Nella Bibbia, l’interlineare ebraico usa il termine מִצְוָה (mitzvah), che significa “comando, precetto”. Indica ciò che Dio ordina, prescrizioni che mostrano la via della vita e proteggono l’uomo da ciò che lo distrugge. I comandi di Dio non sono semplici consigli: hanno autorità e valore vincolante. Nel Nuovo Testamento, l’interlineare greco usa il termine ἐντολή (entolē), che significa “comando, ordine, prescrizione”. È il termine che richiede obbedienza.
I comandi di Dio formano il cuore nell’ubbidienza, nella fedeltà e nell’adorazione esclusiva del vero Dio. Non tutti i comandamenti hanno lo stesso peso: alcuni riguardano la relazione con Dio, verità, giustizia, umiltà; altri sono secondari, legati a rituali o forme esterne, come norme sull’igiene, regole sulla salute o indicazioni sull’abbigliamento.
In questo studio vedremo che l’ubbidienza ad alcuni comandi di Dio può determinare la salvezza dell’uomo, e che alcuni di essi riguardano direttamente il nostro futuro.
I Comandi di Dio ad Adamo
È ragionevole pensare che Dio, che incontrava Adamo nella brezza del giorno, gli abbia spiegato con chiarezza ogni incarico, e tanto più il comando di vitale importanza: “Dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché nel giorno che ne mangerai, morirai” (Genesi 2:17). L’interlineare ebraico rafforza la gravità del comando: מוֹת תָּמוּת (mot tamut), “morendo morirai”, una formula intensiva che indica certezza assoluta. Adamo trasmette a Eva quel comando che rappresenta il confine tra la vita e la morte.
“La donna fu ingannata” (1 Timoteo 2:14), Adamo no, ma la conseguenza fu la stessa. L’inganno perpetrato da Satana non esenta dalla punizione. Il termine ebraico per “ingannare” è נָשָׁא (nāshàʼ), “sviare, sedurre, far credere il falso”. La responsabilità morale rimane personale, perché la tentazione non impone: propone una scelta. Satana può alterare la percezione e distorcere la verità, ma non può annullare il libero arbitrio. L’uomo decide, e proprio questa decisione, libera, consapevole, non forzata, è ciò che rende la responsabilità reale davanti a Dio.
I Comandi di Dio ai suoi servitori: Noè, Abramo e Mosè
Noè riceve istruzioni precise da Dio: costruire l’arca, prepararsi al diluvio, condurre gli animali nell’arca e infine entrarvi. La Scrittura specifica le dimensioni dell’arca: “la lunghezza dell’arca sarà di trecento cubiti; la larghezza, di cinquanta cubiti, e l’altezza, di trenta cubiti” (Genesi 6:15). Se consideriamo il cubito di circa 45 centimetri, significa un natante lungo più di 130 metri, largo oltre 22 e alto circa 13 metri: una struttura enorme, che rende evidente la mole di lavoro, il tempo e la perseveranza necessari per costruirla. Dio parla in forma imperativa: “La farai di legno di cedro” (Gen 6:14), “La farai a tre piani” (Gen 6:16). Ogni frase è un comando.
“E Noè fece tutto ciò che Dio gli aveva comandato. Fece proprio così” (Genesi 6:22). Non interpretò, non modificò, non adattò. L’interlineare usa il verbo עָשָׂה (asah) “fare, compiere”, ripetuto due volte per indicare completezza. Una vita di lavoro e sacrificio sostenuta da otto anime, sua moglie, i tre figli e le loro mogli.
Abramo riceve il comando di lasciare la sua terra: “Vattene dal tuo paese, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre” (Genesi 12:1). L’imperativo “vattene” לֶךְ־לְךָ (lekh lekha), che significa “va’, parti”, vuol dire: muoviti davvero. Non è un invito: è un comando.
Ur dei Caldei, come confermano archeologia e storia, era una città avanzata: case solide, acqua, cibo, commercio, cultura e sicurezza.
Ebrei 11:9: “Per fede dimorò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende.” Dimorare in tende significava una vita esposta alle intemperie, con spostamenti continui per trovare pascoli, acqua e luoghi sicuri. Una vita che richiedeva vigilanza, adattamento e fatica quotidiana.
Abramo percorse probabilmente oltre 2.500 chilometri, un cammino immenso per un uomo che viaggiava con greggi, servi, tende e tutta la sua casa. Un comando che non offre dettagli, senza indicazioni di percorso né di destinazione: Abramo parte “senza sapere dove andava” (Ebrei 11:8). Dio gli mostra il cammino passo dopo passo. Poi gli ordina di circoncidere ogni maschio (Genesi 17:10–14), un atto che richiede obbedienza immediata.Infine un comando incomprensibile: offrire Isacco. “Prendi tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, e offrilo” (Genesi 22:2). Isacco non è un bambino: secondo la cronologia biblica e la tradizione ebraica, ha circa venticinque anni. Coopera con suo padre, porta la legna (Genesi 22:6), si lascia legare. Abramo alza il coltello, ma Dio interviene: “Non stendere la tua mano contro il ragazzo.” L’interlineare di Genesi 22:12 è potente: כִּי עַתָּה יָרֵא אֱלֹהִים (ki ‘atta yare’ Elohim), “ora so che tu temi Dio”, dove “yare’” indica un timore reverente che si manifesta “nell’obbedienza”.
Mosè fu cresciuto nella casa del faraone, educato come un principe e circondato da ricchezze, cultura e sicurezza, viveva in un ambiente di prestigio. La Scrittura lo descrive come “potente in parole e in opere” (Atti 7:22), segno della formazione elevata tipica della corte egiziana. Ma quando difende un ebreo e uccide un egiziano, deve fuggire per salvarsi la vita.
Si rifugia nel deserto di Madian, dove vive quarant’anni come pastore: una vita solitaria e dura, lontana da ogni comodità. In quel luogo Dio lo addestra: lo rende umile e mansueto.
Dio gli appare nel roveto ardente e gli dà un comando che richiede coraggio: tornare in Egitto. Mosè obbedisce. Affronta il faraone, guida il popolo, attraversa il deserto, sopporta mormorii, fatica e responsabilità immense, perché Dio glielo ha comandato.
Un giorno, però, in un momento di pressione, commette un errore grave. Dio gli aveva detto di parlare alla roccia affinché desse acqua (Numeri 20:8). Mosè invece colpisce la roccia due volte e dice al popolo: “Vi faremo uscire acqua da questa roccia?” (Numeri 20:10). Mosè attribuisce l’azione a sé e a suo fratello, come se fossero loro a compiere il miracolo. Così si appropria di un frammento della gloria che appartiene solo a Dio. Per questo Dio lo disciplina: “Poiché non avete creduto in me per santificarmi davanti agli occhi dei figli d’Israele, voi non entrerete nel paese” (Numeri 20:12). Mosè accetta la disciplina senza rancore.
- Ubbidire ai comandi di Dio significa essere disposti a vivere una vita di sacrifici e di abnegazione, senza necessariamente comprendere ogni cosa e senza porre limiti a ciò che Dio richiede. Dio plasma il cuore dei suoi servitori nelle prove: l’uomo impara l’ubbidienza dalle cose che soffre, come ricorda la Scrittura riguardo a Cristo: “Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì” (Ebrei 5:8).
Conseguenze della disubbidienza ai Comandi di Dio
Numerosi uomini persero la vita perché violarono ciò che Dio aveva stabilito, quali: la moglie di Lot; Nadab e Abiu; Cora, Datan e Abiram; Acan; Anania e Saffira.
Il profeta inviato da Dio a Betel ricevette un ordine chiaro e inequivocabile: “Non mangiare pane, né bere acqua, e non tornare per la strada per cui sei venuto” (1 Re 13:17). Sebbene un vecchio profeta lo abbia raggiunto e tratto in inganno (1 Re 13:11), il raggiro non ha cancellato la sua responsabilità personale. A causa della disubbidienza a quel comando diretto, l'uomo di Dio fu sbranato da un leone lungo la via (1 Re 13:24). Quando Dio parla in modo chiaro, nessun uomo e nessuna istituzione può annullare ciò che Egli ha stabilito, né evitare le conseguenze della disubbidienza.
Lo stesso principio emerge nella vicenda di Uzza. L’Arca del patto era stata caricata su un carro nuovo. Dio aveva stabilito un metodo preciso: “Metterai le stanghe negli anelli ai lati dell’Arca, per portarla” (Esodo 25:14). Le stanghe erano infilate negli anelli e i leviti la sollevavano senza toccare l’Arca stessa. Era un ordine chiaro: “Non toccheranno le cose sante, perché non muoiano” (Numeri 4:15). Uzza non era levita, e anche i leviti, in quel contesto, non potevano toccarla. Quando il carro vacillò, Uzza stese la mano per sostenere l’Arca. Sembrava un gesto buono, un gesto di protezione, ma violò un comando preciso. La buona intenzione non annullò la disubbidienza: “Allora l’ira di Dio divampò contro Uzza; il vero Dio lo abbatté per il suo gesto irriverente”(2 Samuele 6:7).
I Comandi di Dio alla Nazione d’Israele
Quando Dio forma la nazione d’Israele, le insegna un modo di vivere. La Legge è un insieme di comandi che regolano ogni aspetto della vita spirituale, sociale e familiare, culto, giustizia e misericordia. La tradizione ebraica riconosce nella Torah circa seicento comandamenti.
I comandi più importanti riguardano la relazione con Dio. “Non avrai altri dèi davanti a me” (Esodo 20:3) è il fondamento: Dio chiede fedeltà assoluta. Seguono comandi che custodiscono verità, giustizia e purezza: non pronunciare il nome di Dio invano, non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dare falsa testimonianza. La Legge parla ripetutamente di amore e compassione. Dio chiede di avere cura di chi è vulnerabile: “Amerai il forestiero” (Deuteronomio 10:19) e “Non opprimerai il povero e il bisognoso” (Deuteronomio 24:14).
Cristo e i due Grandi Comandamenti
Tutto converge su Cristo. Cristo dichiara: “Io sono la via, colui che conduce a Dio; la verità, la luce e la piena comprensione di ciò che Dio rivela; e la vita, cioè lo strumento attraverso cui si ottiene la vita eterna; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. (Giovanni 14:15). Cristo è l’unico mediatore che permette di accedere al Padre (Giovanni 14:6) e il capo della congregazione (Efesini 5:23).
Questa centralità e semplicità emerge chiaramente anche da due episodi significativi nel libro degli Atti. Il carceriere di Filippi chiese: “Signori, che devo fare per essere salvato?”, e la risposta fu: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia” (Atti 16:30-31). Anche il centurione Cornelio, desideroso di conoscere la via della salvezza, ascoltò da Pietro che: “chiunque ripone fede in Lui riceve il perdono dei peccati” (Atti 10:33; 10:43).
Non sorprende, quindi, che i discepoli venissero identificati dal nome di Colui nel quale riponevano fede: “Fu ad Antiòchia che per la prima volta i discepoli furono per volontà divina chiamati cristiani” (Atti 11:26). L’interlineare greco rivela che “cristiani” (χριστιανούς / christianous) è un termine formato direttamente dal nome “Cristo” (Χριστός) con il suffisso -ιανός, che indica “appartenenza, adesione, schieramento”. Significa letteralmente: “quelli del Cristo, i seguaci del Cristo”. Anche la grande folla di Apocalisse riconosce: “La salvezza la dobbiamo al nostro Dio, e all’Agnello!” (Rivelazione 7:10).
Lo stesso principio era già stato prefigurato nel deserto, quando Dio disse a Mosè di innalzare il serpente di rame: chiunque lo guardava viveva (Numeri 21:8-9). Gesù applica direttamente quell’immagine a sé: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna” (Giovanni 3:14-15). Come allora la vita veniva dal guardare ciò che Dio aveva innalzato, così oggi la salvezza viene dal rivolgersi a Cristo con fede.
Amore per Dio. Alla domanda sul più grande comandamento, Gesù riassume tutto ciò che Dio ha detto nei secoli: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua forza” (Deuteronomio 6:5; Matteo 22:37). “Da questo comandamento dipende tutta la Legge e i Profeti” (Matteo 22:40).
Amore verso il prossimo. Il secondo grande comandamento: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22:39). Gesù lo riassume nella regola aurea: “Tutto ciò che volete che gli uomini facciano a voi, fatelo anche voi a loro” (Matteo 7:12). L’interlineare evidenzia ποιεῖτε (poieite), “fatelo”: un imperativo al presente che indica un’azione continua. L’amore verso il prossimo è iniziativa, bene attivo.
È il segno distintivo dei discepoli: “Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35). L’interlineare usa ἀγάπη (agape), “amore basato sul principio, che cerca il bene dell’altro e si dona in modo disinteressato”. Cristo ne ha dato l’esempio supremo: “Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici (Giovanni 15:13). Da questi due comandamenti, amore per Dio e amore per il prossimo, dipendono tutta la Legge e i Profeti (Matteo 22:40). Sono la sintesi della volontà di Dio, il cuore del Vangelo, la misura della vera fede.
Comandi Apocalittici
È un ordine urgente. A quel tempo si comprenderà chiaramente chi è Babilonia la Grande, cosa rappresenta e cosa comporta non uscire quando si parla di subire le sue piaghe. Babilonia la Grande incoraggerà i credenti a non uscire, promettendo che lì ci sarà protezione, benedizione e salvezza? Indipendentemente dalla sua identità, il principio è sempre lo stesso: non seguire organizzazioni che pretendono di essere indispensabili per la salvezza. La salvezza non è legata a seguire uomini, ma all’obbedienza ai comandi di Dio.
“Vidi salire dal mare una bestia feroce con 10 corna e 7 teste; la bestia ricevette la sua potenza, il suo trono e grande autorità dal dragone. Le fu permesso di dare il respiro all’immagine della bestia feroce, così che questa parlasse e facesse uccidere tutti quelli che si rifiutavano di adorare l’immagine della bestia feroce. Fa in modo che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno possa comprare o vendere se non chi ha il marchio, cioè il nome della bestia feroce o il numero del suo nome. Il suo numero è 666”. Apocalisse 13.
Qui la prova diventa assoluta: o adori Dio o adori la bestia. Chi adora la bestia e la sua immagine e riceve il marchio sulla fronte o sulla mano berrà il vino dell’ira di Dio (Apocalisse 14:9-10). L’interlineare del termine marchio è χάραγμα (charagma), “un’incisione, un segno di appartenenza, una dichiarazione di lealtà”. Chi la sosterrà sarà escluso dalla salvezza promessa da Dio.
In quel momento l’unica cosa che determinerà la salvezza sarà la fedeltà assoluta, la disposizione a perdere anche la propria vita pur di rimanere dalla parte di Dio. “Chi vorrà salvare la sua vita la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia la troverà” (Matteo 16:25). Apocalisse 2:10 “Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita.” Allora si vedrà la distinzione tra il giusto e l’ingiusto, tra chi serve Dio e chi non lo serve (Malachia 3:18). Qui è richiesta la perseveranza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e mantengono la fede in Gesù (Apocalisse 14:12). La Scrittura mostra che nel giorno stabilito da Dio la qualità della fede sarà resa evidente: “l’opera di ciascuno sarà manifesta, sarà rivelata mediante il fuoco” (1 Corinzi 3:13).
Gesù avvertì i suoi apostoli di vigilare dicendo che tutti lo avrebbero abbandonato, e così avvenne: non furono i loro buoni propositi a sostenerli nella prova (Marco 14:50). La fedeltà non nasce all’improvviso e non si improvvisa nel momento critico: si costruisce ora.
Satana, il maestro dell’inganno, “che svia l’intera terra abitata” (Apocalisse 12:9), e che “si trasforma in angelo di luce” (2 Corinti 11:14), cercherà di “sviare, se possibile, anche gli eletti” (Matteo 24:24). È un aspetto che dobbiamo tenere presente: dietro queste organizzazioni vi è il grande burattinaio.
La fedeltà cresce mentre scegliamo ogni giorno di rimanere dalla parte di Dio. Per questo è indispensabile rafforzare oggi la fede e rendere risoluto il cuore, perché l’ubbidienza rivela ciò che siamo davvero. “Il giusto vivrà per la sua fede” (Ebrei 10:38).
Dio ha rivelato l’essenziale: ciò che serve davvero per avere la sua approvazione. La Bibbia dice di “accertarsi delle cose più importanti” (Filippesi 1:10). Tra queste: uscire quando Dio ordina di uscire e non prendere ciò che Dio proibisce di prendere.
Mettere al primo posto le cose più importanti
- Amare Dio e il prossimo.
- Adorare il Padre in spirito e verità.
- Aprire il cuore a Cristo, riconoscere chi è, ascoltare le sue parole.
- Coltivare una relazione viva con il Padre e il Figlio.
- Custodire la Parola, le leggi, i principi e i comandamenti di Dio.
- Non conformarsi alla mentalità del mondo, seguendo solo Cristo.
- Salvaguardare il cuore.
- Edificare la fede.
- Rimanere fedeli sino alla morte.
Alla fine, tutto si riduce a questo: rimanere saldi e incrollabili dalla parte di Dio nel momento della prova. La fedeltà che coltiviamo oggi sarà la forza che ci sosterrà domani, perché solo chi persevera ed è ubbidiente fino alla fine riceverà la vita che il Padre ha promesso.
“Spero nei tuoi atti di salvezza, o Dio, e metto in pratica i tuoi comandamenti”. Salmo 119: 165.
Post del resiliente






Un articolo molto accurato, dall’ebraico al greco, passando per cubiti, interlineari, patriarchi, profeti, bestie e 666, non manca praticamente nulla.
RispondiEliminaComplimenti!
Alla fine, però, dopo questo lungo viaggio attraverso la Scrittura, la conclusione appare curiosamente semplice, Dio comanda, l’uomo obbedisce.
Resta solo una domanda, forse la meno semplice di tutte: quando si passa dal “Dio ha detto” al “Dio vuole che oggi facciate questo”, chi tiene il filo dell’interlineare? della dottrina?
Perché a volte il vero miracolo non è riuscire a capire cosa dice il testo, ma essere assolutamente certi di sapere cosa Geova intendesse dire… soprattutto quando lo dice al suo “canale” ubicato a Warwick.
Caro Saroj,
RispondiEliminadevo dirtelo: hai impaginato questo post con una cura che si vede e si sente.
La struttura è limpida, scorrevole, proprio come dovrebbe essere quando si parla dei comandi di Dio: chiarezza che illumina.
Hai fatto risaltare ogni sezione con equilibrio.
E questo, in un tema così denso, è un piccolo capolavoro editoriale: sembra semplice, ma non lo è.
Grazie davvero per la precisione, e l’occhio professionale con cui hai presentato il mio lavoro.
Un impaginatore così… è già metà del messaggio.
Figurati! Con tutto il tempo che avrai impiegato a fare questa ricerca il minimo era impaginarla correttamente. Grazie per la tua collaborazione. Come dico spesso questo blog è aperto a tutti, se lo desiderate inviate anche voi un articolo e sarà pubblicato
EliminaGenna: Complimenti al Resiliente e a Saroj.
EliminaNon partecipo spesso , ma leggo sempre con interesse i post e gli articoli pubblicati.
E questo ritengo sia un capolavoro, come un discorso chiaro e comprensibile e con sottotitoli e informazioni che suscitano interesse.
Ricordando con simpatia la vecchia pagellina della scuola , ti avrei messo 10 B 🤗
Carissimi fratelli continuate così che siete un aiuto rafforzante , perché date speranza , la speranza che qualcosa possa cambiare in meglio e che nella fratellanza c'è ancora la lealtà
Ma scusate , non è giusto che si facciano questi post , fatto molto bene lo devo riconoscere ma c'è un ma , mette in ridicolo ciò che io ho creduto e dato da fare per insegnare ciò che ho creduto e da allora sono passati 57 anni e bussare alle porte per dire loro che non sarebbero invecchiati , e che non dovevano frequentare l'universitàSvegl.22 maggio 1969.he tu sia giovane o vecchio, devi
RispondiEliminaaffrontare il fatto che
questo sistema non cambierà
la sua direzione.
Sotto l'influenza di Satana,
continuerà a deteriorarsi
rapidamente nei suoi anni rimanenti.
La verità di ciò si può
vedere nelle statistiche sulla criminalità.
PER I
GIOVANI?
ovunque. Negli Stati Uniti
l'FBI ha riportato che nel 1968 c'è stato
SVEGLIATI!
un fantastico aumento del 17% della criminalità rispetto al 1967. Questo si è aggiunto a
molti anni di altri forti aumenti. La
popolazione, tuttavia, è cresciuta solo dell'1% l'anno scorso. Quindi la criminalità è esplosa diciassette volte più velocemente della popolazione!
Se sei giovane, devi anche
affrontare il fatto che non invecchierai mai in questo sistema attuale. Perché? Perché tutte le prove a sostegno delle profezie bibliche indicano che questo sistema corrotto è destinato a finire tra pochi anni.
Riguardo alla generazione che ha assistito all'inizio degli "ultimi giorni" nel 1914, Gesù
predisse: "Questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano accadute" (Matteo 24:34).
Pertanto, da giovane, non potrai mai realizzare nessuna delle carriere che questo sistema
offre. Se frequenti le scuole superiori e stai pensando all'università, significa
almeno quattro, forse anche sei o otto anni
di studio in più per laurearti e intraprendere una carriera specializzata. Ma dove sarà questo sistema a quel punto? Sarà già sulla buona strada per la sua fine, se non addirittura scomparso!
Ecco perché i genitori che basano la loro vita sulla Parola profetica di Dio trovano molto più pratico indirizzare i propri figli verso mestieri che non richiedono lunghi periodi di studio. E mestieri come la falegnameria, l'idraulica e altri ancora saranno utili non solo ora, ma forse ancora di più nell'opera di ricostruzione che avrà luogo nel nuovo ordine di Dio.
Grazie a questi mestieri pratici, molti giovani sono riusciti a mantenersi con un lavoro part-time. Questo permette loro di dedicare molto più tempo ad aiutare le persone interessate ad apprendere i requisiti di Dio per la vita, studiando la Bibbia insieme a loro.
È vero, coloro che non comprendono la nostra posizione nel flusso del tempo dal punto di vista di Dio considereranno tutto ciò impraticabile.
Ma cosa è veramente pratico: prepararsi per un ruolo in questo mondo che presto passerà? o lavorare per sopravvivere alla fine di questo sistema e godere della vita eterna nel nuovo giusto ordine di Dio?
-1 Giovanni 2:17.
In questi tempi difficili, mentre questo sistema malvagio si contorce nelle sue agonie, questo consiglio della Parola di Dio è quanto mai pratico per tutti coloro che desiderano continuare a vivere: "Figlio mio,
non dimenticare la mia legge e osserva i miei comandamenti,
il tuo cuore li custodisca, perché
ti saranno aggiunti giorni lunghi, anni di vita e pace." - Proverbi
Grazie @Resiliente per la tua ricerca e l'impegno, io ho un punto di vista più terreno e agli occhi di un credente mi rendo conto che può risultare disturbante. Quando Dio parla... giusta congiunzione ma... parla? No, magari lo facesse, e se non parla è un bel problema, perchè ha permesso a certi soldati nelle due guerre mondiali di avere le fibbie dei cinturoni con su inciso: Gott mit uns. Il -Dio è con noi- ha significato in molte guerre demonizzare il nemico, che tra l'altro era convinto pure lui di avere Dio dalla propria parte. Ok allora "parla" attraverso la Sacra Scrittura, ma a me non basta, per i motivi sopra. Ubbidire ai comandi di Dio? E chi mi assicura che provengono proprio dal Lui quelli scritti nel VT? Per non sbagliare applico le uniche regole dette da Gesù, perche anche fossero inventate, male non fanno. Invece i comandi del YHWH Sabaoth, il Dio degli Eserciti, di male ne han fatto parecchio, non solo in passato, ma fino ad oggi. Facciamo un esempio attuale, ti sei fatto il mutuo per comprarti la casa, hai lavorato anni e anni in fabbrica sopportando l'arroganza dei superiori, ti sei arato un bell'orto e sai bene quanto è bassa la terra, così quando ti stai godendo finalmente il frutto del tuo duro lavoro, arriva un gruppo di coloni armati: ci sono già le ruspe per demolire la tua proprietà, e tu non puoi
RispondiEliminadifenderti perchè ti possono sparare impuniti, è già successo. Chiedi disperato perchè ti fanno questo, la risposta è che la terra appartiene a loro perchè è stato Dio a dargliela. Per una affermazione così forte ci vogliono prove altrettanto forti: se viene Dio o un angelo a dirmi di lasciare la casa ok, non posso fare altro che ubbidire, anche se non ne capisco la logica o la giustizia, ma se un uomo come me viene a dirmi che è un privilegiato da Dio e può fare quello che vuole, non ci credo, penso invece che la religione sia solo una scusa per invadere territori.
E' esattamente quanto si legge nella Bibbia del VT, è una serie di violenze e soprusi allucinanti, perchè ricordiamolo bene che i tanto decantati comandi della Legge mosaica, non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, valevano unicamente tra gli israeliti, mentre i popoli (Goym) invasi venivano sterminati e saccheggiati. La scusa per tali violenze era perchè erano popoli pagani, ma mica tutti, i figli di Dan erano andati a occupare e distruggere la città di Lais bruciandola, anche se era abitata da un popolo tranquillo che si faceva i fatti suoi. Oggi almeno i coloni non ti fanno diventare schiavo a vita a spaccare pietre come succedeva ai tempi di Davide e di Salomone. Ma ragioniamo un attimo, se Dio aveva da far fuori tutti sti pagani, perchè non ci ha pensato Lui in modo pulito, invece di usare soldati umani provocando sofferenze indicibili?
Eh beh c'è la contesa universale di mezzo, Dio non può intervenire... Ah invece può fare da mandante? Non ci siamo. Questo modello splatter di educare col sangue è aberrante, per fortuna sono certo che come l'archeologia non ha trovato riscontri di molte vicende narrate nella Bibbia, molti altrettanto orrendi racconti se li sono inventati per darsi una certa importanza. Parere mio ovviamente, di tutto l'articolo faccio tesoro solo della parte che riguarda Gesù.