domenica 11 gennaio 2026

Chi stabilisce la vera chiamata?


Per rispondere a questa domanda metteremo in risalto alcuni principi fondamentali: è Dio che chiama; la chiamata produce trasformazione; si conferma nella perseveranza; Cristo è il giudice finale; e la Parola di Dio rimane il criterio decisivo per ogni discernimento. Faremo riferimento all’interlineare e a note lessicali.


Ci sono esperienze che arrivano all’improvviso: un’emozione intensa, un senso di presenza che sembra provenire dall’alto e penetrare nel profondo. Molti credenti, appartenenti a realtà religiose diverse, interpretano questi momenti come una chiamata divina. In molte comunità cristianepentecostali, carismatiche, evangeliche, cattoliche, ortodossesi raccontano visioni, sogni, voci interiori, guarigioni o apparizioni considerate segni di un intervento dall’alto.

Anche i Testimoni di Geova sostengono l’esistenza di una chiamata celeste riservata a un numero letterale di 144.000. Le loro pubblicazioni spiegano che l’aumento di persone che prendono gli emblemi alla Commemorazione non corrisponde automaticamente al numero reale dei chiamati. La Torre di Guardia del 15 gennaio 2016 (pp. 25-26, par. 13) osserva che: “Alcuni, dopo aver iniziato a prendere gli emblemi, in seguito hanno smesso. Altri, invece, potrebbero essere influenzati da disturbi mentali o emotivi che li portano a credere sinceramente di regnare con Cristo in cielo”.

Le esperienze personali, pur diverse, diventano per molti la prova di un contatto con il divino. Ma è necessario valutarle con lucidità, alla luce delle Scritture. Anche i vissuti interiori meritano ascolto e rispetto: spesso rivelano un cuore che cerca Dio con sincerità.

Una chiamata divina si riconosce dal cambiamento

La Bibbia non parla mai di una chiamata che lasci l’uomo dov’è. Ogni intervento autentico di Dio produce movimento, separazione e trasformazione. Non esiste una chiamata che non cambi direzione, che non generi frutto, che non conduca a una vita nuova.

E soprattutto: la Scrittura non affida all’uomo il compito di dichiararsi chiamato, eletto o unto. L’iniziativa appartiene a Dio.

Se Cristo chiama davvero, come può una persona restare per anni ancorata a dottrine umane? Come può continuare a seguire uomini anziché Cristo? Come può insegnare ciò che è falso?

Una chiamata che non separa dall’errore è difficile da conciliare con l’agire di Cristo.

2 Corinzi 5:17 «Se dunque qualcuno è in Cristo, è una nuova creazione; le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove.»

• καινὴ κτίσις - kainē tisi:   «nuova creazione»
• τὰ ἀρχαῖα παρῆλθεν - ta archaia parēlthen:   «le cose vecchie sono passate»
• γέγονεν καινά - gegonen kaina:   «sono diventate nuove»

Quando Dio chiama, ciò che si credeva prima non può restare intatto.

Questo principio prepara il terreno per comprendere l’esempio di Paolo.

La chiamata di Paolo come modello



Cristo apparve realmente a Paolo (Atti 9:3–6). Non fu un’impressione, né un’emozione, né un pensiero improvviso.

Atti 9:3–6 

• φῶς ἐκ τοῦ οὐρανοῦ phōs ek tou ouranou:   «una luce dal cielo»
• πεσὼν ἐπὶ τὴν γῆν - pesōn epi tēn gēn:   «cadde a terra»
• τί με διώκεις; ti me diōkeis?:   «perché mi perseguiti?»
• εἰσέλθε εἰς τὴν πόλιν eiselthe eis tēn polin«entra nella città»
• λαληθήσεταί σοι lalēthēsetai soi:   «ti sarà detto»

Lo Spirito Santo lo guidò (Atti 13:2). Ricevette il suggello dello Spirito (Efesini 1:13).

Filippesi 3:78

• ζημία – zēmia:   «perdita» • σκύβαλα  skúbala:  «rifiuti / scarti»                                                              • κερδήσω Χριστόν - kerdēsō Christón:   «guadagnare Cristo»

• σκύβαλα:   «ciò che è scartato, inutile, spregevole, privo di valore»                                                           • κερδήσω:   «un guadagno reale, concreto, un profitto autentico»

Paolo lasciò tutto. Non rimase nella struttura che lo aveva formato. Non continuò a insegnare ciò che aveva appreso. Non cercò compromessi. La chiamata lo separò dall’errore e lo condusse nella verità.

Romani 8 e la testimonianza dello Spirito




Molti citano Romani 8 come prova della loro chiamata, interpretando emozioni o pensieri improvvisi come voce dello Spirito.

Ma il testo dice:

• τὸ πνεῦμα συμμαρτυρεῖ τῷ πνεύματι ἡμῶν - to pneuma symmartyrei tō pneumati hēmōn:   «Lo Spirito testimonia insieme al nostro spirito» (Romani 8:16)

• συμμαρτυρεῖ: «testimoniare insieme, confermare come secondo testimone»

Non parla di emozioni. Non parla di voci interiori. Non parla di sensazioni improvvise.

Nel tempo apostolico la testimonianza dello Spirito era verificabile: lingue come di fuoco e lingue straniere mai studiate, guarigioni, profezie, rivelazioni dirette. 

Era una realtà oggettiva, non soggettiva.

La chiamata si conferma nella perseveranza

Filippesi 3 presenta un cuore che corre, si protende, si lascia afferrare da Cristo.

• διώκω  diōkō:   «corro dietro»                                                                                                                 • ἐπεκτεινόμενος – epekteinomenos:   «protendendomi in avanti»                                                               • κατελήμφθην – katelēmphthēn:   «sono stato afferrato»

Paolo non dice “sono arrivato”. Dice “corro”. Dice “mi protendo”.

La chiamata si consolida nel tempo, attraverso le prove.

«È necessario passare attraverso molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio.» (Atti 14:22) «Ho finito la corsa, ho conservato la fede.» (2 Timoteo 4:7)

La vera identità sarà rivelata al ritorno di Cristo


La Scrittura ricorda che sarà Cristo stesso a stabilire chi sono i 144.000 e chi è la grande folla (Apocalisse 7). Il giudizio appartiene a Lui. «Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco» (Giovanni 10:27).

Nessuno può proclamarsi vincitore prima che il giudice abbia concluso la gara. Così nessuno può stabilire da sé il proprio ruolo nel Regno. Come un atleta non può dichiararsi vincitore prima del verdetto finale, così il credente attende che sia Cristo a stabilire il suo posto nel proposito di Dio.

«Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi» (Giovanni 15:16). Al suo ritorno Cristo separerà ciò che è autentico da ciò che è falso: «Lasciate che crescano insieme fino alla mietitura…» (Matteo 13:30). Nel tempo della mietitura, quando il Signore distinguerà il grano dalle zizzaniesi comprenderà finalmente chi sarà approvato, scelto e quale ruolo avrà nel proposito di Dio.

L’atteggiamento richiesto è l’umiltà: servire il Signore indipendentemente dal ruolo che Egli assegnerà, senza elevarsi sopra gli altri, riconoscendo che siamo tutti fratelli e che tutto dipende dalla sua grazia.

Ed è un onore indescrivibile sapere che Colui che ci ha conosciuti, riscattati e resi Suoi ci accoglie come parte della Sua vita: un’appartenenza che nasce dal Suo amore e dalla Sua misericordia.

La vera certezza nasce dal confidare pienamente in Colui che ci ha chiamati, affidando a Lui il compito di stabilire il ruolo che avremo nel proposito di Dio.



Essere chiamati da Cristo significa entrare nel cammino che conduce alla libertà piena che Lui ha preparato per coloro che desiderano seguirlo: una libertà che apre il cuore alla vera vita. È un percorso che ci introduce, passo dopo passo, nell’amicizia eterna con Dio e con Cristo, un’eredità custodita dal loro amore e destinata a una gioia che non avrà fine.

«Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura» (Ezechiele 34:11)

«Il Signore conosce quelli che sono suoi» (2 Timoteo 2:19)


Post de il resiliente

 

 


domenica 4 gennaio 2026

L’atto d’amore

Molti di noi sono stati immersi in contesti ad alto controllo — religiosi, sociali o familiari — dove lo stress emotivo costante è stato usato come uno strumento per erodere la nostra capacità critica. Ma c’è una verità che nessun sistema oppressivo ti dirà mai: la tua mente possiede una capacità naturale di tornare all'equilibrio.


Uscire fuori da un sistema oppressivo potrebbe però essere complicato più di quello che sembra perché è fortissima la tentazione di ricostruire intorno a noi quegli stessi meccanismi abusanti che sono diventati parte della nostra vita per tanto tempo.

In questa esperienza su Reddit
 link
c’è la dimostrazione di difficoltà che le persone incontrano. Ad un certo punto dice dopo aver ammesso anche la lotta da donna contro la masturbazione, 


“Non è troppo tardi. Sono perfettamente consapevole di questo.


Ma devo affrontare la realtà: non c'è più paradiso per me. Niente più vita eterna. C'è una lunga battaglia davanti per risalire nonostante la mia salute, nonostante la mia famiglia, nonostante la solitudine e un mondo nel caos.”


La psicoterapeuta Alice Miller ci ricorda che, nonostante le ferite, il nucleo della nostra verità rimane intatto:


 "L'intelligenza non è qualcosa che si può distruggere. Può essere messa a tacere, può essere nascosta sotto strati di paura, ma nel momento in cui la persona si sente al sicuro, quella luce torna a brillare con una forza sorprendente."

 

Lo psicologo Steven Hassan sottolinea che il processo di uscita è un atto di riappropriazione della propria identità autentica:


"Non stai diventando una persona nuova; stai liberando la persona che sei sempre stata, quella che esisteva prima che il controllo mentale cercasse di modellarla."


La Bibbia non ci parla di una libertà concessa da altri, ma di una forza che Dio ha posto nel nostro spirito per governare la nostra vita. In Proverbi 4:23 si legge:


"Custodisci il tuo cuore con ogni cura, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita."


Questa "sorgente" è tua. Non è proprietà di un'organizzazione o di un leader che spesso è vittima anche lui di quel sistema abusante. È la tua bussola interiore che, anche quando siamo stati costretti a credere a verità imposte, ha continuato a sussurrare che qualcosa non tornava. Quel disagio che sentivi era la tua forza che resisteva.


La vera guarigione avviene quando smettiamo di cercare un nuovo schema esterno e iniziamo a fidarci del nostro discernimento. Come scrive il filosofo Baruch Spinoza:


"L'anima non è vinta dalle armi, ma dall'amore e dalla generosità."


A prova di questo assunto ci viene in aiuto la scrittura quando dice “Ama il tuo prossimo come te stesso” e lo dice in Levitico in Matteo  lo ripete in tante occasioni a dimostrare quanto sia valida questa verità scritturale svelando una realtà disarmante che lascia sconcertati quando scopriamo da questa legge che non possiamo amare nessuno se prima non amiamo noi stessi e la nostra vita.


Non sono necessarie atti clamorosi di rottura distruggendo in modo incontrollato tutti i legami famigliari. Non si vince nessun premio e Dio stesso non ci chiede a noi di sciogliere quello che lui ha legato. Ognuno deve portare il suo carico perché sappiamo bene che l’organizzazione non ha nessun controllo né criterio nella forma di disciplina che confonde con atto d’amore e sappiamo bene che questa disciplina non può essere volontà di Dio. 


Quello che a noi interessa è che il nostro atto d’amore più grande sia quello che rivolgiamo a noi stessi quando ci concediamo il diritto di non avere risposte pronte, e non come quelli che dicevano di sapere tutto e poi invece ora non sanno niente, di dubitare e di ricostruire il nostro legittimo e santo equilibrio in una rinnovata personalità. La forza per uscire non ci è stata data dal mondo: l’abbiamo trovata noi nel silenzio della nostra coscienza.


mercoledì 31 dicembre 2025

Il bilancio “ottimistico” della WTS: quando i numeri non raccontano tutta la storia


Immaginate di essere un’azienda che deve pubblicare il proprio bilancio da mostrare gli azionisti. Se le cose vanno male sareste tentati di alterare i dati per non perdere la loro fiducia? Anche se esiste un organismo di controllo che potrebbe scoprire la truffa alcune aziende hanno agito in questo modo e solo dopo anni si è scoperto quali erano le loro reali condizioni. Spesso non è stato facile stabilire se avessero imbrogliato o travisato i fatti. I dirigenti si sono spesso difesi dicendo che in dati diffusi erano reali anche se presentati in modo “ottimistico”.


La WTS sta facendo qualcosa di simile. I dati appena presentati probabilmente non sono inventati o creati dal nulla. Come tutte le aziende astute cerca di presentarli in modo da far credere agli azionisti che le cose vadano bene, meglio di come vanno realmente. Non potendo cambiare la propria storia e non volendo modificare le proprie dottrine più controverse ha trovato il modo di rappresentare la propria situazione meglio di come sia in realtà, vediamo come.


L’aumento non viene dai nuovi convertiti




Era dagli anni ‘90 che l’aumento dei proclamatori non superava il 70% del numero dei battezzati ma quest’anno ha toccato il 72%. Anche l’anno scorso era similmente il 69%.  Dal 2017 al 2023 è stato di circa il 40%. Cosa significa questo dato? Il numero dei battezzati può essere all’incirca quello dei nuovi proclamatori, infatti la maggioranza di chi diventa proclamatore dopo poco tempo si battezza. La differenza tra coloro che entrano e l’aumento è dovuto soprattutto a due fattori: coloro che muoiono e coloro che si allontanano o vengono disassociati. Passare dal 40 al 70% significa che negli ultimi due anni il saldo tra disassociati e riassociati si è quasi azzerato. Infatti il numero di battezzati anche in precedenza era simile cioè circa 300.000 ma l’aumento del numero dei proclamatori si attestava intorno a 100.000 o poco più mentre negli ultimi due anni ha superato i 200.000. Questo significa che la politica di disassociare meno e riassociare chi se ne era andato sta funzionando. Sta funzionando bene anche la nuova politica “spunta la casella” per cui anche alcuni che non fanno servizio vengono conteggiati di default come raccontano alcune esperienze.


L’Africa compensa il declino occidentale


L’aumento mondiale del numero dei proclamatori indicato nel rapporto mondiale è dovuto anche a un altro motivo: il fattore Africa. Vediamo l’apporto che ha dato questo continente rispetto al resto del mondo. 


In Angola nel 2022 si tenevano 250.000 studi biblici, ora sono il doppio, circa mezzo milione. Anche in Congo e in Nigeria, si passa da 350.000 a oltre 750.000 studi quindi più che raddoppiati. Al contrario si nota il netto calo degli studi biblici nei paesi europei: in Moldova nel 2021 erano 12.275, ora 5.105 ovvero -58%, anche in Serbia e in Bosnia calo del 50% in 4 anni. In Italia -24% in quattro anni passando da 94.345 del 2021 a 71.978 del 2025. In Italia ci sono stati meno di 4.000 battezzati. La media 2000/2009 era di 5.133 e nel periodo 2010/2019 era 4.785. Negli ultimi 6 anni sono stati più di 4.000 solo una volta. 



Anche l’aumento del numero dei proclamatori conferma che l’Africa da il maggiore contributo: il record va per il secondo anno a Congo e Zambia che insieme hanno un aumento di oltre 50.000. Tra i 10 stati con più battezzati 2 sono sudamericani, uno asiatico e ben 6 sono africani. In Africa l’aumento dei proclamatori è stato del 7%, nelle americhe, in Asia e in Oceania circa dell’1%. In Europa c’è stato un calo dello 0,4%.







Altri dati


Il numero dei presenti alla commemorazione è diminuito del 2,3%. Facendo un confronto con il 2011 c’è stato un aumento di solo il 6,5% in 14 anni ovvero meno dello 0,5% annuo. 




Al contrario il numero di chi partecipa alla commemorazione prendendo pane e vino ha una crescita inarrestabile: un aumento di quasi il 6% per superare abbondantemente i 24.000. Superato anche i 24.312 del 1949 e quindi è il numero più alto degli ultimi 75 anni. Vi ricordate quando dicevano che il numero in diminuzione era un segno che la fine era vicina? Sarà vero anche il contrario? Il numero in aumento significa che la fine è lontana?




Il numero degli stati in cui si predica aumenta di uno passando da 240 a 241 ma non si sa quale stato sia, infatti gli stati che non hanno il rapporto in chiaro passa da 33 a 35, uno è la Bielorussia ma l’altro non è conosciuto. 


Conclusione


Il rapporto mondiale della WTS appare basato su una presentazione selettiva e strategica delle cifre. L’aumento dei proclamatori non è il frutto di una rinnovata attrattiva del messaggio, bensì l’effetto combinato di nuove politiche più permissive, di un ridotto ricorso alla disassociazione e del contributo determinante di alcuni paesi africani. Al contrario, nei paesi occidentali e in Europa emergono segnali chiari di stagnazione o declino: meno studi biblici, meno battezzati e una crescita quasi nulla o negativa.

Come nel caso dei bilanci aziendali “abbelliti”, anche qui il problema non è tanto la veridicità dei singoli numeri, quanto il messaggio complessivo che si vuole trasmettere. Un messaggio che suggerisce solidità e crescita globale, mentre un’analisi più attenta mostra una realtà molto più disomogenea e fragile. I TdG diranno che “l’opera prospera ovunque” ma i dati letti nel loro insieme, raccontano una storia diversa.


Post di Saroj


sabato 27 dicembre 2025

La Watchtower potrebbe tornare al pensiero di Russell su Atti 15:29?

ATTI 15:29 – Russell, il Concilio di Gerusalemme e il sangue

 

La Società Torre di Guardia moderna applica Atti 15 alle trasfusioni, ma Russell insegnava qualcosa di radicalmente diverso:

• Il decreto era culturale, non dottrinale.

• Non riguardava l’uso terapeutico del sangue.

• L’amore è il compimento della Legge.

•Le prescrizioni erano per armonia comunitaria, non categorie morali assolute.

 


Testo integrale di Russell tradotto (Watch Tower, 15 aprile 1909, pp. 116–118 e 4374) e commento teologico. Si tratta di parole che NON sono riportate in epoca moderna dalla Watchtower facendo credere che Egli a questo proposito avesse lo stesso identico intendimento. 

La stagione di pace e prosperità, la crescita nella conoscenza e nel numero della prima Chiesa fu seguita da un periodo di contese e discussioni ad Antiochia. Paolo e Barnaba erano tornati dal loro viaggio missionario e riferirono alla congregazione che aveva finanziato la loro missione. Insieme — loro, la Chiesa e i loro missionari — si rallegrarono del loro servizio comune a favore dei Gentili. L’opera, infatti, prosperava ovunque.

Poi giunsero da Gerusalemme, quartier generale della Chiesa, alcuni fratelli, ebrei di nascita, che, accorgendosi che i cristiani provenienti dai Gentili ignoravano la circoncisione, sollevarono una grande controversia su questo punto. Essi sostenevano che la circoncisione non poteva salvare senza Cristo, ma neppure la salvezza di Cristo sarebbe stata efficace senza la circoncisione. Le menti di molti furono turbate, e per un certo tempo sembrò probabile una divisione nella Chiesa.

Ma prevalse un consiglio migliore, e i cari fratelli Paolo e Barnaba furono inviati a Gerusalemme come delegazione per consultarsi con gli apostoli e gli anziani che si trovavano lì. La nostra lezione racconta di questa conferenza e dei suoi risultati.

Osserviamo, incidentalmente, la saggezza dimostrata da questi primi cristiani: essi avevano “lo spirito di una mente sana”. Avevano grande fiducia in Paolo e Barnaba e riconoscevano che, attraverso il loro ministero, avevano già ricevuto grandi benedizioni dal Signore — fatto che contraddiceva l’idea che non potessero essere considerati degni del favore divino senza la circoncisione.

Essi agirono saggiamente considerando che la volontà del Signore era definitiva e che la Sua volontà sarebbe stata indicata attraverso gli Apostoli, dei quali il nostro Signore aveva detto: “Qualunque cosa legherete sulla terra sarà legata in cielo, e qualunque cosa scioglierete sulla terra sarà sciolta in cielo.” Quegli apostoli, dunque, potevano essere attesi come coloro che conoscevano la volontà divina e che potevano consigliare se la circoncisione fosse ancora un obbligo per i Gentili come lo era per gli ebrei, oppure se essi fossero sciolti da quell’obbligo precedentemente posto su tutto il popolo di Abramo.

 

Il Concilio di GERUSALEMME

La gentile deferenza degli Apostoli gli uni verso gli altri, durante la conferenza, è molto evidente dal racconto. È anche notevole che essi basarono le loro conclusioni su ciò che trovarono scritto nelle Scritture (l’Antico Testamento) e sulle loro esperienze con la provvidenza divina. Gradualmente, per diversi anni, la verità era diventata sempre più chiara per loro: che il particolare favore di Dio verso gli ebrei aveva lasciato il posto a un favore generale verso persone di ogni nazione, così che chiunque, ovunque, credesse nel Signore, accettasse le Sue promesse e consacrasse la propria vita in armonia con esse, potesse d’allora in poi godere degli stessi privilegi e vantaggi dei credenti di nascita ebraica.

Essi conoscevano il rapporto di patto tra Dio e la nazione ebraica, e ci volle tempo perché si convincessero che il programma divino era avanzato di un altro passo.

Allo stesso modo, alla fine di quest’età, molti comprendono che solo un “piccolo gregge” è stato chiamato e ha risposto, sacrificandosi sotto l’attuale alta chiamata. È difficile per costoro comprendere che un cambiamento di dispensazione è imminente e che Dio intende completare l’opera di quest’età per gli “eletti” e inaugurare una nuova opera nella nuova età per i non eletti, a beneficio di “tutte le famiglie della terra”.

 

LE CONCLUSIONI DELLA CONFERENZA

Le conclusioni della conferenza ci vengono presentate in poche parole: per quanto riguarda Dio, Egli aveva riconosciuto i credenti di origine gentile mediante il Suo santo Spirito, proprio nello stesso modo in cui aveva riconosciuto i credenti di origine ebraica, “e non fece alcuna distinzione fra noi e loro, purificando i loro cuori mediante la fede” (Atti 15:9).

Che altro si poteva chiedere?

E questi Gentili avevano ricevuto tutto questo favore di Dio senza essere sottoposti al giogo dell’Antico Patto della Legge. Perché — chiesero saggiamente — dovremmo imporre loro un giogo che Dio non ha imposto?

Essi riconoscevano che il Patto della Legge era un giogo, un giogo pesante, così pesante che né loro né i loro padri erano stati capaci di portarlo. Cristo li aveva liberati dal giogo della Legge. Perché imporlo ai fratelli ai quali il Signore non lo aveva mai dato?

Più ancora: riconobbero che, in un certo senso, i Gentili, essendo liberi dalla Legge e non avendo mai portato quel giogo, si trovavano in una posizione persino superiore. Da ciò la dichiarazione:

“Noi (Ebrei) crediamo che saremo salvati mediante la grazia del Signore Gesù Cristo, proprio come loro (i Gentili).”

 

Nota importante

Come vedi, Russell:

• interpreta Atti 15 come una questione di circoncisionepratiche ritualidifferenze culturaligiogo della Legge mosaica;
• riconosce che il decreto apostolico scioglie i cristiani dai vincoli della Legge;
• non parla mai del sangue in senso medico;
• non suggerisce minimamente un divieto sui trattamenti sanitari;
• non conosce né applica la dottrina TdG sulle trasfusioni
• Russell spiega Atti 15 come decisione disciplinare per mantenere la pace tra ebrei e gentili.
• “Astenersi dal sangue” significa non MANGIARLO, per rispetto verso i credenti ebrei.
• Non è requisito di salvezza e non crea cristiani: la salvezza è solo tramite Cristo
• Il sangue è simbolo tipico dell’AT, non una legge morale universale
• Non esiste alcun riferimento a trasfusioni.

Questo documento dimostra che la dottrina attuale dei TdG sulle trasfusioni NON deriva da Russell e NON deriva dal testo biblico.


Post di Stefano Greco