Sono sacerdote della diocesi di Bologna. Ho 52 anni e sono stato ordinato nel 2006. Dopo alcuni anni di esperienza missionaria in Ghana sono tornato a Bologna, dove svolgo il mio ministero sacerdotale e insegno religione cattolica nelle scuole superiori.
Accanto al ministero pastorale ho sempre coltivato un forte interesse per lo studio della Bibbia, della storia del cristianesimo e dei movimenti religiosi contemporanei. Mi sono formato in teologia, ma anche in ambito storico (laurea in storia antica presso l’Unibo), perché sono convinto che la fede non abbia nulla da temere dalla ricerca seria e documentata.
Negli ultimi anni una parte importante del mio impegno è diventata l'informazione sui Testimoni di Geova. Lo faccio attraverso conferenze, incontri, il canale YouTube "Cosa insegna realmente la Torre di Guardia" e il profilo TikTok "JWGesù", cercando sempre di distinguere il rispetto per le persone dalla critica delle idee e dei meccanismi organizzativi.
2) Tra i tanti ambiti di cui un sacerdote potrebbe occuparsi, perché hai scelto di dedicare così tanto tempo allo studio dei Testimoni di Geova? C'è stato un episodio o un incontro che ha acceso questo interesse?
Sì, c'è stato un momento molto preciso.
Avevo circa diciotto anni e partecipai a un convegno del GRIS, il Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa. Durante una colazione ebbi la possibilità di parlare a lungo con monsignor Lorenzo Minuti, che dedicò gran parte della sua vita allo studio dei nuovi movimenti religiosi.
Gli chiesi perché investisse così tante energie in questo campo. La sua risposta mi è rimasta impressa.
Mi disse che occuparsi di organizzazioni religiose ad alto controllo non significa combattere una religione, ma fare pastorale familiare. Perché quando la fede viene utilizzata per scopi diversi dalla fede stessa, una delle prime vittime sono quasi sempre le relazioni familiari.
Quelle parole non le ho più dimenticate.
Anni dopo ho conosciuto tante persone che avevano perso rapporti con figli, genitori, fratelli o coniugi semplicemente perché avevano cambiato convinzioni religiose. Ho capito che monsignor Minuti aveva visto molto lontano.
Da allora il mio obiettivo non è mai stato attaccare i Testimoni di Geova come persone. Al contrario, ho conosciuto tantissimi Testimoni sinceri, onesti e animati da una fede autentica, a favore dei quali ritengo importante fare informazione. Il mio interesse riguarda i meccanismi organizzativi e dottrinali che possono limitare la libertà di coscienza e produrre sofferenza.
3) Se potessi porre una sola domanda al Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, sapendo di ricevere una risposta sincera e completa, quale sarebbe? E perché proprio quella?
Peccato, vorrei farne tante!! Ma se una sola credo chiederei
“Qual è il criterio con cui distinguete una verità biblica immutabile da un'interpretazione destinata a cambiare?"
Nel corso della loro storia molte dottrine considerate certe sono state modificate, alcune anche più volte. Questo, di per sé, può accadere in qualsiasi tradizione religiosa.
La questione è un'altra: quando un'interpretazione viene presentata come volontà di Dio e poi cambia radicalmente, chi ha subito conseguenze personali per averla seguita merita almeno una spiegazione.
Capire quel criterio aiuterebbe milioni di persone a comprendere meglio il rapporto tra autorità religiosa e libertà di coscienza.
4) Dal punto di vista dottrinale, quali ritieni siano le differenze più significative tra l'insegnamento dei Testimoni di Geova e il cristianesimo storico? E quali sono, secondo te, le dottrine che hanno le conseguenze più profonde nella vita quotidiana degli adepti?
Le differenze teologiche sono numerose: la natura di Cristo, la Trinità, lo Spirito Santo, la comprensione della Chiesa, l'escatologia e il ruolo del Corpo Direttivo. Ma, pastoralmente parlando, credo che le dottrine più importanti siano quelle che incidono concretamente sulla vita delle persone.
Penso all'ostracismo verso chi lascia l'organizzazione, alla continua identificazione tra fedeltà a Dio e fedeltà all'organizzazione, alla gestione della coscienza in alcuni ambiti delicati come il sangue, oppure alla convinzione che solo una determinata organizzazione rappresenti realmente il popolo di Dio e chiunque ne sia fuori è condannato da Dio.
Quando una dottrina modifica i rapporti familiari, le amicizie, le scelte professionali o la libertà di coscienza, non è più soltanto una questione teologica: diventa una questione profondamente umana.
5) Molti ex Testimoni raccontano di aver vissuto un forte controllo sulla propria vita. Dal tuo punto di vista, quali sono i principali meccanismi con cui un'organizzazione religiosa può influenzare il modo di pensare, di informarsi e di prendere decisioni?
Il controllo raramente passa attraverso la forza.
Molto più spesso passa attraverso la convinzione di fare liberamente ciò che in realtà è già stato deciso da altri.
Questo può avvenire limitando le fonti considerate affidabili, creando una forte identificazione tra Dio e l'organizzazione, facendo percepire il dissenso come un pericolo spirituale e collegando l'appartenenza religiosa alla conservazione degli affetti familiari.
Sono dinamiche che gli studiosi dei gruppi ad alto controllo descrivono da molti anni e che possono trovarsi, con intensità diverse, anche al di fuori dell'ambito religioso.
6) L'organizzazione dei Testimoni di Geova ha modificato nel tempo numerose dottrine e direttive. Come interpreti questi cambiamenti?
Ogni realtà religiosa evolve.
Il problema non è cambiare.
Il problema nasce quando un insegnamento viene presentato come l'unica volontà di Dio e successivamente viene modificato senza una reale assunzione di responsabilità per le conseguenze che quel precedente insegnamento ha avuto nella vita delle persone.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a cambiamenti importanti: sul rapporto di servizio, sull'abbigliamento, sulla barba, sull'approccio verso alcuni disassociati e su altri aspetti. Questi cambiamenti meritano certamente di essere studiati, ma anche contestualizzati storicamente, chiedendosi perché siano avvenuti proprio in questo momento.
7) Hai incontrato molte persone che hanno lasciato l'organizzazione. Quali sono le difficoltà più ricorrenti?
La perdita della rete sociale.
Molti non perdono soltanto una religione.
Perdono amici, parenti, punti di riferimento, identità e, talvolta, perfino la capacità di fidarsi di qualcuno. Molti testimoni di Geova sono certo che restano all’interno dell’organizzazione anche se non condividono più tante cose perché più che il nuovo mondo a loro interessa IL LORO mondo, non perdere questo…
Per questo cerco sempre di dire una cosa.
Non bisogna uscire da un sistema di certezze assolute per entrare immediatamente in un altro.
Occorre riscoprire lentamente il valore del dubbio, dello studio personale, del confronto sereno e della libertà di coscienza.
8) Nel dialogo con i Testimoni ancora attivi quali errori vedi commettere più spesso?
L'errore più comune è voler vincere una discussione.
Le persone non cambiano perché vengono umiliate.
Si predispongono al cambiamento quando si sentono ascoltate. Per questo distinguo sempre le persone dall'organizzazione.
Non attacco mai la sincerità della loro fede.
Discuto documenti, storia, interpretazioni bibliche e decisioni organizzative. Il rispetto apre molte più porte della polemica.
9) Perché hai deciso di utilizzare YouTube e TikTok?
Perché oggi le persone cercano risposte lì.
Ho pensato che fosse importante offrire contenuti documentati, verificabili e rispettosi.
Non faccio video per creare scandalo. Cerco di mettere a disposizione documenti originali, pubblicazioni della Watch Tower, testi biblici, fonti storiche e sentenze.
Ricevo messaggi molto diversi.
Ci sono Testimoni che non condividono le mie conclusioni ma apprezzano il tono rispettoso.
Ci sono ex Testimoni che mi scrivono per raccontare la loro storia.
E ci sono moltissime persone che semplicemente desiderano capire meglio un fenomeno religioso di cui si parla spesso ma che pochi conoscono davvero.
10) Quale messaggio vorresti lasciare a una persona che sta iniziando a mettere in discussione le proprie convinzioni?
Non avere paura delle domande.
La verità non teme le domande.
Se una convinzione è vera, resisterà anche all'esame più rigoroso.
Se invece non lo è, è meglio scoprirlo prima che dopo.
E soprattutto ricordati una cosa.
La tua dignità non dipende dall'appartenenza a un'organizzazione.
La fede autentica non dovrebbe mai chiederti di rinunciare alla tua coscienza, alla tua capacità di ragionare o all'amore verso la tua famiglia.
Dio non ha paura della libertà. Al contrario, la libertà è uno dei doni più grandi che ci ha fatto.
[viene di seguito inserito un commento di Stefano Greco]
Carissimo Virgilio, c' un po di carne al fuoco.... ma cerco di rispondere come posso. Grazie per la domanda, che è tutt'altro che banale. Farei però alcune preisazioni, perché altrimenti rischiamo di mettere sullo stesso piano questioni differenti.Innanzitutto, non direi che i libri del Nuovo Testamento furono tradotti o riscritti in greco perché erano stati scelti come canonici, mentre gli altri furono “nascosti”. I libri che costituiscono il Nuovo Testamento ci sono pervenuti originariamente in greco, con la possibile discussione su precedenti tradizioni semitiche per alcuni testi,e il processo di formazione del canone fu lungo e graduale. Non fu la traduzione in greco a renderli canonici...se ho capito male ciò che intendevi ti chiedo scusa.
Quanto alla Vulgata, siamo effettivamente nell'antichità cristiana, ma non è contemporanea agli originali del Nuovo Testamento. Gli scritti neotestamentari appartengono al I secolo; Girolamo iniziò la sua opera di revisione e traduzione alla fine del IV secolo, lavorando sia sulle precedenti versioni latine sia sui testi nelle lingue originali. Quindi ci separano comunque circa tre secoli.La domanda ffondamentale però è questa: la Vulgata può essere considerata filologicamente alla pari del testo greco?
Direi di no, almeno se con “alla pari” intendiamo stabilire che cosa abbia scritto originariamente l'autoree del Nuovo Testamento. Una traduzione, per quanto antica e autorevole, rimane una traduzione. Quando possediamo il testo greco, è al greco che dobbiamo tornare per stabilire il significato originario. La Vulgata rimane però un testimone antichissimo e importantissimo della maniera in cui quei testi venivano letti e compresi nella Chiesa antica. I tuoi essempi sono molto interessanti. Κύριος (kýrios) e Dominus hanno certamente un'area semantica comune: signore, padrone, colui che esercita autorità. Però starei attento a ricavare il significato teologico di Dominus semplicemente da domus, quasi significasse necessariamente “dominatore di tutto ciò che si trova nella sua casa”. È suggestivo, ma l'etimologia non può sostituire il significato che una parola possiede effettivamente nel suo contesto.
Ancora più interessante è σταυρός (staurós). Tradurlo semplicemente attraverso la sua etimologia più antica può essere fuorviante. Nel greco antico poteva indicare un palo, ma nel greco dell'epoca romana il termine e i vocaboli collegati vengono utilizzati nel contesto della crocifissione. La sytessa torre di guardia, come ho dimostrato piu volte, taglia i passi delle enciclopedia che cita parzialmente ocme al solito, per non fr sapere questo. La Vulgata utilizza crux. Per stabilire quale fosse la forma concreta dello strumento dell'esecuzione di Gesù, quindi, non basta prendere il significato più antico della parola staurós: bisogna considerare l'uso linguistico del I secolo e le testimonianze storiche sulla crocifissione romana.
C'è poi una precisazione importante dal punto di vista cattolico. La Vulgata non è affatto “non canonizzata”: qui stiamo confondendo il canone, che riguarda quali libri appartengono alla Scrittura, con l'autorevolezza di una particolare edizione o traduzione. Il Concilio di Trento dichiarò autorevole la Vulgata nell'uso ecclesiale; questo però non significa che la Chiesa abbia dichiarato che ogni sua parola latina sia filologicamente superiore o identica all'originale greco.
Anzi, questo è molto importante: gli studi biblici cattolici moderni lavorano normalmente sui testi originali ebraici, aramaici e greci, utilizzando naturalmente anche le antiche versioni, fra cui la Settanta e la Vulgata, come testimonianze preziosissime.
E anche per la Messa farei una distinzione: noi non stiamo semplicemente utilizzando “nuove versioni della Vulgata”. Le traduzioni liturgiche moderne vengono preparate tenendo conto dei testi originali e della tradizione testuale della Chiesa. Esiste inoltre la Nova Vulgata, promulgata nel 1979, che costituisce il testo latino ufficiale della Chiesa cattolica di rito romano.
Quindi, se devo risponderti in una frase: la Vulgata possiede un'enorme autorità storica, ecclesiale e teologica, ma per ricostruire ciò che gli autori del Nuovo Testamento scrissero originariamente non può essere messa filologicamente sullo stesso piano dei testimoni manoscritti greci.
E, da sacerdote cattolico, non avrei alcuna difficoltà ad ammetterlo. La fede cattolica non richiede di sostenere che una traduzione latina del IV-V secolo sostituisca il greco del Nuovo Testamento. Al contrario, proprio perché prendiamo sul serio la Scrittura, quando vogliamo approfondire una parola come kýrios o staurós, torniamo al greco e al suo contesto storico e linguistico. Spero di essermi capito, dice il comico Frassica ;)

Questa intervista mi ha colpito per la precisione affilata delle risposte. Avendo vissuto dall'infanzia fino ai 50 anni all'interno posso vedere con chiarezza tutte le problematiche dichiarate da Greco, che ringrazio per essersi sottoposto alle nostre domande.
RispondiEliminaPurtroppo fino a quando si è convinti di "avere la verità" si diventa ciechi alla realtà.
Serve sempre una condizione di base: la capacità di mettersi in discussione e fare domande.
@Stefano Greco, grazie per aver condiviso la tua esperienza, non conoscevo il tuo percorso perchè non frequento né YouTube né TikTok, ma abbiamo avuto uno scambio di vedute sul blog Proclamatori Consapevoli. Ho apprezzato il fatto che, quando in un commento ti ho risposto in modo un pochino polemico, tu non abbia reagito: a conferma del fatto che non attacchi l'autenticità della fede, ma discuti le idee.
EliminaDetto questo, ti racconto una piccola esperienza che ho avuto quando ero a Roma. Incontrai un teologo e avviammo una discussione sull'identità di Adamo ed Eva e sulle differenti interpretazioni riguardo alla natura di questa narrativa biblica. Quelle convinzioni, ora che sono in tarda età, si sono trasformate in domande, a volte senza risposta.
Direi che il mio problema è proiettato oltre l'appartenenza a questa o a quell'organizzazione ed è molto più basilare. Mi farebbe piacere che leggessi il mio libro, Esegesi critica: appunti di un percorso di studio, e mi esprimessi il tuo parere. Gli amministratori hanno la mia email, alla quale puoi scrivermi.
Un abbraccio da uno pseudo-teologo, Tommaso (ma non d'Aquino).
@Tommaso, sarebbe stato un bel gesto se avessi messo a disposizione gratuitamente il tuo libro.
Elimina@Marcus è giusta la richiesta. Il problema è che la piattaforma che ho utilizzato per pubblicare il libro richiede una percentuale sulla pubblicazione, quindi è necessario dare un prezzo al libro. Vedrò fino a quanto si può ridurre e, se riesco, ve lo farò sapere. Magari si potrebbe stabilire un prezzo simbolico di pochi euro.»
EliminaPotete comunque leggerne una parte gratuitamente con l’anteprima di Amazon. Se ne vedono parecchie pagine
EliminaGrazie Stefano per il lavoro che stai facendo.
RispondiEliminaApprezzo profondamente la tua capacità di ascoltare senza giudicare, di rispettare le convinzioni e la coscienza di ciascuno. È raro trovare qualcuno che unisca competenza, equilibrio e umanità in modo così limpido.
La Scrittura ricorda che “la risposta gentile calma la collera” (Proverbi 15:1): tu dimostri ogni giorno quanto il rispetto possa aprire porte che la polemica chiuderebbe.
Continua così: il tuo contributo è prezioso.
Ringrazio Stefano di aver accettato l’intervista. Pur non conoscendolo di persona lo considero un amico. Ho sempre apprezzato di lui l’imparzialità: pur essendo ovviamente sostenitore della propria religione non ha mai mancato di criticarne i difetti e gli errori. Altro pregio non da poco é riuscito in questi anni a mantenere separate la discussione sulle dottrine, verso le quali non ha risparmiato critiche profonde, dalle persone, verso le quali ha sempre avuto tatto e rispetto indipendentemente dalle idee che esprimevano. Grazie Stefano per la tua disponibilità
RispondiEliminaNon nascondo che il caro Saroj che mi onora della sua amicizia anche mi ha spiazzato con la richiesta di questa intervista. Mi ha fatto molto piacere perchè so che non agisco per ...portare acqua al mio mulino, ma per puro amore di fare informazione corretta. Grazie di avermi dato questa possibilità
RispondiEliminaGeoffrey Jackson, sì quello che davanti ai giudici dell'ARC ha detto che sarebbe pretestuoso per il CD rivendicare di essere l'unico canale di Dio, nel video dell'ultima adorazione mattutina ha dichiarato che quando la WTS perde nei tribunali (riconoscendo così che Geova non la fa vincere sempre!) è perché i giudici sono corrotti o vi sono state pressioni politiche!
RispondiEliminaPraticamente la dirigenza della WTS accusa i giudici statali di corruzione, indubbiamente è un’accusa molto “impegnativa”…che potrà avere ripercussioni anche severe, tanto più se adesso questa diverrà la parola da diffondere nella predicazione. Auguri Watchtower, mi sa che il tempo delle bastonate è alle porte. Lassù a Tuxedo Park stanno proprio perdendo ogni lume di ragione, devono proprio essere alle corde.
Passateparola!
Ivano , quello che dici di Geofrey Jackson è la prima parte in risposta al pubblico ministero b Australiano, ma c'era anche il seguito fino ad arrivare agli anziani di congregazione, evitando di dire che tutto il seguito deve seguire ciò che secondo loro Geofrey Jackson in primis decidevano che dovevano dire e fare perché erano , secondo loro, lo schiavo costituito da Dio, .A Stefano grazie per l'intervista.Io sono andato a sfogliarmi il mio primo libro che ho studiato nel 2961 ,"Sia fatta la tua volontà in Terra ' purtroppo ancora tutto sottolineato , seguito da vita eterna nella libertà dei figli di Dio e La verità che conduce alla vita eterna.
EliminaNon solo questo.. ma sono stati anche condannati a pagare multe salate per non avere voluto fornire alla corte i files segreti coi nomi dei pedofili, un breve riassunto :Nella causa Padron v. Watchtower in California, la condotta processuale della società provocò un durissimo scontro con la magistratura: quando il giudice ordinò di consegnare i documenti del database interno sugli abusi, l'organizzazione oppose prima il segreto ecclesiastico e poi fornì atti con oscuramenti massicci e sistematici (redactions), al punto da renderli illeggibili e inutilizzabili per i legali delle vittime. Successivamente sostenne persino la scappatoia formale di non possedere più l'archivio a causa di una ristrutturazione societaria (tattica bocciata in appello). Di fronte a questa aperta ostinazione, i giudici reagirono con sanzioni eccezionali da 4.000 dollari al giorno per oltraggio alla corte (contempt of court) e stilarono ordinanze dai toni sdegnati; quando la Watchtower si lamentò persino dell'entità della multa, la Corte d'Appello della California rimarcò la sfacciataggine di un ente che pretendeva di ignorare le direttive dei tribunali, arrivando in diversi casi ad applicare la sanzione della responsabilità d'ufficio (Default Judgment) e condannando l'organizzazione senza nemmeno concludere il dibattimento.
EliminaTutto questo affanno nel nascondere i files coi nomi dei pedofili a mio avviso indica che, sono tanti, sono nomi pesanti (anziani, addirittura uno dei più recenti anche sorvegliante, altri pezzi da novanta, si vocifera un membro del corpo direttivo del passato) al punto tale che se i nomi venissero rivelati sarebbe la fine per loro, altrimenti non pagherebbero fior di milioni alle vittime nei processi o in forma extra giudiziale... il bello è che sono al corrente di tutto ciò, e poi si presentano con le facce di bronzo a dire "vi vogliamo tanto bene" e please donate ( dateci i vostri soldi và)
EliminaBravo Stefano, pur non essendo più interessato alla teologia, riconosco a quei sacerdoti come te un gran valore: ho un amico che è stato missionario in Kenya ed ha la tua stessa pacatezza e saggezza, maturata in un mondo decisamente diverso dal nostro. Quando ero tdG avevo seguito anche un salesiano, Don Piero Ottaviano che mi aveva aperto la mente sul sistema WT, aveva ragione su tutto ma all'epoca non ero disposto ad accettarlo, però in seguito mi è servito così tanto per svegliarmi. Continua così.
RispondiElimina1
RispondiEliminaScrivo da poco sul blog, dopo aver attraversato tante reminiscenze, spesso condizionate più dai pregiudizi che da una coscienza veramente libera. Per questo motivo, non conoscevo né avevo mai sentito parlare di Don Stefano Greco, né conoscevo il valore delle cose che oggi, attraverso la scrittura e la riflessione, sto imparando a valutare nel modo giusto. Scrivere mi sta permettendo di mettere in discussione convinzioni sedimentate nel tempo, di guardare la realtà con occhi più aperti e, soprattutto, di recuperare quella libertà di pensiero che è stata letteralmente e completamente repressa negli anni della mia militanza tra i TdG, troppo spesso offuscata da ciò che mi è stato insegnato a credere.
Ho letto con estrema attenzione questa intervista e, sinceramente, ne apprezzo soprattutto un aspetto, il tentativo dichiarato da Don Stefano di distinguere le persone dalle idee e dall'organizzazione a cui appartengono.
Credo sia importante poter parlare dei TdG, come di qualsiasi altra realtà religiosa, senza trasformare automaticamente il confronto in un attacco alle persone. Tuttavia, è altrettanto doveroso riconoscere che, troppo spesso, sono proprio i TdG a trasformare il confronto in un atteggiamento aggressivo e giudicante nei confronti di chi non condivide le loro convinzioni (affermo ciò, a ragion veduta, dopo ben oltre 60 anni di militanza attiva e intensa tra i TdG.).
Chi vive una fede sincera merita rispetto, anche quando le proprie convinzioni vengono messe in discussione, criticate o sottoposte a un esame attento e razionale. Il rispetto, però, non può significare rinunciare al diritto di evidenziare contraddizioni, incoerenze e comportamenti che appaiono profondamente lontani dai valori che vengono professati.
Va inoltre tenuto presente che non tutti i TdG vivono con la stessa sincerità la propria fede, e questo discorso può riguardare anche livelli importanti e apicali dell'organizzazione. In alcuni casi, ciò che viene presentato all'esterno come autentica adesione ai principi cristiani può apparire piuttosto come una sorta di doppia identità, da una parte l'immagine del credente irreprensibile, obbediente e profondamente spirituale, dall'altra comportamenti, atteggiamenti e dinamiche che sembrano contraddire gli stessi valori proclamati. È proprio questa distanza tra ciò che si predica e ciò che concretamente si pratica a rendere particolarmente problematico il discorso.
Quando la fede diventa uno strumento per giudicare gli altri, per sentirsi moralmente superiori o per giustificare atteggiamenti ostili verso chi dissente (definiti con estrema superficialità e troppa fretta “apostati”, senza alcuna considerazione per la complessità delle loro posizioni e senza un adeguato approfondimento delle ragioni che le avevano determinate), si rischia di trasformare il cristianesimo in una fede di convenienza, una fede utilizzata quando fa comodo, ma facilmente messa da parte quando richiederebbe coerenza, autocritica, umiltà e rispetto per gli altri.
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RispondiEliminaPer questo motivo, criticare determinati comportamenti o mettere in discussione le contraddizioni di un'organizzazione, quella dei TdG, non significa necessariamente attaccare ogni singolo individuo che ne fa parte. Al contrario, significa distinguere tra la persona, le sue convinzioni personali e il sistema di cui è parte, mantenendo però il diritto di evidenziare con fermezza quelle che possono apparire come profonde incoerenze tra il messaggio religioso professato e la realtà concreta dei comportamenti.
Allo stesso tempo, penso che proprio per questo un'informazione davvero seria debba evitare generalizzazioni.
Poter parlare di “controllo”, di “alto controllo”, della perdita dei rapporti familiari e delle profonde conseguenze psicologiche e sociali che ne possono derivare richiede, innanzitutto, forza intellettuale, lucidità e il coraggio di confrontarsi con una realtà unica dei TdG, complessa e spesso dolorosa. Non si tratta, infatti, di fenomeni astratti o di questioni meramente teoriche, ma di esperienze concrete e documentate, che da anni interessano e travagliano numerosi fedeli, incidendo profondamente sulla loro vita personale, familiare e sociale. Quasi sempre, tali situazioni, determinano un progressivo isolamento, la compromissione dei rapporti affettivi e familiari, un forte disagio psicologico e significative difficoltà nel reinserimento nella vita sociale, con conseguenze personali talvolta gravi, nefaste e profondamente deleterie. Affrontare questi temi significa, pertanto, avere la forza di riconoscere e analizzare fatti e testimonianze, senza pregiudizi né semplificazioni, dando voce a coloro che hanno vissuto direttamente tali esperienze e cercando di comprenderne le conseguenze con serietà, responsabilità e rispetto. Non tutti i TdG vivono l'appartenenza religiosa nello stesso modo e non tutte le esperienze degli ex TdG sono necessariamente sovrapponibili.
Ho trovato particolarmente interessante anche la domanda sul criterio con cui si distingue una verità biblica da un'interpretazione che può cambiare. È una questione legittima e profonda, che non riguarda soltanto i TdG, ma in fondo tutte le tradizioni religiose che attribuiscono autorità alle proprie interpretazioni, in primis la Cattolica Romana Chiesa.
Condivido molto anche l'idea che mettere in discussione una convinzione non debba significare passare da un sistema di certezze assolute a un altro. Il dubbio, quando è accompagnato dallo studio e dalla libertà di coscienza, può essere una forma di onestà intellettuale.
In definitiva, credo che il valore di un'intervista come questa non stia nel convincere qualcuno a lasciare o a rimanere in una religione, ma nel favorire la possibilità di fare domande senza paura e di confrontarsi con le proprie convinzioni senza sentirsi obbligati ad avere già tutte le risposte.
E questo, a mio avviso, dovrebbe valere per tutti: credenti, ex credenti e non credenti.
Grazie Don Stefano, avremo modo di confrontarci, a Dio piacendo, nel futuro!
Grazie a tutti di questi bellissimi commenti sono importanti anche per avere un feed back di quello che mi ero proposto di fare
RispondiEliminaStefano Greco , io ho frequentato l'istituto San Giuseppe , primi due anni a Barletta, , a circa 3 chilometri,. il terzo anno a Solofra e poi ad Asti. . su questo sito ho fatto dei commenti , riguardo alla canonizzazione del nuovo testamento , che furono tradotti o scritti in Greco quelli canonizzati, e nascosti ( Spuri) gli altri , e da questi manoscritti canonizzati in greco , furono tradotti in latino, con evidenti errori di traduzione , , e furono fatte delle verifiche per porvi rimedio , e intorno al 407 D.C. fu completatala verifica con la correzioni degli errori precedenti , la mia domanda che ti pongo è questa . la vulgata latina che di quel tempo , che mi risulta quasi dello stesso tempo dei manoscritti in Greco , come significato sono da ritenersi al pari dei manoscritti in Greco ? Per esempio Stauros = Croce , Kirios = Dominus , che a me suona come padrone di tutto , dominatore su tutto ciò che che nella sua Domus=casa , che in latino ci vedo il pieno significato di Kirios tradotto Signore , Scusa Stefano la curiosità del voler sapere se la vulgata latina che viene usata ( anche se sono nuove traduzioni ) alla Messa , anche se non è stata canonizzata è da ritenersi al pari dei manoscritti Greci ? Grazie
Elimina[La risposta di Stefano Greco è stata inserita in fondo al post]
EliminaGrazie Stefano Greco sei stato molto chiaro e preciso nella spiegazione.grszie di cuore.
EliminaMi unisco anche io ai complimenti a Stefano anche per il coraggio che ha di mettersi in discussione in un blog “difficile” come quello di Osservatore Teocratico. Creare una community favorevolmente predisposta ad accettare posizioni “non canoniche” lo ritengo un successo ringrazio tutti. Detto questo non do per scontate le posizioni di Stefano che per quanto propositive, debba comunque rendere conto e persone che potrebbero giudicare in modo avverso le posizioni che prende in questi spazi web. Per dare un ulteriore contributo ricordo che piu volte abbiamo parlato del dubbio come elemento vitale della spiritualità che ci consente di smontare credenze e atti di fede irrazionali questo però nello spirito del blog abbiamo imparato a non considerarlo come fine, ma come mezzo per raggiungere lo scopo che ha ognuno di noi che è quello di raggiungere la verità. La capacità critica esercitata per intraprendere il viaggio verso di essa. Ringrazio Stefano per essersi unito in questo viaggio… un saluto a tutti
EliminaBeth sarim..., Cari, rientrato oggi in Italia, ho letto con simpatia la storia di Stefano, che saluto.
RispondiEliminaMi sono però chiesto, e lo chiedo direttamente a lui, come riesca a identificarsi con una religione ricoprendo al suo interno un ruolo ufficiale.
Mi spiego meglio.
L'esperienza totalizzante vissuta nei TdG mi ha portato a riflettere profondamente sul ruolo della religione nella vita quotidiana.
Per questo mi domando se i riti, le regole e le procedure che ogni organizzazione religiosa necessariamente adotta possano conciliarsi pienamente con la spiritualità.
Ritengo, forse a torto, che una spiritualità autentica non possa svilupparsi in modo sano e completo all'interno di un contenitore già codificato e definito da altri.
Ma potrei anche sbagliarmi.
Non vorrei essere frainteso: non giudico nessuno e non mi permetterei mai di criticare le scelte personali altrui, solo mi piacerebbe semplicemente capire da Stefano cosa lo spinga a identificarsi proprio con una determinata religione, piuttosto che con altre.
Grazie in anticipo per l'attenzione.
Un fraterno e cristiano saluto.
Anzitutto mi scuso per il ritardo...ma ho iniziato glie scrutini, insegno religione nelle scuole Superiori e mi hanno impegnato. Dunque, ti ringrazio per la domanda, perché tocca qualcosa su cui anch’io mi sono interrogato molte volte. E capisco bene che, dopo un’esperienza religiosa moltto totalizzante come quella che vivi o hai vissuto (non ti conosco...) nei Testimoni di Geova, possa nascere il dubbio che una struttura già definita finisca per limitare la libertà spirituale...Per quanto mi riguarda, però, distinguerei la fede .dall’appartenenza a un’organizzazione. Io non sono cattolico perché ritenga che tutto ciò che la Chiesa abbia detto o fatto sia sempre giusto, né perché abbia bisogno che un’istituzione pensi al posto mio. E il fatto di essere sacerdote non significa aver rinunciato alla mia coscienza, alla ricerca o alla possibilità di interrogarmi criticamente sulla stessa Chiesa alla quale appartengo, te lo posso assicurare
EliminaSono cristiano anzitutto perché nella persona di Gesù Cristo e nel Vangelo continuo a trovare qualcosa che considero vero e capace di dare senso alla mia vita. Sono cattolico perché non considero la fede soltanto un rapporto individuale tra me e Dio.Iil cristianesimo nasce come esperienza comunitaria, trasmessa attraverso persone e dentro una storia concreta. La Chiesa, con tutti i suoi limiti umani, è la comunità nella quale questa fede mi è stata consegnata e nella quale ho scelto liberamente di viverla
Questo non significa però identificare Dio con la Chiesa. La Chiesa è al servizio di Dio, non il contrario. Anche riti, norme e istituzioni sono strumenti che devono essere al servizio della spiritualità, ma possono anche soffocarla quando diventano fini a se stessi. Gesù stesso ricorda che «il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato». Allo stesso tempo non penso neppure che una spiritualità sia necessariamente più autentica quando è costruita interamente da me. Sento di dover riconoscere qualcosa che non ho deciso io: una Parola che qualche volta mi contraddica, una comunità con cui confrontarmi, una tradizione più grande di me. Altrimenti, secondo me., corriamo anche il rischio opposto: costruirci un Dio e una spiritualità perfettamente corrispondenti a ciò che già pensiamo..Il limite, per me, arriva quando una struttura religiosa pretende di sostituirsi alla coscienza. Non vorrei appartenere a una religione nella quale una domanda sincera fosse considerata una minaccia, il dubbio una colpa o ogni dissenso un’infedeltà a Dio (ogni r6iferimento è puramente non casuale ;) . Posso riconoscere gli errori della Chiesa, anche molto gravi, e continuare ad amarla: appartenere non significa approvare tutto e amare non significa rinunciare al giudizio critico, come si continua ad amare la propria madre con tutti i suoi limiti...
E perché proprio il cattolicesimo? Non direi certo di aver esaminato tutte le religioni del mondo e di aver matematicamente dimostrato che la mia è quella vera. C’entrano la mia storia e gli incontri che ho fatto, certamente. Ma c’è anche una scelta maturata negli anni: più conosco il cristianesimo, più continuo a trovare in Cristo e nella tradizione cattolica una casa nella quale riesco ad abitare senza dover spegnere né la ragione né la coscienza.Forse posso riassumere tutto così: non appartengo alla Chiesa perché abbia bisogno di un’organizzazione che mi dica cosa pensare; appartengo a una comunità perché non credo che la fede debba essere vissuta da soli. E cerco sempre di ricordare che la comunità è un mezzo, non il fine: il fine rimane Dio. Grazie a te
Grazie Stefano, ho apprezzato molto la tua risposta a @Beth sarim. Chissà lui cosa ne pensa
EliminaBeth Sarim..., Grazie, Saroj, per aver facilitato questa opportunità: un dialogo aperto e schietto su un tema che mi affascina e che penso coinvolga molti di noi.
EliminaMi rivolgo a Stefano, ma anche, lo ammetto, alla mia stessa coscienza.
Anzitutto, grazie ancora per la risposta, che ho letto con molta attenzione e che apprezzo sinceramente.
Ho riflettuto a lungo sulle tue parole, anche perché nutro nei tuoi confronti una grande stima, rafforzata proprio dal fatto che da ciò che scrivi emerge una posizione tutt'altro che acritica o fideistica.
Mi ha particolarmente colpito ciò che dici sul limite oltre il quale una struttura religiosa pretende di sostituirsi alla coscienza: credo sia proprio questo il punto fondamentale.
Probabilmente, però, la mia esperienza personale mi ha portato, almeno per il momento, in una direzione diversa.
Sai che ho trascorso quasi cinquant'anni all'interno dei Testimoni di Geova, un'organizzazione che ha finito per permeare ogni aspetto della mia esistenza, credo di aver sviluppato una sorta di vera e propria "fobia" nei confronti delle organizzazioni religiose; ammetto che si tratta di una reazione profondamente legata alla mia storia.
Per decenni qualcun altro ha definito, o almeno ha cercato di definire, cosa dovessi pensare, cosa fosse lecito domandare, quali interpretazioni fossero accettabili e persino quanto spazio potesse avere la mia coscienza personale.
Uscirne mi ha lasciato un bisogno quasi viscerale di libertà spirituale.
Se dovessi definirmi, direi di essere diventato una sorta di anarchico cristiano.
Non nel senso di voler rifiutare ogni confronto, ogni comunità o ogni tradizione, ma nel senso più profondo di non voler riconoscere in nessuna organizzazione umana un'autorità ultima tra la mia coscienza e Dio.
Mi sento pienamente responsabile delle mie scelte, delle mie convinzioni e delle mie azioni direttamente davanti al Signore.
Questa responsabilità, dopo tanti anni di delega dell'autorità spirituale ad altri, è diventata per me, almeno in questo momento della mia vita, quasi irrinunciabile.
Comprendo perfettamente, però, ciò che dici sul rischio opposto:
costruirsi un Dio perfettamente conforme alle proprie idee.
È un'obiezione seria, che considero continuamente.
La libertà spirituale non può significare inventarsi un cristianesimo su misura o utilizzare Dio per confermare sempre e soltanto ciò che già pensiamo.
Se ho compreso bene il tuo pensiero, entrambi rifiutiamo un'organizzazione che pretenda di sostituirsi alla coscienza.
Tu ritieni possibile vivere all'interno di una comunità e di una tradizione mantenendo piena libertà critica e, secondo me, non sbagli.
Io, probabilmente condizionato dalla mia lunga esperienza, sento invece ancora il bisogno di vivere la fede senza appartenenze istituzionali.
Chissà se col tempo questa mia "fobia organizzativa" cambierà. Non lo escludo. Ma oggi sento che il mio cammino cristiano deve necessariamente passare attraverso questa libertà e questa responsabilità personale davanti al Signore.
Pur non conoscendoti personalmente, nutro nei tuoi confronti una sincera e profonda stima.
Trovo prezioso potermi confrontare con qualcuno che vive una scelta diversa dalla mia senza trasformare la diversità in una condanna o in una gara a chi possiede più verità.
Ecco, forse questa è già una piccola vittoria della libertà ritrovata: poter dialogare, dissentire, cercare insieme e persino cambiare idea, senza paura.
Grazie davvero per la tua risposta e per la sincerità con cui hai condiviso il tuo punto di vista.
Carissimo, dopo quasi cinquant'anni visssuti dentro una realtà che pretendeva di entrare così profondamente nelle scelte, nel pensiero e perfino nella coscienza personale, capisco benissimo che oggi tu senta quasi fisicamente il bisogno di non consegnare più a nessuno le chiavi della tua libertà spirituale...Per questo non mi verrebbe mai da dirti: sei uscito da un'organizzazione, adesso devi semplicemente trovarne un'altra. E anche se molti onn ci credono , è prorpio una delel icose che NON dico quando dialogo con qualche tdg che mi scrive dopo aver visto i miei canali ... Credo invece che chi esce dai tdg si debba concedere anchhe il diritto di attraversare questa fase, senza sentirsii obbligati a darle subito una forma definitiva. Se oggi ti definisci, con una bella espressione, un “anarchico cristiano”, forse significa semplicemente che in questo momento hai bisogno di riscoprire il rapporto con Cristo senza qualcuno che si metta continuamente in mezzo a dirti che cosa devi pensare di lui..la coscienza resti il luogo ultimo nel quale ciascuno di noi si trova personalmente davanti a Dio .E forse qui le nostre strade sono meno lontane di quanto sembri. Io appartengo alla Chiesa cattolica, sono sacerdote, vivo dentro una tradizione, una comunità, una struttura e anche dentro regole che non ho stabilito io. Ma noon credo che questo significhi aver consegnato la mia coscienza alla Chiesa. Anzi, penso che a Chiesa può educarla, interpellarla, persino metterla in crisi; non dovrebbe mai sostituirla.
EliminaCiò che amo nella Chiesa che vivo è che (almeno OGGI!) , supporta e sopporta le mie domande, anche il dissenso, senza trasformare questo automaticamente in infedeltà. E cerco sempre di ricordare a me stesso che Cristo è più grande della struttura che pretende di servirlo.Perciò non sento affatto il bisogno di convincerti che oggi tu debba appartenere a qualcosa. Mi interessa molto di più che tu continui a cercare Cristo con quella libertà che hai riconquistato, ma anche con quella serietà che traspare da ciò che scrivi. Poi non sappiamo dove questa ricerca porterà né te né, per certi aspetti, ciascuno di noi. La fede, se è veramente fede, non dovrebbe avere paura nemmeno di questa domanda.Potersi parlare così, partendo da esperienze e anche da convinzioni diverse, senza che nessuno dei due debba vincere sull'altro, è già qualcosa di prezioso.
Quindi continua pure a chiamarti “anarchico cristiano” 😉. Io continuerò a fare il prete cattolico. L'importante è che nessuno dei due smetta di lasciarsi mettere in discussione da Cristo. E se un giorno ci accorgessimo di avere torto su qualcosa, spero che avremo entrambi abbastanza libertà da riconoscerlo. Quella, forse, è una delle forme più belle di fede. Grazie
Beth sarim sai quanto apprezzo sia i tuoi post che i tuoi commenti , , Stefano greco, secondo me ha fatto una cosa eccezionale , a rispondere alle dieci domande , e in particolare a me sono piaciute , in particolare la decima , e si è formato in teologia , che comporta questo:Ebraico antico: Necessario per leggere quasi tutto l'Antico Testamento.Aramaico: Indispensabile per alcune parti dell'Antico Testamento (come i libri di Daniele ed Esdra) e per capire le parole originali pronunciate da Gesù.Greco Koinè: La lingua del Nuovo Testamento e della prima diffusione del cristianesimo.Greco classico: Utile per comprendere il contesto culturale e filosofico in cui si è sviluppata la teologia successiva.Latino: Fondamentale per studiare i Padri della Chiesa occidentali, i documenti conciliari e la teologia medievale. Sui riti procedure e le regole ,può anche avere una sua veduta , personale , ma tale rimane , Io ho posto due quesiti , su Stauros e Kirios -kirie su Kirios io mi basavo Su:rispose,
RispondiEliminaἈπεκρίθη (Apekrithē)
Verbo - Indicativo Aoristo Passivo - 3a Persona Singolare
Strong's 611: Da apo e krino; concludere per sé stessi, cioè rispondere; per ebraismo cominciare a parlare.
“Questo è
ἐστίν (estin)
Verbo - Presente Indicativo Attivo - 3a Persona Singolare
Strong's 1510: Io sono, esisto. La prima persona singolare presente indicativo; una forma prolungata di un verbo primario e difettivo; io esisto.
il
Ὅτι (Hoti)
Congiunzione
Strong's 3754: Neutro di hostis come congiunzione; dimostrativo, che; causativo, perché.
più importante:
Πρώτη (Prōtē)
Aggettivo - Nominativo Femminile Singolare
Strong's 4413: Primo, prima, principale, più importante. Superlativo contratto di pro; primo.
'Ascoltare
Ἄκουε (Akoue)
Verbo - Presente Imperativo Attivo - 2a Persona Singolare
Strong's 191: Ascoltare, comprendere attraverso l'udito; passivo: è udito, riferito. Un verbo primario; ascoltare.
O Israele,
Ἰσραήλ (Israēl)
Sostantivo - Vocativo Maschile Singolare
Strong's 2474: Di origine ebraica; Israele, il nome adottato di Giacobbe, compresi i suoi discendenti.
[il] Signore
Κύριος (Kyrios)
Sostantivo - Nominativo Maschile Singolare
Strong's 2962: Signore, padrone, signore; il Signore. Da kuros; supremo in autorità, cioè controllore; per implicazione, Maestro.
nostro
ἡμῶν (hēmōn)
Pronome Personale / Possessivo - Genitivo Prima Persona Plurale
Strong's 1473: Io, il pronome di prima persona. Un pronome primario di prima persona io.
Dio
Θεὸς (Theos)
Sostantivo - Nominativo Maschile Singolare
Strong's 2316: Una divinità, specialmente la Divinità suprema; figurativamente, un magistrato; per ebraismo, molto.
è
ἐστιν (estin)
Verbo - Indicativo Presente Attivo - Terza Persona Singolare
Strong's 1510: Io sono, esisto. La prima persona singolare dell'indicativo presente; una forma prolungata di un verbo primario e difettivo; io esisto.
Uno
εἷς (heis)
Aggettivo - Nominativo Maschile Singolare
Strong's 1520: Uno. (incluso il neutro Hen); un numerale primario; uno.
Signore,
Κύριος (Kyrios)
Sostantivo - Nominativo Maschile Singolare
Strong's 2962: Signore, padrone, signore; il Signore. Da kuros; supremo in autorità, cioè controllore; per estensione, Maestro.
Beth Sarim...,Virgilio caro, ricevo con piacere le tue parole e ricambio sinceramente la stima. Mi spiego meglio: non intendo in alcun modo giudicare, ma sto semplicemente cercando di comprendere se, per esprimere e vivere la propria spiritualità, sia necessariamente indispensabile aderire a un’organizzazione religiosa. In questo senso intendevo chiedere qualche lume a un teologo come Stefano, che ci onora della sua presenza.
Elimina
RispondiElimina(192) Fedele da MORIRE: La tragedia della famiglia Bryant
YouTube - Fede & Credo
26 ago 2026 JW - i Testimoni di Geova
Nel 2002, una tranquilla famiglia dell'Oregon fu protagonista di una delle vicende più drammatiche e controverse degli ultimi decenni. Dietro quella tragedia si intrecciano fede, isolamento, difficoltà personali e interrogativi che ancora oggi non hanno trovato una risposta definitiva.
Attraverso una ricostruzione cinematografica ricostruiremo questa storia con rigore e senza sensazionalismi, distinguendo sempre i fatti accertati dalle ipotesi.
L'obiettivo di questo video non è attribuire a una religione la responsabilità di una tragedia così complessa, ma comprendere se e in quale misura alcune dinamiche di isolamento sociale e religioso possano aver contribuito ad aggravare una situazione già profondamente difficile.
Una storia dolorosa che invita a riflettere sul valore della compassione, del sostegno reciproco e sull'importanza di mettere sempre l'amore per il prossimo al di sopra di ogni altra cosa.
Grazie Resiliente di aver segnalato questo video. Una storia davvero sconvolgente. L’ostracismo purtroppo è una piaga terribile che ha fatto molte vittime. Consiglio a tutti di vederlo
EliminaVi segnalo un articolo dal titolo: "I Testimoni di Geova e la Mortadella"
RispondiEliminahttps://www.infotdgeova.it/3dottrine/sangue-negli-alimenti.html
L'articolo è ben documentato e fa un excursus storico su come i TdG italiani sono stati indotti a farsi scrupoli strani sul sangue negli alimenti.
Beth Sarim..., caro Saroj, letto con attenzione, grazie!!!
RispondiEliminaAvevo scordato questi divieti, oltre al Marsala anche il Vov era vietato perché ci dicevano fosse filtrato col sangue, degli ospiti svizzeri ci guardavano inorriditi mentre noi italiani mangiavamo hot dog ignari del fatto, citato nell'articolo segnalato da Saroj, che in Germania impiegassero parti del sangue.
Altri divieti in ordine sparso: Eagles, Madonna, Michael Jackson, canzone Soli di Celentano, Guerre Stellari, canzone il triangolo di Zero, Goldrake e i vari cartoni sui robot, i Puffi, John Denver, Zucchero, il Canto di Natale di Dickens (nelle versioni Muppet, Disney e in quelle della BBC), le telenovelas sudamericane, il settimanale Topolino, la musica Disco, le discoteche, i pantaloni attillati, la barba, i capelli lunghi per gli uomini, le partite di calcio fra congregazioni e le partite sportive in campi o palestre affittate, Judo, Karate, arti marziali, culturismo, praticare sport agonistico, andare allo stadio, andare ai concerti, fare figli, comprare immobili, elezioni di capoclasse dall'asilo in su, votare nei referendum e alle elezioni, non parlare mai di politica, i Kiss, i Queen, Pink Floyd, Kate Bush, tutto l'Heavy Metal, canzoni del folk italiano con possibili doppi sensi (l'uccellin della comare, daje de tacco daje de punta, canzoni mala siciliana, calabrese e napoletana), le scuole superiori, l'Università, regole su fidanzamento e anche nel sesso coniugale, le birrerie, ecc...
spesso tali divieti ci venivano esplicitati da nominati di lungo corso nei bisogni locali.
Passavamo le giornate a valutare cosa ci fosse consentito fare.
Caro Beth Sarim, hai scritto un elenco che a leggerlo toglie il fiato. Mi hai acceso un sacco di ricordi ed emozioni. Richiamo due o tre punti: 1 - Elezioni capoclasse, confermo, ero da poco TdG, venivano paragonate alle elezioni politiche. Mi ero candidato ma dovetti annunciare pubblicamente alla scuola (con grande imbarazzo) che mi ero ritirato. 2- Comprare immobili: recentemente ho consigliato a un TdG di acquistare con il mutuo anzichè pagare l'affitto. Gli ho detto che così avrebbe lasciato qualcosa a suo figlio. Mi ha detto che non confidavo che la fine era vicina. 3 - Judo - Tutt'ora i miei famigliari credono sia uno sport violento, cercano di impedirmi di iscrivere i miei figli
EliminaSì anche a me questo elenco ha fatto riaffiorare altre stranezze, tipo il divieto del cicles da masticare durante l'adunanza, capibile eh, non è bello vedere ruminare tipo cammelli, poi però lo stesso ligio fratello che non mastica la cicingomma, azione vergognosamente deplorevole, o che non gioca a scacchi o a Risiko perchè ricordano la guerra, può però tranquillamente andare a sparare agli animali col fucile da caccia, quello va bene ti risponde lui, perchè al Sud non ci sono le macellerie, e poi i discepoli giravano armati, quindi se l'ha fatto Pietro, anche lui può staccare l'orecchio con una fucilata a chi gli pare, mah... Mi piacerebbe sapere quanto sono armati i "fratelli" texani. Ricordo poi durante una assemblea di circoscrizione inizio anni '90, era il CO che parlava, diceva che le riviste non andavano assolutamente scarabocchiate perchè erano sacre, così i libri, talmente sacri che alcuni ce li avevano fatti buttare perchè non erano più al passo coi tempi, insomma una sacralità con data di scadenza. Lo stesso CO poi aveva tuonato dal podio (di Leinì) di aver sentito che un anziano con sua moglie si erano iscritti (sacrilegio!) a un corso di danza: con tutti gli impegni che ha in congregazione e in famiglia, come fa un anziano ad avere il tempo di andare a imparare a ballare? Caro CO (avevo pensato allora), non ti viene in mente che forse è la cosa più appagante e divertente che stanno facendo per rompere la noia e la routine teoratica? Oggi, dopo 40 anni di tempo perso in adunanze speciali, comitati, scuole di ministero, di servizio ecc, probabilmente quelle ore del corso di ballo sono state tra quelle impiegate meglio.
EliminaVi segnalo una biografia toccante (in inglese).
RispondiEliminaIn fondo trovate il link. Potete leggere i primi capitoli gratuitamente
GOOD GIRL, DON’T ASK (English Edition)
"Dall'esterno, Renee sembrava una bambina come tante altre. Ma niente del mondo in cui stava crescendo era ordinario.
Quando la violenza sconvolge la sua famiglia, i suoi membri scompaiono da un giorno all'altro. Un viaggio in treno segreto porta Renee in un luogo che non ha mai visto. Ma non alla libertà.
Come ogni bambina, Renee crede che sua madre la stia conducendo verso la salvezza. Non immagina minimamente che il mondo in cui sta entrando diventerà quello da cui un giorno dovrà fuggire.
Ogni decisione, ogni amicizia e ogni passo della vita di Renee sono plasmati da regole che è troppo piccola per mettere in discussione.
Finché, alla fine, non lo fa.
Restare significa perdere se stessa.
Andarsene significa perdere tutte le persone che ama."
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