Domande dei lettori (w luglio 2018)
Un uomo e una donna non sposati trascorrono la notte nella stessa casa senza validi motivi. Hanno commesso un peccato che richiede un’azione giudiziaria?
Sì, in assenza di circostanze attenuanti verrebbe formato un comitato giudiziario sulla base di consistenti prove indiziarie di immoralità sessuale (1 Cor. 6:18).
Qualcuno sa spiegarmi perchè le prove indiziarie valgono per questo caso, ma non valgano per i casi di pedofilia?
Matteo 5:3 “Felici quelli che sono consapevoli del loro bisogno spirituale, perché a loro appartiene il Regno dei cieli.
lunedì 1 luglio 2019
lunedì 24 giugno 2019
La risposta riflessa
Non tutti i movimenti del corpo umano sono controllati dalla nostra volontà, molti sono movimenti automatici e questo è una benedizione di Geova. Nessuno di noi deve pensare di respirare o deve pensare che il cuore deve battere. Se io dovessi fare una cosa del genere penso che mi rimarrebbero pochi secondi di vita.
Abbiamo speso un po' di tempo trattando alcuni argomenti consapevoli con la fratellanza riguardo all'articolo della Torre di Guardia di studio di domenica scorsa e così con un po' di ritardo ne facciamo un post perchè ci sono alcuni aspetti importanti da trattare.
L'articolo ha il titolo "Imitiamo Gesù per continuare a provare pace" La scrittura di riferimento citata dice “La pace di Dio che è al di là di ogni comprensione custodirà il vostro cuore” (Filip. 4:7)
Prendiamo però in considerazione alcuni passaggi chiave dell'articolo. Ad un certo punto si parla di un nominato Robert molto avanti con l'età che ha subito nella vita problemi economici ma non solo che probabilmente gli hanno impedito di continuare a servire come anziano.
Cosa ha imparato a fare Robert in momenti del genere? “Appena inizio a sentirmi in ansia mi metto a pregare”, dice. “Più le mie preghiere sono sentite e frequenti, più profonda è la pace che provo”.
Un'altro passaggio dice:
Quando ‘ci dedichiamo completamente’ alla predicazione, riusciamo ad affrontare i nostri problemi con un atteggiamento più positivo (Atti 18:5). In che senso? Le persone che incontriamo nel ministero spesso hanno problemi più grandi dei nostri. Quando però iniziano ad amare Geova e a seguire i suoi consigli, la loro vita migliora e diventano più felici
Ancora un'altra nota interessante
“Quando mi do da fare nel ministero”, racconta, “mi sento emotivamente più stabile e felice. Credo che dipenda dal fatto che quando predico mi sento più vicina a Geova”.
Prendete l'esperienza di Brenda
"Brenda racconta: “Dopo aver accettato a livello mentale ed emotivo che in questo sistema la mia situazione non potrà mai migliorare, sono riuscita a concentrarmi sul ministero. Predicare mi distrae dai miei problemi."
La sera prima della sua esecuzione Gesù disse agli apostoli che gli erano rimasti leali: “Vi ho chiamato ‘amici’, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho sentito dal Padre mio”.... I buoni amici ci aiutano a rimanere leali a Geova. E il segreto per avere buoni amici è essere noi per primi dei buoni amici.
Dopo questa carrellata possiamo dire che la Torre di Guardia ha messo in mezzo alle parole degli articoli tanti aspetti legati al concreto buon senso. Come si può notare tutti i passi citati sono ragionevoli e condivisibili. Sono talmente ragionevoli che si possono applicare anche alla consapevolezza che alcuni fratelli stanno vivendo.
L'efficacia della preghiera nei momenti di stress emotivo non ha appartenenza religiosa. Qualcuno vuole convicervi del contrario ma purtroppo è un dato di fatto per altro argomento di discussione come terapia medica.
In questo link un esempio
I traumi per alcuni aventi avversi possono condizionarci o magari ci hanno già condizionato. Accettare il trauma a livello mentale o emotivo è un consiglio ragionevole che vale sempre.
In qusto link potete trovare alcuni riferimenti per i traumi includendo anche quelli dei bambini.
Che conclusioni posso trarne da questo articolo? Ora confrontatele con le risposte riflesse che ha dato la fratellanza. Queste risposte ci permettono di avere un'idea generale dello stato di cose in cui vive la congregazione dove siamo e come noi siamo messi nei confronti di essa.
sabato 22 giugno 2019
La resilienza
Una caratteristica umana che è entrata nell'immaginario del web ed è diventata di recente celebre viene ripresa dalla scienza dei materiali per identificare una proprietà di resistenza è quella che viene chiamata resilienza.
La resilienza è la capacità di un materiale di assorbire gli urti senza rompersi. Il termine è stato trasportato dalla psicologia nell'ambito umano
"In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.
Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti."
Tutti quanti noi possiamo essere resilienti. La resilienza non ha appartenenza religiosa ed è una qualità che possiamo e dobbiamo sviluppare sempre indipendentemente da quale posizione abbiamo nel nostro percorso cristiano. Per spiegare cosa significa il termine resilienza, vi racconto una storia che ho letto in social network di recente.
Nel mondo del lavoro social, c'è una nuova figura chiamata recruiter che ricerca persone qualificate con certe caratteristiche specifiche che possono essere utilizzate dall'azienda in modo più efficiente e che non riuscirebbero a filtrare gli uffici personale interni. Per fare queste scelte, alcuni recruiter eseguono test attitudinali. I test sono di tanti tipi ma questo recruiter, che aveva esperienze psicologiche, aveva attinto dalla sua percorso di studi ed elaborato un test che potesse rilevare le caratteristiche attitudinali della persona utili alla azienda per cui stava lavorando.
Così il recruiter a tutte i candidati per i posti di lavoro disponibili proponeva un suo test.
Così il recruiter a tutte i candidati per i posti di lavoro disponibili proponeva un suo test.
Sostanzialmente consisteva in un piccolo racconto a cui si doveva dare una risposta finale.
Il racconto
Mettiamo per ipotesi che stiamo rientrando dal lavoro e siamo in macchina. Diciamo che in quel momento la nostra macchina può ospitare un solo passeggero. Ad un certo punto inizia a piovere e c'è brutto tempo. Raggiungiamo una stazione di servizio e lì vi troviamo tre persone che cercano un passaggio.
- La prima persona è la ragazza o il ragazzo della nostra vita.
- La seconda persona è un amico carissimo di infanzia che poco tempo ci ha salvato la vita.
- La terza persona è una signora anziana molto sofferente e con molta probabilità in fin di vita.
Il test chiederebbe al candidato: a chi daremo il passaggio?
Proviamo a rispondere? Perché no? Tanto che vi costa? Per farlo aiutiamoci con qualche considerazione in più riguardo a questo test.
Giochiamo a carte scoperte.
Fatto? Se l'avete fatto allora continuate, altrimenti rincominciate la lettura del post d'accapo.
Se siete arrivati sin qui significa che avete fatto una scelta fra quelle disponibili e vi siete incasellati in una delle categorie che il recruiter avrebbe voluto riconoscere.
Confrontate adesso la vostra risposta con quella che diede invece un giovane.
Conclusioni?
Meno scontate di quello che si potrebbe pensare. Se leggiamo bene questo post ci racconta due storie diverse che si sovrappongono. Quali sono?
Le storie
Una è quella finta del test l'altra è quella vera del candidato e del recruiter. La storia vera ci dice che la finalità del test, quella di essere assunto, non ha distratto il candidato. La sua soluzione non ha risolto solo i problemi dei protagonisti della storia finta ma anche quelli della storia vera.
La resilienza è un po' questo, quello di riuscire a rendere risorse i problemi. Riuscire a focalizzare la nostra attenzione sui problemi della vita reale senza lasciarci distrarre dall'effetto placebo che blog come questo hanno potrebbe essere un inizio verso la consapevolezza.
Un abbraccio e un saluto a tutti. Voletevi bene.
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