La Scrittura è chiara in numerosi insegnamenti. Prendiamo un solo esempio, semplice e impossibile da fraintendere. Gesù disse: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35). È diretto e limpido. Non lascia spazio a interpretazioni alternative. Chi potrebbe dimostrare il contrario?
Il problema nasce quando questi presupposti mancano e si ricorre all’interpretazione teologica per colmare ciò che la Bibbia non stabilisce. È in questo spazio che l’uomo inserisce le proprie idee, trasformando opinioni in verità assolute e interpretazioni in dottrine. Ed è proprio lì che sorgono identità religiose, sistemi teologici e divisioni: dove l’uomo decide di parlare al posto di Dio. Questo studio non attacca alcuna dottrina né giudica posizioni teologiche. Il suo scopo è mostrare un principio: cosa accade quando l’uomo potrebbe finire per parlare al posto di Dio.
Due esempi originari
Il primo esempio umano appare nel Giardino dell’Eden. Dio aveva detto soltanto: “Non devi mangiarne” (Genesi 2:17). Eva aggiunge un dettaglio che Dio non aveva pronunciato: “Non lo dovete toccare” (Genesi 3:3). Eva potrebbe essere vista come colei che aggiunge ciò che Dio non aveva detto.
Il primo esempio angelico è il serpente. Dio non aveva spiegato perché l’albero fosse proibito. Il serpente riempie quel silenzio con una narrazione alternativa: “Non morirete affatto” (Genesi 3:4). In questo modo, finisce per sostituire ciò che Dio non aveva spiegato.
Opinioni, confusione e divisione
Nel cristianesimo primitivo sorsero tensioni dove la Scrittura non aveva ancora dato una direttiva chiara. Sui cibi sacrificati agli idoli, alcuni dicevano: “Si possono mangiare, un idolo non è nulla”. Altri affermavano: “Sono contaminati, non vanno toccati” (1 Corinti 8:1-13). Opinioni opposte, nessuna indicazione esplicita, e la congregazione finì per dividersi.
Quando però apostoli e anziani si riunirono a Gerusalemme, la direttiva divenne chiara: “Astenervi dalle cose sacrificate agli idoli” (Atti 15:28-29). Quando le congregazioni lessero questa decisione, “si rallegrarono per l’incoraggiamento” (Atti 15:31).
Prima c’erano opinioni; poi una guida chiara. Prima divisione; poi unità.
Quando il pensiero diventa più importante della persona
Solitamente la differenza di pensiero potrebbe non essere accolta come un arricchimento, ma percepita come una minaccia, come un affronto personale. Si arriva perfino a mettere in dubbio le intenzioni, sebbene la persona creda in Dio, in Cristo e nella Scrittura, vivendo in modo irreprensibile e praticando quella forma di adorazione pura descritta nella lettera di Giacomo. Tutto questo passa in secondo piano. Ciò che viene messo a fuoco non è ciò che fai, ma le tue idee. Quando un’idea diventa più importante della persona, ci si potrebbe allontanare dall’amore.
E quando si impongono insegnamenti e dottrine umane, si finisce in un recinto i cui confini sono stabiliti dall’uomo. In quel recinto, grande o piccolo, si sopprime l’individualità, il pensiero critico, la diversità, la libertà e l’espressione del pensiero entro i confini dei principi biblici.
L’esempio dei Bereani
Quando Paolo e Sila parlavano ai bereani, la Scrittura dice che essi “esaminavano attentamente le Scritture ogni giorno per vedere se le cose stavano veramente così” (Atti 17:11).Questo è ciò che fecero, ed è ciò che il testo mette in risalto. La Bibbia non menziona che si rivolsero a testi teologici, filosofi, dotti rinomati o tradizioni.
Per non andare oltre ciò che Dio non ha rivelato si potrebbe partire dalla Scrittura e dall’interlineare, e poi avvalorare il ragionamento con la logica e con esempi concreti. E oggi, grazie all’intelligenza artificiale, questo processo potrebbe risultare più semplice. Naturalmente, l’interlineare non va tirato in causa solo quando conviene alla propria tesi.
A questo proposito ho chiesto all’IA quanti YouTuber seguono davvero un metodo costante Scrittura–Interlineare e dichiarano apertamente quando stanno interpretando. La risposta è stata chiara. Osservando certi YouTuber, sembra di assistere a un vero festival di interpretazioni. È comunque apprezzabile quando alcuni di loro riconoscono che, in certi passi, stanno facendo teologia e non proclamando certezze.
E come reagiamo quando qualcuno ci fa notare questo? Paolo lo disse con lucidità: “Sono forse diventato vostro nemico dicendovi la verità?”. Tutti noi che insegniamo dobbiamo prestare attenzione alla Scrittura, che avverte: “nella moltitudine delle parole non manca la trasgressione” (Proverbi 10:19), “non siano molti a diventare insegnanti, perché ne renderemo conto più severamente” (Giacomo 3:1). E se in buona fede finora non l’abbiamo fatto, perché non iniziare ora a prestare attenzione? L’umiltà non guarda indietro per difendersi, ma avanti per correggersi.
La scrittura ci avverte
La Scrittura è chiara: Dio pone limiti che non vanno superati. “Non aggiungere nulla a ciò che vi comando e non togliere nulla” (Deuteronomio 4:2). “Non andare oltre ciò che è scritto” (1 Corinti 4:6). Gesù denunciò chi trasformava tradizioni umane in obblighi religiosi: “Avete annullato la parola di Dio a causa della vostra tradizione” (Matteo 15:6). “Invano mi rendono sacro servizio insegnando come dottrine comandi di uomini” (Matteo 15:9). Il punto è semplice: Dio parla dove vuole parlare, e tace dove vuole tacere.
Per questo, quando la Scrittura non è esplicita, l’umiltà dovrebbe portarci a riconoscerlo. In questi casi si potrebbe dire: “Questa potrebbe essere una spiegazione”, “Non possiamo esserne certi”, “La Scrittura non lo chiarisce”, “Questa è solo la mia opinione”. A volte basta poco per ottenere molto: un solo gesto di umiltà evita discussioni inutili e preserva la pace.
Il problema non è studiare; il problema non è approfondire; il problema non è nemmeno parlare di ciò che Dio non ha detto. Il problema nasce quando ciò che Dio non ha rivelato viene trasformato in dogma, come se fosse indispensabile per ottenere la sua approvazione e la sua benedizione.
Quando è l’uomo a stabilire
L’uomo tende a dichiarare “chiaro” ciò che per altri non lo è affatto. I simboli dell’Apocalisse lo mostrano. Lo stesso vale per la dottrina della Trinità. Nei secoli sono nate sette formulazioni diverse: Nicea, Costantinopoli, il Simbolo Atanasiano, la visione orientale, la struttura filosofica di Tommaso d’Aquino, la Trinità “sociale” e quella “economica”. Sette modelli, nati in epoche e contesti diversi.
Eppure, molte confessioni cristiane, cattoliche, ortodosse e protestanti storiche, affermano che chi non accetta la Trinità non può definirsi cristiano. Ma la Scrittura dice: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato” (Atti 16:31).
Altri dichiarano che la Trinità è un “mistero” che va accettato anche se contraddice la matematica e la logica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: due schieramenti opposti, trinitari e antitrinitari, ciascuno convinto che l’altro sia nell’errore, ciascuno impermeabile alle spiegazioni altrui.
Non si tratta di stabilire una dottrina, ma di mostrare un meccanismo: quando Dio tace, l’uomo parla. Le religioni e i gruppi spesso nascono proprio dove Dio ha scelto il silenzio. Non è un fenomeno marginale: ogni anno sorgono tra 200 e 300 nuovi movimenti religiosi o spirituali, frutto del bisogno umano di colmare ciò che la Scrittura non ha definito.
È lì che nasce anche la presunzione religiosa: “noi capiamo la verità”, “noi abbiamo lo spirito santo”. È un modo per giustificare la propria posizione, rafforzare il proprio ruolo, ottenere consenso e proteggere il proprio ego, come se chi giunge a conclusioni diverse non avesse l’approvazione di Dio. Lo stesso meccanismo si vede oggi quando qualcuno afferma che per capire la Bibbia bisogna pregare: la Scrittura non lo dice, non esiste un solo versetto che colleghi la comprensione alla preghiera.
Un altro motivo per cui l’uomo parla dove la Scrittura tace è il bisogno di cercare appartenenza, un’identità di gruppo. Ed è molto difficile cambiare questo modo di vedere le cose quando ormai abbiamo costruito un’identità attorno a quel pensiero o facciamo parte di chi lo sostiene.
Chi crede di essere uscito da un recinto, in realtà ha solo cambiato le sbarre: il meccanismo interiore resta identico. Sentono il bisogno di avere una guida fisica, come gli israeliti: “Facci un dio che vada davanti a noi” (Esodo 32:1), e “Stabilisci su di noi un re, come tutte le nazioni” (1 Samuele 8:5). È la stessa dinamica psicologica: non si abbandona il recinto, si abbandona solo il guardiano, perché il cuore non ha ancora imparato a camminare da solo con l’Invisibile, con il Padre e il Figlio, nella libertà. Così si potrebbe finire per uscire da una struttura per seguire ancora degli uomini, come se l’appartenenza fosse necessaria, come se la fede cristiana avesse bisogno di un recinto per esistere. In questo modo il bisogno psicologico di relazione e identificazione può essere anteposto alla Scrittura, come se l’uomo avesse bisogno di una guida umana più che di Cristo.
Il cammino con Dio non cerca il consenso, ma la verità. E proprio per questo, chi lo percorre si trova spesso solo. Ma è una solitudine lucida, perché nasce dall’integrità.
Anche quando i nostri motivi ci sembrano buoni, dobbiamo riconoscere che il cuore è ingannevole e che basta poco per perdere l’equilibrio spirituale, “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa” (Geremia 17:9). È facile convincersi di agire per zelo, mentre in realtà stiamo difendendo noi stessi, la nostra identità, il nostro ruolo o il nostro bisogno di avere ragione.
Quando la dottrina diventa coercizione
Per far accettare la dottrina della Trinità, i trinitari arrivarono a mettere a morte chi non la accettava. La storia mostra che chi non si sottometteva alla formulazione ufficiale veniva considerato eretico e trattato come un nemico di Dio. “Vi uccideranno, pensando di rendere sacro servizio a Dio” (Giovanni 16:2).
In alcune aree del mondo islamico radicale, ancora oggi, la vita è in pericolo se si sceglie Cristo invece di Maometto. Tra i Testimoni di Geova basta non essere allineati solo su un aspetto non dottrinale per essere disassociati per apostasia e poi ostracizzati. Tutto questo mostrerebbe che il problema non è la Scrittura, ma l’uomo che non accetta il limite posto da Dio e finisce per trasformare le proprie opinioni in obblighi per gli altri.
Lo comprese bene Jan Hus, che davanti ai suoi giudici disse: «Mostratemi dalle Scritture il mio errore; se non potete, non posso ritrattare». Pochi giorni dopo fu arso vivo. Morì non per ciò che la Scrittura diceva, ma per ciò che altri pretendevano che dicesse.
Quando l’uomo parla dove la Legge tace
Quando Davide dice: “Chi ha mai messo a morte l’unto di Dio ed è rimasto impunito?”, la Legge non stabiliva nulla del genere. È una sua conclusione personale. Eppure ordina di mettere a morte l’amalecita che aveva ucciso Saul, applicando la sua logica. Abisai interpreta gli stessi fatti in modo opposto: “Oggi Dio ti ha consegnato il tuo nemico”. Due uomini, due letture diverse. Il racconto non dice che Dio proibì o comandò: il resto è interpretazione.
Gli scribi e i farisei costruirono attorno alla Scrittura un sistema di regole che Dio non aveva richiesto. Ne produssero oltre cinquecento: norme sul sabato, lavaggi rituali, purità, voti, distanze, oggetti e gesti. Un edificio minuzioso nato non dalla Torah, ma dall’uomo. Gesù li denunciò: “Insegnate come dottrine comandi di uomini”. Il problema non era la Scrittura, ma ciò che l’uomo aggiungeva alla Scrittura.
Il silenzio che l’uomo non sopporta
La Bibbia non è stata scritta tutta come i Dieci Comandamenti: non è un codice matematico, ma una rivelazione che unisce parola, storia, poesia, profezia e silenzi. E quei silenzi mettono alla prova il cuore dell’uomo. Il limite è chiaro, ma l’uomo fatica ad accettarlo. È qui che il silenzio diventa terreno di manipolazione religiosa: l’uomo riempie ciò che Dio non ha detto e lo trasforma in obbligo, autorità e dottrina. È in questo spazio, lasciato aperto, che emergono le qualità, buone o cattive. Spesso il punto non è la verità, ma il desiderio di emergere: “amavano la gloria degli uomini più della gloria di Dio” (Giovanni 12:43). L’umiltà accetta il limite; l’orgoglio lo rifiuta. E se Dio tace, potrebbe essere perché quelle informazioni non sono necessarie per la salvezza? Il limite posto da Dio è una prova di cuore.
Il meccanismo psicologico e spirituale che alimenta la divisione
Il meccanismo che alimenta la divisione potrebbe essere l’ego religioso. Nessuno di noi è indispensabile. Nessuno è lo “schiavo fedele e saggio”: il contesto mostra chiaramente che Gesù stava raccontando una parabola. Quando un gruppo afferma: “Noi siamo il canale di Dio”, “Per capire la Bibbia bisogna avere lo spirito santo”, la domanda è inevitabile: è zelo o è ego? Stiamo elevando la nostra autorità sopra il limite che Dio ha posto?
L’ego religioso nasce dal bisogno di controllare ciò che Dio non ha definito, riempiendo il silenzio con conclusioni personali trasformate in obblighi. È qui che risuona l’avvertimento di Paolo: “Se qualcuno pensa di essere qualcosa quando non è nulla, inganna sé stesso” (Galati 6:3). Così si finisce per sostenere idee con veemenza, come se difendere il proprio pensiero significasse difendere la verità stessa.
In questo squilibrio si può credere che ciò che facciamo sia di vitale importanza, quando in realtà pochissimi ne verranno a conoscenza. È lo stesso meccanismo che si vide nel deserto, quando il popolo disse: “Ci hai portati qui per farci morire nel deserto?” (Esodo 14:11). Non sapevano ancora come Dio avrebbe risposto, sebbene avessero già visto miracoli.
Quando una persona o un gruppo pretende risposte dove Dio non le ha date, l’opinione diventa verità assoluta. La Scrittura descrive il frutto di questo spirito: “Dove ci sono gelosia e contesa, lì c’è disordine e ogni sorta di cattiva azione” (Giacomo 3:1416). E allora la domanda diventa inevitabile: cerchiamo davvero la verità o cerchiamo di avere ragione? Promuoviamo la libertà o cerchiamo il controllo? La differenza tra maturità spirituale ed ego religioso potrebbe essere questa: il credente maturo accetta il limite; l’ego religioso lo rifiuta.
Non possiamo capire tutto
È qui che emerge una verità antica quanto attuale: il vero saggio sa di non sapere.
Lo stesso principio risplende quando Dio risponde a Giobbe dal turbine: “Chi è costui che oscura i miei propositi e parla senza conoscere? Su, preparati e agisci da uomo; io ti farò domande, e tu informami. Dov’eri tu mentre io fondavo la terra? Dimmelo, se pensi di saperlo.” “Conosci tu le leggi dei cieli?” “Hai tu penetrato le sorgenti del mare? Sei forse sceso alle sorgenti del mare o hai esplorato le acque profonde?” (Giobbe 38). Queste domande non chiedono una risposta: sono la risposta. Dio sta dicendo: tu non sai, e non puoi sapere. E va bene così.
Le Scritture mostrano che non possiamo capire tutto: “Non sta a voi conoscere i tempi” (Atti 1:7); “Le cose segrete appartengono a Dio” (Deuteronomio 29:29); “Ora vediamo come in uno specchio” (1 Corinti 13:12); “I giudizi di Dio sono imperscrutabili” (Romani 11:33); “Chi può comprendere la mente del Signore?” (Isaia 40:13). E lo stesso Gesù lo conferma: “Nessuno sa il giorno e l’ora” (Matteo 24:36). Cristo non ha mai oltrepassato ciò che il Padre non aveva rivelato.
Queste parole ci ricordano che la fede non nasce dal sapere tutto, ma dal fidarsi di Chi sa tutto. Se Dio non ha rivelato ogni dettaglio, potrebbe essere un invito all’umiltà: la nostra autorità non supera la Sua. Siamo disposti a tacere pur di promuovere la pace, o cerchiamo di avere ragione? Come reagiamo quando altri arrivano a conclusioni diverse? Paolo e Barnaba si separarono per un semplice punto di vista: “ci fu un’accesa esplosione d’ira e si separarono” (Atti 15:39).
I genitori di Gesù non poterono comprendere quando disse: “Devo stare nella casa del Padre mio”. Maria le custodì nel cuore, ma non le comprese. La comprensione sarebbe arrivata più avanti, quando i tempi di Dio si sarebbero compiuti.
Lo stesso accadde con Giuseppe. I suoi genitori e i suoi fratelli potevano capire i sogni che raccontava, nei quali tutti si sarebbero inchinati davanti a lui? Anche lì, la risposta è no. Quelle parole sembravano persino presuntuose, eppure erano vere. La comprensione arrivò solo quando Dio portò a compimento ciò che aveva annunciato.
La Scrittura ci invita a cercare ciò che edifica: “Cerchiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione” (Romani 14:19), “Con umiltà considerate gli altri superiori a voi stessi” (Filippesi 2:34). È lo spirito di Abramo quando disse a Lot: “Non ci sia contesa tra me e te; se tu vai a sinistra, io andrò a destra” (Genesi 13:89).
Conclusione
- “L’uomo esalta le idee; Dio ha tanto amato il mondo e scruta il cuore.”
- L’uomo ama concetti; Dio ama le persone e pone il cuore sopra le idee.
- “L’uomo costruisce recinti dottrinali; Cristo è morto per tutti.”
- L’uomo delimita e divide; Cristo abbatte i muri e unisce.
Ciò che rimane immutabile, immenso ed eterno, e che edifica sempre, è l’amore.
“Se parlo le lingue degli uomini e degli angeli ma non ho amore, sono un gong che rimbomba, e se ho il dono della profezia e comprendo tutti i sacri segreti e tutta la conoscenza, ma non ho amore, non sono nulla” 1 Corinti 13:1,2.
Alla fine, davanti a Dio, non conterà quanto abbiamo compreso, ma quanto abbiamo amato.
IlResileinte1914


Il limite della preghiera quando si pretende che diventi comprensione
RispondiEliminaNon è affatto sbagliato pregare per avere sapienza, forza, discernimento o aiuto spirituale; ciò che è sbagliato è pretendere che la preghiera diventi comprensione dottrinale.
“Lo stesso meccanismo si vede oggi quando qualcuno afferma che per capire la Bibbia bisogna pregare: la Scrittura non lo dice, non esiste un solo versetto che colleghi la comprensione alla preghiera.”
La suddetta frase compare nel mio post, e ora la vado a chiarire nel suo significato.
La preghiera è uno dei doni più nobili della fede. È il luogo dove l’uomo si incontra con Dio, dove si riconosce fragile, dove si apre, dove si affida. Ma proprio perché è così sacra, la preghiera non può essere trasformata in ciò che non è. Non può diventare un talismano, non è uno strumento di interpretazione, non può diventare una chiave ermeneutica, non può diventare un metodo per ottenere risposte che Dio non ha dato. Quando la preghiera viene caricata di un ruolo che la Bibbia non le assegna, la fede smette di essere fiducia e diventa presunzione.
La Scrittura è chiara: la comprensione nasce dall’ascolto, non dalla preghiera. Gesù dice: “Chi ha orecchi ascolti” (Matteo 13:9), non “Chi ha orecchi preghi”. Paolo non dice a Timoteo di pregare per capire, ma di comprendere ciò che gli viene detto: “Comprendi ciò che dico” (2 Timoteo 2:7). I Bereani non pregavano per interpretare: “Esaminavano ogni giorno le Scritture” (Atti 17:11). E quando il popolo ascoltava la Legge, non pregava per capirla: “Spiegavano il senso, per far comprendere la lettura” (Neemia 8:8). La comprensione, nella Bibbia, è un atto umano: richiede mente, attenzione, studio, confronto, umiltà. Non è mai presentata come un risultato della preghiera.
Lo si vede anche nell’episodio dell’eunuco etiope. L’uomo leggeva Isaia, ma non capiva. Filippo non gli disse: “Prega e Dio ti farà capire.” Gli disse: “Comprendi ciò che leggi?” (Atti 8:30). E poi lo aiutò, spiegandogli il testo. La comprensione arrivò tramite spiegazione, non tramite preghiera. Lo stesso accadde con Davide quando l’arca fu trasportata in modo errato: non si misero a pregare per capire l’errore, ma esaminarono le Scritture e scoprirono che l’arca doveva essere portata dai leviti (1 Cronache 15:13-15). Anche qui: comprensione tramite esame, non tramite preghiera.
Il problema nasce quando la preghiera viene usata per legittimare ciò che Dio non ha chiarito. È un meccanismo antico: l’uomo non sopporta il silenzio di Dio, e così lo riempie. Non sopporta il limite, e così lo supera. Non sopporta l’incertezza, e così la trasforma in certezza spirituale. Ma la certezza spirituale non è rivelazione: è psicologia. È il bisogno umano di sentirsi guidato, approvato, protetto. È il bisogno di credere che la propria interpretazione sia più vera di quella degli altri.
RispondiEliminaQuesto meccanismo è stato usato inappropriatamente anche dai Testimoni di Geova. Per decenni hanno dichiarato: “Dopo aver pregato ed esaminato attentamente le Scritture, il Corpo Direttivo ha deciso.” Una formula che suona spirituale, autorevole, quasi profetica. Ma proprio questa formula ha creato un problema enorme: ha trasformato la preghiera in un sigillo di infallibilità. Ha dato al Corpo Direttivo un’autorità che la Bibbia non assegna a nessun uomo. Ha fatto credere che ogni decisione fosse guidata direttamente da Dio, come se la preghiera garantisse la verità.
I fatti, però, raccontano un’altra storia. Migliaia di insegnamenti cambiati. Dottrine riviste, corrette, abbandonate. Date profetiche fallite. Interpretazioni dell’Apocalisse modificate più volte. Posizioni dottrinali invertite. Pratiche prima obbligatorie e poi eliminate. Tutto questo dopo “aver pregato”. Se la preghiera fosse la chiave della comprensione, queste contraddizioni non esisterebbero. La preghiera non ha impedito gli errori. Non ha evitato le revisioni. Non ha garantito la verità. Ha accompagnato il processo, ma non lo ha guidato.
La Bibbia stessa conferma che Dio non rivela tutto. “Le cose segrete appartengono a Dio” (Deuteronomio 29:29). Gesù dice: “Non sta a voi conoscere i tempi e i momenti” (Atti 1:7). Paolo afferma: “Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro” (1 Corinti 13:12). Se Dio tace, la preghiera non apre ciò che Dio ha chiuso. Non chiarisce ciò che Dio ha lasciato oscuro. Non rivela ciò che Dio ha scelto di non rivelare. La preghiera è un atto di fiducia, non di controllo.
Non è una critica alla preghiera, ma una difesa della preghiera. Difende la preghiera dal peso che le religioni le hanno imposto. Difende la preghiera dall’uso improprio che la tradizione ha costruito. Difende la preghiera dal ruolo che la Bibbia non le assegna. La preghiera non è un metodo interpretativo, non è una scorciatoia, non è una garanzia dottrinale. È un luogo di relazione, non di rivelazione dottrinale.
Quando la fede accetta questo limite, diventa matura. Quando lo rifiuta, diventa fanatica. La maturità spirituale nasce dal riconoscere che non possiamo sapere tutto. Il fanatismo nasce dal bisogno di sapere tutto. La preghiera, in questo equilibrio, deve tornare al suo ruolo autentico: non strumento di comprensione, ma luogo di relazione. Non metodo interpretativo, ma spazio di umiltà. Non leva dottrinale, ma incontro con Dio.
Leggendo il tuo articolo, caro IlResilente, ho la sensazione che, anche se i nostri percorsi sono diversi per ovvie ragioni legate alle nostre esperienze di vita, essi convergano nelle conclusioni. Mi fai venire in mente il Vangelo di Marco, che gli studiosi considerano il più antico dei Vangeli sinottici: ha una conclusione aperta. Questo ci ricorda che non possiamo comprendere tutto né avere risposta a ogni nostra domanda; ogni cuore accetta i propri limiti e, in essi, può sviluppare la fede.
Elimina@Ilresiliente1914, leggendo le tue considerazioni mi vengono in mente le parole del CD quando dice:" dopo attenti studi e ricerche, e dopo sentite preghiera a Geova per avere il suo spirito , abbiamo un nuovo intendimento ecc.ecc."
RispondiEliminaOra concordo con l'affermazione "quando Dio tace e l'uomo parla" perché le molte interpretazionei che il CD ha dato in tutti questi anni hanno poco di divino ,ma tanto di umano.
Il fatto stesso che tali interpretazioni vengono regolarmente aggiornate, dimostra che non possono venire da Dio, riconosco che dare la colpa a Dio di tali cambiamenti libera il CD da ogni responsabilità, perché giustamente è luce progressiva e quindi loro non devono nemmeno scusarsi per le conseguenze che i loro cambiamenti hanno procurato a molte persone, vedi il cambiamento sul sangue.
Autoproclamarsi l'unico canale di Dio sulla terra, non solo si è dimostrato presuntuoso, da parte del CD, ma ha portato molti ad avere una cieca fiducia in un gruppo di uomini, senza chiedersi se effettivamente stavano parlando per conto di Dio.
Sono convinta che l' unico vero esempio da seguire sia Gesù, i suoi insegnamenti sono chiari e facili da seguire, ad esempio se tutti gli esseri umani seguissero il principio di amare il prossimo come se stessi, molti problemi sulla Terra sarebbero risolti.
La salvezza la dobbiamo a Gesù che ha dato la vita per noi, non abbiamo bisogno di un organizzazione guidata da uomini, che ci fa' sentire perennemente in colpa, se non seguiamo tutte le loro assurde disposizioni che niente hanno a che vedere con la parola di Dio.
Ognuno di noi può seguire i sani principi contenuti nella Bibbia, per avere una buona coscienza davanti a Dio, non abbiamo bisogno di guide spirituali che interpretano la Bibbia con lo scopo di trarre a sé dei seguaci, non a caso Gesù mise in guardia contro tali guide, dicendo che sono "lupi travestiti da pecore"
@Ilresiliente 1914 Scusa ma devi tener conto che la WTS e CD sono ispirati da Dio per dire certe cose , , è vero che ci saranno molti falsi profeti che avrebbero ingannato molti Matteo 24:11, e falsi Cristi Mattea 24:23-27 . ma se ci sono falsi profeti e falsi Cristi , ci sono anche i veri profeti e i veri cristi , autorizzati da dio a essere i suoi portavoce o profeti Matteo 24:45-47 io e forse anche Stella nel 1972 andavamo a dire alle persone che molto presto avrebbero conosciuto a loro spese che dio aveva costituto un profeta a cui si doveva ubbidire per ottenere la salvezza nel 1975. Dio tace e il profeta e cristo parla al suo posto.
RispondiEliminaLink che Dio ha costituito un profeta https://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/1972241
RispondiEliminaCiao Virgilio.
EliminaDove, in quale libro, capitolo e versetto della Scrittura, è scritto testualmente ciò che affermi?
“La WTS e il CD sono ispirati da Dio per dire certe cose.”
“Se ci sono falsi profeti, ci devono essere anche veri profeti oggi.”
@ resiliente credo che Virgilio quando dice che il CD è ispirato stia usando l’ironia. Comunque loro stessi sostengono questa tesi in modo subdolo ovvero usando la parola “guidati da Dio” anziché “ispirati da Dio”. In passato si sbilanciavano un po’ di più, poi si sono dati una calmata ed è qualche anno che non si paragonano più ai profeti ispirati, forse perché non ne hanno azzeccata una.
Elimina@ Grazie Saroj.
EliminaTi rubo una tua parola per fare la sintesi del mio post: "Quando Dio tace ci dobbiamo dare tutti una CALMATA.”
Perché, diciamolo, la vita va avanti comunque: le difficoltà di fine mese non spariscono solo perché ci convinciamo di brillare di una luce speciale.
E spesso quella luce non è nemmeno luce: sono effetti speciali, spacciati per luce scecchina, come se bastasse un riflettore per sembrare più spirituali. Ma Dio non si lascia impressionare dai nostri giochi di scena: guarda il cuore, non la scenografia.
E quando Lui tace, forse è proprio il momento di smettere di fare rumore noi. Una calmata generale, un respiro profondo, e via… che il mondo continua a girare anche senza la nostra nuova luce.
@ resiliente ,non lo dico io, lo dice la wts e cd nella torre di guardia del 1972 ,che ho postato il link, presidente era Natan Kinor ecco nuovamente il link di chi si definiva sia profeta moderno che automaticamente Cristo = unto, scelto, consacrato il mio commento ironico era per esaltare il tuo post non per demolirlo , io commento su questo sito da 2017 link della torre di guardia .
Eliminahttps://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/1972241
@ resiliente Ha ragione Saroj ;dai miei commenti nel sito mi sembra fin dal 1917 quando c'era una finestra , che si poteva commentare anche singolarmente fra di noi, si capiva che nel mio commento dicendo che la WTS e CD era sia il profeta , che il Cristi designati da Dio , c'è una grande ironia e da completamente ragione al tuo bel post. e quando dico che io facevo sapere ciò alle persone di casa in casa e forse anche stella , che mi risulta di essere di lunga data , che distribuivamo di casa in casa , ai parenti e a tutti i conoscenti , la rivista che tutti avrebbero conosciuto che un profeta attuale costituito da Dio, era presente . Mi dispiace resiliente che abbia frainteso, un caro saluto
RispondiEliminaDa leggere 2017 e non 1917 che nessuno di noi sapeva che sarebbe nati , Anche oggi Caro resiliente la wts si paragona a un incaricato di dio autorizzato a parlare , e a essere ubbidito come se fosse un profeta di Dio . Broadcasting di questo mese è una continua esaltazione , e chi si è posto al posto di Dio 2 Tessalonicesi 1:1-12 non lo dice ma fa capire chiaramente che è sia profeta di Dio , un suo rappresentante, e incaricato , senti cosa dice in particolare al minuto trentesimo circa in poi quando un profeta mandato da Dio parla di Ieu ma non capiscono , ma poi capiscono .
Eliminahttps://www.jw.org/it/biblioteca-digitale/video/#it/mediaitems/StudioMonthlyPrograms/pub-jwb-139_1_VIDEO
@Virgilio. Verrà il giorno in cui i fraintendimenti spariranno del tutto. Nel frattempo, sono lieto che almeno questo sia andato a posto. Un saluto cordiale
Elimina“La voce di Dio e la voce dell’uomo: discernere per non cadere”
RispondiElimina“Il problema non è studiare; il problema non è approfondire; il problema non è nemmeno parlare di ciò che Dio non ha detto. Il problema nasce quando ciò che Dio non ha rivelato viene trasformato in dogma, come se fosse indispensabile per ottenere la sua approvazione e la sua benedizione.”
Questa frase appartiene al post “Quando Dio tace e l’uomo parla”, e qui desidero chiarirla partendo dalla Scrittura che ne costituisce il fondamento: “Invano mi rendono sacro servizio insegnando come dottrine comandi di uomini” (Matteo 15:9).
1. La dottrina: ciò che Dio rivela
La dottrina è presentata come la voce autentica di Dio. È stabile, autorevole, immutabile, e forma la mente e il cuore del credente. Gesù denuncia chi “insegna come dottrine comandi di uomini”, perché questo significa sostituire la rivelazione con la tradizione.
2. Il comando: ciò che Dio ordina
Il comando è la conseguenza pratica della dottrina: Dio rivela la verità e poi ordina la condotta coerente con essa. I comandi divini sono semplici e liberanti (“Non rubare”, “Ama il prossimo”, “Perdonatevi”).
3. Il problema spirituale: il travestimento dell’umano da divino
Il testo mostra che Gesù non condanna il parlare, ma la trasformazione dell’umano in divino. Il problema nasce quando ciò che Dio non ha detto viene imposto come obbligatorio, creando: usurpazione dell’autorità di Dio, pesi spirituali non richiesti, un culto “invano”, privo di verità.
4. La manipolazione religiosa
RispondiEliminaI sistemi religiosi trasformano comandi umani in dottrine obbligatorie, usando: paura, sensi di colpa, indottrinamento, coercizione emotiva, propaganda interna, identità, appartenenza, manipolazione mentale.
Questi meccanismi appartengono alla psicologia del controllo. Sono paragonati alla torre di Babele: un progetto umano che pretende di arrivare al cielo imponendo uniformità e obbedienza cieca.
Quando si parla di teologia, non tutte le parole hanno lo stesso peso. Il contenuto può essere identico, ma l’impatto cambia radicalmente a seconda di chi lo pronuncia e dove lo pronuncia.
È una dinamica che spesso si ignora, ma che è fondamentale per comprendere come nascono le dottrine, come si diffondono le tradizioni, e come si formano, o si deformano, le coscienze dei credenti.
* Se io e un amico discutiamo di teologia al bar, possiamo dire tutto e il contrario di tutto.
Possiamo ipotizzare, ragionare, sbagliare, correggerci, ridere, cambiare idea. Nessuno ci segue. Nessuno ci considera autorità. Nessuno costruirà la propria fede su ciò che diciamo. Come si dice: contenti noi, contenti tutti.
* Quando invece scrivo su un blog, come Osservatore Teocratico, la dinamica e la
responsabilità cominciano a cambiare. Non è un blog identitario, volto a creare appartenenza, recinti o uniformità di pensiero. È uno spazio libero, aperto, dove le idee e le interpretazioni vengono rese pubbliche e diventano accessibili a chiunque.
Bisogna comunque essere più prudenti, più attenti, più consapevoli dei fatti e più rigorosi nell’accertarsi di ciò che si afferma. La responsabilità cresce, e con essa cresce il peso delle parole.
* Se un gruppo religioso si riunisce e una figura di riferimento, un pastore, un anziano, un responsabile, esprime un’interpretazione teologica, quella interpretazione può non essere più percepita come opinione, ma come orientamento spirituale. La parola diventa normativa, anche se non è stata presentata come tale.
* Quando a parlare è una istituzione religiosa, il peso cresce ancora.
Esempi: Il papa per i cattolici, il Corpo Direttivo per i Testimoni di Geova, il Quorum dei Dodici per i mormoni, il sinodo o la conferenza generale per altre denominazioni.
Qui la parola non è più solo guida: diventa identità, dottrina, direzione ufficiale.
Ciò che viene detto: si diffonde globalmente, viene ripetuto nelle congregazioni, viene insegnato ai nuovi membri, viene percepito come “volontà di Dio”.
La stessa frase che io potrei dire al bar senza conseguenze, se pronunciata da un’autorità religiosa, può diventare obbligo spirituale.
Il problema non è parlare. Il problema è quando la parola dell’uomo viene percepita come parola di Dio. E questo accade soprattutto quando: l’autorità è alta, il contesto è ufficiale, il pubblico è fedele, la struttura è religiosa.
Per questo, quando si parla in pubblico, soprattutto di teologia, bisogna essere consapevoli del peso delle parole. La stessa frase può essere: un’opinione, un consiglio, una guida, una dottrina, un dogma, un obbligo spirituale. Dipende da chi la pronuncia e da dove la pronuncia. La responsabilità cresce con l’autorità. E il rischio di trasformare l’umano in divino cresce con la visibilità.
5. La scala delle priorità
RispondiEliminaSi afferma che la fede autentica richiede di parlare molto di ciò che Dio ha detto, e poco di ciò che Dio non ha detto. Quando la voce dell’uomo diventa più forte della voce di Dio, la scala si capovolge: si parla molto dell’ombra e poco della luce.
6. Il punto centrale della fede: Cristo
Cristo è la via, la verità e la vita. Il suo giogo è piacevole, il suo carico leggero, i suoi comandi non sono gravosi. Quando i comandi diventano pesanti, non sono più i suoi: sono comandi di uomini travestiti da dottrina divina.
7. Conclusione generale
La fede cresce nella luce della rivelazione, non nell’ombra delle supposizioni. Il culto è autentico solo quando la voce di Cristo rimane più forte della voce dell’uomo. La scala delle priorità è semplice: Dio parla. L’uomo ascolta. L’uomo obbedisce. Non il contrario.
Cambiare il peso delle parole: Recentemente ho partecipato a un matrimonio in chiesa. Da agnostico che sono non ho preso parte attiva, ma ho ascoltato bene cosa diceva il prete alla coppia, citando 1Corinti dove si legge che si può parlare in lingue, profetizzare, avere tutta la conoscenza, ma senza carità, non valgono nulla. Ha spiegato il prete che non si tratta di fare la carità, perchè 1Corinti dice proprio che uno può donare tutti i suoi averi, addirittura il suo corpo, ma se lo fa senza carità non ne avrà alcun merito. Applicata agli sposi significa donare se stessi al proprio coniuge. Mi ha fatto riflettere come la WT sia riuscita a cambiare il senso di carità cristiana, anzi eliminando proprio il vocabolo, e facendo poi intendere che vendere letteratura prima agli interessati sul territorio, in seguito anticipatamente ai proclamatori al reparto letteratura, sarebbe stata la massima espressione d'amore, e sostituendo carità con -amore-, han giustificato così una attività editoriale in linea con i requisiti espressi da Gesù in 1Corinti 13.
RispondiEliminaCredo anche io che davanti a Dio, non conterà quante pubblicazioni abbiamo distribuito, ma quanto abbiamo amato.
Assuero, un agnostico (visto che ti definisci tale) non si pone domande su cosa pensa Dio poichè ritiene impossibile dimostrarne l'esistenza, e meno che mai riduce l'idea di Dio a quella del Jhwh biblico. Un agnostico ritiene che ogni caratteristica conferita a Dio sia un'invenzione umana, per cui è inutile farsi domande in merito poichè si potrebbe affermare qualsiasi cosa su cosa fa o cosa pensa Dio senza poterla dimostrare nè negarla.
EliminaMolti ex TdG man mano che si emancipano dall'ubriacatura bibbiofondamentalista inculcata dal sistema ecclesiastico WTS tendono ad utilizzare il termine agnostico in maniera impropria (in quanto ancora spaventati dall'idea di ateismo). E' una reazione emotiva che fa parte del percorso di crescita verso la liberazione dal DOC religioso (disturbo ossessivo compulsivo per motivi di credenza religiosa integralista).
Ti ringrazio @Roberto per avermi spiegato cosa posso o non posso fare essendomi
Eliminadichiarato agnostico. Detto questo mi sento liberissimo di discutere delle credenze altrui in quanto ho un passato di militanza tra i tdG e posso (credo) essere utile nel fornire spunti alternativi alla narrazione ufficiale. Non è affatto inutile porsi delle domande, io lo faccio continuamente anche su altri fronti pur non potendo dimostrare alcunchè: mi interesso di civiltà evolute nel passato, tipo le pietre lavorate con macchine a controllo numerico e frese diamantate a Puma Punku in Perù, o nei canyon in Utah nella zona di Bears Ears dove intere pareti di roccia sono state levigate e ci sono i segni visibili di lavorazioni meccaniche. Molte scoperte nel tempo sono state raggiunte partendo inizialmente da delle ipotesi, pur non avendo alcuna prova. Io non riesco a definirmi ateo, non per paura, ma perchè non posso dimostrare che non esista una entità creatrice, fatta di energia, in qualche altra dimensione, oppure che viviamo in una simulazione. Un deus ex machina deve esistere in qualche forma, e dalle esperienze che ho avuto in passato non è tutto così rigorosamente spiegabile come la scienza pretende di fare.
Buona ricerca.
Beth sarim, Agnostico, ateo, credente, induista, cristiano, musulmano, eccetera...
EliminaSono solo etichette, spesso esibite per comodità, per consentire agli interlocutori di individuare rapidamente un terreno comune o, al contrario, una contrapposizione artificiale.
Roberto ha lanciato un macigno nello stagno: dopo decenni di indottrinamento, cosa siamo?
Per capire meglio, Assuero richiama i valori cristiani e porta un esempio che trovo significativo: un sacerdote cattolico che applica anche nel matrimonio il concetto di carità, dimostrando di conoscerlo meglio di quanto possa fare un qualunque anziano dei Testimoni di Geova che non ha ricevuto dalla WT alcuna istruzione specifica sul concetto di carità cristiana e molto spesso non lo comprende perché semplicemente non lo conosce.
Confesso che, fino a qualche anno fa, una simile affermazione mi avrebbe provocato quasi un riflesso di rigetto.
È il segno di quanto profondamente certi schemi mentali possano restare impressi.
La carità cristiana viene spesso confusa con l'elemosina o con attività di volontariato, talvolta anche sincere.
Ma la carità evangelica è qualcosa di più: è il modo di guardare l'altro, di riconoscerne la dignità, di prendersene cura senza chiedersi prima a quale gruppo appartenga.
E allora mi chiedo: per chi è uscito dalla Watch Tower, che cos'è oggi la carità cristiana? Quale modello ci ispira? Da dove ricaviamo i nostri valori?
Superata la fase critica nei confronti di un'organizzazione che presenta molti lati oscuri e sulla quale continuiamo giustamente a confrontarci, arriva inevitabilmente una domanda ancora più impegnativa.
Se abbiamo demolito un sistema di certezze, con che cosa lo sostituiamo?
In definitiva, cosa siamo?
E, forse ancora più importante, che cosa vogliamo diventare?
Da Qwoid parole parole ma la pedofilia nell'organizzazione è ben radicata link
Eliminahttps://avoidjw.org/news/lawsuit-alleges-abuse-brooklyn-bethel-sa-elder/
**Quando Dio tace e l’uomo parla: una lettura della storia e della Scrittura**
RispondiEliminaNella storia cristiana esiste un dato che nessuno potrebbe negare: le verità che Cristo ha pronunciato con chiarezza non avrebbero mai generato controversie. Quando Gesù afferma che è il capo della Chiesa, l’unico mediatore, la via, la verità e la vita; quando stabilisce che l’amore è il segno distintivo dei suoi discepoli, la Chiesa non avrebbe avuto motivo di convocare concili per discuterne. Non sarebbe servito. Era già evidente.
Le dispute nascerebbero altrove: dove la Scrittura non parla in modo diretto. È lì che l’uomo tenderebbe a costruire sistemi, scuole, correnti, identità teologiche. Dottrine come la Trinità, la Cristologia, l’anima immortale, l’inferno eterno, la predestinazione, la giustificazione, l’Eucaristia, il battesimo, il rapporto Scrittura/Tradizione, la dottrina della grande folla: tutte aree dove il testo biblico è meno lineare, più complesso, più aperto. E infatti sarebbero proprio queste dottrine ad aver generato concili, scismi, condanne, espulsioni, persecuzioni e roghi.
A questo si aggiungerebbe un altro fenomeno: visioni, apparizioni, voci, sogni, miracoli odierni. Ogni epoca ne avrebbe prodotti. E ogni epoca avrebbe costruito movimenti, correnti e interpretazioni attorno a queste esperienze. Ma la Scrittura avverte: «Dio non è autore di confusione» (1 Corinzi 14:33). Quando le esperienze spirituali diventano terreno di disputa, non sarebbe lo Spirito di Dio a guidare: sarebbe lo spirito dell’uomo, e talvolta lo spirito dell’inganno.
La domanda allora sarebbe inevitabile: che cosa avrebbe realmente animato tutto questo? La Bibbia risponde senza esitazioni: «Le opere della carne sono inimicizie, contese, gelosie, ire, rivalità, divisioni, sette» (Galati 5:19–20). Non lo Spirito Santo.
E i frutti? La storia li mostrerebbe con crudezza: divisioni, scismi, condanne, ostracismo, persecuzioni, torture, uccisioni. «Dai loro frutti li riconoscerete» (Matteo 7:16). I frutti delle dottrine divisive non sarebbero vita: sarebbero violenza.
A questo punto la domanda sarebbe semplice: Se queste dottrine non fossero essenziali per la salvezza, perché sarebbero diventate centrali? La risposta sarebbe altrettanto semplice: l’uomo tenderebbe a discutere ciò che non è chiaro e a ignorare ciò che è chiaro. Tenderebbe a costruire sistemi dove Dio non ha costruito nulla. Tenderebbe a definire ciò che Dio non ha definito. Tenderebbe a parlare dove Dio ha taciuto.
Eppure proprio questo fatto potrebbe rafforzare la fede: la salvezza non dipenderebbe dai sistemi umani. Se una dottrina fosse essenziale per la vita eterna, Dio l’avrebbe rivelata con la stessa limpidezza con cui ha rivelato Cristo. Dio non lascerebbe in ombra ciò che è necessario per vivere. Quando una verità è centrale, la pronuncia in modo diretto.
La storia, poi, sarebbe un giudice severo. Non si lascerebbe intimidire dalle nostre teologie, dalle nostre scuole, dalle nostre correnti, dalle nostre rivelazioni private. Sarebbe lì, nuda, e ci guarderebbe. E ciò che mostrerebbe sarebbe inequivocabile: le divisioni nascerebbero proprio dove Dio non ha parlato chiaramente.
RispondiEliminaIntanto il mondo continuerebbe a girare. Le difficoltà di fine mese non sparirebbero perché ci convinciamo di brillare di una luce speciale. E spesso quella luce non sarebbe nemmeno luce: sarebbero effetti speciali spirituali, scenografie che impressionano gli uomini ma non muovono Dio. Dio guarderebbe il cuore, non la scenografia.
E allora, davanti a secoli di teologie costruite sul silenzio di Dio, davanti a roghi, persecuzioni, scismi, rivalità, correnti, visioni e miracoli trasformati in armi, la conclusione sarebbe disarmante nella sua semplicità: Il silenzio di Dio non sarebbe un invito a parlare. Sarebbe un invito a tacere. Perché più chiaro di così non si potrebbe.
Leggendo le tue riflessioni @Ilresiliente1914 la prima spiegazione che mi viene in mente è che le dottrine siano diventate centrali per permettere alle migliaia di organizzazioni religiose nel mondo di differenziarsi l'una dall'altra, e poter così avere la propria fonte di entrate del vil denaro o del potere. E' vero che a fine mese le difficoltà non spariscono, ma gli "effetti speciali" da quando esistono, han sempre avuto come obiettivo i fedeli, i quali servono a foraggiare la classe sacerdotale, che problemi di fine mese non ne ha, come è sempre avvenuto nella storia. Pensiamo solo a questi ultimi anni, a cosa son servite le Chiese durante il Covid19 ? Quale effetto hanno sortito durante le recenti guerre? Ben poco, e le nuove generazioni di giovani l'han capito, sono attratti più dalla spiritualità ad ampio spettro che dalle religioni.
EliminaGrandissimo articolo ,che calza proprio a pennello dopo l'uscita del nuovo broadcasting dove gli 11 papi americani si presentano tutti insieme in posa fotografica stile foto ultimo anno di scuole elementari...alcune gemme rare che si possono trarre dal nuovo video : non più una organizzazione perfetta composta da uomini imperfetti,ma adesso "la migliore organizzazione imperfetta esistente" .Poi loro sono lo schiavo fedele e discreto ..la prova? Lo dice una torre di Guardia dove loro si autoproclamano schiavo fedele e discreto(non vi basta come prova? problemi vostri ).. perché dobbiamo ubbidire a loro anche se le loro direttive non hanno senso logico per noi? perché "potrebbero"essere in armonia con la volontà di Dio e se non lo fossero Dio sarà cmq contento se ubbidiamo (perché mai Dio dovrebbe esserlo se non sono direttive che lui approva? Boh).Infine un sano tocco di terrore apocalittico non manca mai,siamo negli ultimi giorni, ubbideteci o sarete distrutti..
RispondiEliminaLink su capitolo 24:45 di Matteo , chi deve essere sciavo fedele e Saggio.45. Chi è dunque un servo fedele e saggio ? L'amministratore era generalmente uno schiavo che il suo padrone aveva scelto per la sua affidabilità e intelligenza per essere l'amministratore della sua proprietà, il suo villicus o dispensator . La parola " dispensazione ", in espressioni come "l'attuale dispensazione", "la dispensazione cristiana", è passata nel linguaggio religioso da questo e dai passi paralleli. la sua casa ] tutti gli altri suoi schiavi, Lat. familia . per dare loro carne a tempo debito ] L'indennità giornaliera (diarium) o mensile (menstruum); cfr. "Cum servis urbana diaria rodere mavis?" Hor. Ep. i. 14. 41. Questa immagine, tratta da una grande proprietà romana (latifundium), ha dato origine al pensiero spesso ricorrente dell'amministrazione degli apostoli e dei ministri di Cristo. "Amministratori dei misteri di Dio", 1 Corinzi 4:1 ; “irreprensibile, come amministratore di Dio”, Tito 1:7 . 45–51 . Gli amministratori di Dio Luca 12:41-48 , dove questa parabola si unisce alla precedente con una domanda di San Pietro: “Signore, dici tu questa parabola a noi o a tutti?”. Marco 13:37 dice: “Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate”. Qui, e in tutto il discorso, i discepoli sono interpellati in modo particolare.
RispondiEliminaUltimo broadcast: obbedite al CD anche se dietro alle sue decisioni non c'è Geova, perchè Geova ricompenserà comunque la vostra lealtà!
RispondiEliminaCi avviciniamo al dunque, massicci cambiamenti in arrivo?
@Rudy
Eliminahttps://www.reddit.com/r/exjw/comments/1uq35wb/trust_the_governing_body_even_if_jehovah_isnt/.
L'unico vero cambiamento potrebbe esserci se in un momento di Epifania i membri del Cd ammetteserro umilmente i loro errori e riformassero la gestione autoritaria di questa organizzazione : uomini molto poco preparati che non devono ne studiare ne soddisfare particolari requisiti a parte essere compiacenti e "amici di", vengono investiti di una autorità pressoché illimitata, che possono esercitare senza alcun vero controllo e senza accountability, ovvero possono rovinare la vita altrui senza doverne rispondere a nessuno... se invece ne rispondessero personalmente e ci fossero reali conseguenze a livello personale, ci penserebbero non una, ma dieci volte prima.. inoltre escludere le donne, che sono praticamente la maggioranza, ha significato una gestione priva di empatia, minimamente attenta alle necessità delle persone, specialmente i più fragili come i bambini o coloro che subiscono abusi... per cui i cambiamenti, fino a quando le cose saranno così, saranno puramente cosmetici e di rebrading, solo qualche grossa causa in tribunale persa potrebbe scuotere veramente il sistema
RispondiEliminaHo trovato interessante questo video: alcuni apostati espongono degli striscioni dove passano i delegati di un congresso.
RispondiEliminahttps://youtu.be/Ch17GorBhFU?si=H2i3JfcmqT0AIBMH
I contenuti sono abbastanza innocui e dicono: "I bambini hanno diritto a fare le loro ricerche" oppure : "C'è un supporto se te ne vuoi andare". I TdG creano uno sbarramento umano davanti a loro per impedire ai delegati di leggere il messaggio. Alcuni comunque passano in mezzo e leggono lo stesso gli striscioni.
Mi ha fatto riflettere sul fatto che funziona in modo simile anche con internet: la WTS cerca di impedire l'accesso ai contenuti apostati attraverso articoli sulle riviste, video, ecc. A volte però l'effetto è quello di creare maggiore curiosità. Sono sempre meno quelli che si fanno condizionare e sempre di più coloro che si informano liberamente con il loro computer o il loro telefono. Non possono in questo caso creare uno sbarramento fisico, nel segreto delle loro case sempre più TdG scoprono "cosa c'è dietro".
@Saroj quelli con gli striscioni , stanno dicendo agli accoliti della WTS e CD , " Vade retro satana.... il vostro veleno bevetelo voi .io non lo bevo Vade retro Satana - Numquam suade mihi vana - Sunt mala quae libas - Ipse venena bibas ("Arretra Satana! Non mai tu possa persuadermi vanità[1]! Sono cose cattive quelle che spargi[1]. Tu stesso i veleni bevi[1]!") E infine, in cima c'è la parola PAX che significa "pace".
EliminaMedaglia di San Benedetto, retro
Acronimi Testo in Latino Testo in Italiano Posizione
PAX PAX Pace Alto
C S P B Crux Sancti Patris Benedicti La croce del [nostro] Santo Padre Benedetto
C S S M L Crux Sacra Sit Mihi Lux Possa la santa croce essere la mia luce!
N D S M D Non [Numquam?] Draco Sit Mihi Dux "Possa il demonio non essere mai il mio duce"
V R S Vade retro Satana "Vai indietro Satana!"
"Arretra Satana"
N S M V Numquam Suade Mihi Vana "Non mai tu possa persuadermi vanità"
"Non tentarmi mai con le tue vanità!"
"Non convincermi di cose malvagie."
S M Q L Sunt Mala Quae Libas "Sono cose cattive quelle che spargi"
"Quello che mi offri è un male".
"Quello che mi stai mostrando è cattivo."
I V B Ipse venena bibas "Tu stesso i veleni bevi"
"Bevi tu stesso il veleno!"
"Bevi tu stesso i tuoi veleni."
“Discernere la voce di Dio nel rumore dell’uomo”
RispondiEliminaC’è un fenomeno che può emergere in chi consuma molti contenuti, come quelli teologici online: si rischia di diventare dipendenti. Si rincorre ciò che è nuovo e si perde ciò che è vero.
Il rischio è evidente: si indebolisce l’equilibrio spirituale, si diventa assoggettati dagli uomini e non da Dio. La fede si confonde con l’informazione, e la voce dell’uomo viene scambiata per la voce della Scrittura. Eppure gli insegnamenti di Cristo sono semplici, diretti, limpidi. Non richiedono complicazioni o interpretazioni infinite. La Scrittura parla con chiarezza; è l’uomo che, oltrepassando il limite, costruisce labirinti teologici dove non si vede più l’uscita.
La Bibbia ricorda: “A far libri non vi è fine.” Oggi si potrebbe dire: a far video non vi è fine. Quando l’uomo parla troppo, la fede si confonde. Per questo la tecnologia può essere utile: non per sostituire il discernimento, ma per filtrare e comprendere se un contenuto è fondato sulla Scrittura e sull’interlineare, oppure se è solo interpretazione presentata come certezza. Non si tratta di giudicare le persone, ma di proteggere la propria fede e la propria lucidità.
Quando un autore produce contenuti senza sosta, può entrare in un meccanismo psicologico che lo spinge a pubblicare sempre di più: ogni nuovo video diventa una conferma del proprio ruolo, una risposta all’ansia di essere ascoltato, una ricerca continua di approvazione. In questo processo la voce dell’uomo cresce, mentre quella della Parola si riduce.
Alcuni autori finiscono per convincersi, di essere “impiegati da Dio”. È una dinamica che li porta a credere che il loro messaggio abbia un peso notevole, anche se, su quasi nove miliardi di persone, raggiungono qualche migliaia di visualizzazioni. Allo stesso tempo, chi li segue può sviluppare una dipendenza speculare: attende il prossimo contenuto, si abitua alla loro voce, ne assimila le opinioni come fossero verità.
Discernere la voce di Dio nel rumore dell’uomo significa proprio questo: capire se ciò che si ascolta nasce dalla Scrittura o da un’interpretazione personale; se ciò che emoziona edifica o distrae; se ciò che attira avvicina a Dio o allontana dalla semplicità del Vangelo.
Oggi il problema principale è distinguere rapidamente ciò che è fondato sulla Scrittura da ciò che è interpretazione teologica presentata come verità. La tecnologia può aiutare, ma serve un metodo semplice e pratico.
Un primo passo consiste nel portare il cursore alla fine del video. Molti contenuti permettono all’intelligenza artificiale di leggere la trascrizione automatica. Se non c’è un blocco dell’autore, si può verificare se l’autore dichiara quando sta interpretando, se le affermazioni sono sostenute da testi biblici verificabili, se l’interlineare è usato correttamente o solo citato in modo parziale. È un filtro immediato che permette di vedere la struttura interna del contenuto senza lasciarsi influenzare dalla forma.
Un secondo passo consiste nell’aprire tutti i video nella pagina di copertina e chiedere all’intelligenza artificiale un parere generale su quanto sopra, oppure di individuare quali video espongono opinioni come verità, quali sono fondati su testi biblici chiari e quali mescolano Scrittura e interpretazione senza dichiararlo.
RispondiEliminaSi può anche chiedere all’intelligenza artificiale di capire in quale posizione religiosa si colloca l’autore: non solo quella dichiarata, ma quella che emerge nel tempo dai contenuti prodotti, pastore cristiano, evangelico, carismatico, divulgatore, ecc.
Il principio è semplice: come una famiglia che, prima di vedere un film, consulta una scheda di valutazione del contenuto per capire se è adatto, così chi cerca contenuti teologici può chiedere un riassunto neutro, una verifica delle fonti, una distinzione tra Scrittura e opinione e un’indicazione del profilo teologico dell’autore. Non per giudicare, ma per non aprire a scatola chiusa: per accertarsi prima di ascoltare, vedere, esaminare.
Il tempo rimasto è ridotto. Con i nostri impegni e imprevisti non si può correre dietro a tutto e a tutti. Si devono discernere le cose più importanti. E discernere significa, prima di tutto, riconoscere la voce di Dio nel rumore dell’uomo.
Perdonami Resiliente non so a che titolo il tuo commento sia attinente col post o i commenti precedenti...posto che se parliamo di video la watchtower ne fa sovrabbondante uso,tanto da costruire uno studio cinematografico dal costo non indifferente e che richiederà ancora parecchi anni prima di essere pronto ( ma come la fine non è dietro l'angolo?allora tutti questi investimenti immobiliari,alberghi da ristrutturare,data center ...ci vorranno decenni per renderli utilizzabili..). Comunque personalmente non guarda video per sapere come interpretare la Bibbia..mi interessa invece sapere come funziona la.mente umana e quali sono i meccanismi su cui si reggono culti,sette e gruppi ad elevato controllo che usano la.Bibbia per.controllare le persone instillando la.paura della.punizione divina o della punizione terrena (l' ostracismo)
RispondiEliminaCapisco la tua osservazione, Vento dal Nord, e ti ringrazio per averla condivisa.
EliminaIl mio intervento non nasce per collegarsi alla Watchtower, ma per evidenziare un fenomeno più ampio, che riguarda chiunque produca contenuti religiosi online.
Oggi esiste una dinamica sempre più diffusa, chiamata compulsione comunicativa religiosa: una forma di iperproduzione teologica che spinge alcuni autori a pubblicare video su video, senza pausa, trasformando la loro voce in un flusso continuo.
In ambito sociologico viene definita iperproduzione religiosa, mentre in ambito divulgativo si parla di bulimia teologica: quando l’uomo parla troppo, la Scrittura si perde nel rumore.
Il punto che volevo sottolineare è proprio questo: il rischio che la voce dell’autore, qualunque autore, diventi più forte della voce della Bibbia. Non si tratta di un riferimento a un gruppo specifico, ma di un richiamo al discernimento personale.
In un tempo in cui la produzione di contenuti religiosi è incessante, la capacità di distinguere ciò che nasce dalla Parola da ciò che nasce dall’uomo è diventata essenziale, soprattutto quando l’uomo usa la Bibbia per sostenere le proprie opinioni.
Per questo ho aggiunto un tassello complementare: la necessità di adottare criteri semplici e immediati per capire se ciò che si ascolta è fondato sulla Scrittura o se è teologia presentata come verità.
Oggi la tecnologia permette di farlo con rapidità. Basta leggere la trascrizione del video per verificare se l’autore dichiara quando sta interpretando, se le affermazioni sono sostenute da testi biblici chiari e verificabili, se l’interlineare è usato correttamente o solo citato in modo parziale. È possibile distinguere se il contenuto è Scrittura, opinione o teologia non dichiarata, e persino individuare in quale posizione religiosa si colloca l’autore, anche quando non lo afferma apertamente: evangelico, carismatico, pastore, divulgatore, o altro.
Questi filtri non servono a giudicare le persone, ma a proteggere la propria lucidità spirituale. Discernere significa evitare di aprire a scatola chiusa, mantenere la centralità della Bibbia sopra la voce dell’uomo e non lasciarsi trascinare da contenuti che emozionano ma non edificano.
In un tempo in cui la voce dell’uomo è amplificata da algoritmi, piattaforme e dinamiche psicologiche di produzione compulsiva, custodire la semplicità della Scrittura è diventato un atto di responsabilità personale.
Adesso è più chiaro e ha un senso quello che dici, però precisiamo che questa "bulimia" non è solo online, pensiamo ad esempio ai 3 giorni di congresso dei Tdg dove ti riempiono la testa di contenuti "biblici" che poi non sono altro che le stesse cose ripetute da anni e che il giorno dopo non ricorda più nessuno... a che serve? boh.. riguardo l'eccessivo uso dei dispositivi digitali mi trovi d'accordo.. probabilmente molti vedono tantissimi video, ma non leggono più nulla, figuriamoci la Bibbia... una osservazione, i giovanissimi sono nativi digitali, è molto difficile che rinuncino a consultare delle informazioni sul web perché una autorità religiosa vuole limitare le fonti di informazione, risultato:il 70 per cento lascia la religione dei genitori testimoni e decide da se cosa fare nella propria vita...
RispondiEliminaRiguardo ai testi biblici chiari e affidabili . è un fatto soggettivo che ognuno ha un suo pensiero in merito m Mosè stesso nello scrivere la genesi ha attinto a scritti precedenti , , e poi la bibbia è stata dettata o fatta scrivere , , in una determinata lingua , e poi continuamente trascritta , affinché una traduzione affidabile bisogna sapere in quel momento che fu scritta , che significato aveva per chi scriveva . faccio un esempio Croce , Crux latino Greco Stauros , e xilon = palo palizzata albero Nel libro Verità dice che Omero usò stauros ( stauroise) ma no dice dove Si trova nel libro XXIV nella Iliade di Einaudi Il ricatto di Ettore pagina 866-67 paragrafo 450 Tagliando travi d'abete , e sopra avevano messo un tetto di frasche , dai prati ammassandole ,e intorno avevano fatto una gran corte al signore , con pali fitti ( Stauroise , plurale di stauros)e chiudeva la porta un'unica sbarra d'abete , che tre acchei la mettevano.nel nuovo testamento o scritture greche cristiane per Stauros si intende croce vedi il dizionario di greco italiano Genoli , che dice chiaramente che stauros nel nuovo testamento significa croce. , quindi oltre a palo trave albero palo quando lo trovo scritto nel nuovo testamento e croce o crux, Bisogna sapere l'esatto significato della parola per chi scriveva . noi non sappiamo nulla di ciò che tramandarono gli apostoli e boi scritto da altri in greco , noi sappiamo dei vangeli di Gesù , ma Gesù non ha mai lasciato nessuno scritto , e parlava in aramaico tantomeno gli appostoli , Ragioniamo su ciò che ci e pervenuto e lasciamo da parte le opinioni personali , se conosco bene io l'argomento posso interpellare anche altre fonti , per sapere qualche altra opinione ma se ti dice solo cose di parte tu che conosci l'argomento gli dici che non è tutta la verità , e gli dici il perché se si tratta di AI, per esempio , sul verbo fregare , , se non conosci ti dice raggirare imbrogliare o simili , ma se conosci, la risposta dovrebbe essere completamente diversa . buona notte
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