sabato 17 gennaio 2026

Quando il ruolo pastorale smette di essere servizio a Dio

“Non camminare dietro di me, potrei non sapere dove andare. Cammina accanto a me: siamo persone, non ruoli.” Camus

Nelle congregazioni ci sono due elementi che influenzano profondamente la vita spirituale dei fratelli: i nominati e la catechesi. Sono loro i punti di riferimento principali, e attorno a questi due aspetti si sviluppano molte delle dinamiche — positive e meno positive — che caratterizzano la quotidianità.

Da una parte troviamo i nominati, cioè anziani, servitori e sorveglianti. Persone sincere, spesso animate da buone intenzioni, ma che come tutti possono avere limiti, difficoltà personali o modi di fare che non sempre favoriscono serenità e dialogo. A volte rigidità, poca empatia o eccesso di zelo possono creare tensioni o incomprensioni.

In questo link c'è una descrizione di cosa significhi da un punto di vista pratico essere anziani link

In quest'altro link c'è la testimonianza interessante di un anziano che evidentemente non si è più riconosciuto nell'incarico e vuole aiutare i fratelli a prendere le distanze link

Dall’altra parte c’è la catechesi, anche se questo termine che ho usato può sembrare insolito e far inorridire qualcuno. In pratica voglio identificare l’insieme di attività spirituali quotidiane: letture, preparazioni, pubblicazioni, scrittura del giorno per i fratelli ma anche circolari e attività di congregazione che insieme formano l'insieme di norme e direttive che diventano i collanti di una pseudo spiritualità organizzativa specialmente ma non solo per i nominati. Spesso queste norme sono oggetto di critica e spesso hanno poco discernimento e poca assennatezza. Per fare esempi pratici il controllo sui dat e le terapie mediche oppure la frequenza delle comitive e il controllo della presenza dei fratelli (in particolare dei nominati).

Spesso si pensa che i problemi spirituali derivino da questi due fattori: da un lato le debolezze dei nominati, dall’altro norme e direttive inadeguate. E così, quando si cerca di migliorare la situazione, si interviene su questi aspetti: si prova a formare anziani più equilibrati, oppure a rivedere alcune procedure o abitudini.

Ma questi interventi, pur importanti, non risolvono il problema alla radice. Perché sia i nominati sia la catechesi sono parte di un quadro più ampio. Infatti c'è un terzo elemento chiave che non abbiamo considerato.

Il ruolo dell’Organizzazione

Nel tempo, l’organizzazione ha assunto un ruolo molto centrale nella vita dei fratelli. Un ruolo così forte da diventare, per molti, il principale punto di riferimento spirituale. Questo porta a un’eccessiva identificazione tra ciò che è “organizzativo” e ciò che è “spirituale”, creando una sorta di sovrapposizione che non aiuta a mantenere equilibrio e serenità.

Quando la lealtà all’organizzazione diventa il criterio di riferimento, accade che alcuni valori — come l’ascolto, la compassione, la sincerità — passino costantemente in secondo piano per lasciare spazio a aspetti negativi come l'ipocrisia. Non per cattiva volontà, ma perché il sistema stesso se ci pensiamo bene privilegia uniformità coesione e controllo.

Escludiamo per il momento i casi limite come ad esempio la gestione della pedofilia che sono un altro livello di problematica che merita una serie di considerazioni.

Il confronto con l’insegnamento di Gesù

Diciamo una banalità quando apprendiamo dalle scritture che Gesù ha sempre messo al centro la persona e i suoi valori spirituali. Non ha mai chiesto fedeltà a una struttura, né ha imposto procedure che potessero schiacciare la coscienza individuale. Ha ricordato che:

“Uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli.”

Il suo modo di guidare era semplice, diretto, basato sull’amore e sulla libertà interiore. Quando si osserva la realtà attuale, alcuni principi organizzativi hanno preso il sopravvento su quelli scritturali si percepisce la lontananza dai valori spirituali che insegnava Gesù. Prendete ad esempio alcuni aspetti scritturali sulla sua vita quando ad esempio guarisce di sabato (Marco 3:1‑6; Luca 13:10‑17) Il sabato era una struttura religiosa rigidissima. Eppure Gesù guarisce una persona proprio quel giorno, davanti a tutti. La sofferenza della persona viene prima della regola della catechesi, la compassione viene prima della tradizione. Ora immaginate di applicare questo principio a quello ad esempio sulla santità del sangue e alla dissociazione indotta. Pensate a quanto questa sia lontana o vicina a quello che Gesù ha insegnato nella sua vita.

Oppure considerate il passo quando tocca il lebbroso (Marco 1:40‑45) La legge vietava di toccare un malato di lebbra. Gesù non solo lo guarisce, ma lo tocca perché non c'è niente di più lenitivo per una persona abbandonata e sola di essere toccate e di sentire la vicinanza del prossimo. Oppure considerate quando parla con la Samaritana (Giovanni 4:1‑26) Un gesto che era oggetto di critica e mancanza di spiritualità. Un uomo giudeo non avrebbe dovuto parlare con una donna samaritana. Gesù invece le dedica tempo, ascolto e verità spirituale profonda. Non sono tutte prove che mettono in evidenza il valore delle persone più delle tradizioni organizzative? 

Kierkegaard sosteneva che "la vertà è soggettività" ma non nel senso che ognuno la pensa come gli pare, ma nel senso che non esiste verità oggettiva senza che questa non sia fatta propria dal soggetto. Senza una coscienza non esiste verità ma solo controllo.

Il punto 
Dobbiamo ammetterlo il punto non è “avere anziani migliori” o “fare meno attività”. Il punto non è nemmeno l'organizzazione che non sarebbe di per se un problema se non fosse che la percezione di questa realtà abbia preso il sopravvento in troppi fratelli e sia diventata il fulcro spirituale di troppe persone. E in questo ad esempio possiamo includere la gestione della pedofilia che è stata un po' la dimostrazione dell'incapacità di questa organizzazione di capire e di vedere con occhio critico e oggettivo se stessa. Ma ragioniamo un attimo se non è stata in grado di farlo per se stessa come potrà mai aiutare i fratelli a farlo? 

Ma prima di considerare queste problematiche che ovviamente sono più grandi noi concentriamoci su noi stessi. Il punto è chiedersi quale sia il vero centro della nostra vita spirituale: una struttura organizzata o la parola del Cristo?

Finché la fedeltà all’organizzazione verrà percepita come prioritaria rispetto alla spiritualità vera quella legata a Dio, sarà difficile trovare un equilibrio duraturo. In pratica questo significa che sono e saranno inutili tutte le riforme che verranno attuate se l'organizzazione continuerà ad essere considerata un fine e non un mezzo. Gesù ci ha fatto vedere come sia in grado di liberare le coscienze mentre le organizzazioni tendono a regolarle ed opprimerle. E quando le due cose entrano in tensione, è importante ricordarci la nostra priorità.

domenica 11 gennaio 2026

Chi stabilisce la vera chiamata?


Per rispondere a questa domanda metteremo in risalto alcuni principi fondamentali: è Dio che chiama; la chiamata produce trasformazione; si conferma nella perseveranza; Cristo è il giudice finale; e la Parola di Dio rimane il criterio decisivo per ogni discernimento. Faremo riferimento all’interlineare e a note lessicali.


Ci sono esperienze che arrivano all’improvviso: un’emozione intensa, un senso di presenza che sembra provenire dall’alto e penetrare nel profondo. Molti credenti, appartenenti a realtà religiose diverse, interpretano questi momenti come una chiamata divina. In molte comunità cristianepentecostali, carismatiche, evangeliche, cattoliche, ortodossesi raccontano visioni, sogni, voci interiori, guarigioni o apparizioni considerate segni di un intervento dall’alto.

Anche i Testimoni di Geova sostengono l’esistenza di una chiamata celeste riservata a un numero letterale di 144.000. Le loro pubblicazioni spiegano che l’aumento di persone che prendono gli emblemi alla Commemorazione non corrisponde automaticamente al numero reale dei chiamati. La Torre di Guardia del 15 gennaio 2016 (pp. 25-26, par. 13) osserva che: “Alcuni, dopo aver iniziato a prendere gli emblemi, in seguito hanno smesso. Altri, invece, potrebbero essere influenzati da disturbi mentali o emotivi che li portano a credere sinceramente di regnare con Cristo in cielo”.

Le esperienze personali, pur diverse, diventano per molti la prova di un contatto con il divino. Ma è necessario valutarle con lucidità, alla luce delle Scritture. Anche i vissuti interiori meritano ascolto e rispetto: spesso rivelano un cuore che cerca Dio con sincerità.

Una chiamata divina si riconosce dal cambiamento

La Bibbia non parla mai di una chiamata che lasci l’uomo dov’è. Ogni intervento autentico di Dio produce movimento, separazione e trasformazione. Non esiste una chiamata che non cambi direzione, che non generi frutto, che non conduca a una vita nuova.

E soprattutto: la Scrittura non affida all’uomo il compito di dichiararsi chiamato, eletto o unto. L’iniziativa appartiene a Dio.

Se Cristo chiama davvero, come può una persona restare per anni ancorata a dottrine umane? Come può continuare a seguire uomini anziché Cristo? Come può insegnare ciò che è falso?

Una chiamata che non separa dall’errore è difficile da conciliare con l’agire di Cristo.

2 Corinzi 5:17 «Se dunque qualcuno è in Cristo, è una nuova creazione; le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove.»

• καινὴ κτίσις - kainē tisi:   «nuova creazione»
• τὰ ἀρχαῖα παρῆλθεν - ta archaia parēlthen:   «le cose vecchie sono passate»
• γέγονεν καινά - gegonen kaina:   «sono diventate nuove»

Quando Dio chiama, ciò che si credeva prima non può restare intatto.

Questo principio prepara il terreno per comprendere l’esempio di Paolo.

La chiamata di Paolo come modello



Cristo apparve realmente a Paolo (Atti 9:3–6). Non fu un’impressione, né un’emozione, né un pensiero improvviso.

Atti 9:3–6 

• φῶς ἐκ τοῦ οὐρανοῦ phōs ek tou ouranou:   «una luce dal cielo»
• πεσὼν ἐπὶ τὴν γῆν - pesōn epi tēn gēn:   «cadde a terra»
• τί με διώκεις; ti me diōkeis?:   «perché mi perseguiti?»
• εἰσέλθε εἰς τὴν πόλιν eiselthe eis tēn polin«entra nella città»
• λαληθήσεταί σοι lalēthēsetai soi:   «ti sarà detto»

Lo Spirito Santo lo guidò (Atti 13:2). Ricevette il suggello dello Spirito (Efesini 1:13).

Filippesi 3:78

• ζημία – zēmia:   «perdita» • σκύβαλα  skúbala:  «rifiuti / scarti»                                                              • κερδήσω Χριστόν - kerdēsō Christón:   «guadagnare Cristo»

• σκύβαλα:   «ciò che è scartato, inutile, spregevole, privo di valore»                                                           • κερδήσω:   «un guadagno reale, concreto, un profitto autentico»

Paolo lasciò tutto. Non rimase nella struttura che lo aveva formato. Non continuò a insegnare ciò che aveva appreso. Non cercò compromessi. La chiamata lo separò dall’errore e lo condusse nella verità.

Romani 8 e la testimonianza dello Spirito




Molti citano Romani 8 come prova della loro chiamata, interpretando emozioni o pensieri improvvisi come voce dello Spirito.

Ma il testo dice:

• τὸ πνεῦμα συμμαρτυρεῖ τῷ πνεύματι ἡμῶν - to pneuma symmartyrei tō pneumati hēmōn:   «Lo Spirito testimonia insieme al nostro spirito» (Romani 8:16)

• συμμαρτυρεῖ: «testimoniare insieme, confermare come secondo testimone»

Non parla di emozioni. Non parla di voci interiori. Non parla di sensazioni improvvise.

Nel tempo apostolico la testimonianza dello Spirito era verificabile: lingue come di fuoco e lingue straniere mai studiate, guarigioni, profezie, rivelazioni dirette. 

Era una realtà oggettiva, non soggettiva.

La chiamata si conferma nella perseveranza

Filippesi 3 presenta un cuore che corre, si protende, si lascia afferrare da Cristo.

• διώκω  diōkō:   «corro dietro»                                                                                                                 • ἐπεκτεινόμενος – epekteinomenos:   «protendendomi in avanti»                                                               • κατελήμφθην – katelēmphthēn:   «sono stato afferrato»

Paolo non dice “sono arrivato”. Dice “corro”. Dice “mi protendo”.

La chiamata si consolida nel tempo, attraverso le prove.

«È necessario passare attraverso molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio.» (Atti 14:22) «Ho finito la corsa, ho conservato la fede.» (2 Timoteo 4:7)

La vera identità sarà rivelata al ritorno di Cristo


La Scrittura ricorda che sarà Cristo stesso a stabilire chi sono i 144.000 e chi è la grande folla (Apocalisse 7). Il giudizio appartiene a Lui. «Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco» (Giovanni 10:27).

Nessuno può proclamarsi vincitore prima che il giudice abbia concluso la gara. Così nessuno può stabilire da sé il proprio ruolo nel Regno. Come un atleta non può dichiararsi vincitore prima del verdetto finale, così il credente attende che sia Cristo a stabilire il suo posto nel proposito di Dio.

«Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi» (Giovanni 15:16). Al suo ritorno Cristo separerà ciò che è autentico da ciò che è falso: «Lasciate che crescano insieme fino alla mietitura…» (Matteo 13:30). Nel tempo della mietitura, quando il Signore distinguerà il grano dalle zizzaniesi comprenderà finalmente chi sarà approvato, scelto e quale ruolo avrà nel proposito di Dio.

L’atteggiamento richiesto è l’umiltà: servire il Signore indipendentemente dal ruolo che Egli assegnerà, senza elevarsi sopra gli altri, riconoscendo che siamo tutti fratelli e che tutto dipende dalla sua grazia.

Ed è un onore indescrivibile sapere che Colui che ci ha conosciuti, riscattati e resi Suoi ci accoglie come parte della Sua vita: un’appartenenza che nasce dal Suo amore e dalla Sua misericordia.

La vera certezza nasce dal confidare pienamente in Colui che ci ha chiamati, affidando a Lui il compito di stabilire il ruolo che avremo nel proposito di Dio.



Essere chiamati da Cristo significa entrare nel cammino che conduce alla libertà piena che Lui ha preparato per coloro che desiderano seguirlo: una libertà che apre il cuore alla vera vita. È un percorso che ci introduce, passo dopo passo, nell’amicizia eterna con Dio e con Cristo, un’eredità custodita dal loro amore e destinata a una gioia che non avrà fine.

«Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura» (Ezechiele 34:11)

«Il Signore conosce quelli che sono suoi» (2 Timoteo 2:19)


Post de il resiliente

 

 


domenica 4 gennaio 2026

L’atto d’amore

Molti di noi sono stati immersi in contesti ad alto controllo — religiosi, sociali o familiari — dove lo stress emotivo costante è stato usato come uno strumento per erodere la nostra capacità critica. Ma c’è una verità che nessun sistema oppressivo ti dirà mai: la tua mente possiede una capacità naturale di tornare all'equilibrio.


Uscire fuori da un sistema oppressivo potrebbe però essere complicato più di quello che sembra perché è fortissima la tentazione di ricostruire intorno a noi quegli stessi meccanismi abusanti che sono diventati parte della nostra vita per tanto tempo.

In questa esperienza su Reddit
 link
c’è la dimostrazione di difficoltà che le persone incontrano. Ad un certo punto dice dopo aver ammesso anche la lotta da donna contro la masturbazione, 


“Non è troppo tardi. Sono perfettamente consapevole di questo.


Ma devo affrontare la realtà: non c'è più paradiso per me. Niente più vita eterna. C'è una lunga battaglia davanti per risalire nonostante la mia salute, nonostante la mia famiglia, nonostante la solitudine e un mondo nel caos.”


La psicoterapeuta Alice Miller ci ricorda che, nonostante le ferite, il nucleo della nostra verità rimane intatto:


 "L'intelligenza non è qualcosa che si può distruggere. Può essere messa a tacere, può essere nascosta sotto strati di paura, ma nel momento in cui la persona si sente al sicuro, quella luce torna a brillare con una forza sorprendente."

 

Lo psicologo Steven Hassan sottolinea che il processo di uscita è un atto di riappropriazione della propria identità autentica:


"Non stai diventando una persona nuova; stai liberando la persona che sei sempre stata, quella che esisteva prima che il controllo mentale cercasse di modellarla."


La Bibbia non ci parla di una libertà concessa da altri, ma di una forza che Dio ha posto nel nostro spirito per governare la nostra vita. In Proverbi 4:23 si legge:


"Custodisci il tuo cuore con ogni cura, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita."


Questa "sorgente" è tua. Non è proprietà di un'organizzazione o di un leader che spesso è vittima anche lui di quel sistema abusante. È la tua bussola interiore che, anche quando siamo stati costretti a credere a verità imposte, ha continuato a sussurrare che qualcosa non tornava. Quel disagio che sentivi era la tua forza che resisteva.


La vera guarigione avviene quando smettiamo di cercare un nuovo schema esterno e iniziamo a fidarci del nostro discernimento. Come scrive il filosofo Baruch Spinoza:


"L'anima non è vinta dalle armi, ma dall'amore e dalla generosità."


A prova di questo assunto ci viene in aiuto la scrittura quando dice “Ama il tuo prossimo come te stesso” e lo dice in Levitico in Matteo  lo ripete in tante occasioni a dimostrare quanto sia valida questa verità scritturale svelando una realtà disarmante che lascia sconcertati quando scopriamo da questa legge che non possiamo amare nessuno se prima non amiamo noi stessi e la nostra vita.


Non sono necessarie atti clamorosi di rottura distruggendo in modo incontrollato tutti i legami famigliari. Non si vince nessun premio e Dio stesso non ci chiede a noi di sciogliere quello che lui ha legato. Ognuno deve portare il suo carico perché sappiamo bene che l’organizzazione non ha nessun controllo né criterio nella forma di disciplina che confonde con atto d’amore e sappiamo bene che questa disciplina non può essere volontà di Dio. 


Quello che a noi interessa è che il nostro atto d’amore più grande sia quello che rivolgiamo a noi stessi quando ci concediamo il diritto di non avere risposte pronte, e non come quelli che dicevano di sapere tutto e poi invece ora non sanno niente, di dubitare e di ricostruire il nostro legittimo e santo equilibrio in una rinnovata personalità. La forza per uscire non ci è stata data dal mondo: l’abbiamo trovata noi nel silenzio della nostra coscienza.


mercoledì 31 dicembre 2025

Il bilancio “ottimistico” della WTS: quando i numeri non raccontano tutta la storia


Immaginate di essere un’azienda che deve pubblicare il proprio bilancio da mostrare gli azionisti. Se le cose vanno male sareste tentati di alterare i dati per non perdere la loro fiducia? Anche se esiste un organismo di controllo che potrebbe scoprire la truffa alcune aziende hanno agito in questo modo e solo dopo anni si è scoperto quali erano le loro reali condizioni. Spesso non è stato facile stabilire se avessero imbrogliato o travisato i fatti. I dirigenti si sono spesso difesi dicendo che in dati diffusi erano reali anche se presentati in modo “ottimistico”.


La WTS sta facendo qualcosa di simile. I dati appena presentati probabilmente non sono inventati o creati dal nulla. Come tutte le aziende astute cerca di presentarli in modo da far credere agli azionisti che le cose vadano bene, meglio di come vanno realmente. Non potendo cambiare la propria storia e non volendo modificare le proprie dottrine più controverse ha trovato il modo di rappresentare la propria situazione meglio di come sia in realtà, vediamo come.


L’aumento non viene dai nuovi convertiti




Era dagli anni ‘90 che l’aumento dei proclamatori non superava il 70% del numero dei battezzati ma quest’anno ha toccato il 72%. Anche l’anno scorso era similmente il 69%.  Dal 2017 al 2023 è stato di circa il 40%. Cosa significa questo dato? Il numero dei battezzati può essere all’incirca quello dei nuovi proclamatori, infatti la maggioranza di chi diventa proclamatore dopo poco tempo si battezza. La differenza tra coloro che entrano e l’aumento è dovuto soprattutto a due fattori: coloro che muoiono e coloro che si allontanano o vengono disassociati. Passare dal 40 al 70% significa che negli ultimi due anni il saldo tra disassociati e riassociati si è quasi azzerato. Infatti il numero di battezzati anche in precedenza era simile cioè circa 300.000 ma l’aumento del numero dei proclamatori si attestava intorno a 100.000 o poco più mentre negli ultimi due anni ha superato i 200.000. Questo significa che la politica di disassociare meno e riassociare chi se ne era andato sta funzionando. Sta funzionando bene anche la nuova politica “spunta la casella” per cui anche alcuni che non fanno servizio vengono conteggiati di default come raccontano alcune esperienze.


L’Africa compensa il declino occidentale


L’aumento mondiale del numero dei proclamatori indicato nel rapporto mondiale è dovuto anche a un altro motivo: il fattore Africa. Vediamo l’apporto che ha dato questo continente rispetto al resto del mondo. 


In Angola nel 2022 si tenevano 250.000 studi biblici, ora sono il doppio, circa mezzo milione. Anche in Congo e in Nigeria, si passa da 350.000 a oltre 750.000 studi quindi più che raddoppiati. Al contrario si nota il netto calo degli studi biblici nei paesi europei: in Moldova nel 2021 erano 12.275, ora 5.105 ovvero -58%, anche in Serbia e in Bosnia calo del 50% in 4 anni. In Italia -24% in quattro anni passando da 94.345 del 2021 a 71.978 del 2025. In Italia ci sono stati meno di 4.000 battezzati. La media 2000/2009 era di 5.133 e nel periodo 2010/2019 era 4.785. Negli ultimi 6 anni sono stati più di 4.000 solo una volta. 



Anche l’aumento del numero dei proclamatori conferma che l’Africa da il maggiore contributo: il record va per il secondo anno a Congo e Zambia che insieme hanno un aumento di oltre 50.000. Tra i 10 stati con più battezzati 2 sono sudamericani, uno asiatico e ben 6 sono africani. In Africa l’aumento dei proclamatori è stato del 7%, nelle americhe, in Asia e in Oceania circa dell’1%. In Europa c’è stato un calo dello 0,4%.







Altri dati


Il numero dei presenti alla commemorazione è diminuito del 2,3%. Facendo un confronto con il 2011 c’è stato un aumento di solo il 6,5% in 14 anni ovvero meno dello 0,5% annuo. 




Al contrario il numero di chi partecipa alla commemorazione prendendo pane e vino ha una crescita inarrestabile: un aumento di quasi il 6% per superare abbondantemente i 24.000. Superato anche i 24.312 del 1949 e quindi è il numero più alto degli ultimi 75 anni. Vi ricordate quando dicevano che il numero in diminuzione era un segno che la fine era vicina? Sarà vero anche il contrario? Il numero in aumento significa che la fine è lontana?




Il numero degli stati in cui si predica aumenta di uno passando da 240 a 241 ma non si sa quale stato sia, infatti gli stati che non hanno il rapporto in chiaro passa da 33 a 35, uno è la Bielorussia ma l’altro non è conosciuto. 


Conclusione


Il rapporto mondiale della WTS appare basato su una presentazione selettiva e strategica delle cifre. L’aumento dei proclamatori non è il frutto di una rinnovata attrattiva del messaggio, bensì l’effetto combinato di nuove politiche più permissive, di un ridotto ricorso alla disassociazione e del contributo determinante di alcuni paesi africani. Al contrario, nei paesi occidentali e in Europa emergono segnali chiari di stagnazione o declino: meno studi biblici, meno battezzati e una crescita quasi nulla o negativa.

Come nel caso dei bilanci aziendali “abbelliti”, anche qui il problema non è tanto la veridicità dei singoli numeri, quanto il messaggio complessivo che si vuole trasmettere. Un messaggio che suggerisce solidità e crescita globale, mentre un’analisi più attenta mostra una realtà molto più disomogenea e fragile. I TdG diranno che “l’opera prospera ovunque” ma i dati letti nel loro insieme, raccontano una storia diversa.


Post di Saroj