venerdì 28 settembre 2018

La purezza spirituale del Cristo, parte 2


Marco 7: 14 - 23

Poi chiamata di nuovo a sé la folla, diceva: Ascoltatemi tutti e intendete: *Non c’è nulla fuori dall’uomo che entrando in lui possa contaminarlo; ma ciò che esce dall’uomo, questo contamina l’uomo. *Se qualcuno ha orecchi per intendere intenda. *E quando lontano dalla folla entrò in casa, i suoi discepoli lo interrogarono sul significato di quella parola enigmatica. *Egli rispose loro: Siete anche voi senza intelletto? Non capite che quanto dal di fuori entra nell’uomo non lo può contaminare, *perché non gli entra nel cuore, ma nello stomaco e va a finire nella fogna? Dichiarava così puri tutti gli alimenti. *E diceva loro: Ciò che esce dall’uomo, questo contamina l’uomo, *perché dal di dentro, dal cuore degli uomini, escono propositi malvagi: fornicazioni, furti, omicidi, *adulteri, cupidigie, malvagità, frodi, incontinenza, invidia, diffamazione, superbia, stoltezza. *Tutte queste cose malvagie escono dal di dentro e contaminano 

Sappiamo che per un ebreo mantenere la purezza cerimoniale era importantissimo. In particolare i farisei avevano questa priorità come stile di vita religioso. Oltre ad allontanarsi, separarsi da lebbrosi, peccatori e gentili essi disprezzavano anche i loro stessi fratelli poveri e "ignoranti" che non riuscivano a star dietro alla puntigliosa miriade di regole atte a risaltare la legge, ma che in realtà la rendevano asfissiante, soffocandone il vero significato.
Gesù rovescia le cose, spiega che ciò che è impuro non viene da fuori a dentro, bensì da dentro a fuori. Ciò che è puro o impuro va messo su un livello superiore a quello semplicemente comportamentale.
Sarebbe inutile darsi da fare per restare separati e puri cerimonialmente quando dal cuore sgorgano pensieri e sentimenti impuri. Alla richiesta degli apostoli Egli elenca ciò che veramente rende sporca una persona: propositi malvagi. Da li poi nascono omicidi, adulteri, furti e ogni sorta di cattivo frutto prodotto da una radice di malvagità,  invidia e malizia.
Anche per i discepoli è difficile resettare questa enorme differenza tra fuori e dentro. Sono abituati dal sistema farisaico a giudicare il prossimo e se stessi con una scala di valori basata sulle opere più che sui motivi. 

Questa distanza della vera purezza rispetto a quella formalizzata dilagante in Israele viene ribadita con forza nei confronti dei farisei:
Luca11:37

Dopo che Gesù ebbe detto queste cose, un fariseo lo invitò a pranzare con lui. Così Gesù andò a casa sua e si mise a tavola.* 38 Il fariseo, comunque, si sorprese vedendo che Gesù non si era lavato*prima del pranzo.+ 39 Ma il Signore gli disse: “Ora, voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma dentro siete pieni di avidità e di malvagità.+ 40 Stolti! Chi ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? 41 Piuttosto, date come doni di misericordia* ciò che viene da dentro, ed ecco che sarete puri in ogni cosa. 42 Guai a voi, farisei, perché date la decima della menta, della ruta e di tutte le altre erbe,*+ma ignorate la giustizia e l’amore di Dio! È vero che dovevate fare quelle cose, ma senza trascurare queste altre.+ 43 Guai a voi, farisei, perché amate sedervi nei primi posti* nelle sinagoghe ed essere salutati nelle piazze!+ 44 Guai a voi, perché siete come quelle tombe*che non si vedono,*+ su cui la gente passa senza rendersene conto!”

Questo creava un clima di sfiducia e paura,  come descrive bene questo brano preso da Qumran.net :

"Al tempo di Gesù, toccare un lebbroso, mangiare con un pubblicano, mangiare senza lavarsi le mani, e tante altre attività, ecc. tutto questo rendeva impura la persona, e qualsiasi contatto con questa persona contaminava gli altri. Per questo, bisognava evitare le persone "impure". La gente viveva intimorita, sempre minacciata da tante cose impure che minacciavano la vita. Si vedeva obbligata a vivere sfiduciata di tutto e di tutti. Ora, improvvisamente, tutto cambia! Mediante la fede in Gesù, era possibile avere la purezza e sentirsi bene dinanzi a Dio senza che fosse necessario osservare tutte quelle leggi e quelle norme della "Tradizione degli Antichi". Fu una liberazione! La Buona Novella annunciata da Gesù libera la gente dalla paura, dallo stare sempre sulla difensiva, e gli restituisce la voglia di vivere, la gioia e la felicità di essere figlio e figlia di Dio!"
Non è forse la stessa cosa che accade quando consideriamo la spiritualità di una persona dal rapporto di servizio e dalle medaglie/privilegi che ottiene, dividendo così i fratelli in spirituali o poco spirituali?
Invece Gesù ci esorta a portare frutti, a far sgorgare dal nostro cuore opere buone verso il prossimo, non con un servizio per l'occhio ma qualcosa che nasce spontaneamente, da dentro. Non serve che qualcuno ci dica cosa fare e cosa non fare se i sentimenti nascono dal nostro cuore. L'amore dovrebbe essere il motore, incurante del giudizio altrui sa cosa fare e si sente spinto a farlo da forza interiore. Mi piace ricordare le parole di 1 Giovanni 4:18 "Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo (ma si parla anche di giudizio) e chi teme non è perfetto nell'amore"
Al contrario, la cattiveria nel parlare e nel rapportarci con gli altri, evidenziano un cuore inaridito che sceglie di non lasciare spazio all'amore, forse perché ferito o deluso, ma sempre contaminato da negatività che porta l'essere umano lontano da Dio,  impuro.
Tuttavia c'è sempre speranza e una mano tesa da parte di Cristo che ci considerò tanto preziosi da donare se stesso per redimerci. Non venne tra esseri umani perfetti, non scelse i suoi discepoli perché puri, Egli, come il Padre, ci amò per primo lasciandoci un modello. (Rom.5:6-11, Giovanni. 13:15)

Gesù cerca la fonte delle opere, se giudichiamo noi stessi e gli altri severamente, difficilmente comprenderemo l'amore e la purezza spirituale del Cristo.
Pensiamo all'impetuosità di Pietro, più volte fu spinto a fare o dire cose di cui si pentì,  poteva essere biasimato da chi giudicava esternamente, eppure Gesù gli affidò incarichi maggiori, certo che il suo cuore era profondamente sincero. Giovanni.  21:15-19
Non rammarichiamoci degli errori, piuttosto esaminiamo il motore che ci muove, purifichiamo la fonte, tutti necessitiamo di farlo alla luce delle scritture, il resto verrà da sé. (Sal.50:12)

2 commenti:

  1. Un articolo su cui riflettere. Ma non stiamo forse anche noi considerando "impuri" disassociati, segnati e gente del mondo??
    L'articolo di studio di questa settimana ci dà qualche "dritta" al riguardo.

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  2. Bell'articolo, Barnaba. Ne avrei fatto volentieri oggetto di studio Torre di Guardia, edizione per consapevoli.
    La frase che voglio riprendere tra le tante significative da te citate è: "Non serve che qualcuno ci dica cosa fare e cosa non fare se i sentimenti nascono dal nostro cuore."
    Ho sempre pensato anche io la stessa cosa.
    Quando Gesù imbastì la parabola del buon samaritano, mostrò chiaramante che l'amore di quel peccatore odiato dagli israeliti era spontaneo. Mica glielo insegnò Gesù. Era già amorevole. Gesù lo mise solo in risalto e invitò i cristiani a vivere di amore. In Giovanni 15 Gesù ricorda che i cristiani si sarebbero contraddistinti per l'amore che avrebbero manifestato, ma non si mise poi a spiegare in cosa consiste questa qualità, nelle sue infinite sfaccettature. Richiamò concetti semplici, poche idee, che poi, interiorizzate in ciascuno di noi ci avrebbero permesso di manifestare questa qualità eccelsa. Ma stare a spiegare in cosa consista un sentimento naturale è come stare a spiegare ad un essere umano adulto come si fa a mangiare, come si usano le posate, a cosa serve un piatto, e via dicendo.
    Profondersi in articoli di studio che stanno sempre a puntualizzare come si mostra amore in definitiva tende a soffocare la libera iniziativa individuale e a limitarne le potenzialità. Specie se poi manifestare amore significa fondamentalmente contribuire, andare in predicazione, studiare, pregare, e molto in piccolo, in basso alla fine, come le clausole di un contratto, fare azioni caritatevoli e aiutare, detto molto vagamente, chi è in difficoltà.
    Un bell'articolo torre di guardia che parlerà di modi pratici, oltre alla onnipresente predicazione, in cui mostrare amore al prossimo, quando lo vedremo? Quando leggeremo come aiutare chi è in difficoltà economica, fare donazioni per cause nobili, partecipare a qualche iniziativa per aiutare i poveri, e cose del genere? Questi da noi, TRISTE A DIRSI, per usare questa antipatica frase a noi nota, sono concetti tabù. Anzi, rasentano l'apostasia. Eppure è assurdo se ci pensiamo.
    La purezza del Cristo consisteva di amore messo all'opera in modi reali, diretti, e a favore del prossimo, o no?

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Grazie per il commento.

Chatteria