Eppure la preghiera non riguarda solo chi crede. In un modo o nell’altro, sfiora ogni persona. Prima o poi, anche chi si sente lontano da Dio, chi è stato ferito, chi si dice agnostico, chi porta pesi nel cuore o cammina sul limite della sofferenza e della morte… tutti, almeno una volta, alzano lo sguardo verso qualcosa di più grande. Cercano un aiuto, una risposta. Una luce.
Accade soprattutto quando la vita sfugge al controllo, quando l’essere umano scopre la propria fragilità, quando si soffre o è in gioco la vita propria o quella dei propri cari. È allora che ci si apre, ci si piega, si invoca. In quel gesto, consapevole o istintivo, emerge qualcosa di universale: la preghiera unisce gli esseri umani in un’unica speranza. La speranza di un mondo senza lacrime né morte, di una vita libera e piena di senso, di giustizia e di equità, di una gioia che non svanisce.
Pregare significa entrare in uno spazio di intimità e verità, dove il cuore si esprime senza maschere, con libertà. È il luogo in cui si può: • lodare Dio per ciò che Egli è, • ringraziarlo per ciò che compie, • presentare le proprie richieste con fiducia, • intercedere per gli altri, portando a Lui ferite, speranze e bisogni.
Ma c’è ancora di più: pregare significa lasciarsi guardare e guidare da Dio. È presentarsi davanti a Lui con umiltà e sincerità, come un bambino che si affida al padre e gli permette di illuminare ciò che è vero, correggere ciò che è storto, guarire ciò che è ferito, modellare ciò che deve crescere. È chiedere aiuto nei tempi e nei modi che Lui stabilisce, sapendo che ogni risposta, immediata o attesa, è orientata al nostro bene più profondo.
Così compresa, la preghiera non è un rito né una ripetizione: è comunione con il Padre, atto di fiducia e di fede.
Questo articolo vuole essere un viaggio: • dalle origini della preghiera nell’Eden, • alla sua maturazione nella storia biblica, • fino al suo compimento nella fede che attende il Regno, • e a ciò che impariamo da queste preghiere per vivere oggi nella via dell’amore con il Padre.
DIO E L’UOMO
Genesi 3 ci racconta un momento prezioso del rapporto tra Dio e l’essere umano: «Udirono la voce di Dio che camminava nel giardino verso l’ora della brezza» (Genesi 3:8). Il testo ebraico usa un verbo che indica un camminare abituale, come chi passeggia ogni giorno in un luogo che ama. È un’immagine di grande tenerezza: Dio che cammina nel suo giardino, come un padre che si avvicina ai figli.
L’espressione “l’ora della brezza” indica il momento fresco della sera, quando tutto si calma, il lavoro finisce e la mente si rilassa. È il tempo in cui ci si può fermare, ripensare alla giornata, parlare con chi si ama. Il racconto lascia intuire che questo incontro tra Dio e l’uomo fosse un appuntamento quotidiano, un momento atteso, un gesto di familiarità che scandiva la vita del giardino.
In questo quadro, Dio non appare distante, ma vicino, familiare, presente. È un Dio che parla, ascolta, insegna, accompagna. Un Dio che cerca l’uomo e desidera condividere con lui la vita, non come un sovrano irraggiungibile, ma come una presenza che cammina accanto.
Questo ci fa capire una cosa importante: la preghiera non nasce dal dovere, ma dal bisogno profondo di relazione. È un dialogo che Dio desidera ancora oggi, come un Padre che attende la voce dei suoi figli. Non per controllarli, ma per amarli, guidarli e stare con loro, per ricostruire quella comunione che fin dall’inizio era il cuore della creazione.
PREGHIERE DI UOMINI E DONNE DEVOTI
Anna prega con le lacrime (1 Samuele 1:13). La Bibbia dice che “parlava sul suo cuore”: significa che Dio ascolta anche ciò che non riusciamo a dire, i pensieri che restano dentro, i sospiri che non diventano parole. È la stessa realtà dei “gemiti inespressi” di cui parla la Scrittura.
Davide prega mentre “cammina nella valle dell’ombra profonda” (Salmo 23:4). L’espressione ebraica indica un luogo di paura, quasi di morte. Eppure Davide non è paralizzato dal terrore: si sente al sicuro, perché crede che Dio cammini accanto a lui, passo dopo passo.
Maria prega con un cuore pieno di Parola. Il suo “Avvenga di me secondo la tua parola” (Luca 1:38) mostra una fede semplice e totale. Maria lascia che la Scrittura diventi preghiera, lode e fiducia.
DUE VIE A CONFRONTO: LA PREGHIERA DEI PRIMI CRISTIANI E LA PREGHIERA NELLE SALE DEL REGNO
Nelle Sale del Regno: centralità degli uomini, marginalità di Cristo
Il Corpo Direttivo viene spesso citato, invocato, ringraziato o menzionato come canale di Dio e custode della verità. Questo produce uno spostamento dell’attenzione: da Cristo agli uomini. Sempre più persone descrivono un vero e proprio spirito di venerazione nei confronti del Corpo Direttivo, percepito come un’autorità spirituale ormai insostituibile.
Il risultato è una forma di culto dell’uomo, in cui un’autorità umana riceve un’attenzione e una deferenza che le Scritture non riservano neppure agli apostoli o agli anziani del primo secolo.
NEI PRIMI CRISTIANI: NESSUNA VENERAZIONE DEGLI UOMINI, CRISTO AL CENTRO
Le Scritture mostrano un modello completamente diverso.
Gli apostoli rifiutavano ogni forma di onore spirituale. In Atti 10:25–26, Pietro rifiuta l’atto di omaggio di Cornelio. In Atti 14:11–15, Paolo e Barnaba respingono ogni venerazione. In 1 Corinzi 1:12–13, Paolo condanna il “seguire uomini”. Nessun apostolo veniva citato nelle preghiere come guida o autorità suprema.
In Apocalisse, ad esempio, Cristo riceve proskýnēsis: in Apocalisse 5:12-14 l’Agnello riceve questo gesto insieme a Dio, in un contesto che non è semplicemente di rispetto, ma di vera e propria adorazione. Per questo diverse traduzioni italiane (CEI, NR, LND) rendono proskýnēsis con “adorazione” e non solo “omaggio”. Anche alcuni interlineari grecoitaliani riportano accanto al verbo προσεκύνησαν (prosekýnēsan) la resa “adorarono”, riconoscendo che in Apocalisse 5 non si tratta di un inchino formale, ma di un atto di culto rivolto all’Agnello. I cristiani del Nuovo Testamento si rivolgevano direttamente a Gesù: Stefano pregò dicendo: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (Atti 7:59). Paolo afferma: «Ho pregato il Signore» (2 Corinzi 12:8), riferendosi a Cristo. Inoltre: Cristo è il Capo della congregazione (Efesini 1:22). Cristo è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini (1 Timoteo 2:5). Cristo è la via per il Padre (Giovanni 14:6).
Nel cristianesimo primitivo: tutti potevano pregare (1 Corinzi 14:26). Gli anziani non decidevano chi poteva parlare, ma garantivano ordine (1 Corinzi 14:40). La comunità pregava insieme, non solo tramite pochi (Atti 1:14; 4:24; 12:5). Lo Spirito guidava attraverso molti, non attraverso un gruppo ristretto. Nessuna preghiera includeva formule come: «Dio e gli apostoli…» o «Dio e il corpo dirigente…».
IL PADRE NOSTRO, LA VIA INSEGNATA DA GESÙ
Quando i discepoli chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» (Luca 11:1), non cercano una formula da ripetere, ma ciò che è grato a Dio, quindi un modo di vivere. Gesù risponde con il Padre Nostro, una preghiera che aiuta a capire che cosa pregare e quali priorità mettere davanti a Dio.
Gesù presenta prima tre aspetti spirituali, che riguardano Dio e il suo proposito: • il suo Nome, • il suo Regno, • la sua volontà.
Solo dopo parla di tre aspetti materiali, che riguardano i bisogni dell’uomo: • il pane quotidiano, • il perdono, • la protezione dal male.
Questo ordine è importante: prima Dio, poi noi. In questo articolo metteremo in risalto due aspetti, il primo è il più sorprendente: la parola Padre.
“PADRE NOSTRO”: LA PAROLA CHE CAMBIA TUTTO
1. Il modo in cui Gesù insegna a rivolgersi a Dio
La prima parola che Gesù mette sulle labbra dei discepoli è: Padre. Il testo greco dice: Πάτερ ἡμῶν Páter hēmōn, “Padre nostro”.
Ma nei Vangeli Gesù usa spesso un termine ancora più intimo, aramaico: ʾAbbā (אַבָּא), che significa: papà, babbo, padre caro. Era il modo in cui un bambino parlava al proprio padre in casa: non un titolo formale, ma una parola di famiglia.
Come oggi un figlio non chiama suo padre per nome, ma dice “papà”, così Gesù insegna ai discepoli a rivolgersi a Dio con confidenza, affetto e fiducia, non con distanza. Gesù non introduce un titolo, ma un rapporto.
2. Il tema del nome divino nella Bibbia
Nella Bibbia il nome divino appare in molte forme perché l’ebraico antico non riportava le vocali. Per questo sono nate diverse vocalizzazioni: YHWH, Yahweh, Geova, Jahvè e altre varianti storiche. Il nome di Dio parla della sua identità e del suo carattere.
Tuttavia, Gesù non fonda la preghiera sulla corretta pronuncia del nome, ma sulla relazione.
3. La scelta di Gesù: non un nome, ma un legame
Quando insegna a pregare, Gesù non parte da un nome, bensì da una relazione viva e affettiva: «Dite: Padre». Perché? Perché la preghiera nasce da un rapporto intimo, come quello tra un padre e un bambino. E quando c’è intimità, l’amore sceglie la parola più semplice e più vicina: Padre.
“NOSTRO”: UNA PAROLA CHE CI UNISCE
Nella Bibbia anche gli esseri celesti hanno ruoli diversi: cherubini, serafini, angeli, ma tutti appartengono a Dio. Così è anche per noi: possiamo avere doni diversi, compiti diversi, responsabilità diverse, ma nessuno è superiore agli altri. Gesù lo ha detto chiaramente: chi vuole essere grande deve servire, come ha fatto Lui.
Quando diciamo nostro, ricordiamo che gli altri sono figli di Dio come noi, meritano rispetto, dignità e amore, e che la nostra relazione con il Padre cresce solo se cresce anche l’amore verso i fratelli. Dire Padre nostro ci educa a guardare gli altri come Dio li guarda, a riconoscerli come parte della stessa casa e della stessa eredità.
PERCHÉ QUESTI ASPETTI SONO COSÌ IMPORTANTI
Capire la profondità di queste due parole, Padre nostro, cambia il modo di pregare e il modo di vivere, perché ci ricorda che Dio non è lontano, ma vicino, ci libera dalla paura e ci apre alla fiducia, ci insegna che non siamo soli ma parte di una famiglia, ci invita a trattare gli altri come figli di Dio, rafforza la nostra relazione con il Padre e con il prossimo, mette Dio al centro e ci aiuta a vivere come Gesù ha insegnato, rendendo la preghiera un atto vivo e relazionale.
Pregare così non è un rito, è un cammino di amore, fiducia e comunione, un ritorno quotidiano alla relazione che ci genera e ci sostiene, una scelta che trasforma il cuore e lo orienta verso il Padre.
L’UOMO RITORNA NELLA SUA CASA
Il Regno futuro è il ritorno all’origine. Ciò che si è spezzato verrà ricomposto; ciò che è stato perduto verrà ritrovato. L’umanità redenta parlerà con Dio senza intermediari, nella freschezza di un rapporto pieno. Cristo consegnerà il Regno al Padre, perché «Dio sia tutto in tutti». E la preghiera troverà il suo compimento: un incontro diretto, volto a volto. Il Regno non è un luogo nuovo, ma il ritrovamento di ciò che era stato smarrito.
Allora si compirà ciò che oggi solo intuiamo: la brezza della sera tornerà a soffiare, il passo di Dio risuonerà di nuovo nel giardino, e l’uomo, finalmente, ritornerà nella sua casa. L’immagine del giardino non è nostalgia: è promessa.
Perché la preghiera è già questo: un anticipo del ritorno, un passo verso il Padre, un cammino che ci riporta là dove tutto è cominciato. Pregare significa orientare il cuore verso la casa che ci attende.
Ogni volta che preghiamo, diventiamo un po’ più simili a ciò che saremo per sempre: figli che parlano con il loro Padre, amici che camminano con Dio, uomini e donne che ritornano alla loro casa. La preghiera non cambia solo ciò che chiediamo: cambia ciò che siamo
Post de “Ilresiliente”







@ilresilinte, ottimo post condivido che nelle sale del regno ormai le preghiere sono come quelle dei farisei del 1°secolo volte ad esaltare uomini.
RispondiElimina@per gli amministratori, mi sembra giusto per 'par condicio' dare spazio anche a post propositivi.
Tornondo alla preghiera volevo condividere con voi parte di un testo su cui ho lavorando:
Ho smesso di pregare piano piano
Come si spegne una città di notte
Le mie certezze in frantumi in mano
E il cielo chiuso sopra le risposte
Mi sono perso nel mio deserto
Convinto che non mi cercassi più
Ho toccato il fondo della mia paura
ho gridato contro il cielo blu
ma proprio lì ho trovato forza
per riprendere in mano la mia vita
La fede quella che avevo
era bisogno di sicurezza
Ora Ti scelgo anche nel vuoto
anche quando manca la certezza
Non voglio più una pace fragile
che crolla al primo temporale
Voglio radici nella terra
che tengano quando tutto fa male
Se il vento prova a strapparmi via
non ho più paura di non farcela
sono un tralcio che ha conosciuto l’inverno
ma so che la primavera verrà.
Penso avrete intuito l'analogia tralcio/vite.
Un abbraccio a tutti i lettori😉
beth sarim..., Tommaso, bel testo, mi ha colpito il passo in cui dichiari a Lui che sei riuscito a riprendere in mano la propria vita e questo non é un fatto banale, riuscire a riappropriarsi del proprio essere, che incautamente avevamo affidato a degli estranei é stata impresa ardua ma ci sei riuscito. Bravo!!!
Eliminabeth sarim..., Caro Saroj, bel post. La preghiera che ci ha insegnato…
EliminaCarissimo amico la tua riflessione é particolarmente gradita e necessaria, dato che dobbiamo considerare come solo ora, nella libertà di praticare in modo autonomo e quotidiano la nostra fede, abbiamo davvero la possibilità di scegliere
se mettere in pratica ciò che professiamo.
Non siamo più dentro un contenitore, una sorta di “scatola di scarpe” in cui ci siamo lasciati riporre con l’illusione di una protezione spirituale. Ora la responsabilità è personale, individuale, davvero viva e concreta.
Leggendo e rileggendo il tuo commento, mi sono immedesimato nella scena raccontata da Luca. Il versetto è breve, ma racchiude una profondità straordinaria, pensavo di essere tra loro e notavo che non chiedono a Gesù come compiere miracoli o come predicare meglio; ma invece gli chiedono di insegnare loro a pregare.
Mi sono chiesto, perché?
Avevano compreso che la sua forza interiore, la sua sapienza e la sua autorità scaturivano dal rapporto intimo e costante con Dio, avevano visto che Gesù non si limitava a parlare di Dio: si ritirava regolarmente in preghiera. La sua non era una pratica formale, ma un dialogo vivo e personale. I discepoli che osservano, intuiscono che proprio in quel dialogo si cela il segreto della sua identità e della sua missione. Chiedere a Lui di essere istruiti è, per loro, un atto di umiltà e di fiducia: riconoscono di aver bisogno di guida. Erano cresciuti con forme di preghiera codificate. Il riferimento a Giovanni Battista mostra come, nella tradizione ebraica, ogni maestro trasmettesse ai propri discepoli uno stile di preghiera che esprimeva la visione spirituale del gruppo.
Domandando a Gesù di insegnare loro a pregare, i discepoli chiedono di comprendere più profondamente la Sua esperienza e relazione con Dio. Lui risponde consegnandoci il Padre Nostro, una preghiera semplice ed essenziale, centrata sulla relazione filiale con il Padre. Gesù non ci insegna la preghiera come se sia un obbligo religioso, un rito, ma la identifica come il cuore stesso della vita spirituale: il luogo in cui si costruisce la relazione con Dio e da cui scaturisce la forza per vivere e agire.
I discepoli non avevano bisogno, come siamo stati indotti a credere, di avere sempre più "successo nell'opera del Regno", di migliorare di continuo per essere sempre più "performanti", avevano bisogno di sentirsi figli e fratelli.
Tommaso
RispondiElimina@Sanroj, immagino che come un fiore di loto che emerge dall'acqua tu abbia avuto una rinascita spirituale, magari si ti fa voglia potrai condividere ...
RispondiEliminaCaro @Tommaso. Il significato del nome che ho scelto è quello che hai detto tu, tuttavia io non ho avuto nessuna rinascita spirituale. Per dirtela in breve il mio caso è paragonabile a quello di coloro che subiscono una truffa da parte di una finanziaria. Se gli chiedi se credono ancora nel mondo della finanza, cosa ti rispondono? Nel mio caso, aver scoperto che quello in cui avevo creduto ciecamente era falso mi ha fatto perdere la fede non solo nei Testimoni di Geova ma nella religione in generale.
EliminaGrazie resiliente per questo bel post. La preghiera è una forma di meditazione che troviamo in tutte le popolazioni del mondo. Segno che, come esseri umani, sentiamo la necessità di entrare in comunione con lo spirituale.
RispondiEliminaPer chi segue il Cristo, il suo esempio è una chiave che apre la porta ad una relazione col Padre.
Le sue preghiere sono piene di fiducia e affetto, spesso fatte in privato, contrariamente ai farisei che pregavano agli angoli delle ampie vie per farsi vedere dagli uomini.
Anche io ringrazio e faccio i miei complimenti a resilliente per il post e la sua ricerca accurata , e aggiungo che la preghiera deriva dal latino precaria, quindi è anche una richiesta accorata dal risultato incerto , , senza aspettarci nulla , link
RispondiEliminahttps://www.google.com/search?client=firefox-b-d&hs=dsOp&sca_esv=9082424201a53a50&sxsrf=ANbL-n4TgDYkhpvaBGPfA5VBI2MCQJVEuw:1771787488777&q=preghiera.+radice+ed+etimologia+della+parola&spell=1&sa=X&ved=2ahUKEwjh-Yrf5u2SAxVV4wIHHWcWC2YQBSgAegQIDRAB&biw=1360&bih=615&dpr=1
Grazie Barnaba, Virgilio. Buona giornata a tutti.
RispondiEliminaScusate il post non è mio. Lo ha inviato “Il resiliente”. Io l’ho solo pubblicato. Provvedo a inserire la firma quanto prima
RispondiEliminaCiao Saroj. Grazie della collaborazione. Io visualizzo la seguente firma: Post de “Ilresiliente”
Eliminabeth sarim..., allora l'autore del post é Il Resiliente ? Complimenti per lo splendido lavoro.
EliminaItaliancalipso da Reddit: condivido molto il pensiero del post riguardo al termime Padre, come piu comunemente un bambino direbbe Papà. Tuo padre lo chiami per nome (es. Antonio) oppure lo chiami papà??? Quindi anche il fatto di usare Geova in modo ossessivo, qualcuno a mo di Talismano ripetendolo una decina di volte almeno nella stessa preghiera, in qualche modo va' a raffredare questa relazione. Preperisco piu' chiamarlo padre,papa',babbo piuttosto che una traduzione letterale impersonificata(e neanche fedele).
RispondiEliminaHo letto con apprezzamento la recente intervista degli amministratori di O.T.
RispondiEliminaSul canale YouTube “Fede & Credo” sono disponibili diverse altre interviste.
Magari se ci posti il link dell'intervista
RispondiElimina1
RispondiEliminaNon avrei mai immaginato di scrivere qualcosa del genere.
Attualmente servo come anziano (Sovrintendente del Servizio) e come pioniere regolare. Anche mia moglie è una pioniera. Circa l'80% della mia congregazione è la mia famiglia. La mia intera struttura sociale, il mio sistema di supporto emotivo e anche la mia stabilità finanziaria sono direttamente collegati alla mia associazione con i fratelli.
Sono visto come un pilastro nella mia famiglia e come un esempio nella congregazione. Se dovessi andarmene, non sarebbe una decisione tranquilla. Avrebbe un impatto emotivo sulle persone che amo sinceramente. Potrebbe destabilizzare il mio matrimonio. Potrebbe influire sulla mia casa e sul mio reddito. Probabilmente mi isolerebbe da quasi tutti coloro che ho conosciuto.
Eppure, eccomi qui a mettere in discussione.
Per molto tempo sono stato forte. Convinto. Sicuro.
La prima grande crepa è apparsa dopo l'aggiornamento del Corpo Direttivo riguardo alla dissociazione. Ho assistito alle conseguenze di persona. Ho visto errori di giudizio. Ho visto sussurri. Ho visto critiche. Ho visto persone schiacciate da decisioni presentate come amorevoli, ma che in pratica sembravano profondamente proceduraliste e dure. La procedura precedente ha portato a errori di giudizio, stress intenso e danni significativi alla salute mentale ed emotiva delle persone. Molti hanno subito pregiudizi e critiche non necessari. Famiglie sono state profondamente danneggiate. Le reputazioni sono state compromesse in modi che non possono semplicemente essere annullati.
Mi aspettavo indicazioni su come prendersi cura di coloro che stavano soffrendo. Coloro che erano confusi. Coloro che si sentivano spiritualmente destabilizzati.
Non ce n'erano.
Nessun riconoscimento del danno emotivo. Nessuna istruzione su come prendersi cura di coloro che lottavano con le conseguenze. Nessuna scusa per i casi in cui le cose erano state gestite male.
Col tempo, mi sono stabilizzato mentalmente. Mi sono detto che Geova si sarebbe occupato di tutto.
Poi è arrivato l'aggiornamento riguardo all'istruzione superiore.
Questo ha riaperto tutto — più forte di prima.
Molti giovani sono stati scoraggiati, alcuni hanno limitato gravemente le loro opportunità, alcuni hanno preso decisioni che hanno cambiato la vita basate su ciò che è stato presentato come una chiara direzione. Ora il tono cambia. E di nuovo chiedo:
Chi porta le conseguenze?
Chi ripara i danni per coloro che sono stati colpiti?
2
RispondiEliminaCome anziano locale, se commetto un errore che danneggia qualcuno, mi si aspetta che mi scusi. Sono responsabile.
Devo essere umile.
Ma quando i membri del Corpo Direttivo fanno aggiustamenti che colpiscono profondamente migliaia — persino milioni — e quegli aggiustamenti causano danni misurabili... non c'è scusa. Nessuna assunzione di responsabilità. Nessun piano di seguito pastorale.
Com'è che questo è amorevole?
Com'è che questo è umile?
Se queste istruzioni non provenivano realmente da Dio, allora erano regole degli uomini — e le regole degli uomini sono soggette a responsabilità e disciplina.
Quindi quale disciplina è stata applicata?
Quale responsabilità è stata esercitata?
Credo ancora in Dio.
Credo ancora in Gesù.
Ma non so come riconciliare quella fede con una struttura organizzativa in cui la responsabilità sembra asimmetrica.
Allo stesso tempo, andarsene sembra quasi impossibile.
Mia moglie sarebbe devastata.
La mia famiglia sarebbe scossa.
La congregazione sarebbe colpita.
L'intero mio network di supporto potrebbe crollare dall'oggi al domani.
Potrei perdere la stabilità finanziaria.
Mi sentirei perso.
Quindi vivo in tensione.
All'apparenza capace. Interiormente in conflitto.
So come essere un Testimone. So come preparare discorsi. So come fare il pastore. So come guidare.
Ma non so più come mettere a tacere la mia coscienza.
Sono qui perché non so dove altro parlare onestamente senza conseguenze immediate.
Se ti sei trovato in una posizione simile — specialmente come qualcuno con responsabilità — come hai navigato questa situazione senza distruggere tutto in un colpo solo?
caro fratello, sia adesso che quando ero anziano mi sono scontrato con gli uomini, sia in sala che con alcune "direttive" che, dal mio punto di vista, non erano in linea con la Bibbia. fino a che ho servito come anziano ho sempre cercato di seguire la Bibbia che gli uomini (leggi CD), con alcuni bastava dire :"facciamo relazioni e mandiamo al CO e alla Betel e vediamo come rispondono" e tutti quelli con cui ho avuto a che fare se la facevano nei pantaloni, tra cui diplomati SAM e SCO e CO. dopo dimissioni per causa di forza maggiore(non entro nei particolari) non vedevo l'ora di poter di nuovo servire come A per il bene dei fratelli. ultimamente, adesso sono SM, ho avuto problemi con i mie attuali anziani e sinceramente volevo mandare tutto all'aria pure io. Però credo nella Bibbia, in Geova e Gesù e allora ho ricominciato a lottare per riprendere la nomina di A. non posso descrivere tutte le vicissitudini intercorse nell' arco di più di 10 anni. ti posso dire una cosa: non mollare se ancora, come me , credi nella Bibbia in geova e gesù. sei nella posizione di fare qualcosa a favore dei fratelli. da quello che ho letto e da come ti esprimi percepisco che ami e soffri per i fratelli. continua ad aiutare e confortare anche se potrebbe significare prendersi colpe e chiedere scusa per altri. aspettiamo il giudizio di geova e gesù con coscenza a posta sapendo che abbia provato a seguire loro in tutto quello che ci dicon tramite le scritture. un abbraccio fraterno
EliminaMa questa è un'eperienza tradotta dall'inglese?
EliminaSi, l'ho letta anch'io stamani su reddit. È interessante, ma quando si copia da altri siti sarebbe più corretto citare la fonte.
EliminaOrmai rimanere dentro vuol dire tapparsi naso orecchie e 👄 . Ma dentro ti senti un piccolo uomo frustrato. Andrea
RispondiEliminaAbdia: Per una maggiore conoscenza è assolutamente da non perdere il video su youtube di cui riporto il titolo: TESTIMONI DI GEOVA: struttura dottrina e controllo spirituale DOCUMENTARIO di RICCARDO TRISTANO TUIS. Apre uno squarcio di luce profondo sui veri obiettivi dell’organizzazione e chiude il cerchio in modo chiaro e pulito con dati alla mano. Abdia
RispondiEliminaUn aspetto che vi lancio così da rifletterci su. Come blog la critica a tutti i costi ai Testimoni di Geova non è interessante non tanto quanto quelli agli argomenti. Prima di tutto mettiamo al primo posto gli argomenti poi facciamo critica all’organizzazione. Senza questo passaggio le argomentazioni diventano sterili e non servono.
RispondiEliminaCK il tuo invito mi sembra corretto, personamente da anni ho provato sulla mia "pelle" che quando qualcosa crolla, non stai solo rivedendo argomenti, stai riorganizzando la tua identità e questo crea confusione, rabbia, dolore, quindi il cervello cerca coerenza emotiva più che verità oggettiva.
EliminaÈ più facile respingere tutto che analizzare pezzo per pezzo.
@Tommado lo dico ma anche lo dico anche a me come promemoria generale. Come hai rilevato correttamente e ne sono convinto è proprio nella semplificazione degli argomenti che si insidia il problema. Lasciare i testimoni di Geova potrebbe essere la cosa giusta, ma solo dopo che si è capito il perché. E’ un lampo finire in pasto dei nostri problemi irrisolti, la cosa migliore è quella di non entrarci, ma dopo che hai fatto certe scelte le devi motivare per uscire fuori senza traumi.
Elimina@KC scusami se rispondo a scoppio ritardato sai i miei neuroni sono un po' ritardati l'anagrafe ha un suo peso🤭, sono d'accordo con te che lasciare i tdg e cercare una propria spiritualità potrebbere essere per alcuni la strada giusta è aggiungo invidiabile, ma avvolte per alcuni diventa una questione di sopravvivenza, e ti dico che ho la sensazione di abbracciare forte gli amministratori di questo o altri blog simili per la possibilita che ci date di esprimere senza veli idee, sentimenti, sensazioni, opinioni, continuate con l'ottimo lavoro che evete fatto e state facendo, un salutone anche a tutti lettori😉
Elimina@ Tommaso ringrazio anche a nome degli altri amministratori per le tue parole di apprezzamento. Ne approfitto per rinnovare l'invito a chiunque lo desideri di inviare i propri post per la pubblicazione. Cerchiamo di avere un nuovo argomento ogni settimana e quindi c'è spazio per tutti. Leggete il regolamento e collaborate con noi per rendere questo spazio sempre più aperto a nuove idee e punti di vista. Se possibile quando inviate il materiale usate un solo colore per scrivere e inserite qualche illustrazione o disegno. Aspettiamo i vostri contributi!
Elimina