sabato 22 agosto 2026

10 domande a Stefano Greco

1) Per iniziare, raccontaci qualcosa di te. Chi è Stefano Greco e qual è stato il tuo percorso umano, accademico e pastorale?

Sono sacerdote della diocesi di Bologna. Ho 52 anni e sono stato ordinato nel 2006. Dopo alcuni anni di esperienza missionaria in Ghana sono tornato a Bologna, dove svolgo il mio ministero sacerdotale e insegno religione cattolica nelle scuole superiori.

Accanto al ministero pastorale ho sempre coltivato un forte interesse per lo studio della Bibbia, della storia del cristianesimo e dei movimenti religiosi contemporanei. Mi sono formato in teologia, ma anche in ambito storico (laurea in storia antica presso l’Unibo), perché sono convinto che la fede non abbia nulla da temere dalla ricerca seria e documentata.

Negli ultimi anni una parte importante del mio impegno è diventata l'informazione sui Testimoni di Geova. Lo faccio attraverso conferenze, incontri, il canale YouTube "Cosa insegna realmente la Torre di Guardia" e il profilo TikTok "JWGesù", cercando sempre di distinguere il rispetto per le persone dalla critica delle idee e dei meccanismi organizzativi.

 

2) Tra i tanti ambiti di cui un sacerdote potrebbe occuparsi, perché hai scelto di dedicare così tanto tempo allo studio dei Testimoni di Geova? C'è stato un episodio o un incontro che ha acceso questo interesse?

Sì, c'è stato un momento molto preciso.

Avevo circa diciotto anni e partecipai a un convegno del GRIS, il Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa. Durante una colazione ebbi la possibilità di parlare a lungo con monsignor Lorenzo Minuti, che dedicò gran parte della sua vita allo studio dei nuovi movimenti religiosi.

Gli chiesi perché investisse così tante energie in questo campo. La sua risposta mi è rimasta impressa.

Mi disse che occuparsi di organizzazioni religiose ad alto controllo non significa combattere una religione, ma fare pastorale familiare. Perché quando la fede viene utilizzata per scopi diversi dalla fede stessa, una delle prime vittime sono quasi sempre le relazioni familiari.

Quelle parole non le ho più dimenticate.

Anni dopo ho conosciuto tante persone che avevano perso rapporti con figli, genitori, fratelli o coniugi semplicemente perché avevano cambiato convinzioni religiose. Ho capito che monsignor Minuti aveva visto molto lontano.

Da allora il mio obiettivo non è mai stato attaccare i Testimoni di Geova come persone. Al contrario, ho conosciuto tantissimi Testimoni sinceri, onesti e animati da una fede autentica, a favore dei quali ritengo importante fare informazione. Il mio interesse riguarda i meccanismi organizzativi e dottrinali che possono limitare la libertà di coscienza e produrre sofferenza.

 

3) Se potessi porre una sola domanda al Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, sapendo di ricevere una risposta sincera e completa, quale sarebbe? E perché proprio quella?

Peccato, vorrei farne tante!!  Ma se  una sola  credo chiederei

Qual è il criterio con cui distinguete una verità biblica immutabile da un'interpretazione destinata a cambiare?"

Nel corso della loro storia molte dottrine considerate certe sono state modificate, alcune anche più volte. Questo, di per sé, può accadere in qualsiasi tradizione religiosa.

La questione è un'altra: quando un'interpretazione viene presentata come volontà di Dio e poi cambia radicalmente, chi ha subito conseguenze personali per averla seguita merita almeno una spiegazione.

Capire quel criterio aiuterebbe milioni di persone a comprendere meglio il rapporto tra autorità religiosa e libertà di coscienza.


4) Dal punto di vista dottrinale, quali ritieni siano le differenze più significative tra l'insegnamento dei Testimoni di Geova e il cristianesimo storico? E quali sono, secondo te, le dottrine che hanno le conseguenze più profonde nella vita quotidiana degli adepti?

Le differenze teologiche sono numerose: la natura di Cristo, la Trinità, lo Spirito Santo, la comprensione della Chiesa, l'escatologia e il ruolo del Corpo Direttivo. Ma, pastoralmente parlando, credo che le dottrine più importanti siano quelle che incidono concretamente sulla vita delle persone.

Penso all'ostracismo verso chi lascia l'organizzazione, alla continua identificazione tra fedeltà a Dio e fedeltà all'organizzazione, alla gestione della coscienza in alcuni ambiti delicati come il sangue, oppure alla convinzione che solo una determinata organizzazione rappresenti realmente il popolo di Dio e chiunque ne sia fuori è condannato da Dio.

Quando una dottrina modifica i rapporti familiari, le amicizie, le scelte professionali o la libertà di coscienza, non è più soltanto una questione teologica: diventa una questione profondamente umana.

 

5) Molti ex Testimoni raccontano di aver vissuto un forte controllo sulla propria vita. Dal tuo punto di vista, quali sono i principali meccanismi con cui un'organizzazione religiosa può influenzare il modo di pensare, di informarsi e di prendere decisioni?

Il controllo raramente passa attraverso la forza.

Molto più spesso passa attraverso la convinzione di fare liberamente ciò che in realtà è già stato deciso da altri.

Questo può avvenire limitando le fonti considerate affidabili, creando una forte identificazione tra Dio e l'organizzazione, facendo percepire il dissenso come un pericolo spirituale e collegando l'appartenenza religiosa alla conservazione degli affetti familiari.

Sono dinamiche che gli studiosi dei gruppi ad alto controllo descrivono da molti anni e che possono trovarsi, con intensità diverse, anche al di fuori dell'ambito religioso.

 

6) L'organizzazione dei Testimoni di Geova ha modificato nel tempo numerose dottrine e direttive. Come interpreti questi cambiamenti?

Ogni realtà religiosa evolve.

Il problema non è cambiare.

Il problema nasce quando un insegnamento viene presentato come l'unica volontà di Dio e successivamente viene modificato senza una reale assunzione di responsabilità per le conseguenze che quel precedente insegnamento ha avuto nella vita delle persone.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a cambiamenti importanti: sul rapporto di servizio, sull'abbigliamento, sulla barba, sull'approccio verso alcuni disassociati e su altri aspetti. Questi cambiamenti meritano certamente di essere studiati, ma anche contestualizzati storicamente, chiedendosi perché siano avvenuti proprio in questo momento.

 

7) Hai incontrato molte persone che hanno lasciato l'organizzazione. Quali sono le difficoltà più ricorrenti?

La perdita della rete sociale.

Molti non perdono soltanto una religione.

Perdono amici, parenti, punti di riferimento, identità e, talvolta, perfino la capacità di fidarsi di qualcuno. Molti testimoni di Geova sono certo che restano all’interno dell’organizzazione anche se non condividono più tante cose perché più che il nuovo mondo a loro interessa IL LORO mondo, non perdere questo…

Per questo cerco sempre di dire una cosa.

Non bisogna uscire da un sistema di certezze assolute per entrare immediatamente in un altro.

Occorre riscoprire lentamente il valore del dubbio, dello studio personale, del confronto sereno e della libertà di coscienza.


8) Nel dialogo con i Testimoni ancora attivi quali errori vedi commettere più spesso?

L'errore più comune è voler vincere una discussione.

Le persone non cambiano perché vengono umiliate.

Si predispongono al cambiamento quando si sentono ascoltate. Per questo distinguo sempre le persone dall'organizzazione.

Non attacco mai la sincerità della loro fede.

Discuto documenti, storia, interpretazioni bibliche e decisioni organizzative. Il rispetto apre molte più porte della polemica.

 

9) Perché hai deciso di utilizzare YouTube e TikTok?

Perché oggi le persone cercano risposte lì.

Ho pensato che fosse importante offrire contenuti documentati, verificabili e rispettosi.

Non faccio video per creare scandalo. Cerco di mettere a disposizione documenti originali, pubblicazioni della Watch Tower, testi biblici, fonti storiche e sentenze.

Ricevo messaggi molto diversi.

Ci sono Testimoni che non condividono le mie conclusioni ma apprezzano il tono rispettoso.

Ci sono ex Testimoni che mi scrivono per raccontare la loro storia.

E ci sono moltissime persone che semplicemente desiderano capire meglio un fenomeno religioso di cui si parla spesso ma che pochi conoscono davvero.

 

10) Quale messaggio vorresti lasciare a una persona che sta iniziando a mettere in discussione le proprie convinzioni?

Non avere paura delle domande.

La verità non teme le domande.

Se una convinzione è vera, resisterà anche all'esame più rigoroso.

Se invece non lo è, è meglio scoprirlo prima che dopo.

E soprattutto ricordati una cosa.

La tua dignità non dipende dall'appartenenza a un'organizzazione.

La fede autentica non dovrebbe mai chiederti di rinunciare alla tua coscienza, alla tua capacità di ragionare o all'amore verso la tua famiglia.

Dio non ha paura della libertà. Al contrario, la libertà è uno dei doni più grandi che ci ha fatto.

1 commento:

  1. Questa intervista mi ha colpito per la precisione affilata delle risposte. Avendo vissuto dall'infanzia fino ai 50 anni all'interno posso vedere con chiarezza tutte le problematiche dichiarate da Greco, che ringrazio per essersi sottoposto alle nostre domande.
    Purtroppo fino a quando si è convinti di "avere la verità" si diventa ciechi alla realtà.
    Serve sempre una condizione di base: la capacità di mettersi in discussione e fare domande.

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Grazie per il commento.