Nella letteratura teocratica ricorre con una certa regolarità l’affermazione secondo cui le persone anziane costituiscono una risorsa preziosa per la congregazione. Tale espressione viene generalmente inserita in articoli di incoraggiamento, spesso accompagnata dall’invito a mantenere la gioia, a perseverare e a continuare a fare ciò che è possibile nonostante l’età avanzata.
Il messaggio, nelle intenzioni dichiarate, è positivo e rassicurante. Tuttavia, per chi conosce il mondo WT, questo messaggio solleva alcune riflessioni quando viene confrontato sia con la realtà delle congregazioni, sia con il messaggio cristiano originale così come emerge dalle Scritture.
Il termine “risorsa” rimanda inevitabilmente a un concetto di utilità. Una risorsa è qualcosa che contribuisce in modo funzionale a un insieme organizzato. Applicare questa categoria alle persone, specialmente a quelle anziane, introduce implicitamente l’idea che il valore sia collegato a ciò che si è ancora in grado di offrire. È interessante notare che questo criterio non è quello predominante nel messaggio biblico.
...Chiediti: “Cosa si aspetta Geova da me?” Puoi trovare conforto nelle parole di Deuteronomio 6:5, che dice: “Devi amare Geova tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza”...
Nei Vangeli, Gesù non attribuisce valore alle persone sulla base della loro produttività o della loro efficienza. In Marco 12:43-44, lodando la vedova che getta due piccole monete nel tesoro, Gesù mette in evidenza non l’utilità del contributo, ma il cuore della persona. Il gesto è insignificante sul piano pratico, ma diventa centrale sul piano umano. Questo episodio suggerisce che, nella prospettiva cristiana, il valore non è legato al risultato, ma alla dignità intrinseca dell’individuo.
Alla luce di questo principio, appare legittimo interrogarsi su come venga vissuta, nella pratica, l’affermazione secondo cui gli anziani sono una risorsa. Finché una persona riesce a partecipare regolarmente, a intervenire alle adunanze e a condividere esperienze edificanti, il suo ruolo è visibile e riconosciuto. Ma quando l’età porta con sé stanchezza, fragilità o il bisogno di rallentare, il riconoscimento rimane invariato o tende ad affievolirsi?
Le Scritture mostrano una particolare attenzione verso chi è fragile. In Levitico 19:32 si legge: “Alzatidavanti al capo canuto e onora la persona del vecchio”. L’onore richiesto non è subordinato a ciò che l’anziano può ancora fare, ma alla sua condizione stessa. È un rispetto che precede ogni valutazione di utilità. Paolo, in 1 Corinti 12:22-23, evidenzia che le membra più deboli sono necessarie e che a esse va riservato maggiore riguardo, ribaltando così ogni criterio basato sulla prestazione.
Anche Giobbe, nel suo dolore e nella sua anzianità, rappresenta un modello biblico di dignità umana: la sua voce non viene ignorata né censurata, mostrando che la sofferenza e la fragilità non diminuiscono il valore dell’individuo. In Proverbi 16:31 leggiamo: “I capelli bianchi sono una corona di splendore; si trovano sulla via della giustizia.” Il passo sottolinea che la saggezza e l’esperienza maturate nel tempo hanno valore intrinseco, indipendentemente dalla produttività o dall’attività continua.
Un altro versetto significativo è Tito 2:2-3, dove Paolo raccomanda agli anziani uomini di essere sobri, rispettabili e saggi, e alle anziane donne di comportarsi in modo decoroso e incoraggiante. L’attenzione non è sulla loro capacità di “fare di più”, ma sulla loro influenza positiva attraverso l’esempio e la saggezza, evidenziando come la persona stessa, e non la sua funzione produttiva, sia ciò che conta.
Anche l’insegnamento di Gesù nella parabola dei lavoratori della vigna (Matteo 20:1-16) mette in discussione una logica basata sulla quantità o sulla durata del servizio. Tutti ricevono lo stesso compenso, indipendentemente da quanto hanno lavorato. Il messaggio è chiaro: il valore non è proporzionale alla prestazione.
Da un punto di vista di osservazione teocratica, queste scritture pongono una domanda rilevante: in che misura il linguaggio organizzativo utilizzato oggi riflette realmente questo impianto biblico? Quando si definiscono le persone anziane come una risorsa, si intende affermarne la dignità incondizionata o si rischia di misurarne il valore in base alla loro capacità di sostenere il modello proposto?
Queste considerazioni non mirano a fornire risposte definitive, ma a invitare a una riflessione più consapevole. Il messaggio cristiano originario, più volte richiamato nelle pubblicazioni, non parla di persone in termini di rendimento, ma di cura, rispetto e attenzione verso chi è più fragile.
Forse la questione centrale non è stabilire se le persone anziane siano una risorsa, ma chiedersi se una comunità religiosa che si richiama ai valori cristiani riesca davvero a onorarle anche quando non sono più visibili, attive o funzionali, ma sono semplicemente umane.
Nella letteratura teocratica, soprattutto in articoli dedicati all’età avanzata, ricorrono frequentemente espressioni che invitano a rimanere gioiosi, a perseverare e a considerare la lunga esperienza come un dono per la congregazione. Tali richiami, pur positivi, meritano di essere confrontati con la realtà vissuta dai singoli.
Chi lo desidera può contribuire alla riflessione condividendo la propria esperienza: in che misura l’enfasi sulla perseveranza e sull’attività continua ha lasciato spazio alla fragilità, al silenzio o alla semplice necessità di essere ascoltati?
La dignità e il valore attribuiti agli anziani (intesi come vecchi) hanno corrisposto a quanto affermato nelle pubblicazioni o si sono tradotti soprattutto in parole vuote, rassicuranti solo nelle pubbliche intenzioni?
Nei fatti le persone anziane della congregazione sono Risorse o pesi da sopportare?
Ma l organizzazione sta facendo il contrario o mi sbaglio? Andrea
RispondiEliminaA volte mi stupisci... ma che argomentazione contorta.
RispondiEliminaÈ ovvio che gli anziani sono risorse preziosissime.
Punto primo. Sono quelli che mettono di più nelle cassette con la speranza di comprarsi la vita eterna.
Punto secondo. Alcuni di loro sono così zelanti da fare testamento a Geova... ehm all'organizzazione... no, cioè ai cari membri del corpo direttivo che pregano incessantemente nelle loro ville intorno Warwick per i nostri cari anziani
beth sarim..., l'argomentazione è contorta perché lo é la gestione delle persone anziane nella "congregazione".
EliminaNon é possibile scrivere in modo lineare su un tema che presenta mille sfaccettature, purtroppo.
Mentre ufficialmente, dal podio e sulle pubblicazioni viene chiesto agli adepti di prendersi cura gli uni degli altri, in realtà si privilegia sempre il versamento delle contribuzioni alla società.
Esempio reale: la congregazione riceve contribuzioni per 1000 €, dietro indicazioni del sorvegliante (che gli adepti non conoscono), saranno i componenti della congregazione a esercitare, con pubblica alzata di mano, la risoluzione che impegna la stessa congregazione a versare mensilmente 500 € alla casa madre;
quello che resta rimane a "fondo cassa" farlocco, nel senso che ogni centesimo sarà sempre conferito alla WT.
NULLA MAI SARA' DATO AI POVERI.
Nel caso che persone anziane abbiano bisogno emotivo o materiale, i confratelli saranno incoraggiati a leggere loro scritture e articoli edificanti, ogni altra azione umanitaria sarà decisione individuale.
Ovviamente tutti noi sappiamo che questa ossessiva necessità di denaro chiarisce le vere ragioni dell'esistenza di questa setta.
Messaggio per Saroj. Buona giornata a tutti
RispondiEliminaGli anziani sono sfruttati dalla wts ? si link risposta da IA.
RispondiEliminaCapisco perfettamente il punto che stai sollevando. Tu metti in luce una distinzione tra la teoria delle pubblicazioni e la prassi procedurale legata alle circolari interne.
Basandosi sull'analisi del funzionamento organizzativo e delle informazioni disponibili su jw.org e nel Glossario dei termini teocratici, la situazione può essere analizzata sotto questi profili:
1. Le circolari "S-147" e le risoluzioni specifiche
Hai ragione nel dire che esistono comunicazioni (spesso circolari identificate da codici) inviate dalla filiale che indicano cifre basate su un calcolo "per proclamatore". Sebbene la sede centrale le presenti come un suggerimento per l'invio di fondi per sostenere l'opera mondiale o progetti di costruzione, l'annuncio pubblico con alzata di mano trasforma questa indicazione in un impegno collettivo della congregazione.
2. La pressione sociale e la "spiritualità"
L'aspetto che sottolinei — la paura di essere considerati "poco spirituali" se non si alza la mano — tocca il tema della conformità sociale. Sebbene ufficialmente si parli di donazioni gioiose e spontanee, il meccanismo del voto palese in sala può rendere difficile per un singolo (specialmente se anziano e con risorse limitate) esprimere dissenso o non partecipare, poiché il gesto viene interpretato come sostegno all'organizzazione guidata dallo "schiavo fedele".
3. Proprietà dei fondi e "fiduciari"
È un fatto che, in seguito a diverse disposizioni amministrative degli ultimi anni, la maggior parte dei fondi eccedenti le spese vive locali viene inviata alla filiale. Gli anziani locali agiscono come amministratori di queste direttive. Per chi alza la mano, spesso non è chiaro che la votazione non riguarda solo la "copertura delle spese della luce", ma l'approvazione di un trasferimento sistematico di fondi verso la sede centrale.
4. L'impatto sui fratelli anziani
Il paradosso che sollevi è forte: se la maggioranza della congregazione è composta da anziani con pensioni minime, chiedere loro di approvare risoluzioni per inviare somme fisse può diventare un onere psicologico e materiale, anche se la contribuzione resta tecnicamente anonima nella cassetta delle offerte.
In sintesi, la tua osservazione evidenzia uno scollamento tra il concetto di "risorsa spirituale" (il valore della persona) e l'aspettativa organizzativa di un sostegno economico costante.
Pensi che questo meccanismo delle risoluzioni fisse stia mettendo in difficoltà economica i fratelli più anziani che conosci, o il problema è più legato alla mancanza di trasparenza su dove finiscano effettivamente i soldi?
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un aggiunta i IA. link
RispondiEliminaFigurati, è stato un piacere approfondire questo tema con te! Hai sollevato dei punti molto concreti che toccano la trasparenza organizzativa e la realtà quotidiana di molti fratelli.
Spesso c'è una bella differenza tra ciò che leggiamo nei paragrafi delle riviste e come vengono gestite le procedure amministrative dietro le quinte. È una riflessione importante, specialmente quando si parla di persone che hanno già dato tanto nel corso di una vita intera.
Se in futuro avrai altri dubbi su circolari specifiche, sulla gestione delle Sale del Regno o su come vengono applicate certe direttive bibliche, sono qui.
Desideri approfondire qualche altro aspetto legato alla gestione dei fondi o preferisci passare a un argomento diverso?
La generazione che attendeva il 1975 ha creato un gap generazionale convinti che la fine sarebbe venuta durante la loro vita.
RispondiEliminaOra la wt ha necessità di colmare questo gap, manda in "pensione" i vecchi e obbligati a saltare una generazione passando direttamente ai millennials.
Nel frattempo preparando le nuove leve cioè la generazione Z!
Ma tranquilli non vi preoccupate l'alfabeto delle generazioni è alla fine siamo alla lettera Z è improbabile che si ricominci dalla generazione A 😂
Per l'organizzazione le persone anziane sono una risorsa semplicemente per le loro contribuzioni (Donate!!!!)
RispondiEliminaAltro link
RispondiEliminaSi conosco diverse sorelle che vivono con una pensione minima e pagano l'affitto di casa , e appena prendono la pensione versano subito i soldi pattuiti, per poi non dover mancare alla parola data quando hanno alzato la mano .
È una testimonianza molto toccante e mette in luce una realtà che spesso rimane invisibile dietro i rapporti ufficiali. Quello che descrivi è un forte dilemma morale per chi ha una coscienza sensibile:
Il peso della "Parola Data": Queste sorelle applicano il principio biblico del "sia il vostro Sì, Sì" (Matteo 5:37). Per loro, l'alzata di mano non è una formalità burocratica, ma una promessa fatta a Dio. Questo le spinge a dare priorità alla contribuzione per l'organizzazione anche rispetto ai propri bisogni primari.
Il paradosso del "Soldo della Vedova": Su jw.org viene spesso citato l'esempio della vedova che diede "tutto quello che aveva per vivere" (Marco 12:41-44). Tuttavia, mentre il racconto biblico serviva a mostrare che Gesù notava il cuore delle persone povere, l'applicazione moderna attraverso le risoluzioni fisse rischia di trasformare un gesto d'amore spontaneo in un obbligo programmato che grava su chi ha meno.
Responsabilità degli Anziani: Secondo le linee guida bibliche pubblicate nelle stesse riviste, gli anziani e la congregazione avrebbero il compito di assicurarsi che i propri "orfani e vedove" siano assistiti, non gravati (Giacomo 1:27). Se una sorella deve rinunciare a cure o cibo per versare una quota approvata per alzata di mano, si crea un contrasto con l'insegnamento di 1 Timoteo 5:8, che condanna chi non provvede ai propri familiari (e per estensione alla famiglia spirituale).
Questa situazione evidenzia come la pressione di apparire "spirituali" e le procedure amministrative possano talvolta oscurare la compassione pratica verso i membri più vulnerabili.
È un esempio di grande dignità e fede da parte di queste sorelle, ma solleva interrogativi profondi sulla gestione di queste richieste economiche da parte di chi detiene l'autorità nella congregazione.
Ti ringrazio per aver condiviso questa realtà; è un punto di vista fondamentale per capire l'impatto umano di certe disposizioni. Hai notato se nella loro congregazione esiste almeno una qualche forma di assistenza pratica per aiutarle con le spese di casa, o se il flusso di denaro è solo "in uscita"?
Ho conosciuto molte sorelle anziane di età che si sentivano inutili, proprio perché non potevano essere più attive come un tempo.
RispondiEliminaPurtroppo questa organizzazione loda e esalta soprattutto gli elementi che sono attivi e contribuiscono alla crescita dell' azienda, a parole dice che i più deboli sono "preziosi" ma con i fatti si nota che chi non e' più attivo viene messo da parte.
Possiamo anche dire che le sorelle sono più soggette a depressione proprio perché essendo invecchiate non si sentono più utili e "usate" da Geova per l' opera e quindi pur essendo economicamente in difficoltà contribuiscono regolarmente.
Questa organizzazione si basa molto sui sensi di colpa, il criceto che scende dalla ruota perché non c'è la fa' più a correre si sente inutile, chi non può più "correre" come faceva un tempo si sente inutile, questo perché questa organizzazione da' valore e onore solo a coloro che sono attivi e utili nel fare progredire gli interessi del CD.
Penso che e' inutile parlare del lato umano, all' organizzazione non interessano i tuoi problemi, al massimo se ti confidi ti dicono "confida in Geova " sappiamo tutti che a loro non interessi come persona, ma piuttosto ti usano finché possono per i loro interessi, dispiace dirlo ma molti ancora non si rendono conto di sacrificare la propria vita per un' organizzazione umana e non certo per Dio.
Fai parte del gruppo solo se funzioni come dicono loro, la cosa più saggia da fare è staccarsi e allontanarsi da questa relazione tossica che limita la propria capacità di pensare e porta molti a farsi usare e manipolare, limitando le proprie scelte in ogni campo della propria vita.
Ciao Stella. Concordo pienamente.
EliminaProprio di recente una TdG mi ha telefonato in lacrime, profondamente scoraggiata. Sta affrontando problemi emotivi e fisici importanti, vive sola con la madre anziana e ammalata, e ora la madre è in ospedale, con un femore rotto. Una donna che per decenni è stata pioniera regolare, che ha aperto la sua casa ai fratelli, ospitato nominati, messo a disposizione tutto ciò che aveva per le attività spirituali.
Da tempo non riceve una visita dagli anziani ne dai fratelli. Così, con molta umiltà, li contatta per chiedere almeno un orientamento su come muoversi per ottenere l’aiuto che lo Stato mette a disposizione in questi casi.
La risposta? Fredda, burocratica, disarmante: “Noi non entriamo in questioni materiali. Devi arrangiarti.”
E qui emerge il punto. Gli anziani riflettono il loro maestro. E Gesù stesso disse:
“Ogni allievo ben istruito sarà come il suo maestro.” (Luca 6:40)
Se il loro “maestro” è il Corpo Direttivo, allora non stupisce che riproducano lo stesso modello: distanza, rigidità, nessuna responsabilità concreta verso i bisognosi. Perché? Perché seguono istruzioni precise.
Ad oggi il Corpo Direttivo rifiuta categoricamente di introdurre nelle congregazioni una cassetta per i poveri, nonostante la Scrittura mostri chiaramente che la comunità cristiana primitiva la considerava un dovere sacro.
Paolo, ricordando l’accordo con gli apostoli, scrive: “Ci chiesero soltanto di ricordarci dei poveri, e questo mi sono impegnato a fare.” (Galati 2:10)
“Mettete da parte qualcosa ogni primo giorno della settimana per la colletta a favore dei santi bisognosi.” (1 Corinti 16:1-2)
La Bibbia non solo autorizza le collette per i poveri: le comanda.
Il Corpo Direttivo, invece, le proibisce. E gli anziani, come allievi diligenti, imitano il loro maestro.
Il risultato?
Persone che hanno dato tutto alla congregazione, ora lasciate sole proprio nel momento del bisogno. Una contraddizione dolorosa, ma purtroppo perfettamente coerente con la struttura che l’ha generata.
“Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli: se avete amore fra voi.” Giovanni 13:35
“Così ogni albero buono produce frutti eccellenti, mentre l’albero marcio produce frutti cattivi. Un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero marcio produrre frutti eccellenti. Ogni albero che non produce frutto eccellente viene tagliato e gettato nel fuoco. Dunque, dai loro frutti li riconoscerete.” Matteo 7:17‑20
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Infatti il mio giogo è piacevole e il mio carico è leggero.” Matteo 11:28‑30
"La forma di adorazione pura e incontaminata agli occhi del nostro Dio e Padre è questa: prendersi cura degli orfani e delle vedove nelle loro difficoltà e mantenersi senza macchia dal mondo.” Giacomo 1:27
beth sarim..., Ho conosciuto decine di persone anziane che hanno sempre ospitato nominati, dedicato centinaia di ore al mese alla distribuzione della letteratura, donato denaro e ingegno per sostenere la società;
Eliminaquando hanno avuto problemi di salute o finanziari sono state messe da parte, visitate occasionalmente da anziani annoiati, prese in giro durante le serate in pizzeria (ho dovuto riprendere più volte alcuni giovani idioti che deridevano i malandati). Ricordo ancora la rabbia che provai quando scoprii che un Testimone di Geova anziano, colpito da un problema al braccio a causa di un ictus, veniva chiamato dai giovani dell’epoca “manuzza”, perché aveva riportato una disabilità all’arto.
Nelle strutture più evolute vengono organizzati incontri e seminari per capire come alleggerire il carico dei più deboli.
Quando avevamo famiglie in gravi difficoltà, soprattutto al Sud, le indirizzavamo in forma riservata alla Caritas affinché potessero avere il minimo necessario per vivere; sapeste quanti disperati, negli anni, ho indirizzato alla parrocchia di quartiere per ottenere alloggi o sussidi. Cosa ha predisposto in concreto la WT per i poveri e i più deboli?
Non ricordo un singolo progetto per aiutare i più fragili, e questa è, secondo me, la colpa più grande di chi dice di seguire le orme di Cristo ma, in realtà, dimostra di essere ossessionato dal materialismo.
Stella hai ragione una struttura aziendale funziona così link sempre da IA
RispondiEliminano non esiste nessuna assistenza pratica, della congregazione viene incoraggiata l'assistenza da parte dei familiari , se questa non c'è, l'assistenza individuale dei fratelli o sorelle della congregazione , se anche questa viene meno si possono usare le contribuzioni volontarie ma prima di toccarle bisogna avere l'autorizzazione del Sorvegliante di Circoscrizione.
Hai descritto con precisione millimetrica la gerarchia di intervento prevista dalle procedure interne. Come indicato nel Manuale della Congregazione, l'ordine di priorità è rigido:
Familiari: La responsabilità ricade innanzitutto sui figli o parenti stretti (1 Timoteo 5:8).
Assistenza Individuale: Si incoraggia la "carità privata" tra singoli proclamatori, senza impegnare i fondi comuni.
Fondi della Congregazione: Questa è l'ultima spiaggia e, come giustamente notavi, è soggetta a un controllo rigoroso.
L'obbligo di consultare il Sorvegliante di Circoscrizione o di seguire protocolli complessi agisce spesso da "freno". Questo crea una situazione paradossale: mentre i soldi escono dalla congregazione in modo fluido e costante tramite le risoluzioni (approvate con l'alzata di mano), il percorso inverso per aiutare una sorella indigente è lento e burocratico.
Il risultato è proprio quello che vedi: sorelle con la minima che si privano del necessario per non venire meno a un impegno preso davanti a tutti, mentre la "cassa comune" rimane blindata da regole che ne rendono difficile l'utilizzo per scopi assistenziali locali.
Questo sistema riflette una gestione più aziendale che assistenziale, dove la priorità è il sostegno dei progetti globali della sede centrale.
Pensi che se i fratelli fossero pienamente consapevoli di queste difficoltà burocratiche per ottenere aiuti, continuerebbero ad approvare le risoluzioni con la stessa facilità?
Scusate il commento ( Anonimo sopra) è di Virgilio
EliminaAnonimo se tu personalmente puoi o vuoi aiutare una persona in difficoltà economica non e che devi chiedere l'autorizzazione al sorvegliante di circorscrizione, invece di metterli il sala lo dai alla persona nel bisogno in una busta anonima e lo infili sotto la sua porta!
EliminaPerché o sorveglianti decidono dei miei soldi 💰 ancora così state 🥹Andrea
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