In questo post tratteremo l’argomento dell’interpretazione biblica e vedremo come questa viene inevitabilmente condizionata dall’ideologia.
L'interpretazione di testi, specialmente quelli di natura antica e religiosa come la Bibbia, spesso può sfociare in un intricato labirinto di sfumature, ciascuna portatrice di significati e possibilità. L'aumento della complessità nell'interpretazione non conferisce automaticamente maggiore veridicità o autenticità all'interpretazione stessa. Elenchiamo una serie di problematiche che nascerebbero con questo approccio sbagliato.
- La Distinzione tra Complessità e Verità: La complessità nell'interpretazione può derivare da una varietà di fattori, tra cui sfondi culturali, sfumature linguistiche e contesti storici. Tuttavia, questa complessità non è in sé garante di verità. Un'interpretazione intricata potrebbe riflettere un'eccessiva lettura tra le righe o una sovrapposizione di bias personali.
- La Trappola dell'Esoterismo: Talvolta, l'impulso di attribuire un significato profondo e nascosto a ogni dettaglio può portare a un esoterismo eccessivo. La ricerca di significati celati può distogliere l'attenzione dall'essenza dei messaggi fondamentali contenuti nei testi ebraici e cristiani.
- La Responsabilità dell'Equilibrio: Mentre è legittimo cercare interpretazioni profonde e complesse, è altrettanto importante non perdere di vista la chiarezza e la coerenza fondamentali. Le interpretazioni eccessivamente intricate possono allontanarsi dal contesto originale dei testi e deviare dal messaggio centrale.
- L'Onere della Prova: In ambito interpretativo, l'onere della prova incombe su coloro che avanzano interpretazioni complesse e divergenti. La complessità di un'interpretazione non dovrebbe essere usata per giustificare idee controverse o radicali senza un sostegno solido.
- L'Umiltà nell'Approccio: L'interpretazione di testi sacri richiede umiltà. È possibile che, nonostante la complessità di un'interpretazione, questa possa risultare errata o basata su presupposti deboli. Riconoscere la possibilità di errore e mantenere un approccio critico è essenziale per evitare la caduta in interpretazioni fuorvianti.
Per capire meglio faremo una applicazione pratica nel passaggio biblico che tutti quanti conoscete di Marco 11:12-25 dove Gesù maledice un fico sterile di frutti. In questo passo Gesù esegue uno dei due miracoli che provocheranno un danno materiale alle cose. L’altro miracolo è quello della legione di demoni che porteranno all’uccisione di una mandria di maiali. Ma oggi tratteremo solo quello del fico maledetto.
C'era un'aura solenne nell'aria mentre il sole sorgeva oltre l'orizzonte, gettando i suoi primi raggi dorati sulla città addormentata di Gerusalemme. Gesù e gli apostoli si spostano da Betania a Gerusalemme. Betania era un villaggio situato a est di Gerusalemme, ed era spesso il luogo in cui Gesù si fermava durante il suo ministero. Era anche il luogo in cui risiedevano Marta, Maria e Lazzaro, suoi amici stretti. Gerusalemme era il centro religioso e politico dell'epoca, nonché il luogo in cui avrebbe affrontato la sua passione, morte e resurrezione.
Le strade erano ancora umide di rugiada quando Gesù, con il cuore pieno di un'intensa determinazione, si diresse verso un albero solitario lungo il bordo del sentiero:
Bisogna riconoscere che la scena del fico sterile in Marco 11:12-14 può essere vista come un paradosso o una situazione apparentemente contraddittoria. Nel contesto della narrazione, Gesù condanna il fico perché non ha frutti, anche se non era il periodo normale per avere frutti. Questo episodio spesso suscita domande e discussioni in quanto sembra essere un gesto insolito da parte di Gesù. Molte interpretazioni si concentrano sulla simbologia dietro questo atto, piuttosto che prenderlo alla lettera. Ed è proprio questo il modo con cui l’organizzazione risolve questo cortocircuito ideologico. Prendiamo la Torre di Guardia del 1980.Marco 11:12,14 12 Il giorno dopo, mentre lasciavano Betània, gli venne fame.+ 13 Da lontano scorse un fico che aveva le foglie e andò a vedere se vi potesse trovare qualcosa. Avvicinatosi, però, non trovò altro che foglie, perché non era la stagione dei fichi. 14 Allora gli disse: “Nessuno mangi mai più frutto da te”.+ E i suoi discepoli ascoltavano.
w80 1/3 pp. 16-20 “Fichi” che fanno piacere anche a Dio
Ebbene, Gesù ce l’aveva proprio con quel povero albero? No, si servì di quel fico sterile per illustrare qualcosa. Quel fico rappresentava la nazione d’Israele, a cui Geova aveva mandato suo Figlio per raccogliere frutti sotto forma di sostenitori del vero Messia o Cristo. Quando sotto la guida del sommo sacerdote e di altri capi religiosi, la nazione rigettò Gesù quale rappresentante del regno di Dio, le diverse centinaia di persone che l’avevano effettivamente accettato erano come nulla. Come un albero tassabile che occupava inutilmente il suolo, quel simbolico fico meritava d’essere tagliato, essendo stato maledetto da Dio. (Confronta Deuteronomio 28:15-68). Cinquantun giorni dopo che Gesù fu ucciso come se fosse stato un falso Messia, il “fico”, Israele, fu tagliato, perché Dio portò all’esistenza una nuova nazione, l’Israele cristiano, l’Israele spirituale, onde producesse i frutti del regno. (Matt. 21:43; I Piet. 2:9; Gal. 6:16; Giac. 1:1) Il “fico” abbattuto fu gettato nel fuoco alla distruzione di Gerusalemme nel 70 E.V.
Quale è il problema di questa interpretazione? Innanzi tutto come avete notato l’organizzazione evidenzia una applicazione metaforica applicando un simbolismo non evidente nell’interpretazione che invece ne da Gesù stesso. Questa interpretazione è davvero complessa da rilevare nel testo biblico. Niente nei passi scritturali in questione lascerebbero indizi che possono arrivare a queste conclusioni. Infatti Marco svela che Gesù analizza l’evento applicandolo “semplicemente” alla natura della fede. Pochi versetti dopo Gesù stesso spiega in questo modo l’evento.
Marco 11:19,2519 Quando si fece tardi, uscirono dalla città. 20 La mattina di buon’ora, mentre passavano, videro il fico già seccato fin dalle radici.+ 21 Pietro, ricordandosene, gli disse: “Rabbi, guarda! Il fico che hai maledetto si è seccato”.+ 22 Rispondendo, Gesù disse loro: “Abbiate fede in Dio. 23 In verità vi dico che se qualcuno dice a questo monte: ‘Sollevati e buttati in mare’, e in cuor suo non dubita ma ha fede che quello che dice accadrà, così accadrà.+ 24 Per questo vi dico: tutte le cose che chiedete in preghiera, abbiate fede di averle già ricevute e le avrete.+ 25 E quando pregate, perdonate qualunque cosa abbiate contro qualcuno, così che anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni le vostre colpe”.+
Come è evidente, Gesù non correla in alcun modo il fico seccato come se fosse un'applicazione metaforica e profetica che rappresenta il popolo di Israele così come l'organizzazione invece da perfettamente per scontato. Lo applica si metaforicamente ma ad un nuovo senso della fede che evidentemente i discepoli non avevano ancora compreso. Ribadiamo: Gesù parla di Fede e di come applicarla alla propria vita e non parla di eventi profetici. Dobbiamo anche considerare che comunque questa interpretazione data da Gesù necessita di essere elaborata e questo potrebbe essere un problema per chi cerca un significato diretto, più avanti vedremo come possiamo risolvere questo problema.
Alcuni riflettendo su questi versetti non trovano alcuna relazione diretta fra l'interpretazione di Gesù e quella che ne da l'organizzazione si chiedono da dove provengano queste considerazioni che sono evidentemente completamente scorrelate fra di loro?
Per rispondere questa domanda si deve considerare la religione nel suo insieme e quindi nell'insieme delle credenze che ha stabilito per se stessa e per chi vi vuole aderire. A ben vedere tutto nasce da un doppio salto logico che molti esegeti compiono considerando questo tipo di scritture. Il primo salto è contestuale al racconto della maledizione del fico, che l’evangelista Marco lo incastra volutamente all’interno di un evento chiave che è la cacciata dei mercanti dal tempio. Per farvi capire è come se Marco avesse voluto fare una sorta di sandwich ideologico inducendo il lettore a fare una relazione logica fra il tempio e il fico. In Marco appunto leggiamo che Gesù è davvero deciso e determinato a completare l'opera che era stato mandato, e come tutti quanti voi sapete quando arrivato a Gerusalemme ed entra nel tempio:
Marco 11:15 18 Quando arrivarono a Gerusalemme, Gesù entrò nel tempio e cominciò a scacciare quelli che nel tempio vendevano e compravano, e rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le panche dei venditori di colombe,+ 16 e non permetteva a nessuno di trasportare oggetti attraverso il tempio. 17 E insegnava, dicendo loro: “Non è scritto: ‘La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni’?+ Ma voi ne avete fatto un covo di ladri”.+ 18 I capi sacerdoti e gli scribi lo vennero a sapere e iniziarono a cercare il modo di ucciderlo;+ avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento.+
Questa struttura del ragionamento indotta da Marco porta il lettore a correlare naturalmente la maledizione del fico con il rifiuto che Gesù prova nei confronti della religiosità corrotta rappresentata nel Tempio di Gerusalemme.
Il secondo salto logico è quello di associare quindi la religiosità corrotta con il rigetto completo di tutto il popolo eletto, che costituisce la base di quella che è definita la Teologia della sostituzione. Questa teologia, è l’applicazione diretta della volontà Dio che toglie l’eredità di popolo eletto ad Israele e stabilisce una nuova alleanza composta dai discepoli di Gesù che porta a ritenere i Cristiani quali unici eredi eletti di Dio. Questa visione del popolo eletto è stata decisamente abbandonata dalla maggior parte delle religioni cristiane, tranne una: i Testimoni di Geova. Come sapete bene, manteniamo questa teoria del popolo eletto e interpretiamo di conseguenza il versetto nel modo come abbiamo visto.
Per farvi capire come invece si potrebbe interpretare questo passo biblico vi riporto un esempio pratico che ho trovato in rete. Ovviamente sono ben lontano dal ritenere questa interpretazione quella definitiva e dal quale prendo le dovute distanze. La inserisco solo per evidenziare come si possa interpretare un versetto in modo decisamente diverso, non essendo condizionati dall’ideologia. In questo brano, Ercole Ferretti, teologo e psicologo, in una suo scritto “I paradossi del vangelo” tenta di ripristinare il senso dell'applicazione originale dando una sua interpretazione che come noterete è molto più vicina al senso dato da Gesù stesso nella spiegazione dell’evento.
Una cosa è evidente: la conclusione dell’episodio. Il paradosso della fede. Non è una regola automatica. E’ l’esperienza che ce lo insegna. Essa è, infatti, una comunicazione paradossale. Quasi tutti abbiamo sperimentato che qualche volta abbiamo desiderato intensamente una cosa, un fatto, un evento e questo è accaduto. Magari non immediatamente, ma nel tempo. Rientra nel campo esperienziale senza che ci possa essere una spiegazione razionale. E’ avvenuto e basta. Oppure non è avvenuto. E’ il paradosso dell’ottimismo contro il pessimismo. Per vivere bene, anche in mezzo al disastro più grave, sia fisico che psicologico è sempre meglio un atteggiamento positivo che negativo. E’ questo il paradosso evangelico.3 Credere, anche se fosse una illusione, è sempre meglio che non credere. E’ vero che il fico si è seccato? Nel caso, era colpa del fico se a ridosso della Pasqua, è questo il contesto dell’episodio, cioè a inizio primavera, ancora non aveva i frutti? E’ chiaro che no. E quindi è chiaro l’insegnamento paradossale: per comportarsi bene e per credere nell’impossibile non esiste un tempo. Bisogna sempre comportarsi bene e sperare nel bene degli eventi. Non esistono scuse!
Guardate come invece viene interpretato Marco 11:22 dall'Expositor's Greek Testament
Marco 11:22 . ἔχετε πίστιν , abbi fede . I pensieri di Gesù qui prendono una svolta in una direzione diversa da quella che avremmo dovuto aspettarci. Cerchiamo spiegazioni sul vero significato di un'azione apparentemente irragionevole, la maledizione di un fico. Invece, si rivolge al tema della fede necessaria per compiere azioni miracolose. Può essere che la tradizione sia in errore qui, collegando parole autentiche del Maestro sulla fede e la preghiera con un'occasione relativamente inadatta?
In conclusione, l'avventura dell'interpretazione delle scritture ci spinge a riflettere sull'importanza di una prospettiva equilibrata. Mentre è innegabile che la complessità possa arricchire la nostra comprensione, non dobbiamo dimenticare che la vera essenza delle scritture risiede nella loro semplicità e chiarezza. L'obiettivo non dovrebbe essere quello di costruire intricate e contorte interpretazioni, ma piuttosto di scorgere la profonda saggezza e la guida spirituale che possono essere colte attraverso messaggi fondamentali. Abbracciare la chiarezza senza rinunciare alla profondità è la chiave per cogliere la vera bellezza e il significato intrinseco delle scritture, aprendo la porta a un'autentica connessione con la spiritualità e la verità che esse trasmettono.
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