lunedì 23 luglio 2018

L'organizzazione e il dramma della stupidità funzionale

Ci sono percorsi che possono combaciare in diversi ambiti. Gli esseri umani vivono in agglomerati gregari, ciascuno di noi deve imparare a convivere con le persone che fanno parte della propria vita, dall'ambiente familiare a quello civico, dal lavoro alle associazioni sportive ed infine, religiose.
Ogni ambiente ci porta a dover interagire con altri in modi diversi. Eppure possiamo trovare schemi simili in vari ambiti.
Qui sotto un esempio di comportamento di sopravvivenza che impedisce un progresso delle idee nell'ambito lavorativo. È sorprendente quanto si possa applicare all'attuale modus operandi dell'organizzazione... 



Al giorno d’oggi la stupidità funzionale continua ad essere il principale motore di moltissime aziende. Per quanto possa essere difficile da ammettere, è la realtà. La creatività sembra non essere riconosciuta, il pensiero critico appare come una minaccia per i dirigenti desiderosi che nulla cambi, sempre alla ricerca degli impiegati più docili.
Ammetterlo non è facile. È evidente che ogni azienda è un mondo a sé stante con dinamiche e politiche proprie, oltre che obiettivi diversi. Esistono imprese all’avanguardia dal punto di vista dell’innovazione e dell’efficacia. Tuttavia, al giorno d’oggi ancora non si è stati in grado di raggiungere il grande cambiamento tanto ambito. Le grandi aziende e le piccole imprese cercano persone preparate, non v’è dubbio, ma che siano al tempo stesso manipolabili, tacite e consenzienti.
L’innovazione legata al capitale umano dotato di una mente aperta, flessibile e critica è vista come un pericolo. Questo perché la direzione continua a guardare con timore le nuove idee: le aziende moderne continuano a sentirsi a proprio agio adottando schemi rigidi e verticali, in cui l’autorità esercita un controllo vorace. Allo stesso tempo, gli stessi colleghi di lavoro tendono a vedere di cattivo occhio le menti portatrici di nuove idee, forse per paura di doversi dimostrare all’altezza pur sapendo di non esserne in grado.

Non importano la formazione, le idee o le incredibili competenze. Se alzerete la voce, sarete subito assaliti da chi è sopra di voi: dirigenti e colleghi meno brillanti e creativi che vi chiederanno di tacere e tornare a far parte del gregge. Perché la vostra voce li mette allo scoperto, perché le vostre idee rompono la “ferrea catena di montaggio” troppo spesso basata su un continuum di mediocrità.


Mats Alvesson e André Spicer, autori del libro, The Stupidity Paradox, illustrano quattro aspetti alla base di questo problema:
  • Cerchiamo di soddisfare sempre chi detiene il potere nell’organizzazione.
  • Sentiamo il bisogno di non causare problemi né di dire ad alta voce ciò che gli altri non vogliono sentirsi dire.
  • Spesso passare per “stupidi funzionali” fa sì che le cose vadano più o meno sempre bene: riusciamo a mantenere il lavoro e a farci accettare.
  • Nella maggior parte degli impieghi al giorno d’oggi questa è una caratteristica richiesta e necessaria. Per fare carriera o anche solo per non perdere il posto di lavoro, è meglio essere consenzienti, ubbidire e non fare domande su quello che si fa.
Forse il cervello creativo ha bisogno di essere allenato attraverso l’ottica del coraggio e dello spirito d’iniziativa; forse bisogna insegnargli ad assumersi rischi e ad uscire dai soliti giri ormai stantii, per dare vita a nuove aziende capaci di offrire servizi innovativi all’interno di una società sempre più esigente. I grandi cambiamenti non capitano da un giorno all’altro. Arrivano con lo sforzo quotidiano, accompagnati da quello scricchiolio lento, ma costante, che precede tutte le grandi scoperte.





...Per uscire da questo schema paralizzante è necessario esorcizzare la paura del cambiamento. Ciascuno di noi deve lavorare su se stesso, un passo alla volta. Deve capire che restare fermo non cambierà le cose,  la frase "aspetta Geova" può essere una trappola, ma è importante anche riuscire a distinguere l'agire al momento e  nel modo giusto dalle azioni avventate che causerebbero solo danno.
Il primo passo da fare è di accrescere la nostra conoscenza scritturale, poi imparare a usare ciò che impariamo. Un po come disse l'apostolo Paolo 
nella lettera agli Ebrei: “Il cibo solido è per le persone mature, per quelli che mediante l’uso hanno le loro facoltà di percezione [lett. “organi di senso”] esercitate [come un ginnasta] per distinguere il bene e il male”. (Ebr. 5:14, nt.) Paolo esortò i cristiani ebrei a esercitare la loro capacità di pensare proprio come un ginnasta esperto esercita i suoi muscoli.
Man mano che acquisteremo esperienza e sicurezza riusciremo a sconfiggere la paura e ad agire con saggezza, senza cadere nella comoda stupidità funzionale, ma nemmeno nella stupidità della ribellione sterile.

mercoledì 18 luglio 2018

Marta e Maria, scegliere la parte buona

Dalla lettura di questa settimana, ho trovato una riflessione interessante che volevo condividere. Due aspetti importanti: la naturalezza con cui Gesù si rapporta con le donne alla pari e la contrapposizione non tra opere e contemplazione, bensì tra i motivi che ci guidano.

PS
Per MiKa. .. stavolta non è colpa mia se non è una sintesi, ho semplicemente condiviso par pari da qui:

https://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo/10613-la-porzione-buona

;)

Lc 10,38-42
In quei giorni mentre Gesù e i suoi discepoli erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Quando Luca scrive il terzo vangelo, resta un uomo “ecclesiale”, che ha una conoscenza esperienziale della vita delle comunità cristiane, quelle che descriverà nella seconda parte della sua opera, gli Atti degli apostoli. Nella chiesa di allora, come ancora oggi in ogni comunità cristiana, si registravano e si registrano difficoltà, tensioni tra i diversi servizi e i diversi modi di vivere la vita cristiana. Negli Atti – non lo si dimentichi – Luca testimonia un conflitto tra il servizio a tavola e il servizio della Parola, che viene risolto attraverso una ripartizione dei servizi: agli apostoli compete annunciare il Vangelo, mentre ad altri sette credenti il servizio a tavola (cf. At 6,1-6). Questa soluzione non vuole essere esemplare o autoritativa per la chiesa: è stata una soluzione, ma forse ve ne potevano essere altre… In ogni caso, si è risolto il conflitto riconoscendo che c’è un primato da rispettare: il primato della parola di Dio ascoltata e predicata, senza la quale non vi è comunità cristiana. Nel brano odierno si manifesta lo stesso problema: cerchiamo dunque di comprendere umilmente le parole di Gesù.

Nella sua salita verso Gerusalemme, Gesù trova ospitalità presso una famiglia: due sorelle, Marta e Maria, e il fratello Lazzaro, a Betania, nei pressi della la città santa, lo accolgono in casa offrendogli cibo e alloggio. Questo succederà spesso, in particolare nella settimana prima della passione di Gesù (cf. Mc 11,11; Mt 21,17; Gv 12,1-11). Il quarto vangelo ci dà molte notizie su questi tre amici di Gesù, da lui molto amati (cf. soprattutto Gv 11,1-43). Dunque Gesù, che è stato respinto dai samaritani (cf. Lc 9,51-55), trova una casa che lo accoglie, che gli permette di gustare l’intimità dell’amicizia, di riposare, di avere tempo per pensare alla sua missione. Entrato in casa, è accolto da Marta, una donna attiva, intraprendente, che si sente impegnata a preparargli il cibo e una tavola degna di un rabbi, di un amico. Marta qui è “tirata da tutte le parti”, indaffarata e assorbita dai servizi.

Maria, l’altra sorella, appare invece una donna più contemplativa, che durante la sosta di Gesù in casa ama innanzitutto ascoltarlo, mettersi ai piedi del maestro e profeta per ricevere il suo insegnamento. Alla presenza di Gesù, Maria assume così la postura classica del discepolo (cf. Lc 8,35; At 22,3). La tradizione rabbinica affermava: “La tua casa sia un luogo di riunione per i sapienti; attaccati alla polvere dei loro piedi e bevi assetato le loro parole” (Mishnà, Avot I,4), ma questo compito era riservato agli uomini, non certo alle donne. Ciò sarebbe stato non solo inusuale, ma anche scandaloso, come si legge sempre nella Mishnà: “Chiunque insegni la Torah a sua figlia è come se le insegnasse cose sporche” (Sotah 3,4). Maria compie pertanto un gesto coraggioso, audace, mostrando una forte soggettività e una profonda consapevolezza: si fa discepola, sicura che il rabbi Gesù non la respingerà, ma eserciterà il suo ministero rivolgendosi a una donna come agli uomini, accetterà di avere una discepola e non solo dei discepoli. D’altronde, Luca aveva già dato testimonianza circa le donne al seguito di Gesù (cf. Lc 8,2-3); qui però egli specifica ulteriormente: le donne non solo seguono Gesù “servendolo con i loro beni”, ma sono destinatarie del suo insegnamento, esattamente come i discepoli.

Ma ecco apparire il conflitto. Vedendo la sorella in ascolto ai piedi Gesù, Marta interviene indispettita, dicendogli: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille che mi aiuti!”. Si faccia attenzione: Marta chiama Gesù Kýrios, Signore, titolo che echeggia la confessione pasquale della chiesa nei suoi confronti (“È il Signore!”: Gv 21,7). D’altronde, secondo il quarto vangelo, Marta è colei che fa la più alta confessione di fede in Gesù, definendolo “il Cristo, il Figlio di Dio veniente nel mondo” (Gv 11,27), confessione più completa di quella di Pietro (cf. Gv 6,69). Qui però le sue parole denotano irritazione e quasi costringono Gesù a intervenire presso sua sorella Maria. In fondo Marta si sta dando da fare proprio per accogliere bene Gesù, ma il suo zelo sconfina nell’inquietudine e nella preoccupazione. Pur facendo azioni per Gesù, Marta è distratta e preoccupata, dunque divisa – come Gesù stesso le dice subito dopo –, cioè ha assunto un atteggiamento e dei sentimenti che le impediscono di ascoltare il Kýrios.

Gesù allora interviene, non per fare un rimprovero, ma per offrire a Marta una diagnosi: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti affanni per molte cose!”. Queste parole vanno capite bene e non comprese secondo un adagio che abbiamo nei nostri orecchi perché ripetuto da secoli, adagio che beatifica la vita contemplativa e le conferisce il primato su quella attiva, frutto avvelenato del neoplatonismo cristiano… No! Ciò che Gesù vuole correggere in Marta, peraltro dolcemente, è la preoccupazione, ossia quell’agitazione che impedisce l’ascolto e l’accoglienza autentica di Gesù stesso. Per fare piacere a Gesù ed essergli vicina, Marta non si accorge che in realtà fa di tutto per creare ostacoli al vero rapporto con lui. I mezzi per raggiungere il fine sono per lei più importanti del fine. Agitarsi, preoccuparsi significa togliere attenzione all’altro e pensare troppo a se stessi: ci si illude di pensare agli altri, ma l’agitazione non lo permette, anzi lo impedisce…

Gesù, del resto, altrove ammonisce di non preoccuparsi delle parole da pronunciare per difendersi quando si è accusati a causa sua (cf. Lc 12,11: verbo merimnáo), di non preoccuparsi per il cibo e il vestito (cf. Lc 12,22-29: verbo merimnáo), di non lasciarsi prendere dall’agitazione per la vita, nell’attesa della venuta del Figlio dell’uomo (cf. Lc 21,34-35: sostantivo mérimna). Ora, nel mettere per iscritto questo episodio nonché le esortazioni appena citate, è molto probabile che Luca si ispiri a quanto affermato da Paolo in 1Cor 7, quando, parlando della relazione con il Signore, l’Apostolo esorta a non essere distratti, tirati qua e là (aperispástos: 1Cor 7,35; cf. periespâto: Lc 10,40), né preoccupati, divisi (amerímnous: 1Cor 7,32; meméristai: 1Cor 7,34; cf. merimnâs: Lc 10,41). Questo ammonimento vale dunque per Marta come per ciascuno di noi! Sia dunque chiaro: Gesù non condanna Marta perché lavora, facendo qualcosa per lui, anche perché egli amava la tavola, gioiva nel condividere buon cibo e buon vino con gli amici e le amiche, ma la mette in guardia dal lasciarsi prendere dall’affanno, fino a dimenticare la sua presenza. Occuparsi, non preoccuparsi; lavorare, non agitarsi; servire, non correre: sono attitudini umane assolutamente necessarie a ogni “buona” accoglienza!

Infine, ecco un’ultima parola: “Una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la porzione buona, che non le sarà tolta”. Cosa è veramente necessario? Cosa è determinante nel rapporto con Gesù? Una sola cosa: essere suo discepolo, sua discepola, ascoltando la sua parola. Non a caso proprio Luca ci dice che addirittura la relazione di maternità di Maria nei confronti di Gesù passa in secondo piano rispetto al legame decisivo con lui, costituito dall’ascolto e dalla messa in pratica della sua parola (cf. Lc 11,27-28). Dunque,

non l’utero che ha portato Gesù è beato,
non chi accoglie Gesù con un pasto straordinario è beato,
non chi pensa di dover fare molte cose per Gesù è beato,
ma chi ascolta la sua parola e la mette in pratica!

Per noi non è facile rispettare questo primato dell’ascolto, perché pensiamo di avere molte cose da fare, molti servizi da compiere, e spesso ce li inventiamo, pur di non ascoltare le parole di Gesù. In noi, infatti, c’è ribellione alle parole di Gesù, c’è la tentazione di non ascoltarle per non osservarle, c’è la tentazione di preferire ciò che vogliamo, ciò che decidiamo, ciò di cui siamo protagonisti, piuttosto che ascoltare e obbedire. Quando mi interrogo su questo brano evangelico, mi sento più Marta che Maria, e ne provo vergogna e pentimento…

Ma non si dimentichi la grande novità di questa pagina: una donna si fa discepola di Gesù, e questa è “la porzione” di Maria che ascolta, la porzione buona che non le sarà mai tolta, perché “sua porzione è il Signore” (cf. Sal 16,5). Le donne non sono solo chiamate, come tutti i discepoli, al servizio, alla diakonía, ma innanzitutto all’ascolto: l’opposizione tra Marta e Maria rivelata da Gesù non è un’opposizione tra attività e contemplazione, ma tra non ascolto e ascolto del Signore.

domenica 15 luglio 2018

Trasparenza mediatica

Che dire, sta finendo il ciclo di assemblee "Sii Coraggioso"  e mi pare di capire che l'organizzazione sia proprio nel bel mezzo di una bufera mediatica che nemmeno gli scandali sulla pedofilia erano riusciti nell'intento. Mi sa che di coraggio ce ne voglia davvero e tanto per come stanno andano le cose. La condanna della corte europea sulle note di casa in casa sta rimbombando in tutte le testa giornalistiche di tutto il mondo. Alcuni mezzi di informazione lo chiamano il datagate dei testimoni di Geova.

Nel link seguente l'articolo recente del Telegraph  e qui invece l'articolo italiano di qualche giorno fa Il sole24 ore.

Qui invece potete trovare direttamente la sentenza europea in questione.


In questo ennesimo articolo parlano di come i testimoni di Geova dovrebbero chiedere il permesso alla privacy per scrivere le note. Mi pare che ancora se ne parli poco negli Stati Uniti quindi non mi sbilancerei oltre e aspetterei i prossimi giorni per vedere come matura questa buriana. 
Voci di corridoio che non posso provare dicono che questo bubbone non sia venuto fuori dalle note di casa in casa che come avete visto hanno tentato in modo davvero maldestro di risolvere smettendo di stampare le note che abbiamo sempre utilizzato nel servizio senza dirci il perchè (!?). Pare che invece le mani sporche di marmellata siano venute fuori quando si sono accorti che nei territori di tutto il mondo compaiono gli indirizzi sensibili di persone che non desiderano essere visitate. Queste note sono state la pistola fumante che hanno dimostrato ai giudici che i testimoni di Geova attuano una mappatura del territorio. L'assurdo di questa situazione e che le persone che non vogliono essere visitate adesso potrebbero tranquillamente denunciarci per averli identificati su cartine topografice di servizio senza il loro consenso.
Immaginate?

"Buongiorno"
"Vi avevo detto di non suonare a questa porta. Ci pensate da soli a sparire istantaneamente?"
"Si sappiamo come la pensa e siamo rammaricati. Proprio per questo le ho portato questi documenti sulla privacy. Ci dovrebbe lasciare una delibera da firmare in doppia copia una per noi ed una per lei. Sa per i dati sensibili le solite menate. Però in questo modo le garantiamo che non sarà più visitato."
"Vado a slegare i cani aspetti qui..."
"Be allora noi andiamo nel frattempo vi lascio un volantino... i cani sanno leggere?"

Un dettaglio da non sottovalutare è che proprio per le caratteristiche peculiari di questo archivio in caso di denuncia particolare vengano coinvolti tutti i soggetti coinvolti e quindi non solo potrà essere condannabile l'organizzazione ma anche il fratello o i fratelli che verranno riconosciuti responsabili di aver violato la privacy della persona denunciante.  ( es: il fratello del reparto territori che mette materialmente scrive il riferimento della persona). 

Uno stralcio 
...
La Corte conclude che il diritto dell’Unione in materia di protezione dei dati personali consente di considerare una comunità religiosa, congiuntamente ai suoi membri predicatori, quale responsabile del trattamento dei dati personali effettuato da questi ultimi nell’ambito di un’attività di predicazione porta a porta organizzata, coordinata e incoraggiata da tale comunità, senza che sia necessario che detta comunità abbia accesso a tali dati o che si debba dimostrare che essa ha fornito ai propri membri istruzioni scritte o incarichi relativamente a tali trattamenti.


Da un punto di vista pratico per i forcaioli che esultano ricordo anche che sebbene ci sia questa sentenza europea ovviamente i riferimenti legislativi della privacy sono quelli stabiliti dagli stati sovrani. Se ci sono delle differenze queste si dovranno superare dall'iter giudiziario. 

Ma la tempesta mediatica non è solo questa nel blog della fratellanza consapevole è comparso questo leak dove un utente all'interno di un container russo ha pubblicato tutti i video "interni" utilizzati nelle adunanze di addestramento.


Ho dato un occhiata e in pratica ci sono anche quelli che erano stati cancellati da youtube un po' di tempo fa sulla riorganizzazione IT delle betel con la descrizione dei flussi di dati sensibili. Ci sono anche video dell'adunanza per gli anziani con alcuni esempi di gestione delle ore dei pionieri regolari dove si mischiano le ore di predicazione con ore dedicate agli interessi teocratici. Per carità nulla di nuovo questi crediti sulle ore sono sempre esistiti però sono sempre stati oggetto di feroci critiche. Il problema anche in questo caso è la trasparenza delle procedure che semplicemente non esiste.

Il mio auspicio ovviamente e che tutto si risolva per il meglio e che quindi si approfitti di queste prove non per tappare il buco inventandosi un nuovo escamotage per aggirare la legge ma per migliorare e rendere un po' più trasparenti tutte le procedure interne. Capisco che è doloroso ma da qualche parte qualcuno dovrà pure cominciare e poi dall'assemblea non abbiamo imparato a dimostrare coraggio? Il tempo gioca dalla parte dei consapevoli confidiamo in Geova e non abbiamo fretta.







giovedì 12 luglio 2018

Gesù e la congregazione

Avete notato la spiegazione che viene data alla scrittura di Luca 9:49,50? La scrittura è ripetuta anche in Marco 9:38 

Luca 9:49,50
49 Giovanni gli rispose: “Maestro, abbiamo visto un uomo che espelleva demòni usando il tuo nome e abbiamo cercato di impedirglielo, perché non ti segue insieme a noi”. 50 Ma Gesù gli disse: “Non cercate di impedirglielo, perché chi non è contro di voi è per voi”.

Qunidi dalla scrittura si capisce che c'era un uomo che faceva prodigi ma non seguiva Gesù. Gli apostoli si lamentano con il maestro ma lui sentenzia che chi non è contro di noi è per noi. Deduco quindi che al tempo di Gesù c'erano persone benedette dallo spirito santo che non seguivano il Cristo. 

La spiegazione nell'articolo w08 15/03 p31

Luca 9:49, 50: Perché Gesù non impedì che un uomo che ‘non lo seguiva’ espellesse demoni? Gesù non fermò l’uomo perché la congregazione cristiana non era stata ancora formata. Perciò non era richiesto che l’uomo seguisse Gesù di persona per esercitare fede nel nome di Gesù ed espellere demoni. — 

Siamo sicuri che se la congregazione fosse nata Gesù cambiava opinione? Mi chiedo a questo punto se ci sono scritture che in qualche modo spieghino come sia possibile che la congregazione cristiana abbia un mandato diverso rispetto a quanto Cristo ha stabilito durante il suo percorso terreno. 

Due film da vedere!



Il ministero del Cristo parte 2

Cap. 6,30-44

*Gli apostoli si raccolsero intorno a Gesù e riferirono tutto quanto avevano fatto e quanto avevano insegnato. *Egli disse loro: venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco. Poiché erano tanti quelli che venivano e andavano che neppure avevano tempo di mangiare. *Partirono dunque in barca verso un luogo deserto e appartato. *Però molti li videro partire e compresero e da tutte le città accorsero là a piedi, e li precedettero. *Quando Gesù sbarcò e vide tanta folla, ne ebbe compassione, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 35 Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; 36 congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare». 37 Ma egli rispose: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». 38 Ma egli replicò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». E accertatisi, riferirono: «Cinque pani e due pesci». 39 Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull'erba verde. 40 E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. 41 Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. 42 Tutti mangiarono e si sfamarono, 43 e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. 44 Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Il ministero si fa impegnativo e Gesù si prende cura dei suoi apostoli. Dopo averli addestrati con il suo esempio e istruiti, adesso vuole che si prendano un po di tempo per riposare. Come un pastore ha amorevole cura del suo gregge ma accade un fatto che lo porta a considerare bisogni ancora maggiori. Le folle vedendoli partire in barca intuiscono la loro meta. Subito si affrettano a fare il giro del lago e una volta arrivati una considerevole folla li aveva preceduti. Gesù non resta impassibile di fronte a questa moltitudine attratta dalla voce del pastore, il racconto narra che fu mosso a compassione, comprendeva che avevano bisogno di guida, di un riferimento che non avevano trovato affatto nei loro maestri religiosi. Le parole di Gesù erano differenti, toccavano il cuore perché da li venivano. Egli insegnava come uno che ha autorità, ma anche mostrando sentimenti genuini di amore ed empatia. Toccava i lebbrosi, parlava alle donne considerandole alla pari, trovava il tempo per stare con i bambini che andavano a lui con la naturalezza istintiva di chi si sente accolto e accettato per ciò che è. Gesù guariva i loro corpi, ma leniva anche le loro anime maltrattate dai facili giudizi di scribi e farisei che nella loro ipocrita giustizia si sentivano superiori e restavano appartati da questa gente della terra, ne avevano coniato un termine che credo abbia un corrispondente ugualmente dispregiativo nell'italiano "terrone". Come molti italiani del nord anche i farisei ignoravano il fatto che proprio grazie a questa umile gente lavoratrice l'economia girava. Che la mancanza di studi non ne rendeva i cuori meno sensibili. Essi preferivano sfruttarli e appesantirli con gravi carichi piuttosto che condividere con loro la conoscenza delle scritture.

Gesù era diverso.

Si rimbocca le maniche e si mette sotto il giogo al loro fianco. Mangia insieme a loro, guarisce i malati, sana gli indemoniati, tocca il cuore dei peccatori inducendo a sperare nel cambiamento.

Così adesso queste folle lo cercano ed egli viene mosso a compassione, il verbo greco è "splanchnízo" che ha a che fare con quello che viene chiamato il nostro secondo cervello, le viscere. Si potrebbe tradurre "viscerale compassione", sentimenti che si riflettono nel fisico, quanti di voi hanno provato ad esempio le farfalle nello stomaco innamorandosi o hanno sentito lo stomaco chiuso e rivoltato affrontando qualche grosso stress? Non si tratta di sentimenti superficiali ma di qualcosa che colpisce nel profondo.

Come può quindi congedare le folle?!

Li vede per ciò che sono: pecore senza pastore, non hanno nessuno che le nutra, che si prenda cura di loro, nessuno che li faccia sentire che valgono. Sembrerebbe che non compia in questo caso miracoli, mi piace pensare che queste folle abbiano già ricevuto una guarigione fisica, infatti anticipano il suo arrivo velocemente facendo il giro del lago. Tuttavia adesso che il fisico è sano è il loro cuore ad aver bisogno di cure, quindi anche se stanco si mette ad insegnare loro molte cose.

A questo punto le folle sono placate nelle loro sofferenze fisiche e consolate nello spirito, ma il ministero del Cristo ancora non è compiuto.

I discepoli si rendono conto che presto il giorno finirà e trovandosi in un luogo isolato non ci sono villaggi dove poter comprare del cibo per tutte quelle persone. Così consigliano a Gesù di congedare la gente affinché possano provvedere a se stessi. Forse vi siete trovati talvolta nell'imbarazzante occasione di ricevere la visita di qualche conoscente, la conversazione si protrae e giunge l'ora di pranzo ma, vi rendete conto che in casa avete ben poco da offrire, così sperate che l'ospite si congedi affinché non vi lasci nell'imbarazzo di imbandire una ben misera tavola.

Gesù da buon padrone di casa invece vuole onorare i suoi ospiti e invita gli apostoli a dar loro da mangiare, ma con cosa sfamare 5000 persone?

Gli apostoli hanno solo 5 pani e due pesci, è assurdo!


Forse si sono dimenticati un episodio del passato in cui cento persone furono sfamate con 20 pani, ogni pane d'orzo era la porzione adatta ad un solo uomo, lo troviamo in 2 Re 4:42-44


La moltiplicazione dei pani


42Una volta, arrivò un uomo dal villaggio di Baal-Salisa: portò al profeta venti pani d'orzo, fatti con farina nuova, e un sacco di grano appena raccolto. Eliseo disse al suo servo di sfamare il gruppo con quei viveri. 43Ma il servo rispose:

- Questa roba non basta per dar da mangiare a cento persone!

- Distribuisci questi viveri, - disse Eliseo, perché il Signore dice: 'Ognuno avrà abbastanza da mangiare e ne avanzerà anche!'. 44Il servo li distribuì e ne avanzò, come il Signore aveva detto.


Ciò che agli uomini è impossibile non lo è a Dio e suo figlio lo sa bene. Fa quindi accomodare le genti in gruppi di 50 o 100 sull'erba e pronuncia una benedizione sui pani e sui pesci, dopodiché li spezza, quasi un anticipo del futuro pasto di comunione e non solo ce n'è abbastanza per tutti ma ne avanza in abbondanza.

Riuscite ad immaginare la gioia, la pace, l'allegria di quel grande Pic nik all'aperto? Nessuno in quella grande assemblea è malato, le parole del Cristo li hanno ristorati, si sentono accettati, rafforzati spiritualmente e adesso partecipano insieme a un grande banchetto, fatto di cose semplici, pane e pesce, ma condiviso in fratellanza.

Gesù è stanco eppure spende ancora energia per sfamare questo gregge di persone che lo cercano. Gli apostoli servono tutti ed infine raccolgono anche gli avanzi, 12 ceste piene.

Se a Nazaret poté far poco non era certo per mancanza di generosità. Egli offre ma non impone. Invita ma non costringe. Ama ma non pretende amore forzatamente.

"Noi amiamo perché egli per primo amò noi".


Cap. 6,45-52


*Subito dopo Gesù ordinò ai suoi discepoli di salire sulla barca e di precederlo sulla riva opposta in direzione di Betsaida, mentre egli congedava il popolo. *Appena li ebbe congedati, se ne andò sul monte a pregare. *Fattasi notte, la barca era in mezzo al mare, ed egli era solo a terra. *Vedendo che si affannavano a remare per il vento contrario, già verso l’ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare; e voleva oltrepassarli. *Ma essi, vedendolo comminare sul mare, pensarono che fosse un fantasma e gridarono, *perché tutti lo videro e ne furono spaventati. Ma egli subito parlò e disse loro: Coraggio, sono io, non temete. *Montò sulla barca con loro e il vento cessò. Essi erano enormemente stupiti in se stessi *perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.

Adesso che la folla è sazia in ogni aspetto comanda agli apostoli di ripartire, mentre lui resta, la giornata è stata estenuante ed ha bisogno di ricaricare le energie. Sale sul monte a pregare. Il contatto con il padre è essenziale per riprendersi. Ha bisogno di restare solo.

C'è un'altro aspetto che emerge dal racconto parallelo di Giovanni 6:1-15 le folle vedendo che guarisce e sfama miracolosamente vogliono farlo re. Riconoscono in lui il Messia ma hanno una loro personale idea del Messia. Vogliono un salvatore, qualcuno che si prenda cura di loro. In seguito Gesù ha da ridire sui motivi per cui lo cercano. Egli insegna l'amore, donare se stessi, loro vogliono qualcuno che riempia la pancia e liberi Israele dal giogo romano.

Non invita i discepoli ma comanda, ordina loro di allontanarsi, non vuole che vengano presi dall'entusiasmo per un Messia che si aspettano diverso da cio che è.

Ma il mar di Galilea è traditore, un forte vento li mette in difficoltà. Non è la prima volta che Gesù fa cose straordinarie eppure appena lo vedono camminare sulle acque si spaventano, erano stati testimoni oculari di innumerevoli miracoli ma qui Marco fa un'affermazione che mi lascia a bocca aperta: erano enormemente stupiti perché non avevano capito il fatto dei pani e I LORO CUORI ERANO INDURITI. Mi sorprende che dopo tutto questo tempo insieme al maestro, dopo esser stati testimoni della sua potenza in molti modi ancora si spaventino. La spiegazione che da marco è semplice. Il loro cuore era indurito. Ricorda il faraone, il cui cuore continuò ad indurirsi, gli israeliti a Meriba che indurirono il loro cuore. Ma in questi casi si trattava di un re pagano e di un popolo dal collo duro. Il termine è lo stesso che troviamo in Romani 11:7 e 2 Corinti 3:14 che viene tradotto "le loro menti erano intorpidite"TNM 2017, "le loro facoltà mentali erano intorpidite" TNM rb8, "le loro menti furono accecate" La bibbia di Gerusalemme. (Grazie Sus per l'aiuto)

La TNM 2017 traduce marco 6:52 " Perché non avevano afferrato il significato dei pani; in effetti il loro cuore faceva ancora fatica a capire".

Volevano un Messia che realizzasse le loro aspettative. Erano vittime di un bias cognitivo, avevano in mente uno steriotipo inculcato sin da piccoli, dove il Messia li avrebbe liberati dal giogo straniero, non prendevano in considerazione quindi che Gesù aveva una missione più ampia, qualcosa che partendo da Israele avrebbe portato la liberazione dell'umanità intera e non era una questione politica, Gesù avrebbe aperto la porta all'umanità per la vita eterna, li avrebbe riportati ad essere figli di dio perfetti e completi. Stretti nel loro recinto religioso facevano fatica ad afferrare l'ampiezza del disegno divino. Si spaventano nel vederlo camminare sulle acque, nel calmare tempeste, eppure intuiscono qualcosa di speciale in lui e continuano a seguirlo.


Che dire di noi. Siamo sicuri di essere immuni da preconcetti? Siamo certi di non esserci fatti idee errate su chi sia realmente Gesù, sul ritorno di Cristo, sulla speranza futura, su insegnamenti in cui crediamo da anni... Non é facile resettare e non è facile capire cosa mantenere e cosa invece dobbiamo lasciare andare. Gesù non ebbe fretta, sapeva che il terreno era buono, gli apostoli erano sinceri e ben motivati, terra fertile ma indurita dalla mancanza di vera acqua spirituale, pressata dal continuo calpestio di insegnamenti farisaici basati più su tradizioni umane, piuttosto che sulle Scritture.


Ho un'immagine in testa, una speranza, un giorno futuro in cui tutte queste incertezze, questo continuare a cercare di capire e prendere cantonate sarà solo un ricordo. In questa immagine sono su una collina, in mezzo al grano maturo che ondeggia al vento. Tutto intorno il silenzio del primo pomeriggio interrotto solo dal suono delle cicale. Cammino godendomi la pace e la solitudine del momento riflettendo su quanti pensieri sciocchi, idee errate avevo coltivato nel passato, secoli, millenni fa. Adesso tutto mi è così chiaro ed è molto più sorprendente e meraviglioso di quanto avessi potuto sperare. Non vedo più velatamente, come in uno specchio, ma faccia a faccia. Capisco appieno le parole che Gesù disse agli apostoli: "Avrei molte cose da dirvi, ma non siete in grado di contenerle al presente". È un'immagine che mi da pace, mi permette di ridimensionare tutte le questioni irrisolte attuali e focalizzarmi su ciò che veramente è importante ovvero fede, speranza e amore. Ma molto, molto probabilmente anche questa immagine in futuro sarà tra le cose sciocche e le cantonate a cui penserò sorridendo, di fronte a tutte le domande che hanno trovato risposta.

Quando ci sentiamo abbattuti, quando sembra che nonostante i nostri sforzi non riusciamo a fare progresso nel comprendere la direzione o nell'attuarle ricordiamo che Gesù non è lontano da ciascuno di noi. Come con gli apostoli spaventati dal vento contrario è il momento di affidarci senza timore nelle mani forti e amorevoli del nostro unico condottiero che ci dice: "non temete, sono io!" Ecco una riflessione importante dal sito Adonaj.it. :

"Quante volte ci sentiamo anche noi stremati dalla fatica quotidiana, dalla delusione, dai fallimenti, dalla sfiducia, dalle incomprensioni, dalle prove che la vita ci riserva, sbattuti dal vento d’opposte tendenze, di contrarie ideologie, di passioni violente…”La vita dell’uomo è una lotta” (Giob.7,1). Ma ecco il fatto sconvolgente e consolante, proprio quando stiamo per affogare nella melma delle tentazioni e dei pericoli in cui ci imbattiamo, Gesù cammina accanto a noi e ci ripete : “Coraggio, sono io, non temete”."
Guarigioni a Genesaret

Cap. 6,53-56

*Passati all’altra riva vennero a Genesaret e approdarono. *Ma appena sbarcati, subito lo riconobbero, *e accorrendo da tutta la regione, cominciarono a portare i malati sui loro lettucci, dovunque udivano che si trovasse. *E dappertutto dove Gesù entrava, nei villaggi, nelle città e nelle campagne, portavano gli infermi nelle piazze e lo pregavano di lasciarli toccare almeno la frangia del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.


Ovunque Gesù si reca, sull’una o sull’altra riva del lago, il suo passaggio cambia letteralmente la vita e le giornate delle cittadine e dei villaggi. La descrizione evangelica di queste improvvisate file di barelle e di malati nelle piazze e nelle strade mostra che finalmente è giunto tra gli uomini il compassionevole, colui che sa commuoversi sul dolore degli uomini. Tutti confidano in lui e nella sua forza di guarigione: è sufficiente per molti anche solo toccare la frangia del suo mantello per essere guariti. Dobbiamo chiederci se non dovrebbe ogni comunità cristiana, come anche ogni discepolo, essere come il lembo del mantello del Signore che i poveri e i malati possono raggiungere con le loro mani.


C’è bisogno che i deboli e i poveri possano “toccare” con le loro mani il “Corpo di Cristo” che è la comunità messianica dei discepoli per essere sanati e guariti. Ciò che emerge ancora una volta in questa pennellata di versetti è il tema caratteristico di Marco: la gente accorre per far guarire gli ammalati. In questo riassunto non viene menzionato l’insegnamento di Gesù che caratterizza il suo rapporto con il popolo, ma sono soltanto ricordate le numerose guarigioni. Infatti, come sappiamo dai versetti, Gesù accondiscende a compiere molte guarigioni, ma non parla. Persiste l’equivoco sulla buona novella che egli era inviato ad annunciare, sulla salvezza, sulla sua stessa identità.


Le folle cercano il pane, cercano la guarigione, e dimenticano la conversione del cuore, l’adesione alla persona di Gesù, il perdono dei peccati che egli è venuto a portare. Quanta gente attende ancora oggi un simile “sbarco” di Gesù: che porti la salvezza esteriore, facile, ottenuta semplicemente “toccando le sue vesti”, recitando una preghiera, compiendo una pratica esteriore, o magari entrando in un’associazione, in un ordine religioso. La salvezza invece è profonda, interiore, radicale: guarisce il profondo del cuore. Le altre guarigioni sono soltanto dei segni: segni della volontà di Cristo di donarci la vera salvezza totale. Gesù vuole mettere la sua potenza soprattutto a servizio della conversione del cuore."

Gesù viene riconosciuto dai semplici, non per nulla nel sermone del monte afferma: "beati I puri di cuore, poiché vedranno dio". Egli sa che la maggioranza vede in lui la liberazione da angosciose situazioni, malattie, fame, ingiustizie. Vorrebbe che scavassero più a fondo, che desiderassero dissetarsi alla fonte di acqua viva spirituale che sgorga da lui ma, comprende che per adesso è già tanto che pecore mal ridotte riconoscano la voce del pastore. L'empatia lo porta a donarsi.

Vi capita di sentire fratelli di fede con simili aspettative? Quando si soffre è facile aspettarsi sollievo, pretendere adesso. Solo chi per anni ha affrontato situazioni angosciose può capire l'urgenza che scavalca ogni altra considerazione. Eppure sarebbe importante riflettere sull'enorme ampiezza della figura del Cristo che va oltre le nostre personali necessità, dovremmo anelare a conoscerlo più possibile ed essere pronti ad accettare anche ciò che non ci aspetteremmo da lui, certi che affidarci nelle sue mani, porre le nostre vite a seguirne le orme è la cosa migliore è più significativa che possiamo mai fare.

Matteo 11: 25 In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. 27 Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo. 28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».


martedì 10 luglio 2018

Vita dura per le note di casa in casa

Le leggi sulla privacy colpiscono i settori più impensati, una sentenza che da da pensare si ripercuote sul metodo usato finora nel predicare.

Che sia la volta buona che si ricominci a predicare senza imitare i venditori door to door?

https://agensir.it/quotidiano/2018/7/10/corte-di-giustizia-ue-sentenza-su-testimoni-di-geova-in-finlandia-comunita-religiosa-responsabile-trattamento-dati-personali-raccolti-con-il-porta-a-porta/

Alcuni stralci:

"I membri di tale comunità, “nell’ambito della loro attività di predicazione porta a porta, prendono appunti sulle visite effettuate a persone che né essi, né la comunità conoscono. I dati raccolti possono comprendere il nome e l’indirizzo delle persone contattate porta a porta e informazioni sul loro credo religioso e sulla loro situazione familiare. Essi sono raccolti a titolo di promemoria, per poter essere consultati ai fini di un’eventuale visita successiva, senza che le persone interessate vi abbiano acconsentito o ne siano state informate”."

"Nella sentenza odierna, la Corte di giustizia considera anzitutto che l’attività di predicazione porta a porta dei membri della comunità dei testimoni di Geova “non rientra tra le eccezioni previste dal diritto dell’Unione in materia di protezione dei dati personali”. La circostanza che l’attività di predicazione porta a porta sia tutelata dal diritto fondamentale alla libertà di coscienza e di religione, sancito all’articolo 10, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, “non ha l’effetto di conferirle un carattere esclusivamente personale e domestico, poiché essa va oltre la sfera privata di un membro predicatore di una comunità religiosa”. I trattamenti di dati personali effettuati nell’ambito dell’attività di predicazione porta a porta “devono quindi rispettare le norme del diritto dell’Unione in materia di protezione dei dati personali”."

Una sentenza dalla Finlandia che credo sarà valida per tutta la comunità europea. Senza consenso non siamo autorizzati a scrivere note personali, la conseguenza sarà sul proclamatore che scrive ma anche sulla comunità religiosa.

lunedì 9 luglio 2018

Coraggio! Devo dirvi cosa ne penso!

CONGRESSO 2018 sii coraggioso!

Come sempre discorsi, video ed esperienze hanno caricato e motivato la fratellanza, chiedetelo ai fratelli e ve lo confermeranno!

Velevo però condividere alcune mie impressioni un po' negative:

VENERDÌ - Ci sono state molte trattazioni di punti pratici, il nuovo metodo visivo/emotivo con situazioni fittizie diventa sempre più presente, una sorta di "The Truman show" creata ad arte.

Col primo simposio si è anche fatto leva sui sentimenti di colpa facendo sentire un po' codardo chi non predica ad ogni occasione.

Non sono state trattati punti dottrinali in 'discussione altrove', solo per fare un esempio quando di casa in casa il nonno e nipote (del video) trovano un professore che critica le nostre pubblicazioni di non accuratezza scientifica il fratello cita Isaia 40:22 ... proprio uno dei versetti criticati per l'inesattezza scientifica!
È stata usata la profezia di Isaia 54:17 per incoraggiare i fratelli perseguitati, ma non è stato spiegato che questa profezia si è adempiuta in modo relativo su israele, e come mai l'arma fabbricata dai romani nel 70 e.v. ebbe successo? Chissa se i fratelli russi hanno pensato a questo ultimo aspetto della profezia?

Nella trattazione a simposio del Salmo 27 ho fatto fatica a capire l'applicazione pratica di alcuni versetti un po' forzata.

SABATO - Cambio direzione sui video, per il primo simposio sono stati basati su esperienze reali.

Per il secondo simposio di nuovo video fittizi stile "The Truman show".
Il quarto simposio ci ha portato a conoscenza della persecuzione subita dai nostri fratelli, e sono dispiaciuti di questo, ma la domanda che mi sono posta è: la persecuzione e causata dalla nostra fede o dall'intolleranza dovuta al nazionalismo sempre più prevalente? Che dire delle centinaia di migliaia di perseguitati politici arrestati, uccisi, o costretti a fuggire dalle loro nazioni? Oppure degli attentati in chiese di rito cristiano con diversi morti? Perchè pensare che noi abbiamo il monopolio di perseguitati?
Mentre per i problemi di altra natura subita dai nostri fratelli si tende a confondere l'aiuto di Geova con la solidarietà dei fratelli, anche quì non credo che siamo gli unici che manifestano solidarietà, invece sembra che ne abbiamo il monopolio!

DOMENICA: il simposio è stato per me veramente illuminante, vi dico solo la mia impressione ma sicuramente mi sbaglio, i 7 anziani che discutono dei problemi della congregazione sono una proiezione del CD!
Sintetizzo i 7 discorsi (e poi vi dico cosa penso):

1) Pace e sicurezza
Cosa non sappiamo: Chi e come sarà pronunciato il grido.
Video: Non immischiarsi nelle rivendicazioni sindacali al lavoro.

2) Distruzione di Babilonia
Non sappiamo: Come la politica attaccherà e quando durerà.
Video: Non sostenere le maratoni sostenute dalle lesbiche.

3) Messaggio di giudizio
Non sappiamo: se la grandine di rivelazione (simbolo del messaggio di giudizio) è simbolica o letterale, non sappiamo i dettagli di questo messaggio.
Video: come reagire all'opposizione nel territorio alla campagna dei volantini sulla religione falsa (campagna svolta nel passato).

4) Attacco di Gog
Non sappiamo: se sarà condotto dal re del nord ne quando durerà ne se subiremo conseguenze.
Video: sostenere le riallocazione dei fratelli nelle congregazioni, sostenere le decisioni che non comprendiamo.

5) Armaghedon
Non sappiamo: quale sarà l'ordine e la durata degli avvenimenti se si sovrapporrà con l'attacco di Gog.
Video: essere ubbidienti! Il bambino del video chiede, dobbiamo lottare ad armaghedon? L'anziano risponde no! Il bambino chiede allora perchè ricevere istruzioni? (questo bambino è un genio) L'anziano risponde la salvezza viene da Geova.

6) Paradiso
Non sappiamo: quali cose materiali avremo, macchine, denaro, apparati elettronici.
Video: accettare gli incarichi anche se non ci sentiamo all'altezza, essendo sottomessi alla direttiva.

7) Test finale
Non sappiamo: Quante persone si ribellerano ne i metodi usati da Satana.
Video: anche l'anziano trovava difficile la sua riallocazione nel corpo degli anziani della nuova congregazione, ma si sottomette alla decisione presa dalla maggioranza.

Quindi, ripeto secondo me, qui c'è l'immagine del CD proiettata, e ci dice che non hanno nessuna luce spirituale sulle 7 profezie analizzate, quindi possono indicarci solo punti pratici da applicare che hanno una qualche relazione con la profezia analizzata, anche se non sempre è cosi evidente la relazione, dobbiamo applicarla e basta!

Ma il punto pratico in relazione alla 7° profezia è il più interessante, rivela una mancanza di accordo su alcune questioni nell'interno del CD, e l'invito a sottomettersi alle decisioni della maggioranza. Film finale su Giona: complimenti al regista e agli attori che hanno fatto un buon lavoro, le lezioni pratiche? Adempiere l'incarico di predicare con coraggio! E circa Geova? Forse che a motivo della misericordia Sua non saranno distrutti quelli che noi ci aspettiamo siano distrutti?

Video e cantico finale: premetto che ho un rapporto particolare con la musica e un certo tipo di musica mi genera forti emozioni, detto questo mi sono commosso cantando l'ultimo cantico! Tuttavia non ho potuto fare a meno di chiedermi ok Geova è l'iddio degli eserciti, noi siamo soldati di una guerra spirituale, le donne sono un'armata ... ma avevamo proprio bisogno di 'un'inno nazionale' come se dovessimo andare a morire al fronte?

IN CONCLUSIONE il materiale è stato pratico, per aiutare la fratellanza a rimanere negli insegnamenti, l'impressione è che il muro che circonda la fratellanza è stato ancora più irrobustito. Forse ci siamo sentiti un po' codardi, e armandoci di coraggio possiamo dire che il comitato dell'insegnamento non ha mostrato molto coraggio rimanendo su un terreno conosciuto!

domenica 8 luglio 2018

Evangelizzazione, gli avventisti ci sorpassano in curva

Sì fa un gran parlare di numeri, nuovi record di ore, di battezzati, di proclamatori. Eppure un gruppuscolo nato più o meno nello stesso periodo ci batte facilmente e senza predicazione di casa in casa...

http://ilmessaggeroavventista.it/la-chiesa-cristiana-avventista-supera-20-milioni-membri/

Stralci dell'articolo:

"Le statistiche indicano che la Chiesa avventista, fondata nel 1863 con soli 3.500 membri, sta raggiungendo un picco dopo l’altro per quanto riguarda la crescita numerica. Si sono verificate adesioni da record in ciascuno degli ultimi tre anni: 1.167.506 nuovi membri nel 2014; 1.260.880 nel 2015; e 1.314.950 nel 2016. L’anno scorso è stato anche il primo anno in cui i battesimi hanno superato 1,2 milioni. In tutto, nel 2016, ci sono stati 1.271.305 battesimi e 43.645 professioni di fede."

"La Chiesa avventista ha 154.710 congregazioni nel mondo. Se da una parte i dirigenti sono felici per la rapida crescita, dall’altro evidenziano la necessità di un maggiore impegno nel nutrire spiritualmente i nuovi membri di chiesa.

«Dobbiamo ricordare che la conservazione e l’educazione sono l’altra faccia della stessa medaglia, come l’evangelizzazione», ha affermato G.T. Ng, segretario esecutivo della Chiesa mondiale. Gli ha fatto eco Krause: «C’è gioia in cielo quando una sola persona torna a casa dal Padre. Noi ci uniamo alla celebrazione del cielo e alla lode a Dio per queste anime preziose. Come chiesa, ora abbiamo la grande responsabilità di prenderci cura di esse, di aiutarle a crescere per essere discepoli impegnati che, a loro volta, condivideranno la loro fede con gli altri».

A fronte della notevole crescita numerica, lo scorso anno sono stati depennati dai registri 352.722 membri per vari motivi. E Trim ha comunque notato che si tratta della cifra più bassa dal 2006. In media 584.000 persone sono state tolte dai registri annualmente negli degli ultimi 10 anni, e se lo stesso numero fosse stato detratto nel 2016, la cifra complessiva dei membri non avrebbe raggiunto i 20 milioni. «La lezione spirituale che possiamo trarre», ha concluso Trim, «è che non dobbiamo essere accecati solo dai numeri da aggiungere, non dobbiamo solo battezzare senza curare e nutrire la fede dei nuovi membri, guidandoli al discepolato attivo. Lodiamo il Signore per i traguardi raggiunti e ora impegniamoci a mantenere tutti nella chiesa perché siano nel regno di Dio al giudizio finale»."

venerdì 6 luglio 2018

Alla fin fine


Una nuova serie di assemblee del nuovo ordine mediatico. L'iniezione di video è l'ultimo escamotage per attirare l'attenzione su aspetti pratici di vita cristiana è uno sforzo concreto e consistente per arginare una situazione che evidentemente stava sfuggendo di mano. Sarà forse la mancanza di lucidità sarà la stanchezza ma risulta sempre più evidente la difficoltà di sviluppare argomenti in un modo serio e allo stesso tempo interessante. Anche questa assemblea è declinata senza grossi scalpori e l'unica cosa che mi ricordo è la stanchezza. Basta che quando incontri i fratelli inserisci l'audio automatico. 

"Bellissima assemblea davvero interessante..." 
"Cosa hanno trattato di interessante" 
"Niente.... Ma come l'hanno fatto questa volta non c'erano ancora riusciti" 

I titoli delle assemblee sono emblematici Prima "Non ti arrendere" poi "Sii coraggioso" e le prossime? Come le intitoliamo? "Perchè scappi?" "Non ci provare?" a no forse i migliori sono quelli delle aspettative "Siamo i più grandi" o "Nessuno ci batte". 

Prima i discorsi erano sulle applicazioni bibliche di una noia mortale. Ricordo che spesso ci si lamentava per la mancanza di applicazioni pratiche ma il vero motivo era che si mangiavano le lasagne e i polli arrosto e alle 3 del pomeriggio sulle gradinate degli stadi del mezzogiorno ci si abbioccava. Ora si sono convertiti con le applicazioni pratiche e iniettando video seriali dall'effetto soporifero. Ora un po' sarà anche colpa degli oratori però lasciatemi dire che per meeting di questa portata non ci vuole molto per preparare schemi o argomenti che vadano oltre i soliti clichè esattamente come l'aria stantia di un palazzetto. Che ne so perchè non levate quel leggio dal podio liberando l'oratore dagli schemi o quelle parti assurde come lo studio della torre di guardia sincopato. Questo Venerdi nessuno si è accorto che il simposio era tutto sul salmo 27 ma che ne so mettete qualche schema del salmo qualche grafo che visualizzi i versetti. Ora non dico di trattare i temi consapevoli che trattiamo noi perchè vi scoppia un casino nella assemblea però un po' di coraggio tiratelo fuori. 

L'unica novità di quest'anno sono le stazioni con i POS dove è possibile raccogliere il denaro attraverso i circuiti bancari di finta moneta. Vantaggi? Immensi. Pensate se tutti i fratelli facessero contribuzioni con le carte di credito a tempo zero non ci sarebbe più bisogno dei reparti di contabilità. Tutte quelle ore e ore spese sopra quella montagna di monete. Tutto risolto in un attimo con i tracciato del pos. Perchè non le mettete anche nelle congrazioni? Magari prima però revisionate le pubblicazioni con gli anatemi contro alle carte di credito giusto per non farsi dare dei cialtroni come al solito. 

Le esperienze della fratellanza sono toccanti anche se alcuni sono un po' condizionati dall'ossessione organizzativa ma insomma dobbiamo ammettere che molti fratelli hanno davvero contribuito a far conoscere Geova e il suo proposito in condizioni estreme. Ma oltre a queste esperienze che però alla fine sono più uniche che toccanti, ma perchè non trattiamo anche le esperienze di vita che invece affronta la maggioranza dei fratelli. Perchè non parliamo del disagio che provano molti fratelli quando entrano in sala e si sentono continuamente giudicati. Allora questi per difendersi parlano male degli altri e poi chi ne fa le spese è sempre l'ultimo fratello che arriva e che fa da capro espiatorio. Perchè non parliamo del perchè continua ad esistere questa malsana idea di considerarci i più bravi i più belli i più furbi, quelli che si salvano e per contro gli altri sono tutti cattivi brutti scemi che saranno distrutti. Mettiamo sul tavolo questi problemi magari fra un problema e l'altro qualcuno si accorge che sono da rivedere i principi che gestiscono le disassociazioni. Magari qualcuno si accorge che dopo 40 anni non ha molto senso continuare con l'ostracismo famigliare. Magari servirà solo a qualcuno per ridimensionarsi e affrontare le responsabilità della teocrazia con un'altra visione e prospettiva più concreta. 

Perchè non promuoviamo una sana spiritualità che coinvolge la fratellanza in modo più responsabile più normale e sostenibile. Mettiamo una pietra sopra a questa competizione teocratica che esiste ancora adesso con queste coppiette che vanno in giro a dire cose senza un domani che si spostano da una parte all'altra delle congregazioni promuovendo la carriera teocratica come unica alternativa di vita. Se volete sfogare un po di orgoglio fatelo con adunaze speciali fra sorveglianti e mettetevi in competizione fra di voi lasciando stare le congregazioni che non hanno fatto voto ne di povertà ne di astinenza. 

Alla fin fine la fratellanza in questi "ultimi giorni" cerca solo equilibrio e una sana vita spirituale equa solidale e sostenibile davvero non si merita questo marasma. 


giovedì 5 luglio 2018

Dat ma non solo

All’interno dell’opinione pubblica è nato uno scontro molto polemico che ha come argomento il recente decreto legge che ha creato il Dat. Il mondo cattolico è in fibrillazione per la legalizzazione della scelta delle procedure di fine vita come l’idratazione o le terapie del dolore. Abbiamo già dedicato un ampio post all’argomento denunciando come questo decreto legge sia stato preso in ostaggio dal nostro famoso cartellino sul sangue snaturandone i principi e quindi l’applicazione. 
La nostra opinione rimane quella di ritenere la ocompilazione del DAT un importante scelta consapevole che necessita però un forte senso di maturità e responsabilità.
Le questioni sul piatto sono importanti spesso non si percepisce quanto siano gravi perché magari la buona salute ci ha risparmiato l’incombenza di fare scelte dove è la nostra stessa vita in gioco. 
Per chi conosce come vanno a finire certi decorsi ospedalieri seguendo qualche caro che poi è venuto a mancare, sa di cosa sto parlando e sa quanto queste scelte molte volte sono motivo di stress e frustrazione  ancora più della malattia stessa.
Il Dat non può e non deve essere relegato alla solo diritto di scegliere se è come prendere una unica terapia medica come le trasfusioni di sangue. Questo documento non è la compilazione di una check list del vada come vada ma invece deve essere visto come un seria occasione di riflessione. Le contestazioni più vivaci riguardano la minaccia del caos che investirà  tutto l’apparato sanitario. Ma il caos è figlio dell’improvvisazione e non viceversa e la situazione di empasse non è sulle terapie mediche ma più concretamente sul decorso medico per affrontare il fine vita nel modo più umano e razionale possibile. L’importanza per noi è data anche dall’antitetico approccio che come testimoni di Geova abbiamo considerando quello che verrà come l’ineluttabile eterno. Ma le esperienze ci mostrano una realtà diversa molti fratelli hanno inciampato non nella prova ma proprio dal falso senso dato alla vita e che ad un certo punto non hanno accettato di rimodularo. Dette tutte queste cose facciamo un appello al senso di responsabilità  per dedicare del tempo ad una questione che va oltre il cartellino del sangue. Buona giornata a tutti


In allegato alcuni moduli DAT che pensiamo siano utili anche come argomento di studio famigliare.

Esempio di dat link