mercoledì 4 aprile 2018

Il dramma della privacy

Cari fratelli

La maggioranza della fratellanza nella giornata di domani che è Giovedi riceverà all'adunanza un documento da firmare. E’ un normalissimo documento per il trattamento dei dati personali ed avrà questo formato


 

Questo documento consente alla struttura teocratica di poter utilizzare i nostri dati. Quale è lo scopo? In parte il documento lo svela  fra le righe si legge "al fine di partecipare ad alcune attività religiose legate alla mia fede e per ricevere assistenza spirituale". 

Già da queste poche righe si percepisce come questa privacy in realtà includa molto altro. Nella circolare c'è la dichiarazione di intenti. Dichiarazione di intenti che facciamo molta fatica a comprendere e attuare considerando i precetti che compaiono nella circolare allegata



















I tre punti che indicano la finalità del documento sono:

1 Il proclamatore viene informato dovutamente da parte dell'organizzazione dell'utilizzo dei suoi dati personali

2 Il proclamatore viene messo a conoscenza delle informazioni sulla pagina Trattamento dei dati personali della sezione informativa sulla privacy di Jw.org. (Link privacy ufficiale)

3 Il proclamatore può dare il suo consenso all'utilizzo e trasferimento dei suoi dati personali per determinate attività religiose.

Come è facile notare tutti e tre i punti presentano alcune lacune implementative che facciamo fatica a comprendere. Perchè il proclamatore non viene informato ufficialmente dall'organizzazione? Ad esempio perchè la fratellanza deve venire in questo sito per scoprire il link sulla privacy? 

Ma non finisce qui perchè abbiamo qualche ulteriore interessante aspetto relativo al rifiuto del consenso. La circolare ci aiuta a comprendere meglio





















Come si può notare rifiutare il consenso alla privacy avrà delle conseguenze importanti che potrebbero diventare un dramma per chi ha già incarichi o per chi ha intenzione di fare carriera teocratica. In questo caso gli anziani dovranno rendere noto al proclamatore che senza il consenso non sarà possibile essere valutato per svolgere determinati ruoli nella congregazione come ad esempio il pioniere regolare servitore di ministero o anziano. Non sarà più possibile utilizzare il nome sulla tabella informazioni quindi pare anche l'impossibilità di partecipare alla scuola. 

Ci asteniamo dal dare giudizi di merito definitivi anche se questi aspetti in particolar modo quelli legati alla circolare lasciano molti dubbi. Per alcuni questa è una opportunità per altri lascia il tempo che trova. Onestamente ad una sommaria analisi considerando gli incarichi solo mansioni organizzative non vediamo compromessi spirituali per chi decidesse di firmare. 


martedì 3 aprile 2018

Da chi ce ne andremo?

Eric Wilson è un fratello d’oltreoceano conosciuto grazie al web. Abbiamo avuto un breve scambio di mail e mi ha raccontato un po' la sua storia che ho trovato significativa. Mi ha inviato il riferimento ad un post scritto brevi manu  con all’interno alcune sue considerazioni personali sulla consapevolezza che sta vivendo e su come si considera in questo momento. Volevo condividerle con voi.
“… ognuno di noi un giorno arriverà ad un certo punto della sua vita in cui si chiederà: “In quale altro luogo posso andare?”
Una nave da crociera si incaglia e oltre quattromila persone hanno dovuto abbandonare l'imbarcazione: tre morti e feritiAd una lettura fatta da Ex Testimoni di Geova si potrebbe trovare la domanda banale. “Basta andare in una chiesa diversa; quello che più ti piace” Questa sarà probabilmente la prima risposta. Attraverso il nostro lavoro di predicazione siamo stati esposti praticamente a tutte le altre religioni e siamo venuti a conoscenza che in pratica tutte insegnano falsità. Se dovessimo abbandonare la nave per così dire, sarebbe meglio che fosse per una religione che insegna la verità, altrimenti non ha senso fare una scelta così traumatica. Sarebbe da considerare semplicemente come un salto dalla proverbiale padella alla brace.
La scialuppa!
Illustriamolo in questo modo: mi è stato insegnato che per sopravvivere ad Armageddon nel Nuovo Mondo, ho bisogno di stare dentro l’organizzazione simile all’arca dei Testimoni di Geova. “Siamo stati strappati dalle” acque “pericolose di questo mondo malvagio alla” scialuppa di salvataggio “dell’organizzazione terrena di Geova. Al suo interno, serviamo fianco a fianco mentre ci dirigiamo verso le “rive” di un nuovo mondo virtuoso. “(W97 1/15 pag.22 par. 24 Cosa richiede Dio da noi?) “Proprio come Noè e la sua famiglia timorata di Dio sono stati preservati nell’arca, la sopravvivenza degli individui oggi dipende dalla loro fede e dalla loro leale associazione con la parte terrena dell’organizzazione universale di Geova”.Risultati immagini per scialuppa (W06 15/5 p 22 22 Par. 8 Hai preparato per la sopravvivenza?) Ho sempre creduto che la mia “scialuppa di salvataggio” fosse diretta a riva mentre tutte le altre barche della cristianità stavano navigando nella direzione opposta, verso la cascata. Immaginate lo shock della consapevolezza che la direzione della mia barca era proprio la solita delle altre; un’altra nave nella flotta.
Cosa fare? Non aveva senso saltare in un’altra barca, ma abbandonare la nave e saltare in mare non mi sembra un’alternativa convincente. In quale altro luogo potrei andare? Non sono riuscito a trovare una risposta. Ho pensato a Pietro che ha fatto la stessa domanda su Gesù. Almeno, pensavo che avesse fatto la stessa domanda. Ma a quanto pare, mi sono sbagliato!
Farsi la domanda giusta
La ragione per cui stavo chiedendo “dove andare” era che avevo la mentalità imposta dall’universo  JW che la salvezza sia associata a un luogo. Questo processo mentale è così radicato nella nostra psiche che ogni testimone che ho incontrato si pone la stessa domanda pensando che sia esattamente quello che ha detto Pietro. Il problema è che Pietro non ha detto: “Signore, dove altri andremo?” Ma quello che chiese fu: “Signore, da chi andremo?”
Simon Pietro gli rispose: “Signore, da chi andremo? Solo tu hai parole di vita eterna. “(Giovanni 6:68)
I Testimoni di Geova sono addestrati a credere che per raggiungere le coste del Nuovo Mondo devono stare all’interno dell’Arca dell’Organizzazione con il Corpo Direttivo al timone, perché ogni altra nave si sta dirigendo nella direzione sbagliata. Abbandonare la nave significa affogare nelle acque turbolente del mare dell’umanità.
Quello che viene trascurato da questa mentalità è la fede. La fede ci dà una via di uscita dalla barca. Infatti, con fede, non abbiamo affatto bisogno di una barca. Questo perché per fede possiamo camminare sull’acqua.Risultati immagini per camminare sull'acqua
Hai mai pensato al motivo per cui Gesù ha camminato sull’acqua? È un tipo di miracolo separato da tutti gli altri. Con i suoi altri miracoli – nutrire le masse, calmare la tempesta, guarire i malati, resuscitare i morti – sono miracoli utili con uno scopo pratico. Quei miracoli dimostrarono il suo potere di fornire e proteggere il suo popolo e ci diede una prospettiva di ciò che la sua giusta regola farà per l’umanità. Ma il miracolo di camminare sull’acqua e quello di maledire il fico hanno delle particolarità. Camminare sull’acqua potrebbe sembrare insolitamente vistoso, e maledire il fico sembra quasi petulante; eppure Gesù non era una persona di questo tipo (Mt 12: 24-33; Mr 11: 12-14, 19-25)
Entrambi questi miracoli erano riservati ai suoi discepoli. Entrambi erano destinati a dimostrare l’incredibile potere della fede. La fede che può muovere le montagne. Dobbiamo solo seguire il nostro Signore ed esercitare fede in lui. Questo è tutto quello di cui abbiamo bisogno.
Considerazioni finali
Il fratello Wilson ha servito nell'organizzazione per 40 anni come anziano e con diversi incarichi ma i tanti privilegi che ha avuto, non gli sono serviti per continuare a camminare in modo allineato alla Organizzazione, come evidentemente pensava lui e pensavano forse anche quelli che erano intorno a lui. Ad un certo punto evidentemente qualcosa è cambiato non sappiamo cosa sia successo in Eric, ma non è importante. La domanda che ci facciamo è questa: quali prerogative sono cambiate in lui ma anche ai tanti nominati nostrani che come Eric adesso si trovano nella sua stessa condizione? Si perchè la sua storia non è così diversa da quella di molti nominati che in questo ultimo periodo abbiano preso le distanze. Siamo sicuri che sia davvero tutta colpa loro? Della loro poca fede nell'organizzazione? Del loro essere ribelli alle direttive?  Se analizziamo tutti gli aspetti forse scopriamo che c’è un atteggiamento poco chiaro non trasparente, magari scopriamo che questa organizzazione si è alimentata per troppo tempo di propaganda tossica  a discapito di fratelli che come Eric hanno tanto. Noi pensiamo che un onesto esame da parte di tutti debba essere fatto e molti di noi hanno iniziato a farlo da tempo. Questo esame arriverà al chiedersi da chi andremo li troveremo la risposta a tante domande.
Ringrazio Eric per la sua esperienza e per l’occasione che ci ha dato di trattare l’argomento. Un saluto e un abbraccio fraterno anche a tutti i consapevoli d’oltre oceano.

domenica 1 aprile 2018

Nuovo intendimento 2018 Isaia 11:6,7

Molti che nel passato manifestavano questi tratti animaleschi sono cambiati radicalmente. Questo tipo di trasformazione era stata predetta in una profezia biblica. (Leggi Isaia 11:6, 7.) In questo passo si legge di animali selvaggi, come lupi e leoni, che vivono in pace con animali domestici come agnelli e vitelli. Va notato che queste condizioni pacifiche si verificheranno “perché la terra sarà certamente piena della conoscenza di Geova” (Isa. 11:9). Dato che gli animali non possono acquistare conoscenza di Geova, nel suo adempimento spirituale questa profezia si riferisce alle persone.



venerdì 30 marzo 2018

Il recinto


Risultati immagini per recinto americano
Sentiamo spesso parlare di giovani ereditieri che attraverso le condizioni economiche del contesto famigliare hanno l’opportunità di non preoccuparsi delle necessità primarie che potrebbero mettere a repentaglio la propria esistenza.

Converrete con me che le necessità umane non sono solo quelle materiali ma anche quelle spirituali. Nella scrittura del giorno del 17 Marzo 2018 e in particolare nel commento, l’organizzazione mette in evidenza un punto che coinvolge direttamente un particolare gruppo di persone. Sono quelli che ricevono incarichi di servizio che in gergo vengono definiti “i nominati”. Fra questi ce ne sono alcuni che hanno un particolare privilegio ed è quello dell’insegnamento ( Tito 1:9 1 Tim 3:1,7). Queste persone hanno la possibilità attraverso parti preparate di poter insegnare pubblicamente da un podio. Il commento svela una trappola in cui possono incorrere tutti i nominati ed evidentemente lo stesso fratello che ha scritto il passaggio. Il passaggio che considereremo è questo

“Bisogna ammettere che, quando ci prepariamo per il ministero, per le adunanze o per un discorso, non ci soffermiamo necessariamente sul significato che quelle informazioni potrebbero avere per noi”

A questa considerazione fa seguito un esempio molto pertinente del cuoco e della sua alimentazione il commento prosegue.

“Facciamo un esempio: un cuoco deve assaggiare i piatti che prepara per gli altri, ma non può certo vivere di questi assaggi! Se vuole mantenersi in salute, deve anche preparare pasti nutrienti per sé stesso”

Questo è in effetti quello che è accaduto in molti casi (anche al sottoscritto) per ammissione stessa di questi fratelli. Molti nominati smettono di nutrirsi perché scambiano l’insegnamento agli altri per studio personale. Questo inganno li porta a lungo andare ad affrontare un problema spirituale molto insidioso. Hai la sensazione di sentirti svuotato? Quando sei sul podio ti stai chiedendo se i fratelli comprendono davvero quello dici o ti ascoltano solo perchè sanno già cosa hai da dire loro? L’organizzazione teocratica non prevede che i discorsi dal podio vengano fatti lasciando all'oratore la completa libertà di pensiero. Viene sempre effettuato un continuo controllo qualitativo dei discorsi che regolamenta le cose che vengono dette. Questa non è una cosa sbagliata, fintanto che diciamo cose coerenti con l'organizzazione, il problema nasce quando gli argomenti collidono con la propria libertà di coscienza. Una delle prerogative che viene richiesta è l’aderenza allo schema, così molti oratori non si pongono il problema dell’incoerenza e ubbidiscono all’incarico che gli è stato dato illudendosi di delegare le responsabilità allo schema. Il libero pensiero quindi è solo parzialmente plausibile, sicuramente deve rimanere all’interno di un recinto definito. Per onestà dobbiamo dire che è peraltro dichiarato, tutti sanno cosa si deve dire e cosa non si deve dire, nessuno ha dubbi in proposito. Il libero pensiero per queste persone si svela come un concetto relativo. Gli scorrazzamenti fuori dal recinto non sono tollerati, ma in genere si chiude un occhio la dove il fratello non abbia incarichi di rilievo. Ma quando il fratello ha accettato incarichi importanti e di un certo “calibro” le cose cambiano.

Il recinto che gli viene dato non è il solito della fratellanza ma si restringe diventando molto più piccolo e stretto. Spesso questi fratelli non percepiscono questa differenza e pensano che il recinto sia invece uguale per tutti così in alcuni casi la vessazione che l’incarico gli ha dato la scaricano sulla fratellanza. (ricordate qualche CO piuttosto brillante alle adunanze degli anziani?). Per questo fratello i margini delle opinioni personali vengono sempre più annullati e l’organizzazione assume sempre più il suo controllo. Per fare un esempio se sei un CO non puoi salire sul podio e sostenere che l’abito in tinta unita non sia un requisito teocratico, prima o poi verrai redarguito. 

Ma ritorniamo all’esempio citato nella scrittura del giorno. C’è un problema che coinvolge molti della fratellanza e in particolare i nominati che smettono di nutrirsi spiritualmente. Gli effetti di questa situazione e l’inedia spirituale che possiamo riconoscere nella qualità delle parti che vengono svolte. Succede spesso che questo fratello smettendo di nutrirsi della parola di Dio si alimenta solo delle espressioni che provengono dall’organizzazione. Per fare un paragone è un po’ come vivere solo di integratori. Così il fratello va avanti con le risorse della eredità spirituale, acquisita negli anni precedenti oppure attraverso iniettata da famiglie corpose che creano entourage teocratici autoreggenti. Ci sono sorveglianti fidelizzati che ricordano a memoria le circolari degli ultimi 10 anni. Questi fratelli senza rendersene conto si nutrono di questi alimenti poco nutritivi: circolari, lettere private fra nominati, adunanze per gli anziani, parti all'assemblea. Tutte hanno l’effetto di rendere il fratello molto vivo e vivido all'esterno ma ahimè spiritualmente morto all'interno. Attenzione, questi fratelli sono molto reattivi, conoscono le scritture e sono molto dediti all'organizzazione, non è facile riconoscerli.

Ad esempio, la recente Torre di Guardia ha parlato delle contribuzioni. Il commento chiave, che doveva spiegare dove finiscono le contribuzioni, quale è stato? L’organizzazione verifica che tutte le spese sono effettuate per l’opera del regno. Ammesso che sia vero ma come mai il fratellone responsabile all’assemblea quando fa il resoconto finanziario ci dice sempre cose insensate che non si capiscono? I dubbi che lascia sono molti di più di quelli che vorrebbe risolvere e per chi è anziano i dubbi aumentano quando partecipa a quelle adunanzine dove si richiede il coercitivo consenso per alzata di mano per dei soldi che non si capisce da dove vengono e dove vanno.

Di chi è la colpa?

Ritorniamo al nostro commento nella scrittura del giorno, come abbiamo notato dai commenti accennati sopra, anche in questo caso la colpa viene scaricata sul fratello. Ad essere onesti non è molto corretto questo approccio, sarebbe meglio che ci fosse una generale onestà nel dire le cose come stanno coinvolgendo un po' tutti i protagonisti di questo grande teatrino. Purtroppo pare non sia una cosa che sia affrontabile nel nostro tempo, dalla mia generazione. Questo problema ovviamente coinvolge la fratellanza che sta più in alto come i CDF nazionali che però sono ancora più paralizzati di tutti. Molta fratellanza non essendo in grado di gestire questo disallineamento è costretta a fare un passo indietro. A ben vedere questa organizzazione non prevede passi indietro e così il fratello (e personalmente ne conosco tanti) viene preso e buttato in un limbo teocratico senza incarichi e senza poter più avere voce in capitolo.

Un suggerimento

Diciamo che lo sconforto potrebbe prendere il sopravvento perché magari questo fratello è anche convinto che è nella verità e non vuole lasciare la fratellanza. Se questo fosse il tuo caso in questo momento non farti il problema immediato di lasciare o meno la teocrazia. Cerca di focalizzare i problemi magari con qualche incarico in meno, prenditi il tempo tempo per rinsaldare la fede nel Cristo e nel suo insegnamento. Utilizzalo per fare uno studio personale consapevole coinvolgendo anche tua moglie e la tua famiglia. Non abbracciare idee alternative che magari leggi in forum o blog come questi con troppa facilità e velocità. Fai attenzione perchè alcuni aspetti della verità potrebbero davvero stupirti e darti le vertigini per quanto sono scioccanti. Qui è in gioco la tua di vita e non la nostra, studia profondamente le sacre scritture ci vorrà un po’ di tempo e costerà fatica. Ma alla fine siamo sicuri che Geova di ridarà la vita spirituale che avevi perduto e troverà la via giusta anche per te, sicuramente fuori da tutti i recinti mentali (e non) di questo sistema.

mercoledì 28 marzo 2018

O Miracolo


Prendo spunto da una notizia di attualità che ha visto protagonista una congregazione vicina al capoluogo partenopeo assaltata da un piccolo commando di persone evidentemente molto disperate è in affanno.
Una delle regole di assalto e rapina è quella di evitare come la peste luoghi affollati non solo per l’alta percentuale di fallimento ma anche per la stessa incolumità di chi partecipa . Ma evidentemente questo non ha scoraggiato gli intrepidi malviventi, forse rassicurati dalle accurate indagini sociologiche sul comportamento generale che hanno i testimoni di Geova. In genere è garantito un atteggiamento uniforme piuttosto composto è controllato e questo non è un difetto anzi.
Volevamo in questo post sottolineare però un aspetto opposto che invece coinvolge, molti della fratellanza e che fa parte della propaganda speculativa che in questi decenni è andata avanti rendendo le persone sempre più disallineate dalle caratteristiche spirituali che vengono date alle attività di culto. Le congregazioni intese come sale del regno, anche in questi recenti broadcasting, sono state interpretate come luoghi di rifugio non solo spirituale. In molti fratelli si è innestata l’idea che questi luoghi abbiano qualcosa che trascendente e che vengano considerati sacri e protetti. Alcuni addirittura danno a questi luoghi super poteri in grado di essere inviolabili anche da avversi eventi naturali. Questi luoghi vengono usati come esempi dove chi non va alle adunanze poi muore in qualche discoteca drogato in compagnia di trans.
Purtroppo queste notizie ci danno dimostrazioni là dove non c’è ne fosse ancora bisogno che non esistono luoghi dove un fratello o una sorella può sentirsi protetto da questo sistema di cose. O miracolo non c’è stato. Nemmeno li in quella terra che forse ne avrebbe bisogno più di altre. Anche da un punto di vista scritturale ci sono ampi margini per credere questo.
James Dunn un famosissimo teologo Inglese protestante metodista esperto delle lettere paoline in una recente intervista ci segnala:
«Probabilmente non è necessario far notare che, quando Paolo parla dei credenti corinzi che “si radunano in chiesa” (1Cor 11,18: en te ekklesía) non s’intendeva la “chiesa” come edificio, ma piuttosto come persone che si radunavano per essere chiesa, come chiesa.Considerate le connotazioni che più tardi sono venute ad accompagnarsi a “chiesa” (= “edificio”), potrebbe creare meno confusione usare parole come “adunanza”, “riunione”, “incontro”, “assemblea”
Gesù in una occasione “Poiché dove due o tre persone sono radunate nel mio nome, io sono là in mezzo a loro” (Matteo 18:20) Lo spirito di Dio non è legato a dove avviene il raduno ma a chi vi si raduna. Nei viaggi dell’apostolo Paolo vengono narrati molti incontri con i primi cristiani in alcuni casi anche dove avvenivano (Rom16:23). I luoghi di culto ufficiali come i templi e le sinagoghe erano luoghi di raduno della falsa religione. Quindi? Le adunanze nascevano spontanee nelle domus plebee ed evidentemente erano piccoli raduni.
Quindi visto che i miracoli non fanno parte di questo sistema di cose, ridate alle adunanze il vero valore spirituale che hanno. Ristabilite i valori cristiani di comunione della fede. Nei casi sopracitati attuate piani di emergenza che consentano proteggersi dagli assalti malavitosi. I piani di emergenza non sono le protezioni materiali ma devono essere in primo luogo tutte le misure che rafforzano i vincoli di amore e di interesse personale della fratellanza, delle persone coinvolte e di tutte le congregazioni. Se questo è vero per la congregazione di Acerra nel quale siamo sicuri che i fratelli abbondano di queste qualità, tanto più risulta vero per tutte le altre congregazioni che invece sopravvivono sospinte solo dalla propaganda del rapporto e da interessi che non hanno niente a che vedere con la spiritualità. Così forse questa brutta esperienza di Acerra può diventare uno stimolo concreto per far diventare la nostra spiritualità qualcosa di nuovo e di concreto in questi giorni che diverranno sempre più difficili.
Un abbraccio sentito a tutte le congregazioni.

1914 L’inzio e la fine?

Riporto un interessante commento di Israeli su nuovi intendimenti riguardo al 1914 che sembrerebbe saranno adottati dall'organizzazione:

Ricevo le linee guida di 4 articoli che svilupperanno prossimamente uno studio relativo alla tensione escatologica incentrata sul 1914. non verrà disconosciuto il valore storico di tale anno ma ridimensionerà notevolmente (in positivo) l'incidenza che può avere sulla Fede un calcolo cronologico.
1) Primo articolo: La dottrina del 1914 si può correttamente definire qualcosa di "insegnato dallo Schiavo Fedele e Discreto"? La risposta è No. Ed è no per due motivi. Il primo è che, secondo l'ultimo aggiustamento sullo Schiavo Fedele e Discreto, questa "entità" è comparsa solo nel 1919. Quindi, non si può assumere la responsabilità di quello che è stato scritto prima di quella data. Secondo motivo, come viene scritto nello stesso libro "Proclamatori" a p.60 e p.134, la dottrina del 1914 non era nemmeno di Russel, ma si era limitato a fare una pubblicità enorme alla dottrina del suo collaboratore Nelson H. Barbour. E lui non era nemmeno uno Studente Biblico.

2) Secondo articolo: La dottrina del 1914 si può dire che si sia correttamente adempiuta? Anche in questo caso la risposta è No. Infatti, come riportato nel libro Proclamatori a p. 135, i primi Studenti Biblici (poi chiamati Testimoni di Geova) attendevano la fine di questo sistema per il 2/3 ottobre 1914. Viceversa la Prima Guerra Mondiale scoppiò con molto anticipo rispetto a quella data, il 28 giugno del 1914. Quindi la Prima Guerra Mondiale non poteva essere considerata un adempimento della "profezia" di Barbour, visto che scoppiò oltre tre mesi prima di quanto annunciato da barbour / Russell. Inoltre il 2/3 ottobre del 1914 non accadde nulla di nuovo. Fu un giorno come tutti gli altri. Nessuno andò in cielo, nessun governo crollò, e non venne sulla Terra nessun Regno di Dio.

 3) Terzo articolo: In base all'attuale intendimento dello Schiavo Fedele e Discreto, pubblicato sulla Torre di Guardia nella Domande dei lettori del 15 marzo 2015, Russell e Barbour potevano calcolare la data del 1914 partendo dai sette anni di pazzia del Re Nabucodonosor, e contando un "giorno per un anno" a partire dalla data in cui, secondo i Testimoni di Geova, il Tempio di Salomone era stato distrutto? Anche in questo caso la risposta è: No. Secondo l'ultimo nuovo intendimento dello Schiavo Fedele e Dicreto del 15 marzo 2015, le profezie non si possono applicare a cose non esplicitamente scritte nella Bibbia. Secondo il racconto di Daniele, i sette anni in cui l'albero del sogno di Nabucodonosor veniva legato con dei ceppi di rame e di ferro, venne interpretato e applicato nientemeno che da un "profeta ispirato" mandato da Dio, Daniele. Come applicò Daniele quel sogno? Egli disse che i sette anni in cui il ceppo dell'albero veniva legato rappresentavano sette anni di pazzia di Nabucodonosor. La profezia si adempì, e Nabucodonosor impazzì per sette anni. Ma Daniele non scrisse mai che quella profezia doveva ulteriormente adempiersi su qualcosa di diverso. Quindi Russell e Barbour non erano autorizzati dalle scritture a descrivere un "secondo edempimento" su qualcosa che il profeta Daniele, ispirato da Dio, non aveva nemmeno accennato. In questo caso chi lo ha voluto fare è andato "oltre le scritture". Sicuramente a fin di bene, ma non era autorizzato a farlo.

4) Quarto articolo: Questi tre articoli precedenti vogliono fare capire che la fede dei Testimoni di Geova sul 1914 era sbagliata? (Secondo le linee guida). Ancora una volta la risposta è: NO. Nonostante la profezia sul 1914 non si possa dire che sia stata insegnata dallo Schiavo Fedele e Discreto, nonostante non si possa dire che si sia adempiuta, nonostante Barbour e Russell non fossero stati autorizzati a cambiare l'applicazione della profezia pronunciata da un profeta "ispirato da Dio", Daniele, non si può dire che la fede nel 1914 sia mal riposta. In effetti (sempre secondo le linee guida) dal 1914 sono comparsi i segni preannunciati da Gesù: nazione è sorta contro nazione, regno contro regno, ci sono state penuria di viveri, terremoti e pestilenze 
Per me è solo una VERGOGNA come si cerchi di far quadrare le cose, contraddirsi e rimanere in piedi, ma è un'opinione personale. Ovviamente NON SO se il messaggio è autentico (cioè affidabile) anche se il fratello che me l'ha inviato è una persona seria. Aspettiamo     
Israeli

Riporto anche un commento di Voice:
C’è grande differenza mission ...
Non mi risulta che Newton credesse d’essere ispirato dal signore e incoraggiasse altri a battezzarsi o aderire ad una religione e modellare la propria vita intera in base alle sue profezie...
Comunque , che lo schiavo sia stato identificato nel 1919 e non più nel 14 ( quindi vale a dire disconoscere ufficialmente Russel & c. quale corpo direttivo ) è recente “intendimento”. Ovvio che la sua immagine non compaia più tra i “papabili”...
Se oltremodo ciò che riporta israeli sul 1914 sarà reso ufficiale ...sarà un autogol epocale il cui impatto generale non oso immaginare .
Voterebbe in pratica dire che abbiamo insegnato delle vaccate, (perdonate il termine ) per oltre 100anni... spacciandole per verità bibliche trasmesse da Dio al suo “canale” riconosciuto. 


Se le voci sono vere sembra che finalmente il 1914 sarà accantonato. Un po troppo tardi purtroppo. Quante voci avevano provato ad avvertire dell'errore e sono state tacciate di apostasia con tutte le conseguenze ostracizzanti che sappiamo? Quante altre fedi saranno abbattute adesso dal cambiamento oltretutto fatto scaricando la colpa su Russell, come se per 100 e più anni l'attuale schiavo non avesse sostenuto tale insegnamento? Ma davvero nessuno si farà qualche domanda?

sabato 24 marzo 2018

Una nuova isola

Cari Fratelli 









Purtroppo abbiamo persistenti,  problemi di varia natura che coinvolgono i server dov'è stato installato Osservatore Teocratico. Ufficialmente sono in via di correzione il problema è che non sappiamo quando verranno risolti. Abbiamo convenuto questo spostamento per la fratellanza per quanto possibile in questi giorni ripristineremo i post che sono stati prodotti. Il forum riaprirà a data da destinarsi per il momento useremo questo strumento comunque valido per il confronto delle idee. Chiedo scusa per le eventuali problematiche che questo incidente imprevisto ha creato ai forumisti e chiedo anche scusa anche a tutti quelli che non gradiscono la nostra presenza in rete. 
Necessità me ne è imposta.

mercoledì 21 marzo 2018

Poligamia?

Ero alle prese con una ricerca sulle contribuzioni nel primo secolo, ed ecco che quando cerchi una cosa ne trovi un altra. Ma ripartiamo da zero.

Sono stato sempre con l'incognita su ciò che riguardava i requisiti dei vescovi/anziani.  La scrittura in questione è 1 Timoteo 3:2. Qui lo scrittore dice che un vescovo deve essere Irreprensibile, marito di una sola moglie. Mi fermo qui. Cosa intende quando dice marito di una sola moglie? La maggior parte propende che non dovesse essere poligamo, una piccola parte invece intende che nella vita dovesse essere sposato una volta soltanto. Il testo originale greco non lascia molti indizi infatti dice:  μιᾶς(di una) γυναικὸς (moglie) ἄνδρα (marito). L'unica cosa che si può fare per capire è usare la logica e capire il contesto. Partiamo da un punto: siamo nel primo secolo, la poligamia non era più tollerata e Gesù aveva ben reso chiaro come l'uomo era stato fatto per stare con una donna sola e viceversa. Ora, la monogamia era un requisiti da soddisfare solo per i vescovi o per tutti i seguaci di Cristo? Ovviamente per tutti. Quindi che senso avrebbe menzionare come requisito la monogamia per i vescovi se già tale requisito doveva essere soddisfatto prima? Se non lo si era si era un peccatore disubbidiente e il percorso del Cristo non sarebbe mai partito, perciò a mio parere questa ipotesi va scartata a priori. Tutto gira intorno alla parola IRREPRENSIBILE. Cosa significa irreprensibile? Il dizionario da questa definizione: A cui non si può muovere alcuna critica o alcun appunto, improntato a una rigorosa onestà o correttezza o accuratezza; inappuntabile, impeccabile.

Ora capite il perché un vescovo doveva essere sposato una sola volta? Uno dei compiti dei vescovi era quello di pascere il gregge e nel farlo sicuramente doveva dare dei consigli, e nel dare dei consigli doveva essere LIBERO DI PAROLA, nessuno doveva trovare qualcosa da ridire in lui. Ve lo immaginate un vescovo che nella sua vita si è sposato due o tre volte che va a dare consigli riguardante il matrimonio o l'amore ad una coppia? Chi è sinceramente che accetterebbe un consiglio da uno con un passato del genere? Ecco invece che se è stato sposato una sola volta è rimasto irreprensibile davanti agli occhi della comunità.

Abbiamo un altra prova a conferma di questo? Si e ricollegandomi all'inizio l'ho trovata mentre facevo una ricerca sulle contribuzioni. La prova ce la dà lo stesso scrittore nella stessa lettera. Andate al capitolo 5.  In questo capitolo si parla di nuovo di requisiti, al v.7 viene detto: Continua dunque a dare questi comandi,+ affinché siano irreprensibili. Ed ecco qui che si parla di nuovo ma di irreprensibilità. Però stavolta non ci sono i vescovi ma le vedove. Al versetto 9 si specifica che per ricevere aiuto la vedova doveva essere stata (attenzione) MOGLIE DI UN SOLO MARITO. Il testo greco ha: ἑνὸς(di uno) ἀνδρὸς(marito) γυνή(moglie). È la stessa costruzione di quella al capitolo 3 d'altronde è lo stesso scrittore nella stessa lettera e quindi usa lo stesso metodo in tutte le circostanze. Ora ditemi tutto ma sinceramente la poligamia al contrario con più mariti e una moglie io non l'ho mai sentita. Qui è chiaro che si tratta di una donna sposata una sola volta. Ora se non fosse cosi, perché mai bisognerebbe chiedere ad una povera vedova l'essersi sposata una sola per ricevere assistenza mentre un uomo poteva sposarsi più volte, senza essere poligamo, e in più ricevere l'incarico di vescovo per pascere il gregge? Non penso che l'apostolo Paolo volesse intendere questo. Ma anzi poneva tutto nello stesso piano. Vescovi e vedove erano irreprensibile se sposati una sola volta nella vita.

Morale della favola: conoscete anziani che sono stati sposati più di una volta?

Post di Alex

mercoledì 7 marzo 2018

Io sono l'unico rimasto

“Io sono l’unico rimasto”, queste furono le parole pronunciate dal profeta Elia fuggito per evitare di essere ucciso dalla malvagia regina Izebel.
E’ interessante riflettere su quello che il racconto biblico dice accadesse ai giorni di Elia. Questo uomo, riconosciuto nella storia degli ebrei come uno dei più grandi profeti e citato perfino da Gesù, aveva un grande problema, era e si sentiva solo. Cosa c'era di strano?
Purtroppo, quello che lo amareggiava e lo faceva sentire solo, era legato al fatto che voleva si affermasse ciò che era giusto e che il suo Dio fosse amato e rispettato.
Sorprendentemente però, non erano i popoli pagani contemporanei di Elia che non amavano la giustizia e non rispettavano Geova, era il suo stesso popolo. Quel popolo che aveva giurato fedeltà a Dio e alle sue leggi, poco alla volta aveva finito per cambiare leggi e per cambiare dio, erano diventati adoratori di Baal, oltre questo chi aveva responsabilità dava l’ostracismo a chi richiamava l'attenzione sul problema.
Elia che aveva sfidato con coraggio i profeti di Baal, che aveva combattuto senza paura perché gli ebrei smettessero di andare dietro ad un dio falso e tornassero alle origini, era un fuggiasco per salvarsi la vita, e ora chiedeva addirittura al suo Dio di togliergli quella stessa vita che fino a poco prima voleva salvare: “Ora basta! O Geova, toglimi la vita, perché non sono migliore dei miei antenati”.
Cosa lo aveva portato in quello stato? Aveva una certezza: “Io sono l’unico rimasto”
La solitudine non era un problema solo per Elia, anche uno tra i mostri sacri del cristianesimo dovette farci i conti, l’apostolo Paolo.
Come Elia, l'apostolo Paolo ci viene presentato come uno che faceva le cose nelle quali credeva con grande trasporto e determinazione. La passione che aveva messo da Fariseo nella persecuzione dei cristiani ora, una volta convertito, l'aveva messa al servizio del suo vecchio nemico il cristianesimo, al punto da riuscire ad aprire senza paura nuovi territori tra i pagani e gli adoratori di divinita sconosciute.

Tanta passione e tanto coraggio l'avevano reso molto amato da coloro ai quali aveva annunciato la buona notizia e per i quali era diventato “la madre” e “il padre” che li aveva generati in senso spirituale.
Eppure, sul finire della sua vita, prigioniero in una casa a Roma, nello scrivere quello che appare essere il suo testamento a suo “figlio” Timoteo (la seconda lettera), Paolo ci sembra quasi amareggiato e lasciato praticamente solo.
Scrive a Timoteo: “Come tu sai, tutti quelli nella provincia dell’Asia mi hanno abbandonato, inclusi Figèllo ed Ermògene.” (2 Tim. 1:15) e continua al cap. 4:9: “Fa’ tutto il possibile per venire presto da me, perché Dema, avendo amato l’attuale sistema di cose, mi ha abbandonato e se n’è andato a Tessalonica, Crescente è andato in Galàzia, Tito in Dalmazia.”.
Non era la prima volta che Paolo veniva abbandonato da chi avrebbe dovuto sostenerlo, scrive ancora: “Nella mia prima difesa nessuno è stato al mio fianco; mi hanno abbandonato tutti, ma questo non sia imputato loro.” (2 Tim. 4:16).
Se siamo soli, se a causa della nostra consapevolezza siamo costretti a tenere i nostri pensieri prigionieri, perché chi avrebbe dovuto sostenerci ci ha voltato le spalle o perché il nostro desiderio che si affermi ciò che è giusto, ci costa l'isolamento da chi dovrebbe volere la stessa cosa, prendiamo coscienza che altri prima di noi hanno vissuto questa esperienza.

Cosa li aiutava ad andare avanti?
Per quanto riguarda l'apostolo Paolo è lui stesso che più volte lo rivela, in Filippesi 4:13 ad esempio scrive: “Per ogni cosa ho forza grazie a colui che mi dà potenza”, ed a Timoteo dice: “Il Signore però mi è stato vicino e mi ha infuso potenza, affinché per mezzo mio la predicazione della buona notizia fosse compiuta pienamente e tutte le nazioni la ascoltassero...” (2 Tim. 4:17).
Affidarsi a Dio e stare vicino a Gesù aiutò Paolo a non sentirsi solo. Cosa aiutò Elia?
Come sapete Dio gli rivelò che si sbagliava. Al suo: “Io sono l’unico rimasto”, Dio rispose: “...in Israele ho ancora 7.000 persone, tutti coloro che non hanno piegato le ginocchia davanti a Bàal...”.
Non era l'unico consapevole! Altri la pensavano come lui.
Sarà stato bello per Elia sapere che non era l'unico matto a non sopportare quanto accadeva nella nazione di Israele e a voler cambiare le cose.
Eppure non era quello che serviva ad Elia per andare avanti. Lo sappiamo perché Geova in quel momento curiosamente non gli fece nemmeno un nome di quelli tra i 7000 consapevoli che magari avrebbe potuto conoscere, ne gliene presentò qualcuno.
Il racconto di 1 Re 19 ci dice cosa fece Elia per rafforzarsi davvero: ”Elìa allora si alzò, mangiò e bevve, e con la forza datagli da quel cibo proseguì per 40 giorni e 40 notti finché non raggiunse l’Hòreb, il monte del vero Dio.”


Elia era un profeta che con Geova parlava quotidianamente e Lui gli rispondeva. A cosa serviva allora andare al monte di Dio, l'Horeb?
Forse che tutto questo lottare per Dio e per ciò che era giusto l'aveva portato a dimenticare di lottare con Dio, e paradossalmente l’aveva un po' allontanato da lui?
Per andare avanti Elia doveva fare quel viaggio e riavvicinarsi a Dio.
Se sei solo, se ti senti solo, sappi che non sei il solo.
Non sei “l’unico rimasto” ci sono persone ieri come oggi in posti come questo che lottano come te e che non hanno piegato le ginocchia al Baal dei nostri tempi. Tuttavia non è questo quello che veramente ti farà andare avanti e non sentire più abbandonato, serve fare quel viaggio....

domenica 25 febbraio 2018

Gesù e la discesa agli inferi


Jesus-Cristo-pregou-aos-espíritos-em-prisão-no-inferno-e1477480208338.jpg

I Pietro 3:18,20 il passo biblico della versione riveduta dice
"Poiché anche Cristo ha sofferto un volta per i peccati, egli giusto per gl’ingiusti, per condurci a Dio; essendo stato messo a morte, quanto alla carne, ma vivificato quanto allo spirito; 19 e in esso andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere20 i quali un tempo furon ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè, mentre si preparava l’arca; nella quale poche anime, cioè otto, furon salvate tra mezzo all’acqua. "
Nel versetto 19 Pietro ci porta a conoscenza di un fatto avvenuto in una realtá spirituale alternativa a quella terrena avvenuta poco dopo la morte di Gesú. Premettiamo che il versetto e stato oggetto di molte speculazioni scritturali esso per la chiesa Cattolica è una scrittura chiave del loro definito credo apostolico. Per la precisione il punto 5
...
4.patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;
5. discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte;
6. salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:
...
Diciamo che nello studio della Bibbia cerchiamo di non lasciarci coinvolgere troppo dalle definizioni e dalle idee e come ricercatori prima di arrivare a conclusioni ci piace analizzare i versetti. Ora nel testo scritto si identificano in modo inequivocabile due soggetti che sono Gesù e gli "spiriti" e si parla di una predicazione fatta in un momento particolare. Chi sono questi spiriti? Perche sono in carcere? Perche Gesú predica loro? Cosa predica loro?
La prima interpretazione é che evidentemente Gesú abbia raggiunto un luogo spirituale apparentemente di perdizione, nel senso che diamo in italiano definendo un luogo oscuro sotterraneo come quello ricordato dal Boccaccio "dico costui più tosto dovere essere nelle man del diavolo in perdizione che in paradiso" (Decamerone) e quindi dove non è possibile nessun ritorno. In questo luogo vivono entità definite spiriti che oltre a ricevere una visita decisamente inusuale, viene predicato loro una testimonianza altrettanto anomala. Un luogo particolare perché invece, dall'atteggiamento di Gesú, non pare sia una perdizione irreversibile. 

Il termine carcere viene tradotto
5438 φυλακή phulake {foo-lak-ay'}
Significato: 1) guardia, guardare 1a) guardare, tenere la guardia  1b) le persone che sorvegliano, una guardia, sentinelle 1c) del luogo in cui sono tenuti i prigionieri, una prigione...
Origin: from 5442; TDNT - 9:241,1280; n f
Usage: AV - prison 36, watch 6, imprisonment 2, hold 1, cage 1, ward 1; 47

Quando è avvenuta? Il versetto non è proprio del tutto chiarissimo si intuisce però una sequenza temporale suddivisa in 4 eventi.
  1. Evento - Gesù soffre i peccati dell'umanità in vita
  2. Evento - Gesù Muore nella carne
  3. Evento - Gesù reso vivo nello spirito
  4. Evento - ( concomitante al 3 ) andò a predicare agli spiriti in carcere.
Non c'è molto in questo versetto che ci indichi che la predicazione agli spiriti in carcere sia avvenuta esattamente nei tre giorni seguenti alla morte prima della resurrezione. Anche nella scrittura di Efesini 4:8,10 si parla di salite e discese.
  • Efesini 4:8-10"Per questo è detto: «Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini». Ora, questo «è salito» che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa".  ( N.B la scrittura sembra a sua volta una citazione del Salmo 68:18: "Tu sei salito in alto, portando prigionieri, hai ricevuto doni dagli uomini, anche dai ribelli, per far qui la tua dimora, o SIGNORE, Dio".)
In questo caso si specificano delle modalità che sono riconducibili a Gesù ma non si definiscono ne i tempi ne i luoghi e anzi si fanno riferimenti profetici a scritture dell'antico testamento. Pare quindi che l'interpretazione di associare la visita di Gesù all'inferno nei 3 giorni che intercorrono fra la morte e la sua resurrezione sia il risultato di una tradizione entrata fra le prime comunità protocristiane tradizione che però non era condivisa da tutti ( es: il credo orientale non lo prevede). La visita di Gesù viene fatta in un posto dalle caratteristiche che oltrepassano la nostra esistenza non ne possiamo esserne quindi testimoni oculari ma solo testimoni nella fede per diretta intercessione dello spirito santo. Questi spiriti, Pietro ci spiega nel versetto seguente, sono identificati con persone spirituali che in opposizione alla volontà di Dio si spogliarono delle vesti ultraterrene per materializzarsi nella terra. Questa ribellione portò alle conseguenze che vengono descritte nel versetto seguente il 20. La presenza di questi spiriti è associata quindi ad un gruppo di scissionisti antidiluviani e questo ci pone delle perplessità ulteriori. La materializzazione era apparente? Evidentemente no, il racconto biblico ci dice che non solo si materializzarono ma adescando giovani fanciulle più o meno consenzienti e procrearono una razza ibrida di superuomini chiamati Nefilim rendendo molto concreto quell'adulterio spirituale. (Genesi 6:4) Se non era apparente, chi li ha presi dematerializzati e portati in questo nuovo luogo spirituale? Ancora, visto che questi scissionisti erano in realtà parte dell'organizzazione celeste di Dio ed erano angeli, perchè definirli spiriti? 
Il termine utilizzato è il solito "4151 πνεῦμα pneuma {pnyoo'-mah}" che è reso con Vento, Respiro. Ma in questo contesto viene rimandato al senso che ne da lo stesso Pietro nel capitolo seguente I Pietro 4:6:
"6... ma vivessero in quanto allo spirito dal punto di vista di Dio." 
Quindi il termine spirito per Pietro in quella lettera è contestualizzato a tutto ciò che non è parte visibile perché rimane al di fuori delle esperienze possibili umane ma di cui è comunque testimone.  Giuda 6 ci spiega un po' meglio è chiarifica che questi spiriti citati da Pietro non sono entità generiche ma hanno una personalità precisa. Questa caduta degli angeli ha fatto seguito una condanna che gli ha messi in un luogo di costrizione e in questo caso le carceri sono equiparate a "legami sempiterni!.
6 E gli angeli che non mantennero la loro posizione originale ma abbandonarono il proprio luogo di dimora li ha riservati al giudizio del gran giorno con legami sempiterni, sotto dense tenebre.
Queste persone spirituali sono angeli che hanno subito un "precedente" giudizio e sono confinati in un luogo indeterminato. Questo luogo era logisticamente vicino alla condizione di Gesù appena deceduto? Impossibile dirlo, sappiamo che il concetto di "confino" è ripreso da Giovanni in Rivelazione che in un passo della lettera ci porta a conoscenza di una guerra in cielo contro il principale gruppo di scissionisti spirituali che venne ostracizzato mandandoli proprio sulla terra. (Rivelazione 12:9)
Ma ritorniamo al versetto. Cosa può avere da dire Gesù a questi spiriti ? Il termine predicare è reso in greco Kerusso

2784 κηρύσσω kerusso {kay-roos'-so}

Significato: 1) essere un araldo, officiare come un araldo 1a) per proclamare secondo la maniera di un araldo 1b) sempre con il suggerimento di formalità, gravità e un'autorità che deve essere ascoltata e obbedita 2) per pubblicare, proclamare apertamente: qualcosa che è stato fatto 3) usato per l'annuncio pubblico del Vangelo e per le questioni ad esso relative, fatte da Giovanni Battista, da Gesù, dagli apostoli e da altri insegnanti cristiani
Origine: di incerta affinità; TDNT - 3: 697,430; v
Uso: AV - predica 51, pubblica 5, proclama 2, predica + 2258 2, predicatore 1; 61

[GING] proclamano ad alta voce, annunciano, menzionano pubblicamente, predicano più spesso in riferimento all'azione salvifica di Dio Mt 10:27;
(fonte BibleWorks)
Quindi probablmente è una predicazione dall'azione salvifica ma l'oggetto della predicazione però non lo sappiamo. Sappiamo che questi spiriti sono in carcere ma non sappiamo la condanna e non sappiamo se sono condanne redentive o se sono invece condanne all'ergastolo. Da qui è difficile capire il senso della predicazione così come lo intendiamo tradizionalmente. La consapevolezza che gli spiriti avevano di Gesù è testimoniata in diversi passi biblici. (Luca 4:40,41) Che bisogno aveva Gesù di confermare cose che loro già sapevano? Si può solo intuire che la testimonianza per avere senso, possa essere relativa a cose di cui questi spiriti non ne sono a conoscenza. Gesù è andato a testimoniare direttamente la sua risurrezione?
Analizzando il versetto 19 sembra che esso nasconda un aspetto non evidente. Rovesciando l'affermazione e facendola diventare una sostantivante "risposta" forse riusciamo ad ottenere qualche ulteriore indizio. La frase "e in esso andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere" quale domanda potrebbe soddisfare? Forse i primi cristiani volevano sapere "Cosa ha fatto Gesù nei tre giorni sulla terra prima di risorgere?" Forse si forse no alla fin fine Pietro ci ha risposto in modo fugace. Il problema (o anche il diavolo) sta nei dettagli e in tutte le conclusioni che hanno fatto seguito alla speculazione delle parole di questo versetto.
L'insieme di queste considerazioni hanno germinato altri tipi di idee che sono state ad esempio l'anima immortale, che esiste un luogo di tormento e poi tutti i concetti di redenzione, salvezza dal peccato, battesimo dei bambini le indulgenze plenarie e l'estrema unzione. Tutte considerazioni che alla fine hanno oltrepassato decisamente quello che è stato scritto facendo diventare la fede in Dio un giogo spirituale sempre più pesante. Alle volte bisognerebbe semplicemente fermarsi e magari accontentarsi di riconoscere che non possiamo avere le risposte a tutte le domande. E' vero che la giustizia umana non permette l'ignoranza ma forse anche per Dio l'ignoranza è parte del proposito. Comprendere in toto lo scibile biblico è un percorso che evidentemente non ci è concesso in questo momento. Se fosse così avremmo già raggiunto il traguardo ma finchè c'è un cammino da percorrere facciamo tutti affidamento nella misericordia di Dio come gratuito dono.

martedì 20 febbraio 2018

La generazione

Risultati immagini per next generation
Una delle dottrine fondamentali dei Testimoni di Geova è rappresentata dal ritorno di Cristo in maniera invisibile nel 1914, col suo Regno costituito in cielo, ma solo successivamente egli spazzerà via il potere umano malvagio ad Har-Maghedon. I Testimoni di Geova da molto tempo insegnano che questo intervento contro i governi umani avverrà entro "una generazione". Ma qual era l'intendimento negli anni '60, '70, '80 e primi '90?
Notiamo come questo veniva spiegato nel famoso libro Verità:
"Quanto presto accadrà ciò? Lo stesso Figlio di Dio, Gesù Cristo dà la risposta . Dopo avere richiamato l'attenzione su molte cose che contrassegnano il periodo dal 1914 in poi come il "tempo della fine", Gesù disse: "Questa generazione non passerà affatto finché tutte queste cose non siamo avvenute". (Matteo 24:34) Quale generazione aveva in mente?
Gesù si era appena riferito a persone che avrebbero 'visto tutte queste cose'. "Queste cose" sono gli avvenimenti che si sono verificati dal 1914 e quelli che devono ancora accadere... Alcuni d'essi saranno ancora in vita per vedere la fine di questo sistema malvagio. Ciò vuol dire che resta solo un breve tempo prima che venga la fine! (Salmo 90:10) Ora è dunque il tempo di agire con urgenza se non volete essere spazzato via con questo sistema malvagio" - La Verità che Conduce alla Vita Eterna, 1968, pp. 94, 95, §§ 2, 3.
Mi rendo conto che questo rappresenta il "vecchio" intendimento, ma penso possano essere fatte alcune utili considerazioni.
1- Questo intendimento viene presentato come verità assoluta, infatti si dice "Gesù Cristo dà la risposta".
2- A conferma viene citata una scrittura fuori contesto (Salmo 90:10). Infatti in Salmo ci si riferisce alla durata media della vita umana, non alla durata di "una generazione".
3- Chi avesse messo in dubbio questo intendimento sarebbe stato considerato poco spirituale o peggio apostata, mentre il tempo ha dimostrato l'infondatezzadelle argomentazioni adotte dalla dirigenza dei Testimoni di Geova.
4- Si termina in tono "intimidatorio" sostenendo che bisogna agire con urgenza per non essere distrutti.
Ritengo che per non ripete gli errori sia necessario conoscerli, o come disse Malcolm X: "La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore"
L'attuale intendimento riguardante il tempo che deve passare tra l'intronizzazione di Cristo in cielo (1914) e la guerra di Har-Maghedon contro i malvagi è ben espresso ne La Torre di Guardia:
"Lo schiavo fedele e discreto” usa da molto tempo questa rivista come canale principale per rivelare gradualmente le verità bibliche. (Matt. 24:45) Prendiamo ad esempio il nostro intendimento riguardo a coloro che formano “questa generazione” di cui parlò Gesù. (Leggi Matteo 24:32-34). A quale generazione si riferiva? Come spiegava l’articolo “Cosa significa per voi la presenza di Cristo?”, Gesù non si riferiva ai malvagi, ma ai suoi discepoli, che presto sarebbero stati unti con lo spirito santo. Sia nel I secolo che nei nostri giorni sarebbero stati gli unti seguaci di Cristo a vedere il segno e a comprenderne il significato, ovvero che Gesù “è vicino, alle porte”.
Cosa significa per noi questa spiegazione? Anche se non si può determinare l’esatta durata di “questa generazione”, è bene tener conto di alcuni aspetti legati al termine “generazione”: di solito si riferisce a un insieme di persone di varie età le cui vite si sovrappongono nel corso di un determinato periodo di tempo; non copre un periodo eccessivamente lungo; questo periodo ha una fine. (Eso. 1:6) Come dobbiamo quindi intendere ciò che Gesù disse riguardo a “questa generazione”? Evidentemente Gesù voleva dire che le vite degli unti che erano presenti nel 1914, quando si cominciò a vedere il segno, si sarebbero sovrapposte alle vite di altri cristiani unti che avrebbero visto l’inizio della grande tribolazione. Tale generazione ha avuto un inizio, e avrà sicuramente una fine. L’adempimento dei vari aspetti che compongono il segno indica chiaramente che la tribolazione deve essere vicina. Mantenendo il senso di urgenza ed essendo vigilanti dimostriamo di tenerci al passo con l’aumentare della luce spirituale e di seguire la guida dello spirito santo. — Mar. 13:37" - La Torre di Guardia 15 aprile 2010, p. 10, §§ 13,14
Questo intendimento non ha convinto molto la base dei Testimoni di Geova: infatti parlando con i fratelli i pochi che si dicono convinti sono solitamente quelli più impegnati in congregazione, come anziani e pionieri. Molti semplicemente lo ritengono l'ennesima speculazione per dire che la fine è vicina, infatti l'articolo afferma "l’adempimento dei vari aspetti che compongono il segno indica chiaramente che la tribolazione deve essere vicina". "Questa generazione non basta più, allora allunghiamola!", probabilmente si saranno detti ai vertici dell'organizzazione.
Vogliamo ora valutare le ragioni per le quali alcuni ritengono che le parole di Cristo riguardanti "questa generazione" non abbiano attinenza con i nostri giorni.
In Matteo 24:3 viene posta questa domanda a Gesù: “Dicci: Quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua presenza e del termine del sistema di cose?” e la sua risposta dopo aver elencato guerre, terremoti e pestilenze fu "Ora imparate dall’illustrazione del fico questo punto: Appena il suo ramoscello si fa tenero e mette le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. Veramente vi dico che questa generazione non passerà affatto finché tutte queste cose non siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno affatto. In quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno sa, né gli angeli dei cieli né il Figlio, ma solo il Padre. Poiché come furono i giorni di Noè, così sarà la presenza del Figlio dell’uomo"- (Matteo 24:32-37)
Valutiamo la grammatica. Questo è un aggettivo dimostrativo e viene utilizzato per indicare vicinanza di chi parla a qualcosa nel tempo e nello spazio. Quel invece viene utilizzato come aggettivo dimostrativo e indica in genere cosa o persona lontana nello spazio o nel tempo da chi parla e da chi ascolta. Probabilmente Gesù stava dicendo che "questa generazione" presente non sarebbe passata tutta prima che le cose predette si fossero avverate, in contrasto con "quel tempo e quell'ora", non meglio definiti perché lontani a Gesù e ai suoi ascoltatori. Penso non ci sarebbero dubbi se qualcuno vi dicesse "questa crisi economica è diversa da quella del '29". In questa frase ci si riferisce a due avvenimenti lontani nel tempo. "Questa crisi" si riferisce ai nostri giorni, mentre "quella del '29" è lontana nel tempo perché è stata vissuta dai nostri nonni.
Il contesto. Nel capitolo 23 di Matteo Gesù aveva parlato di avvenimenti simili condannando i capi religiosi di allora. Notiamo le sue parole: "Serpenti, progenie di vipere, come sfuggirete al giudizio della Geenna? ... Veramente vi dico: Tutte queste cose verranno su questa generazione" (Matteo 23: 33-36) Notiamo che qui è chiaro come non ci sia un secondo adempimento nelle parole di Gesù Cristo. Per di più nel capitolo 24 di Matteo Gesù non aveva intenzione di creare allarmismo o false aspettative tra i suoi servitori, infatti Gesù disse "Badate che nessuno vi svii" (Matteo 24:4) e ancora "Allora se qualcuno vi dice: ‘Ecco, il Cristo è qui’, o: ‘È là!’ non lo credete. Poiché sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti che faranno grandi segni e prodigi da sviare, se possibile, anche gli eletti" (Matteo 24: 23, 24) Il contesto quindi chiarisce che Gesù non voleva creare false aspettative, anzi desiderava che i suoi discepoli fossero prudenti e che discernessero gli avvenimenti. La generazione a non passare sarebbe stata costituita dai malvagi, tra i quali spiccavano i capi religiosi.

Ma vi sono altri versetti che ci aiutano a stabilire la durata di una generazione?

1. La generazione che udì le parole di Gesù vide adempiersi la profezia entro 37anni. Infatti Gesù le pronuncio nel 33 E. V. e già nel 70 E. V. Gerusalemme fu distrutta dalle legioni romane guidate dal generale Tito.
2. La generazione che fu condannata a morire nel deserto al tempo di Mosè ebbeun arco temporale di 40 anni. "L’ira di Geova divampò dunque contro Israele e li fece vagare nel deserto per quarant’anni, finché tutta la generazione che faceva il male agli occhi di Geova giunse alla sua fine" - Numeri 32:13
3. Descrivendo la benedizione di Geova sul fedele servitore Giobbe la Bibbiaafferma: "E dopo ciò Giobbe continuò a vivere per centoquarant’anni e vide i suoi figli e i suoi nipoti, quattro generazioni. E gradualmente Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni" - Giobbe 42:16,17 - In questi versetti si afferma che un arco temporale di 140 anni corrispondono a quattro generazioni, della durata di circa 35 anni ciascuna.

Tutti questi versetti ci aiutano a capire che nel comune parlare una generazione abbraccia il tempo che intercorre tra un padre e il proprio figlio e quindi all'incirca 35-40 anni nell'uso biblico.
Al termine di questa breve considerazione possiamo quindi affermare che quando Gesù citò "questa generazione" lo fece in maniera negativa e quindi per logica non voleva riferirsi ai suoi "fratelli spirituali". Non possiamo quindi speculare oltre sulle parole di Gesù, non era sua intenzione additare nel lontano futuro un periodo di tempo entro cui si sarebbero svolti particolari avvenimenti, infatti poi aggiunse "In quanto a quel giorno e a quell'ora nessuno sa, né gli angeli dei cieli né il Figlio, ma solo il Padre". Una sola domanda: perché l'organizzazione continua a porre "una carota" di fronte ai fratelli?