domenica 14 giugno 2026

La grande folla di Apocalisse 7

Questo studio esamina i cinque elementi di Apocalisse 7 che vengono usati per sostenere che la grande folla ascenda in cielo. Analizzando il testo, l’interlineare e il contesto biblico, si mostra che nessuno di questi elementi stabilisce con certezza una destinazione celeste. Il capitolo descrive identità, funzione e approvazione, non un trasferimento di luogo. La diversità di vedute, quando nasce dal desiderio sincero di comprendere la Parola, non è una minaccia: è un’occasione per riesaminare ciò che crediamo e verificare se poggia davvero sulla Scrittura.


1. “Davanti al trono”: visione o destinazione?

Nel linguaggio apocalittico, il verbo εἶδον (“vidi”) non indica mai un luogo reale, ma introduce sempre una scena visionaria. Ogni volta che Giovanni dice “vidi”, come in Apocalisse 13:1 “e vidi una bestia salire dal mare”, sta descrivendo ciò che gli appare nella visione, non il luogo in cui si trova. Per questo, vedere la grande folla “davanti al trono” non significa che essa sia fisicamente in cielo, ma che la scena gli viene mostrata così nella visione.

Un esempio aiuta a capire il punto: dire “vedo il precipizio davanti a me” non significa trovarsi davvero su un dirupo; è un modo metaforico per esprimere una situazione difficile.

In questo tipo di visioni, ciò che appare “davanti al trono” non indica automaticamente dove quel gruppo si trova. La visione potrebbe comunicare un messaggio, più che una destinazione.

La Bibbia non dice esplicitamente che la grande folla ascende o si trovi in cielo. Se questa fosse davvero la loro destinazione, come mai la Scrittura non lo afferma maiin modo chiaro e diretto?

Si potrebbe concludere che, se la grande folla appare “davanti al trono”, ciò implichi una collocazione celeste. Tuttavia, la Bibbia mostra che questa espressione non descrive sempre una destinazione. In Matteo 25:31, 32 leggiamo: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, allora siederà sul trono della sua gloria. E tutte le nazioni saranno radunate davanti a lui”. Qui “tutte le nazioni” si trovano davanti al trono del Figlio dell’uomo, ma si tratta chiaramente di persone sulla terra. Questo suggerisce che “stare davanti al trono” possa indicare non tanto il luogo in cui ci si trova, quanto la condizione in cui si è esaminati, giudicati o ricompensati, a seconda del contesto della visione.

“Davanti al trono” può quindi esprimere una condizione di approvazione o riconoscimento davanti a Lui, come quando si dice che qualcuno è “al cospetto del re”. In questo senso, l’espressione descrive la posizione che quel gruppo occupa nel giudizio o nel favore divino, non necessariamente la sua collocazione geografica. La visione mette in evidenza il loro rapporto con Dio, non il luogo. E il testo non dà alcuna indicazione che li collochi in cielo.

Apocalisse 7:11 dice che “tutti gli angeli stavano intorno al trono”. La Bibbia parla di “miriadi di miriadi” di angeli, un numero incalcolabile. Il testo non descrive per quanto tempo vi rimangano o con quale scopo. 

2. Il naós: non un luogo, ma il tipo di servizio

Apocalisse 7:15 afferma che la grande folla “serve Dio giorno e notte nel suo tempio (naós)”. L’interlineare mostra che naós indica il santuario interno, ma nel linguaggio apocalittico non descrive necessariamente un luogo fisico: può indicare una funzione sacra. Inoltre, l’interlineare non usa verbi come “entrare” o “abitare”: il testo dice solo che servono Dio nel naós, non che vi entrano o vi risiedono. Questo mostra che il naós, nelle visioni, descrive il tipo di servizio e non la collocazione geografica.

L’immagine sacerdotale richiama il ruolo di guida e riconciliazione verso i risuscitati e verso coloro che nasceranno nel millennio, in armonia con figure come i “principi” di Isaia 32:1. Se questo collegamento fosse corretto, la visione potrebbe suggerire una funzione più che una collocazione.

Un esempio aiuta a capire il punto: dire “lavoro per il governo italiano” non significa trovarsi fisicamente a Palazzo Chigi. Si può operare da un’altra città o da casa: ciò che conta è la funzione svolta, non il luogo in cui si opera.

Allo stesso modo, in Apocalisse 7:15 il naós potrebbe indicare più il tipo di servizio che dove si trova la grande folla.

3. Vesti bianche e servizio “giorno e notte”: simboli di approvazione, non di destinazione

Sebbene indossino vesti bianche, il testo non parla di perfezione. E la perfezione è una condizione necessaria per vivere in cielo. Lo si vede in 1 Corinti 15:50, dove l’interlineare mostra che l’espressione “carne e sangue”, σὰρξ καὶ αἷμα (sarx kai haima), non indica semplicemente il corpo fisico, ma la condizione umana corruttibile e imperfetta, che “non può ereditare il regno di Dio”. Nei versetti successivi Paolo aggiunge che “questo corruttibile deve rivestire incorruttibilità e questo mortale deve rivestire immortalità” (vv. 53,54), indicando che solo attraverso questa trasformazione si può accedere alla sfera celeste.

Lo stesso simbolo ricorre in Apocalisse 3:4,5 dove Cristo promette ai vincitori: “chi vince sarà così vestito di vesti bianche”. Anche qui le vesti bianche evidenziano la perseveranza e la fedeltà, non una destinazione celeste.

Si potrebbe obiettare che, se la grande folla serve Dio “giorno e notte nel naós”, ciò implichi un servizio sacerdotale nel santuario celeste. Tuttavia, la Bibbia mostra che  “servire Dio giorno e notte” è spesso un’espressione idiomatica che indica dedizione costante, non un luogo o una funzione celeste. E anche se la visione colloca la grande folla nel naós per indicarne il significato sacerdotale, ci si potrebbe chiedere se la Scrittura richieda davvero che questo servizio debba svolgersi in cielo, poiché il testo non afferma in modo diretto che questo servizio debba svolgersi in cielo.

L’espressione ha lo stesso significato che troviamo in Luca 2:37, dove Anna “serviva Dio notte e giorno”. Il termine usato non è naós ma hierón, i cortili del tempio accessibili a tutti: Anna non era sacerdotessa e non svolgeva funzioni cultuali. La frase descrive semplicemente la sua dedizione continua.

Lo stesso uso idiomatico compare in Salmo 1:2, dove dell’uomo di Dio si dice che “nella sua legge medita giorno e notte”. Anche qui l’espressione indica continuità e impegno costante.

4. La grande tribolazione: provenienza, non destinazione

L’obiezione che viene sollevata è che il testo non dice “attraversano la grande tribolazione”, ma “vengono dalla grande tribolazione”, come se l’espressione implicasse un cambio di luogo: “vengo da Roma e ora mi trovo altrove”.

Apocalisse 7:14 afferma che la grande folla “viene dalla grande tribolazione”. L’interlineare usa il participio presente ἐρχόμενοι (erchómenoi), che indica un’azione in corso (“quelli che stanno venendo”), non un trasferimento già avvenuto. Il testo descrive la provenienza, non la destinazione. Nella Scrittura, “venire da” indica un percorso formativo, non un cambiamento di dimora.

L’esempio chiarisce perfettamente il punto: dire “io vengo dalla gavetta” non significa che da un precedente luogo ora mi trovo in un altro, ma che provengo da un percorso difficile che ha formato la mia identità e le mie capacità. Così anche la grande folla “viene dalla tribolazione”: non indica dove si trovano ora, ma da quale esperienza provengono.

5. “Di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”: universalità, non destinazione

Apocalisse 7:9 descrive la grande folla come composta “da ogni nazione, tribù, popolo e lingua”, e l’universalità del gruppo viene presa come indicazione della loro presenza in cielo. La stessa formula ricorre in Apocalisse 5:9,10: Cristo ha acquistato ‘persone di ogni tribù, lingua, popolo e nazione’ e le ha fatte essere ‘un regno e sacerdoti’. Questa espressione viene spesso intesa come riferita a un gruppo celeste.Il parallelismo linguistico viene quindi interpretato come prova di una medesima collocazione.

Tuttavia, il testo sottolinea l’identità della grande folla, non la sua destinazione. L’accento è sulla provenienza eterogenea e globale del gruppo, mostrando che il favore divino non è limitato a un solo popolo o a una sola etnia. Lo si vede chiaramente osservando come la Scrittura utilizzi la stessa formula in altri contesti. In Apocalisse 14:6 l’angelo annuncia la buona notizia “a ogni nazione, tribù, lingua e popolo”; in Daniele 7:14 il dominio del Figlio dell’uomo si estende a “popoli, nazioni e lingue”.

In questi casi l’espressione non indica una destinazione celeste, ma la portata universale del messaggio o del dominio. Allo stesso modo, in Apocalisse 7:9 la formula descrive la composizione globale della grande folla, non il luogo in cui essa vivrà.

Aspetti terreni nella visione

La visione di Apocalisse 7:9,16,17 presenta la grande folla con elementi che appartengono chiaramente alla sfera terrena, e ci si può chiedere come mai questi non possano collocarla sulla terra: “vestiti di lunghe vesti bianche, e tenevano in mano rami di palma”. “Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà più il sole né alcuna calura”. “L’Agnello li guiderà alle sorgenti delle acque della vita”. Sono immagini di sollievo, ristoro e guarigione: bisogni tipicamente umani. Se la visione utilizza un linguaggio simbolico, non risulta più coerente leggerla tutta come tale? E, in definitiva, non è il lettore a decidere cosa sia simbolico e cosa letterale per sostenere il proprio credo?

La questione della perfezione 

La Bibbia non parla mai di perfezione in relazione alla grande folla. Secondo il testo, questo popolo viene preservato grazie alla sua perseveranza, devozione e fedeltà a Dio. La Bibbia non presenta la grande folla come parte dei “chiamati”, la futura sposa di Cristo. Paolo afferma: “Lo spirito stesso attesta insieme al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Romani 8:16), e la Scrittura identifica i chiamati come coloro che formano un “regno e sacerdoti” (Apocalisse 1:6).

Apocalisse 5:9,10 riporta: “Hai acquistato persone per Dio con il tuo sangue da ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e sacerdoti, e regneranno sulla terra”. Questo ruolo regale e sacerdotale è attribuito ai chiamati, non alla grande folla, che non viene mai descritta come parte della sposa o del gruppo celeste incaricato di regnare.

Un punto importante è che nell’antichità i sacerdoti servivano come sacerdoti e non come re. Le due funzioni erano distinte: il sacerdozio apparteneva alla casa di Aronne, mentre la regalità alla casa di Davide. Nel Nuovo Patto, invece, solo i chiamati sono descritti come “re e sacerdoti”. In Apocalisse 5:910 l’interlineare usa due termini precisi: βασιλεῖς (basileîs) per “re” e ἱερεῖς (hiereîs) per “sacerdoti”, e aggiunge che essi “regneranno”, reso nell’interlineare con βασιλεύσουσιν(basileúsousin), che indica esercizio reale di autorità. Questo mostra che regnare è prerogativa dei chiamati, non della grande folla, che la Scrittura presenta come un gruppo che serve, non che regna.

Che dire dei figli, dei bambini e perfino dei neonati? Anche loro farebbero parte della grande folla e, se così fosse, andrebbero in cielo a servire Dio nel naós come i sacerdoti dell’antichità, che erano uomini adulti?

Conclusione

L’analisi di Apocalisse 7 mostra che il testo non fornisce elementi sufficienti per stabilire con certezza la destinazione della grande folla. Per questo, qualunque posizione si assuma rimane nel campo della teologia e dell’interpretazione.

Di fronte a temi complessi, che presentano lacune e domande aperte, il credente è chiamato a non proclamare certezze che la Scrittura non afferma, ma a coltivare umiltà, prudenza e rispetto per la Parola, e per chi con sincerità arriva a conclusioni diverse. Come ricordava Pietro, alcune cose sono “difficili da capire” 2 Pietro 3:16, e il libro apocalittico, ricco di simbolismi, ne è un esempio evidente.

Ma ciò che rimane limpido è il cuore del messaggio: Dio salva, protegge e accoglie chi lo cerca. La grande folla, qualunque sia la sua destinazione finale, è la prova che il suo amore raggiunge davvero “ogni nazione, tribù, popolo e lingua”.


Ilresiliente1914

domenica 7 giugno 2026

Perché i Testimoni di Geova non ricevono l'otto per mille come le altre religioni?

Nel 2007 i Testimoni di Geova stavano per stipulare un’intesa con lo stato e di conseguenza ottenere l’otto per mille come altre religioni. Uno dei principali motivi per cui non ci riuscirono fu la testimonianza di Adriano Fontani, rappresentante del coordinamento nazionale fuoriusciti dai Testimoni di Geova

Roma, Camera dei Deputati, 16 luglio 2007. Presiede l’onorevole Luciano Violante

PRESIDENTE: L’ordine del giorno reca, nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di liberta` religiosa, l’audizione di rappresentanti del Coordinamento nazionale fuoriusciti dai Testimoni di Geova. Do la parola al fondatore del Coordinamento, Adriano Fontani.

ADRIANO FONTANI: Signor presidente, la ringrazio molto per l’invito. Si tratta di una legge che riguarda un diritto fondamentale degli uomini e, soprattutto, investe l’aspetto delicato della liberta` di religione, che spesso e` la prima ad essere toccata quando sono in gioco le liberta` in genere. Personalmente, rappresento un gran numero di persone che, ovviamente, sono direttamente interessate da quanto riguarda i Testimoni di Geova. Riconosco che il nostro compito e` ingrato, perche´ siamo coloro che devono dire qualcosa contro. Tuttavia, ci assumiamo questa responsabilita`. Siamo persone che hanno militato per anni nella congregazione dei Testimoni di Geova, spesso per decenni, e di conseguenza hanno maturato nel tempo la consapevolezza di aver vissuto in un’organizzazione non conosciuta nel suo vero aspetto. Abbiamo cominciato, quindi, da vent’anni a questa parte, una massiccia opera di informazione volta a sensibilizzare innanzitutto le istituzioni, ma anche la popolazione, a livello preventivo. Il nostro coordinamento ha raccolto un immenso quantitativo di materiale. Mi pregero` di lasciarglielo, signor presidente, affinche´ possa essere utilizzato da lei e dai membri della Commissione. Per guidarvi in questa ingente mole di materiale, ho suddiviso tutto in cartelline. Premetto che tale materiale ha due caratteristiche: una testimoniale e una documentale. Vi sono testimonianze e documenti ufficiali – che costituiscono la parte piu` importante – della congregazione cristiana dei Testimoni di Geova. Non possiamo non porci problemi seri quando analizziamo questa legge. Crediamo e sappiamo che la congregazione cristiana dei Testimoni di Geova voglia avvalersi della facolta` di stipulare un’intesa con lo Stato italiano. Il primo problema e` costituito dal fatto che questa organizzazione, piu` di altre, ha capacita` di dissimulazione e di presentare alle istituzioni una facciata di comodo, unica nel suo genere. Essa infatti e` studiata a tavolino. Esiste in proposito una teoria in merito, contenuta nel primo fascicolo e denominata « strategia della guerra teocratica ». Siamo davanti ad un gruppo religioso che ritiene di essere in guerra con il mondo o, meglio, che il mondo sia in guerra con esso. Vi e` una visione paranoica, secondo la quale « tutto e` Satana ». Inoltre, esplicitamente, nella Torre di guardia si fa riferimento al dovere di mentire. Per loro, si mente solo quando lo si fa all’interno; quando invece si mente alle istituzioni o ai giornalisti o ai Governi, non solo non e` peccato, ma e` un dovere sacrosanto, giustificato dalle scritture bibliche per acquisire privilegi e penetrare nello Stato. Potro` dimostrarvi che la possibilita` di penetrazione nei gangli vitali dello Stato di questa ricca e potente associazione – non esito a definirla sui giornali « setta », ma in queste sede ritengo giusto chiamarla « confessione religiosa » – e` immensa ed avviene attraverso metodologie particolari, che condizionano di fatto le istituzioni. Molti hanno ribattezzato tale metodologia « Ester-Mardocheo », che significa piazzare persone di fiducia – il giardiniere, l’autista, il domestico di un importante uomo politico, di un importante giornalista radiotelevisivo – con il compito di dare una certa immagine, in modo che non si parli in termini negativi di questa organizzazione. Si tratta di una tecnica che funziona moltissimo e benissimo. Vengo all’analisi del parere del Consiglio di Stato del 30 luglio 1986 – menzionata nel secondo fascicoletto di materiale che vi lascero` –, che concesse alla congregazione la veste giuridica. Leggo, nel testo di legge, che il Consiglio di Stato ha tuttora un ruolo importante nel concedere riconoscimenti ed intese alle religioni. Se tale organo deve limitarsi ad esaminare lo statuto ed altre pubblicazioni ufficiali, puo` incorrere negli errori clamorosi in cui e` incorso nel 1986. Ho qui il testo del parere del 1986. A noi fuoriusciti caddero le braccia, quando lo leggemmo e constatammo che, secondo il Consiglio di Stato, scelte delicate quali – lo sapete meglio di me – emotrasfusioni, proibizione del voto e servizio militare erano considerate libere manifestazioni individuali, scevre da ogni condizionamento confessionale. Noi abbiamo pagato sulla nostra pelle. Quando una persona accetta una trasfusione, va a votare o assolve all’obbligo del servizio militare o civile, subisce un umiliante processo, sulla base del quale viene espulso e isolato. Veniamo, allora, all’aspetto piu` delicato dell’intera problematica: una persona, una volta espulsa dal gruppo dei Testimoni di Geova, e` un morto, non esiste piu` neanche per i propri parenti che rimangono Testimoni di Geova. Le conseguenze, quindi, sono pesantissime. Come e` potuto cadere il Consiglio di Stato in un errore cosı` clamoroso ? Ci permettiamo di dire che e` stato clamorosamente ingannato, per un motivo molto semplice: non ha mai ascoltato la testimonianza dei fuoriusciti ne´ ha mai preso in considerazione la nostra documentazione, anche perche´ il nostro coordinamento e` nato esattamente due anni dopo. Non vorremmo che lo Stato ripetesse questo errore. Vi forniamo, quindi, documentazione di prima mano, tratta dalle stesse pubblicazioni della Torre di guardia, per aiutare gli organi dello Stato a non ripetere un errore cosı` grossolano. D’altra parte, all’articolo 6 del progetto di legge, si parla del diritto di recesso. Si puo` recedere in modo libero ed incondizionato. A mio avviso, questa parte potrebbe essere meglio specificata. Si dovrebbe specificare il dovere di un’associazione di non esprimere e di non prevedere nei propri organi ufficiali regole fortemente penalizzanti per coloro che decidono di uscirne. Le pubblicazioni della societa` Torre di guardia definiscono letteralmente noi fuoriusciti – me come tanti altri – « scrofe tornate al proprio vomito », « maiali che si rotolano nel fango », « esseri ripugnanti ». Siamo definiti « cancro da eliminare », « insetti da schiacciare ». Le pagine della Torre di guardia sono allegate alla documentazione. Naturalmente, di conseguenza siamo trattati come tali, persino dai familiari...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, quali sono i motivi prevalenti per i quali si esce ?

Adriano Fontani
ADRIANO FONTANI. I motivi per cui si esce, onorevole Violante, sono tanti. Quelli che a noi premono sono soprattutto i motivi ideologici. Innanzitutto, si puo` uscire per le contestazioni piu` banali. Molti fidanzati, per esempio, vengono espulsi perche´ si sono abbandonati a normali intimita` tipiche degli innamorati. Tuttavia, i motivi principali contro i quali noi protestiamo sono quelli ideologici: all’interno del gruppo e` praticamente proibito pensare. La Torre di guardia, in un’edizione – che ho allegato alla documentazione per lei, onorevole Violante, e per tutti i membri della Commissione – dice che e` proibito il pensiero indipendente. Guai a coloro che hanno un pensiero indipendente e critico ! Mi chiedo come questo si possa contemplare all’articolo 6, comma 2, del testo di legge, il quale stabilisce che una religione deve garantire ai propri aderenti le liberta` costituzionali e i diritti inviolabili della persona. Fra i diritti inviolabili c’e` quello di pensare, la possibilita` di alzare la mano per dichiarare di non essere d’accordo. Questi diritti sono calpestati in modo plateale. Ogni minimo dissenso all’interno del gruppo e` punito perche´ esiste l’obbligo della delazione. Nella documentazione che vi lascero` troverete, tra i dati, il numero delle persone espulse perche´ hanno confidato ad un confratello – per esempio, e` successo ad Antonio Taccardi, di Bari – che non condividevano il fatto di far morire un figlio per mancanza di una trasfusione. Chi riceve la confidenza ha l’obbligo della delazione, sancito nelle pubblicazioni. Vi e` obbligo assoluto di lealta` e tutto va riferito al corpo degli anziani. Il corpo degli anziani chiama il soggetto, verifica che abbia detto quelle cose e lo espelle. C’e` l’esperienza di Antonio Taccardi, qui riportata. Altro che violazione delle liberta` fondamentali: qui siamo di fronte al controllo del pensiero quale forse neanche la vecchia URSS aveva realizzato ! Questo traspare chiaramente dalle pubblicazioni stesse. Quindi, questo comma che voi avete inserito – secondo cui al proprio interno una religione deve garantire i diritti inviolabili – contrasta pienamente con la prassi effettiva della societa` Torre di guardia. Veniamo ad un aspetto a cio` conseguente: « l’epidemia » di malattie mentali (schizofrenia, paranoia, depressione e suicidi), che colpisce Testimoni di Geova e fuoriusciti. Un libro scritto da uno psichiatra americano, I Testimoni di Geova e la salute mentale, fa rabbrividire. Tuttavia, non e` possibile condurre un’indagine epidemiologica generale perche´ esiste una circolare della societa` Torre di guardia che la impedisce. Questa circolare invita gli anziani ad impedire a chiunque di svolgere indagini perche´, evidentemente, sanno benissimo che l’immagine del gruppo ne uscirebbe devastata e con le « ossa rotte ». In questo progetto di legge si afferma che la confessione religiosa deve comunque proteggere la salute mentale e fisica degli aderenti. Se si potesse, onorevole Violante, svolgere un’indagine epidemiologica, si capirebbe come questo gruppo si rivolge non solo a persone con problemi, ma anche a persone sanissime – tante persone normalissime e sanissime entrano a far parte dei Testimoni di Geova –, che escono con le « ossa rotte ». Del libro, recentemente pubblicato dalla Newton Compton, intitolato Il libro nero delle sette d’Italia, ho curato il capitolo piu` corposo, ovvero quello riguardante i Testimoni di Geova, nel quale menziono soltanto uno dei 25 casi di suicidio da me raccolti, motivati dal crudele isolamento in cui e` relegato un fuoriuscito. Dall’oggi al domani, un padre, una madre, una sorella – non parliamo degli altri – si potrebbero ritrovare nelle condizioni di dover considerare un proprio familiare come morto: questa situazione avrebbe una grande influenza sulla salute di una persona, in quanto la sfera emotiva ed affettiva e` quella a noi piu` cara. Le obiezioni sono tante, ad esempio quelle riguardanti l’articolo 8, circa l’educazione dei figli. Non esiste solo il problema delle emotrasfusioni e credo che potrebbe essere ben specificato, nel testo dell’articolo 8, che nell’educare religiosamente i figli si dovrebbero evitare forme di pesante condizionamento e di ostacolo alla loro integrazione. Se voi parlate con qualunque insegnante – personalmente appartengo alla categoria, quindi parlo anche come operatore scolastico – che abbia tra i suoi alunni figli di Testimoni di Geova, vi direbbe quale tortura sia per ognuno di questi bambini l’intera scolarita`. Difatti, dal primo all’ultimo giorno, il bambino e` costretto ad assentarsi da molte attivita` scolastiche per volonta` dei genitori, si sente diverso sempre, non soltanto nel corso dell’ora di religione, come e` suo diritto: quando si ritaglia l’albero di Natale, quando si parla della Pasqua, di Halloween, del carnevale, dei compleanni, delle varie cerimonie religiose, quando si cantano canzoni sulla pace e sulla patria. Per questo bambino, la scuola rappresenta una tortura. Esiste una pubblicazione, intitolata Figli di un Dio tiranno, in cui si racconta l’esperienza di una persona che ripercorre con terrore la sua infanzia scolastica. Ebbene, credo che potrebbe essere opportuno specificare in questo articolo che, oltre a quanto detto sul rispetto della salute mentale e fisica, si devono evitare forme di pesante condizionamento. Troppo spesso si vedono bambini di 5-6 anni, figli di Testimoni di Geova, in giacca e cravatta che la domenica mattina vanno a predicare. Siete a conoscenza di questa situazione ? Si tratta per loro dell’unico giorno libero; e` una tortura anche questa, e lo Stato non puo` non tenerne conto in quanto, effettivamente, sono altissimi i livelli di condizionamento e di indottrinamento. Affronto il discorso relativo all’articolo 9, a seguito di un’esperienza personale molto nota, approdata in Parlamento e sulle prime pagine dei migliori giornali. Quando si parla dei diritti che una confessione vanta nei confronti della scuola, a mio avviso bisognerebbe specificare anche che cosa una confessione non dovrebbe pretendere dalla scuola stessa. Non si puo` e non si deve pretendere che la scuola adatti i suoi contenuti e i suoi programmi all’ideologia religiosa. Voi vi chiederete il senso di tutto questo. Signori cari, parlate con un qualunque maestro d’Italia e fatevi raccontare che cosa e` accaduto il 14 gennaio scorso a Camposanto, in provincia di Modena. I genitori Testimoni di Geova richiedono ogni giorno che un determinato brano di storia non venga trattato, che l’argomento di scienze venga studiato in modo diverso e che il testo della verifica d’italiano venga cambiato. Anche il problema di matematica, secondo loro, dovrebbe essere cambiato perche´ parla delle palle di Natale, mentre sarebbe piu` corretto prendere come riferimento i sassi. Vi riporto quanto accaduto a Camposanto, in provincia di Modena. Una maestra ha ricevuto circa trenta comunicazioni affinche´ cambiasse il contenuto dei programmi, dei problemi e delle verifiche. A seguito del suo ennesimo rifiuto, e` stata picchiata in classe da due genitori Testimoni di Geova. Non e` usuale che picchino – sono il primo a riconoscerlo –, ma e` usuale la pretesa di adottare e di adattare programmi, contenuti, letture, passi di storia, geografia e scienze alla propria ideologia. Credo che, a salvaguardia della laicita` dell’insegnamento e della scuola, non sarebbe una cattiva idea stabilire un limite, specificando l’impossibilita` di pretendere dalla scuola pubblica questi cambiamenti. Il caso piu` clamoroso e` quello che mi ha riguardato di persona. Sono stati tolti degli alunni dalla mia classe, su richiesta dei Testimoni di Geova, semplicemente per la mia condizione di fuoriuscito. I genitori non possono avere a che fare con un « cane vomitevole », un « insetto da schiacciare », e via dicendo. Il dirigente scolastico ha accolto questa richiesta, mentre io ho protestato contro tale discriminazione. Un ispettore scolastico mi ha dato pienamente ragione, rischiando per questo motivo di essere licenziato dalla scuola pubblica. Vi sono tre interrogazioni parlamentari a cui ne´ il Ministro Moratti, prima, ne´ il Ministro Fioroni, ora, hanno voluto rispondere. Non e` finita qui: i Testimoni di Geova hanno preteso che fossi cacciato da quella scuola perche´ i loro figli si turbavano al solo vedermi, visto che, a causa dell’indottrinamento, io rappresentavo il demonio. Ebbene, la scuola mi ha cacciato. Tale decisione e` stata coperta con una giustificazione di incompatibilita` ambientale. Quanto vi ho appena esposto, signori, pone un altro problema che credo sia a voi sconosciuto.

Il presidente Luciano Violante
PRESIDENTE. Dove ha insegnato dopo ?

ADRIANO FONTANI. Sono stato trasferito in un’altra scuola.

PRESIDENTE. Dello stesso comune ?

ADRIANO FONTANI. No, di un comune diverso.

ROBERTO ZACCARIA. Dottor Fontani, ha letto l’articolo 15, comma 3 ?

ADRIANO FONTANI. Li ho letti un po’ tutti, onorevole Zaccaria.

ROBERTO ZACCARIA. Noi siamo in grado di intervenire sui punti che riguardano l’ordinamento generale.

ADRIANO FONTANI. Si riferisce all’articolo 15 ?

ROBERTO ZACCARIA. Leggo: « La violazione del diritto di discriminazione comporta, in ogni caso, la nullita` degli atti che la realizzano e la responsabilita` per danno patrimoniale e non patrimoniale a carico di chi la pone in essere ». Una legge interviene sugli elementi di rilevanza per l’ordinamento generale. Noi stiamo parlando di un provvedimento discriminatorio adottato nei suoi confronti...

ADRIANO FONTANI. Le ricordo che sono in corso cause penali.

ROBERTO ZACCARIA. D’accordo, pero` voglio solo chiarire che questa legge fornisce molti piu` strumenti di quanti non ve ne fossero in precedenza.

ADRIANO FONTANI. Ne sono consapevole e la ringrazio. Il problema che intendo porre e` quello del potere, spesso sottovalutato, che hanno queste grandi e potenti organizzazioni internazionali. Ne cito solo due: Scientology e i Testimoni di Geova. Nel 1990, ricevetti una lettera da una maestra di Mogliano Veneto. Essendo diventato un po’ il referente nazionale del movimento a difesa dei diritti dei fuoriusciti, questa maestra mi scrisse una lettera. Aveva anche lei sollevato il problema dell’inserimento dei figli dei Testimoni di Geova a scuola, con assemblee e con articoli sui giornali. Si rivolse ai sindacati, i quali le risposero: non si possono toccare i Testimoni di Geova; sono stati riconosciuti come ente morale quattro anni fa, quindi non ti mettere contro di loro. Mi riferı` di aver dovuto tacere perche´ i dirigenti scolastici l’avevano minacciata di sanzioni disciplinari. La lettera manoscritta la troverete nel materiale che vi ho messo a disposizione. Questo episodio riporta ad un altro aspetto, gia` trattato da una signora con riferimento al tema riguardante il mondo islamico: movimenti di questo genere si fanno forza dei riconoscimenti che ottengono – ad esempio, la personalita` giuridica riconosciuta nel 1986 o la domanda d’intesa – per diventare ancora piu` forti ed arroganti. Non a caso, nella trasmissione Chi l’ha visto ? di sette mesi fa, quando si e` parlato di clamorose sparizioni legate ai Testimoni di Geova, i Testimoni hanno replicato solo in un modo, dichiarando: « Noi siamo riconosciuti dallo Stato ». Basta. Lo Stato, quindi, deve sapere bene che dare riconoscimenti – quindi finanziamenti, come l’8 per mille – significa in realta` rafforzare la repressione e la violazione di diritti umani che all’interno si opera. A nostro parere, quindi, e` un errore concederli ad un’organizzazione che codifica in questo modo le regole sugli espulsi e che reagisce in tale maniera con le persone che dissentono, anche leggermente. Sono vere e proprie forme di giustizia parallela. Ho letto con attenzione l’articolo riguardante la procedura interna.

ROBERTO ZACCARIA. Il giusto processo.

Tra le 14 opzioni disponibili per l'otto per mille non ci sono i TdG

ADRIANO FONTANI. Esatto, il giusto processo. Lo ritengo un articolo meraviglioso. Mi piacerebbe – ne ho parlato anche con alcuni amici che mi hanno telefonato da varie parti d’Italia, quando si e` parlato di questa audizione – vederlo rafforzato, onorevole Zaccaria. Difatti,
il comitato giudiziario dei Testimoni di Geova e` un esempio di terrore, a cavallo tra l’inquisizione medievale e i processi staliniani. L’imputato non ha diritto a nessuno che lo difenda, perche´ chi lo fa segue la sua stessa sorte. Non si ha diritto ad alcuna carta, perche´ tutti gli incartamenti e i dossier rimangono a vita. Troverete le circolari ufficiali dell’organizzazione che dettano come e quando conservare gli incartamenti. Io non ho alcuna carta in mano e non posso neanche dimostrare, al limite, di essere stato espulso per apostasia o ribellione, mentre questa organizzazione religiosa ha a disposizione migliaia di carte delicatissime nei miei confronti di cui non ho ne´ mai avro`, copia. Pertanto, rafforzerei il dovere non soltanto di prevedere, ma anche di far ottenere alla persona verso la quale vengono irrogate sanzioni copia di tutti gli atti che la riguardano. Finora, i vertici dei Testimoni di Geova sono stati completamente insensibili a questo problema. Infatti, in Danimarca – l’organizzazione e` uguale dappertutto –, nel 1992, lo Stato confisco` qualche tonnellata di documentazione relativa proprio ai comitati giudiziari. Ebbene, anche questo e` un punto delicato che andrebbe rafforzato, in modo da evitare che un aderente sia soggetto a « processi farsa », che pero` hanno pesanti conseguenze e ripercussioni sulla sua vita personale, familiare, affettiva e anche professionale. Dovete sapere che, quando una persona viene espulsa dal gruppo, spesso perde il lavoro. Ve ne spiego il motivo. Un caso clamoroso, fra quelli di suicidio che vi ho citato, riguarda un signore che stermino` tutta la famiglia e poi si suicido`. Non era affatto una persona insana di mente, bensı` era sanissimo e svolgeva la sua attivita` in modo normale. Un giorno fu espulso dal gruppo dei Testimoni di Geova. Che cosa comporto` questo evento ? Intanto, il padre lo ripudio`, si tiro` fuori dalla sua societa` di giardinaggio e gli fece causa per togliergli i figli, dal momento che non li avrebbe piu` educati secondo le norme stabilite dall’organizzazione. I suoi clienti erano per il 90 per cento Testimoni di Geova e, naturalmente, non accettarono tale situazione, non sognandosi neppure di assumere un giardiniere fuoriuscito. Di conseguenza, non pote´ piu` pagare il mutuo in banca, e quindi ando` in rovina tutta la sua vita, affettiva, familiare, economica e patrimoniale.

PRESIDENTE. Ritengo che il quadro appena descritto sia sufficientemente disastroso.

ADRIANO FONTANI. Sı`, il quadro e` sufficientemente disastroso, sono d’accordo con lei.


[Segue l'intervento di PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI, MARCO BOATO e GIANPIERO D'ALIA]

PRESIDENTE. Le questioni poste sono numerosissime. Rifletta dunque, professore, se vuole dare una risposta assai sintetica, per poi farci avere per iscritto ulteriori osservazioni rispetto ai problemi molto importanti che hanno posto i colleghi intervenuti.

ADRIANO FONTANI. La ringrazio, signor presidente. In effetti, i suoi colleghi intervenuti hanno centrato il punto. Personalmente, mi concentro molto sull'articolo 18, riguardante i requisiti.
Concordo pienamente con l'onorevole Boato: serve assolutamente e in modo rilevante una legge. A mio parere, se questa legge venisse applicata così com'è, Scientology non potrebbe avere l'intesa, e neppure i Testimoni di Geova. Non siamo preoccupati, onorevole Violante e onorevole Zaccaria, del fatto che si faccia una legge, ma che l'iter delle singole intese porti la congregazione dei Testimoni di Geova ad avere l'intesa, con annesso l'8 per mille. È questo ciò che ci preoccupa.
La legge deve esserci, difatti ho suggerito integrazioni - che poi formalizzerò - puntigliose, in modo da creare uno sbarramento ancora più fitto. I «culti abusanti» non devono passare. Voglio rispondere a quanto ha affermato giustamente l'onorevole Paoletti Tangheroni, laddove ha precisato che lo statuto deve essere vero, non di facciata. Di conseguenza, il punto principale riguarda gli strumenti di controllo, che devono essere effettivi.
Circa la questione riguardante la setta o la confessione, mi sono permesso in questi anni - non ho molta dimestichezza con il tecnicismo delle leggi, ma ne ho molta con i mass-media e con il linguaggio giornalistico - di coniare una definizione di setta, se mi consente, molto a buon mercato ed efficace, che ai giornalisti è piaciuta molto: una setta è un movimento in cui è facile entrare, ma dal quale è molto difficile, penalizzante e pericoloso uscire. Basterebbe applicare questa definizione sommaria per rendersi conto che gli evangelici o gli avventisti non hanno nulla di settario, così come la Chiesa cattolica in quanto tale. Inoltre, ho cercato di far capire che una setta è tanto più pericolosa quanto meno sembra esserlo. Difatti, cari signori, mamma Ebe non è pericolosa, perché la sua è una setta talmente grossolana da poter attrarre solo le persone più sprovvedute in circolazione. Quando invece parliamo di Scientology o dei Testimoni di Geova, ci riferiamo ad organizzazioni internazionali ricchissime, potenti, capaci di ricattare e di influire su interi apparati dello Stato e su uomini politici di altissimo livello. Io non voglio mettere in imbarazzo nessuno, ma conosciamo situazioni che riguardano anche attuali uomini delle istituzioni, condizionabili con tanti metodi. Ebbene, prestiamo attenzione al fatto che una setta non è semplicemente quella residenziale. Se mamma Ebe prendesse dieci persone e le rinchiudesse in casa sua, tutti sarebbero a conoscenza del fatto che si tratta di una setta. Sono le sette non residenziali a non apparire tali, e proprio per questo motivo risultano essere quelle più pericolose.

Vi ringrazio moltissimo per averci dato la possibilità di esprimere la nostra opinione. Vi comunico che formalizzeremo alcune proposte. In conclusione, ben venga questa legge, ma noi siamo preoccupati per altri aspetti.

PRESIDENTE. La ringraziamo molto per il suo utilissimo intervento.
Dichiaro conclusa l'audizione.

domenica 31 maggio 2026

La porta girevole

Se chiedete a un Testimone di Geova attivo se l’organizzazione sta crescendo, vi risponderà di sì. E tecnicamente non mentirà. Il rapporto dell’anno di servizio 2025 mostra 9,2 milioni di proclamatori di picco, oltre 304.000 battesimi e una crescita del 2,5%. Sulla carta sembra un’organizzazione sana.
Il Corpo Direttivo presenta questi numeri ogni anno come se fossero una conferenza sugli utili aziendali, e i Testimoni comuni li considerano la prova della benedizione di Geova: “Guardate come Geova sta accelerando l’opera”.
Ma c’è un numero che non pubblicano mai. Non diranno mai quanti se ne sono andati. Lo monitorano — sappiamo che lo fanno — ma non lo rendono pubblico. Facciamo un po' di calcoli.
Tra il 2011 e il 2020, la Watchtower ha battezzato 2,7 milioni di persone, ma il numero totale dei membri è aumentato solo di 1,2 milioni. La differenza tra battesimi e crescita netta è stata di circa 1 milione e mezzo di persone. Una perdita impressionante: morti, inattivi, disassociati e persone che semplicemente se ne sono andate. E il Corpo Direttivo non ne parla mai. Un milione e mezzo di persone perse in dieci anni, eppure il rapporto annuale viene presentato come se andasse tutto bene.

Quindi, se così tante persone se ne vanno, come fa l’organizzazione a mostrare ancora crescita?
Entrano in gioco i dati esterni. Il Pew Research Center, uno degli istituti di ricerca più rispettati d’America, ha condotto un enorme studio sull’appartenenza religiosa. Oltre 35.000 americani intervistati. E ciò che hanno scoperto sui Testimoni di Geova avrebbe dovuto provocare uno shock nell’organizzazione. I Testimoni di Geova hanno il tasso di permanenza più basso di qualunque gruppo religioso negli Stati Uniti. Solo il 34% delle persone cresciute come Testimoni si identifica ancora come tale in età adulta. Fermatevi un momento su questo dato: due persone su tre cresciute nella religione la abbandonano.
Per confronto:
l’induismo trattiene circa l’84%;
il cattolicesimo circa il 60%;
i mormoni circa il 64%;
persino il buddhismo mantiene il 39%.
I Testimoni di Geova sono ultimi.

E la cosa ancora più allarmante è questa: nonostante questa enorme emorragia di membri “nati dentro”, l’organizzazione è riuscita a rimanere relativamente stabile per anni. Come? Perché il 65% degli adulti Testimoni attuali sono convertiti. Non sono cresciuti nella religione: sono arrivati da fuori.
In altre parole, l’organizzazione funziona come una porta girevole: i nati dentro escono, nuovi entrano; i nati dentro escono, nuovi entrano. E finché i nuovi reclutati entrano più velocemente di quanto i membri escano, il numero complessivo resta positivo. Ma la porta girevole sta rallentando...

Negli anni ’70, durante il periodo di massima crescita dei Testimoni di Geova, bastavano poche centinaia di ore di predicazione per ottenere un battesimo. Negli anni ’90 ne servivano migliaia. Nel 2022 servivano oltreg 10.000 ore di predicazione per un solo battesimo.
E questo considerando solo i battesimi. Se si tengono conto anche delle persone che muoiono o abbandonano, servono circa 40.000 ore di predicazione per ottenere una crescita reale di una sola persona.
L’opera porta a porta, i carrelli, le lettere, gli studi biblici… tutto insieme. Come strumento di reclutamento nel mondo sviluppato, semplicemente non funziona più.

Post di Stefano Greco

domenica 24 maggio 2026

"Conosceranno che un profeta [NON] è stato in mezzo a loro"



I Testimoni di Geova usano il passo di Deuteronomio 18:20-22 per distinguere i profeti veri dai falsi. Il principio biblico lì esposto è semplice: se qualcuno parla nel nome di Dio e ciò che annuncia non si avvera, quel messaggio non viene da Lui. Ma cosa accade se questo criterio viene applicato alla Watch Tower stessa?


Nel corso dei decenni hanno affermato e ribadito il proprio ruolo profetico e tuttavia sostengono di non aver mai preteso ispirazione divina e quindi di non poter essere considerati un falso profeta. Queste due posizioni sono compatibili?


Si paragonano a Ezechiele e a Geremia

Nel 1972 la Torre di Guardia pubblicò un articolo dal titolo “Conosceranno che un profeta è stato in mezzo a loro” (Ezechiele 2:5):

Questo “profeta” non fu un uomo, ma un gruppo di uomini e donne. Fu il piccolo gruppo dei seguaci delle orme di Gesù Cristo, chiamati a quel tempo Studenti Biblici Internazionali. Oggi si chiamano cristiani testimoni di Geova. Essi proclamano ancora l’avvertimento, e centinaia di migliaia di persone che hanno ascoltato con fede il loro messaggio si sono unite a loro e li hanno assistiti nell’opera loro affidata. Certo, è facile dire che questo gruppo agisce quale “profeta” di Dio. Darne la prova è un altra cosa. Il solo modo in cui questo si può fare è di considerare la storia. Che cosa mostra?”.

(w72 15/9 p. 549)

Ezechiele era stato mandato agli israeliti per avvisarli e fece previsioni molto precise che si adempirono puntualmente. L’articolo spiegava che questo gruppo agiva similmente quale “profeta” di Dio e aggiungeva che la prova si sarebbe vista quando la storia avrebbe confermato l’adempimento delle sue dichiarazioni. Qui non dicono di essere semplici studiosi della Bibbia che cercano di comprendere le Scritture ma applicano a sé stessi il ruolo di “profeta”.

Nel 1980 la Torre di Guardia ribadì ulteriormente questo concetto:

Oggi i testimoni di Geova indicano come la profezia di Gesù si è progressivamente adempiuta dal 1914. Egli non predisse alcuna pace durevole per questo mondo nell’immediato futuro, entro questa generazione. Chi perciò è stato mandato da Geova, e chi sono quelli che parlano nel suo nome: Il clero della cristianità, che profetizza il contrario, o l’odierna classe di Geremia? Gli eventi futuri mostreranno chi ha detto la verità.”.

(w80 15/5 p. 25)


Qui l’organizzazione si paragona a Geremia il quale, come Ezechiele, non era semplicemente un uomo religioso che esprimeva opinioni personali ma un profeta incaricato da Dio di parlare nel Suo nome. Come nel caso di Ezechiele i suoi avvertimenti erano ispirati e quindi le sue profezie si adempirono immancabilmente al tempo previsto.

La rivista si pone in tono di sfida e con una certa presunzione con l'affermazione che potremmo così parafrasare: 'Chi è stato mandato da Geova? Il clero o noi che siamo la classe di Geremia? gli eventi futuri mostreranno chi ha detto la verità'. Come si vede dal contesto tale affermazione era collegata direttamente a quanto detto appena prima ovvero che la generazione del 1914 avrebbe visto arrivare la fine del sistema mondiale. 

Gli “eventi futuri” dovevano rivelare chi diceva la verità. Cosa è stato dimostrato?


Il 1914 dimostra la guida divina?

Anche le pubblicazioni successive e più recenti insistono sul fatto che i Testimoni avrebbero identificato correttamente il 1914 in anticipo.

L’opuscolo del 1987 “Ecco, faccio ogni cosa nuova” afferma:

Per circa 35 anni prima del 1914, La Torre di Guardia aveva richiamato l’attenzione sul 1914 quale anno indicato dalle profezie bibliche. Nel 1914 queste profezie cominciarono ad adempiersi in modo sorprendente. ”.

(Ecco, faccio ogni cosa nuova pp. 24)

Anche la Torre di Guardia del febbraio 2024 dichiara:

Charles Taze Russell e i suoi collaboratori iniziarono a capire che... il 1914 sarebbe stato un anno importante... Fu chiaro che era Geova che li stava guidando”.

(w24 febbraio pp. 22-23)

La narrazione attuale lascia quindi intendere che Geova guidò quegli uomini verso una corretta comprensione profetica. Non dicono che prima del 1914 gli Studenti Biblici si aspettavano per quella data la fine dei governi umani, la glorificazione dei santi e cambiamenti mondiali immediati, tutte cose che non si verificarono.

Le successive interpretazioni del 1914 furono sviluppate solo dopo il fallimento delle aspettative originali. Negli anni '80 l'interpretazione in vigore era quella riportata sul libro del 1982 "Potete vivere" da cui è tratta l'illustrazione sopra e che veniva così spiegata:

A quale generazione si riferiva Gesù? Alla generazione di persone in vita nel 1914. I rimanenti di quella generazione sono ora molto anziani. Ma alcuni di loro saranno ancora in vita quando verrà la fine di questo sistema malvagio. Possiamo quindi essere certi di questo: fra breve sopraggiungerà l’improvvisa fine di tutta la malvagità e di tutti i malvagi ad Armaghedon.”.

(pe cap. 18 p. 154)

Una previsione può essere considerata prova di guida divina quando le aspettative associate ad essa si rivelano più volte completamente errate? Anche se le varianti sono molte di più le potremmo così sintetizzare e semplificare in tre gruppi: Prima del 1914 si credeva che in quell'anno sarebbe successo quello che ora ci si attende per Armaghedon. Dopo si credeva che Armaghedon sarebbe arrivato entro un periodo da quella data pari alla durata della vita di una persona. Ora, con l'attuale teoria della "generazione sovrapposta"TM, si crede che verrà entro un periodo da quella data pari alla durata della vita di due persone. Cosa dimostrano tutte queste reinterpretazioni?

La difesa della Watch Tower: “Non siamo ispirati”

La Watch Tower (parlando in terza persona come se non fossero loro) adotta questa linea difensiva:

È vero che alcuni predicono la fine del mondo in maniera plateale per attirare l’attenzione e avere seguaci, ma altri sono sinceramente convinti che ciò che proclamano è vero. Dicono agli altri ciò che prevedono in base alla loro interpretazione di qualche passo biblico o di qualche avvenimento. Non dicono che le loro predizioni siano rivelazioni dirette da parte di Geova, per cui non pretendono di profetizzare nel nome di Geova in questo senso. Per questo motivo, quando le loro parole non si avverano essi non vanno considerati falsi profeti alla stregua di quelli contro i quali mette in guardia Deuteronomio 18:20-22. Essendo uomini soggetti a sbagliare, hanno interpretato male le cose”.

(g93 22/3 pp. 3-4)

Secondo questa rivista quindi, siccome la Watch Tower non rivendica ispirazione divina, gli errori sarebbero semplicemente interpretazioni umane sbagliate e non falsa profezia. Leggendo queste parole sembra inoltre che, essendo sinceramente convinti di ciò che affermano, questo riduca il loro grado di responsabilità. Alla luce delle citazioni indicate nella prima parte di questo articolo tale tesi è sostenibile?

Riassunto e domanda finale

Da una parte la Watch Tower:

  • si definisce il “profeta” di Dio;

  • si paragona a Ezechiele e a Geremia;

  • afferma di parlare nel nome di Geova;

  • sostiene che Geova guidò Russell e i suoi collaboratori;

  • presenta il 1914 come prova della guida divina.

Dall’altra, quando le predizioni non si avverano:

  • afferma di non essere ispirata;

  • dice che il corpo direttivo è composto da uomini imperfetti;

  • sostiene che le interpretazioni profetiche possono sbagliare.

C’è quindi un doppio criterio:

  • se una previsione appare riuscita, viene presentata come prova della guida di Geova;

  • se invece fallisce, viene classificata come semplice errore umano.


Quando un’organizzazione religiosa si definisce “il profeta” di Dio, si paragona a Ezechiele e Geremia, afferma di essere guidata da Geova e dichiara che “gli eventi futuri mostreranno chi ha detto la verità”, cosa si dovrebbe concludere quando quegli eventi smentiscono le aspettative annunciate?



domenica 17 maggio 2026

Spiritualità vs Religiosità: Il Cuore oltre la Forma

Buongiorno a tutti. Oggi vorrei condividere con voi una riflessione per certi versi banale che riassumo in una domanda: si può essere spirituali senza essere religiosi? oppure: È possibile abitare o vivere in una struttura (il "contenitore") senza che questa soffochi la nostra verità interiore?

1. Il Contenitore e la Trappola della Forma.
La religiosità è, per sua natura, un contenitore che contiene: il rito, l’appartenenza, la tradizione che tramanda l’esperienza del trascendente. È un elemento importante nella vita di un individuo, per fare un esempio è come se fosse un prezioso vaso di acqua della vita, che però nasconde una trappola insidiosa: spesso capita di  scambiare il vaso, per l'acqua. Questo è molto più comune di quello che sembra. Quando capita questo surreale scambio? Quando il rito diventa una recita meccanica, abitudinaria, in quel contesto la religiosità si svuota e la spiritualità svsnisce. Gesù lo diceva con una lucidità disarmante: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da   me» (Mt 15,8). Se la pratica diventa solo un’abitudine, non è più un ponte che porta a Dio, ma un muro che non ti fa passare.

2. Lo Spazio dell'Integrità
La spiritualità abita invece quello spazio che Gesù
chiamava la "stanza segreta" (Mt 6,6). Non è un luogo fisico, ma una specie di spazio interiore dove cade ogni maschera e non serve più apparire simulando. È il luogo della verità assoluta dove, ad esempio parlando con la Samaritana al pozzo, Gesù scardina il formalismo: «Dio è spirito, e si adora in spirito e verità» (Gv 4,24). Non è più il tempio a dare valore alla preghiera, ma la disposizione del cuore (l'acqua vera). Le intenzioni sono importanti.

3. Lezioni dalla Storia: L’Integrità  va oltre il dogma e
guardando al passato, troviamo movimenti che hanno pagato caramente il tentativo di far coincidere questi due mondi. 
  •  Pietro Valdo (1173) e il potere della parola: Valdo non era un teologo, ma un ricco mercante di Lione. La sua "scelta" fu quella di pagare di tasca propria dei traduttori per avere la Bibbia in lingua volgare. Voleva capire senza intermediari. Fu perseguitato non perché fosse ateo o eretico, ma perché rivendicava che la spiritualità non fosse relegata e riti e procedura  gestita da pochi.
  • Il Massacro di Béziers (1209): Durante la
    crociata contro i Catari, avvenne un episodio che è rimasto emblematico e spesso, nella sua estrema ferocia, ripetuto in contesti diversi. Quando i soldati chiesero al legato papale Arnaldo Amalrico come distinguere i buoni cattolici dagli eretici, egli rispose: «Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi». Quando un sistema religioso diventa fanatismo identitario, smette di essere umano per far diventare le persone peggio delle bestie.
  • I Fraticelli e la tunica di Cristo (1323): I Fraticelli scelsero la povertà assoluta, una scelta estrema che oggi potremmo non condividere affatto. Non avevano uno Stato o un territorio proprio, ma vivevano soprattutto in diverse zone dell’Italia centrale e meridionale. Erano presenti in particolare in Umbria, nelle Marche, in Toscana e nel Regno di Napoli. Alcuni gruppi si diffusero anche in Francia e nella Germania.
    Spesso vivevano in piccoli conventi isolati, eremi o comunità povere, cercando di seguire l’esempio di vita semplice di Francesco d'Assisi. Dopo la condanna della Chiesa, molti furono costretti a nascondersi o a spostarsi continuamente per evitare persecuzioni dell’Inquisizione.Ma qual era il cuore dello scontro con Papa Giovanni XXII? Il Papa  arrivò a emanare bolle per decidere se Cristo possedesse o meno la tunica che indossava. Per i Fraticelli era una questione di coerenza: se il Maestro era povero, come poteva la Chiesa essere opulenta? Non era fanatismo, era il rifiuto di vivere in un sistema che  diceva una cosa e ne faceva un'altra.
  • Felix Manz e la terza immersione: Manz rappresenta una delle figure più simboliche della Riforma radicale del Cinquecento. Manz era per dirla in sintesi un anabattista. La sua morte nel 1527 a Zurigo ha avuto un forte valore storico e simbolico: fu condannato all’annegamento nel fiume Limmat proprio per le sue idee sul battesimo che voleva si applicasse solo per persone adulte e non come veniva interpretato forzatamente a persone non senzienti. Gli Anabattisti ritenevano infatti che il battesimo dovesse essere una scelta personale e consapevole, ricevibile solo in età adulta, e rifiutavano quindi il battesimo imposto ai neonati dalla Chiesa tradizionale. Per questo venivano accusati di sovvertire l’ordine religioso e politico. L’esecuzione di Manz fu chiamata ironicamente “la terza immersione”: per lui dopo il battesimo da neonato e il battesimo da adulto praticato dagli Anabattisti, arrivò l’immersione definitiva nelle acque del Limmat. Con la sua storia è evidente quanto le divisioni religiose della Riforma sfociassero  anche conflitti politici e sociali pretestuosi. Non solo la Chiesa cattolica perseguitava i dissidenti, ma anche le autorità protestanti, come quelle di Zurigo legate a Huldrych Zwingli, e reprimevano i movimenti considerati troppo radicali.
4. Il centro della questione: La lotta per la Verità.
Analizzando questi esempi, il punto non è se le loro scelte (la povertà estrema, il rifiuto dei riti) fossero "giuste" in generale quello che voglio evidenziare è la tensione che si crea fra 'integrità del singolo e la rigidità del sistema. Questi uomini e donne nelle loro esperienze ci interrogano su quanto siamo disposti a sacrificare della nostra vita per non tradire la nostra verità interiore. Ricordano che la religiosità diventa pericolosa quando pretende di soffocare la coscienza individuale in nome dell'obbedienza alla forma.

5. Verso una Coerenza Possibile
Forse la domanda non è quale strada scegliere, ma: "Le mie pratiche da religioso sono coerenti con i miei valori spirituali, o me ne stanno allontanando?" Un ultima considerazione, per avere una misura delle cose abbiamo bisogno di un metro. In senso morale ed etico è complicato avere un metro univoco, ma un limite generale è quello di essere coerenti. Già questo è un passo enorme. 

In questa evoluzione spirituale, i riti (come le adunanze i raduni le comitive…) non sono il fine, ma un mezzo per raggiungere l'autenticità della nostra vita e come tale non potrà mai essere più importante di come vogliono fare per servire Dio. Sentite che le vostre abitudini (religiose o laiche) rispecchiano davvero ciò che sentite nel profondo, o vi capita mai di sentirvi prigionieri di un "contenitore" che non vi appartiene?

  
  #Spiritualità #FedeAutentica #Vangelo #Storia #Integrità #Coerenza #Riflessioni #Religione 

lunedì 11 maggio 2026

Il pelato è uno di noi...

Uno dei racconti biblici più amati dalla WT e più raccontati ai bambini della mia generazione é il racconto di 2 Re 2, 23-25 che viene così riportato nella versione della CEI

"Eliseo andò a Betel. Mentre egli camminava per strada, uscirono dalla città alcuni ragazzetti che si burlarono di lui dicendo:

"Vieni su pelato; vieni su, calvo!" Egli si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore.

Allora uscirono dalla foresta due orse che sbranarono quarantadue di quei fanciulli.

Di là egli andò al monte Carmelo e quindi tornò a Samaria".

La città un tempo chiamata Betel ha oggi circa 400 abitanti, immaginiamo di trovarci su una macchina del tempo che ci trasporta fino alla Betel del tempo di Eliseo, guardiamoci intorno, noi siamo nel gruppo dei ragazzetti del villaggio, c'é Ben Gurion il ciccio, Dan lo smilzo, Beniamino il veloce e tutti i nostri compagni di giochi, le nostre giornate sono monotone, viviamo in un paesone agricolo che vive del ricordo di un passato remoto di una qualche importanza ma a noi ragazzi questo non interessa, non lo cogliamo, a noi interessa vivere, correre, ridere, raccogliere dei frutti e immaginare il nostro futuro mentre giochiamo nelle pianure polverose quando, ecco sulla strada per il paese arriva uno straniero vestito in modo strano, ed un uomo pelato! Ci guardiamo intorno e senza neanche porci il problema gli andiamo incontro canzonandolo per la calvizie, se si arrabbierà ancora meglio! Scapperemo via ridendo e racconteremo la cosa ai nostri genitori questa sera a cena.

Tutto a un tratto però due orse escono dal bosco e sbranano Ben Gurion, Salmon, Dan e altri 39 nostri amichetti! Terribile!! Terrorizzati scappiamo verso il villaggio, le urla della madri e i pianti dei padri non li scorderemo mai più come non scorderemo il volto di quell'uomo che ci ha maledetto!! Un giorno terribile!

Sempre rimanendo a quel tempo ribaltiamo la scena, noi siamo il potente Eliseo!!!! Camminiamo verso Betel quando vediamo un nugolo di bambini venirci incontro intonando una canzoncina irritante essi si prendono gioco di noi!!! Cosa facciamo? Invochiamo una maledizione e vediamo due orse che sbranano 42 bambini che non hanno rispettato me e il mio ruolo di profeta.

Questi ragazzi saranno risuscitati? Sono morti vittima di un giudizio divino e pertanto non c'é il perdono? Questo racconto come ci può aiutare? Questi bambini verranno giudicati come dice il nuovo intendimento, per quello che hanno fatto in vita? Erano realmente consapevoli? Dio ha guardato nei loro cuori ed essi erano così irrecuperabili da giustificare la distruzione eterna? O la loro tragica morte?

Vi confesso che un paio di volte ho dovuto esporre quelle che non erano le mie tesi e non erano le mie idee in discorsi che analizzavano l'episodio sopra descritto, allora lo schema del discorso e TUTTE LE PUBBLICAZIONI WT ASSERIVANO CHE IL GIUDIZIO FOSSE STATO ESEGUITO PERCHE' QUEI BAMBINI NON AVEVANO AVUTO RISPETTO PER CHI ERA STATO INCARICATO DA DIO.



Per rispondere a quanti mettevano così in dubbio che egli fosse il successore di Elia e per insegnare (!!!!????) a quei ragazzi e ai loro genitori il dovuto rispetto per un profeta di Geova, Eliseo invocò il male nel nome dell’Iddio di Elia sulla turba beffeggiatrice. Fu una prova della sua identità profetica. Geova mostrò di approvare Eliseo facendo sì che due orse uscite da un bosco vicino sbranassero 42 fanciulli. — 2Re 2:23, 24.

g03 8/6 pp. 18-20

Per esempio nel libro biblico di Secondo Re si parla di un gruppo di ragazzi che molestarono verbalmente il profeta Eliseo. Il racconto dice che “si burlavano di lui” e “gli dicevano: ‘Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!’” Geova, che vide il cuore di questi ragazzi e capì il loro intento malevolo, considerò molto gravi i loro insulti. Si legge che a causa della loro violenza verbale Dio mise a morte 42 ragazzi. — 2 Re 2:23, 24.

w96 15/6 pp. 12-17

Non ci è dato di sapere cosa abbia detto esattamente Eliseo quando pronunciò quella maledizione invocando il male sui ragazzini che si burlavano di lui. Tuttavia quella dichiarazione ebbe effetto perché fu pronunciata nel nome di Geova Dio da un suo profeta che agiva in armonia con la sua volontà.

w92 1/11 pp. 8-9

In 2 Re 2:23, 24 leggiamo che una banda di giovani si mise a canzonare il profeta di Dio dicendogli: “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!” Per tutta risposta, Eliseo “invocò il male su di loro nel nome di Geova. Quindi due orse uscirono dal bosco e sbranavano quarantadue fanciulli di fra loro”. Gli orsi bruni siriani potevano reagire con ferocia se colti di sorpresa o se pensavano che i loro piccoli fossero in pericolo. (2 Samuele 17:8; Proverbi 17:12; 28:15) Geova Dio se ne servì per eseguire la sua giustizia contro coloro che avevano gravemente mancato di rispetto al suo rappresentante e quindi a Lui stesso.


Ovviamente la conclusione a cui si voleva far arrivare l'uditorio era: "se dei bambini sono stati sbranati dalle orse per una canzoncina irrispettosa cosa succederà ai peccatori che si macchiano di gravi peccati? Se io oggi devo imparare che sono obbligato al massimo rispetto verso l'incaricato di Dio in terra mi devo chiedere chi é oggi questo incaricato? Come posso mancare di rispetto a questo unto o incaricato? Usciranno delle "orse" dal bosco a sbranarmi perché guardando uno dei video JW sorrido, anzi alle volte rido proprio di gusto?"

Oggi viene richiesta ubbidienza ad un gruppo di uomini che affermano di essere stati incaricati da Dio (ma lo negano nei tribunali), mi viene detto che non é possibile contestare il loro operato, dubitare di loro, persino fare qualche innocente domanda che li possa mettere in difficoltà.

Vorrei capire tante cose ma devo aspettare il tempo opportuno, ho dei dubbi su qualche insegnamento ma non posso confidarli a nessuno, devo fidarmi perché loro dicono di essere quello che sono e di questo ruolo non mi danno evidenze, niente profezie, niente miracoli, una conoscenza superficiale della Bibbia, un'interesse alla promozione di materiale propagandistico che ha sostituito l'amore per lo studio e la condivisione del sapere.

Quando leggo questo racconto mi sento male a pensare che dei bambini siano stati sbranati per avere chiamato "calvo"... un calvo! Se l'applicazione che ne da la wt é vera, devo avere terrore di contestare il lavoro di Jackson, di Lett, di Sanderson e degli altri.

Ricordiamoci di Eliseo! Eliseo il calvo che per essere stato deriso maledisse dei bambini che per questo potrebbero essere stati condannati all'oblio eterno, per una canzoncina!

Ricordiamoci di Eliseo, l'incaricato di Dio che non poteva essere preso in giro neanche per un evidente difettuccio fisico e badiamo bene a noi stessi, perché questo ruolo oggi é ricoperto da altri uomini che ci dicono: "attenti a quello che dite o che pensate, badate bene e ricordatevi tutti del pelato Eliseo perché il pelato Eliseo é uno di noi !"

post di Beth Sarim