Gioele è triste, solo. Ha freddo, ha mangiato male, poco. Fuori piove. "Che stupido sono stato", dice, "avevo tutto, caldo, cibo, affetto. E poi ho scelto di ottenere altro; certo, mi sono divertito, mi sono sentito libero, ho provato una moltitudine di cose, conosciuto diverse persone, sono cresciuto. Ma poi tutto è svanito. Ricordo ancora quando andavo da bambino alle adunanze, il primo commento, la prima risposta, il primo discorso, l'applauso; per non parlare dell'abbraccio e dell'affetto ricevuto quando, adolescente, mi sono battezzato. Poi, qualche anno dopo, la curiosità, le amicizie; ho scelto di fare nuove esperienze e sono stato disassociato. Ho lasciato la mia famiglia e mi sono goduto il mondo. Ma poi tutto è svanito. Ed ora sono solo, ho freddo, ho fame".
Gioele ora d'improvviso ricorda quando, alcuni mesi fa, d'estate, mentre beveva un caffè seduto in un tavolino di un bar una domenica nella piazza del paese, udì qualcuno parlare. Era il sacerdote del paese, un abile oratore, lasciate le porte della chiesa spalancate per il caldo, declamava la parabola del figliol prodigo. Quelle parole familiari, calde, affettuose, lo avevano colpito. L'abbraccio del padre lo aveva sentito, lo riconosceva, erano i sentimenti e le lacrime di Carmelo, suo padre. Un brivido aveva percorso la sua schiena, era estate, faceva caldo. Poi, d'improvviso, arrivò Jennifer e tutto svanì. Ora però quel ricordo riemerse, forte, impetuoso. Quell'abbraccio lo voleva, lo desiderava, avrebbe fatto tutto pur di ottenerlo.
Così si decide, raccoglie quelle poche cose che gli sono rimaste, saluta i compagni di appartamento ed esce, prende il primo treno e torna a casa. "Ho peccato contro te e contro Dio" gli dirò "e sono certo mi accoglierà".
Ma non solo, Carmelo appena lo vede gli corre incontro, lo abbraccia, lo bacia, lo stringe forte forte. Chiama Giuseppa, la mamma: "Gioele è tornato!". Le lacrime scorrono fra gli abbracci di una famiglia finalmente riunita. "Gioele è tornato" dice Carmelo ai figli, e anche alla nonna; venite da noi domani, a pranzo, che festeggiamo la cosa. Gioele sente nel profondo l'abbraccio del padre, come lo aveva sentito quella domenica d'estate. Solo Tito, il figlio pioniere assegnato ad una congregazione vicina, non viene; ma ci sono tutti gli altri, ed è quel che serve per consolidare il desiderio di riprendere la retta via, di servire Geova, quel Dio che aveva tanto amato. "Non perderò nessuna delle prossime adunanze e parlerò con il papà di quello che ho imparato" pensa Gioele.
Qualche settimana dopo il campanello suona, forse qualcuno vuole salutare Gioele, ma non è così. Sono solo due anziani, quelli che gli avevano parlato qualche giorno fa. A loro era sembrato strano che Carmelo avesse accolto in casa Gioele, che addirittura avesse fatto una festa per riaccoglierlo. "Ma è quello che ci ha insegnato a fare il maestro Gesù" diceva innocentemente Carmelo. "All'adunanza, quando abbiamo esaminato la parabola del figlio prodigo, io ero il lettore e tu, che conducevi lo studio, ti sei soffermato molto sulla frase del libro che diceva: "Grazie a questo racconto, capiranno che il nostro Padre celeste è pronto ad accogliere i peccatori che si pentono?"; così io ho capito, e così ho fatto."
Ma gli anziani non condividono, i fratelli e le sorelle sono basiti, ne parlano molto mentre custodiscono impassibili l'espositore mobile, fosse l'altare della patria; ne hanno parlato anche con il giovane sorvegliante che ha detto che si deve agire subito, presto, per evitare che questo spirito di tolleranza si diffonda; del resto il "nuovo ks" 2:23 dice: "Permette a un familiare disassociato o dissociato di tornare a vivere in famiglia: La persona disassociata o dissociata non è in grado di vivere per conto proprio, o è tornata a casa per avere una vita più facile? Ci sono validi motivi per riaccettarla in casa, oppure ciò è stato fatto soprattutto per permettere ai familiari cristiani di tornare a godere in una certa misura della sua compagnia? La famiglia ha evitato di avere contatti non necessari con il familiare quando viveva fuori casa? Si tratta di una sistemazione temporanea o definitiva? Che dire della condotta della persona disassociata o dissociata? Che effetto sta avendo dal punto di vista spirituale sugli altri familiari, e in particolare sui suoi fratelli e sorelle? La congregazione è turbata dalla decisione del fratello? Sono in diversi ad aver perso il rispetto per lui? Si dovranno valutare domande simili anche quando un figlio adulto che vive in casa viene disassociato o si dissocia e gli viene permesso di rimanere in casa."
Così come corpo degli anziani hanno deciso, con parere favorevole del sorvegliante, che non potrà più servire come servitore di ministero; giovedì faranno l'annuncio. Carmelo si addolora per la loro sensibilità ma è felice, sa di aver fatto la cosa giusta. Li saluta e torna dal suo Gioele, il peccatore tornato.
Gioele lo scruta, percepisce il suo dolore. "Cosa volevano?" chiede. "Nulla, erano felici che tu sia tornato e volevano farcelo sapere" ed abbraccia forte il figlio, la lacrima che gli solca il viso gli ricorda l'insegnamento del suo maestro e sa di aver fatto la cosa giusta. "Giovedì andiamo all'adunanza nella congregazione vicina, dove seve Tito, così, anche se non ti parla, ti può vedere e sono certo che nel suo cuore si rallegrerà, io lo conosco".
Denis Denis