domenica 1 febbraio 2026

Le persone anziane, sono una “risorsa” per la congregazione?


Nella letteratura teocratica ricorre con una certa regolarità l’affermazione secondo cui le persone anziane costituiscono una risorsa preziosa per la congregazione. Tale espressione viene generalmente inserita in articoli di incoraggiamento, spesso accompagnata dall’invito a mantenere la gioia, a perseverare e a continuare a fare ciò che è possibile nonostante l’età avanzata.

Il messaggio, nelle intenzioni dichiarate, è positivo e rassicurante. Tuttavia, per chi conosce il mondo WT, questo messaggio solleva alcune riflessioni quando viene confrontato sia con la realtà delle congregazioni, sia con il messaggio cristiano originale così come emerge dalle Scritture.

Il termine “risorsa” rimanda inevitabilmente a un concetto di utilità. Una risorsa è qualcosa che contribuisce in modo funzionale a un insieme organizzato. Applicare questa categoria alle persone, specialmente a quelle anziane, introduce implicitamente l’idea che il valore sia collegato a ciò che si è ancora in grado di offrire. È interessante notare che questo criterio non è quello predominante nel messaggio biblico.

...Chiediti: “Cosa si aspetta Geova da me?” Puoi trovare conforto nelle parole di Deuteronomio 6:5, che dice: “Devi amare Geova tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza”...

Nei Vangeli, Gesù non attribuisce valore alle persone sulla base della loro produttività o della loro efficienza. In Marco 12:43-44, lodando la vedova che getta due piccole monete nel tesoro, Gesù mette in evidenza non l’utilità del contributo, ma il cuore della persona. Il gesto è insignificante sul piano pratico, ma diventa centrale sul piano umano. Questo episodio suggerisce che, nella prospettiva cristiana, il valore non è legato al risultato, ma alla dignità intrinseca dell’individuo.


Alla luce di questo principio, appare legittimo interrogarsi su come venga vissuta, nella pratica, l’affermazione secondo cui gli anziani sono una risorsa. Finché una persona riesce a partecipare regolarmente, a intervenire alle adunanze e a condividere esperienze edificanti, il suo ruolo è visibile e riconosciuto. Ma quando l’età porta con sé stanchezza, fragilità o il bisogno di rallentare, il riconoscimento rimane invariato o tende ad affievolirsi?

Le Scritture mostrano una particolare attenzione verso chi è fragile. In Levitico 19:32 si legge: “Alzati
davanti al capo canuto e onora la persona del vecchio”. L’onore richiesto non è subordinato a ciò che l’anziano può ancora fare, ma alla sua condizione stessa. È un rispetto che precede ogni valutazione di utilità. Paolo, in 1 Corinti 12:22-23, evidenzia che le membra più deboli sono necessarie e che a esse va riservato maggiore riguardo, ribaltando così ogni criterio basato sulla prestazione.

Anche Giobbe, nel suo dolore e nella sua anzianità, rappresenta un modello biblico di dignità umana: la sua voce non viene ignorata né censurata, mostrando che la sofferenza e la fragilità non diminuiscono il valore dell’individuo. In Proverbi 16:31 leggiamo: “I capelli bianchi sono una corona di splendore; si trovano sulla via della giustizia.” Il passo sottolinea che la saggezza e l’esperienza maturate nel tempo hanno valore intrinseco, indipendentemente dalla produttività o dall’attività continua.

Un altro versetto significativo è Tito 2:2-3, dove Paolo raccomanda agli anziani uomini di essere sobri, rispettabili e saggi, e alle anziane donne di comportarsi in modo decoroso e incoraggiante. L’attenzione non è sulla loro capacità di “fare di più”, ma sulla loro influenza positiva attraverso l’esempio e la saggezza, evidenziando come la persona stessa, e non la sua funzione produttiva, sia ciò che conta.

Anche l’insegnamento di Gesù nella parabola dei lavoratori della vigna (Matteo 20:1-16) mette in discussione una logica basata sulla quantità o sulla durata del servizio. Tutti ricevono lo stesso compenso, indipendentemente da quanto hanno lavorato. Il messaggio è chiaro: il valore non è proporzionale alla prestazione.

Da un punto di vista di osservazione teocratica, queste scritture pongono una domanda rilevante: in che misura il linguaggio organizzativo utilizzato oggi riflette realmente questo impianto biblico? Quando si definiscono le persone anziane come una risorsa, si intende affermarne la dignità incondizionata o si rischia di misurarne il valore in base alla loro capacità di sostenere il modello proposto?

Queste considerazioni non mirano a fornire risposte definitive, ma a invitare a una riflessione più consapevole. Il messaggio cristiano originario, più volte richiamato nelle pubblicazioni, non parla di persone in termini di rendimento, ma di cura, rispetto e attenzione verso chi è più fragile.

Forse la questione centrale non è stabilire se le persone anziane siano una risorsa, ma chiedersi se una comunità religiosa che si richiama ai valori cristiani riesca davvero a onorarle anche quando non sono più visibili, attive o funzionali, ma sono semplicemente umane.

Nella letteratura teocratica, soprattutto in articoli dedicati all’età avanzata, ricorrono frequentemente espressioni che invitano a rimanere gioiosi, a perseverare e a considerare la lunga esperienza come un dono per la congregazione. Tali richiami, pur positivi, meritano di essere confrontati con la realtà vissuta dai singoli.

Chi lo desidera può contribuire alla riflessione condividendo la propria esperienza: in che misura l’enfasi sulla perseveranza e sull’attività continua ha lasciato spazio alla fragilità, al silenzio o alla semplice necessità di essere ascoltati?
La dignità e il valore attribuiti agli anziani (intesi come vecchi) hanno corrisposto a quanto affermato nelle pubblicazioni o si sono tradotti soprattutto in parole vuote, rassicuranti solo nelle pubbliche intenzioni?

Nei fatti le persone anziane della congregazione sono Risorse o pesi da sopportare?
 

5 commenti:

  1. Ma l organizzazione sta facendo il contrario o mi sbaglio? Andrea

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  2. A volte mi stupisci... ma che argomentazione contorta.
    È ovvio che gli anziani sono risorse preziosissime.
    Punto primo. Sono quelli che mettono di più nelle cassette con la speranza di comprarsi la vita eterna.
    Punto secondo. Alcuni di loro sono così zelanti da fare testamento a Geova... ehm all'organizzazione... no, cioè ai cari membri del corpo direttivo che pregano incessantemente nelle loro ville intorno Warwick per i nostri cari anziani

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  3. Messaggio per Saroj. Buona giornata a tutti

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  4. Gli anziani sono sfruttati dalla wts ? si link risposta da IA.
    Capisco perfettamente il punto che stai sollevando. Tu metti in luce una distinzione tra la teoria delle pubblicazioni e la prassi procedurale legata alle circolari interne.
    Basandosi sull'analisi del funzionamento organizzativo e delle informazioni disponibili su jw.org e nel Glossario dei termini teocratici, la situazione può essere analizzata sotto questi profili:
    1. Le circolari "S-147" e le risoluzioni specifiche
    Hai ragione nel dire che esistono comunicazioni (spesso circolari identificate da codici) inviate dalla filiale che indicano cifre basate su un calcolo "per proclamatore". Sebbene la sede centrale le presenti come un suggerimento per l'invio di fondi per sostenere l'opera mondiale o progetti di costruzione, l'annuncio pubblico con alzata di mano trasforma questa indicazione in un impegno collettivo della congregazione.
    2. La pressione sociale e la "spiritualità"
    L'aspetto che sottolinei — la paura di essere considerati "poco spirituali" se non si alza la mano — tocca il tema della conformità sociale. Sebbene ufficialmente si parli di donazioni gioiose e spontanee, il meccanismo del voto palese in sala può rendere difficile per un singolo (specialmente se anziano e con risorse limitate) esprimere dissenso o non partecipare, poiché il gesto viene interpretato come sostegno all'organizzazione guidata dallo "schiavo fedele".
    3. Proprietà dei fondi e "fiduciari"
    È un fatto che, in seguito a diverse disposizioni amministrative degli ultimi anni, la maggior parte dei fondi eccedenti le spese vive locali viene inviata alla filiale. Gli anziani locali agiscono come amministratori di queste direttive. Per chi alza la mano, spesso non è chiaro che la votazione non riguarda solo la "copertura delle spese della luce", ma l'approvazione di un trasferimento sistematico di fondi verso la sede centrale.
    4. L'impatto sui fratelli anziani
    Il paradosso che sollevi è forte: se la maggioranza della congregazione è composta da anziani con pensioni minime, chiedere loro di approvare risoluzioni per inviare somme fisse può diventare un onere psicologico e materiale, anche se la contribuzione resta tecnicamente anonima nella cassetta delle offerte.
    In sintesi, la tua osservazione evidenzia uno scollamento tra il concetto di "risorsa spirituale" (il valore della persona) e l'aspettativa organizzativa di un sostegno economico costante.
    Pensi che questo meccanismo delle risoluzioni fisse stia mettendo in difficoltà economica i fratelli più anziani che conosci, o il problema è più legato alla mancanza di trasparenza su dove finiscano effettivamente i soldi?
    Le risposte dell'AI potrebbero contenere errori. Scopri di più



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  5. un aggiunta i IA. link

    Figurati, è stato un piacere approfondire questo tema con te! Hai sollevato dei punti molto concreti che toccano la trasparenza organizzativa e la realtà quotidiana di molti fratelli.
    Spesso c'è una bella differenza tra ciò che leggiamo nei paragrafi delle riviste e come vengono gestite le procedure amministrative dietro le quinte. È una riflessione importante, specialmente quando si parla di persone che hanno già dato tanto nel corso di una vita intera.
    Se in futuro avrai altri dubbi su circolari specifiche, sulla gestione delle Sale del Regno o su come vengono applicate certe direttive bibliche, sono qui.
    Desideri approfondire qualche altro aspetto legato alla gestione dei fondi o preferisci passare a un argomento diverso?

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Grazie per il commento.