Molti di noi hanno convissuto con la realtà della congregazione in tanti modi più o meno intensi. Essere testimoni di Geova obbliga tutti ad un rigore religioso piuttosto stringente.Festività, compleanni ma anche nel dettaglio sagre o addirittura le semplici visite a monumenti religiosi come chiese non sono viste con occhio benevolo quando va bene, in alcune congregazioni poi c'è una vocazione alla distruzione completa che nemmeno i talebani riescono a superarci negli intenti. Per farvi vedere il tipo di ragionamento che viene attuato vi faccio un esempio di visita pastorale a cui ho partecipato. Il fratello aveva "problemini" vari, l'anziano che era con me quando il fratello gli disse che aveva visitato una delle più importanti chiese del capoluogo cercò di dissuaderlo spiegandogli la cosa in questi termini.
"Vedi il problema non è tanto legata alla visita alle chiese di Babilonia. Ci sono tanti aspetti che però come Testimoni di Geova dobbiamo tenere conto. Ad esempio quando sei entrato hai dovuto pagare un biglietto? Se la risposta è affermativa quei soldi a chi sono andati? Quella visita è diventata un piccolo aiuto ad un sistema che non è accettato da Dio... questa potrebbe essere un po' la chiave per capire quali sono i nostri reali interessi. Sai bene cosa Dio pensa di questi luoghi di culto e della fine che ha riservato loro..."
Ora vi chiedo gentilmente di non fare gli ipocriti e di non sostenere che questo tipo di considerazioni non l'avete mai fatte perchè sapete bene che state mentendo. Se non ricordo male il fratello ebbe "beneficio" dalla visita e poi divenne un servitore di ministero, ma questo è il male minore. Ecco quella che vi ho appena accennato è una delle tantissime argomentazioni che sono attuate a tutto quel sistema di vita al quale la congregazione pretende l'adeguamento formale religioso dai suoi aderenti. Una tecnica che fra l'altro utilizzavo spesso anche io era quella di sviare il fratello cercando di far finta di rovesciare il problema. Questa tecnica retorica consisteva nell'iniziare la frase con...
"Vedi il problema non è tanto legato...."
Mi viene da ridere a dirvi questa cosa però continuate la lettura poi capirete perchè. Quest'approccio dicevo mi consentiva di ammaliare il mio interlocutore. Evitavo sempre di affrontare questi "non problemi" in modo da creare una base comune con il quale costringere la persona all'argomento capzioso che stavo propinando.

Un altro esempio sono i compleanni. La tecnica è la solita. Quando in un giovane della congregazione si presentava il problema l'affrontavo nello stesso modo.
"Vedi il problema non sono i compleanni tanto quanto il significato che queste celebrazioni si portano dietro... cosa capiamo dalla Bibbia?"
E poi su con scritture che non ci incastrano una mazza come Matteo 14:6 13 o Genesi 40: 1 22. E poi si va avanti con le considerazioni folkloristiche che ogni anziano ha e che mette in campo per cercare di persuadere la persona a quel comportamento o atteggiamento non allineato. Persuadere? In realtà poi è tutta tecnica dialettica variegata, in primo luogo si tenta di mascherare il più possibile l'aut aut al fratello. Insomma nel caso del compleanno a meno di attenuanti davvero particolari la disassociazione è praticamente istantanea.
Gli aut aut però sono diversi come si vede dall'articolo di questa settimana "Ragazzi come potete guadagnarvi la fiducia degli altri?" se il fratello non ha un comportamento consono allineato si può adottare la tecnica dell'isolamento.

In pratica al fratello non vengono date mansioni ne parti di alcun tipo. Questa tecnica funziona molto bene con i giovani che ovviamente hanno uno spirito molto competitivo e ambiscono naturalmente a posizioni di prestigio nella congregazione. Una tecnica efficace è quella di diventare pionieri regolari il prima possibile. Questa attività accelera molto i processi di inclusione e di appartenenza all'organizzazione. Tenendolo lontano dal podio e dalle mansioni la fratellanza prende in ostaggio la coscienza del fratello che se non adeguata e allineata manterrà quello stato ricattatorio e diffamante a vita.
"Ma come non sei ancora battezzato? Oppure cosa ti manca per essere servitore di Ministero? Oppure servono anziani e abbiamo bisogno di fratelli come te..."
Una volta sottomessa la tua volontà tutto gira proprio sul livello di sudditanza cosciente espressa. Se farai le cose perché qualcuno ti impone di farle senza esserne convinto e quindi senza capire il problema dove sta, finirai per sfogare la tua frustrazione in blog come questo.
A questo punto mi invento una conversazione con un fratello con i ragionamenti che si possono fare. Pensate anche voi alle eventuali risposte e poi mi ditemi con i vostri commenti.
"si ma io ad esempio sono sinceramente convinto che se compro un biglietto di entrata per visitare una chiesa sovvenziono questo sistema religioso in cui non credo."
Oppure potresti dirmi anche che
"Sono anche sinceramente convinto che il compleanno sia davvero una celebrazione che presenta problemi spirituali."
Intuisci come ti risponderò? Provate ad immaginare e poi continuate nel testo.
"Vedi il problema non è quello che pensi sul compleanno o sul biglietto pagato alla chiesa, ma come il sistema WT influenza i tuoi pensieri.
Per farti capire ti faccio un esempio. Proprio in questi giorni ho sentito della beatificazione della Chiesa Cattolica ad un giudice ammazzato dalla mafia nel 1991. Omicidio che fra l'altro mi sono dimenticato e francamente non ricordo. Questo giudice aveva 38 anni si chiamava Rosario Livatino ed era a loro dire, un credente cattolico. Credente, insomma in realtà poi nella pratica, non è molto chiaro quanto fosse davvero credente. Però in tutti i casi mi ha colpito un riferimento ad una sua citazione. Un giornalista sostiene che in una occasione riferendosi, al giorno del giudizio Rosario sostenne.
"Quel giorno che Dio ci giudicherà ci chiederà conto non di quanto siamo stati credenti, ma di quanto siamo stati credibili"
E' un piccolo gioco di parole e mi ha colpito non tanto per il senso ma per questa contrapposizione fra quello siamo e quello che dimostriamo agli altri. Prendiamo ad esempio il compleanno ti devo dire che anche io provo disagio nella celebrazione del compleanno, detto questo però cosa posso dire a riguardo della coscienza degli altri? Quale riferimento preciso ho riguardo ai motivi veri e concreti che impediscono la celebrazione? La scritture di Matteo? Quella di Genesi? Che entrambe narrano cose che non hanno niente a che vedere con il principio? Quando Dio non vuole che si faccia una cosa te la dice o usa espedienti retorici o letterari? E' davvero un principio chiaro ed evidente?
Da questo dico che, in generale, per tutti, sostenere di pensare esattamente tutto quello che l'organizzazione dice, non è credibile. Chi lo fa, non è credibile. Un adeguamento di questo tipo può essere fatto solo con persone che accettano o riescono a gestire il plagio del pensiero. Tu sei una di quelle?"
"Però su certe cose l'organizzazione e molto chiara a riguardo..."
"E si l'organizzazione è molto chiara ma a lei ha un altro tipo di necessità che è quello di avere al suo interno coscienze che credono nelle stesse cose a prescindere da quello che credono veramente. Quello che si ottiene alla fine è un artificio retorico e finisce li, non c'è nulla di spiritualmente rilevante. Se poi ci sta bene e l'accettiamo questo non significa deve essere per forza accettato da tutte le coscienze. Fare finta che quello in qui si crede sia per forza coincidente con quello che pretende l'organizzazione è un gioco che avrà un solo perdente. Tu."
buona serata
P.S.
Per farvi capire il tipo di ragionamento retorico che va in cortocircuito prendete in considerazione questa usanza considerate ad esempio la visione teocratica riguardo alle usanze pagane espressa con una ricorrenza simile chiamata Pinatas, in questa domanda ai lettori che è comparsa nella svegliatevi dell'8/07/2004
Piñatas Ho letto con interesse l’articolo “La piñata: un’antica tradizione”. (22 settembre 2003) Ho qualche perplessità. I legami con la falsa religione sono provati. L’articolo, però, sembrava indicare che, finché non turba la coscienza altrui, questa tradizione è accettabile. Che dire dei compleanni e di festività come il Natale?
S. W., Stati Uniti
“Svegliatevi!” risponde: I cristiani non osservano festività o usanze che continuano a essere legate a false credenze religiose o ad attività contrarie ai princìpi biblici. Ad esempio, la Bibbia presenta senz’altro le feste di compleanno sotto una cattiva luce. (Genesi 40:20; Matteo 14:6-10) Tuttavia, quando è chiaramente evidente che oggi un’usanza non ha più una connotazione religiosa e non comporta la violazione di princìpi biblici, ciascun cristiano deve decidere personalmente se seguire o meno tale usanza.