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giovedì 28 giugno 2018

Il ministero del Cristo parte 1

Marco Cap. 6,1-6

*Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli l’accompagnavano. *Venuto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. I molti che l’udirono ne rimasero stupiti e dicevano: Donde gli viene questo? E che sapienza è mai questa che gli è data? E questi grandi miracoli compiuti dalle sue mani? *Non è costui l’artigiano, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Giuseppe, di Giuda e di Simone? *E le sue sorelle non sono qui tra noi? Ed erano sconcertati a suo riguardo. Ma Gesù diceva: Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e tra i suoi parenti e in casa sua. *E non poteva fare là nessun prodigio: tuttavia, impose le mani ad alcuni infermi, li guarì. *E si stupiva della loro incredulità. Poi andò attorno per i villaggi circostanti insegnando.
Gesù prosegue il suo viaggio fino ad arrivare a Nazaret, il suo villaggio. La sua fama l'ha preceduto, le guarigioni, l'insegnamento. Come sua abitudine entrò nella sinagoga di sabato.
Non sappiamo da quanti giorni fosse a casa, di solito veniva accolto appena arrivato dalla gente che gli portava i malati, ma qui lo troviamo subito ad insegnare nel luogo di pubblico incontro, con un uditorio attento ed incuriosito dalle voci che circolano su di lui. Sembra che rimangano stupiti dal suo insegnamento, eppure sappiamo che già a dodici anni aveva mostrato un acume fuori dell'ordinario, probabilmente fino al battesimo frequentava quella stessa sinagoga e avevano già avuto modo di ascoltarlo. Dal passo parallelo di Luca 4:16-30 scopriamo altri particolari, gli viene dato il rotolo di Isaia e legge  il brano che noi troviamo nel cap 61:1,2. 

Una volta letto si prende il tempo di riavvolgerlo, riconsegnarlo al servitore e sedersi. Gli occhi di tutti sono fissi su di lui l'atmosfera è carica per le parole che sta per pronunciare: "oggi questo passo della scrittura che avete appena ascoltato si è adempiuto". L'annuncio è ben accolto, si meravigliano delle sue parole, ma al tempo stesso si stupiscono che un semplice falegname, un uomo che conoscono fin da bambino, il classico ragazzo della porta accanto stia acquistando tanta fama e applichi a se stesso una profezia messianica.

Vogliono prove, si aspettano che compia segni anche maggiori che negli altri villaggi ma invece ricevono una doccia fredda. Gesù sa che si aspettano, pretendono da lui opere anche più grandi rispetto a quelle udite. Non sono forse i suoi concittadini? Non hanno quindi maggior diritto di beneficiare delle sue attenzioni? Ma poi, è mai possibile che un falegname di Nazaret sia non solo un profeta ma addirittura il Messia?

In questo clima la scrittura dice che egli non poteva fare alcun prodigio, non che non volle, ma che non poté. Perché?
Non sembra strano che a differenza delle altre occasioni la casa in cui è ospitato non sia presa d'assalto? I Nazareni lo incontrano solo quando arriva il momento di andare nella sinagoga, lo spirito di scetticismo avrebbe reso i suoi miracoli opere da baraccone, per mostrare i suoi poteri. Sappiamo che più volte rifiutò di usarli in tal modo. Gesù non si fa problemi a guarire anche chi solo tocca il lembo della sua veste ma non vuole una fede da avanspettacolo. Le sue opere sono un dono, non una prova di forza. Così lo ritroviamo stupito per la loro incredulità, ma tuttavia prosegue il suo ministero nei villaggi circostanti.

La missione dei dodici
Cap. 6,7-13

*E chiamati a sé i dodici, cominciò a mandarli a due a due, dando loro potere sopra gli spiriti immondi, *e ordinò loro di non prendere per via altro che un bastone; non pane, non bisaccia, non denaro nella cintura; *ma calzate sandali e non indossate due tuniche.
*E diceva loro: In qualunque casa entriate, trattenetevi in essa finché non partiate di là; *e se in qualche luogo non vi ricevono e non vi ascoltano, andatevene e scuotete la polvere dai vostri piedi in testimonianza contro di loro.
*Essi dunque, partiti, predicavano la conversione, *scacciavano molti demoni e ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Inizia così l'attività missionaria degli apostoli, dopo aver vissuto a stretto contatto e visto il maestro predicare e compiere segni viene dato anche a loro questo dono e vengono inviati a due a due ad annunciare l'imminenza del regno dei cieli. In queste prime istruzioni viene comandato loro di non portare scorte, avrebbero dovuto confidare che alloggio e cibo fossero provveduti strada facendo. Sembra che una volta entrati in un villaggio la predicazione venisse fatta pubblicamente, forse in luoghi di mercato, o nelle sinagoghe, da qui, qualcuno li avrebbe invitati nella propria casa, un evento usuale per la cultura ebraica dell'epoca e li dovevano rimanere facendone un centro per la missione.

La predicazione casa per casa veniva usata dagli apostoli?

Probabilmente no, ma ciò non significa che debba necessariamente essere sbagliata, Gesù sfruttava ogni occasione, come per la samaritana al pozzo ad esempio, le folle spargevano la voce col passaparola, il regno veniva predicato e questo era importante. Piuttosto che il come sarebbe ben più importante capire cosa predicare, nel corso del tempo come tdG ci siamo fatti la nomina di predicare la fine del mondo, un grido "al lupo al lupo" che ormai sta perdendo credibilità. Forse sarebbe meglio concentrarci sulle parole di Gesù,  sui principi biblici e su come accrescere la fede in Dio.

I cristiani da ultimi giorni sanno tanto di interesse a scampare perdendo l'ultima occasione, sono più fedeli della paura piuttosto che dell'amore e le conseguenze sul gregge si ritrovano in uno spirito farisaico governato dalle opere, come se il regno si potesse guadagnare e non ricevere per immeritata benignita. Confesso che la predicazione con presentazioni modello e gli studi sul libro apposito non fanno più parte del mio modo di predicare. Piuttosto utilizzo le scritture cercando di farle rivivere, di raccontare i vangeli come storie che toccano il cuore e talvolta vedo brillare una luce negli occhi delle persone che mi ricompensa dello sforzo fatto.
La voce si sarebbe sparsa rapidamente e infermi e ammalati sarebbero giunti alla casa non solo per guarire, ma anche per ascoltare le parole degli inviati, o mandati, significato del nome apostoli. Riuscite a immaginare la gioia e l'entusiasmo di questi primi discepoli nell'udire la buona notizia e nel vedere coi loro occhi il potere di guarigione? La notizia sicuramente si spande a macchia d'olio, non solo nella Galilea,  ma anche in Giudea e nelle province confinanti. Qualcosa di straordinario stava accadendo e ricordiamo anche che il popolo era in aspettativa perché dalle profezie sapevano che doveva arrivare il Messia.

Ho trovato interessante questo commento su Qumran.net :

"• Il Vangelo di oggi continua quanto abbiamo visto nel vangelo di ieri. Il passaggio per Nazaret fu doloroso per Gesù. Fu rifiutato dalla propria gente (Mc 6,1-5). Quella che prima era la sua comunità, ora non lo è più. Qualcosa è cambiato. A partire da questo momento, come dice il vangelo di oggi, Gesù cominciò ad andare per i villaggi della Galilea per annunciare la Buona Novella (Mc 6,6) e mandare i dodici in missione. Negli anni 70, epoca in cui Marco scriveva il suo vangelo, le comunità cristiane vivevano una situazione difficile, senza orizzonte. Umanamente parlando, non c’era futuro per loro. Nel 64, Nerone cominciò a perseguitare i cristiani. Nel 65, scoppiò la rivolta dei giudei della Palestina contro Roma. Nel 70, Gerusalemme fu totalmente distrutta dai romani. Per questo la descrizione dell’invio dei discepoli, dopo il conflitto a Nazaret, era fonte di luce e di coraggio per i cristiani.
• Marco 6,7. L’obiettivo della Missione.Il conflitto crebbe e toccò da vicino la persona di Gesù. Come reagisce? In due modi: a) Dinanzi alla chiusura mentale della gente della sua comunità, Gesù lascia Nazaret ed inizia a percorrere i villaggi nelle vicinanze (Mc 6,6). b) Allarga la missione ed intensifica l’annuncio della Buona Novella chiamando altre persone per coinvolgerle nella missione. “Chiamò i dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi”. L’obiettivo della missione è semplice e profondo: La partecipazione dei discepoli alla missione di Gesù. Non possono andare da soli, devono andare due a due, perché due persone rappresentano la comunità meglio di una sola e si possono aiutare a vicenda. Ricevono potere sugli spiriti immondi, cioè devono essere di sollievo agli altri nella sofferenza e, attraverso la purificazione, devono aprire le porte di accesso diretto a Dio.
• Marco 6,8-11. Gli atteggiamenti da avere nella Missione. Le raccomandazioni sono semplici: “E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: “Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”. E se ne andarono. E’ l’inizio di una nuova tappa. Ora non solo Gesù, bensì tutto il gruppo, annuncia la Buona Novella di Dio alla gente. Se la predicazione di Gesù causava conflitto, molto più ora, con la predicazione di tutto il gruppo. Se già il mistero era grande, ora sarà maggiore con la missione intensificata.
• Marco 6,12-13. Il risultato della missione. “E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano”. Annunciare la Buona Novella, produce conversione o cambiamento nelle persone, è sollievo nel dolore, cura le infermità e scaccia i demoni.
• L’invio dei discepoli in Missione. Al tempo di Gesù c’erano diversi altri movimenti di rinnovamento. Per esempio, gli esseni ed i farisei. Anche loro cercavano un nuovo modo di vivere in comunità ed avevano i loro missionari (cf. Mt 23,15). Però costoro, quando andavano in missione erano prevenuti. Portavano bisaccia e denaro per occuparsi del proprio cibo. Perché non avevano fiducia nel cibo della gente, che non era sempre ritualmente “puro”. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepole di Gesù ricevevano raccomandazioni diverse che aiutavano a capire i punti fondamentali della missione di annunciare la Buona Novella, che ricevevano da Gesù e che è anche la nostra missione:
a) Dovevano andare senza nulla. Non dovevano portare nulla, né bisaccia, né denaro, né bastone, né pane, né sandali, né avere due tuniche. Ciò significava che Gesù li obbliga ad avere fiducia nell’ospitalità. Perché colui che va senza nulla, va perché ha fiducia nella gente e pensa che sarà accolto. Con questo atteggiamento criticavano le leggi di esclusione, sostenute dalla religione ufficiale, e mostravano, per mezzo della pratica nuova, che avevano una concezione diversa della comunità.
b) Dovevano mangiare ciò che la gente mangiava o ciò che la gente dava loro. Non potevano vivere separati con il proprio cibo, ma dovevano accettare di mettersi insieme a tavola (Lc 10,8). Ciò significa che nel contatto con la gente, non dovevano aver paura di perdere la purezza così come veniva insegnata all’epoca. Con questo atteggiamento criticavano le leggi della purezza in vigore e mostravano, per mezzo della nuova pratica, che avevano un altro tipo di accesso alla purezza, cioè, all’intimità con Dio. 

c) Dovevano rimanere ospitati nella prima casa in cui fossero stati accolti. Dovevano vivere insieme in modo stabile e non andare di casa in casa. Dovevano lavorare come tutti gli altri e vivere di ciò che ricevevano in cambio, “poiché l’operaio merita il suo salario” (Lc 10,7). In altre parole, dovevano partecipare alla vita ed al lavoro della gente, e la gente li avrebbe accolti nella sua comunità e avrebbe condiviso con loro il cibo. Significa che dovevano aver fiducia nella condivisione.
d) Dovevano occuparsi dei malati, curare i lebbrosi e scacciare i demoni (Lc 10,9; Mc 6,7.13; Mt 10,8). Dovevano svolgere la funzione di “difensori” (goêl) ed accogliere dentro del clan, nella comunità, coloro che vivevano da emarginati. Con questo atteggiamento criticavano la situazione di disintegrazione della vita comunitaria del clan e puntavano a soluzioni concrete. Erano questi i quattro punti fondamentali che dovevano dare slancio all’atteggiamento dei missionari che annunciavano la Buona Novella di Dio, nel nome di Gesù: ospitalità, comunione, condivisione ed accoglienza degli esclusi. Se queste quattro esigenze venivano rispettate, loro potevano e dovevano gridare ai quattro venti: “Il Regno è venuto!” (cf. Lc 10,1-12; 9,1-6; Mc 6,7-13; Mt 10,6-16). Poiché il Regno rivelato da Gesù non è una dottrina, né un catechismo, né una legge. Il Regno di Dio viene e si rende presente quando le persone, motivate dalla loro fede in Gesù, decidono di vivere in comunità per dare testimonianza e rivelare a tutti che Dio è Padre e Madre e che, quindi, noi esseri umani siamo fratelli e sorelle tra di noi. Gesù voleva che la comunità locale fosse di nuovo un’espressione dell’Alleanza, del Regno, dell’amore di Dio Padre, che fa di tutti noi fratelli e sorelle."

Cap. 6,14-29

*Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché il nome di lui era diventato famoso e si diceva: Giovanni il Battista è risorto, per questo il potere di fare miracoli opera in lui. *Altri dicevano: E’ Elia. E altri: E’ un profeta come uno dei profeti. *Ma Erode, udite queste cose, diceva: E’ quel Giovanni che io ho fatto decapitare: E’ lui risorto. *Erode infatti aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo teneva in carcere a causa di Erodiade, la moglie di Filippo suo fratello, ch’egli s’era preso in moglie .*Perché Giovanni diceva a Erode: Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello. *Perciò Erodiade gli teneva rancore e bramava di farlo morire, ma non poteva *perché Erode aveva timore di Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e lo proteggeva; quando lo udiva, restava molto perplesso, tuttavia l’ascoltava volentieri. *Ma venne il giorno propizio in cui Erode, per il suo compleanno, fece un convito ai grandi della sua corte, agli ufficiali e ai notabili della Galilea.
*La figlia di Erodiade, entrata a danzare, piacque a erode e ai convitati. Allora il re disse alla fanciulla: Chiedimi ciò che vuoi e te lo darò. *E le giurò: Qualunque cosa tu chieda, te la darò, fosse anche la metà del mio regno. *Ed essa, uscita, chiese alla madre: Che cosa debbo chiedere? Quella rispose: La testa di Giovanni il Battista. *E subito rientrata in fretta dal re, chiese: Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista. *Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento fatto e dei commensali, non volle darle un rifiuto. *E subito, chiamato un carnefice, gli ordinò di portare la testa di Giovanni. Quello uscì, lo decapitò in carcere, *ne portò via la testa in un vassoio e la dette alla fanciulla e la fanciulla a sua madre. *Saputo il fatto, i suoi discepoli andarono, presero il cadavere e lo deposero in un sepolcro.
Si sviluppano voci su questo predicatore itinerante, voci che giungono anche ai potenti dell'epoca, tra cui Erode. Qui Marco amplia il racconto narrando dell'uccisione di Giovanni battista. È interessante come si mette a descrivere i conflitti interni a cui Erode va incontro, egli fa imprigionare il Battista,  ma vuole anche proteggerlo essendone affascinato. Sente di avere a che fare con un uomo speciale che ha relazione con Dio, che non teme la sua autorità,  né cerca di ingraziarselo, piuttosto lo condanna apertamente per la relazione adulterina che sta portando avanti.
Emerge la figura di un monarca pavido, attratto dal mondo spirituale, ma che vorrebbe afferrare senza dover rinunciare alla propria vita,  sa cosa dovrebbe fare ma segue tuttavia i desideri della carne, non permette quindi alla parola di Dio di radicare nel suo cuore. Sa che uccidere un uomo giusto è criminale, tuttavia non vuole perdere la faccia e posto di fronte ad un tranello cede, per poi spaventarsi notevolmente alle voci di un possibile Giovanni risorto.
Erode anche se controvoglia fa la sua scelta, adora se stesso e la sua vita piuttosto che l'amore di Dio.
A tutti noi verrà chiesto di fare la nostra scelta.
Sarà una scelta che ci porrà di fronte al sacrificio della nostra vita comoda, sia essa la nicchia che abbiamo in congregazione, in famiglia o dovunque abbiamo interessi nel nostro cuore.

Da consapevoli abbiamo fatto un passo, quello di voler sapere. La conoscenza comporta responsabilità. Leggendo queste parole so che ciascuno di voi rabbrividisce pensando a qualcosa a cui teme di dover rinunciare. Lo so perché è  quello che provo anche io in prima persona.
Al momento stiamo continuando a capire, verrà il momento di tirare le somme e ciascuno avrà il suo personale conto da pagare per seguire il Cristo.

11 commenti:

  1. Davvero un post monumentale Barnaba... complimenti!
    Interessanti tutte le considerazioni. Ottimo lavoro.

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    1. Be' Kirk,non possiamo certo dire che Barnaba ha il dono della sintesi,lo dico sempre in modo affettuoso e simpatico 😊☺️

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    2. Lo dicevo io che era un tantino prolissa questa ricerca... :)))
      @Mika, ancora non hai visto la seconda parte! :P

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    3. Una sinossi preliminare dei testi non è una cattiva idea...

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  2. Grazie Capitano, più che monumentale direi prolisso... sembra che non riscuote molto interesse.
    Però fare queste ricerche per me è stato molto istruttivo, il guaio è che adesso le ricerchine jw mi appaiono all'acqua di rose.

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    1. Non siamo qui per riscuotere interesse. Alcuni argomenti devono essere analizzati più in profondita che di altri. L'elaborazione del pensiero che hai dovuto sviluppare per queste ricerche ti è stata di aiuto e nello stesso tempo aiuta anche altri a confrontarsi con temi in un modo diverso. La partecipazione non è un metro di misura del successo altrimenti non saremo consapevoli...

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  3. Ho letto diverse volte sia questa parte che la seconda parte che si trova nelle bozze, anche per me contengono riflessioni profonde! E credo sia proprio vera la frase con cui concludi la prima parte: "verrà il momento di tirare le somme e ciascuno avrà il suo personale conto da pagare per seguire il Cristo"

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  4. Caro Tommaso, tutti dovremo perdere qualcosa a cui teniamo molto per seguire Cristo. Gesù fece capire che non sarebbe stato facile seguirlo ma che ne sarebbe valsa la pena.
    Matteo 19:29

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    1. Penso che Tommaso si riferisca a quel senso di sicurezza che dissimuliamo quando siamo oratori da podio. poi però quando scendi ti accorgi che non solo non sei sicuro ma hai anche qualche problema di coscienza.

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  5. Buon Giorno! sono lieto di ri-incontrarvi !
    Ma il forum è sparito ?
    Non dimenticate : continuate nell'insegnanza di Cristo! 2Giov. 1:9
    E cercate sempre il Regno di Dio e la Sua giustizia.

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    1. Caro seeker grazie per l'incoraggiamento sei un caro fratello... il forum al momento ci ha lasciato ma sai non è ancora detta l'ultima parola magari un giorno riusciamo a ripristinarlo...

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Grazie per il commento.

Chatteria