e pensa: "Sono così felice di non averlo colpito", prima di svegliarsi con un senso di sollievo. Poi si guarda il palmo e torna alla realtà. Ha detto al Mainichi Shimbun: "Mio figlio mi ha perdonato, ma il fatto che io abbia abusato di lui non può essere cancellato. Porterò con me questo senso di colpa per il resto della mia vita".


(originale giapponese di Shunsuke Takara, Izumisano Resident Bureau)

martedì 30 aprile 2019

La saggezza del Cristo parte 2

Nel nome di Gesù

Marco Cap. 9,38-42

Gli disse Giovanni: Maestro, abbiamo veduto uno scacciare i demoni nel tuo nome; e poiché non era dei nostri, abbiamo cercato di impedirglielo. *Ma Gesù rispose: Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che operi prodigi nel mio nome e possa subito dopo parlare male di me. *Chi infatti non è contro di noi è per noi. *E chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua perché siete di Cristo, io vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa. * Ma chiunque sarà occasione di scandalo a uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli appendessero al collo una macina da mulino e lo gettassero in mare.
Se prima essi non riuscivano a compiere un'opera di guarigione nei confronti dell'indemoniato, adesso esigono l'esclusiva e cercano di impedire ad altri di fare qualcosa di bene nel nome di Gesù. "Non era dei nostri", ecco formarsi il gruppo, il recinto degli eletti.
Ogni religione cristiana nel tempo ha cercato di fare lo stesso, di rinchiudere chi ha fede in Cristo secondo recinti esclusivi,  con regole e limiti ben precisi.
Non è così per Gesù. Nella sua saggezza vede oltre le piccole o grandi differenze, egli legge il cuore. Corregge quindi i discepoli enunciando un principio: "Chi non è contro di noi è per noi, chiunque vi avrà dato anche un bicchiere d'acqua.. non perderà la sua ricompensa".
Chi siamo noi da giudicare la fede altrui?
Piuttosto dovremmo prestare attenzione a non far inciampare uno di questi piccoli! Questo si, ci renderebbe spregevoli agli occhi del Cristo!
Ogni piccolo credente ha il suo dono da offrire a Dio. Ogni cristiano segue un percorso, ma nessuno può affermare di aver ben compreso ogni cosa.
Impariamo  a distinguere i nostri fratelli in Cristo non da nomine e privilegi, nonché appartenenza ad una specifica religione bensì da quanto amano e manifestano fede anche se in modi diversi.
Ricordiamo che l'unità in Cristo non significa omogeneità di pensieri e di dottrine. Se misurassimo in questo modo i veri cristiani nessuno sarebbe all'altezza, a partire dagli apostoli, sempre in lotta per ruoli di prestigio nel regno e convinti che esso fosse qualcosa di politico riguardante Israele.
Quanto mi suonano toccanti le parole di Gesù in Giovanni 16:12 "avrei molte cose da dirvi, ma non siete in grado di sostenerle al presente".

Da Qumran.net
Riportando l'episodio dell'esorcista estraneo al gruppo dei discepoli, il vangelo ci dà un insegnamento importante. In tutti i tempi, molti cristiani hanno creduto di avere il monopolio di Gesù e, di conseguenza, hanno corso il rischio di essere intolleranti. Il primo dovere di coloro che hanno autorità è quello di non proibire di fare il bene. Il bene, sotto ogni forma, non è monopolio di chi ha il potere o dei cristiani rispetto agli altri. Fare il bene, scacciare i demoni è un diritto e un dovere che compete ad ogni uomo. Gesù e lo Spirito santo sono presenti ovunque si fa il bene e quindi anche fuori della comunità visibile della Chiesa.
Dietro la rimostranza di Giovanni si vede con chiarezza l'egoismo di gruppo, la paura della concorrenza, che spesso si maschera di fede, ma in realtà è una delle sue più radicali smentite. Molti, troppi puntigliosi sostenitori di Dio (?) in realtà sostengono se stessi o gli interessi del loro gruppo.
Nel brano precedente del vangelo (Mc 9,33-37) i discepoli si dividevano tra loro in nome del proprio io. Qui si dividono dagli altri nel nome del proprio noi. Il proprio nome, individuale o collettivo, è principio di divisione; solo il "Nome" di Gesù è fattore di unità tra tutti. L'egoista è vittima dell'invidia, che è figlia dell'egoismo e madre dell'orgoglio. Essa trasforma la vita in un inferno perché produce una sofferenza proporzionale al bene invidiato, fino a una sofferenza infinita davanti al Bene infinito, Dio. Per questo la Bibbia ci insegna: "La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo" (Sap 2,24). L'amore è dono, l'invidia, al contrario, è il voler possedere tutto e tutti, e quindi distruggere la vita di tutto e di tutti.
Egoismo, invidia, orgoglio possono essere sia in forma personale che in forma collettiva. Il peccato originale del singolo è mettere il proprio io al posto di Dio, il peccato originale del gruppo è mettere al posto di Dio il proprio noi. La Chiesa non è composta da chi segue noi, ma da chi segue Cristo, con noi o senza di noi.
La motivazione portata da Gesù: "Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me"(v.39) non è opportunistica, ma vuol far capire ai discepoli quanto sia irragionevole il loro atteggiamento. Egli dà come direttiva alla comunità la tolleranza e la magnanimità, e vuole che i suoi discepoli abbiano uno spirito aperto, che si elevi al di sopra della gretta mentalità di gruppo. Il vero cristiano, che è figlio di Dio, non vede negli altri dei nemici da combattere, ma dei fratelli da accogliere e da amare.
Gesù Cristo è presente ovunque si fa qualcosa di buono, dentro o fuori della Chiesa visibile. Anche un bicchiere d'acqua dato a un povero cristiano, non resterà senza ricompensa. Questa presenza di Cristo, anche fuori della Chiesa ufficiale è per la comunità cristiana un costante richiamo: un richiamo al servizio e alla disponibilità verso tutti. Cristo ci chiama tutti a uscire con coraggio dalle nostre situazioni di comodo per incontrarlo in ogni uomo, cattivo o buono.
Al tempo di Gesù, c'erano i maestri della legge che con il peso della loro autorità e con la minaccia delle loro scomuniche (cfr Gv 9,22; 12,42) cercavano di impedire alle persone semplici di seguire Gesù. Lo scandalo, di cui parla il vangelo, è tutto ciò che impedisce a qualcuno di seguire Dio per giungere alla salvezza. Per un uomo che svia gli altri dalla fede in Cristo sarebbe meglio, secondo la parola di Gesù, che fosse gettato in mare con una grossa pietra attaccata al collo. Piuttosto che far perdere la fede anche a uno solo, sarebbe meglio morire. Questa espressione ci richiama le parole pronunciate da Gesù nei confronti di Giuda: "Meglio sarebbe per lui, se non fosse nato"(Mc 14,21). Frasi di questo genere non vanno prese come sentenze di condanna diretta e immediata, ma piuttosto come delle espressioni che servono a far capire meglio la mostruosità dell'azione. Nell'applicare queste parole di Gesù, la comunità cristiana non intese limitarle solo ai bambini, ma a tutti i fedeli della comunità che venivano tentati a rinunciare alla fede. E' sempre una cosa estremamente grave mettere in pericolo o distruggere la fede nel cuore dei semplici.

Avvertimenti contro lo scandalo e circa la pace nella comunità
Cap. 9,43-50

*Se la tua mano ti è occasione di peccato tagliala: meglio è per te entrare nella vita monco, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. *E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che essere gettato con due piedi nella Geenna. E se il tuo occhio ti è occasione di peccato, cavalo: è meglio per te con un occhio solo entrare nel regno di Dio, che essere gettato con due occhi nella Geenna, *dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. *Perché ognuno sarà salato col fuoco. *Buono è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che gli darete sapore? Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.
Ecco rivelarsi la saggezza del Cristo nell'esporre, con franchezza e semplicità immediata da comprendere, l'umana debolezza. Mano, piede, occhio, sono simbolo di desideri e azioni che vengono dal profondo della nostra parte più istintiva, ma che ci rendono distanti dal nostro essere spirituale elevato.
Chi di noi non ha provato desideri che sapevamo essere in conflitto con la parte razionale e con la coscienza cristiana?
Chi non ha fatto qualcosa che sapeva essere sbagliata?
Questo non significa che dovremmo sempre soffocare il nostro cuore, Geova ci ha dato sentimenti e ragione affinché cooperino nel renderci meravigliosamente umani. Se il cuore è un cavallo impetuoso, la ragione è il cavaliere che lo guida affinché insieme possano correre e godere della vita restando su sentieri sicuri e non perdersi.
La nostra parte logica ci proteggerà dall'agire in modo sciocco. Darà il giusto equilibrio come il sale, nelle debite proporzioni, rende migliore una pietanza.

Gesù raccomanda di avere sale in noi stessi e di stare in pace gli uni con gli altri. Questo riprende il v42 scandalizzare uno dei piccoli in Cristo, far inciampare un credente è il peccato più grande. Meglio sarebbe esser gettati in mare con una macina al collo. Per un giudeo morire senza sepoltura era vergognoso, significava non essere ricordati, la geenna era anch'essa un luogo di distruzione, di non ritorno alla vita e alla memoria di Dio,  infatti vi venivano gettati i cadaveri dei malfattori.
Scandalo significava inciampo, ostacolo, insidia, un sassolino nella scarpa o una pietra lungo il cammino che portava a cadere. Non vorremmo certo essere delle pietre lungo il percorso di fede degli amati piccoli in Cristo, siano essi bambini, persone semplici e umili o peccatori consapevoli dei loro carichi con cui stanno lottando.
Giudicare un fratello in Cristo,  escluderlo perché non fa parte o non si adegua alla comunità cristiana alla quale apparteniamo non è opera di scandalo?
Al tempo stesso dovremmo prestare attenzione a noi stessi perché le nostre azioni, i nostri pensieri potrebbero, se non guidati, portarci all'inciampo e al venir meno nella fede.
Il cristiano è chiamato alla pace, con sé e con il prossimo.
Gesù raccomanda, abbiate sale in voi stessi, siate saggi e in pace.

mercoledì 10 aprile 2019

La saggezza del Cristo parte 1

 Marco Cap. 9, 1-13

 Poi disse loro: «In verità vi dico che vi sono alcuni qui presenti che non gusteranno la morte, senza aver visto il regno di Dio venire con potenza».
  *Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse soli sopra un alto monte, in un luogo appartato. E si trasfigurò davanti a loro: *le sue vesti divennero sfolgoranti, bianchissime, tali che nessun lavandaio sulla terra saprebbe farle così candide. *E apparve loro Elia con Mosè, e stavano conversando con Gesù. *Pietro allora prese a dire: Rabbi, si sta bene qui; facciamo dunque tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia. *Ma non sapeva che cosa dicesse, tanto erano presi dallo spavento. * E venne una nube che li avvolse, e dalla nube una voce: Questi è il Figlio mio, il diletto; ascoltatelo. *E subito, guardandosi attorno, non videro più nessuno, salvo Gesù solo con loro.
*Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro di non raccontare a nessuno quello che avevano veduto; se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. *Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi fra loro che mai significasse quel risorgere dai morti. *E gli chiesero: Perché dicono gli Scribi che prima deve venire Elia? *Egli rispose loro: Elia, certo, viene prima a ristabilire ogni cosa; ma come mai sta scritto del Figlio dell’uomo che deve soffrire molte cose ed essere disprezzato? *Ma io vi dico che Elia è già venuto e lo hanno trattato come hanno voluto, nel modo che è stato scritto di lui.

Il capitolo 9 inizia con una piccola profezia. Gesù afferma che alcuni presenti avrebbero visto venire il regno prima di morire. Se abbiamo letto le spiegazioni date dalle pubblicazioni,  l'applicazione viene legata al contesto successivo, ovvero, che con la trasfigurazione alcuni avrebbero avuto modo di vedere una manifestazione del suo regno. È possibile, tuttavia vorrei esplorare una seconda opzione. Ricordiamo che la suddivisione in capitoli e versetti fu un'aggiunta successiva e che quindi il contesto non fosse necessariamente il capitolo 9. Cosa troviamo nel contesto precedente, ovvero, gli ultimi paragrafi del cap. 8?

8: 34  Poi chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro: «Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua
35 perché chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell'evangelo, la salverà.
36 Che gioverà infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l'anima sua?
37 O che cosa potrebbe dare l'uomo in cambio dell'anima sua?
38 Perché chi si vergognerà di me e delle mie parole, in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo, con i santi angeli»

Sì parla di seguirlo senza timore, senza riserve in mezzo a quella generazione perversa, per non essere da lui rigettati in un giudizio. Non vorrei tirar fuori un vespaio sul significato di generazione, ma francamente, prendendo la parola nel suo significato più semplice e nel contesto, di chi parlava Gesù?  Questa generazione peccatrice, qualcosa di presente in quel momento. E quando quella generazione subì un giudizio? Circa 40 anni dopo, nel 70. Quanto duro una generazione nel deserto? 40 anni. 
Quindi potrebbe essere che Gesù volesse davvero dire che di lì a pochi decenni sarebbe tornato nel suo regno per abbattere quel sistema religioso ormai irriformabile? Sappiamo che guardando la città e il tempio pianse sapendo di non poterli salvare. Avrebbe voluto radunarli come pulcini sotto le sue ali ma fu costretto ad ammettere: " ma voi non avete voluto". 
Il racconto subisce poi uno stacco, "sei giorni dopo", la scena cambia e si parla della trasfigurazione. Accade qualcosa di straordinario, non solo egli divenne sfolgorante, ma appaiono due profeti messianici,  Mosè ed Elia che conversano con lui della sua dipartita. (Lu 9:31)
Qui il racconto si fa quasi umoristico, Pietro abbagliato dalla visione e preso da timore (sfido chiunque di fronte a quella visione a non farsi prendere da timore) fa una proposta, perché non allestire un bel campeggio con tre tende? 
Non comprendeva cosa significasse la trasfigurazione e sinceramente appare poco chiaro anche oggi il senso pieno di questo racconto. 
Era un modo per rafforzare Gesù visto che di li a poco avrebbe dovuto subire una morte atroce? Era rivolta ai tre apostoli presenti come speciale dono per rafforzare la loro fede e la comprensione dell'imminente dipartita del loro maestro? Il messaggio di morte si fa sempre più pressante, eppure i discepoli faticano ad accettarlo. Gesù sa che estirpare dalle loro menti vecchie e radicate credenze richiederà tempo e il tempo che gli resta per istruirli si sta velocemente esaurendo. 
I tre apostoli al momento non comprendono. Gesù lascia comunque un segno nei loro cuori che gli sarà utile nel tempo, man mano che gli avvenimenti si susseguiranno molte cose diverranno chiare.
Forse nemmeno noi oggi comprendiamo parti del messaggio biblico, profezie, illustrazioni, storie che culturalmente appartengono anni luce lontano dal nostro modo di vivere e pensare.
Allora a che serve leggere le scritture? Se lo faremo con l'umiltà dei bambini che si fanno guidare anche se non comprendono pienamente ciò che imparano, a suo tempo queste nozioni immesse acquisteranno significato come semi piantati nel terreno sotto la neve, destinati a crescere al volgere della primavera. ( Giov 13:7)



Guarigione di un ragazzo epilettico
Cap. 9,14-29


*Ritornati dai discepoli, videro una grande folla intorno ad essi e alcuni scribi che discutevano con loro. *E subito la folla, appena vide Gesù, ne fu sorpresa e corse a salutarlo. *Egli li interrogò: Di che discutete con loro? *Uno della folla gli rispose: Maestro, io ti ho portato mio figlio, che ha uno spirito muto, *il quale, dovunque si impadronisce di lui, lo butta a terra, ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho chiesto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non hanno potuto. *Rispose loro: O generazione incredula, fino a quando dovrò stare con voi? Fino a quando vi sopporterò? Portatelo da me. *E lo condussero da lui. Appena ebbe visto Gesù, lo spirito scosse violentemente il ragazzo che, caduto in terra, si rotolava schiumando.
*Gesù domandò al padre: da quanto tempo gli succede questo? Rispose: Dall’infanzia, *e spesse volte l’ha gettato anche nel fuoco e nell’acqua per farlo morire. Ma tu, se puoi farci qualcosa, abbi pietà di noi e soccorrici. *Riprese allora Gesù: Se puoi! Ogni cosa è possibile a chi crede. *Il padre del fanciullo subito gli gridò: Io credo, soccorri la mia poca fede! *Gesù, vedendo che si riuniva gente, comandò allo spirito impuro: Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da costui e non entrarvi mai più. *Lo spirito, dopo aver gridato e averlo molto straziato, uscì, e il fanciullo rimase tramortito, tanto che molti dicevano: E’ morto. *Ma Gesù, prendendogli la mano, lo rialzò; e quello si mise in piedi. * Entrato Gesù in casa, i suoi discepoli gli chiesero in privato: Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo? *Rispose loro: Questa specie di demoni non si può scacciare se non con la preghiera.
In mezzo alla perplessità dei discepoli e della folla c'è un ragazzo sofferente. Nonostante avessero già fatto opere potenti, in questo caso non riescono a guarire il giovane. Gesù sembra frustrato dalla loro poca fede, fa portare il ragazzo che subito manifesta i segni della crisi, segni che sembrano i sintomi dell'epilessia ma, vengono specificatamente attribuiti ad uno spirito impuro.
Gesù chiede da quanto tempo il ragazzo sia in questa condizione,  adesso si concentra su di lui e sulla sua lunga sofferenza, non senza aver prima dolcemente rimproverato il padre disperato per la sua fede con condizionale. Nulla è impossibile al Cristo, sicuramente una frase che più di un rimprovero infonde certezza sul risultato, che infatti non tarda ad arrivare.

Difficilmente ci troveremo a dover far i conti con uno spirito impuro, ma ci sono tante cose che potrebbero far venir meno la nostra fede. Difficoltà della vita, situazioni di sofferenza che si protraggono nel tempo, dubbi e incertezze in questo cammino cristiano da consapevoli sempre più difficile, situazioni da cui dobbiamo avere l'umiltà di riconoscere che potremmo uscirne vittoriosi solo se ci affidiamo a Dio e a suo figlio con fede e si,  mediante accorate preghiere. Ricordiamoci che il padre del ragazzo, pur avendo fede riconobbe il bisogno di maggiore fede e non si vergognò di chiederla.

Ho trovato interessante questa riflessione sulla preghiera del padre del ragazzo, da Qumran.net :
Gli apostoli si sono un po' montati la testa; d'altronde – che diamine! – è da tempo che seguono il Maestro Gesù, hanno visto come opera, sono in grado di imitarne, più o meno, i gesti e le parole. Assistiamo così, oggi, alla peggiore delle figure narrate dagli evangelisti (criterio di verità: voi scrivereste un libro di fantasia in cui fate una pessima figura?): gli apostoli, contattati da questo povero padre di famiglia, pensano di non avere bisogno di disturbare il Signore Gesù, la misura del loro doppio fallimento – di fronte a questo pover'uomo e rispetto a Gesù – è bene evidenziata da Marco. La ragione del loro fallimento, spiega alla fine Gesù, è nell'assenza di coinvolgimento degli apostoli: la guarigione è frutto di una lotta contro il male, richiede sacrificio e compassione, non si tratta di giocare a fare i maghetti di turno! Il padre del ragazzo epilettico, però, dona agli apostoli e a noi una lezione memorabile: sollecitato da un Gesù piuttosto alterato dall'accaduto, sentendosi stimolato ad avere più fede, questo pover'uomo formula una delle preghiere più toccanti dell'intero vangelo: "Signore io credo, ma tu sostieni la mia incredulità". Sì, Signore, tu conosci la misura della nostra fragilità, tu sai della fatica del nostro vivere. 



Secondo annuncio della morte e risurrezione
Cap. 9, 30-37


*Quindi, partiti di là, s’aggiravano per la Galilea, ma Gesù non voleva che alcuno lo sapesse. *Infatti egli ammaestrava i suoi discepoli dicendo: Il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini, e lo uccideranno; e, ucciso, dopo tre giorni risorgerà. *Ma essi non compresero quella parola e temevano di interrogarlo. *Giunsero a Cafarnao, ed entrati in casa, chiese loro: Di che discorrevate per via? *Ma essi tacevano, perché per via avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. *Allora egli, messosi a sedere, chiamò i dodici e disse loro: Se uno vuol essere il primo sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti. *E preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse: *Chi riceve un bambino come questo nel mio nome, riceve me; e chi riceve me, non riceve me, ma colui che mi ha mandato.
Gesù rinnova l'annuncio della sua imminente morte, ma i discepoli non riescono ad accettare l'idea della sua dipartita. Temevano addirittura d'interrogarlo,  non volevano ulteriori particolari su di un fatto che rifiutavano di accettare. Non era egli il Messia?  Non avrebbe regnato su Israele liberando dal giogo delle nazioni? Perché parlava di morte?
Se in altre occasioni non si fecero remore a chiedere ulteriori spiegazioni, stavolta temevano di sapere di più e di dover accettare una verità scomoda. Il Messia era un vittorioso condottiero, loro i suoi più fidati alleati e presto avrebbero avuto un ruolo glorioso al suo fianco, altro che morte! Le profezie questo dicevano... ma dicevano pure altro, Isaia 53: 1-10 era lì,  davanti ai loro occhi... "colpito per le nostre trasgressioni, come una pecora portata al macello, fu reciso dal paese dei viventi.." testimonianza chiara di ciò che attendeva il Messia, eppure niente ci convince quando abbiamo già un'idea preconcetta.
Quindi niente di sorprendente se anziché soffermarsi su parole scomode preferiscono discutere su chi di loro fosse il più grande, su come spartirsi il potere intorno al Cristo presto vittorioso. Ma sapevano che Gesù non gradiva questo modo di pensare e interrogati, come bambini colti con le mani nella marmellata tacciono.
Il contesto religioso in cui erano cresciuti dava moltissima importanza al grado sociale e alla spiritualità formale, fatta più di apparenza che di profondità, naturale che fosse per loro difficile invertire la rotta mentale.
Gesù,  il maestro per eccellenza viene per servire,  per sacrificarsi e loro pensano a comandare, a spartirsi potere e gloria.
Ma Gesù non si scoraggia, sa che ci vorrà tempo per togliere certi modi di pensare così ben infissi nella mente, tuttavia il materiale è buono, sono sinceri.
Così attende il momento giusto per impartire una lezione. Si siede, chiama a se i dodici e preso un bambino lo pone in mezzo a loro, fa un gesto, abbraccia il piccolo, mostra affetto per un membro della comunità che ancora non ha valore come uomo, un bambino non ha esperienza, lavoro, conoscenza, un'identità definita che lo renda importante. È piuttosto un membro da proteggere, accudire, crescere e formare. Ecco, chi vuole essere grande deve servire! Chi riceve questo piccolo, riceve Gesù e pure il Padre che lo ha mandato!
Quanta importanza, quanto valore nel servire i minimi. Le braccia protettive di Gesù mi fanno venire in mente quanto amore e protezione ogni cristiano dovrebbe mettere nel proteggere i deboli, loro sono la priorità, non il posto in congregazione, i privilegi, le nomine!
Quando si trascura di proteggere un bambino che chiede aiuto, si evita di far luce su un abuso, si dà la priorità al buon nome dell'organizzazione piuttosto che alla protezione dei piccoli, si può dire di imitare il Cristo?
C'è bisogno di una specifica legge che obblighi a denunciare un presunto pedofilo o la legge morale che appartiene al Cristo ci spingerà a fare il possibile affinché la questione venga chiarita e il reato preso in mano dalle autorità competenti che saranno in grado di mettere in sicurezza non solo i bambini in congregazione, ma tutti quelli che potrebbero essere future vittime anche al di fuori?

lunedì 24 dicembre 2018

La fede del e nel Cristo parte 2

Il segno dal cielo

Cap. 8,11-20

*Allora si fecero avanti i farisei e incominciarono a discutere con lui chiedendogli, per metterlo alla prova, un segno dal cielo. *Ma egli, sospirando profondamente, disse: Perché questa generazione domanda un segno? In verità vi dico, nessun segno sarà dato a questa generazione. *E lasciatili, montato di nuovo in barca, passò all’altra riva. *I discepoli si erano dimenticati di prendere pani e non avevano con sé nella barca che un pane solo. *Egli intanto li ammaestrava dicendo: Badate, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode! *Ma essi discorrevano tra loro del fatto di non avere pani.*Gesù, accortosene, disse: Come mai ragionate tra voi di non avere pani? Non riflettete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? *Avendo occhi non vedete e avendo orecchi non udite? E non ricordate quando io spezzai cinque pani per cinquemila uomini, quante ceste colme di avanzi raccoglieste? Gli dicono: Dodici. *E quando ne spezzai sette per quattromila uomini, quante ceste di avanzi raccoglieste? Sette, rispondono. *E diceva loro: E non capite ancora?


Gesù sospira profondamente. Cosa prova nei confronti dei farisei che di fronte a questo grande miracolo chiedono un segno? Rabbia? Delusione? Sconforto? Sappiamo che i suoi rapporti con i farisei furono piuttosto conflittuali. A più riprese condannò il loro modo di giudicare il prossimo, fu da loro messo alla prova, complottarono per eliminarlo, eppure fu disposto ad andare in casa di un fariseo per consumare un pasto, ebbe discepoli farisei, disse di ascoltare i loro insegnamenti pur rigettando la loro condotta ipocrita. (Matt 23:23-30, 16:1, 19,3, Giov 11:46-53, Lu 7:36, Atti 15:5, Matt 23:2,3). Impariamo a non generalizzare, a dare la possibilità a ciascun individuo singolarmente.

Impariamo che non è necessario rispondere sempre alle obiezioni, non se di fondo mancano i buoni motivi.


La cecità di questi farisei di fronte alla gioiosa condivisione di un pasto con i discepoli non meritava risposta. Gesù avverte i discepoli di fare attenzione al lievito dei farisei, un modo di pensare dominante nella comunità di quel tempo, ossessionata da regole e giudizi, come se la salvezza dipendesse dalle opere e non dalla immeritata benignità di Dio. La conversione che Gesù richiede non è un semplice cambio di religione ma di fondo, nei loro cuori. Dovevano smettere di pensare a se stessi come a una comunità rinchiusa in sé stessa. Per Gesù non importa se facciano parte o meno di una comunità, ma se si prodigano nel fare il bene e condividere. Il cristianesimo è apertura all'altro!
C'è nella richiesta dei farisei inoltre una chiusura alla fede. Essi vogliono che Gesù si conformi al loro modo di adorare, al loro sistema di purezza e separazione, chiedono un segno quando Gesù ne ha già dati tanti. Si considerano giusti, il loro metro di misura dev'essere lo standard per la pura adorazione. In questo triste a dirsi sono ampiamente imitati da molte religioni cristiane che a son di bolle papali e scomunica han messo al rogo o all'ostracismo chi osava pensare in modo differente.

Di contro, la nuova religione sembra esser diventata l'ateismo che chiede segni a chi vive nella fede ma senza una reale volontà di credere e aprirsi all'altro, bensì per confutarne la speranza. Diventa facile giudicare la fede altrui in base ai propri standard, e lo sport di ogni religione stabilire regole e imporle in nome di Dio. La conseguenza nel tempo è la cecità spirituale. Ciò che appare all'occhio è come un faro puntato in faccia che non permette di vedere la sostanza, ma solo la forma. Come testimoni purtroppo abbiamo assorbito questo metro e dobbiamo imparare a sbarazzarcene. Perché Gesù ci insegna a donarci senza giudicare l'altro. A noi è richiesto di amare, non di giudicare. Ancora una volta Gesù ammonisce i discepoli di guardarsi dal lievito dei farisei, evidentemente il loro metro di misura era facilmente assorbito anche da loro, un pericolo per i cristiani che dovevano si, sforzarsi di vivere secondo alti principi, ma non per questo sentirsi superiori e criticare gli altri.

Marco 8: 22-33
Giunto in Betsaida, gli portano un cieco e lo pregano di toccarlo. ed egli preso il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio, gli mise della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli disse: Vedi qualche cosa? *E quello guardando in su disse: Vedo degli uomini come alberi che camminano. *Allora di nuovo gli impose le mani sugli occhi, e quello vide distintamente e si trovò guarito e vedeva nettamente da lontano tutto. *Gesù lo rimandò a casa sua dicendo: Non entrare neppure nel villaggio. *Gesù con i suoi discepoli se ne andò quindi verso le borgate di Cesarea di Filippo, e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: Chi dice la gente che io sia? *Gli risposero: Chi Giovanni il Battista, alcuni Elia, altri uno dei profeti. *Allora domandò loro: Ma voi, chi dite che io sia? Pietro rispose: Tu sei il Cristo. *Ed egli ordinò loro di non parlare di lui con nessuno. *E cominciò a spiegare loro che era necessario che il Figlio dell’uomo soffrisse molto cose e fosse riprovato dagli anziani e dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, e fosse ucciso e dopo tre giorni sarebbe risorto. *Egli diceva queste cose apertamente. E Pietro, trattolo in disparte, cominciò a protestare. *Ma Gesù, voltosi e, guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: Va’ via da me Satana! Tu non pensi come Dio, ma come gli uomini.

Gli portano un cieco ed egli lo prende per mano. Come per il sordo, a cui comunica con gesti, trova il modo di interagire con il cieco in modo speciale, empatico. Lo conduce, il tocco rassicurante della mano è per il cieco un linguaggio molto forte, avendo un deficit visivo sviluppa una straordinaria sensibilità nelle mani, che diventano in grado di capire la personalità e le emozioni dell'interlocutore. Per chi ha nozioni di equitazione può comprendere l'idea di ciò che può trasmettere anche un piccolo cenno, una leggera stretta sulle redini al cavallo, animale dall'indole schiva ma docile una volta percepita la sicurezza e l'empatia del cavaliere, oppure un tocco nervoso e insicuro che gli trasmetterà sfiducia. Lo porta fuori dal villaggio, lontano dalla folla pressante e lo guarisce gradualmente. Infatti all'inizio vede in maniera sfocata. La cecità, specie se dalla nascita, non è solo visiva. Manca nel cervello tutta una serie di connessioni, di percorsi sinapsici che collegano i nostri occhi alle immagini che vediamo. Il cieco vede degli alberi, ma intuisce che questi tronchi, che lui ha sempre percepito con le mani come oggetti verticali, ma fermi e radicati a terra, non possono essere alberi perché si muovono, quindi sono uomini!

Gesù compie il secondo miracolo, collega la vista alla banca dati del cervello cognitivo e adesso il cieco traduce ciò che gli occhi gli comunicano. Anche noi spesso siamo ciechi, non perché non vediamo la verità, bensì restiamo incapaci di collegarla alla visione d'insieme. Continuiamo a leggere le scritture con la fiducia che alla fine il Cristo diventi pienezza della nostra fede compiendo questo secondo miracolo. 

Un commento interessante da Qumran.net :

"Gesù vuole aiutare i suoi discepoli ad aprirsi all'ascolto della verità, a vederci chiaro nella propria vita, a rendersi abili, a parlare correttamente della propria fede. Finché non si vede distintamente, come il cieco guarito, finché non si vede Gesù nella vera luce della sua identità non si è ancora adatti per l'annuncio del vangelo. Non credere significa diventare come i pagani, che somigliano ai loro idoli i quali "hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono..." (Sal 105,4-6). In tutta questa sezione del vangelo Gesù rimprovera più volte i suoi discepoli perché non capiscono o non vogliono vedere chiaramente la realtà. Ma, mentre egli fa questi rimproveri, guarisce un sordo e un cieco, e la cosa diventa un segno della guarigione spirituale dei discepoli. Così essi diventeranno capaci di dire (finalmente!): "Tu sei il Cristo!" (Mc 8,29). Ma la loro guarigione non è completa. Infatti, si riveleranno altrettanto chiusi al nuovo insegnamento di Gesù sul cammino del Cristo verso la croce. Gesù avrà di nuovo a che fare con le loro orecchie tappate e i loro occhi ciechi, e la sua difficoltà a guarire fisicamente un sordomuto e un cieco manifesta appunto la difficoltà a guarire il cuore dei discepoli. Marco descrive questi due miracoli come segni di una guarigione interiore: guarigione della sordità e della cecità spirituale. La guarigione del cieco di Betsaida avviene in due tempi, ed è un fatto unico in tutto il Vangelo: si presta a simboleggiare il viaggio della fede, che avviene progressivamente e non senza esitazioni. Questa guarigione è un gesto profetico di Gesù e simboleggia lo schiudersi degli occhi dei suoi discepoli alla sua messianicità. Gesù è l'unica luce che dà la vista, che illumina ogni uomo (Gv 1,9). Il discepolo è un cieco che sa di esserlo, riconosce l'impossibilità di guarire da solo e lascia che il Signore agisca secondo la sua misericordia."

Anche la visione del Messia assorbita dagli insegnamenti giudaici doveva essere rimossa. Attendevano un Messia liberatore, qualcosa a uso e consumo giudaico, mentre la sua missione aveva un ben più ampio respiro. (Giov. 3:16, 10:16) Ecco perché Gesù chiede loro cosa pensano sulla sua identità. La gente, gli rispondono, crede che egli sia Elia, o Giovanni battista. Idee confuse, date da profezie non ancora chiare e dagli eventi del periodo. Anche i discepoli avevano idee confuse ma qualcosa più chiaro in testa c'era, infatti Pietro risponde senza dubbi: " tu sei il Cristo!"

Avevano trovato il Messia annunciato dalle scritture.



Secoli di storia ebraica portavano fino a Gesù. Egli era annunciato quale liberatore d'Israele, un condottiero, un re. Difficile per i discepoli togliersi dalla testa questa figura da giustiziere con tanto di spada sguainata a cacciare il giogo romano. Ma Gesù approfitta della loro attuale consapevolezza per ribadire un punto importante, egli era si condottiero, ma doveva presentarsi anche come un agnello da scannare, doveva passare il martirio. Riusciamo ad immaginare l'enorme cambio di paradigma che doveva avvenire nella loro testa? Non sorprende quindi che Pietro rifiuti questo concetto e cerchi di "convincere" Gesù che si sta sbagliando.. viene da ridere a pensarci...

Adesso però, riusciamo a capire che anche dentro noi ci sono enormi montagne di preconcetti per arrivare al Cristo e ad una fede più spoglia di tanti orpelli inculcatici, forse da tutta una vita? Se guardiamo a tutte le religioni cristiane, hanno si insegnato le basi scritturali, ma nello stesso tempo immesso l'idea che il mezzo, l'organizzazione religiosa, fosse unico e indispensabile per arrivare alla fede nel Cristo. Prendendo l'esempio che Brux Cavey nel suo libro: "The end of religion" fa, (e che vi consiglio di leggere) "Le religioni sono come bicchieri in cui contenere acqua, le persone religiose anziché spirituali credono di dissetarsi leccando il bicchiere anziché berne il contenuto, tanto più sono incapaci di bere acqua viva alla fonte, senza un contenitore. Eppure basterebbe mettere le mani a coppa per raccogliere acqua, direttamente alla fonte!"

Ger.2:13 "Perché il mio popolo ha commesso due malvagità: ha abbandonato me, la fonte di acqua viva, per scavare per sé stesso cisterne. Cisterne rotte che non possono trattenere l'acqua."

Cap. 8,34-38
E chiamata a sé la moltitudine coi suoi discepoli, disse: Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. *Perché chi vorrà salvare la sua vita la perderà, ma chi perderà la sua vita per me e per il vangelo la salverà. *Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo, se e poi perde la sua vita? *Infatti con che cosa potrà ricomprare la sua vita? *Se uno si vergogna di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi. 

Gesù adesso lancia la sfida. Nessuno è escluso, infatti si rivolge alla folla, non solo ai discepoli. Il suo è un invito a seguirlo, non un imperativo. Chi decide di farlo deve scegliere di propria volontà, ma dovrà accettare di rinnegare se stesso. Avverte che accetterà di portare un fardello sulle spalle finanche ad arrivare alla morte. Vedremo questo, palo o croce poco cambia, nel racconto della parte finale del Cristo, che trasporta lo strumento dove verrà inchiodato lui stesso. Una visione molto chiara per le persone dell'epoca. Era una morte non da eroi ma ignobile, rigettata da tutti, una condanna al biasimo. E Gesù la usa per mettere bene in chiaro cosa significa seguirlo. Si aspettavano un'imminente gloria accanto al liberatore d'Israele invece dovranno essere disposti ad attraversare l'inferno del rifiuto e il ripudio.

Ma Gesù esorta a guardare oltre l'apparenza. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero (plauso compreso) se in tal modo perde se stesso? La sua anima? Li esorta a riflettere che in effetti erano attaccati all'opinione di una generazione adultera e peccatrice rischiando così di perdere la stima del Messia e del Padre. Questo avrebbe portato a perdere veramente la vita senza speranza di salvezza alcuna. Non c'è odio, non c'è rabbia nel seguire il Cristo nei confronti di chi ci avversa. Gesù ci invita a portare un carico, ma ci sostiene riempendoci di amore, solo con questo sentimento saremo in grado di portare il palo di tortura non venendo meno.



giovedì 15 novembre 2018

La fede del e nel Cristo, parte 1

Risultati immagini per la moltiplicazione dei pani e dei pesciLa seconda moltiplicazione dei pani

Marco 8,1-10

*In quei giorni, radunatosi di nuovo una grande folla e non avendo essa da mangiare, Gesù chiamò i discepoli e disse loro: *Ho pietà di questa gente, poiché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare. *Se li rimando a casa digiuni, verranno meno per la strada; alcuni di loro sono venuti da lontano. *Gli risposero i discepoli: Dove trovare pane per sfamarli, qui nel deserto? *Egli chiese loro: Quanti pani avete? Risposero: Sette. *Allora ordinò alla folla di sedersi per terra. E, presi i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dette ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. *Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver recitato la benedizione su di essi, ordinò che fossero distribuiti anche quelli. *E mangiarono e si saziarono, e degli avanzi di pezzi rilevarono sette sporte. *Erano circa quattromila. Poi Gesù li congedò, *e subito, salito sulla barca con i suoi discepoli, venne dalle parti di Dalmanùta.


Questa è la seconda volta che nel vangelo di Marco si narra della moltiplicazione del cibo da parte di Gesù. Un miracolo che possiamo trovare in tutti e quattro i vangeli.

Se nel cap.6 veniva fatto per il popolo ebraico, qui avviene per persone pagane. Da tre giorni lo ascoltano e il suo cuore è toccato dalla loro fede. Essi non pretendono come alcuni israeliti, ma sono attratti da questo maestro straordinario che non solo guarisce, ma insegna e trova il tempo per un popolo straniero a differenza del rifiuto altezzoso di molti giudei.

Ancora una volta i suoi discepoli mettono di fronte a Gesù l'impossibilità di sfamare una folla con i pochi mezzi a disposizione. Non era solo una questione di fede nel miracolo, lo avevano visto accadere già poco tempo prima. Con gli occhi di chi legge il racconto 2000 anni dopo, col senno di poi, è facile dare un giudizio. Forse ci sfugge la difficoltà del momento, l'imprinting di tutta una vita che i discepoli si portavano sulle spalle nascendo nel popolo eletto.

Sappiamo bene che consideravano impuri i gentili e leggendo i vangeli e gli atti apostolici si intravede come questa difficoltà viene cancellata progressivamente e a fatica dai loro cuori. Gesù è paziente, li prepara un poco alla volta. Pietro in seguito, pieno di spirito santo affermò di comprendere che Dio non era parziale, ma che in ogni nazione l'uomo che lo teme e opera giustizia gli fosse accetto. (Atti 10: 28, 34,35) Eppure pochi anni dopo dimostrò di avere ancora riserve. (Galati 2:11-14) Gesù prende i pani, li spezza e li affida ai discepoli affinché li offrano alla folla. Il miracolo si ripete e tutti sono saziati.

C'è una coerenza sequenziale nel racconto di Marco. Il filo conduttore è il cibo, il pane che viene condiviso.

C'è un banchetto di morte, il compleanno di Erode (6:17-29),

poi un banchetto di vita (6:30-44),

la traversata in cui si narra della loro difficoltà a capire il significato dei pani e dei pesci (6: 51,52),

Gesù che dichiara puro ogni alimento (7:1-23),

Le briciole alla donna cananea (7: 24-30),

La seconda moltiplicazione per i pagani (8: 1-10)

Se la pasqua era una festa prettamente ebraica, in seguito Gesù porta il pane vero a tutte le nazioni. Progressivamente aiuta i discepoli ad accettare questa nuova visione dei non giudei, il suo messaggio di salvezza diverrà universale. Moltiplicare il pane per i seguaci non giudei è quindi un passo progressivo all'accettazione. I discepoli vengono chiamati alla partecipazione, Gesù provvede il pane, ma loro lo distribuiscono. Avverrà così anche nelle nuove ekklesie, dove il cibo e l'aiuto saranno distribuiti indistintamente nonostante un primo empasse. (Atti 6:1-6)

Anche oggi quali consapevoli siamo chiamati a non fare distinzioni. Se da inconsapevoli forse ci eravamo fatti prendere dal pensiero di essere in qualche modo un popolo eletto, adesso dovremmo mostrare amore, compassione ad ogni sorta di persona. Senza pregiudizi mostriamoci pronti a comprendere l'altro.

Stiamo attenti a non saltare semplicemente dall'altra parte del fosso cominciando a criticare i nostri fratelli inconsapevoli ricordando che anche noi lo siamo stati. Adesso siamo chiamati a vincere il male col bene e ne saremo all'altezza solo se ci affideremo con fede all'esempio del Cristo.

Dal sito: pensieri e parole.

"Ha compassione della folla, il Signore. Ha compassione di noi uomini, sa bene che la vita è un cammino impegnativo, sa bene che, lontani da lui, possiamo mancare per strada, perdere il sentiero, smarrire la direzione giusta. E allora ci offre un pane per il cammino, un nutrimento per tornare alle nostre case, al luogo del ristoro, alla meta ultima. Un pane del cammino che si moltiplica a partire da ciò che i discepoli mettono a disposizione. Il Signore amplifica la nostra generosità, il pane del cammino altro non è che il nostro pane condiviso e, perciò, moltiplicato. Siamo noi discepoli a sfamare la folla, a permettere ad ogni uomo di camminare verso casa. Ma ad una condizione: mettere in gioco tutto quello che siamo, fino alla fine, fino all’ultimo respiro. Sono sette i pani dei discepoli, sette: il numero della perfezione. Guai a noi se mettiamo in gioco la nostra fede solo a metà, guai a noi se, davanti alla folla affamata, scarichiamo le responsabilità su Dio. A noi è chiesto di sfamare le folle di cui Dio ha compassione. E non abbiamo di che temere: una volta condiviso il pane, ne avanzeremo sette sporte: ciò che avremo interamente donato ci sarà restituito cento volte tanto."

giovedì 1 novembre 2018

La purezza spirituale del Cristo, parte 3

Risultati immagini per GesuLa donna pagana

Marco Cap. 7,24-30

*Poi, partito di là andò nel territorio di Tiro e Sidone, ed entrò in una casa desiderando che nessuno lo sapesse; ma non poté restare nascosto, *perché una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito immondo, appena sentì parlare di Gesù, venne e gli si gettò ai piedi. *La donna, pagana e sirofenicia di origine, lo pregava di scacciare il demonio dalla sua figliola. *Ma Gesù le disse: Lascia che prima siano saziati i figli; non è bene togliere il pane ai figli e gettarlo ai cagnolini. *Ma essa replicò: Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli. E Gesù: Per questa tua parola, và, il demonio è uscito dalla tua figliola. * E la donna, tornata a casa, trovò la fanciulla coricata sul letto: il demonio l’aveva lasciata.
Dopo aver ribadito ampiamente ciò che è puro e impuro Gesù va in territorio straniero, in mezzo a popoli pagani. Forse il suo scopo era di riposare un po, nel racconto parallelo di Matteo dice che "si ritirò ", infatti chiede di non far sapere della sua presenza. Ancora la via per la predicazione evangelica ai pagani non è stata aperta, Gesù doveva prima dare la possibilità agli ebrei e solo successivamente ai gentili, ma si presenta una situazione che lo porterà a prendere una decisione differente rispetto alle sue intenzioni, una donna, chiamata qui pagana e Sirofenicia, mentre in Matteo  cananea ha un disperato bisogno del suo aiuto.  Il racconto lascia intendere la premura e l'angoscia che questa donna ha nel cuore, ella si getta ai piedi del maestro supplicandolo di aiutare la sua figlioletta, una bambina posseduta da un demonio. Gesù non risponde immediatamente, è scosso dalle emozioni? Certamente sente dentro di sé tutta la sofferente disperazione che ha di fronte, ma anche l'ostilità e il pregiudizio degli apostoli, tuttavia vuole ribadire un concetto, egli è venuto per Israele. Lo fa con un esempio; spesso gli israeliti paragonavano i pagani a cani, animali impuri, ma Gesù usa un vezzeggiativo, cagnolini.
La reazione della donna mostra che non è offesa dal paragone, capisce che Gesù non le sta mostrando disprezzo, bensì ribadendo un punto, ma che non ha chiuso completamente la porta alla richiesta e io immagino che anche il tono della voce di Gesù tradisca la sua commozione. Abilmente rovescia l'esempio fatto a suo favore, ella non pone obiezione, anzi conferma la tesi del maestro, non pretende che Gesù intraprenda una campagna in mezzo ai pagani,  può comunque lasciare  qualche briciola del suo tempo e dei suoi doni anche a loro.
Questa perseverante fiducia tocca profondamente non solo Gesù,  che immediatamente la esaudisce,  ma anche i discepoli, tanto che questo episodio viene riportato nei vangeli di Marco e Matteo. Per inciso, e per comprendere la mentalità chiusa di cui gli apostoli erano ancora impregnati, mentre la donna pregava con disperazione Gesù,  loro gli chiedono di scacciarla affinché smetta di disturbarlo, il miracolo in questo caso non è solo benefico per la donna quindi, ma cambia prospettiva mentale anche a loro.

Come per Maria alle nozze di Cana, la samaritana al pozzo, questa donna pagana, contrariamente alla mentalità ricorrente dell'epoca, Gesù ascolta le donne, tanto da cambiare idea sul da farsi e agire a loro favore. Questo episodio in particolar modo, se a Cana era sua madre a rivolgergli la richiesta e in Samaria è lui a iniziare la conversazione,  qui viene "importunato" mentre cercava di riposare da una donna e per di più pagana. Matteo parla di Cananea,  un popolo molto odiato dagli ebrei per le loro contaminazioni idolatriche. Eppure Gesù mostra che la fede spalanca le porte eliminando ogni pregiudizio.
La purezza spirituale del Cristo  non sta nella separazione, ma nell'amore puro che spazza via le differenze.

Un sordomuto guarito
Cap.7,31-37

* Di nuovo partito dalla regione di Tiro, andò per la via di Sidone verso il mare di Galilea, nel territorio della Decapoli. *Gli conducono un sordomuto e lo pregano di imporgli la mano. *Ed egli, trattolo in disparte dalla folla, gli mise le dita sugli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; *poi, guardando il cielo, sospirò e gli disse: Effatà, cioè apriti. *E subito gli si aprirono gli orecchi, gli si sciolse il nodo della lingua, e parlava bene. *Gesù ordinò che non lo dicessero a nessuno. Ma quanto più lo proibiva, tanto più lo divulgavano, *e pieni di ammirazione, dicevano: Egli ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti.

Ancora un miracolo compiuto in terra straniera, Gesù attraversa la Decapoli,  luogo dove guarì l'indemoniato a cui comandò di rendergli testimonianza e qui gli conducono un sordomuto con impedimento di parola. Spesso una persona sorda diventa anche muta, non per incapacità fisica, ma semplicemente perché senza udire diventa molto difficile imparare a parlare.
Comunque sia, Gesù comprende e mostra empatia per quest'uomo che sicuramente si sentiva a disagio in mezzo alla folla.
Lo porta in disparte e compie gesti atti a comunicare con lui.. una specie di lingua dei segni...
Gli tocca orecchie e lingua, le sedi del suo problema, dopodiché si rivolge al cielo, in segno di preghiera. Credo che l'uomo cominciasse a capire le sue intenzioni,  poi un comando in aramaico: Effatà,  ovvero, apriti!
Immaginate il gioioso stupore di quest'uomo che immediatamente viene guarito!
Non ho personalmente idea della grande difficoltà che possa comportare la sordità,  ma viene descritta come peggiore della cecità in quanto impedisce pesantemente le relazioni. Se la persona è tale dalla nascita sarà difficile anche imparare a comunicare oltre  un grado basico.
Se vi siete trovati all'estero, soli in un paese di cui non conoscete la lingua, forse una minima idea ve la siete fatta.
Ma adesso, il sordo si è aperto, ode chiaramente e comprende, la sua lingua non ha impedimento alcuno!
Inutile chiedere di non farlo sapere, lui, la prova vivente di quel miracolo e la gente che conoscendolo sa che questo era un reale prodigio non possono essere fermati dall'ammonizione di Gesù. " Quanto più lo proibiva, quanto più lo divulgavano" spiega il racconto.

Questi due episodi segnano un'apertura alle nazioni nel ministero di Gesù. Se la donna va da lui e insiste per avere la sua attenzione, adesso è Gesù ad andare dai pagani. Se tempo addietro la sua opera non era stata accettata, ricordate l'indemoniato e i porci? Adesso le persone sono ben disposte, lo cercano, gli portano quest'uomo sordo affinché lo guarisca. È possibile quindi che l'uomo ristabilito dai demoni abbia parlato, abbia preparato i cuori degli abitanti della Decapoli.
Impariamo quindi a parlare di Cristo ovunque. Condividiamo la nostra fede, non certo per segnare ore in un rapporto, ma per amore, questa dev'essere la spinta motivante.

Un'altro aspetto che si può trarre dall'episodio del sordo è questo, ho chiesto a Sus una sua riflessione che riporto integralmente:

"È un episodio bello nella sua semplicità, comunque una possibile applicazione spirituale potrebbe essere questa: Gesù la maggior parte delle volte lasciava che i malati di mostrasse la loro fede andando da lui ( lasciò che alcuni ciechi quasi lo rincorressero prima di sanarli). Nel caso del sordo, se Gesù non avesse preso l'iniziativa il sordo sarebbe rimasto sordo. Un cieco infatti benché abbia una qualità di vita inferiore a quella del sordo in senso generale, ha una capacità di assimilare informazioni nettamente superiore.
Questo ci dimostra quanto Gesù sia in grado di discernere il grado di responsabilità di ognuno in base alle circostanze personali.
Attenzione, perché Gesù sa anche distinguere i falsi invalidi, quelli che fanno i sordi o i ciechi... "

domenica 16 settembre 2018

La purezza spirituale del Cristo, parte 1


Cap. 7,1-13

*Gli si radunarono intorno i farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, *i quali videro che alcuni dei suoi discepoli mangiavano con mani impure, cioè non lavate. *Perché i farisei e tutti i giudei, se non si lavano accuratamente le mani, non mangiano, attenendosi alla tradizione degli antichi; *e quando vengono dal mercato non mangiano senza fare abluzioni; vi sono poi tante altre cose che osservano per tradizione: lavature di bicchieri, stoviglie e piatti. *I farisei e gli scribi dunque gli chiesero: Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi e mangiano con mani impure?
*Rispose loro: Isaia ben profetò di voi, ipocriti, quando scrisse: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. *Vano è il culto che mi rendono; le dottrine che insegnano sono precetti umani. *Voi trascurate il comandamento di Dio per attenervi alla tradizione degli uomini. *E soggiungeva: Voi siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. *Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. *Voi invece dite: Se un uomo dice al padre o alla madre: Tutto ciò con cui potrei assisterti è qorban, cioè offerta (sacra), non gli permettete più di fare nulla per suo padre e sua madre, *rendendo vana la parola di Dio per la tradizione che voi trasmettete. E molte altre cose simili fate.

 Ancora una volta i farisei restando turbati dal modo di fare di Gesù e dei suoi discepoli. Come sempre, essi danno enorme importanza alla minuziosa osservazione di tradizioni umane che hanno cucito addosso alla legge data da Dio.
Ricordiamo il significato della parola fariseo, separato. Per un fariseo sarebbe stato gravissimo mangiare con un peccatore, omettere qualche pratica rituale o non rispettare tutto il corollario di regole sul sabato. Quindi appena vedono alcuni discepoli di Gesù mangiare senza essersi lavati le mani, subito intervengono puntando il dito su questa palese mancanza.
Marco, scrivendo per i romani fa una precisazione, un appunto volto a spiegare ai lettori le usanze comuni e conosciute fra gli ebrei in merito, infatti il popolo giudeo non mangiava senza prima lavarsi le mani fino al gomito. Il racconto puntualizza: "osservando la tradizione degli uomini dei tempi passati". Non si tratta quindi di un comando della legge ma di tradizione.
Nella legge c'era in effetti il comando di lavarsi e di immergere calici, brocche e vasellame, ma era un comando riservato ai leviti in servizio sacro. (Lev 22: 1-16 ) Nel tempo fu esteso a tutto il popolo.
Tuttavia Gesù riporta la questione alla sua base cruciale: ciò che è puro e ciò che non lo è, non tanto in termini di riti e opere, ma va alla fonte di tali opere, ovvero, il cuore.
Il cuore è la fonte delle impurità morali e rende inutile tutto il corollario di riti come lo sarebbe indossare un abito sontuoso sopra un corpo lurido.
Nel tempo, questa minuziosa osservanza di regole rende insensibile il cuore che si sente a posto per le opere e smette di scavare a fondo nei motivi.
Gesù cita isaia: "Questo popolo mi onora con le labbra ma il loro cuore è lontano da me, invano continuano ad adorarmi perché insegnano come dottrine comandi di uomini". Parole forti, parole che i farisei sentono offensive perché ciechi alla vera scala di valori spirituali.  Essi pensano di essere superiori per la loro scrupolosa osservanza quando nel cuore non hanno coltivato amore, compassione, empatia, spirito altruistico.
Gesù poi argomenta in modo implacabile mostrando quanta ipocrisia abbia il loro modo di adorare formalistico. Le regole e la tradizione che tanto vanno declamando sono ciò che li porta a trasgredire la legge sacra data da Dio. "Voi siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione". Qui li dichiara abili, c'era malizia nelle loro manipolazioni allo scopo di eludere quella legge che tanto sostenevano di volere osservare giusto proteggendola nel perimetro delle tradizioni. Fa un esempio lampante, dichiarano "corban" i loro averi, ovvero, un dono dedicato a Dio e per questo evitano di onorare i loro genitori nel bisogno. Nel frattempo però usano quelle stesse proprietà finché sono in vita per sé stessi.
É così evidente l'ipocrisia suscitata dal loro modo di adorare, basarsi sull'esteriorità delle opere rischia di far scivolare l'adorazione nel formalismo, nella superficialità.
Non dovremmo sorprenderci di ritrovare le stesse problematiche ai nostri giorni. Il corollario di regole che soffocano la semplice adorazione che rendiamo a Dio sono una spontanea degenerazione religiosa. Si comincia con piccoli gruppi in cerca della verità ma pian piano, ingrandendo,  servono regole e organizzazione che alla lunga finiscono per soffocare ciò che in realtà volevano preservare.
Dovremmo personalmente fare il punto e chiederci se abbiamo bisogno di aggiustare il tiro. Nel tempo il desiderio di servire Geova è divenuto desiderio di "brillare" in congregazione? Continuiamo a coltivare una coscienza pura o stiamo divenendo "abili" nell'eludere le scritture a nostro beneficio?
Un cristiano non adotta scuse per tirarsi indietro e vivere una vita per sé stesso, ma nemmeno corre una corsa che è una carriera teocratica anziché una corsa cristiana.
Il bene si fa nell'ombra, non alla ribalta del podio, non nelle ampie vie. Privilegi e nomine lasciano il tempo che trovano come i Filattieri che portavano i farisei.
Ricordiamo che Gesù spesso chiedeva di non dire dei suoi miracoli, li faceva perché amava le persone, fossero esse ebrei, pecore disperse della casa d'Israele,  o gentili.
Amiamo. Amiamo le persone, siano esse fratelli in congregazione, consapevoli, inconsapevoli, inattivi, disassociati, del mondo... quanti termini inutili... amiamo il prossimo come noi stessi e adempiremo la legge del Cristo, comprenderemo cosi la purezza spirituale del Cristo.