lunedì 20 agosto 2018

Perchè non ci siamo.....


Com’era prevedibile, la discussione di ieri sul blog ha fatto nascere un soliloquio su PC sotto forma di post intitolato: “Il chiodo fisso del CD”.
Benché non sia questo il soggetto principale di cui vorrei parlare, ne prenderò spunto perché da questo è nato anche il dibattito di ieri sul blog di OT e per arrivare a spiegare meglio anche il titolo di questo post: “Perché non ci siamo”.
Inizierò dicendo che sono assolutamente d’accordo con il concetto di “chiodo fisso del CD”.
Per spiegarmi meglio, vorrei citare un esempio, forse il più recente. Riguarda il trattamento da riservare ai disassociati, tema sul quale tutti i blog di consapevoli o proto consapevoli (persino PC) concordano nel dire che il modo di agire dell’organizzazione in quanto a comitati giudiziari e ostracismo non segue il modello biblico nella forma, e soprattutto non lo segue nello spirito.
A chi vogliamo attribuire la responsabilità di questa stortura? Agli anziani delle congregazioni, ai sorveglianti viaggianti, ai “furbetti del quartierino”?
Riporto di seguito la trascrizione di uno stralcio di un discorso pronunciato solo un paio di settimane fa da un membro del CD.

“Prendete questa situazione: avete un figlio adulto disassociato, maschio o femmina non importa. Un figlio adulto disassociato che non vive in casa con voi, ha il suo proprio luogo dove vivere. Come li trattate? Li trattate come disassociati? Questo è quello che la Bibbia dice che dovreste fare. Ora, non sono qui a dirvi cosa dovete o non dovete fare, ma riflettete su cosa dovreste fare. Questa è la cosa a cui prestare attenzione, abbiamo qualche informazione al riguardo? Sì, una volta che i demoni vennero espulsi dalla casa di Geova, non gli venne più permesso di tornare. Questo vi dice qualcosa? No, non fu più permesso loro di tornare. Non potevano danneggiare gli altri, non ve lo permetterò, disse Geova: fuori siete e fuori rimarrete.”
Samuel Herd, discorso finale assemblea regionale
5 di agosto 2018
Birmingham Alabama (USA)

Vorrei innanzi tutto sottolineare, se mai ve ne fosse il bisogno, la fallacia del ragionamento sopra riportato dal punto di vista logico e scritturale.
-          Se prendiamo i demoni come pietra di paragone per i disassociati, stiamo dicendo implicitamente che la gravità del peccato di un essere spirituale perfetto può essere paragonata a quella del peccato di un essere umano imperfetto e che quindi entrambi meritano lo stesso tipo di castigo. Ne dovremmo concludere che i disassociati sono da considerare meritevoli del giudizio eterno senza possibilità di redenzione alla stessa stregua dei demoni?
-          I demoni vennero cacciati dal cielo molti secoli dopo avere commesso il peccato. In Giobbe 1:6 si narra di come Satana avesse accesso al cielo e gli venisse anche consentito di parlare all’interno dell’adunanza o dell’assemblea dei figli di Dio. Perché viene riservato sin da subito un trattamento peggiore ai peccatori umani?
Risulta evidente che il paragone non regge né dal punto di vista logico, né da quello scritturale.
Perché allora viene usato?
Perché soprattutto in questo tempo in cui tanti diventano consapevoli e minacciano la stabilità della super struttura, occorre usare tutti i mezzi a disposizione, anche se non basati sul sano ragionamento scritturale, per fare in modo che il chiodo dell’ostracismo rimanga ben piantato. Dopo avere paragonato i disassociati (senza nessuna distinzione circa la ragione per cui sono stati disassociati o si sono dissociati) ai demoni, si potrebbe arrivare a dire qualcosa di più estremo solo paragonandoli direttamente al diavolo in persona.
Questo dell’ostracismo estremo si può proprio dire che sia “un chiodo fisso del CD”. Se infatti avessimo chiesto l’opinione a qualche altro membro, Lett o Morris per esempio, avremmo ricevuto lo stesso tipo di risposta.
Passando al tema del post oggetto del dibattito di ieri: le dimissioni da qualche incarico di responsabilità all’interno dell’organizzazione. Attenzione, stiamo parlando di un tema molto delicato perché su questo molti si sono giocati praticamente una buona fetta della loro vita, quasi sempre la parte considerata migliore. 
Questo il primo commento di Neemia a seguito dell’articolo:
“Non la vedo così tragica. Comunque sono d’accordo che dare le dimissioni sia visto negativamente ma non dalla Watchtower bensì da anziani famosi o meno che si comportano da dittatori e da giustizieri farisaici. Evidentemente sono essi stessi senza fede e vorrebbero di struggere chiunque ha ancora spiritualità ed amore.”
Stando al commento, le cose non sono poi così tragiche e la responsabilità di come vengono gestite le dimissioni non è della WTS (leggasi CD), ma degli anziani locali che si comportano da dittatori.
L’articolo indicava chiaramente e correttamente che la procedura alla quale anziani e sorveglianti si attengono è dettata dal Ks10 che come è noto è un libro totalmente estraneo al CD:
"Il fratello si dimette per motivi personali. Due anziani dovrebbero prima parlare della questione con lui. Perchè intende dimettersi?...... Se, dopo questa conversazione, il fratello pensa ancora di volersi dimettere, il comitato di servizio della congregazione dovrebbe scrivere alla filiale fornendo le informazioni necessarie a chiarire i motivi delle dimissioni. Si dovranno fornire alla filiale tutti i particolari sul perchè il fratello ha scelto di rinunciare al suo privilegio di servizio.”
Questa è esattamente la procedura che è stata seguita ad esempio nel mio caso. Dopo aver comunicato al corpo di anziani le mie dimissioni per ragioni personali (dimissioni accettate dal corpo), è scattata immediatamente la procedura di inchiesta disposta dal CD attraverso il Ks10. Il sorvegliante di circoscrizione ha incaricato due anziani della mia congregazione di investigare meglio le ragioni delle dimissioni. Poi altri due anziani esterni, fino a che, una volta appurati i fatti (non potendo certo mentire o evitare le domande per sempre) è scattato l’ostracismo anche in assenza di comitato giudiziario.
Non solo, in base all’articolo della W17/04 (completamente antiscritturale nella parte in cui apre la porta alla separazione senza base biblica dicendo che alcuni membri della congregazione hanno deciso di separarsi dal coniuge considerato apostata), già potete immaginare cosa è successo al mio matrimonio. Di casi come il mio ne conosco diversi, troppi. Vorrei chiedere a Neemia, se non è questa una situazione tragica, cosa lo è?
Ma anche in questo caso, ovviamente, il CD non ha nulla a che fare con quello che si scrive sulle riviste, i suoi membri sono solo vittime inconsapevoli del sistema.
Mi spiace cari fratelli ma non è così, lo capirebbe anche un bambino. Questi sono solo alcuni esempi di “chiodi fissi” del CD che è da considerarsi, collettivamente, come il primo e principale responsabile delle storture praticate all’interno dell’organizzazione.
Ho cercato di esprimere questo concetto pacatamente e rispettosamente con un commento sul blog, esortando alla serietà per la serietà che l’argomento richiede. Dopo di che sono partiti gli epiteti, indirizzati a me e ad altri “pallonaro”, “nick da ridere” espressi con l’atteggiamento di chi scrive come se si sentisse a casa propria con frasi come “falla finita di dire baggianate”, “oramai le congregazioni sono piene di tipi come te”, ecc…
Capisco che da parte degli amministratori del blog debba esserci lo stesso atteggiamento dell’arbitro di calcio che lascia giocare anche quando gli interventi sono al limite del regolamento per non interrompere continuamente il flusso del gioco. Il problema è che quando l’arbitro decide di fischiare, sarebbe bene che lo facesse sanzionando l’attaccante che interviene a gamba tesa e non il difensore che si trova dolorante a terra e possibilmente prima che si scateni la rissa. Bene, ora che per lo meno il titolo di “pallonaro” me lo sono guadagnato sul campo, concludo dicendo che questa è probabilmente una delle ragioni per cui “non ci siamo”, (per spiegare il titolo di questo post) parlando anche a nome di altri che evidentemente non trovano più l’ambiente favorevole per scrivere articoli di peso sul blog. Non ci siamo perché occorre una linea di coerenza di base che permetta a ciascuno di poter contare su regole elementari precise come ad esempio quella indicata sopra.
Mi scuso per la lungaggine e mando un abbraccio a tutti.

domenica 19 agosto 2018

L'obbligo di denuncia

L'articolo 40 del codice penale italiano legifera
Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l'evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l'esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione [c.p. 41]. Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.

Nelle sacre scritture abbiamo concetti simili. Essi non sono rivolti all'evento doloso ma all'approccio che doveva essere dato al prossimo nel caso in cui si trovasse in estrema necessita.

Proverbi 3:27 28

27 Non trattenerti dal fare il bene a chi dovresti se è nelle tue possibilità aiutarlo.
28 Non dire al tuo prossimo: “Va’, ripassa un’altra volta. Ti darò qualcosa domani”,
se invece puoi darglielo ora.

Anche in Deutoronomio 15:7,8
7 “Se uno dei tuoi fratelli diventa povero in mezzo a te in una delle città del paese che Geova tuo Dio sta per darti, non devi indurire il tuo cuore né essere tirchio verso il tuo fratello povero. 8 Anzi, devi aprirgli generosamente la mano e prestargli qualunque cosa gli occorra o gli manchi.

Il caso di estrema necessità si sovrappone all'evento doloso ma vediamo cosa succede secondo la legge italiana.

La connivenza

La connivenza è lo stato di una persona che assiste ad un reato senza intervenire. Tecnicamente non ci sono leggi generali che obbligano in qualunque caso l'intervento. Ma come abbiamo visto precedentemente ci sono casi specifici dove ne viene fatto l'obbligo ad esempio.

"Si pensi alla madre che assista passivamente alle violenze sessuali subite dal figlio, ad opera del padre. In tale circostanza, la legge impone al genitore un obbligo di intervento, perché egli è investito di una posizione di garanzia nei confronti del figlio. Se il genitore non interviene, pur avendo la perfetta consapevolezza di ciò che sta accadendo, egli risponderà di reato omissivo se, qualora si fosse attivato, avrebbe certamente o probabilmente evitato l’illecito"

ed ancora abbiamo un riferimento importante nel medico di famiglia che per legge è un pubblico ufficiale e quindi obbligato alla denuncia-

"Quando un medico viene a conoscenza di un reato perseguibile d’ufficio, ha l’obbligo di segnalarlo all’autorità giudiziaria in due distinte forme che, a seconda del ruolo che in quella circostanza riveste, sono:
Il Referto, se a fare la segnalazione è un esercente un servizio di pubblica necessità.
Il Rapporto (o denuncia), se la segnalazione è fatta da un pubblico ufficiale.

Teniamo presente che un reato si definisce perseguibile d’ufficio quando il provvedimento penale si avvia anche senza che la vittima sporga querela."

Le possibilità di denunciare un reato sono tante e variegate e non è necessario che siamo sempre essere implicati direttamente. 



sabato 18 agosto 2018

Il vero costo del biglietto.....

Ricevo e pubblico...

Cari fratelli,
ho sentito che sul forum OT si utilizza la figura retorica lanciata più di un anno fa dal fraticello, condensata nell' affermazione “ho pagato il biglietto, quindi resto sino alla fine dello spettacolo”. Questo ovviamente in relazione all'uscire o meno dall'organizzazione retta dalla WTS.

Volevo aggiungere alcune brevi osservazioni. 
Converrete con me che le metafore, le similitudini, le analogie di per se sono esplicative d'una tesi non esaustive. Ovvero spiegano ma non danno ragioni o prove. Quindi con tale premessa voglio aggiungere una metafora relativa allo stare o meno all'interno di una organizzazione.

La Crociera.
Sicuramente la vita è un viaggio, e molti di noi debbono ammettere che la WTS ha imbarcato 8+ milioni di croceristi promettendo di portarli ad un meraviglioso paradiso, un po' come le varie navi di lusso transoceaniche promettono di arrivare ai paradisi degli atolli corallini.
Il biglietto è costato caro, come ogni crociera di lusso che si rispetti. Ma la nave sembra solida, ben fatta e una volta a bordo tutto è sfavillante, il personale amorevole e gentile, pronto ad ogni tua evenienza. Spende volentieri il tempo con te per illustrarti non solo le amenità del vascello,ma ti mostra anche le meraviglie della meta paradisiaca.
All'interno ci sono saune, piscine, campi da sport vari. Cinema, tanto cinema, dove puoi ammirare i luoghi di destinazione, e sei intrattenuto dai comandanti e dagli ufficiali che bonariamente a cadenze regolari ti ammaniscono via schermo, le iperboli della nave più famosa del mondo. Inoltre ti dicono che sono giornalmente in contatto con il Grande Armatore che ha creato questa stupenda nave, unica appunto in confronto alle altre bagnarole, e che il Grande Armatore segue personalmente la rotta per la paradisiaca destinazione. 
Il tempo passa in fretta, ogni tanto ti avvertono che causa tempeste, fortunali o piccoli guasti, ci vorrà più tempo del previsto per arrivare a destinazione. All'inizio non ci dai peso, ma dopo un poco noti una cosa: tutto quello che vedi è filtrato, ovvero vedi monitor, schermi, mappe ma ti accorgi che neanche in cabina hai oblò, insomma non sei mai all'esterno, sempre all'interno, in spazi seppur enormi e pieni di croceristi ma pur sempre chiusi. Anche nella sala ristorante e nella piscina doppia olimpionica e nei campi da tennis quello che ti sembrava una grande vetrata ti accorgi che è un maxischermo enorme che proietta un paesaggio marino.
Un poco agitato ma incuriosito cominci a chiedere spiegazioni agli assistenti che ti rassicurano che tutto va bene, che non c'è nulla da preoccuparsi, che è l'ultima tecnologia, che solo questa nave ha. Alla tua insistenza di uscire sul ponte ti dicono che per questioni di sicurezza tale area è off limits proprio per comando degli ufficiali e del comandante che ubbidisce alle regole del Grande Armatore.
Un poco abbattuto ti cominci a confidare con altri croceristi che inevitabilmente ti dicono e ribadiscono sempre lo stesso concetto: “Goditi lo spettacolo, goditi la crociera, hai pagato il biglietto!”.
Finché non incontri un'altro crocerista che ha fatto lo stesso tuo percorso con gli stessi risultati. Stai finalmente capendo che non sei solo, non sei pazzo. Qualcosa non va. Allora in accordo con il Crocerista Consapevole decidete nottetempo di salire sul ponte. Osservando la mappa della nave notate alcune zone non mappate e quindi non accessibili ai Croceristi. Decidete di provare quella stessa notte quelle zone. Dopo un paio di tentativi falliti, scoprite la via d'accesso all'esterno e decidete di salirci.
Una volta fuori vi bastano pochi secondi per capire che non state andando verso un paradiso di nessuna sorta. 
Non siete mai partiti. La nave è ancora attraccata al porto di partenza. La sensazione della navigazione era il semplice sciabordio dei flutti sulla banchina. Per forza era la nave più silenziosa al mondo. I motori erano spenti, o forse non vi sono mai stati. Che fate? Rientrate o scendete? In fin dei conti avete pagato il biglietto, non è vero?
Un fratello

In punta di piedi

Sì fa un gran parlare di fatti che in congregazione non possono essere discussi, la trasparenza finanziaria, la malagestione dei casi di abusi, intendimenti che fanno acqua da tutte le parti ma che continuano a restare in piedi e molti fratelli cominciano a capire che servire Dio è più complesso del seguire un'organizzazione con le sue disposizioni e regolette varie. Allora che fare per tutti coloro che abbiamo vicino ma continuano ad andare dietro al vitello d'oro?
Non è così semplice aiutarli.
L'essere umano ha bisogno di certezze, di sicurezze e togliergliele senza che ci siano le giuste condizioni potrebbe creare più danni che benefici.

Teniamo conto di questo quando cerchiamo di aiutare qualcuno ad aprire gli occhi. La maggioranza dei fratelli sono sinceri e armati di granitiche convinzioni che difenderanno a spada tratta. Ci vuole cautela ed empatia. Se davvero vogliamo aiutare un familiare a conoscere la verità è importante procedere a piccoli passi, meglio un piccolo sorso d'acqua quotidiano  che una secchiata d'acqua gelida in testa...
Questo video forse ci dà un'idea della situazione e su come procedere...



giovedì 16 agosto 2018

Crolla il ponte Morandi


Crolla il ponte Morandi, che triste notizia! Ero in viaggio in autostrada molto vicino al ponte qualche ora dopo il crollo.
Il "ponte Brooklyn" di Genova cosi era chiamato, la soluzione di costruire gli stralli in cemento armato precompresso e non nel tradizionale acciaio si è rivelato disastroso, ma siamo in italia, vi immaginate proporre di chiudere un ponte così importante per una città come Genova, per difetti strutturali?

Ma come si sa ogni mondo è paese, e i disastri annunciati devono fare il loro corso, purtroppo!

Mi dispiace per le vittime, e per i genovesi traumatizzati e senza "via di uscita" forse per i prossimi anni.

Su una chat whatapp di anziani è stato postato: "lezioni per noi" del disastro di Genova "Abbiamo pronta la borsa per l'emergenza?"

Io vedo un'altra lezione, secondo voi un ponte con un grave difetto strutturale crollato, sarà riparato o demolito dopo il crollo?

Naturalmente per chi non lo avesse capito la mia è una triste metafora!

domenica 12 agosto 2018

Nuovo incarico teocratico: il dimissionario

Cari fratelli 

Oggi parleremo di un nuovo incarico che molti hanno assunto e che probabilmente con l'andare del tempo ne sentiremo sempre piu notizia. Alcuni potrebbero pensare che sia la solita nostra provocazione in realtà questa mansione ha aspetti legati con l'attuale teocrazia organizzata. Diciamo subito che é una figura particolare all'interno della congragazione che esiste da diversi anni e che si è consolidata nella struttura teocratica. Di chi stiamo parlando? 
Del dimissionario. Il dimissionario è ufficialmente un fratello a cui vengono meno certi requisiti e che provocano la perdita dei "privilegi" teocratici. 

Le dimissioni sono di tre tipi. 
  • Spontanee 
  • Indotte 
  • Imposte 


Tutte e tre sono regolamentate da tradizioni che vedremo subito. 

Le dimissioni spontanee sono fatte dal fratello tipicamente attraverso uno scritto che ne formalizza la richiesta. Nelle dimissioni spontanee sono importanti le cose che si scrivono o i motivi che vengono dati. Cosa significa? Per spiegare meglio il concetto il libro organizzati ci dice: 

“Se però un fratello ritiene più opportuno dimettersi a causa di un cambiamento nelle sue circostanze che non gli permette più di servire come prima, è libero di farlo (1 Piet. 5:2). Si dovrebbe continuare a rispettarlo.” 

Questa è la visione della dimissione data al proclamatore e che, diciamo sin dall'inzio, non è esattamente uguale alla visione dell'anziano. Il ks espande quindi spiega meglio il concetto di "è libero di farlo".

"Il fratello si dimette per motivi personali. Due anziani dovrebbero prima parlare della questione
con lui. Perchè intende dimettersi? Non è più qualificato sul piano scritturale? Se le sue circostanze
personali gli impediscono di fare quello che vorrebbe, gli anziani lo possono aiutare o incoraggiare? Per un certo periodo, finchè le sue circostanze non cambiano, potrebbero alleggerire il suo carico
affinchè egli continui a prestare servizio. 

Se, dopo questa conversazione, il fratello pensa ancora di volersi dimettere, il comitato di servizio della congregazione dovrebbe scrivere alla filiale fornendo le informazioni necessarie a chiarire i motivi delle dimissioni. Si dovranno fornire alla filiale tutti i particolari sul perchè il fratello ha scelto di rinunciare al suo privilegio di servizio.

Gli anziani raccomandano la cancellazione perchè il fratello ha mostrato scarso giudizio pur senza commettere una trasgressione di natura giudiziaria. In genere è meglio esaminare questi casi durante la visita del sorvegliante di circoscrizione. Se però sorgono seri dubbi sull’idoneità di un fratello e la prossima visita del sorvegliante di circoscrizione non è imminente, gli anziani dovrebbero fare la propria raccomandazione alla filiale."

Il KS inietta sentimenti di sospetto e di malizia nella parte nominata che riceve le dimissioni. Infatti il fratello ignaro riceve una visita di verifica. In questo modo le dimissioni libere non diventano mai così tali. Perchè? Il problema è a monte e risiedono nel fatto che la nomina di anziano è una “nomina dello spirito santo”, siccome non è possibile intercedere con esso direttamente non sapendo le sue decisioni imminenti e immanenti si devono considerare tutte le opzioni possibili.  Con le dimissioni spontanee il dimissionario deve quindi fare molta attenzione alle giustificazioni addotte perché se vengono date motivazioni generiche con pochi riscontri, il corpo degli anziani potrebbe decidere di rifiutarle e dare seguito invece alla procedura di revisione dei requisiti del fratello. Prima era la filiale a gestire le nomine e le revisioni delle nomine però visti i casi mondiali come lo scandalo pedofilia, adesso tutto deve passare dai sorveglianti. Le circolari 13 Luglio 22 Aprile 24 Agosto 2014 e la torre di guardia del 15 Novembre 2014 sono davvero il mailstone delle nomine teocratiche e descrivono il rinnovato percorso delle missioni e dimissioni dei nominati con le implicazioni dirette dei sorveglianti. Subito i CO si sono adeguati alle direttive così fra una cosa e l'altra sono riusciti a spostare le nomine alla fine del mandato ed è una cosa  che lascia un po' il tempo che trova perchè scaricano sul sorvegliate che viene tutta l'inesperienza di questi neo nominati.

Come abbiamo visto la revisione dei requisiti implica la possibilita di ricevere visite pastorali e pseudo comitati fatti alle adunanze degli anziani con l'argomento del giorno la gestione delle dimissionario e appunto dei suoi requisiti spirituali. Se il fratello si autodenuncia riconoscendo un problema che non gli consente di adempiere alla sua nomina (tipicamente moglie o figli poco esemplari) esse vengono accolte come la manna dal cielo e alla adunanza conseguente gli anziani fanno un party con ostriche e champagne. 

Le dimissioni indotte sono riconducibili all'autodenuncia del fratello che in molti casi viene circondato e preso per sfinimento. Tipicamente accade quando la famiglia del nominato ha problemi di esemplarità. Qui in genere se si ha abbastanza fegato si dovrebbe però lasciare sempre che siano loro ad eseguire la condanna, se ti suicidi eviti anche di farli tribolare. Però capiamo che le situazioni non sono facili. Anche in questo caso fanno lo stesso party con ostriche.

Le dimissioni imposte invece sono processi di rimozione quando il fratello non ha solo un problema di requisiti ma evidentemente ha detto o fatto cose che sono sfacciatamente contrarie alla direttiva teocratica. Il KS desrive le procedure per attuare la rimozione degli incarichi. Fra i motivi ci sono l’implicazione in condotte scandalose come atteggiamenti licenziosi con i disassociati più o meno pubblici o attività "sovversive" come partecipare blog di apostati veri o presunti. Diciamo meglio sono tutte cose che non prevedono solo la rimozione dall’incarico ma anche ben più gravi sanzioni. Appena ottenute le dimissioni imposte il corpo degli anziani oltre alle ostriche fanno anche qualche spettacolino con i fuochi di artificio.

Cosa succede dopo le dimissioni? È facile che prevalgano sentimenti negativi. Le molte attività quotidiane che la cosmogonia teocratica ha creato vengono a mancare istantaneamente è così spesso ci possono essere sentimenti di spesamento. I rapporti personali congregazionali vengono completamente stravolti ed è molto facile venire alienati dalla fratellanza che vede nel dimissionario ahimè una persona teocraticamente inutile come una bicicletta in mezzo ai pesci (cit provocatoria da Artur Bloch). Con il tempo questa condizione potrebbe diventare un peso che rende molto complicate anche le attività più semplici come uscire in servizio o andare alle adunanze. Ci possono essere anche circoli viziosi emotivi di prostrazione psichica difficilmente scardinabili che si alimentano con sentimenti di indegnità. Un corto circuito spesso mortale perché è difficile dare dignità ad una persona che non si dà dignità. Per uscire da questo dead lock mentale potrebbero essere utili le condizioni di sforzo congiunto attingendo da qualità come l’empatia che mantengano integri i ponti dove far passare sincere relazioni di rispetto reciproco. L’empatia come sentimento cristiano però è purtroppo rara nelle congregazioni, si può vivere all’interno di esse anche senza, ma quando c’è ne bisogno come in questi casi se ne sente la mancanza. 

Purtroppo le dimissioni sono percepite come una rottura relazionale che riparametrizza gli equilibri emotivi della congregazione, così il dimissionario viene sostituito da uno o più missionari che ne saccheggiano gli incarichi un po’ come i cadetti fanno con i compagni commilitoni morti in battaglia quando gli rubano gli stivali (non abbiamo notizie di denuncie di furto da parte dei morti, un dimissionario è come un morto Teocratico che non ha più nessun valore in congregazione). 

Tutte le dimissioni cambiano la struttura delle congregazioni e non dovrebbero essere sottostimate. Anche in casi di anziani fedifraghi e quindi legittimamente rimossi, il peggio potrebbe venire per quelli che rimangono perché le congregazioni sono così in crisi che alcune sbandano pericolosamente ed è davvero incredibile la quantità di problemi che possono creare. 

Come considerare le dimissioni? Semore un problema. Non credete a chi vi dice che è solo una liberazione. La vita cambia e anche tanto e non tutti riescono a rimodularsi, sappiamo però che come tutti i problemi essi possono diventare una risorsa di inaspettata ricchezza. Il dimissionario escluso dalle speculative attività di congregazione può dedicare risorse e attività spirituali concrete e redditizie. Dedicarsi a se stesso alla famiglia alle persone che conoscete e al vicinato, con una maggiore presenza e continuità non solo spirituale ma anche pratica, il tempo recuperato è tale che in alcuni casi addirittura si potrebbe trovare anche il tempo per fare i pionieri. Imparerete presto che è possibile farlo anche senza fare domanda e se volete sentire un po’ di ebrezza di libertà dall’oppressione organizzata potete scoprire che è possibile non segnare le ore sul rapporto.
Diventare dimissionari consapevoli è possibile solo mantenendo lo spirito operaio e volenteroso. Non è facile comprendiamo questo potrebbe essere visto come in un recente post una problema grande come una montagna e senza soluzioni. Ma è proprio in questi momenti che potete vedere come la fede riesca a dare la forza necessaria a superare le nuove difficolta da affrontare.

venerdì 10 agosto 2018

Un problema gigantesco

Chi di noi non ha dovuto affontare un problema, e non vedendo una soluzione, forse abbiamo pensato al racconto di Davide e Golia!

Giganti come Golia sono vissuti anche nei nostri tempi per esempio Robert Pershing Wadlow (1918–1940) è stato, con i suoi 2,72 m, l'uomo più alto mai esistito, secondo il Guinness World Records il suo peso era di 199 kg. Wadlow era noto anche come il Gigante di Alton.

Un gigante come lui poteva indossare tranquillamente l'armatura di Golia, ma non credo che fosse stato molto agile nel combattimento, come non credo lo sia stato Golia, probabilmente fu usato dai filistei più che altro come uno 'spaventa passeri', ma funzionava visto che gli israeliti se la facevano addosso dalla paura!

Davide era abituato a combattere con animali selvatici (senza togliere nulla alla sua spiritualità) non si lasciò intimorire, e con agilità di un ragazzo assestò il colpo mortale.

A volte i problemi sono giganteschi perchè noi li 'vediamo' così, pensiamo che siano irrisolvibili, ma potrebbe trattarsi solo di 'uno spaventa passeri'!

Allora mi vengono in mente le parole di Gesù in Matteo 17:20 "se la vostra fede sarà grande quanto un granello di senape, direte a questo monte: ‘Spostati da qui a là’, e il monte si sposterà, e nulla vi sarà impossibile”. 🤗

Harmaghedon diventa una fiction?

La notizia è di qualche giorno fa

Il titolo sull giornale La Stampa ”Scene di panico e fuga da Moncalieri ma è il film dei testimoni di Geova”

Emblematica la dichiarazione di una intervistata “è solo per noi, per vederlo in compagnia, non diventeremo famosi!” (Ho lasciato anche il punto esclamativo)
Nel link c’è anche il dietro le quinte.

http://www.lastampa.it/2018/08/06/cronaca/scena-di-panico-e-fuga-a-moncalieri-ma-il-film-dei-testimoni-di-geova-XrI8alPcrisxurQwJJzLEN/pagina.html


mercoledì 8 agosto 2018

Mostriamoci grati!

Dalla lettura per questa settimana, un racconto che ben conosciamo: i 10 lebbrosi che chiedono a Gesù di essere guariti.
Gesù non si tira certo indietro, egli dona ciò che ha generosamente, ma che fine fanno queste persone? Sappiamo solo di uno di essi, uno straniero per giunta, che torna per ringraziare del dono bellissimo che gli cambia la vita.
Quante volte diamo per scontato il dono di esistere, di pensare, di godere di tante piccole cose, di tanti piccoli quotidiani miracoli di ogni giorno?
Non fermiamoci a pensare solo a ciò che ci manca, a ciò che vorremmo. Mostriamoci grati!

Luca 17:  11 Mentre andava a Gerusalemme, Gesù passò lungo il confine tra la Samarìa e la Galilea. 12 
Quando entrò in un villaggio, gli andarono incontro 10 lebbrosi, che però si fermarono a una certa distanza+ 13 e gridarono: “Gesù, Maestro, abbi misericordia di noi!” 14 Vedendoli, Gesù disse loro: “Andate e mostratevi ai sacerdoti”.+ Allora, mentre se ne andavano, furono purificati.+ 15 Uno di loro, quando si accorse di essere guarito, tornò indietro glorificando Dio ad alta voce 16 e si inginocchiò con il viso a terra ai piedi di Gesù ringraziandolo. Tra l’altro era un samaritano.+ 17 Gesù allora disse: “Non sono stati purificati tutti e 10? Dove sono dunque gli altri 9? 18 Non è tornato indietro nessun altro per dare gloria a Dio a parte quest’uomo di un’altra nazione?” 19 Dopodiché gli disse: “Alzati e va’! La tua fede ti ha sanato”.+
Ecco una bella riflessione dal sito Qumran.net 

"Nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, l'evangelista Luca ci racconta quello che accade durante il viaggio che Gesù sta facendo verso Gerusalemme. I suoi discepoli lo accompagnano ed insieme sono ormai giunti nel territorio della Samaria. Stanno per entrare in un villaggio, quando un gruppo di 10 lebbrosi va incontro al Maestro di Nazareth.
Dieci lebbrosi, dice il Vangelo: ma sappiamo tutti che cos'è la lebbra? È una malattia contagiosa, che fa paura perché colpisce anche la pelle e la fa cadere a pezzi, come quando si stacca un pezzo di pane. Ormai, in Italia, nessuno si ammala più di lebbra, ma in Asia e in Africa è ancora molto facile che ci siano dei lebbrosi, specialmente nei Paesi più poveri.
Al tempo di Gesù c'erano tanti lebbrosi, anche perché non si conosceva un modo per poter curare chi si ammalava. Per cui, quando qualcuno era colpito da questa malattia, veniva fatto allontanare dalla città, per non contagiare tutti. Doveva restare lontano e, se guariva, doveva andare a presentarsi al sacerdote del tempio, il solo che poteva dichiarare: sì, veramente questa persona è guarita e può tornare alla sua vita di sempre.
I 10 lebbrosi che cercano Gesù probabilmente stavano insieme per aiutarsi tra di loro. Sentono dire in giro che arriva il Maestro di Nazareth e desiderano tanto parlargli, per chiedergli di guarirli. Ma non possono entrare in città, così lo aspettano fuori, si fermano un po' lontani e cominciano a gridare: "Gesù Maestro, abbi pietà di noi!"
Appena li vede, Gesù capisce che cosa desiderano da lui e, prima ancora che i lebbrosi aggiungano altre parole, li invita ad andare a presentarsi ai sacerdoti.
I 10 lebbrosi si fidano della sua parola e si avviano per la strada. Questo è molto, molto bello! Perché ancora non c'è stato nessun miracolo, non c'è stata nessuna guarigione: i 10 sono ancora lebbrosi proprio come quando hanno cominciato a invocare il nome di Gesù! Potrebbero dire: ma che ci andiamo a fare fino al tempio, dal momento che siamo ancora malati?!
E invece partono subito, si fidano di Gesù: se il Maestro ha detto loro di andare dai sacerdoti, la guarigione avverrà e quindi si mettono in cammino. E così accade: "E mentre essi andavano, furono sanati". È la loro fede che rende possibile il miracolo. Mentre vanno, strada facendo, guariscono.
Immaginiamo la loro gioia! Finalmente sono di nuovo sani, finalmente sono liberi di tornare a casa loro, alla loro vita di prima! Non vedono l'ora di arrivare dai sacerdoti, per poter poi correre a casa, dai loro cari! Guariti e contenti, continuano la loro strada verso il tempio.
Non tutti, però. Uno di loro, uno solo, si comporta diversamente. Quando si accorge di essere guarito, torna indietro, torna da Gesù. Andrà dopo dai sacerdoti, andrà dopo a far dichiarare ufficialmente che è guarito: prima, subito, vuole dire grazie al Maestro che gli ha ridonato la salute. E infatti percorre la strada del ritorno cantando di gioia e lodando il Signore Dio. Quando arriva da Gesù, si getta ai suoi piedi e comincia a ringraziarlo.
Che strano: 10 guariti e uno solo dice grazie!
Di tutti i 10 lebbrosi, l'unico che torna a ringraziare è un samaritano, uno straniero.
Anche Gesù si stupisce e lo dice forte: "Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?"
Certamente Gesù è contento che quel samaritano guarito si mostri riconoscente e proprio per questo gli fa un dono ancora più grande della salute che ha appena ritrovato. Lo guarda e gli dice: "Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!"
Non dice più "guarito", il Signore Gesù: dice che questo samaritano ora è salvato! Non sta parlando più del corpo, ma dell'anima!
Vedete, abbiamo detto che la lebbra è una malattia brutta, bruttissima. Fa un po' impressione guardare una persona lebbrosa. Ma l'ingratitudine, il non saper dire grazie, è una malattia ancora più brutta e più triste.
Dei 10 lebbrosi che Gesù incontra lungo la strada, tutti sono guariti dalla lebbra, ma 9 di loro restano con il cuore buio, con il cuore pesante, il cuore di chi non sa dire grazie.
Penso che tutti siamo felici di sentire un bel grazie quando offriamo un dono a qualcuno oppure quando facciamo un gesto gentile!
Se nessuno ci dice grazie, ci restiamo male, ci dispiace.
Il Vangelo di questa domenica ci rivela che anche il Signore Gesù si dispiace quando si accorge che di fronte al regalo enorme di riavere la salute, nove persone non tornano neppure a dire grazie.
Non so cosa ne pensate voi, ma a me piace sapere che possiamo somigliare a Dio in questo desiderio di incontrare la gratitudine delle persone che abbiamo intorno! Per una volta c'è un modo di assomigliare a Dio che non è difficile, anzi, ci viene naturale!
Per Dio, così come per noi, è bellissimo sentirsi dire grazie!
Quando ho capito questa cosa, mi sono chiesta: ma io mi ricordo, almeno qualche volta, di dire grazie al Signore Dio?
Certo, prego tutti i giorni, ma a volte c'è un po' il rischio di pensare che pregare significhi chiedere, domandare qualcosa. Per esempio, se vogliamo usare un gioco e l'amico non vuole prestarcelo, gli diciamo: "Ti preeeego!"
Ma pregare il Padre Buono non vuol dire solo chiedergli qualcosa, ci sono tanti modi diversi per pregare e uno dei più belli è proprio ringraziare.
Dire grazie a Dio perché siamo vivi, perché ci sono persone che ci vogliono bene. Dire grazie per il sole di una bella giornata e per la pizza mangiata con gli amici. Dire grazie al Signore per una bella corsa in bici, per tutte le cose nuove che impariamo a scuola. Dire grazie per le risate con mio fratello, per le coccole sul divano, per il letto caldo e morbido in cui mi addormento ogni sera...
Quanti, quanti motivi ci sono ogni giorno, per ringraziare il Signore!
Lo facciamo, di solito?
Se ancora non lo facciamo, cominciamo da questa settimana, imparando dal samaritano riconoscente. E sapendo che ogni nostro grazie al Padre Buono, lo rende felice!"
Commento a cura di Daniela De Simeis

sabato 4 agosto 2018

Il male alternativo

Deuteronomio 1:32,33 Ma nonostante questa parola non riponevate fede in Geova vostro Dio, 33 che andava davanti a voi nella via per esplorarvi un luogo dove accamparvi, mediante il fuoco di notte perché vedeste per quale via dovevate camminare e mediante la nuvola di giorno.


Pillola rossa o pillola blu? Questa era la scelta che veniva posta da Morfeus all'hacker Neo nello storico film Matrix. Al protagonista di questo significativo film veniva data la possibilità di comprendere quale era la realtà della sua esistenza. Molti ospiti di questo blog hanno espresso commenti che spesso ho paragonato alla consapevolezza acquisita della realtà da quell'immaginario Hacker Neo nel fantasioso mondo di Matrix. Il nostro progresso spirituale ci ha sicuramente dato modo di riflettere sulla nostra ben più concreta esistenza e su come essa debba essere messa in relazione con il nostro creatore. Abbiamo imparato che Geova Dio ci ha posto d'innanzi la possibilità di scegliere il nostro cammino e di rispondere delle nostre azioni. Fino ad ora abbiamo sempre considerato l'umanità e quindi noi stessi come persone davanti ad un eterno bivio, da una parte abbiamo la via del bene e dall'altra abbiamo la via del male. E' quindi importante chiedersi: Quale via sto perseguendo? Quali passi e quali orme sto seguendo? Spesso però questa considerazione lascia perplessi specialmente quando in alcune congregazioni c'è qualcosa che non sta andando come dovrebbe. Perchè ci sono questi problemi che spesso coinvolgono nominati decennali? E' un problema spirituale? C'è qualcos'altro che ci sfugge?

La scelta 
Atti 14:7 Or essendovi stata molta disputa, Pietro si alzò e disse loro: “Uomini, fratelli, voi ben sapete che dai primi giorni Dio fece fra voi la scelta che per bocca mia persone delle nazioni udissero la parola della buona notizia e credessero; 


C'è un detto piuttosto famoso che svela questa amara apocrifa realtà "con le buone intenzioni si lastricano le vie dell'inferno". Perchè è un'amara realtà? Perchè non ci vuole molto a capire che "le buone intenzioni" di certo non ci assicurano i risultati che vogliamo ottenere o che speriamo di ottenere. C'è un altro detto della nonna che ci dice "Sbagliando si impara". In parte sappiamo che è vero e spesso ne siamo convinti anche noi quando leggiamo le sacre scritture e abbiamo imparato che la parola è stata scritta per le cose avvenire (vedi I Timoteo 2:4,6). Ma il cristiano consapevole ha anche imparato sulla sua pelle chi un giorno gli ampliò il concetto dicendogli che "Se nella vita sei convinto che sbagliando si impara allora il paracadutista non fa per te". Se questa frase è in apparenza un po' scherzosa allora provate a sostituire il termine paracadutista con chirurgo. Vi fareste operare da un chirurgo distratto, superficiale? Lo scegliereste in base al punteggio della laurea? Chiediamoci anche: Accetteremmo noi di operare qualcuno? Con questo semplice esempio risulta evidente che ci sono aspetti dove gli errori se fatti costano molto e quando accadono sono spesso irreversibili. Davvero non ci si può appellare alla buona volontà per sostenere di adempiere all'incarico che ci è stato affidato. 

Il terzo escluso
Matteo 7:16 Li riconoscerete dai loro frutti. Non si coglie uva dalle spine né fichi dai cardi, vi pare? 17 Similmente ogni albero buono produce frutti eccellenti, ma ogni albero marcio produce frutti spregevoli; 

Purtroppo è difficile comprendere se l'aria mortifera di questo mondo influenzi chi e cosa all'interno della congregazione. Gesù Cristo ha identificato un modo per distinguere le intenzioni buone da quelle malvagie con l'efficace illustrazione "li riconoscerete dai loro frutti". C'è un'altra considerazione che possiamo fare e che probabilmente ci aiuta a comprendere perchè risulta complicato anche per chi ha la responsabilità come un sano CO riuscire a risolvere certi problemi nelle congregazioni. Geova e Satana si distinguono per i due scopi differenti. Il peccato verso Geova si distingue anch'esso per lo scopo che vuole raggiungere. Ci sono però peccati che sono altrettanto gravi ma non perseguono nessuno scopo malvagio. Nella scrittura di Geremia 10:23 l'omonimo profeta ben identifica questo problema con la nota illustrazione "Non appartiene all’uomo che cammina nemmeno di dirigere il suo passo"


Geremia esprime con questa illustrazione al limite del paradosso la grande fragilità umana. Come identificare questo paradosso se non con la stupidità dell'uomo. La stupidità è il male di questo nuovo millennio, ed è molto pericolosa. Perchè? Perchè la stupidità al contrario della malvagità non ha motivi.

Cito da Wikipedia di chi ha studiato la stupidità come morbo.

"Uno studio dell'università inglese di Exeter ha identificato un'area nel cervello (nella regione temporale della corteccia) che si attiva per non ripetere un errore già commesso. L'ipotesi che la stupidità potesse essere connessa a una fisicità è stata confermata poiché«è stato scoperto dai ricercatori americani, un batterio chiamato ATCV-1, ribattezzato dagli stessi scienziati appunto “virus della stupidità”, in quanto è stata rilevata la sua presenza negli animali con un più basso livello intellettivo.» [9]"

Escludiamo a prescindere questa conclusione anche se ammettiamo che in alcuni casi il trapianto di cervello sembra davvero essere l'unica soluzione.

Ma l'uomo prima di essere peccatore cosciente è una creatura naturalmente stupida. C'è differenza fra malvagità e stupidità? Si perchè mentre nella prima c'è un atto cosciente nella seconda c'è solo l'intenzione cosciente. Per chiarire, la stupidità è una qualità che non ha ne Satana ne tanto meno di Geova. In questo sistema di cose la pericolosità della stupidità è proporzionale alla responsabilità acquisita. Questo significa che le persone semplici in media fanno tante cose stupide di entità più o meno lieve. Più una persona però ha responsabilità grandi più le stupidaggini che combina diventano gravi. Per dirla in parole povere i proclamatori fanno e dicono tante sciocchezze, gli anziani e poi i sorveglianti fanno poche cose stupide, ma quando le fanno sono guai. Un fratello volenteroso ma particolarmente stupido potrebbe essere un vero disastro per la spiritualità delle congregazioni. Per quale motivo? Perchè ci sono alcuni di errori che coinvolgono i fratelli uccidono la spiritualità dei singoli ma il problema più grosso è che non si riesce ad inquadrarli e renderli evidenti. Ad esempio: potrebbe un fratello particolarmente distratto mancare di rispetto per il lavoro altrui. Perchè minimizzare se poi alla fine la persona può sentirsi offesa? Altro esempio: se un anziano non ha le idee chiare sui passi di Matteo nascono pastrocchi anche quando si applicano principi della legge mosaica imparati alle varie scuole senza un minimo criterio. 

Proverbi 22:6 Addestra il ragazzo secondo la via per lui; anche quando sarà invecchiato non se ne allontanerà.

Come Geova considera la stupidità? Salomone sapeva bene cosa significava e aveva compreso che attraverso l'addestramento acquisisce capacità ed intelletto e la saggezza nel comprendere le cose. Ma questa capacità non è data però dall'istruzione acquisita e non c'è nessuna scuola di questo mondo che possa dare questa capacità o garantirla, nemmeno la scuola di ministero teocratico (così come forse sperava accadesse il caro fratello Knorr). Per essere davvero cristiani consapevoli il cammino che abbiamo da fare è lungo prima di difenderci dalla malvagità di Satana dobbiamo difenderci dalle scemenze che diciamo e facciamo. In particolar modo quando diamo o accettiamo una nomina. 

Ad esempio: se un fratello ha delle rendite che gli permettono di non avere la necessità di lavorare per mantenersi, potrebbe avere molto tempo disponibile per la congregazione. La sua dedizione potrebbe essere sufficiente a garantire la cura che deve prestare nel gestire il gregge? Possiamo confidare solo nelle sue buone intenzioni? Possiamo dare la responsabilità nella congregazione solo confidando sulla sua buona volontà? Sul suo rapportino di servizio? Sulla relazione privata che ha con i sorveglianti?

Aggiunta postuma:
Concludo questo post sostenendo quindi che anche la dicotomia sul bene e il male che viene utilizzata per definire l'appartenenza ai gruppi eletti deve essere rivista in tutti i sensi. Ci sono fratelli che non hanno malvagità nel cuore, ma prendono decisioni davvero stupide. Gli effetti sono altrettanto disastrosi e forse ancora più di una decisione fatta da un malvagio. L'unico modo per evitare questo pericolo è quello di confidare in Dio e in tutti gli ausili che ci ha donato (la sua parola e la preghiera), di impegnarsi nello studio, nella meditazione così da potresi confrontare continuamente con se stessi e il nostro prossimo. Buona serata cari fratelli.

1 Giovanni 5:20,
20 Ma sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato la capacità intellettuale di acquistare conoscenza del Vero. E noi siamo uniti al Vero, per mezzo del Figlio suo Gesù Cristo. Questi è il vero Dio e la vita eterna.


venerdì 3 agosto 2018

La bontà, un frutto dello spirito

Continua l'interessante conferenza di Brux Cavey sui doni dello spirito, ho trovato molto significativa la parte sulla bontà, sulla differenza tra legge e principi e sulle opere di bene che ogni cristiano è  chiamato a compiere.
Buona visione!