
In questo blog si è già parlato in passato di groupthink o pensiero di gruppo e non starò qui a dettagliare ogni suo aspetto e come questo si manifesta in chi è aduso frequentare l'organizzazione che chiamiamo WT, mi concentrerò solo su alcuni, quali l'illusione di invulnerabilità e le sue dirette e rovinose conseguenze e il narcisismo collettivo che autoalimenta il motore del precedente.
Il pensiero di gruppo è stato teorizzato dallo psicologo di Yale Irving Yanis a cavallo fra gli anni '70 e '80 e può essere grossolanamente così riassunto
“I membri di un piccolo gruppo coeso tendono a mantenere lo spirito di corpo sviluppando inconsciamente una serie di illusioni condivise e di norme relative che interferiscono con il pensiero critico e con la verifica della realtà“ (Janis, 1982, p.35).
Il termine indica una forma mentis in cui le persone si trovano invischiate quando sono profondamente coinvolte in un gruppo altamente coeso, dove la tendenza a raggiungere l’unanimità prevale sulla motivazione a valutare realisticamente alternative più funzionali di azione (Janis, 1982, p.9).
Janis sosteneva anche che questa tendenza non risulta essere un fenomeno isolato a un gruppo decisionale in un particolare momento e all’interno di una specifica cultura, ma è un fenomeno potenzialmente pervasivo, in grado di attaccare ogni ambito sociale e generalmente è identificabile da ben specifiche caratterizzazioni sintomatiche.
Due delle caratteristiche fondamentali del Groupthink sono la tendenza dei gruppi a polarizzare, appiattire e consensualizzare in modo univoco e monotornico i membri di quel gruppo verso un’unica visione comune.
Il Groupthink può essere classificato come strumento o meccanismo di difesa che agisce deteriorando l’attenzione del singolo. Semplificando il groupthink ha il fine di salvaguardare coesione, morale e autostima di un gruppo inducendo i singoli a non prendere in considerazione o addirittura a manipolare le informazioni oggettive che fanno a botte con gli assunti e i preconcetti o le linee operative del gruppo.
Poiché il gruppo è sempre stato cruciale per la sopravvivenza dell’individuo, il meccanismo di identificazione e il ribaltamento della propria identità in quella del gruppo rende il pericolo che questo si possa sfaldare troppo da poter sopportare senza scorribande in praterie sconfinate di ansia generate dalla sensazione di vuoto e solitudine; una sensazione che aggetta il singolo nell'angoscia di percorrere la perigliosa foresta di una vita scevra di conforto e di identità, vita che non si capisce e non piace.
Al fine di dare sollievo a questa ansia spesso si finisce con il negare anche la più clamorosa delle evidenze pur di non assumersi l’onere e il rischio di cambiare e di evolvere.

A differenza di quanto sosteneva Janis, però, le decisioni di gruppo non stravolgono di certo l’intelligenza dei suoi membri, ma anzi esprimono (dovrebbero esprimere) le finalità collettive del gruppo per raggiungere gli obiettivi nel modo più rapido ed efficace possibile. Per la Psicologia Sociale moderna, quello su cui si basano realmente i processi decisionali di gruppo sono relativi ai meccanismi di formazione stessa del gruppo e della propria identità sociale (Turner, 1991; Turner e Oakes, 1986, 1989; Wetherell, 1987).
Infatti le dinamiche e i driver che porteranno alla polarizzazione del pensiero nascono dalla necessità degli individui di "mettere etichette" a persone, cose, idee cominciando proprio da se stessi. Un po' come se la raccontava Battiato cercando un centro di gravità permanente. Su questo tema ci sarà il secondo dei due post che avrà tono decisamente più ironico.
Il passo successivo, una volta messe le etichette a tutto, è quello della grande scorciatoia di collegare quelle etichette e i valori che esse sottendono con quelle del gruppo stesso, consentendo di identificarsi in esso; il gruppo poi farà poi il lavoro sporco di dirti chi sei, cosa sei e a cosa devi pensare.
Essere quindi parte di una categoria, vuol dire condividere con gli altri membri caratteristiche in comune e vuol dire anche fare in modo di risolvere adeguatamente eventuali differenze all’interno di quella categoria. O meglio, come nel nostro caso, cassarle completamente. Fondamentalmente questo accade anche per opinioni, idee e scelte di comportamento. Ecco, quindi, che si dà vita ad un processo di influenza sociale reciproca, nella quale gli individui che si categorizzano nei termini di un’identità sociale comune discutano e negoziano le loro differenze con l’aspettativa e la pressione motivazionale di raggiungere un accordo comune (Haslam, Turner, Oakes, McGarty et al. 1998; Postmes e Spears, 1998).
Coerentemente con questo, quando è saliente un’identità sociale condivisa, la discussione di gruppo dovrebbe generalmente condurre a convergere verso una posizione prototipica e tale esito è sicuramente prevedibile quando l’ingroup si confronta con un outgroup altamente saliente (per esempio in condizioni di competizione sociale).
La creazione e l'invadenza del ‘Pensiero Unico Dominante” e la conseguentemente l’assenza di ascolto di ‘Pensieri non Conformi a quello dominante nel gruppo può (e quasi sempre lo fa) rivoltarsi contro il gruppo stesso portandolo a risultati decisionali irrazionali, disfunzionali, poco o nulla efficienti (ricorda qualcosa?) o addirittura esiziali.

L'illusione di invulnerabilità
Un gruppo può vivere un momento di esaltazione coi relativi appartenenti gasati come una lattina di CocaCola che è rotolata giù per 6 piani di scale. Può arrivare a ritenere che qualsiasi cosa si faccia avrà successo a prescindere per non si capisce quale motivo, tipo chessò, nel caso della WT per una implicita benedizione divina intesa come rendita di posizione.Una situazione questa che, secondo Janis, si accende più facilmente nei gruppi neoformati, laddove l'individuo si sente coccolato e protetto e finirebbe con il fare carte false pur di non rompere l’euforia del gruppo, compresa l'autocensura e la scelta inconscia di rendersi cieco verso le falle che l'ideologia del gruppo mostra.
L'autocensura diviene una condizione "sine qua non" di sopravvivenza all'interno del gruppo stesso, determinato che ogni critica oggettiva verrebbe vista dagli altri come un attacco al collettivo.
La paura di essere isolato dal gruppo val quindi bene un autocensura.
La fede, i dogmi o le decisioni adottate dal gruppo vengono ritenute da tutti come valide a prescindere. I membri stessi prevengono le divergenze e insieme al loro leader focalizzano la loro attenzione e il loro impegno solo dove c’è convergenza, sacrificando l’esplorazione di tutte le possibili decisioni o la ricerca di dati che potrebbero rovinare l’unanimità.
in pratica se nessuno esprime una critica allora viene da sè ritenere che si sia tutti assolutamente d’accordo ma ciò non è necessariamente vero, magari qualcuno avrebbe delle critiche che non esprime.
Credere di essere nel giusto è una condizione normale per un gruppo. perché mai uno dovrebbe aderire ad un gruppo, specie ad alto controllo, se pensasse che questo non sia nel giusto.
Lo sfascio inizia invece a concretizzarsi quando la rettitudine e moralità del collettivo non è tanto legata a fatti oggettivi e dimostrabili ma piuttosto ad una presa di posizione che prescinde la realtà dei fatti.
Infatti se siamo così retti, belli, giusti, inquadrati, sbarbati e a norma ISO 9001 perché Dio non dovrebbe sostenerci elargendo tonnellaggi indeterminati di benedizioni anche per le cose più banali di questa vita, su come scegliere la carta igienica ad esempio.
Il passo successivo risulta essere ancora più insidioso ed è una fallacia logica di generalizzazione: se siamo giusti allora deve necessariamente essere giusto tutto ciò che facciamo; tutto può essere razionalizzato, il senso di giustizia ribaltato.
Se si è convinti ad esempio che mentire sia sbagliato ma di fatto vediamo che la leadership non si fa problemi a farlo, allora basta mettere l'etichetta di "guerra teocratica" come didascalia alla menzogna stessa, evitare di stabilire dei casi di specie nei quali la menzogna può essere considerata "guerra teocratica" ed ecco che abbiamo generato una regola "liberi tutti" che consente al gruppo di mentire quando e a chi meglio gli comoda per pararsi le terga come meglio crede.
Siccome però in economia si insegna che "non esistono pasti gratis", la regola precedente ha un costo, è che è quello che ora il gruppo e la sua leadership può mentire pure a te e al resto dell'ingroup. Ogni generalizzazione indebita nel pensiero di gruppo ha un costo ed è un debito che contrai verso verità e coerenza, e prima o poi va pagato.
In pratica qualsiasi cosa riprovevole il gruppo deciderà di fare allora questi "paraocchi etici" ci impediranno di provarne vergogna; questo almeno finché ci si considera parte del gruppo o fino a che se ne è emotivamente coinvolti; una volta usciti (o persa la fiducia) la guerra non è più teocratica ma con la propria coscienza.
I paraocchi etici non coprono gli occhi dei membri del gruppo allo stesso modo: ci sono individui che si adattano meglio e chi peggio alle pressioni di conformismo oppure hanno inferiori o superiori necessità di identificazione nel gruppo stesso. Fatto sta che alcuni si liberano più precocemente di questi condizionamenti e assumono apertamente un ruolo critico, in alcuni casi senza uscire dal gruppo assumendosi il poco confortevole ruolo del debunker disfattista, in altri casi invece escono dal gruppo e ne diventano i più feroci critici perché essendo totalmente delusi dall’inganno subito, esorcizzano la riprovazione verso la propria comprensibile debolezza attaccando chi ha lucrato sulla loro buonafede. Chi è ancora sotto l’influsso dei paraocchi etici invece considererà il “traditore” degno di ostracismo e biasimo. Come in un frattale la dinamica del disprezzo / ostracismo di diffonde per omeostasi a tutte le decisioni relative ad ogni aspetto della vita laddove i componenti ravvisino orientamenti mainstream all'interno del gruppo stesso anche se l'oggetto di disprezzo è ancora nell'ingroup: nel catalogo possiamo trovare cure mediche, diete, adesioni a teorie complottistiche varie ecc.
Il pensiero di gruppo è alla base dei più grandi "epic fails" della storia; in campo militare si possono annoverare esempi quali Pisacane a Sapri, la disfatta della Baia dei Porci per gli Americani, la follia di Stalingrado e la campagna di Russia per i tedeschi, Midway per i giapponesi e la guerra dei sei giorni per gli israeliani, in campo economico si può pensare alla Nokia che è passata dall'essere il maggiore player mondiale nella vendita di cellulari ad una posizione marginale e al fallimento più velocemente di un amen.
Non c'è altra spiegazione se non quanto descritto sopra (per esempio) per il parto podalico che ha portato alla luce su tutti l'hype delirante del 1975 nell'organizzazione, pensato evidentemente dopo un pasto pesante e sostenuto alla bella e meglio da una accozzaglia esegetica solida quanto un carro armato di truciolare inpiallacciato preso all'Ikea e montato male. Non proprio un arma su cui fare affidamento per andare alla guerra della confutazione.

Ora penso che anche i peggio pasdaran della WT sarebbero imbarazzati dal leggere il materiale riportato sotto; ora che siamo fuori da quello "zeitgeist" di fine anni '60 la lettura di tale materiale auto-apostata ti sbatte in faccia l'evidenza del gaslight nella narrazione attuale sul cosa successe realmente in quegli anni. Non dubito però che costoro riuscirebbero a giustificare questo e anche magari un calcio nei denti, determinato che la deriva attuale ha cambiato la forma ma non la sostanza.
Il fatto stesso che un idea solida quanto una lasagna con troppa besciamella sia potuta fermentare nella massa dei fratelli per quasi una decina d'anni, senza che nessuno alzasse la mano per chiedere chi era il pusher, lascia intendere che ormai la deriva del groupthink era tale da riuscire a produrre un totale scollamento con la realtà dell'intero gruppo.
Una cosa è assolutamente certa, la cronologia biblica avvalorata dall’adempiuta profezia biblica mostra che seimila anni d’esistenza dell’uomo termineranno presto, sì, entro questa generazione! (Matt. 24:34) Questo, perciò, non è il tempo d’essere indifferenti o compiacenti. Questo non è il tempo di scherzare con le parole di Gesù che “in quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno sa, né gli angeli dei cieli né il Figlio, ma solo il Padre”. (Matt. 24:36) Al contrario, è un tempo in cui ci si dovrebbe vivamente rendere conto che la fine di questo sistema di cose sta per giungere rapidamente al suo violento termine. Non v’ingannate, è sufficiente che il Padre stesso sappia sia ‘il giorno che l’ora’!
Anche se non possiamo vedere oltre il 1975, è questa una ragione per essere meno attivi? Gli apostoli non poterono vedere neppure fino a questo giorno; non sapevano nulla del 1975. Tutto quello che potevano vedere era un breve tempo dinanzi a loro in cui terminare l’opera loro affidata. (1 Piet. 4:7) Per cui c’è un senso d’allarme e un grido d’urgenza in tutti i loro scritti. (Atti 20:20; 2 Tim. 4:2) E con ragione. Se avessero indugiato o sciupato tempo e si fossero trastullati al pensiero che mancavano alcune migliaia d’anni alla fine non avrebbero mai terminato la corsa posta dinanzi a loro. No, essi corsero strenuamente e velocemente, e vinsero! Fu per loro questione di vita o di morte. — 1 Cor. 9:24; 2 Tim. 4:7; Ebr. 12:1.
TDG '69 1/2
Sinceramente ho fatto fatica per anni a capire come un rabbercio simile potesse essere preso acriticamente da un lettore con un QI solo leggermente superiore a quello di un minus habentes. La razionalizzazione dell'inconsinsistenza dottrinale che emerge mettendo assieme l'urgenza dei primi cristiani e un target apocalittico fissato 1915 anni dopo è puro dadaismo pseudologico: la soluzione è "beh non sapevano nulla del '75, poracci, hanno dovuto prenderli in giro altrimenti non avrebbero lavorato" se non si spiega con il groupthink si spiega con la marijuana
Dal pensiero di gruppo al narcisismo collettivo
Il narcisismo è definibile un auto-atteggiamento che, portato ad extrema ratio finisce con assumere connotazione patologica. Paradossalmente il narcisista è tutto meno che sicuro del proprio essere, anzi presenta numerose fragilità che impongono al soggetto un atteggiamento di difesa da attuarsi mediante la costruzione di un immagine grandiosa di se tutta costruita nella mente nell'individuo che poi cercherà in ogni modo di attualizzare.
Il narcisismo è la frustrazione, la rabbia e la violenza che scaturisce nel bambino quando non vede soddisfatti i suoi desideri che partono dal pacchetto di patatine fino ad arrivare alla casa pagata da papà, quando si accorge di non essere il figlio prediletto o la più bella del reame, quando da adulto continua a pensare che tutto sia dovuto, che chi ha di più non lo meriti e che lui sia la vittima della storia senza mai assumersi la responsabilità delle sue azioni.

La versione collettiva del narcisismo segue le stesse logiche: arricchire di aspetti positivi l’immagine del proprio gruppo di appartenenza
Tuttavia enfatizzarne le qualità e fare in modo che esse si concretizzino non è nulla di male; la forma patologica di narcisismo collettivo deriva facilmente da un groupthink "cronico" che porta all'eliminazione di un giudizio oggettivo: il gruppo è perfetto (o i migliori fra gli imperfetti dopo un enorme esercizio di umiltà talmente faticoso da richiedere armadi di tergisudore), non ha difetti solo grandissimi pregi, il gruppo è quello eletto da Dio, tutte le accuse mosse nei sui riguardi sono infamanti bugie (di apostati). la critica verso il gruppo è vissuta come attacco "ad personam" e scatena reazioni verbali spesso violente e nel migliore dei casi sconnesse. Il gruppo di per se è impegnato in mille modi per fornire una immagine positiva di se esagerando di ordini di grandezza i presunti successi (se non ve ne sono, si inventano, che problema c'è) e occultando i propri fallimenti.
Basti leggere come viene narrata la costruzione di due palazzine appaltate per la Betel di Bologna, dove si favoleggiano improvvise crisi economiche che hanno devastato l'area, aziende che barcollano, tutto che rema contro, alluvioni, terremoti e cavallette, ma grazie all'aiuto di Dio si è riusciti a tirar su baracca.
Viene dunque da chiedersi come tutte le decine di migliaia di cantieri in Italia attivi nello stesso periodo siano riusciti a combinare qualcosa senza l'imprimatur divino. La narrazione ripulita reciterebbe: "Volevamo fare un palazzone usando i fratelli aggratis per rimodernare un rudere che abbiamo pagato troppo, abbiamo fatto casino con l'antisismica e anche coi progetti di adeguamento che hanno spese inaffrontabili. Abbiamo appaltato ad un azienda esterna e nessuno ha verificato il fatto che avesse già in libri in tribunale per fallimento. Siccome l'economia in zona tirava abbestia in quel periodo, per un po è andata, poi son comunque falliti e il cantiere è stato rilevato da un altra azienda. E' andata bene: abbiamo accumulato un ritardo di circa 5 anni e un aggravio dei costi incomunicabile ai fratelli. Quindi la benedizione è evidente, contribuite"
La logica è quella di Frankenstein Junior: "poteva andare peggio: potreva piovere"

Secondo lo studioso Erich Fromm, il narcisismo sociale è alla base di fenomeni come il razzismo, le cui conseguenze possono essere molto pericolose.
Esattamente come il narcisista patologico è fortemente allergico alla critica diretta nei propri confronti fino ad allontanare tutti coloro che se ne rendono colpevoli, il narcisismo collettivo può condurre a guerre o a profonde divisioni sociali e famigliari se il gruppo di riferimento (ingroup) è calato all'interno di una società di pari.
Il gruppo narcisista si raggruppa attorno ad un leader carismatico (nel nostro caso leader autoreferenzialmente divino per procura) che esalta tutte le qualità del gruppo e su cui i singoli membri proiettano il loro narcisismo: proteggere, ed esaltare il leader significa proteggere ed esaltare se stessi, una sorta di meccanismo di retroazione.
Da dove viene, dunque, il narcisismo collettivo? Poiché l’uomo è un essere sociale, si riconosce nel gruppo a cui appartiene, il narcisista collettivo si identifica nel gruppo che diviene un prolungamento del suo ego e proietta sul gruppo la sua immagine grandiosa e permalosa, la sua suscettibilità, nei casi più gravi il gruppo diviene un’icona sacra, intoccabile, incriticabile e quando il gruppo è sminuito egli vede crollare tutte le certezze e le sicurezze riposte in esso. L’attacco al gruppo diviene attacco alla sua stessa persona, al suo sé, alla sua autostima, al suo stesso orgoglio.
Il narcisista collettivo soffre quando il suo gruppo è criticato, si deprime quando subisce una sconfitta e diviene violento (o rabbioso) quando il gruppo è attaccato, quando l’immagine collettiva viene messa in discussione, il narcisista si difende attraverso un atteggiamento "selvatico" di attacco o fuga.
Il narcisista, così come la versione sociale del narcisista, nega la sua umanità per esaltare l'immagine, finendo per de-umanizzare l'umanità dell'altro riducendola a immagine deformata e stereotipata dalla definizione che ne ha dato.
Così nel caso TdG, si riesce a superare l'orrore di una narrazione dello sterminio di 8 miliardi di persone ad Armagheddon, bimbi e persone distanti anni luce dalla propria cultura comprese. Se queste non sono persone ma solo stereotipi di agnostici, apostati, persecutori, atei, omosessuali ognuno con le proprie caratteristiche tecniche di fabbrica allora va bene, che inizi la carneficina.
Va bene pure rinnegare i figli deformando ad uso e consumo la scrittura per adattarla alla bene e meglio alle esigenze del proprio narcisismo sociale di fondo
Un bambino che non venga abbracciato dal suo villaggio, lo brucerà per sentirne il calore.
Proverbio africano
Lo psicologo politico Jerrold Post ha condotto studi relativi alla dinamica leader seguace di tipologia narcisistica. Post ritiene che il narcisismo collettivo sia esibito come un insieme di narcisisti individuali e discute di come questo tipo di relazione emerge quando un leader carismatico narcisistico fa appello a seguaci narcisisti "affamati di ideali".
Una caratteristica importante della relazione seguace del leader sono le manifestazioni di narcisismo sia dal leader che dal seguace di un gruppo. All'interno di questa relazione ci sono due categorie di narcisisti: il narcisista affamato di specchio e il narcisista affamato di ideali, rispettivamente il leader e i seguaci. La personalità affamata di specchio cerca tipicamente un flusso continuo di ammirazione e rispetto dai suoi seguaci.

Al contrario, il narcisista affamato di ideali trova conforto nel carisma e nella fiducia del suo leader affamato di specchio. La relazione è in qualche modo simbiotica; poiché mentre i seguaci forniscono la continua ammirazione necessaria al leader affamato di specchio, il carisma del leader fornisce ai seguaci il senso di sicurezza e lo scopo che il loro narcisismo affamato di ideali cerca. Fondamentalmente sia il leader che i seguaci mostrano forti sentimenti collettivamente narcisistici: entrambe le parti cercano maggiori giustificazioni e ragioni per amare il loro gruppo il più possibile. Forse l'esempio più significativo di questo fenomeno sarebbe quello della Germania nazista.
Il carisma di Adolf Hitler e i suoi discorsi polarizzanti soddisfacevano la fame del popolo tedesco di un leader forte. I discorsi di Hitler erano caratterizzati dalla loro enfasi sulla "forza" - riferendosi alla Germania - e "debolezza" - riferendosi al popolo ebraico. Alcuni hanno persino descritto i discorsi di Hitler come "ipnotici" - anche a persone di lingua non tedesca - e le sue manifestazioni come "guardare l'ipnosi su larga scala". Il carisma di Hitler convinse il popolo tedesco a credere di non essere debole e che, distruggendo la debolezza percepita tra loro (gli ebrei), avrebbero rafforzato la propria forza, soddisfacendo il loro desiderio di forza affamato di ideali e accontentando il loro specchio -affamato leader carismatico. [ Narcisismo collettivo - https://it.qaz.wiki/wiki/Collective_narcissism ]
Non mi pare necessario dettagliare ulteriormente le similitudini con l'attuale deificazione dell'organizzazione WT.
La deriva ipnotica è abbastanza chiara anche nei discorsi e nei contenuti del Broadcasting. L'eloquio è divenuto lento e innaturale con ripetizioni ossessive di termini, truismi come se non ci fosse un domani, interruzioni di modulo, appelli continui all'emotività e all'identificazione, polarizzazione degli scarsi contenuti presentati, ragionamento dicotomico e l'abbraccio finale del " vvii vooogliaaamo mmmolto bbbbeeeennne" che nel sentirlo fa scattare simbolicamente l'automatismo in latino maccheronico "in omnia pericula tasta testicula" ad esorcizzare l'incipiente fregatura.
Diversamente però dall'esempio citato di Hitler, qui abbiamo un livello di PNL dozzinale, di marca "amiocugginocheseneintende" e una armata da operetta di fratelli convinti di conquistare il mondo a botte di presentazioni confezionate con logiche circolari.
1975 reloaded
Dove si colloca quindi l'azzardo morale in tutto questo?
L'azzardo morale è una condizione in cui un soggetto, esentato dalle eventuali conseguenze economiche negative di un rischio, si comporta in modo diverso da come farebbe se invece dovesse subirle. [Treccani]
Facendo una applicazione pratica si può affermare che chi sottoscrive una polizza Kasko per il suo autoveicolo o ne conduce uno aziendale è sicuramente meno attento a prevenire danneggiamenti del mezzo stesso, non dovendone pagare di tasca propria le riparazioni. In questo caso però si inserisce una rilevante "asimmetria informativa" per la quale il soggetto che si assume il rischio si illude, a seguito di informazioni parziali, di non doverne subire le conseguenze mentre il beneficiario dei rischi assunti dal soggetto stesso (l'organizzazione) si guarda bene dall'assumerseli.
Nel caso TDG l'azzardo morale può essere riassunto in poche righe da questo Ministero del Regno del 6/74 pp. 1-3
8 Esaminando attentamente e in preghiera le nostre circostanze, possiamo anche riscontrare che siamo in grado di dedicare più tempo e più energie alla predicazione in questo periodo finale prima che finisca il presente sistema. Molti fratelli e sorelle fanno proprio questo. Lo si vede dal numero di pionieri in rapido aumento. 9 Sì, dal dicembre del 1973 ci sono stati ogni mese nuovi massimi di pionieri. Ora vi sono 1.141 pionieri regolari e speciali in Italia, un massimo senza precedenti. Ciò equivale a 362 pionieri in più che nel marzo del 1973! Un aumento del 46 per cento! Non si rallegrano i nostri cuori? Si odono notizie di fratelli che vendono la casa e i beni e dispongono di trascorrere il resto dei loro giorni in questo vecchio sistema facendo il servizio di pioniere. Questo è senz’altro un modo eccellente d’impiegare il breve tempo che rimane prima della fine del mondo malvagio. — 1 Giov. 2:17. 10 Condizioni come salute cagionevole o responsabilità familiari possono limitare la vostra partecipazione al ministero di campo. Tuttavia, nelle file dei pionieri ci sono molti che hanno limitazioni fisiche, e alcuni hanno la famiglia a carico. Ma questi fratelli e sorelle riescono a disporre le loro cose per adempiere le loro responsabilità e dedicare al ministero di campo 1.200 ore all’anno, una media di 100 ore al mese, ciò che si richiede dai pionieri.
Come si nota si esalta il comportamento completamente irrazionale di persone che per fare a gara a "chi ci crede di più" si son messe a licenziarsi, liquidare tutto e in preda al delirio collettivo andare a dichiarare una fine totale poggiata su conclusioni che stavano su con una molletta.

Ovviamente questo contribuiva ad aumentare e ad elevare a potenza l'hype autosdistruttivo con persone sempre più addormentate nella capacità di percezione. Nulla di diverso da una bolla speculativa di borsa.
Personalmente conosco diversi che si sono effettivamente comportati in quel modo, gente che s'è impallata di debiti perché tanto non li avrebbe pagati o che si è venduta casa per 4 spicci per fare un anno da pioniere mantenuto, conducendo poi una vita di miseria, magari mollando il lavoro pochi anni prima di aver maturato i diritti per la pensione.
E' vero in molti son rimasti, ma la dinamica alla base è più avvicinabile a quella del giocatore d'azzardo che non può ritirarsi dal banco mollando il gioco, pensando che così facendo non potrà più recuperare la perdita. Per molti che conosco, la volontà di arrivare alla fine dei propri giorni allo stesso modo con cui si è condotta la propria vita ha a che fare con la paura di mandare in malora il tempo investito (sebbene si sappia inconsciamente di averlo buttato nel rusco) e che quello rimasto non abbia valore.
Dopo essere parzialmente rientrata nell'alveo della realtà nei due decenni successivi, la fratellanza aveva apparentemente ripreso il controllo della programmazione della propria vita con la maggioranza della "generazione X" a condurre un ciclo dell'esistenza nel minimo sindacale della sanità mentale.
Ciò nonostante la necessità costante di steroidi e anfetamine spirituali atto ad alimentare il modo ossessivo compulsivo di vivere la spiritualità stessa proposto dall'organizzazione ha finito con il riportare pericolosamente fuori dall'alveo la generazione successiva (i millennials) e quella ancora successiva (la Z generation), pompata poi da genitori stessi ansiosi di tenere al riparo i figli dal confronto con le idee, pena la polverizzazione della famiglia stessa se qualcuno malauguratamente volesse scegliere diversamente per la propria vita.
La polarizzazione di queste giovani generazioni è ancora più netta perché la pressione esercitata dal gruppo e dall'organizzazione sulle loro scelte fin dalla tenera età si è fatta più grande.
Si vede da una parte una percentuale di giovani che non avendo ancora investito nulla della loro vita in questa organizzazione non ha difficoltà a lasciarla (o a non aderire mai formalmente) e dall'altra una fazione di bambinoni che cresce senza la necessità di programmarsi un futuro, costruirsi una identità, capire cosa piace e non piace, prendersi responsabilità. Tutte cose delegate all'organizzazione.
Se fra i figli di TdG la percentuale di giovani adulti nei millennials mentalmente terraformati e plasmati dal fatalismo WT è leggermente maggiore rispetto a coloro che lasciano, sembra invece che dalla Z generation in poi la quantità di transfughi sia ragguardevolmente più alta.
Oltreoceano pare superi l'80-85% di giovani TDG che non si riconosce nella religione dei genitori. Mi sembra di notare come in USA il problema università non sia la causa principale delle defezioni, ma piuttosto il college diventa un pretesto per staccarsi dall'ambiente familiare e da un sistema di valori che non si vuole condividere.
Il risultato è che continua ad aumentare la massa amorfa di ragazzi che arrivano nel momento topico della propria vita in cui decidere cosa farne senza nessuna idea ne voglia di decidere. D'altronde son cresciuti con l'idea che non sarebbero mai arrivati a questo punto (di doversi assumere responsabilità) nel sistema di cose presenti; sono stati anche cresciuti in un ambiente iperprotettivo e l'idea di doversi calare nella gabbia di leoni del lavoro e affilare gli artigli per competere è l'ultimo dei loro desideri, spesso non si sentono all'altezza.
Relativamente ai figli allineati invece si riscontra spesso un'atteggiamento narcisista nemmeno troppo larvato, fomentato dal fatto che l'imprinting che arrivava dal lato genitoriale e dall'ambiente era quello di un amore "erogato" sulla base di quello che facevano e non per quello che erano. Di conseguenza hanno sviluppato maschere atte a "far brillare di gioia" la controparte (genitori, ambiente sociale) sulla base delle loro azioni e dichiarazioni per ottenere in cambio approvazione ed esaltazione del se. Una sorta di riflesso pavloviano.

Negli ultimi 15-20 anni è arrivata nella "stagione adulta" la generazione di figli cresciuti a pane e WT con questo livello di pressione della propaganda e si cominciano a vedere gli impatti di questo modus operandi.
Qui in zona la quantità di ragazzi inquadrati che raggiunti i 30 anni non ha mai lavorato, non si sa tenere un lavoro o non ha proprio intenzione di andarci è vicina al 30% se non superiore. Ci sono schiere di sempre-adolescenti di 25-30 anni che hanno fatto scuole superiori che non interessavano solo perché apparentemente in quelle l'ambiente era meno degradato oppure impegnava poco con gli studi, pazienza se non ti piace o non offre sbocchi lavorativi tanto manco arriverai a finirla giacchè armagheddon arriverà prima che tu possa fare l'esame di maturità, figurarsi un lavoro.
Un lavoro che piace è una colpa, un lavoro di pulizie a nero o il baby sitting sono il golden standard, l'etica del lavoro semplicemente non esiste come valore. Se di sesso maschile costoro generalmente vengono prima possibile arruolati in nomine prima che possano scendere dalla ruota dei criceti, mandandoli come carne da cannone a dispensare consigli a famiglie più adulte alla canna del gas, altra carne da cannone. Se giovani donne è implicito che debbano fare opera di pioniere o sono "implicitamente da ostracizzare". Oppure si può partire per un eterno Erasmus teocratico, viaggiando il mondo nei luoghi (di villeggiatura) dove il bisogno è maggiore, senza ovviamente lavorare.
Una montagna di questi giovani è rientrata causa pandemia e non si può non notare lo smarrimento di costoro di fronte all'impotenza a cui la realtà li ha messi di fronte, esattamente come quelli-e / quelle coppie precocemente esodati da brillanti carriere betelitiche che continuano a far "missionari" a casa propria o nel proprio paese finanziati dai genitori.
Non c'è quasi progettualità nella maggior parte degli under 30 allineati, non c'è entusiasmo che non abbia riflesso plasticoso delle frasi fatte e delle mete fissate da altri. Io, ma è niente più che opinione, non penso sia possibile vivere felicemente con obiettivi che non si vivono come propria emanazione di una passione, figurarsi senza progetti ne obiettivi.
C'è una quantità non marginale di fratelli prossimi ormai alla quarantina che ha vissuto sul rasoio economico per i precedenti 15 anni e cominciano ad essere stanchi dopo aver sacrificato futuro e possibilità di avere una famiglia regolare e che tutt'ora non programmano la loro vita oltre 6 mesi / 1 anno, continuando a prediligere scelte di cortissimo respiro, nonostante basterebbe l'osservazione del fatto che tutti i "superstiti" delle generazioni precedenti che hanno condotto il loro medesimo sistema di vita e che non sono ancora "saltati per aria" siano in larga parte pieni di problemi, laddove non di astio.
Si preferisce continuare a concentrarsi sulle poche eccezioni felici piuttosto che la rovina che spesso decisioni di questo tipo hanno causato. Tornando al grouthink, è come se lo definissimo positivo citando l'esempio della sciagurata armata Brancaleone della spedizione dei Mille, che in virtù proprio dell'esser sciagurata arrivò a successo, omettendo di vedere come un armata di milioni di soldati e meglio armata dei nemici quali il 3° Reich proprio causa di una serie di decisioni ascrivibili ad appiattimento del pensiero a quello del leader carismatico riuscì a perdere un continente già conquistato e un vantaggio strategico e tecnologico larghissimo, fino all'annientamento e mille altri esempi come questo.

Una condizione lavorativa raffazzonata e di sopravvivenza o al margine dell'economia emersa è documentata anche dalla quantità di dichiarazioni dei redditi che girano il 5 per mille all'organizzazione. Su un totale di 250k fratelli con una età media elevata abbiamo circa 65k dichiarazioni con 5 per mille in favore dell'organizzazione.
Se eliminiamo la quantità di pensionati da quel numero e la quantità di fratelli che nel bene o nel male nelle regioni del nord (nella maggior parte dei casi) ha un lavoro in regola, restano enormi aree di territorio nel quale chi lavora, lavora in nero, saltuariamente o percepisce prebende statali o campa con i redditi a cascata di genitori o nonni.
Solo 1/4 dei fratelli risulta quindi percettore di reddito (il 60-70% nella popolazione generale fra popolazione attiva e pensionati) e probabilmente solo il 12-13% dei fratelli ce l'ha da lavoro dipendente regolare, con una media stipendio lordo anno di meno di 20k / anno su una media nazionale di 28,5k.
Va da se che almeno qui in terra italica questo è un gruppo sociale che avrà autonomia finanziaria fino ad estinzione dei Boomers e delle loro pensioni.
Ecco come nel lungo termine l'azzardo morale inculcato dalla WT ai suoi aderenti per cercare di drenare ogni tipo di risorsa alla lunga vada a ritorcersi contro se stessa, laddove non vi siano rimaste più risorse da drenare.
Dal mio punto di osservazione vedo una stagnazione ultraventennale della quantità di contribuzioni (in 7-8 congregazioni) a fronte di un aumento del costi lineare nel corso del tempo. Dove prima c'era un avanzo del 50% ora si arrivava al pelo a coprire le spese in epoca pre-covid, mentre durante la pandemia si bussa a danari anche localmente oltre che dalle parti in programma, perché non si fa più la patta.
Al netto dell'inflazione infatti (dati indice nazionale) i 100 euro-equivalenti del 1998-99 sono 47 attuali, quindi tutto torna.
Dal mio punto di vista abbiamo a che fare con una fratellanza che coscienziosamente ha rinunciato a pensare, condizione nella quale ci si trova anche molto bene, che deve affrontare il Deserto dei Tartari e non ha idea che la sabbia che calpesta non è quella di una spiaggia. Soprattutto non s'è accorta che ha praticamente finito l'acqua.
Coraggio, il secondo pezzo del papiro sarà molto più ironico e molto più breve
Gatto di Schroedinger
Bibliografia (oltre a quella citata nel testo)
Putnam, A.L., Ross, M.Q., Soter, L.K., Roediger III, H.L. (2018). Collective Narcissism: Americans Exaggerate the Role of Their Home State in Appraising US History. Psychological science.
Wan, W. (2018). America is a nation of narcissists, according to two new studies. The Washington Post.
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