Chi chiama?
Tessalonicesi 2:12 “Dio vi chiama al suo regno e gloria”.
Romani 8:30 “Quelli che ha predestinati, li ha anche chiamati.”
1 Corinzi 1:9 “Fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati.”
In tutti questi testi, il soggetto del verbo chiamare (καλέω) è sempre Dio. Il Nuovo Testamento non attribuisce mai a Cristo o allo Spirito il verbo chiamare quando si tratta della chiamata salvifica.
Dio conosce il cuore prima di chiamare
2Cronache 16:9 “L'Eterno infatti con i suoi occhi scorre avanti e indietro per tutta la terra per mostrare la sua forza verso quelli che hanno il cuore integro verso di lui”.
1Samuele 16:7 “Ma l'Eterno disse a Samuele: Non badare al suo aspetto né all'altezza della sua statura, poiché io l'ho rifiutato, perché l'Eterno non vede come vede l'uomo; l'uomo infatti guarda all'apparenza, ma l'Eterno guarda al cuore”.
1 Re 8:39 “Tu solo conosci i cuori di tutti i figli degli uomini”.
Questi versetti mostrano che Dio conosce, osserva e discerne il cuore prima di agire, e non l’appartenenza religiosa.
Nella Scrittura, il “cuore” è il centro interiore della persona: il luogo dove nascono intenzioni, pensieri nascosti e decisioni morali. Un’opera di riferimento come il Kittel lo definisce la sede della volontà, mettendo in luce che è lì che si formano le disposizioni più intime dell’uomo.
La formazione prima della chiamata
La formazione del cuore prima della chiamata
La Scrittura mostra che la chiamata di Dio non arriva mai in una vita priva di esperienza. Prima che Dio chiami, la persona ha già attraversato prove, ingiustizie e sofferenze che hanno formato il suo cuore. Nulla è sprecato: ogni ferita, ogni caduta e ogni rialzata diventano parte della preparazione.È un processo silenzioso, spesso invisibile, ma reale: un lavorio interiore che affina la sensibilità, purifica le intenzioni e rende capaci di comprendere gli altri.
La vita stessa diventa una scuola. Attraverso sofferenze, errori, cadute e risalite, la persona impara empatia, misericordia e il valore del perdono. La teoria informa, ma è l’esperienza che trasforma: solo chi ha conosciuto il dolore può davvero comprendere la debolezza dell’uomo. È questo percorso interiore che rende una persona capace di accogliere, ascoltare e intuire ciò che non viene detto.
La Scrittura mostra che Dio non scarta il passato di una persona, nemmeno quando è stato vissuto in modo errato. Paolo lo riconosce apertamente: “Io, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma ho ottenuto misericordia” 1 Timoteo 1:13. Dio non cancellò la sua storia: trasformò il suo zelo e la sua forza interiore in strumenti utili per la sua opera.
Lo stesso principio appare nella scelta di Davide: non fu scelto per l’aspetto, ma per ciò che era maturato nel suo cuore attraverso anni di solitudine, responsabilità e lotte (1 Samuele 16:7). Anche Giuseppe lo conferma: venduto, accusato ingiustamente e imprigionato, visse un dolore così profondo che “il ferro entrò nella sua anima”. Solo dopo quel percorso Dio lo elevò alla seconda posizione più alta dell’Egitto. Prima della gloria, c’è sempre un cammino di umiltà e formazione del cuore.
Il messaggio è chiaro: nessun passato è inutile quando Dio chiama. Egli usa ciò che la vita ha temprato per preparare la persona all’incarico che darà. La capacità di amare, comprendere e guidare nasce da ciò che si è attraversato, non da ciò che si è semplicemente imparato.
Come Dio fa comprendere la chiamata
La chiamata non nasce dall’interno della persona, cioè non proviene dal suo retaggio culturale, né da emozioni o desideri personali. Dio si serve dello Spirito Santo per far comprendere ciò che ha stabilito. È un’azione che viene dall’esterno e si impone nell’interiorità dell’uomo. Per questo Paolo afferma: “Lo Spirito testimonia al nostro spirito” Romani 8:16.
Inoltre, la Scrittura non presenta la chiamata come una serie di manifestazioni spirituali o come un percorso fatto di continue conferme.
Come la persona comprende di essere stata chiamata
“Lo Spirito testimonia insieme al nostro spirito” Romani 8:16. Il verbo greco συμμαρτυρεῖsignifica: attesta, conferma, rende certo. È una certezza sobria, interiore, che non nasce da emozioni o da desideri personali.
Entrano in una relazione intima con il Padre e il Figlio. La testimonianza dello Spirito fa comprendere alla persona di essere stata accolta come figlio di Dio e di essere resa parte della famiglia celeste. Questa certezza interiore genera pace, fiducia e sicurezza nell’amore del Padre e del Figlio.
È spontaneo chiamare Dio “Padre”. Lo Spirito Santo spinge la persona a rivolgersi a Dio come a un Padre amato, presente e vicino. “Lo Spirito grida: ‘Abba, Padre!’” Galati 4:6.
Desiderano seguire Cristo ovunque vada. La chiamata crea un desiderio profondo di seguire l’Agnello, partecipare alla sua vita e condividere il suo regno. “Seguono l’Agnello dovunque vada” Apocalisse 14:4. Cristo diventa la loro gioia, la loro speranza e il centro della loro vita.
Lo Spirito Santo aiuta la persona a manifestare qualità come amore, pace e autocontrollo, e le dà forza per combattere ciò che appartiene alla carne. È una trasformazione concreta, segno evidente che lo Spirito è all’opera nella sua vita. “Camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne” Galati 5:16. “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace…” Galati 5:22.
Perché la persona viene portata a Cristo: lo scopo secondo le Scritture
Essere condotti a Cristo significa anche essere introdotti nel privilegio che Egli ha promesso: “Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò” Giovanni 14:13. Chiedere “nel suo nome” nasce da una relazione di fiducia con il Figlio. Nella Scrittura, il “nome” indica identità, autorità e posizione. Il Padre ha stabilito che ogni richiesta passi attraverso il Figlio, perché “ha dato ogni cosa nelle sue mani” Giovanni 3:35, e “gli ha dato autorità su ogni carne” Giovanni 17:2.
Lo Spirito Santo conduce la persona a Cristo anche per un altro motivo: solo in Lui c’è l’accesso al Padre e la certezza che la preghiera viene ascoltata. Cristo intercede per i suoi (Romani 8:34) e attraverso di Lui abbiamo “libertà di accostarci a Dio con piena fiducia” Efesini 3:12. La centralità del Figlio, stabilita dal Padre, si manifesta anche nella preghiera: chi si rivolge a Cristo si rivolge al Padre, perché il Padre ha posto il Figlio come mediatore della sua volontà.
La persona viene condotta a Cristo per diventare parte della sua Sposa simbolica e ricevere un incarico speciale: formare, insieme a lui, il governo che opererà a favore dell’umanità.
Conclusione
La speranza rimane aperta per tutti: chi ha dubitato, chi ha sofferto, chi si sente lontano o indegno. Cristo e la sua Sposa desiderano accogliere e guarire, mostrando misericordia a ogni persona.
Questo cammino può iniziare già oggi, con un cuore che ascolta e risponde. L’amore del Padre, che ha dato il suo Figlio, si manifesta anche nel Regno preparato da Cristo e dalla sua Sposa: un Regno al servizio dell’umanità, perché ciascuno possa essere condotto alla vita eterna.
Post di Resiliente





Testimonianza
RispondiEliminaLa storia appartiene a un uomo che ha trascorso oltre quarant’anni tra i Testimoni di Geova, servendo Dio con sincerità. Nel tempo ha affrontato ingiustizie e sofferenze, finché il suo percorso lo portò a diventare prima PIMO e poi POMO. In quel periodo, però, nel suo cuore cresceva qualcosa di nuovo: un amore vivo per Cristo, non più come semplice dottrina, ma come la via che conduce al Padre.
Poi, un giorno, accadde qualcosa di inatteso. Una certezza interiore improvvisa, limpida, impossibile da ignorare: una chiamata. Non un’emozione, non autosuggestione, ma una testimonianza interiore sobria e chiara, percepita come una verità posta nel cuore da una fonte esterna a lui.
Da quel momento iniziò una trasformazione concreta. Sentì una forza nuova nel resistere alle debolezze, vide crescere in sé il frutto dello Spirito, sperimentò una pace stabile e profonda. La sua preghiera divenne più intima; chiamare Dio “Padre” gli veniva naturale. Comprendendo più profondamente il ruolo di Cristo, percepì la relazione con il Padre e il Figlio come qualcosa di reale, familiare, vivo.
Si sentiva accolto, amato, adottato. Da allora vive con una mente rinnovata, nuove priorità e un desiderio profondo: seguire Cristo dovunque vada e far parte della Sposa che con Lui porterà vita e guarigione all’umanità.
Invito ai lettori
Se lo desideri, puoi condividere:
• un pensiero sulla chiamata di Dio • una riflessione personale • un’esperienza in cui qualcuno ha parlato della chiamata o ne ha dato testimonianza. Grazie
beth sarim..., Il tema della “chiamata” nella tradizione cristiana è affascinante proprio perché può essere compreso in modi diversi. Da un lato è vista come un’iniziativa libera di Dio, dall’altro come qualcosa che si intreccia con la vita concreta e le scelte di ogni persona.
EliminaLa riflessione del post mette bene in evidenza la profondità e il mistero di questa chiamata.
Allo stesso tempo, proprio questa profondità può renderla un po’ difficile da cogliere nella vita quotidiana.
Forse può essere utile pensarla anche in modo più semplice e vicino all’esperienza individuale: come qualcosa che, pur venendo da Dio, si riconosce poco alla volta nella propria vita, nelle scelte e nei piccoli passi di ogni giorno.
Così la chiamata resta un mistero, ma diventa anche qualcosa di più accessibile e vissuto.
Anonimo, beth sarim
EliminaGrazie per il tuo commento, davvero sensibile.
Hai colto bene che la chiamata nasce da Colui che scruta i cuori e raggiunge una persona già plasmata dalla vita. Quando lo Spirito Santo opera, la certezza interiore è limpida e spesso chi vive accanto alla persona nota un cambiamento reale nel carattere e nelle priorità.
Comprendo che temi come l’eternità di Dio, il corpo glorioso di Cristo o le realtà invisibili non siano immediati per la nostra mente, abituata a ciò che è misurabile. “Non a caso la Scrittura ricorda che oggi ‘vediamo come in uno specchio, in modo confuso” (1 Corinzi 13:12). Ci sono realtà celesti che non ci è ancora concesso comprendere pienamente, e questo vale anche per la chiamata. Gli esempi possono aiutare, ma chi è stato chiamato riceve una testimonianza che va oltre la spiegazione: per gli altri resta semplicemente ciò che la Scrittura afferma.
Grazie ancora per il tuo contributo.
Quello della chiamata è un argomento difficile da trattare, in quanto è una esperienza totalmente intima, e se esiste una babele di interpretazioni, è a causa della natura sfuggente del fenomeno, specie per chi osserva esternamente. Il primo esempio storico che mi viene in mente sono i presunti "veggenti" che hanno visioni, e ricevono messaggi dalla Madonna. Nessuno di noi ha le capacità per capire se si tratta di apparizioni reali, di autosuggestione, o di truffa. Resta la sensazione che centinaia di questi messaggi benchè promuovano l'amore e la preghiera, siano tutti uguali e non aggiungano nulla a quanto già si sà sulla condizione del mondo. In teoria chiunque potrebbe affermare di essere un veggente e riportare messaggi così generici. Lo stesso principio si applica a qualsiasi chiamata divina o aliena, e nessuno a parte l'interessato può provarne la natura. Come la persona comprende di essere stata chiamata? Da un profondo desiderio. Questo può rappresentare un problema in quanto lo stesso desiderio di sentirci speciali che ci ha fatto abbracciare la fede dei tdG, si può ripresentare nella forma di sentirsi scelti da Dio stesso. Purtroppo manca la domanda: Come le persone comprendono che qualcuno è stato chiamato? Non si può, non esistono segni visibili. Di certo però si comprende che se il presunto chiamato non manifesta le qualità dello Spirito, probabilmente si tratta di autosuggestione. Quella del comportamento allora è una condizione necessaria ma non sufficiente per validare una chiamata, e alla fine è un tema che riguarda unicamente l'individuo.
RispondiEliminabeth sarim..., Assuero, analisi eccellente. Questo Tema apre a una serie di considerazioni e fa sorgere molte domande.
EliminaNel mondo tdg il Cd afferma di essere guidato dallo SS mentre gli anziani sostengono, convinti, di agire quando si riuniscono sotto la sua Supervisione.
Chi nutre dubbi a riguardo viene etichettato come apostata e trattato come tale. Tutto questo bailamme nasce dal fatto che qualcuno dichiara di operare in armonia con lo SS in contrapposizione ai molti che non sono stati scelti o chiamati.
Al di fuori dell’ambiente WT, tutte le religioni affermano di essere state scelte e moltissimi, in buona fede, agiscono convinti di essere nel giusto: i cattolici aprono missioni, scuole e ospedali; lo stesso fanno i protestanti; anche gli islamici operano in modo simile.
Alcuni fondamentalisti cristiani arrivano perfino a tatuarsi “Deo Vult”.
Tutti pensano di essere stati scelti.
I tdg, addirittura, citano la scrittura secondo cui nessuno può entrare se il Padre non lo attira, aprendo così anche alla possibilità che esista una scelta divina che permette di accedere alla Vita e ovviamente una scelta divina che opera in senso contrario e che conduce alla distruzione.
Questo, ovviamente, solleva molte domande a cui è difficile dare risposta:
Se è Dio che chiama, quali criteri utilizza? Ci sceglie per doti innate, naturali, oppure per scelte influenzate dall’ambiente sociale?
Forse sono le nostre scelte quotidiane e i piccoli passi giornalieri a permetterci di entrare in comunione con Lui… oppure no?
Forse la relazione fra l'uomo e il divino avviene dal basso verso l'Alto e si compie attraverso azioni che permettono di mantenere aperto il canale che Lui ci ha riservato e il concetto di chiamata si arricchisce di significati più ampi.
Cosa ne pensate?
Assuero C.
EliminaGrazie per il tuo intervento, molto lucido.
Hai messo bene in evidenza che dall’esterno non è possibile “verificare” una chiamata: non ci sono segni visibili né prove tangibili. La Scrittura indica un solo criterio osservabile, il frutto dello Spirito. È necessario, ma non sufficiente, perché la chiamata rimane un’esperienza tra Dio e la persona.
Chi la riceve non deve convincere nessuno né dimostrare nulla. E, indipendentemente dal fatto che uno creda o non creda, la Bibbia parla chiaramente della chiamata: i chiamati esistono e, al tempo stabilito da Dio, saranno resi manifesti per il bene dell’umanità. Non a caso Gesù disse: “Se vi ho parlato di cose terrene e non le capite, come potrete capire le cose celesti?” (Giovanni 3:12), ricordandoci che certe realtà restano invisibili finché Dio non le rivela.
Il mio intento è aggiungere qualche elemento utile alla riflessione comune.
Grazie per aver arricchito il dialogo.
E' giusto dire che chi riceve la chiamata non deve convincere nessuno nè dimostrare nulla, e vale fintanto che viene manifestata e vissuta in autonomia e non ha ruoli di leadership o una posizione di chi insegna ad altri. Come ha fatto notare il saggio @Beth Sarim, se ci si presenta ai propri adepti come canale di Dio, e si esige obbedienza con l'equazione -Dio si fida dello SFS quindi dovete fidarvi anche voi dello SFS-, a questo punto sarebbe corretto aspettarsi dal chiamato una dimostrazione che non sia un caso di autosuggestione o peggio di inganno. Una citazione recita che affermazioni straordinarie necessitano di prove straordinarie. Il mio commento non si è limitato ai tdG, esistono vari tipi di chiamate, si va dal religioso ai contattisti, ma nessuno sembra soddisfare quello che caratterizza i veri profeti, cioè il pro-ferire in anticipo le mosse del Dio o dell'entità ET o eterea che contatta il prescelto. Anche i veggenti di Medjugorje affermano che verranno rivelati al tempo giusto i 10 segreti con avvenimenti anticipati di qualche giorno, ma io sono anni che ne sento parlare e non capita nulla. Quindi perdonami @Resiliente se faccio fatica ad accettare che al tempo debito i chiamati saranno resi manifesti per il bene dell'umanità: penso alla sofferenza dell'uomo in centomila anni di storia, ma sono
Eliminasempre pronto a ricredermi. Anche io come @Beth Sarim mi pongo delle domande
sull'essere attirati da Dio: come funziona? Ho compreso dall'articolo che sia necessario
fare esperienza, una preparazione fatta di sofferenza e di empatia crescente e che Dio legge il cuore. Questo mi riporta ad una visione mia personale sullo scopo della vita sulla Terra, cioè una scuola simile per fare esperienza, cambiano solo i tempi, e la chiamata nel mondo ipotizzato da me, sarebbe la morte, con il trapasso verso una nuova vita ed
esperienza. Anche in questo caso non posso provarlo.
Grazie per il tuo intervento, davvero ricco. Hai sollevato punti importanti: il rischio dell’autosuggestione, la responsabilità di chi assume ruoli di guida, le aspettative verso chi si presenta come “canale”, e il tema dei veggenti e delle profezie non realizzate. Vorrei solo aggiungere qualche elemento per ampliare la comprensione.
EliminaChiamata e leadership non coincidono. Hai ragione: quando qualcuno pretende autorità sugli altri, la questione cambia. La chiamata, però, non nasce per creare un’élite che comanda, né è un titolo da usare per legittimare potere. Gli abusi appartengono agli uomini, non alla chiamata in sé.
Non esistono “prove straordinarie” della chiamata. Capisco il tuo riferimento ai contattisti o ai veggenti. La Bibbia non presenta la chiamata come un fenomeno spettacolare: è un’opera interiore, riconoscibile soprattutto da chi vive a stretto contatto con la persona e nota il cambiamento che segue la chiamata, i frutti dello Spirito, la trasformazione del cuore.
La manifestazione futura non è sensazionalismo. Quando la Scrittura parla di un tempo in cui i chiamati saranno resi manifesti, lo collega al ruolo che avranno nel governo futuro. Non si tratta di effetti speciali, ma di un’opera di Dio che renderà visibile ciò che ora è nascosto.
L’idea della vita come scuola. Anche la Bibbia descrive la vita come un processo formativo in cui il cuore viene plasmato attraverso esperienze e prove.
Grazie ancora per aver arricchito il dialogo.
@resiliente, tu dici che indipendentemente dal fatto che uno creda o non creda, la Bibbia parla chiaramente della chiamata. Io invece dico che indipendentemente dal fatto che uno creda o non creda, dio non esiste (almeno non nei modi e forme con cui le religioni lo hanno idealizzato).
EliminaNessuna delle due affermazioni si può definire superiore all'altra, non credi?
Grazie per la comunicazione.
EliminaQuando dici “Dio non esiste” stai facendo un’affermazione metafisica: non è verificabile né falsificabile con un esperimento o con un dato oggettivo.
Io invece ho semplicemente osservato che la Bibbia parla della chiamata, e questo è verificabile aprendo il testo.
Perché solo Dio chiama?
RispondiEliminaLa Scrittura attribuisce la chiamata esclusivamente a Dio perché solo Lui conosce il cuore in profondità e vede ciò che nessun altro può discernere. La chiamata non è un semplice incarico, ma l’ingresso in una condizione eterna: l’immortalità. Un dono così definitivo richiede onniscienza perfetta e una valutazione infallibile del cuore umano.
Per questo il modello divino è chiaro: il Padre decide, il Figlio regna, lo Spirito opera. Il Figlio riceve ogni autorità, ma non la prerogativa della chiamata; lo Spirito illumina e attesta, ma non sceglie. La scelta nasce dal Padre, dalla sua volontà eterna e perfetta.
Chi è chiamato può avere una certezza incrollabile: la sua identità non dipende da emozioni o tradizioni, ma da un atto sovrano di Dio, che non sbaglia mai.
Tutto questo porta a una conclusione semplice e luminosa: Dio non sbaglia. Chi è chiamato è scelto da un Dio che vede il cuore, conosce il futuro e non commette errori. La chiamata è irrevocabile perché nasce da una volontà perfetta. Non dipende da emozioni, da tradizioni, da appartenenze religiose o da meriti personali. Dipende da Dio. Ed è per questo che rimane stabile, sicura, incrollabile.
Queste considerazioni non esauriscono il tema. La chiamata di Dio è profonda e merita ulteriori pensieri, esperienze e intuizioni. Per questo invito i lettori a condividere ciò che hanno compreso o vissuto: la comprensione cresce quando la si esplora insieme, con rispetto e sincerità.
Fineas.
RispondiEliminaQuesto argomento viene trattato sulla base che ancora oggi la chiamata celeste avvenga.
Questa interpretazione è basata su cosa? La Bibbia non dice che la chiamata sarebbe proseguita nei secoli, è una deduzione umana.
I 144.000 sono scelti dagli uomini e come dice Furuli spiegando i passi biblici in questione essendo in vigore il patto con Israele i primi unti sono stati scelti dal popolo ebraico fra i fedeli seguaci di Cristo, poi per arrivare al numero completo avrebbe scelto componenti dei gentili fedeli fino al completamento.
È molto probabile che questo numero sia stato già raggiunto da molto tempo.
Quali sono le basi per dire ciò?
Nella Bibbia tutti quelli che sono stati uniti hanno avuto una 'pubblica manifestazione' dell'unzione: a partire dai re d'Israele dove il profeta o sacerdote agiva per conto di Geova a Gesù che scelse i 12 agli apostoli che imponevano le mani allo spirito che scese sotto forma visibile a Gesù ancora che appare a Paolo con testimoni.
Tutto è sempre stato fatto da Geova come prova di questa unzione, qualcosa che gli astanti potevano vedere e averne quindi contezza.
L'obiettivo degli unti è regnare assieme a Cristo nel regno millenario, quindi è probabile che nel frattempo Gesù stia istruendo questi coeredi per ciò che farà dopo Armageddon. Se alcuni dovessero salire in cielo all'ultimo minuto non avrebbero le stesse possibilità di quelli che sono in cielo da tempo.
Quindi è molto probabile che coloro che oggi sentono la chiamata siano in qualche modo influenzati da questa interpretazione che nel corso del tempo ha portato a pensare che oggi ci debbano essere degli unti sulla terra.
È anche probabile che il regno sarà visibile sulla terra con la presenza diretta di Gesù e gli unti che in mezzo a voi porteranno l'umanità alla perfezione.
Questo è un altro argomento ma si collega col precedente infatti del ruolo dei 144k dopo il regno non si parla quindi probabile che possano anche rimanere sulla terra come principi o che vadano in cielo come angeli.
beth sarim..., possiamo serenamente considerare un'altra possibilità?
EliminaPartiamo dai fatti: la “chiamata” e il numero dei 144.000 sono da molti considerati interpretazioni perché la Bibbia non li definisce in modo chiaro e univoco, giusto?
Per quanto riguarda la chiamata, i testi biblici ne parlano ma senza spiegare come riconoscerla in modo preciso oggi.
In Matteo 22:14 si legge: “Molti sono chiamati, ma pochi eletti”, un’espressione generale che non chiarisce le modalità.
In Romani 8:16 si dice che “lo spirito stesso rende testimonianza con il nostro spirito”, indicando un’esperienza interiore e non verificabile dall’esterno.
Nel I secolo esistevano evidenze, manifestazioni visibili dello spirito (Atti 2:1-4), mentre oggi non ci sono criteri oggettivi condivisi per identificare un unto, e questo lascia spazio a interpretazioni personali, spesso influenzate dall’ambiente religioso in cui una persona è cresciuta.
Il numero stesso dei 144.000 è oggetto di interpretazione perché compare solo nel libro di Rivelazione (7:4; 14:1), un testo fortemente simbolico.
Sappiamo che il numero: 12 × 12 × 1.000, richiama elementi simbolici come le tribù d’Israele e gli apostoli, suggerendo un significato di completezza più che un conteggio letterale, inoltre, nello stesso contesto di Rivelazione 7, ai 144.000 si affianca “una grande folla che nessuno poteva contare” (7:9), che alcuni interpretano come un gruppo distinto e altri come una descrizione simbolica dello stesso insieme, chi di loro sbaglia? Chi ha ragione?
Infine, la Bibbia afferma che questi regneranno con Cristo (Riv. 20:6), ma non spiega in dettaglio il loro ruolo né cosa accadrà dopo il millennio, né dice esplicitamente che il loro numero venga completato nel corso dei secoli fino ad oggi. Per questo, sia l’idea di una chiamata attuale sia quella dei 144.000 come numero letterale rientrano in una costruzione teologica coerente, ma non esplicitamente definita dal testo biblico.
In parole semplici, tutto é soggetto a interpretazione individuale, alla propria sensibilità e alla propria storia personale.
Il concetto di chiamata esiste ed é chiaro, come essa avvenga e che effetti debba produrre rientra nell'ambito delle ipotesi e pertanto una vale l'altra.
Personalmente avverto forte la presenza divina in me, sento che Lui c'é, ma non sono sicuro se questa sensazione sarebbe la stessa se fossi cresciuto in un contesto Indù o Islamico o Animista.
Assuero dice giustamente che la certezza l'avremo a completamento della nostra esistenza conosciuta, condivido, ma come facciamo a commentare con certezza quello che ci é ignoto?
@Fineas. Caro Fineas, grazie davvero per il tuo intervento.
EliminaProprio perché presenti affermazioni importanti, vorrei proporti — con rispetto — di fare un passo ulteriore: sostenere ciò che affermi con Scritture, interlineare e ragionamenti logici.
Alcune tue conclusioni vengono presentate come “probabili” o “logiche”, ma non sono accompagnate da riferimenti biblici né da analisi testuale.
Per esempio:
• “che la chiamata celeste sia cessata da secoli” • “che i 144.000 siano stati completati molto tempo fa” • “che l’unzione debba sempre avere una manifestazione pubblica e visibile” • “che Cristo stia già istruendo i coeredi in cielo” • “che chi oggi sente la chiamata sia influenzato da un’interpretazione umana” • “che il Regno sarà visibile sulla terra con la presenza di Gesù e degli unti, o che questi possano poi rimanere sulla terra o diventare angeli”.
Naturalmente, riportare la Scrittura, fare riferimento all’interlineare e impegnarsi a spiegare il testo con esempi comprensibili non significa automaticamente avere la verità in mano sull’argomento. Ma almeno si parte da una base oggettiva. Senza questo, restiamo nel campo delle opinioni personali.
Per questo, con rispetto, ti chiederei: Potresti indicare i passi biblici, l’interlineare greco o i ragionamenti logici che supportano ciascuna delle tue conclusioni? Sarebbe un contributo prezioso per tutti.
Potresti valutare l’idea di sviluppare una tua analisi più ampia, magari in forma di post, così da presentare in modo documentato ciò che affermi e proporlo all’Osservatore Teocratico per un eventuale confronto.
Grazie ancora.
@Anonimo beth sarim..., Grazie per il tuo intervento.
EliminaPosso chiederti una riflessione su alcuni punti, perché nel tuo commento vengono accostati aspetti che nella Bibbia non sembrano essere presentati come equivalenti. Alcuni dei punti che menziono non li hai citati tu direttamente: li includo io solo per mostrare quanto l’argomento sia ampio e quanto sia necessario distinguere concetti che la Scrittura non tratta come identici. Per esempio:
L’invito di Cristo. Secondo te l’invito rivolto a singole persone, come quando Gesù disse a Matteo “Seguimi” (Matteo 9), è la stessa cosa della chiamata di cui parlano Paolo (Romani 8) e Giovanni (Giovanni 1)? La Bibbia presenta questi livelli come concetti identici, oppure li distingue?
Il giorno di Pentecoste. I 120 ricevettero lingue di fuoco e di seguito parlarono in lingue (Atti 2). Questo evento fu una chiamata collettiva? Oppure fu il “gratuito dono dello spirito” promesso da Gesù (Giovanni 14), distinto dalla chiamata? E se era distinto, come possiamo metterli sullo stesso piano?
I doni miracolosi del I secolo. Ricevere manifestazioni visibili dello spirito (Atti 2) era la stessa cosa della chiamata? Oppure i doni miracolosi servivano per la predicazione (1 Corinti 12, dove Paolo menziona «la parola di sapienza», interlineare: lógos sophías, cioè parola/discorso di sapienza), mentre la chiamata aveva un’altra funzione? Inoltre, la Bibbia dice che i doni miracolosi cesseranno (1 Corinti 13). La Bibbia parla che la chiamata sarebbe cessata? La Scrittura non dice mai che la chiamata sarebbe cessata. Anzi, la presenta come un’opera continua di Dio in ogni epoca: 2 Tessalonicesi 2:14, «Egli vi ha chiamati (ἐκάλεσεν) mediante il nostro vangelo». 1 Pietro 2:9, «Colui che vi ha chiamati (καλέσαντος) dalle tenebre alla sua meravigliosa luce». In tutti questi casi, il verbo è usato in modo teologico, non storico: descrive ciò che Dio fa in ogni generazione. Non esiste nessun versetto che dica o lasci intendere che la chiamata sarebbe terminata con la morte degli apostoli.
EliminaAnonimo beth sarim...,
La chiamata stessa. Nelle Scritture la chiamata è mai presentata come un fenomeno collettivo? O è sempre descritta come un’azione individuale di Dio verso singole persone?
Caparra e suggello. Quando una persona riceve la chiamata, riceve contemporaneamente anche la caparra e il suggello? La Bibbia presenta questi elementi come simultanei o come processi distinti? Paolo parla della caparra dello spirito in 2 Corinti 1, dove menziona «la caparra dello spirito nei nostri cuori». E parla del suggello in Efesini 1, dove dice che i credenti sono stati «suggellati con lo spirito santo promesso».
Il suggello dei 144.000 (Rivelazione 7:1 4). Il testo dice che i venti della grande tribolazione vengono trattenuti finché i 144.000 non sono tutti suggellati. A chi si riferisce questo suggello? E come si collega alla chiamata e alla caparra?
Conclusione.
Se questi aspetti sono diversi tra loro, come possiamo considerarli equivalenti e trarne conclusioni generali? Non sto affermando nulla: ma senza comprendere questi elementi, che la Bibbia presenta come distinti, diventa difficile affrontare l’argomento nello specifico.
Sarebbe bello se altri desiderano approfondire in modo più strutturato alcuni temi che ruotano intorno a queste questioni, magari in forma di post, così da presentare in modo documentato ciò che affermano e proporlo all’Osservatore Teocratico per un eventuale confronto.
Io quest'anno ho assistito alla commemorazione da ZOOM,mi è accaduto questa sensazione,mentre passo il pane ho avuto una vocina interiore che mi sussurrava questo devi mangiarlo.....poi ogni tanto da anni ho pensato e se dovessi andare a regnare con Gesù?....suggestione?
Eliminabeth sarim..., Caro Resiliente, provo a ragionare insieme a te, quando Gesù dice a Matteo «Seguimi» (Matteo 9:9), si tratta di un invito diretto, storico, rivolto a una persona concreta in un momento preciso.
EliminaNei testi di Paolo, invece, la “chiamata” ha un significato più ampio: «Quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati» (Romani 8:30).
Se si mettono queste due cose sullo stesso piano, nasce una difficoltà: nei Vangeli non tutti coloro che ricevono un invito rispondono, mentre in Romani la chiamata è presentata come efficace nel portare alla salvezza.
Questo suggerisce che i due livelli non siano identici.
Un discorso simile vale per il giorno di Pentecoste.
In Atti 2:3-4 si descrive la discesa dello Spirito con segni visibili, «lingue come di fuoco», e il parlare in altre lingue e tu sai bene che questo evento viene collegato alla promessa dello Spirito fatta da Gesù (Giovanni 14:16-17), non é mai stato definito come la chiamata in sé tanto e vero che poco dopo, Pietro invita gli ascoltatori a convertirsi, dicendo: «Ravvedetevi… e riceverete il dono dello Spirito Santo» (Atti 2:38). Se la Pentecoste fosse già la chiamata, non si spiegherebbe perché sia necessario un ulteriore appello alla conversione.
Anche i doni miracolosi vengono presentati con una funzione specifica.
Paolo scrive che a uno è data «parola di sapienza», a un altro altri doni, «per l’utilità comune» (1 Corinti 12:7-8).
Questi doni servono all’edificazione e alla testimonianza, mentre la chiamata riguarda il rapporto personale, intimo, salvifico con Dio.
Inoltre in 1 Corinti 13:8 si afferma che «le profezie verranno abolite, le lingue cesseranno», ma non si dice mai che la chiamata cesserà.
Se doni e chiamata fossero la stessa cosa dovrebbero avere lo stesso destino nel tempo, giusto?
Quando Paolo dice: «Egli vi ha chiamati mediante il nostro vangelo» (2 Tessalonicesi 2:14), e quando Pietro parla di Dio «che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce» (1 Pietro 2:9) comprendiamo che anche quando si usa il plurale, l’idea è che Dio agisca su singole persone mai su gruppi.
Hai posto un'altra questione circa: “caparra” e “suggello”.
Paolo scrive che Dio «ha messo la caparra dello Spirito nei nostri cuori» (2 Corinti 1:22) ma anche che: «siete stati suggellati con lo Spirito Santo promesso» (Efesini 1:13), sembrerebbero due modi diversi per dire la stessa cosa, cioè che Dio garantisce la salvezza ma non é così, la caparra é anticipo di qualcosa che verrà mentre il suggello é il segno di appartenenza, i termini usati richiamano ad una transazione, non é la caparra a renderti proprietario mentre lo é il suggello.
Se caparra e suggello fossero concetti identici, perché usare due immagini?
Il tema si complica ancora con Rivelazione 7:3-4, dove si parla di un suggello dato a un gruppo preciso: «finché non abbiamo segnato… i servi del nostro Dio… 144.000», L'applicazione letterale fatta dalla WT suggerisce che il suggello non riguarda tutti, ma solo alcuni, mentre in Efesini tutti i credenti risultano suggellati, giusto?
Quindi il suggello é riservato a tutti i cristiani che accettano e hanno fede o ad una classe particolare che ha ricevuto una speciale chiamata?
Personalmente mi attengo solo a quello che ha insegnato Cristo.
Alla fine il punto è questo: chiamata, caparra e suggello sono concetti collegati ma distinti e la Bibbia non li presenta mai in modo perfettamente sovrapponibile.
Quando si cerca di farli coincidere del tutto, emergono incongruenze.
E' impossibile avere certezza, il tema é complesso e un'analisi priva di influenze WT ci porta a comprendere che é difficile arrivare a conclusioni chiare, solo a sensazioni influenzate dalla sensibilità individuale sul tema.
beth sarim..., per te, caro Anonimo che ha avuto l'impulso a mangiare il pane alla commemorazione.
EliminaQuella sera, in quel momento, ti sentivi davvero in comunione con il Signore Gesù?
Hai provato la stessa sensazione anche nei giorni successivi?
Oppure ti è sembrato di partecipare a un evento organizzato da un gruppo ristretto di persone, in cui alla maggior parte dei presenti era riservato un ruolo puramente passivo di spettatori?
Ringrazio gli amministratori per il lavoro attento che svolgono e per lo spazio che mettono a disposizione. L’argomento della chiamata è di primaria importanza nella fede cristiana, perché riguarda la formazione del regno che Gesù menziona in Matteo 6:10, un governo destinato al beneficio dell’umanità. Nonostante il suo peso scritturale, questo tema sembra essere poco trattato, sia in generale sia nei blog e nei siti dedicati alla riflessione biblica, e proprio per questo ritengo utile condividere delle considerazioni.
RispondiEliminaLa chiamata: perché non può essere graduale
*La chiamata nella Bibbia è sempre un atto puntuale. Quando la Scrittura parla della chiamata, usa il verbo greco καλέω in forma aorista, cioè un’azione unica e completa. In Romani 8:30 Paolo scrive: “Quelli che ha predestinati, li ha anche chiamati”, e l’interlineare mostra ἐκάλεσεν, un aoristo che indica un atto preciso, non un processo. Lo stesso accade in 1 Corinzi 1:9: “Dio vi ha chiamati alla comunione con suo Figlio”. La Bibbia non presenta mai la chiamata come qualcosa che cresce nel tempo, ma come una decisione sovrana che avviene in un momento stabilito da Dio.
*La gradualità appartiene alla formazione del cuore, non alla chiamata. Dio osserva e plasma la persona lungo gli anni, ma quando chiama, lo fa con un atto definitivo. È lo stesso principio che si vede in 2 Cronache 16:9, dove si legge che “gli occhi di Dio scorrono su tutta la terra per mostrare la sua forza verso chi ha il cuore integro”. Prima Dio osserva, poi agisce. La chiamata non è il processo di osservazione, ma il momento in cui Dio decide.
*L’unzione nell’antichità: immediata, non progressiva. L’unzione, che è il simbolo più vicino alla chiamata, non avveniva mai in modo graduale. Quando Samuele unse Davide, il testo dice: “Da quel giorno in poi lo spirito di Geova cominciò ad agire su Davide” (1 Samuele 16:13). L’atto è immediato, l’effetto si dispiega nel tempo. Lo stesso accade con Saul: l’unzione avviene in un istante, poi lo spirito lo afferra in momenti specifici (1 Samuele 10:10). L’unzione dei sacerdoti in Esodo 29 è un rito puntuale, non un percorso. Questo modello è costante: l’atto è unico, la trasformazione è progressiva. La chiamata segue la stessa logica.
*Lo Spirito può operare anche senza chiamare. Un altro motivo per cui alcuni pensano che la chiamata sia graduale è che confondono l’azione dello Spirito con la chiamata stessa. Ma la Bibbia mostra che lo Spirito può agire anche su chi non è chiamato. Sansone ne è un esempio evidente: “Lo spirito di Geova lo afferrò” (Giudici 14:6), ma non in modo continuo. L’azione era intermittente, legata a momenti specifici. Anche Saul sperimentò lo Spirito e poi lo perse (1 Samuele 16:14). Questi casi mostrano che sentire lo Spirito non significa essere chiamati. La chiamata è un’altra cosa: è un atto giuridico, non un’emozione spirituale.
*Caparra, suggello e Paraclito non sono graduali. Quando Paolo parla della caparra dello Spirito, usa ancora l’aoristo: “Ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (2 Corinti 1:22). Lo stesso vale per il suggello: “Siete stati suggellati con lo Spirito Santo promesso” (Efesini 1:13). Anche qui l’interlineare mostra un aoristo, ἐσφραγίσθητε, un’azione puntuale. La percezione può crescere, ma l’atto è unico. Il Paraclito, promesso da Gesù, non viene dato a rate: “Il Padre vi manderà lo Spirito Santo” (Giovanni 14:26). È un dono, non un processo. Se la chiamata fosse graduale, anche caparra e suggello dovrebbero esserlo. Ma la Scrittura non lo permette.
RispondiElimina*La logica della comunicazione divina. Pensare che la chiamata sia graduale porta a un’immagine di Dio che comunica in modo confuso. Sarebbe come ricevere una telefonata in cui la voce dice solo “Buongiorno” e riattacca, poi richiama e dice “Buongiorno e si presenta”, e solo alla terza telefonata spiega il motivo. Non è un modo ragionevole di comunicare, né rispecchia il modo in cui Dio agisce nella Bibbia. Quando Dio chiama Abramo, lo fa con parole chiare: “ (Genesi 12:1) E Geova disse ad Abramo: “Esci dal tuo paese e lascia i tuoi parenti e la casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò. Quando chiama i discepoli, Gesù dice semplicemente: “Seguimi”. Non ci sono mezze frasi, segnali vaghi o messaggi incompleti. La chiamata è un atto, non un indizio.
*Perché molti pensano che sia graduale. Molti, anche tra i Testimoni di Geova, hanno pensato di essere chiamati perché hanno confuso emozioni, desideri, momenti di pace o di luce spirituale con la chiamata. Poi, col tempo, hanno riconosciuto che mancavano gli elementi biblici. Non perché Dio abbia cambiato idea, ma perché non era una chiamata. La Scrittura è chiara: la chiamata è un atto sovrano, non un processo psicologico.
Caro il resiliente 1914, capisco quello che dici sulla chiamata celeste, ed apprezzo che condividi con noi le tue riflessioni scritturali cosi alte come la chiamata, tuttavia molti di noi "dissidenti" stiamo cercando di capire meglio gli insegnamenti più semplici e basilari, nel mio caso a rivalutare tutta la struttura teologica degli insegnamenti dei TdG, da una tale ristrutturazione dell'abc di un'ideologia a trattare l'argomento della chiama mi sembra un salto troppo estremo.
Elimina2Corinti 1:22 Spirito Santo e Caparra.Ha posto il Suo sigillo su di noi.
EliminaNell'antichità, un sigillo era un segno di proprietà e autenticità. Veniva usato per indicare autorità e protezione. Nel contesto di 2 Corinzi 1:22 , il sigillo rappresenta la proprietà di Dio e la sicurezza del credente in Cristo. Questo concetto trova eco in Efesini 1:13 , dove i credenti sono sigillati con lo Spirito Santo. Il sigillo significa che i credenti sono messi a parte per Dio, proprio come il sigillo di un re contrassegnava un documento come ufficiale e protetto dall'autorità del re. Questa sigillatura è un atto divino, che indica che i credenti sono sotto la protezione di Dio e sono Suo possesso.
e mettere il Suo Spirito nei nostri cuori.
La dimora dello Spirito Santo è un tema centrale del Nuovo Testamento, a significare la nuova relazione di alleanza tra Dio e il Suo popolo. Il cuore, in termini biblici, rappresenta spesso il centro dell'essere, includendo mente, volontà ed emozioni. La presenza dello Spirito Santo nei cuori dei credenti indica una profonda trasformazione e una relazione continua con Dio. Questa dimora è un adempimento delle profezie dell'Antico Testamento, come Ezechiele 36:26-27 , dove Dio promette di dare un cuore e uno spirito nuovi al Suo popolo. La presenza dello Spirito Santo dà ai credenti la forza di vivere secondo la volontà di Dio e di portare frutto spirituale.
come pegno di ciò che verrà
Il termine "pegno" in questo contesto è simile a un acconto o a una caparra, che garantisce la piena eredità futura. Questo concetto si ritrova anche in Efesini 1:14 , dove lo Spirito Santo è descritto come un deposito che garantisce la nostra eredità. Il pegno simboleggia la certezza delle promesse di Dio, inclusa la vita eterna e la futura risurrezione. Assicura ai credenti la loro futura glorificazione e il compimento del piano redentivo di Dio. Questa certezza è radicata nella fedeltà di Dio, che ha iniziato un'opera buona nei credenti e la porterà a compimento ( Filippesi 1:6 ). Il pegno dello Spirito è un'anticipazione dell'eterna comunione con Dio che i credenti sperimenteranno nella pienezza del Suo regno.
Persone / Luoghi / Eventi
1. Paolo
L'apostolo autore della Seconda Lettera ai Corinzi, che si rivolge alla chiesa di Corinto con insegnamenti e incoraggiamenti.
2. Corinto
Una grande città dell'antica Grecia, nota per la sua ricca cultura e la sua significativa comunità cristiana, alla quale Paolo scrisse.
3. Spirito Santo
La terza persona della Trinità, data ai credenti come sigillo e garanzia della loro eredità in Cristo.
Punti chiave dell'insegnamento
Sigillo di appartenenza
Lo Spirito Santo segna i credenti come appartenenti a Dio, a significare la proprietà e la protezione divina.
Lo Spirito come caparra
La presenza dello Spirito Santo nei nostri cuori è un'anticipazione e una garanzia della vita eterna e dell'eredità che ci sono state promesse.
Garanzia di salvezza
La dimora dello Spirito Santo infonde nei credenti fiducia nella loro salvezza e speranza per il futuro.
Identità in Cristo
Comprendere di essere sigillati dallo Spirito ci aiuta a vivere la nostra identità di figli di Dio, influenzando le nostre azioni e decisioni quotidiane.
Vivere secondo lo Spirito
In quanto destinatari dello Spirito, i credenti sono chiamati a vivere in conformità con la guida dello Spirito, producendo frutti spirituali nella loro vita.
@Tommaso Caro Tommaso, dal tuo commento comprendo che, pur non considerando questo tema prioritario, hai comunque dedicato tempo ad approfondirlo. E questo merita una sentita lode.
EliminaIn realtà la chiamata non è un argomento fondamentale, perché coinvolge direttamente la persona di Dio, l’opera dello Spirito santo, il ruolo di Cristo e la formazione del Regno che, secondo la Scrittura, ha come scopo il bene dell’umanità. È una manifestazione delle qualità divine: l’onniscienza, la capacità di scrutare i cuori, l’amore per il genere umano e la preparazione della Sposa, composta da persone chiamate a servire.
Purtroppo il Corpo Direttivo non ha mai spiegato biblicamente i vari aspetti della chiamata, e questo ha generato molta confusione. Per esperienza personale, ho visto che molti che la professano lo fanno basandosi su sensazioni o su una presunta maggiore spiritualità. Ma questo non dipende dalla Scrittura: dipende dalla mancanza di un insegnamento chiaro.
Comprendo il tuo desiderio di rivedere l’intera struttura teologica dei TdG. È un lavoro legittimo, ma significa affrontare centinaia di insegnamenti antiscritturali: tipico/antitipico, profezie mai adempiute, interpretazioni forzate di Daniele, Ezechiele e Rivelazione, congetture, comandi di uomini. Tutte cose che raramente edificano, perché non sviluppano il pensiero critico né aiutano a leggere la Scrittura con strumenti seri come l’interlineare.
Analizzarle non è sbagliato, ma richiede tempo ed energie, e rischia di mettere in ombra temi che il CD non ha mai spiegato adeguatamente — come la chiamata.
È per questo che ne ho parlato: perché è un argomento biblico essenziale che merita di essere compreso senza le distorsioni del passato.
Bravo Tommaso! Sono d'accordissimo!!!
EliminaAnche perché la maggioranza di quelli che frequentano questi blog, siti, forum, ecc, non ha proprio voglia di rinchiudersi in nuovi recinti (etimologia di religione).
Scusa @resiliente, ma quando parli dei tuoi intendimenti sembri un po' troppo assolutista. Non te la prendere mi raccomando, anche perché probabilmente io do la stessa impressione quando parlo di ciò in cui credo (anzi non credo).
Ti faccio un esempio:
Uno come me, quando sente pontificare sulla bibbia e sulla sua infallibilità (tralasciando le sue incongruenze ma non è questo il punto), pensa subito: su quali basi la bibbia va presa per origine divina, e testi come il corano, i veda, per fare degli esempi, sono semplici scritti umani?
In poche parole, a me non bastano più le spiegazioni, voglio le prove!!!
Altrimenti, come si dice qui in maremma: "ciocco pé ciocco, me nè sto' ne la mi' macchia..."
Caro Il resiliente 1914, rivalutare gli insegnamenti del cd può edificare una fede più matura, ti faccio un esempio: Domando a me stesso ma Cristo non riesce 'da solo' a realizzare l'eliminazione del male?
EliminaLa risposta è si! Leggo 2 Corinti cap5 si parla di Cristo come nuova creazione, che riconcilia un mondo a Dio (altre traduzione rendono il mondo) Cristo è la figura centrale, la risurrezione non è solo ritorno alla vita biologica, ma inaugurazione di una realtà nuova.
La redenzione è un atto creativo superiore alla creazione stessa.
Perché nella creazione Dio dà l’essere; nella redenzione Dio dona se stesso.
La redenzione è un atto creativo
un perfezionamento della creazione
il compimento del progetto originario, non semplice riparazione, ma trasfigurazione.
Questo vale per tutto il mondo (non un mondo come nella nostra traduzione creato a hoc solo per alcuni)
Per me la chiamata non e come dici tu un argomento essenziale ma secondario alle realizzazione del progetto, è un mezzo non il fine, Cristo si rivela nella storia umana per condurre tutta l'umanità alla comunione con Dio.
In.una congregazione tizio è sospettato da più fratelli di fare uso di droga,diversi indizi,sospetti,nessun testimone,non si.forma nessun comitato ma si.fanno discorsi illusori,esi diffonde la.voce in congregazione e qualcuno dei.cari fratelli spettegola addirittura all'esterno,con queste pressioni vogliono indurre la confessione.Metodo strano,il.fratello ignaro.continua a frequentare le adunanze....ignaro
RispondiEliminabeth sarim..., per cui un gruppo di persone parla dei fatti privati di un individuo e lo fa con altri all'esterno? L'obiettivo é aiutare la persona o spettegolare?
EliminaA livello penale é chiamato DIFFAMAZIONE.
A livello cristiano provo vergogna per queste persone e pena per la vittima.
il mio commento sulla caparra è tratto da Bile Hub. @ Anonimo beth sarim . chi ha spettegolati in lungo è in largo è stata la bella amata WT e Cd altro che diffamazione . si era parlato della svegliatevi del 22maggio 1969 che i giovani non sarebbero mai invecchiati ma cosa dicevano in due studi della torre di guardia del 15 agosto del 1970 in vista della fine del mondo del 1975? io cero evi ho partecipato link della rivista
Eliminahttps://wol.jw.org/it/wol/library/r6/lp-i/tutte-le-pubblicazioni/torre-di-guardia/la-torre-di-guardia-1970/15-agosto
Ringrazio tutti per i contributi condivisi: la varietà e la profondità dei commenti mostrano quanto il confronto sia prezioso. Il tema della chiamata è complesso e poco trattato, e il mio intento è semplicemente quello di avvicinarmi il più possibile alla Scrittura.
RispondiEliminaSiamo qui per un confronto rispettoso, con il desiderio sincero di comprendere meglio la nostra fede. Proveniamo quasi tutti dalla stessa organizzazione, che su molti aspetti ci ha tenuto lontani da verità preziose e non ha mai permesso un reale contributo da parte di tutti.
Per questo apprezzo molto anche gli ultimi interventi, frutto di ricerche personali e riflessioni mature. È proprio da un dialogo aperto e onesto che nasce una comprensione più chiara.