Uscire fuori da un sistema oppressivo potrebbe però essere complicato più di quello che sembra perché è fortissima la tentazione di ricostruire intorno a noi quegli stessi meccanismi abusanti che sono diventati parte della nostra vita per tanto tempo.
In questa esperienza su Reddit link
c’è la dimostrazione di difficoltà che le persone incontrano. Ad un certo punto dice dopo aver ammesso anche la lotta da donna contro la masturbazione,
“Non è troppo tardi. Sono perfettamente consapevole di questo.
Ma devo affrontare la realtà: non c'è più paradiso per me. Niente più vita eterna. C'è una lunga battaglia davanti per risalire nonostante la mia salute, nonostante la mia famiglia, nonostante la solitudine e un mondo nel caos.”
La psicoterapeuta Alice Miller ci ricorda che, nonostante le ferite, il nucleo della nostra verità rimane intatto:
"L'intelligenza non è qualcosa che si può distruggere. Può essere messa a tacere, può essere nascosta sotto strati di paura, ma nel momento in cui la persona si sente al sicuro, quella luce torna a brillare con una forza sorprendente."
Lo psicologo Steven Hassan sottolinea che il processo di uscita è un atto di riappropriazione della propria identità autentica:
"Non stai diventando una persona nuova; stai liberando la persona che sei sempre stata, quella che esisteva prima che il controllo mentale cercasse di modellarla."
La Bibbia non ci parla di una libertà concessa da altri, ma di una forza che Dio ha posto nel nostro spirito per governare la nostra vita. In Proverbi 4:23 si legge:
"Custodisci il tuo cuore con ogni cura, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita."
Questa "sorgente" è tua. Non è proprietà di un'organizzazione o di un leader che spesso è vittima anche lui di quel sistema abusante. È la tua bussola interiore che, anche quando siamo stati costretti a credere a verità imposte, ha continuato a sussurrare che qualcosa non tornava. Quel disagio che sentivi era la tua forza che resisteva.
La vera guarigione avviene quando smettiamo di cercare un nuovo schema esterno e iniziamo a fidarci del nostro discernimento. Come scrive il filosofo Baruch Spinoza:
"L'anima non è vinta dalle armi, ma dall'amore e dalla generosità."
A prova di questo assunto ci viene in aiuto la scrittura quando dice “Ama il tuo prossimo come te stesso” e lo dice in Levitico in Matteo lo ripete in tante occasioni a dimostrare quanto sia valida questa verità scritturale svelando una realtà disarmante che lascia sconcertati quando scopriamo da questa legge che non possiamo amare nessuno se prima non amiamo noi stessi e la nostra vita.
Non sono necessarie atti clamorosi di rottura distruggendo in modo incontrollato tutti i legami famigliari. Non si vince nessun premio e Dio stesso non ci chiede a noi di sciogliere quello che lui a legato. Ognuno deve portare il suo carico perché sappiamo bene che l’organizzazione non ha nessun controllo né criterio nella forma di disciplina che confonde con atto d’amore e sappiamo bene che questa disciplina non può essere volontà di Dio.
Quello che a noi interessa è che il nostro atto d’amore più grande sia quello che rivolgiamo a noi stessi quando ci concediamo il diritto di non avere risposte pronte, e non come quelli che dicevano di sapere tutto e poi invece ora non sanno niente, di dubitare e di ricostruire il nostro legittimo e santo equilibrio in una rinnovata personalità. La forza per uscire non ci è stata data dal mondo: l’abbiamo trovata noi nel silenzio della nostra coscienza.